Un cadavere in decomposizione è stato ritrovato nel bagagliaio di un Suvparcheggiato vicino allo stadio dove la nazionale di calcioiraniana si sta allenando durante i Mondiali, a Tijuana, nel nord-ovest del Messico. La macabra scoperta è avvenuta nel parcheggio del supermercato situato proprio di fronte allo stadio Caliente, dove la squadra iraniana si allena quotidianamente dal suo arrivo domenica – dopo aver ottenuto l’ok per i visti – a un minuto di auto dal lorohotel, in attesa dell’esordio previsto lunedì contro la NuovaZelanda, a Los Angeles.
L’autosospetta era parcheggiata lì da mercoledì, secondo un portavoce della procura. In Messico, Tijuana è considerata una delle città più pericolose del paese: secondo le statisticheufficiali, nel 2025, si sono verificati oltre 1.200omicidi. L’Iran ha regolarmente continuato ad allenarsi sempre nella stessa struttura, ma l’area è stata posta sotto sequestro dalle autorità locali, che hanno avviato le indagini per identificare la vittima – che presentava segni di violenza – e ricostruire la dinamica dell’omicidio.
“È stata un’uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana. Nella vittoria e nella sconfitta il calcio insegna i valori, a cominciare dal rispetto“. La Figc risponde al presidente della Fifa GianniInfantino, che ieri aveva dichiarato “vediamo se l’Italia si qualifica con 64squadre o forse dovrò metterne 228”, chiudendo con una risata. Il presidente della Fifa ha poi fatto parzialmente un passoindietro, scrivendo su Instagram: “È stato fantastico incontrare Gianni Rivera alla partita inaugurale della Coppa del Mondo Fifa 2026 allo Stadio di Città del Messico, teatro della celebre ”Partita del Secolo’, la semifinale dei Mondiali Fifa contro la Germania Ovest, disputata il 17 giugno 1970, quasi 56 anni fa esatti. Quello del 1970 fu un torneo straordinario, proprio come lo sarà questo nel 2026, anche se senza i quattro volte campioni del mondo dell’Italia. Ma gli Azzurri tornerannopresto, e non vedo l’ora di vederli nuovamente protagonisti alla qualificazione del centenario nel 2030″.
Le sue precedentiparole avevano però già fatto rumore a livellointernazionale e hanno scatenato diversereazioni in Italia, anche e soprattutto da parte della politica. “Una cosa sono le informazioni riportate e una cosa è sentirlo direttamente. Preferisco prima fare una verifica e poi dopo mi esprimerò“, aveva spiegato il ministro dello sport AndreaAbodi. “Se mi sentirò con lui? Penso e spero proprio di sì, nonostante i suoi impegni. Cercherò di farlo perché mi interessa sapere qual è il suo pensiero in manieradiretta“, aveva aggiunto il ministro a margine della presentazione delle piste di curling al parco del Colle Oppio a Roma.
Più nette e decise le parole di GaetanoAmato, deputato del M5S, che in una nota ha commentato così le parole di Infantino: “Si ricordi che non parla da tifoso al bancone di un bar, ma da presidente della Fifa. Un ruolo che ricopre anche grazie al sostegno della federazioneitaliana e che dovrebbe imporre equilibrio, rispetto e senso delle istituzioni“, ha tuonato Amato. “Siamo i primi a vergognarci del declino della nostra Nazionale e del disastro in cui versa il calcio italiano, non abbiamo bisogno delle suebattutine da quattro soldi per accorgercene”, ha poi concluso il deputato del Movimento 5 Stelle, “deridere l’Italia è un esercizio di rarapochezza, soprattutto da parte di chi dovrebbe rappresentare tutto il calcio mondiale, Italia compresa. Le figuracce degli azzurri sono gravi. Quelle del presidenteFIFA lo sono ancora di più”.
Dello stesso pensiero anche il senatore diForzaItalia, MaurizioGasparri, che ha dichiarato: “L’Italia calcistica è in difficoltà, è un dato di fatto. Confidiamo che i futurivertici della Figc portino a politichevirtuose, sia di riorganizzazione generale che di tutela e rafforzamento soprattutto dei settori giovanili, per avere una nazionale finalmente di nuovo competitiva e all’altezza della sua storia. Storia del calcio che l’Italia ha scritto: per questo trovo fuoriluogo e gratuite le battuteirriguardose di Infantino nei confronti della nostra nazionale. Il presidente della Fifa, da italiano d’origine, dovrebbe avere più rispetto per la storia di quattro volte campioni del mondo. L’ironiainfantile sul numero delle squadre non colpisce la Federazione di oggi: offende Pozzo, Bearzot e generazioni campioni e di tifosi”.
Il senatore di Forza Italia ha poi concluso: “Dopo questa parentesi di difficoltà sportiva l’Italia calcistica continuerà a essere protagonista, così come lo è stata per decenni – ha concluso il senatore di Forza Italia -. Certe uscite resteranno una parentesisbagliata nella storia della Fifa. L’Italia va rispettata”.
Il centrocampista del Ghana ThomasPartey non può giocare la prima partita della sua nazionale ai Mondiali, in programma a Toronto contro Panama il prossimo 18 giugno. Il Canada infatti gli ha negato il visto, impedendo il suo ingresso nel Paese. Questa volta però le stringenti misure di sicurezza anti-immigrazioni, che riguardano le frontiere Usa, non centrano nulla. Il motivo del respingimento infatti riguarda la situazione giudiziaria di Partey, in attesa di processo: ha sette capi d’accusa per stupro e uno per violenzasessuale, relativi a denunce presentate da quattro donnediverse tra il 2020 e il 2022.
Partey, che oggi compie 33 anni, gioca nel Villareal ed è il vice capitano del Ghana. Nonostante le pesantissime accuse nei suoi confronti, il ct Carlos Queiroz ha scelto di non rinunciare alla colonna del suo centrocampo. Una decisione formalmente non contestabile, ma che crea un certo imbarazzo alla Fifa e al Mondiale in generale. La scelta del governo canadese, che ha respinto la sua richiesta di visto, crea il primo precedente. La Fifa continua a ripetere la solita formula: “Non è coinvolta nelle procedure di immigrazione dei paesi ospitanti, compresa la concessione dei visti. È il governo del paese ospitante a determinare in ultima analisi chi riceve un visto e chi viene ammesso nel paese”. Ma è evidente il problema: Partey potrà giocare tutte le altre partite senza contestazioni?
La prima denuncia per stupro nei confronti di Partey fa scattare le indagini della polizia londinese nel febbraio2022. Il centrocampista, all’epoca in forza all’Arsenal, continua a giocare nel club di Londra per altre trestagioni, pur rimanendo sotto inchiesta. A giugno 2025 Partey viene formalmente accusato di stupro e violenzasessuale: i reati sarebbero avvenuti a casa sua, tra il 2020 e il 2022, nei confronti di tredonne. Interrotto il rapporto con l’Arsenal, ad agosto il tribunale gli concede la libertà su cauzione, permettendogli così di firmare con il Villareal, con cui disputa questa stagione. A febbraio però emergono nuove accuse di una quartadonna.
Partey si è sempre dichiarato non colpevole per tutti i capi d’accusa. L’inizio del processo a suo carico è atteso per novembre: “Il mio cliente non vede l’ora che si arrivi al processo per poter avere finalmente l’opportunità di ripulire il suo nome”, dice il suo avvocato.
Il problema in vista del match contro l’Inghilterra
Partey sarà processato appunto da un tribunale inglese. E il suo Ghana giocherà il secondo match dei Mondiali, il 23 giugno a Boston, proprio contro l’Inghilterra. La FA, la federazioneinglese, starebbe addirittura valutando se imporre ai suoi giocatori di non stringere la mano a Partey durante la cerimonia prepartita. Il centrocampista ghanese è stato riempitodi fischi durante l’ultima amichevole giocato contro il Galles a Cardiff. Lo stesso trattamento potrebbe venirgli riservato dai tifosi inglesi che saranno presenti a Boston. Una situazione che in Premier si è già vista per molto tempo: anche se il suo nome non era mai emerso pubblicamente, tutti i tifosi sapevano delle accuse di stupro. E non hanno mai smesso di ricordargliele.
Dice “è un enorme onore e anche una responsabilità rappresentare il Brasile”. Aggiunge: “È un momento molto bello della mia vita”. E conclude: “Faccio questo grande passo con felicità e allegria, sono ottimista”. C’è sempre una prima volta, anche a 67 anni appena compiuti e dopo un percorso leggendario come quello che ha portato CarloAncelotti a essere l’allenatore italiano più decorato di tutti i tempi: 30trofei, tra i quali spiccano le 5 Champions e i campionati vinti in Italia, Francia, Inghilterra, Germania e Spagna. Al timone del Brasile, ereditato nell’estate 2025, c’è l’esordio in panchina, contro il Marocco al MetLife Stadium di East Rutherford (New Jersey, non lontano da NewYork), in questo mondiale controverso sparso in tre nazioni delle quali una, il Canada, è un po’ anche casa sua: spettacolare la villa che possiede dalle parti di Vancouver. Ancelotti ha una missione da compiere ed è quella che gli chiedono i 213 milioni di abitanti del quinto paese più esteso del pianeta – 8.514.877 kmq -: vincere la Hexa, la sesta coppa del mondo. Lui ci crede: nei mesi che hanno preceduto la manifestazione, ha mostrato un discreto ottimismo.
Ancelotti è il primo ct straniero a pilotare il Brasile in un mondiale: sa benissimo che avrà i fari puntati addosso e che, alla prima caduta, si scatenerà l’inferno. Il curriculum di 31 anni di carriera in panchina, per un totale di 1.405 partite (837 vittorie, 308 pareggi, 260 sconfitte, media-successi 59,57%) nei club e 12 (7 vittorie, 2 pari e 3 ko) al timone della Seleçao, si traduce in esperienza, saggezza e capacità di affrontare i mari più tempestosi. In questo lungo cammino, Ancelotti ha “bucato” solo una tappa: la Juventus, nel biennio 1997-1999. Era giovane, commise qualche errore, ma si ritrovò anche contro un ambiente che non lo aveva mai accettato.
Il Brasile rappresenta il coronamento di un sogno. Carlo ha allenato il RealMadrid (“il miglior club del mondo”) e ora gestisce la nazionale più vincente di sempre al mondiale. Un eventuale trionfo aggiungerebbe il suo nome a quelli di VicenteFeola (1958), Aymoré Moreira (1962), Zagallo (1970), Carlos Alberto Parreira (1994) e Scolari (2002). Il Marocco, quarto nell’edizione di Qatar 2022 e campione d’Africa dopo il successo a tavolino sul Senegal, è un test d’ingresso consistente. Carlo, che in panchina sarà affiancato dal figlio Davide, dal preparatore Francesco Mauri e dall’assistente PaulClement, sa che non sarà facile domare i Leoni dell’Atlante.
In conferenza stampa, con la tuta della Seleçao e gli occhiali che gli danno l’aria di un professore, ha raccontato: “Il Marocco è una squadra molto ben organizzata, con qualità in tutti gli aspetti. Dobbiamo giocare una partitacompleta. Non possiamo dimenticare nulla, né in fase difensiva, né in fase offensiva, né in transizione. Dobbiamo essere vigiliin difesa ed essere solidi sui calci piazzati che sono uno dei nostri punti di forza”.
La perdita last minute per infortunio di Wesley, sostituito dall’atalantino Ederson, ha creato qualche problema di formazione a Carletto: il romanista veniva da una grande stagione ed era una pedina strategica di questo Brasile. Vinicius, Marquinhos e Casemiro, guidati da Ancelotti nei club, sono i pilastri della squadra. Gli ultimi test, 6-2 contro Panama e 2-1 sull’Egitto, sono serviti a rodare il motore. La presenza del regista italiano PaoloSorrentino, che sta girando un docufilm sulla storia di Ancelotti, ha dato un soffio di leggerezza a questa vigilia. Dalla leggerezza alla bellezza il passo è breve. Un premio Oscar e un gigante della panchina: già così è un film da non perdere.
Per gli Stati Uniti è stato un debutto da sogno. Nella notte italiana tra venerdì 12 e sabato 13 giugno la Nazionale guidata dal ct Mauricio Pochettino ha dominato la partita d’esordio del suo Mondiale al SoFi Stadium di Inglewood, in California, battendo per 4-1 il Paraguay. Decine di celebrità americane hanno assistito dagli spalti, tra cui TomCruise, George Lucas, BillGates, Halle Berry, LeonardoDiCaprio e Kareem Abdul-Jabbar. In campo lo show non è mancato.
Gli Usa potevano patire un po’ di pressione, invece l’inizio di match è stato dirompente, con protagonisti anche i due Serie A Pulisic e McKennie. Proprio da loro due è nato l’autogol di Bobadilla che già al settimo minuto ha indirizzato la sfida. Poi il protagonista del match è diventato FolarinBalogun, che ha firmato una splendida doppietta. Nel secondo tempo Di Mauricio ha segnato il gol della bandiera per il Paraguay. Nei minuti di recupero, la perla di Giovanni Reyna che ha regalato il quarto gol agli americani. Non erano mai stati così tanti per la nazionale statunitense in una partita di Coppa del Mondo.
Nel pomeriggio americano invece ha debuttato l’altra Nazionale di casa di questi Mondiali. Al Canada però è andata meno bene contro la Bosnia, la Nazionale che ha eliminato l’Italia. Nell’incontro che ha aperto il Gruppo B a Toronto, i bosniaci sono passati in vantaggio al 21′ con Lukic. Nella ripresa il pareggio del Canada, più che meritato, firmato al 78′ da Larin. A completare il girone sarà la sfida tra Qatar e Svizzera in programma questa sera. Nel gruppo D invece in testa ci sono gli Usa, che dovranno aspettare domani per studiare i rivali: Australia e Turchia.
Mondiali, i risultati delle partite
Usa-Paraguay 4-1 (nel pt 7′ aut. Bobadilla, 31′ e 50′ Balogun; nel st 28′ Mauricio, 53′ Reyna)
Yamal del Barcellona vale l’australiano Circati del Parma, il Paris Saint Germain bi-campione d’Europa si trova allo stesso livello del Volendam appena retrocesso nella seconda divisione olandese. È quanto emerge dal primo, grezzo computo sugli indennizzi previsti dalla Fifa ai club per l’utilizzo dei propri giocatori durante il Mondiale. Il quale, come ampiamente illustrato, sarà il più ricco di sempre, specialmente sotto il profilo dei ricavi per Infantino e compagnia. Una volta tanto, la fetta minore della torta spetta ai top club, il cui compenso per il “prestito” dei propri atleti è destinato a seguire in maniera inversamente proporzionale il trend economico della coppa del mondo, muovendosi verso il basso anziché verso l’alto. Tutto questo grazie a una specie di cortocircuito creato dalla politica dell’uno vale uno tanto cara ai vertici della Fifa, per ragioni squisitamente di convenienza, ovvero elettorali. Ma, dopo il contentino alle piccole Federazioni con l’allargamento del Mondiale a 48 squadre, ecco un sistema di compensi totalmente egualitario che aiuta i piccoli club a scapito dei grandi. Per una volta si può affermare che questa Fifa, indifendibile sotto diversi punti di vista, ha fatto anche cose buone.
Da Sudafrica 2010 sono stati introdotti gli indennizzi ai club per il “prestito” dei giocatori, allineandosi a quanto fatto dalla Uefa due anni prima per l’Europeo in Austria e Svizzera. Si partì con 40 milioni di dollari, per passare ai 70 di Brasile 2014 e ai 209 di Russia 2018. In Qatar invece la cifra rimase bloccata, e ciò significava una diminuzione degli introiti, visto che le rose erano passate da 23 a 26 giocatori e, pertanto, bisognava sommare 96 elementi in più al riparto delle risorse. La Fifa poteva permettersi questa inversione di tendenza, rispetto all’aumento dei guadagni, in quanto è sempre stata molto meno ricattabile della Uefa dai top club e dai grandi campionati europei. Per il Mondiale2026, la cifra complessiva destinata alle società è aumentata del 70%, arrivando a 355 milioni di dollari. Ma l’indennizzo per singolo giocatore, al giorno, si è praticamente dimezzato rispetto al Qatar: da 10mila dollari a 5mila. Questo perché, per la prima volta, la Fifa ha incluso nella lista anche i preconvocati, iniziando il conteggio giornaliero dal 25 maggio, e destinando quindi 100 milioni solo per gli esclusi. Altri 5 milioni sono stati tolti per spese varie, tra cui i costi amministrativi, portando quindi il budget a 250 milioni. Una cifra che, considerato il numero delle nazionali portato a 48, ha determinato il citato compenso di 5mila dollari (circa 4.350 euro) per giorno a giocatore.
L’altro aspetto importante di questo sistema riguarda il principio di uguaglianza. A differenza della Uefa, che divide in tre categorie i campionati nei quali i giocatori sono attivi, con lo scopo di definire un quadro più realistico dei costi sostenuti dai club per i propri atleti, la Fifa pone tutti sullo stesso livello. Non ci sono distinzioni tra i quasi 354 milioni di euro del payroll del ManchesterCity, il club con più giocatori (19) al Mondiale, e il milione e mezzo di euro di squadre delle B olandese quali RKC Waalwijk, Den Bosch o AlmereCity, tutte favorite dalla presenza di Curacao, di fatto una versione C della nazionaleoranje, visti i legami ancora molto stretti con i Paesi Bassi. Ovviamente, più lunga è la permanenza di giocatori, più alto sarà il compenso. Per la fase a gironi, appannaggio di tutti, le cifre oscillano tra i 160 e 175 milioni di dollari a giocatore. Considerando solo questo dato, emergono casi interessanti: lo SlaviaPraga, che avrà 10 giocatori alla coppa del mondo, si assicurerà un minimo di 1.3 milioni di euro, cifra la quale, a fronte di un fatturato complessivo attorno ai 10 milioni, significa un’entrata extra del 13% rispetto al proprio budget. Per il Milan, anch’egli con 10 giocatori (è la squadra italiana con più elementi), la medesima somma significa lo 0,26% del fatturato.
Il Como parte dalla stessa base dei belgi dello Charleroi, prestando entrambi 3 calciatori, ma mentre con i rimborsi della fase a gironi (circa 392mila euro) i secondi possono pagare un mese di stipendi all’intera rosa, i lariani arriverebbero a malapena a un decimo della mensilità. Eppure, tra i club italiani, il Como è uno di quelli destinati a guadagnare di più dalla competizione, in relazione al proprio volume di affari. Meglio della squadra di Fabregas ci sono le neopromosse Frosinone e Venezia, con rispettivamente 1 e 3 tesserati alla coppa del mondo, il cui compenso base rappresenta il 2.33% del fatturato complessivo, per i ciociari, e lo 0.79% per i veneti (il Bodø/Glimt, per rendere l’idea, viaggia sugli stessi numeri).
Indubbiamente le big sono destinate a vedere crescere le proprie entrate, secondo il seguente schema: 210-225mila dollari a giocatore per giorno agli ottavi; 235-245 ai quarti; 260-265 alle semifinali; 285 alle finali. Rimangono comunque sempre bruscolini per il giro di soldi che gravitano attorno ai top club, per i quali il Mondiale XXL non porta che minuscoli benefici, incrociando oltretutto le dita per eventuali gravi infortuni a qualche big. Perché il crociato di Haaland non vale come quello del compagno di squadra Falchener, di stanza al Viking. Per una volta, però, l’interessato sguardo rivolto verso il basso da parte della Fifa ha prodotto risultati degni di nota a sostegno delle realtàminori, siano esse federazioni o club.
Il Mondiale 2026 entra nel vivo con il primo vero bigmatch: oggi, alla mezzanotte italiana tra il 13 e il 14 giugno, fa il suo debutto il Brasile di CarloAncelotti. Di fronte c’è il Marocco, semifinalista dell’ultima edizione. Un match già decisivo per i destini del gruppo C, dove sono inserite anche Scozia e Haiti, che si affronteranno nella notte italiana. Se la Nazionale caraibica è considerata la cenerentola del girone, la lotta per gli altri tre posti è apertissima.
Per Ancelotti, alla sua prima da ct al Mondiale, è un esordio complicato: in Brasile in molti confidano nella sua sapienza, ma la Nazionale verdeoro ancora deve trovare alcuni punti fermi e ha perso alcune pedine importanti, come Rodrygo e Wesley. Di fronte c’è il Marocco, che ha cambiato tanto rispetto a 4 anni fa, ma forse è ancora più forte, come dimostra l’ultima Coppa d’Africa. Il match è visibile anche in chiaro, su Rai 1.
Prima, alle ore 21 italiane, si gioca Qatar–Svizzera. La Nazionale elvetica è arrivata ai Mondiali un po’ in sordina, ma ha l’esperienza per sfruttare un gruppo B in cui non ci sono favorite: le altre due sono Canada e Bosnia (ci sarebbe finita l’Italia, quanti rimpianti…). A San Francisco però deve partire subito con 3 punti per evitare al contrario brutte sorprese.
Mondiali 2026, le partite di oggi: 13 e 14 giugno
Qatar-Svizzera (girone B)
Orario: 21:00
Stadio: San Francisco Bay Area Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN
Brasile-Marocco (girone C)
Orario: 00:00 (notte tra il 13 e il 14 giugno)
Stadio: New York/New Jersey Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN, Rai 1 e RaiPlay
Haiti-Scozia (girone C)
Orario: 3:00 (notte tra il 13 e il 14 giugno)
Stadio: Boston Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN
Dove vedere i Mondiali: Dazn e Rai
Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma 35 partite vengono trasmesse anche in chiaro: sono disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.
Per quanto riguarda le partite del 13 e 14 giugno, la sfida tra Brasile e Marocco di mezzanotte si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai1 e in streaming su RaiPlay. I match Qatar-Svizzera e Haiti-Scozia invece sono visibili in esclusiva sulla piattaforma streaming.
Come i leader mondiali a cui è più affezionato, anche GianniInfantino ama perseverare nelle sue idee. Il presidente della Fifa ha costruito il suo enorme potere nel calcio anche grazie a questa prima Coppa del Mondo a 48 squadre. E non ha intenzione di fermarsi. È già in corso il dibattito per allargare i Mondiali di calcio fino a 64 squadre: vale la pena infatti ricordare che la prossima edizione del 2030 sarà quella del centenario, un secolo dopo la prima Coppa Rimet che si disputò in Uruguay. Per questo motivo, Infantino ha progettato un’edizione che coinvolgerà tre continenti e sei Paesi. Una specie di Leviatano del pallone.
Mentre già si dibatte su questi Mondiali divisi fra tre Paesi (Usa, Canada e Messico) e con 48 squadre partecipanti, i prossimi rischiano di essere ancora peggio. Ad oggi il progetto non è definito: si sa solo che le partite inaugurali si giocheranno tra Uruguay, Argentina e Paraguay, per celebrare appunto il centenario. Mentre il resto della competizione si svolgerà tra Spagna, Portogallo e Marocco. Vista questa espansione gigantesca, soprattutto la Federazione del Sud America (CONMEBOL) sta spingendo per allargare il torneo a 64 squadre, ovvero il 30% di tutte le Nazionali affiliate alla Fifa.
È musica per le orecchie di Infantino. Già il formato a 48 ha permesso di qualificarsi a tante nazioni che altrimenti il mondiale avrebbero solo potuto sognarlo. Sono gli stessi piccoli Paesi che votano nel congresso Fifa e costituiscono il consenso del presidente. Più squadre, piùpotere. Più partite, più soldi, ancora più potere. È questo il modello del presidente svizzero-italiano. Che distribuendo tra tre continenti l’edizione 2030, ha garantito agli amici dell’Arabia Saudita di avere i Mondiali2034. E per difendere le sue mire, Infantino non si fa problemi anche a sfottere la Nazionale azzurra per la sua assenza ai Mondiali.
“Prima di tutto dobbiamo vedere come funzionerà questa prima Coppa del Mondo con 48 squadre”, ha detto Infantino rispondendo all’emittente brasiliana CazéTV in merito a un possibile ulteriore ampliamento dei Mondiali. “È chiaro che tutte le squadre qualificate rappresentano un evento di grande portata. Abbiamo persino discusso di 64squadre, e in quel caso ci sarebbe lo stesso numero di partite, ma con una maggiore partecipazione di squadre e un maggiore coinvolgimento da parte di tutto il mondo”, ha detto il presidente FIFA, ammettendo che il progetto di prevedere 16gironi (ma senza ripescaggio delle migliori terze) esiste eccome.
Poi la battuta sull’Italia. Nel corso dell’intervista all’ingresso dello stadio Azteca, Infantino ha sottolineato che un ulteriore aumento del numero di squadre qualificate potrebbe aiutare, ad esempio, l’Italia a tornare ai Mondiali. Il presidente FIFA ha commentato ridacchiando: “Vediamo se l’Italia si qualifica con 64 squadre, o forse dovrò metterne228 per vedere se si qualificano”, ha concluso con una risata. Se lo può permettere. La stampa sportiva italiana da tempo gli ha steso un tappeto rosso, tra interviste celebrative e interventi scritti di proprio pugno per raccontare la favola del miglior Mondiale di sempre.
Si candida già a diventare uno dei primi meme dei Mondiali 2026, ma stavolta il protagonista non è un calciatore. A rubare la scena durante la gara inaugurale tra Messico e Sudafrica è stato infatti l’arbitro brasiliano WiltonSampaio, alle prese con una difficoltà che molti possono comprendere: spiegare una decisione complessa in una lingua che non è la propria, dopo 84 minuti di partita e davanti a 80mila spettatori.
L’episodio è avvenuto all’Estadio Azteca quando il Var ha richiamato il direttore di gara per rivedere un intervento di Zwane. Dopo aver osservato le immagini, Sampaio si è preparato a comunicare pubblicamente la decisione attraverso il sistema audio dello stadio. Peccato che l’annuncio non sia andato esattamente come previsto.
Le immagini, diventate rapidamente virali sui social, mostrano l’arbitro mentre si inceppa, balbetta e prova a formulare la spiegazione in inglese. Il risultato è stato un messaggio a tratti difficile da comprendere, tanto che diversi giocatori sudafricani, compreso Mudau, hanno osservato il direttore di gara con evidenteperplessità. Soltanto quando Sampaio ha estratto il cartellino rosso, il significato della comunicazione è apparso chiaro a tutti.
In precedenza era stato espulso Sithole al 4’ della ripresa per fallo da ultimo uomo. Nel finale, dopo Zwane, è toccato anche al messicano Montes per gioco falloso. Tre espulsioni complessive che costituiscono un record per una partita inaugurale di un Mondiale. Sampaio verrà ricordato per questo, ma anche per il suo inglese scolastico, a essere generosi.
Al di là dell’episodio, il Messico ha iniziato il torneo con una vittoria per 2-0 nel Girone A. I padroni di casa sono passati in vantaggio al 9’ del primo tempo con Quiñones e hanno raddoppiato al 22’ della ripresa grazie a Jiménez. Con il Sudafrica rimasto in inferiorità numerica per gran parte del secondo tempo, la squadra guidata dal ct Javier Aguirre ha controllato l’incontro senza particolari difficoltà, conquistando i primi tre punti di questo Mondiale.
Occhi e mani sono rivolti verso il cielo. Il volto è coperto dalle lacrime. Raúl Jiménez ha perso il papà tre mesi fa. Ma prima che se ne andasse gli aveva promesso: “Segnerò ai Mondiali”. E così è stato. Nella partita inaugurale allo Stadio Atzeca tra Messico e Sudafrica (terminata 2-0) c’è anche la sua firma che gli vale il secondo posto nella classifica marcatori all-time della nazionale. Nel 2020 ha rischiato la vita su un campo da calcio per una frattura al cranio. Sei anni dopo il destino lo ha messo di fronte a oltre 80mila tifosi per un gol che aspettava da quattro edizioni.
La fascia che indossa Raúl Jiménez non è per estetica. Ma c’è qualcosa di più profondo. La lunga cicatrice sul lato destro della testa racconta l’episodio che gli ha cambiato la carriera e la vita. Nel novembre2020, durante un Arsenal-Wolverhampton deserto per la pandemia, l’attaccante messicano si frattura il cranio dopo un pericoloso scontro con David Luiz. Emorragia celebrale interna e operazione d’urgenza. “I medici hanno fatto un ottimo lavoro. Mi hanno subito detto dei rischi e mi hanno detto che sono un miracolato”. Nel lungo periodo di riabilitazione crescono i dubbi. Lo ricorda anche uno dei medici che lo ha seguito passo dopo passo: “È riuscito a passare dall’attività atletica di base all’allenamento agonistico completo a marzo, evitando soltanto i colpi di testa e i contrastiaerei”. Dopo oltre 6 mesi Jiménez rientra tra i convocati con tutte le precauzioni del caso. “È un miracolo che io sia persino tornato in campo”. Rimasto in isolato durante il Covid, il messicano resta in PremierLeague. E dopo la parentesi Fulham è pronto a tornare in maglia Wolves in Championship.
Le parole del ct Javier Aguirre suonano come un avvertimento: “Raúl ha detto che questo sarà il suo Mondiale”. Alla prima vera occasione contro il Sudafrica l’attaccante non sbaglia. L’esultanza è un’istantanea che resta nella storia. C’è la sofferenza di un segno indelebile rimasto sulla pelle e una promessamantenuta alla persona più importante della sua vita. “Un gol con dedicaspeciale”, il primo in assoluto ai Mondiali. Per il Messico, per suo padre. Raúl Jiménez non hai mai smesso di crederci.
Nuova Juve, vecchia Juve. L’arrivo di Giovanni Carnevali come nuovo amministratore delegato bianconero – ufficializzato oggi con una nota del club – è stato uno squarcio nel cielo, non proprio così sereno, che aleggiava sopra la Continassa. Che Damien Comolli fosse sotto osservazione, era abbastanza palese: la Juventus fuori dallaChampions e un calciomercato cominciato in salita (Allison, per esempio: un portiere cercato ma per il quale non si è chiuso) avevano gettato più ombre che luci sul dirigente francese. Ma che fossero così dense, no: non se l’aspettava nessuno. Forse l’aveva intuito Comolli stesso un paio di giorni fa, quando era stato convocato da John Elkann per alcuni chiarimenti. Che evidentemente non ci sono stati.
Morale della favola: la riunione fiume di ieri, giovedì 11 giugno, ha sancito l’addio all’uno e il benvenuto all’altro. Con Carnevali che, evidentemente già contattato nelle settimane precedenti, aveva voluto prima di tutto aspettare che il Sassuolo avviasse i lavori per il futuro. Aspettava Aquilani, insomma, e aspettava che qualche primo discorso di mercato venisse intavolato da chi a Sassuolo resterà, come il direttore sportivo Palmieri, sempre più al centro del club neroverde dopo anni e anni di lavoro tra settore giovanile e prima squadra. Non è un caso, infatti, che il ribaltone vero e proprio sarà per la Juventus – al netto della differenza più che sostanziale che esiste tra i due club – e non per il Sassuolo: gli emiliani cercheranno una figura manageriale che possa fare da ponte tra la famiglia Squinzi e l’area sportiva. Ma l’impianto organizzativo non cambierà di molto.
Il calciomercato e la nuova impostazione
E a Torino? Beh, lì è tutto diverso. Con l’addio di Comolli, qualche altra testa potrà saltare. Anche se non sembra probabile l’addio del direttore sportivo Ottolini, tornato alla Juventus lo scorso gennaio e decisamente operativo sul mercato. Così tanto che a Carnevali l’idea di smontare il giocattolo non passa per la testa. Un esempio è il ‘Dibu’ Martinez, il portiere dell’Aston Villa che ha scelto di venire in Italia e che aspetta solo un accordo finale tra i club. Le parti sono avanti, ma c’è ancora da discutere. E il nuovo ad, insieme a Ottolini, lo farà a partire dall’inizio della prossima settimana. Così sarà pure per Sorloth e KoloMuani, due giocatori che Spalletti ha avallato e che la Juventus proverà a portare avanti in questi giorni.
Ma cosa cambierà, allora? L’impostazione di base. Perlomeno, se si parla di calciomercato: la ricerca intensiva attraverso algoritmo (un vanto delle precedenti esperienze di Comolli) non ha convinto. E poi, Carnevali arriva all’interno di un sistema – quello della Serie A e del calcio italiano – che conosce alla perfezione. È un dato di fatto, questo, non un giudizio. Questi li ha fatti Elkann ed è convinto che un ritorno a una ‘vecchia’ Juvepiù italiana possa permetterle di uscire dalle secche di continue stagioninegative. Che dopo quattro aumenti di capitale, evidentemente, non si può più tanto permettere.
Il comunicato della Juventus
Il Consiglio di Amministrazione di Juventus FC ha deliberato oggi la nomina di Giovanni Carnevali ad Amministratore Delegato e Direttore Generale del Club, affidandogli la guida manageriale della Società con l’obiettivo di rafforzare il progetto sportivo e industriale bianconero.
Dirigente tra i più apprezzati del panorama sportivo, Giovanni porta in Juventus un patrimonio di rilevante capacità manageriale. Uomo di calcio per vocazione e passione, Giovanni ha dedicato la sua vita professionale a questo settore, maturando esperienze e acquisendo responsabilità sempre più rilevanti, che gli hanno consentito di sviluppare una conoscenza completa delle dinamiche che governano il calcio moderno e delle prospettive di evoluzione. In particolare, nel corso della sua carriera, ha contribuito in modo determinante alla crescita e all’affermazione del Sassuolo Calcio, diventato nel tempo un esempio riconosciuto per sostenibilità, innovazione, valorizzazione dei talenti e capacità di creare valore, dentro e fuori dal campo. In qualità di Consigliere di Lega Serie A ha inoltre contribuito ai principali tavoli di confronto dedicati all’evoluzione e alla crescita del calcio professionistico italiano.
“Sono orgoglioso e onorato di entrare a far parte di questo Club ricco di storia e identità – ha sottolineato Carnevali – Ringrazio la Società, l’azionista di maggioranza e John Elkann, per la fiducia che mi è stata accordata. Affronto questa nuova sfida con grande senso di responsabilità e con la convinzione che, attraverso l’impegno quotidiano, sia possibile costruire un percorso di crescita duraturo e un futuro di successi. Insieme a tutte le componenti della Società lavoreremo per rendere la Juventus sempre più protagonista in ambito nazionale e internazionale nel rispetto della storia del Club e delle ambizioni dei tifosi bianconeri” – ha voluto concludere così il nuovo AD bianconero.
A Giovanni il caloroso benvenuto di tutta la famiglia bianconera e i migliori auguri di buon lavoro.
Tutti a caccia del nuovo record. I Mondiali2026, la prima edizione a 48 squadre, offrono agli attaccanti la grande occasione per segnare più gol. C’è un match in più, i sedicesimi di finale. Ci sono soprattutto molte più squadre materasso nei gironi. I due grandi favoriti per vincere il titolo di capocannoniere della Coppa del Mondo sono Kylian Mbappé e HarryKane. Chissà se uno di loro riuscirà a superare JustFontaine, l’attaccante francese che in Svezia nel 1958 riuscì a segnare 13 reti in sole sei partite: ancora oggi detiene il primato di maggior gol segnati in una singola edizione dei Mondiali.
Mbappé, che fu capocannoniere in Qatar, potrebbe anche puntare al record all-time: ha 12 gol all’attivo, il primo è MiroslavKlose con 16. Attenzione anche a LeoMessi (7 gol nel 2022 per trascinare l’Argentina al titolo) ad oggi fermo a quota 13. Ci sono anche il 41enne CristianoRonaldo e il giovanissimo Lamine Yamal, senza dimenticare Erling Haaland (molto dipenderà dal percorso della Norvegia). La caccia al primato di gol è iniziata.
United States’ Folarin Balogun celebrates scoring his side’s second goal against Paraguay during a World Cup Group D soccer match in Inglewood, Calif., near Los Angeles, Friday, June 12, 2026. (AP Photo/Marcio J. Sanchez)
2) Giovanni Reyna – Stati Uniti
1 gol
2) Mauricio – Paraguay
1 gol
2) Cyle Larin – Canada
1 gol
Canada’s Cyle Larin (9) celebrates after scoring his sides first goal of the game in the second half of the World Cup Group B soccer match between Canada and Bosnia, Friday, June 12, 2026, in Toronto. ( (AP Photo/Sam Balkansky)
2) Jovo Lukic – Bosnia Erzegovina
1 gol
2) Hyun-Gyu Oh – Corea del sud
1 gol
2) In-Beom Hwang – Corea del sud
1 gol
2) Julian Quinones – Messico
1 gol
Mexico’s Julian Quinones (16) celebrates scoring their opening goal against South Africa during the World Cup Group A soccer match between Mexico and South Africa in Mexico City, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Eduardo Verdugo)
2) Raul Jimenez – Messico
1 gol
2) Ladislav Krejci – Repubblica Ceca
1 gol
Czechia’s Ladislav Krejci reacts after scoring against South Korea in Zapopan, near Guadalajara, Mexico, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Dolores Ochoa)
La strada verso il MetLife Stadium del New Jersey è iniziata: il 19 luglio verrà incoronato il Paese vincitore della Coppa del Mondo 2026. Partono 48 squadre, per la prima volta in un Mondiale, divise in 12gironi: 72 partite per eliminare appena 16 Nazionali. Tutte le altre passano ai sedicesimi di finale: le prime due di ciascun gruppo, più le otto migliori terze. Ecco le classifiche dei gruppi aggiornate.
Mondiali, la nuova classifica aggiornata oggi
Il nuovo regolamento dei gironi
In caso di arrivo a paripunti all’interno dello stesso girone, la FIFA applicherà nell’ordine i seguenti criteri per stabilire la classificafinale:
Maggiore differenza reti complessiva;
Maggior numero di gol segnati;
Punti ottenuti negli scontri diretti;
Migliore differenza reti negli scontri diretti;
Maggior numero di gol segnati negli scontri diretti;
Classifica fair play (conteggio delle sanzioni e dei cartellini);
Sorteggio finale a opera della FIFA.
Per quanto riguarda le miglioriterze, ci sarà una classifica a parte, composta appunto dalle 12 terze classificate. I criteri che si applicheranno per decretare le otto qualificate sono:
Maggior numero di punti ottenuti in tutte le partite del girone;
Differenza reti risultante da tutte le partite del girone;
Maggior numero di gol segnati in tutte le partite del girone;
Punteggio di condotta di squadra più alto (giocatori e dirigenti) relativo al numero di cartellini gialli e rossi ricevuti in tutte le partite del girone;
A qualcuno l’idea è piaciuta. Altri l’anno definita l’ennesima americanata di questi Mondiali2026. Dopo aver distorto il format della Coppa del Mondo, portandola da 32 a 48 squadre, il presidente della Fifa Gianni Infantino ha scelto di stravolgere anche il rituale degli inni nazionali che precede l’inizio di ogni partita. Il primo assaggio lo si è avuto nel match inaugurale tra Messico e Sudafrica: se qualcuno pensava che quella fosse un’eccezione legata alla cerimoniad’apertura, si sbaglia. Per tutte le gare di questo Mondiale, infatti, il momento degli inni diventerà un piccolo show. E tutto è nato da un desiderio espresso a Infantino da Alessandro Del Piero.
La cerimonia che precede l’inizio delle partite dei Mondiali sarà sempre la seguente: tutti i giocatori convocati fanno l’ingresso in campo, anche quelli che poi si siederanno in panchina. Le due squadre al completo si dispongono attorno al cerchio di centrocampo, una di fronte all’altra, per cantare a turno il proprio inno nazionale. Nel frattempo, enormi bandiere delle due nazionali coprono le due metà del campo. Un cerimoniale stravolto rispetto alla tradizione, che vedeva i 22 giocatori in campo disporsi su una linea retta, divisi dalla terna arbitrale. Un piccolo show voluto dalla Fifa. E non ha torto chi parla di americanata: sicuramente, almeno in parte, l’intento è quello di copiare le presentazioni dei match in stile NBA, per fare un esempio. Non è detto che sia un aspetto negativo: de gustibus.
Una novità per tutti i tifosi che vedono cambiare un protocollo che ormai da tempo faceva parte della ritualità degli incontri delle nazionali. Infantino, forse per parare eventuali critiche, ha raccontato in conferenza stampa che il rituale stravolto è nato da un’idea di un’ex leggenda del calcio italiano: “Tutti i 26 giocatori di una nazionale saranno in campo per l’inno nazionale. E’ un’idea di Alessandro Del Piero“. Il presidente della Fifa ha aggiunto: “Vogliamo sempre fare qualcosa di nuovo, non si tratta in questo caso di un’idea legata al business. Tutto è nato da una conversazione con Del Piero. Qualche mese fa mi ha detto: ‘Perché non fate entrare tutti i giocatori in campo per l’inno? Facciamo tutti parte della stessa squadra‘”.
Poi Infantino ha proseguito scherzando: “Non so se me l’ha detto perché ha realizzato un golstorico, contro la Germania ai Mondiali 2006, partendo dalla panchina…”. Quindi il presidente Fifa ha concluso: “Mi è sembrata un’idea interessante, l’abbiamo proposta a giocatori e allenatori: tutti si sono detti favorevoli. Nel calcio di oggi abbiamo 11 titolari, ci sono 5 o 6 sostituzioni. Ma tutta la rosa può scendere in campo, è positivo che tutti i calciatori possano vivere il momento dell’inno“.
Il Mondiale 2026 si è aperto con la vittoria del Messico contro il Sudafrica nella gara inaugurale grazie ai gol di Quinones prima e Raul Jimenez poi. La formazione di Aguirre ha fatto vedere buone cose nel match inaugurale del torneo, a differenza invece della formazione sudafricana, rimasta anche in 10 uomini a inizio secondo tempo per l’espulsione di Sithole e poi in 9 per quella di Zwane.
Nella notte si è giocata anche l’altra sfida del girone A, quella tra Corea del Sud e Repubblica Ceca, terminata 2-1 per gli asiatici con una rimonta. e reti tutte nel secondo tempo. Al gol di Ladislav Krejcí, al 59esimo, hanno risposto nel giro di 13 minuti prima In-Beom Hwang e poi Hyeon-Gyu Oh.
Il calcio dà. I soldi certo, e poi la fama, la gratitudine delle persone, la riconoscibilità. Ad imperitura memoria, quest’ultima, se hai regalato trionfi, coppe, vittorie, gol. E se non l’hai fatto nella vita reale pure. Già, perché AlessandroSimonetta non lo troverete tra i pluriscudettati di tutti i tempi, non lo troverete come capocannoniere e vincitore di più Champions, non troverete traccia di storie torbide di carte false e pratiche losche e fraudolente messe in campo per assicurarsene il cartellino: eppure tutto ciò è accaduto. Ha vinto più scudetti Alessandro, con più squadre e nella stessa stagione. Ha vinto più Champions, alla stessa maniera. Spesso a sua insaputa.
E se oggi si palesa su un social viene preso d’assalto da chi ne ha beneficiato, da chi non potrà mai dimenticare quanto a dato: tutti i giocatori di Football Manager2004. “In realtà io avevo solo chiesto se qualcuno sapesse restaurare una foto” dice Alessandro, che in effetti aveva solo postato una foto di un vecchioritiro della Roma in cui ci sono lui, un altro ragazzo delle giovanili della Roma, Fabrizio Grillo… e FrancescoTotti. La foto gliel’hanno restaurata, ma prima di tutto gli hanno reso grazie per i campionativinti nel popolare gioco manageriale “Al quale peraltro non ho mai giocato” racconta Alessandro.
Oggi è un assistente capo in Polizia Penitenziaria, ma all’epoca (parliamo del 2004) era un promettenteattaccante della Primaveragiallorossa: “In foto ero in ritiro in Austria con Capello: c’erano Totti, Cassano che era poco più grande di me, Emerson. Ricordo che in quel ritiro prima di un amichevole, giusto per non farmi sentire la tensione, Capello mi disse ‘Guarda domani giochi titolare, stai tranquillo, fai quello che sei abituato a fare in Primavera’, credo fosse contro il Genk la gara, o il Gent non ricordo bene”.
Un sogno, per un ragazzino: “Sì, chiaro: già solo guardare quello che facevaTotti in allenamento era pazzesco. Poi un giorno prima di Roma–RealMadrid io ero a scuola, vengono a chiamarmi in classe ‘Simonetta, devi venire in presidenza‘… ovviamente un ragazzetto delle superiori che pensa in questi caso ‘Eccallà, ho fatto qualcosa e m’hannobeccato‘ e invece no, mi volevano al telefono ed era Bruno Conti che mi informava che sarei andato in panchina contro il Real. Finì 3 a 0 per loro, ma che emozione”. Esordio in giallorosso sognato, ma mai arrivato: “Mi ruppi il perone, andai in prestito: ad Arezzo trovai Conte e Sarri, due allenatori diversissimi ma già allora bravissimi. Antonio era già un martello, sì, ma sempre positivo, mister Maurizio invece maniaco della tattica”.
E poi una carriera che si sviluppa tra Serie C e Serie D. Nel gioco invece è un’altra cosa: “In realtà – racconta Alessandro molto divertito – io non sapevo nemmeno di esistere in un gioco manageriale, figuriamoci. Poi è capitato nei social, quattro o cinque anni fa, di scrivere qualcosa ed essere preso d’assalto da questi che dicevano ‘Eri fortissimo‘, ‘Mi hai fatto vincere tutto’ facendo scatenare una miriade di ricordi. E ovviamente da un lato mi sono molto divertito, dall’altro mi ha fatto piacere. Io ci ho anche scherzato: ad un ragazzo che mi elencava gol e vittorie di trofei ho commentato ‘E pensa che non ci ho nemmeno maigiocato‘”. Con lui diventavano fenomeni AlessioCerci “Che forte lo era davvero” racconta Alessandro, e poi StefanoOkaka, LeandroGreco: “Che poi sono gli amici che mi restano nel mondo del calcio: anche Daniele De Rossi, con cui ogni tanto mi sento ancora”.
Bomber micidiale e iridato dei giochi manageriali, bomber di provincia nella realtà: “Ho smesso l’anno scorso però, ora mi dedico solo al lavoro e alla famiglia e non ho rimpianti: mi prendo la carriera che ho fatto e va bene così”. Alla fine il calcio, seppur virtuale, gli ha dato ciò che promette a pochi: l’immortalità. Non quella degli stadi pieni o delle bacheche stracolme di trofei, ma quella più curiosa e imprevedibile. Per migliaia di appassionati di FootballManager, Alessandro Simonetta resta ancora oggi uno degli attaccanti più forti di sempre. E poco importa se quei gol non sono mai stati segnati davvero. Finisce così, con un sorriso e nessun rimpianto, la storia del bomberbilaterale.
Da un lato la vita vera, fatta di polvere in Serie C, spogliatoi di provincia e la concretezza di un lavoro sicuro nello Stato. Dall’altro la gloriaeterna di un algoritmo che aveva visto lungo, regalandogli un posto nell’Olimpo dei “fenomeni che potevano essere”. Bruno Conti lo chiamò in presidenza per portarlo in panchina contro il Real Madrid; il destino lo ha portato un po’ più lontano. Ma se vi capita di passare su un vecchio forum di appassionati, non dite che Simonetta non ha vinto il Pallone d’Oro: vi risponderanno che nel 2004, con lui davanti, la Champions l’ha alzata pure chi partiva dalla C2.
Ieri è stato il momento della cerimonia inaugurale e dell’esordio del Messico, primo tra i tre Paesi organizzatori. Oggi è invece il giorno di Canada e Usa, le altre due nazioni ospitanti, che affrontano rispettivamente la BosniaErzegovina – che ha eliminato l’Italia – e il Paraguay. Sia in Canada che negli Stati Uniti sono previste altre due cerimonie d’apertura. Secondo giorno di Coppa del Mondo, che dopo le polemiche dei giorni scorsi, adesso entra nel vivo anche con il calcio giocato.
Il Canada scende in campo alle 21 a Toronto contro Alajbegovic e compagni, mentre gli Stati Uniti saranno in campo qualche ora dopo, nella notte italiana, per affrontare il Paraguay a Los Angeles. Al primo match di Pulisic e compagni non sarà presente il presidente DonaldTrump, ma il segretario di stato MarcoRubio.
Canada-Bosnia Erzegovina (girone B)
Orario: 21:00
Stadio: BMO Field (Toronto)
Dove vedere in tv e streaming: DAZN, Rai 1 e RaiPlay
Usa-Paraguay (girone D)
Orario: 3:00 (notte tra il 12 e il 13 giugno)
Stadio: SoFi Stadium (Los Angeles)
Dove vedere in tv e streaming: DAZN
Dove vedere in tv e streaming
Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 di calcio sono trasmesse in Italia in direttastreaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma alcune partite potranno essere viste anche in chiaro. 35 partite del torneo saranno disponibili in diretta televisiva sui canaliRai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.
Per quanto riguarda le partite di oggi, 12 giugno, la sfida tra Canada e Bosnia Erzegovina si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai e in streaming su RaiPlay. La prima degli StatiUniti – che sfideranno il Paraguay – invece, prevista nella notte tra il 12 e il 13 giugno, sarà disponibile solo su Dazn, con abbonamento.
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Il mio desiderio di scrivere del Var (Video Assistant Referee, cioè assistente arbitrale video) è nato prima della sua introduzione, il 3 marzo 2018, nelle regole del calcio mondiale. Era un pomeriggio di pioggia all’inizio degli anni Dieci, quando, impegnato nel mio ruolo di spettatore di una partita di Promozione mi capitò di assistere alla rabbia e alle proteste di un terzino verso chi l’arbitrava. Avrei dovuto essere pronto: ero un uomo ormai; pronto, quindi, anzitutto alle solite offese da repertorio, a pregare per le madri, a imparare qualche nuova variazione dialettale. E invece no. Prima stranezza, il terzino si teneva le mani dietro alla schiena, anche se nessuno aveva proceduto ad ammanettarle. Dove aveva imparato quella mossa? Ma soprattutto… che cosa stava urlando? “Bile”, “dire”…
Stava urlando “dire”, abbreviando “direttore di gara”, perché da un giorno imprecisato sui campi di calcio l’arbitro non andava più chiamato con il suo nome, con il suo ruolo designato: insomma, non veniva più chiamato semplicemente “arbitro”; è questo era accaduto forse perché, da qualche mese, nelle coppe europee, erano stati introdotti gli “assistenti addizionali d’area di rigore”, altra meteora del regolamento e del gergo Figc; o forse perché s’iniziava a parlare della costruzione dal basso, dei quinti e dell’ineffabile sottopunta… In conclusione: era l’ora di comportarsi bene.
Nei campetti in cui giocavo da pulcino, invece, il valore del pubblico veniva misurato dalla gravità delle offese urlate al “direttore di gara”. Non era un bel mondo, anzi: era un mondo anche sporco, opaco, cattivo. L’inclusione era debolezza. La bussola morale era di serie, ce l’avevano i più strani, installata da qualche parte vicino alla mente; senza dubbi era lontana dal cuore, dove stava l’anima di chi compete, il cui avversario più temibile è il regolamento. Quel “dire” veniva dalla televisione, ho pochi dubbi a riguardo. Ogni innovazione introdotta al livello apicale, nel calcio, sgocciola fino ai campi più scoperchiati e persi del mondo, replicando usi e costumi, modi di stare insieme, di pensare e vivere lo sport.
Quel giorno di pioggia iniziai a prenderne contezza, ed è forse da quel giorno che il gioco del calcio m’apparve all’alba di un processo di metamorfosi perpetua, di riforma e rarefazione, lo stesso processo ipercerebrale che avrebbe coinvolto il tifo. In un paio di decenni si sarebbe passati da “W l’Inter” sulle piastrelle dei bagni ai forum di tifosi esperti di “finanza amministrativa”, dal rosso diretto all’esegesi delle Dogso (Denying an Obvious Goal-Scoring Opportunity) durante le Ofr (On Field Review).
Illustrazioni di Martín Kazanietz
Non m’interessa difendere una delle due varianti: mi limito a osservare una trasformazione antropologica che investe tutto, calcio e mondo, e mi chiedo quale sia il mio ruolo, se di salvato o di sommerso. Rapito da questa indagine psicologica, sono tornato allora alle origini dell’ultima incredibile innovazione, ovvero l’introduzione dell’Announcement.
Nella storia del campionato italiano il primo annuncio è datato 25 agosto 2025. Una volta eseguita la On Field Review, il “dire” si dirige a passi molto “maschi” verso il centro del campo dove, schiena diritta e diaframma contratto, annuncia l’esito delle sue analisi. “A seguito di revisione, il numero 11 della Lazio è partito in posizione di fuorigioco. Decisione finale: fuorigioco!”. La voce è tirata, le vene sul collo stanno per cedere. L’annuncio viene concluso da un incongruo braccio teso, tra ufficialità e baldanza. Il braccio è il destro. Il video irradia delle evidenti vibrazioni sansepolcrine. Mi chiedo se sia la mia cattiva fede a dirlo, e trovo invece centinaia di commenti nostalgici al video, del tenore “La parola d’ordine, è una sola categorica e imperativa per tutti”. Vincere e vinceremo. Già.
Il Colosseo ruggisce, il cortisolo pure. La coreografia del Var, nella sua pretesa freddezza, manipola la psicologia di tutti gli attori in campo: giocatori, allenatori (non rari gli esaurimenti nervosi e le espulsioni), tifosi. Altro curioso effetto collaterale: il trionfo della paranoia, della micro-analisi, l’avvento di un nuovo paradigma indiziario. Torna in mente una cronaca di Daniele Manusia su Ultimo Uomo, intorno alle vicende dell’ultimo Milan-Lazio. In breve: ultimi minuti, un rigore sospetto esaspera entrambe le squadre. Ecco che dopo due minuti di analisi iconografica dell’arbitro, anche lo scrittore inizia a dubitare delle sue funzioni cognitive, sabotate dal VAR nonostante dall’infanzia s’impegnino a costruire un senso della realtà: “forse, rallentate sufficientemente, guardate abbastanza da vicino, tutte le azioni umane diventano segno di colpevolezza. Milan-Lazio come Blow Up di Michelangelo Antonioni, guardando il tocco di gomito di Pavlovic e sgranandolo per bene, ecco che in area di rigore compare il cadavere”.
Più aumenta la risoluzione e più si allarga la lente sul regolamento di questo sport, più si troveranno le mille insenature dove s’annida la logica e il suo antidoto. Il cosiddetto fuorigioco semi-automatico è un caso paradigmatico. Già dal nome: irresistibile, minaccioso, capace di una logica spietata. Il Saot (Semi-Automated Offside) è un dispositivo di controllo irradiato da dodici telecamere capaci di raccogliere 29 punti del corpo di ogni calciatore. Dall’occhio sinistro alla punta del piede destro, passando per tre punti pelvici e tutte le articolazioni principali.
Illustrazioni di Martín Kazanietz
La tecnologia, ma soprattutto i risultati del fuorigioco semiautomatico si avvicinano a quelli dei rilevatori di onde gravitazionali, delle macchine progettate e costruite per dimostrare qualcosa che sembrava impossibile: l’esistenza oggettiva di una misura fino ad allora solamente ipotizzabile. Nel caso calcistico, l’esistenza di un fuorigioco ideale, e giusto: uguale per tutti. Non serve precisare che anche in questo caso la nevrosi del tifoso è riuscita a trovare altri canali di sfogo. Il Saot, con le sue sole forze, ha inventato una nuova forma di sofferenza. Ovvero: qualsiasi squadra in qualsiasi situazione, compreso l’ultimo minuto di un secondo tempo supplementare, è chiamata a trattenere l’emozione del gol sospetto, e così il tifoso. Chi si lascia andare, è un inguaribile romantico. Un poveretto, forse uno sciocco. Tutti sanno che il gol verrà probabilmente controllato, così come tutti sanno che fumare fa male, che si muore anche di notte; tutti sanno che qualcosa è perduto per sempre, eppure l’attaccante esulterà, l’arbitro fischierà, gli avversari cadranno sulle ginocchia.
Quale sarebbe la procedura corretta, allora? La ignoro, ma conosco la più diffusa. All’ingresso del pallone in porta, si guarda il resto del divano e chi lo occupa; si calcolano le micro-esitazioni, misurandole sulle proprie; qualcuno agiterà il pugno, rassicurando tutti per rassicurarsi che “è buona, è buona”. Si attenderà “l’assenza di una schermata”, quella della cosiddetta On Field Review. Alla comparsa di quella, ci si arrenderà. Come di fronte a un plotone, a un’onda fatta come un grattacielo: più del 90% delle volte, il gol verrà revocato. Allora esclamazioni, sacramenti, e qualche redazione penserà: è ora di parlarne, il calcio non è più quello di una volta.
Mi chiedo quale sia il gesto ultimo che custodisce l’identità di questo sport. L’uso di una sfera? E se fosse un tronco di cono, non si vedrebbe meglio in televisione? Forse l’11 contro 11… Ma in mezzo a queste nuove leve bioniche, alle idee di allargare i campi, alle plusvalenze, qualcuno si accorgerebbe della differenza di un 12 contro 12? Forse sono i piedi, sì. L’ultimo tabù a cadere sarà l’uso delle mani, che infatti con i nuovi regolamenti sono finite nel loro ciclo di proteste: la mano, lì appesa in fondo al braccio attaccata al polso, semplicemente non deve esistere. Cosa rende il calcio, il calcio?
In questi anni la fenomenologia calcistica sta correndo parallela alla diffusione “dell’intelligenza artificiale”, parallela al collasso tra realtà e finzione. Prima di tutto si elabora il manufatto, il pallonetto o la gomitata, il fotomontaggio del Papa in Balenciaga. Una volta elaborato, i due risultati: il rifiuto rabbioso o la meraviglia frustrata. Fedele ai suoi tempi, oggi il calcio chiede tanta elasticità mentale, duttilità, propensione al cambiamento. E questa tensione superficiale tra me e Lui, che aumenta all’espandersi della bolla di commi e cavilli, temo che sia proporzionale al mio invecchiamento. O uno dei primi sintomi. Al soggetto, allora, resta da capire se resistere, o perdonare ancora.
Non siamo ai livelli delle gaffe di PaoloPetrecca durante la cerimoniad’apertura delle Olimpiadi di Milano–Cortina2026, ma poco ci manca. Dopo averla pubblicizzata per diverse settimane, la Rai ha deciso di tagliare la cerimoniad’apertura dei Mondiali2026 su Rai 1 dopo 10 minuti dall’inizio per lasciare spazio a mezz’ora di Tg1, dalle 20 alle 20:30. Una scelta che non è passata inosservata agli utenti, scatenati su X dopo la decisione della televisione di stato.
La diretta è poi ripresa poco dopo le 20:30, per la trasmissione della partefinale della cerimoniad’apertura, finita poco prima delle 21 per lasciare spazio a Messico–Sudafrica, match inaugurale dell’edizione 2026 della CoppadelMondo. Scherzo del destino, la Rai ha dovuto interrompere la diretta proprio mentre Shakira – artista di punta della cerimoniainaugurale – era nel pieno della sua performance. A condire il tutto, un audiodisturbato, quasi ambientale. Per chi non possiede l’abbonamento a Dazn, quindi, non è stato possibile seguire la cerimonia integralmente.
Sulla questione è intervenuta successivamente la Rai: “In merito all’interruzione della cerimonia di apertura dei Mondiali di calcio, si precisa che la Rai ha operato nel pieno rispetto delle indicazioni e dei vincoli editoriali e tecnici stabiliti dalla Fifa per la gestione dell’evento. La programmazione della diretta era regolata da una tempistica rigorosa, condivisa con l’organizzazione internazionale, che prevedeva passaggi obbligati tra i diversi momenti della trasmissione”.
La nota poi prosegue: “L’interruzione 1 minuto prima della conclusione della performancemusicale di Shakira – prosegue la Rai – è da attribuire a una valutazione operativa legata al rispetto della scaletta e al passaggio di linea al TG1. Si è trattato di un errore nella gestione del timingfinale, per il quale Rai esprime rammarico verso il pubblico. Resta confermato che tutte le altre fasi della copertura sono state realizzate in coerenza con le indicazioniricevute e con gli standard editoriali del servizio pubblico. La Rai ribadisce il proprio impegno a garantire una copertura sempre più attenta e puntuale dei grandieventiinternazionali“.
Passando all’evento, l’inizio della cerimonia ha visto un pallonedorato al centro del campo poi diventare una Coppa del Mondogigante mentre ballerini in costume tradizionale danzavano rimandando alla storia del Messico e della sua millenaria civiltà. Poi riflettori tutti puntati su Shakira. La pop star, colombiana ha presentato insieme a BurnaBoy il nuovo brano ufficiale per questa edizione della coppa del mondo: ‘DaiDai‘.
La voce di AndreaBocelli ha invece intonato l’inno di questi Mondiali, dal titolo ‘Dna’. Una performance, quella del cantante italiano, che ha conferito al brano solennità e intensitàemotiva. “Tornare a Città del Messico, una città che mi ha sempre accolto con straordinario calore, mi riempie di gioia e gratitudine“, ha detto Bocelli evidenziando anche quanto sia speciale condividere questo progetto con la cantante sudcoreana EJAE, MeganTheeStallion e DavidGuetta. Presenti anche diverse star locali, come AlejandroFernández che ha cantato l’inno nazionale messicano e RyanCastro insieme a J Balvin per un’esibizione speciale.
L’attrice, regista e produttrice messicano-americana candidata all’Oscar Salma HayekPinault è scesa in campo come ambasciatrice della Coppa del Mondo dando il “benvenuto in Messico”. La cerimonia, così come le altre due in programma in Usa e Canada, sono state curate da Balich Wonder Studio, di MarcoBalich, regista italiano: sedici cerimonie olimpiche e paralimpiche – da Torino 2006 a MilanoCortina 2026 – sei finali di UEFA Champions League e i Mondiali di Qatar 2022 e questa sera il kickoff con la prima delle cerimonie. “Il simbolo unificante per eccellenza della Fifa è la Coppa del Mondo – racconta Balich a Dazn – C’è una celebrazione dello sport con un finale che va a celebrare la Coppa“. Tra le crescenti proteste e tensioni sociali nella capitale messicana, oltre 80mila tifosi, tutti coloratissimi, hanno assistito alla cerimonia pronti poi a fare il tifo per le due squadre. Ma decine di migliaia di persone hanno assistito allo show anche all’esterno dello stadio, con Città del Messico di fatto letteralmenteparalizzata.
Un incontro tra due leggende amate in tutto il mondo nel backstage del Fifa Countdown Concert, l’evento che ha dato ufficialmente il via al conto alla rovescia verso i Mondiali di calcio2026. AndreaBocelli e RonaldoLuísNazáriodeLima ‘il Fenomeno’ si sono ritrovati dietro le quinte della manifestazione, regalando ai presenti un siparietto spontaneo e divertente. Nel video diffuso sui social, l’ex fuoriclasse brasiliano, all’Auditorio Nacional di Città del Messico, si rivolge a Bocelli in un fluente italiano e scherza sul recente incontro del tenore con JannikSinner. “Mi sto allenando a tennis, ho visto che ti sei incontrato con Sinner. Ero geloso di tutti e due, mi sono innamorato di tutti e due“, dice Ronaldo sorridendo. Poi aggiunge parole di stima per il campione altoatesino: “È una persona molto brava“.
Colpito dall’italiano dell’ex attaccante di Inter e Milan, Bocelli gli fa notare: “Però parli ancora beneitaliano“. Pronta la replica di Ronaldo: “Eh sì… otto anni di calcio“, ricordando con ironia il lungo periodo trascorso nel campionatoitaliano. Un momento di grandeempatia tra due protagonisti assoluti delle rispettive discipline, che sta rapidamente conquistando il pubblico sui social, unendo nel segno dello sport e della musica due figure entrate da tempo nell’immaginario collettivo internazionale. Bocelli tra qualche ora sarà protagonista anche dell’apertura ufficiale dei Mondiali di Calcio 2026, dove si esibirà con l’inno della manifestazione, “DNA“, firmato dallo stesso tenore con David Guetta, Megan Thee Stallion e Ejae.