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Tacheles # 209 ist online

12 June 2026 at 20:00
Diese Ausgabe von „Tacheles mit Röper und Stein“ ist sehr stark vom Thema des Ukraine-Krieges geprägt, aber natürlich gab es auch noch andere Themen. Und wieder einmal ist uns bei der Aufnahme aufgefallen, wie viele Ereignisse und Tatsachen deutsche Medien verschweigen. Also haben wir darüber berichtet und gesprochen. Sollte YouTube die Sendung löschen, finden Sie […]

Teil 2: Im Rahmen der Biowaffenforschung haben die USA „Killermücken“ auf schwarze US-Amerikaner losgelassen

12 June 2026 at 18:38
Die russischen Vorwürfe, die USA würden in den über 120 Biolaboren, die sie weltweit betreiben, von denen sich alleine 46 in der Ukraine befanden, Biowaffen erforschen, werden im Westen zurückgewiesen, lächerlich gemacht und als „russische Propaganda“ bezeichnet. Und die USA und die Ukraine verweigern, wenn sie im Rahmen von Treffen der Biowaffenkonvention mit konkreten Fragen […]

Teil 1: US-Geheimdienst warnt vor Gefahren durch US-Biolabore im Ausland

12 June 2026 at 18:33
Es gibt Ereignisse, von denen die Menschen in Deutschland nichts erfahren, wenn sie sich in den Mainstream-Medien informieren. Dazu gehören die Forschungen des Pentagon an Biowaffen. Diese Thema verschweigen die deutschen Medien oder bezeichnen es als „russische Propaganda“ und Verschwörungstheorie. Dabei bleiben sie auch dann noch, wenn in den USA die eigenen Geheimdienste vor den […]

JPP diz que madeirenses e açorianos “não são escravos”

12 June 2026 at 16:10
Filipe Sousa reagiu às declarações de António Leitão Amaro e acusa o Governo da República de falhar a continuidade territorial, desafiando o ministro a anunciar datas para a regulamentação do Subsídio Social de Mobilidade e para a implementação da ligação marítima regular de passageiros e mercadorias. As declarações do ministro da Presidência são inaceitáveis e […]

U.S. Agency for Global Media: America’s newest propaganda machine?

12 June 2026 at 09:59
The creation of the U.S. Agency for Global Media (USAGM) provoked not surprise but irritation: an old propaganda tool simply got a new label and an even more aggressive tuning. My first reaction to the birth of the US Agency for Global Media was pure surprise — then anger. Haven’t we already got enough outfits […]

Nyt: “Gli Usa pensano a un drastico ritiro di caccia e navi a disposizione della Nato in Europa”

12 June 2026 at 09:23

Il ritiro dell’appartato militare statunitense dall’Europa è già una realtà: a maggio la Casa Bianca aveva annunciato un importante disimpegno in Germania, superiore ai 5mila soldati già annunciati, aggiungendo che i Paesi europei devono assumersi maggiori responsabilità per la loro difesa. E qualche giorno prima, aveva minacciato un parziale ritiro delle truppe Usa anche da Italia e Spagna per il mancato supporto nella guerra all’Iran e nel controllo dello Stretto di Hormuz. Ora, secondo quanto riporta il New York Times, gli Usa pianificano un drastico taglio del numero di caccia e navi militari a disposizione delle operazioni Nato in Europa: secondo il quotidiano americano sono previsti in particolare la riduzione da 150 a 100 degli F-16 e degli F-15E in territorio europeo e da 26 a 15 degli aerei da ricognizione, il ritiro di tutti e otto gli aerei da cisterna e il “ricollocamento di un sottomarino lanciamissili, di una portaerei e di “diverse navi da guerra”.

Tali intenzioni, aggiunge il Ny Times citando due alti funzionari europei, sono state comunicate agli alleati all’inizio di giugno in un documento. Il Pentagono aggiunge il Ny Times ha “rifiutato di commentare le cifre specifiche contenute nel documento” citato, facendo riferimento a una più generica dichiarazione del suo Comando Europeo sull’intenzione di ridurre l’impegno militare Usa in Europa. Alcuni dettagli di questo programma di disimpegno erano invece stati anticipati da Die Welt. Funzionari statunitensi hanno indicato che il taglio dei mezzi militari statunitensi in Europa verrà attuato “molto presto”, ben prima di quando previsto dagli alleati europei, scrive ancora il giornale Usa. Tale improvvisa riduzione delle forze disponibili, aggiunge, può avere conseguenze su aspetti come capacità Nato di monitorare il traffico dei sottomarini russi o di lanciare missili Tomahawk a lungo raggio in profondità nel territorio russo.

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Mondiali, i risultati delle partite del 12 giugno: la Corea del Sud ribalta la Repubblica Ceca nella notte

12 June 2026 at 07:20

Il Mondiale 2026 si è aperto con la vittoria del Messico contro il Sudafrica nella gara inaugurale grazie ai gol di Quinones prima e Raul Jimenez poi. La formazione di Aguirre ha fatto vedere buone cose nel match inaugurale del torneo, a differenza invece della formazione sudafricana, rimasta anche in 10 uomini a inizio secondo tempo per l’espulsione di Sithole e poi in 9 per quella di Zwane.

Nella notte si è giocata anche l’altra sfida del girone A, quella tra Corea del Sud e Repubblica Ceca, terminata 2-1 per gli asiatici con una rimonta. e reti tutte nel secondo tempo. Al gol di Ladislav Krejcí, al 59esimo, hanno risposto nel giro di 13 minuti prima In-Beom Hwang e poi Hyeon-Gyu Oh.

Mondiali, i risultati delle partite del 12 giugno

Messico-Sudafrica 2-0 (9′ Quinones, 68′ Jimenez)

Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 (59′ Krejci, 67′ In-Beom Hwang, 80′ Hyeon-Gyu Oh)

Canada-Bosnia Erzegovina

Le classifiche

Girone A

  1. Messico: 3 punti (2-0)
  2. Corea del Sud: 3 punti (2-1)
  3. Repubblica Ceca 0 punti (1-2)
  4. Sudafrica: 0 punti (0-2)

Girone B

  1. Canada
  2. Bosnia Erzegovina
  3. Qatar
  4. Svizzera

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La crisi di Hormuz ha uno sconfitto non dichiarato: l’Europa

By: Diwan
12 June 2026 at 06:35

di Roberto Iannuzzi *

L’aggressione israelo-americana all’Iran ha uno sconfitto non dichiarato: l’Europa. Pur non avendo preso direttamente parte al conflitto, il vecchio continente è destinato a subirne i contraccolpi negativi.

Da questo punto di vista, sussiste un singolare parallelismo tra i paesi europei e le monarchie arabe del Golfo. Sia i primi che le seconde sono alleati storici di una superpotenza, gli Stati Uniti, della quale ancora ritengono di non poter fare a meno, ma che si sta dimostrando sempre più fonte di problemi piuttosto che di protezione.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, gli Usa hanno trascinato gli europei in un conflitto per procura con Mosca salvo poi scaricare su questi ultimi i costi della guerra e atteggiarsi a mediatore in uno scontro nel quale sono in realtà cobelligeranti.

Nell’operazione contro l’Iran, Washington ha fatto uso delle basi nel Golfo (oltre che di quelle europee) attirando la dura rappresaglia iraniana sulle petromonarchie che le ospitano. Teheran ha anche minacciato di colpire le basi europee in un eventuale secondo round del conflitto.

Malgrado questi incresciosi risultati, molti paesi europei sono restii a negoziare con Mosca, così come diverse monarchie del Golfo sono riluttanti a scendere a patti con Teheran (Arabia Saudita e Qatar hanno aperto canali negoziali, mentre Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein mantengono una linea intransigente).

A prima vista, l’Europa sembra posizionata meglio di altri per sostenere lo shock energetico ed economico derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Sebbene una porzione rilevante del fabbisogno europeo di fertilizzanti provenga dal Golfo, solo il 6% del greggio e meno del 10% del gas di cui necessita il vecchio continente passavano attraverso lo Stretto.

Ma l’aumento dei prezzi energetici è globalizzato, e la crisi attuale si somma ai danni prodotti da quelle precedenti, dal Covid-19 allo scontro con la Russia. Dal 2023, inoltre, l’insicurezza nel Mar Rosso ha costretto buona parte dei traffici commerciali a circumnavigare il continente africano superando il Capo di Buona Speranza, allungando così i tempi di navigazione e accrescendo i costi di trasporto.

Se lo scontro armato con Teheran dovesse riprendere, Ansarallah, gruppo alleato dell’Iran nello Yemen, ha promesso di chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb che dà accesso al Mar Rosso, accrescendo ulteriormente costi energetici e di navigazione.

La guerra contro l’Iran ha poi ulteriormente dilapidato gli arsenali americani, già messi a dura prova dai conflitti in Ucraina, a Gaza e nello Yemen, assottigliando così le risorse militari (in particolare gli essenziali intercettori per la difesa aerea) che possono essere fornite a Kiev.

Il presidente americano Trump ha inoltre minacciato gli europei che li avrebbe aiutati ancor meno nello scontro con la Russia, poiché essi si sono rifiutati di intervenire direttamente al fianco di Washington contro l’Iran. Ciò acuisce il dilemma europeo tra la volontà di continuare a sostenere l’Ucraina e a rafforzare il fianco orientale, e l’eventualità di schierare risorse militari nel Golfo a difesa delle petromonarchie.

Per il momento, paesi come Francia e Gran Bretagna hanno inviato alcune navi, caccia e sistemi di difesa aerea, che non modificano significativamente gli equilibri nel Golfo ma espongono tali risorse a un possibile coinvolgimento bellico qualora dovesse riesplodere il conflitto.

A ciò si aggiunge il dilemma energetico. Progetti infrastrutturali che bypassino lo Stretto di Hormuz, ad esempio aumentando la capacità dell’oleodotto saudita che dalla costa orientale giunge sul Mar Rosso, e sviluppando corridoi logistici lungo la penisola araba, richiedono investimenti e anni per essere realizzati.

La cooperazione economica tra Europa e monarchie arabe è esposta alla crescente instabilità nella regione, che può scoraggiare gli investitori e rallentare la realizzazione di importanti progetti Per altro verso, l’Europa è a corto di alternative energetiche. Dopo aver rinunciato alle fonti russe a basso costo, si è affidata al gas naturale liquefatto americano, inquinante e costoso da estrarre e trasportare. Gli Usa si avviano a diventare il primo fornitore di gas dell’Unione Europea.

L’Ue ha decretato lo scorso anno che tutti i paesi membri dovranno “derussificare” le proprie importazioni energetiche entro il 2028. Per molti paesi l’unica alternativa sta nel rivolgersi alla Turchia (escludendo il TurkStream che veicola gas russo) e alla regione del Caucaso. Ma anche qui gli Stati Uniti stanno assumendo un ruolo di controllo, stringendo rapporti sia con l’Armenia che con il vicino Azerbaigian, nel cui settore energetico gli Usa sono già presenti con ExxonMobil e Chevron.

Dopo la vittoria elettorale del partito guidato dal premier filo-occidentale Nikol Pashinyan in Armenia, dovrebbe procedere anche la cosiddetta “Trump Route for International Peace and Prosperity” (Tripp), corridoio di 43 km che collegherà l’Azerbaigian alla sua exclave di Nakhchivan attraverso l’Armenia meridionale. Tutti i lavori di sviluppo del corridoio, attraverso cui potrebbero passare anche delle pipeline, dovrebbero essere condotti da una joint venture armeno-americana controllata al 74% da Washington.

Con la Libia che resta uno stato fallito, e l’Algeria ormai al massimo delle sue capacità produttive, l’Europa rimane senza alternative energetiche, e sostanzialmente ostaggio di Washington.

*Autore del libro “Il 7 ottobre tra verità e propaganda. L’attacco di Hamas e i punti oscuri della narrazione israeliana” (2024).
Twitter: @riannuzziGPC
https://robertoiannuzzi.substack.com/

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The Flaming Strait of Hormuz: A Ceasefire No One Signed

12 June 2026 at 05:59
The fragile ceasefire between the US and Iran, based on mutual control of the Strait of Hormuz, coupled with relentless economic and political pressure, is creating a protracted war of nerves. This scenario threatens to further destabilize the region, with no clear winner in sight. The Red Line and the Horizon of Expectations in the […]

Mondiali 2026, le partite di oggi: è il momento degli altri due Paesi ospitanti. Il Canada contro la Bosnia | Orari, programma e dove vedere in tv (anche in chiaro)

12 June 2026 at 05:34

Ieri è stato il momento della cerimonia inaugurale e dell’esordio del Messico, primo tra i tre Paesi organizzatori. Oggi è invece il giorno di Canada e Usa, le altre due nazioni ospitanti, che affrontano rispettivamente la Bosnia Erzegovina – che ha eliminato l’Italia – e il Paraguay. Sia in Canada che negli Stati Uniti sono previste altre due cerimonie d’apertura. Secondo giorno di Coppa del Mondo, che dopo le polemiche dei giorni scorsi, adesso entra nel vivo anche con il calcio giocato.

Il Canada scende in campo alle 21 a Toronto contro Alajbegovic e compagni, mentre gli Stati Uniti saranno in campo qualche ora dopo, nella notte italiana, per affrontare il Paraguay a Los Angeles. Al primo match di Pulisic e compagni non sarà presente il presidente Donald Trump, ma il segretario di stato Marco Rubio.

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L’albo d’oro dei Mondiali

Mondiali 2026, le partite di oggi 12 giugno

Canada-Bosnia Erzegovina (girone B)
Orario:
21:00
Stadio:
BMO Field (Toronto)
Dove vedere in tv e streaming:
DAZN, Rai 1 e RaiPlay

Usa-Paraguay (girone D)
Orario:
3:00 (notte tra il 12 e il 13 giugno)
Stadio:
SoFi Stadium (Los Angeles)
Dove vedere in tv e streaming:
DAZN

Dove vedere in tv e streaming

Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 di calcio sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma alcune partite potranno essere viste anche in chiaro. 35 partite del torneo saranno disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Per quanto riguarda le partite di oggi, 12 giugno, la sfida tra Canada e Bosnia Erzegovina si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai e in streaming su RaiPlay. La prima degli Stati Uniti – che sfideranno il Paraguay – invece, prevista nella notte tra il 12 e il 13 giugno, sarà disponibile solo su Dazn, con abbonamento.

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Más viejos rockeros que nunca en el Mundial. Por primera vez, ocho futbolistas superan los 40 años

12 June 2026 at 04:30

Nunca en la historia de la Copa del Mundo había habido ocho jugadores con al menos 40 años en las convocatorias de las selecciones que participan en el torneo. Tan solo siete futbolistas habían jugado tras rebasar esa edad en los 22 mundiales anteriores al de Estados Unidos, México y Canadá. Pese al incremento en esta edición de 32 a 48 equipos, los expertos en Ciencias del Deporte no tienen dudas de que la acumulación en el campeonato que se celebra en Norteamérica del 11 de junio al 19 de julio de viejos rockeros, algunos tan ilustres como Cristiano Ronaldo (41), Luka Modric (40, 41 el próximo 9 de septiembre) o Manuel Neuer (40), no es un fenómeno aislado, sino que responde a una profesionalización en los ámbitos de la preparación y la medicina deportiva que ha estirado la vida de los deportistas. “La ciencia ha tenido muchísimo que ver. Ahora tienen buenos entrenamientos, muy buenas recuperaciones y, en general, se cuidan muchísimo más que antes”, resalta Carlos Villarón, doctor en Fisioterapia y profesor de la Universidad Europea de Valencia.

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© ANTONIO PEDRO SANTOS (EFE)

Cristiano Ronaldo saluda a sus compañeros de selección el miércoles tras ser sustituido durante el amistoso ante Nigeria disputado en Leiria (Portugal).

Em meio à polêmica das tarifas, Flávio Bolsonaro veste blusa “A Amazônia é nossa”

O senador Flávio Bolsonaro (PL) escolheu uma mensagem de tom nacionalista para cumprir agenda em Belém, no Pará, nesta quinta-feira (11). Vestindo uma camiseta com a frase “A Amazônia é nossa”, o parlamentar apareceu em compromissos públicos em um momento de forte repercussão política envolvendo as recentes medidas comerciais adotadas pelos Estados Unidos contra o Brasil.

A manifestação ocorre enquanto governo e oposição disputam a narrativa sobre os impactos das decisões anunciadas por Washington. O tema ganhou espaço no debate político nacional após a divulgação de investigações norte-americanas que citam práticas comerciais brasileiras e serviram de base para a adoção de novas tarifas sobre produtos do país.

Relação com Trump amplia debate nas redes

A discussão ganhou novos contornos após a divulgação de um encontro entre Flávio Bolsonaro e o presidente dos Estados Unidos, Donald Trump. A reunião ocorreu pouco antes do anúncio das medidas e passou a ser explorada por adversários políticos do senador, que tentam estabelecer uma ligação entre os acontecimentos.

O parlamentar nega qualquer influência sobre a decisão do governo norte-americano e afirma que chegou a defender que novas barreiras comerciais não fossem impostas ao Brasil. Apesar disso, a proximidade entre os dois líderes continuou sendo alvo de críticas e alimentou campanhas nas redes sociais.

Entre apoiadores do presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), a expressão “Tariflávio” passou a ser utilizada para associar o senador às tarifas anunciadas pelos Estados Unidos. Já aliados de Bolsonaro sustentam que as medidas são consequência do desgaste nas relações diplomáticas entre os governos brasileiro e norte-americano.

Com a aproximação do calendário eleitoral, o episódio se transformou em mais um ponto de confronto entre grupos políticos que já se posicionam para a disputa pelo Palácio do Planalto.

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La lettera del Congresso a Greer e Lutnick. Nuovo capitolo per la Mfn

11 June 2026 at 15:41

L’ultimo capitolo della saga Mfn arriva dal Congresso statunitense, dove 48 deputati repubblicani guidati dal vicepresidente della Commissione Ways and Means Vern Buchanan, dal presidente della House Budget Committee Jodey Arrington e da Nicole Malliotakis hanno inviato una lettera all’U.S. Trade Representative Jamieson Greer e al segretario al Commercio Howard Lutnick chiedendo di procedere rapidamente con un’indagine ai sensi della Section 301 contro le politiche di determinazione dei prezzi dei medicinali adottate da diversi Paesi stranieri.

La lettera

Nella missiva i parlamentari sostengono apertamente la linea della Casa Bianca, secondo cui molte economie avanzate beneficiano dell’innovazione farmaceutica sviluppata negli Stati Uniti senza contribuire in maniera proporzionata ai costi di ricerca e sviluppo. “Per troppo tempo nazioni straniere benestanti hanno raccolto i benefici dell’innovazione farmaceutica americana utilizzando controlli sui prezzi e altre politiche scorrette per evitare di pagare la loro giusta quota”, scrivono i firmatari, chiedendo all’amministrazione di utilizzare tutti gli strumenti commerciali disponibili per contrastare quello che definiscono un fenomeno di free-riding. “Mentre i precedenti presidenti sono rimasti a guardare consentendo alle nazioni straniere di approfittare degli Stati Uniti, il presidente Trump ha giustamente invocato un’azione commerciale decisa per affrontare questo problema”, si legge ancora.

L’iniziativa rappresenta l’ulteriore tassello di una posizione ormai consolidata. La Casa Bianca e, ora apertamente, anche i rappresentanti del Congresso considerano il recente accordo raggiunto con il Regno Unito come il modello da replicare a livello internazionale. Secondo i sostenitori, l’intesa avrebbe dimostrato che negoziati commerciali mirati sul tema del pricing possono portare benefici ai pazienti e ai contribuenti americani, inducendo i partner a sostenere una quota maggiore dei costi dell’innovazione.

“Il presidente Trump è stato inequivocabile: le altre nazioni ricche devono fare un passo avanti e pagare la loro giusta quota per l’innovazione farmaceutica salvavita invece di fare affidamento sui pazienti americani” ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Kush Desai a Politico, sintetizzando la posizione dell’amministrazione.

I Paesi nel mirino di Washington

Fra i Paesi oggetto di osservazione nel paniere elaborato dagli Usa ci sono Canada, Francia, Italia, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito, insieme ad altre economie europee. Ma, oggi nel mirino di Washington c’è in particolare la Germania – menzionata anche ripetutamente nella lettera dei congressmen, insieme a Francia, Canada e Giappone.

Berlino sta infatti discutendo una riforma volta a contenere la spesa farmaceutica e, secondo diverse ricostruzioni, sarebbero già in corso colloqui riservati tra esponenti del governo tedesco e rappresentanti dell’amministrazione statunitense. Sul tavolo non vi sarebbero soltanto i prezzi dei farmaci, ma anche investimenti industriali e competitività del settore. Negli ultimi giorni alcune delle principali aziende del comparto hanno espresso crescente preoccupazione per il deterioramento del contesto europeo e, in particolare, per l’approccio intrapreso da Berlino nelle riforme. Eli Lilly ha annunciato la revisione di un piano da 2,3 miliardi di euro in Germania, destinando parte delle risorse agli Stati Uniti. Anche Boehringer Ingelheim ha comunicato la cancellazione di investimenti programmati tra il 2027 e il 2030 per circa 900 milioni di euro.

Le motivazioni richiamano il tema, ormai ricorrente nel dibattito, legato alla crescente difficoltà dell’Europa nel competere con Stati Uniti e Asia per attrarre e valorizzare ricerca, sviluppo e produzione ad alto valore aggiunto. Le prospettive di ulteriori misure di contenimento della spesa – dal punto di vista delle aziende – rischiano di ridurre la prevedibilità regolatoria e la capacità del continente di attrarre e mantenere investimenti.

E l’Italia?

La questione assume una rilevanza particolare per l’Italia, che negli ultimi anni ha consolidato il proprio ruolo di leadership nella manifattura farmaceutica europea. Se l’amministrazione americana dovesse proseguire lungo la strada delle investigazioni, anche Roma potrebbe essere chiamata a dimostrare l’attrattività e la competitività del proprio modello. Nei 10 mesi successivi all’introduzione della Mfn, il nostro Paese ha già vissuto un crollo del 66,7% del lancio dei nuovi farmaci, attestandosi fra i più colpiti in Europa, a fronte di una media Ue del -35%.

Al netto dell’ormai annosa questione del payback, da tempo indicata dall’industria come uno dei principali fattori di incertezza, il tema riguarda più in generale la capacità del Paese di offrire un quadro regolatorio stabile, prevedibile e favorevole agli investimenti. E, in un contesto Europeo non semplice, l’Italia ha il potenziale di agire fra i primi. Il Testo unico farmaceutico, ad esempio, potrebbe trasformarsi in qualcosa di più di un semplice esercizio di riordino normativo se saprà affrontare alcuni dei nodi che da anni alimentano il dibattito sulla competitività del settore. Un obiettivo tutt’altro che scontato, ma che assume un peso crescente mentre il resto del mondo corre.

Irão: Trump ameaça com novos ataques para controlar petróleo iraniano

11 June 2026 at 13:59

O Presidente norte-americano ameaçou hoje que os Estados Unidos vão voltar a atacar o Irão “com muita força” esta noite e assumiu que quer controlar os mercados de petróleo e gás, tal como na Venezuela.

“Os Estados Unidos vão atacar o Irão (cuja Marinha, Força Aérea, radares, defesas antiaéreas e todas as outras formas de defesa, juntamente com a maior parte da sua capacidade ofensiva, já desapareceram!) com toda a força esta noite”, escreveu Donald Trump na sua rede social Truth Social.

Além destes ataques, o republicano ameaçou tomar “num futuro não muito distante” a “ilha de Kharg e outros pontos de infraestrutura petrolífera, assumindo o controlo total dos seus mercados de petróleo e gás”, tal como fez na Venezuela e que está, segundo Trump, “a funcionar brilhantemente” tanto para Caracas como para Washington.

Behind the Headlines: Is Trump Netanyahu’s Real Enemy?

11 June 2026 at 12:30
Recent tensions between Donald Trump and Benjamin Netanyahu have fueled speculation about a growing divide in U.S.-Israel relations. However, a closer examination suggests that these disagreements are shaped more by domestic political calculations, electoral considerations, and regional dynamics than by any fundamental strategic rupture. “You are crazy. What the hell are you doing?” This is […]
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