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Mondiali, da Donnarumma a due ex Napoli: la Top 11 degli assenti vale più di 700 milioni di euro

10 June 2026 at 13:03

Da possibili protagonisti a grandi assenti. Che sia per un infortunio, per scelta tecnica o per la mancata qualificazione della propria nazionale, la Top 11 degli esclusi dai Mondiali 2026 – secondo i dati di Transfermarkt – vale esattamente 722 milioni di euro.

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I grandi assenti

Per comporre la formazione dei grandi assenti abbiamo pensato a un 4-2-3-1. La porta è occupata da Donnarumma (45 milioni di euro), tra i portieri più forti del mondo. Ma ancora a secco di Mondiali giocati con gli Azzurri. Sugli esterni ci sono due eccellenti esclusioni: aveva scelto il Real Madrid per sviluppare la sua versione migliore. E invece, la stagione di AlexanderArnold (60 milioni di euro) è stata sotto le aspettative. Non convocato dall’Inghilterra, la stessa decisione è stata presa dalla Francia nei confronti di Kalulu (nonostante l’ottimo campionato con la Juventus, e infatti il valore di 32 milioni di euro non è un caso). La coppia di centrali di questa ipotetica Top 11 resterà a casa per colpa di un infortunio: De Ligt (30 milioni di euro) sarà l’uomo in meno per l’Olanda del ct Koeman, Militao (20 milioni di euro) per il Brasile. Il centrocampo vale esattamente 150 milioni di euro. Szoboszlai non si è qualificato con la sua Ungheria, mentre Camavinga non è stato scelto dalla Francia.

Un attacco da quasi 400 milioni

I quattro davanti potrebbero tranquillamente portare qualsiasi squadra a vincere qualsiasi tipo di trofeo. Ci sono i due grandi esclusi dell’Inghilterra del ct Tuchel, Palmer e Foden (100 e 70 milioni di euro). E poi i due ex Napoli: il primo è stato nominato MVP dell’ultima Champions League, l’altro ha segnato più di 20 gol in questa stagione. Georgia e Nigeria non si qualificano, e con loro anche Kvaratskhelia (140 milioni di euro) e Victor Osimhen (75 milioni di euro).

La panchina di lusso

Non solo la Top 11. Anche la panchina regala esclusioni notevoli e giocatori che hanno perso l’ultima occasione per poter disputare un Mondiale. Tra questi impossibile non citare Robert Lewandowski, assente a causa della mancata qualificazione della sua Polonia. Ci sono poi Ter Stegen, Griezmann, Dybala e Luis Suarez che, invece, non sono partiti per gli Stati Uniti – rispettivamente con Germania, Francia, Argentina e Uruguay – per scelta tecnica. Menzione speciale per Ederson dell’Atalanta, rimasto fuori dalla lista del Brasile del ct Ancelotti, e per Nicolò Barella, fermato dalla Bosnia nello spareggio playoff. Georgia, Danimarca e Nigeria non vanno ai Mondiali e così anche Mamardashvili, Højlund e Lookman saranno costretti a seguire le partite dal divano di casa. Poi c’è l’imprevisto infortunio: l’Olanda dovrà fare a meno di Xavi Simons (per una lesione al legamento crociato del ginocchio destro), la Seleção di Rodrygo (per la rottura del crociato) e la Francia di Ekitike (per la rottura del tendine d’Achille).

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Il ritorno da eroe di Artan, l’arbitro somalo escluso dai Mondiali: “Non mi scoraggio, nel 2030 sarò presente”. Gli Usa: “Legato a organizzazioni terroristiche”

10 June 2026 at 12:42

Un centinaio di persone hanno accolto questa mattina all’aeroporto di Mogadiscio, in un clima di festa con molte bandiere del Paese, il rientro in Somalia dell’arbitro Omar Artan, respinto nei giorni scorsi alla frontiera statunitense dopo esser stato designato dalla Federcalcio africana per partecipare ai Mondiali del 2026. “Sarò presente ai prossimi Mondiali e continuerò a rendere orgogliosa la Somalia – ha dichiarato ai giornalisti presenti -. Nonostante quello che mi è successo, non mi lascio scoraggiare“. Artan è stato infatti eletto nel 2025 come miglior arbitro di tutta l’Africa e ha anche diretto la finale della Champions League africana.

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Proprio quando stava per partire per gli Usa, dove avrebbe dovuto arbitrare le partite dei Mondiali, è stato bloccato e rispedito in patria. Prima è stato sottoposto a una serie di controlli lunghissimi e a un interrogatorio per circa 11 ore. L’arbitro ha riferito al New York Times di aver ricevuto domande sulla situazione politica della Somalia e in particolare sulle attività terroristiche dell’organizzazione Al-Shabab. Il direttore di gara ha difeso la propria causa mostrando documentazioni e immagini di lui in campo ad arbitrare per fugare ogni dubbio: missione fallita. Dopo l’interrogatorio, Artan ha detto di essere stato trasferito in una cella di detenzione, dove è rimasto per altre ore, prima di essere imbarcato su un volo di ritorno.

Dopo i controlli approfonditi dell’U.S. Customs and Border Protection, le autorità americane hanno negato il visto. L’arbitro è stato costretto a salire di nuovo su un aereo per far ritorno in patria e a Mogadiscio è stato accolto come un eroe, come mostrano i video pubblicati sui social. La Fifa immediatamente si è svincolata dalla questione, spiegando che la decisione su chi deve entrare spetta al Paese ospitante. Nel frattempo, un funzionario del Dipartimento di Stato americano parlando con i media francesi ha dichiarato che l’arbitro era “legato a presunti membri di organizzazioni terroristiche” e che dunque “il viaggiatore non era idoneo all’ingresso negli Stati Uniti”. Come spiega però il New York Times, potrebbe trattarsi di un clamoroso caso di omonimia, visto che Artan ha più volte ribadito di non sapere nulla di organizzazioni terroristiche e di essere solo un arbitro di calcio.

La decisione è stata presa “per ottime ragioni”, si è limitato a dire Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force Fifa della Casa Bianca. “Ci sono cose di cui non possiamo parlare. Posso dire che chiunque parli con ‘soggetti negativi‘ che mirano a danneggiare gli Stati Uniti non saranno ammessi nel nostro paese. Non permetteremo che un torneo di calcio, anche se enorme, diventi una minaccia per gli americani. Siamo orgogliosi del lavoro che è stato fatto sinora a livello di visti: vogliamo che ci sia massima sicurezza per tutti”, ha aggiunto a Sky News.

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“Ci avevano detto che era una pratica che riguardava tutti, ma alla fine siamo stati gli unici. È strano”: Cannavaro dopo la perquisizione

10 June 2026 at 12:11

Manca un giorno alla prima partita dei Mondiali e si continua a parlare più dei controlli rigidissimi anche per calciatori e allenatori, che di calcio giocato. Tra i casi più discussi c’è quello dell’Uzbekistan e di Fabio Cannavaro, perquisiti con metal detector e soprattutto con cani antidroga. Sul tema è tornato lo stesso commissario tecnico parlando a CGTN Sports Scene. “Ci avevano detto che era una pratica che riguardava tutti, ma ha riguardato soltanto noi“, ha spiegato l’ex difensore che con l’Italia ha vinto da capitano i Mondiali del 2026. “Quindi l’ho trovato strano. Dovrete chiedere a loro il motivo“, ha concluso sorridendo.

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Cannavaro, il suo staff e i calciatori infatti sono stati perquisiti dal personale di sicurezza della sede dell’evento. Tutti in fila indiana, sottoposti per circa un minuto a testa a dei controlli con metal detector, come si vede nelle immagini mostrate da Espn. Poi valigie e zaini ammassati a terra, con un cane antidroga vicino ad annusare tutto. Tra i primi a essere sottoposti all’operazione c’era appunto anche il commissario tecnico Fabio Cannavaro, poi a ruota lo staff e i calciatori. La scena ha lasciato di stucco diversi membri della delegazione uzbeka – stupiti come si vede dalle immagini – che non si aspettavano un protocollo di sicurezza così rigido, a pochi minuti dall’ingresso nello stadio in cui l’Uzbekistan ha sfidato l’Olanda, nel match perso poi per 2-1.

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Mondiali, quando Infantino chiedeva di avere fiducia in Trump: “Tutti saranno i benvenuti negli Usa”. Ecco le sue promesse tradite

10 June 2026 at 12:10

Adesso che i problemi sono esplosi, la FIFA alza le mani. Dopo il caso dell’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, respinto all’ingresso negli Stati Uniti nonostante fosse stato designato per il Mondiale, e dopo le difficoltà denunciate da giornalisti e tifosi provenienti da diversi Paesi, la linea ufficiale è diventata improvvisamente prudente: “La FIFA non è coinvolta nelle procedure di immigrazione del Paese ospitante”, ha dichiarato un portavoce della federazione internazionale. Una posizione che però smentisce seccamente anni di promesse e rassicurazioni firmate Gianni Infantino.

I peggiori Mondiali di sempre? Intolleranza e prepotenza sotto i nostri occhi | Il commento

La figuraccia di Infantino è stata smascherata da un durissimo articolo firmato da Adam Crafton su The Athletic. Il presidente della FIFA ha trascorso gli ultimi anni garantendo pubblicamente che i Mondiali del 2026 sarebbero stati aperti a tutti, minimizzando le preoccupazioni sui visti e sui possibili effetti delle politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Già il 10 marzo 2025, in un’intervista al quotidiano spagnolo As, Infantino definiva il torneo una “festa” e lasciava intendere che le questioni legate ai visti sarebbero state risolte. Pochi mesi dopo, il 24 giugno 2025, di fronte alle crescenti preoccupazioni per il caso Iran, inserito tra i Paesi colpiti dalle restrizioni statunitensi, Infantino minimizzava il tutto, silenziando anche i timori emersi all’interno della FIFA.

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Il messaggio pubblico di Infantino non è mai cambiato. Il 31 agosto 2025, durante un incontro con i media africani a Nairobi, dichiarava: “Tutti saranno i benvenuti in Canada, Messico e Stati Uniti per la Coppa del Mondo FIFA del prossimo anno”. Nello stesso intervento assicurava che “questo processo sarà agevole e garantirà che coloro che si qualificheranno potranno venire con i loro tifosi”. Parole ribadite più volte. Sempre il 31 agosto, il numero uno della FIFA sosteneva che esistesse “l’impegno del governo degli Stati Uniti a garantire che il processo sia agevole, in modo che i tifosi di tutto il mondo siano i benvenuti”.

Anche il 17 novembre 2025, alla Casa Bianca, durante la presentazione del sistema FIFA PASS insieme a Donald Trump e al segretario di Stato Marco Rubio, Infantino parlava degli Stati Uniti come di un Paese pronto ad accogliere il mondo: “L’America dà il benvenuto al mondo. Abbiamo sempre detto che questa sarà la Coppa del Mondo più grande e inclusiva della storia”.

Eppure oggi la FIFA sostiene di non avere alcun ruolo nelle decisioni prese dalle autorità americane. La contraddizione appare ancora più evidente se si osserva il rapporto costruito da Infantino con Trump negli ultimi anni. The Athletic ricorda come il presidente della FIFA sia stato uno degli ospiti più assidui della Casa Bianca, abbia partecipato a eventi politici vicini al movimento MAGA, abbia aperto un ufficio FIFA nella Trump Tower di New York e abbia spesso esibito pubblicamente la propria vicinanza al presidente americano.

Una strategia che sembrava garantire alla FIFA un canale privilegiato con Washington. Oggi, però, quel rapporto speciale non sembra aver prodotto i risultati promessi. I problemi sui visti restano, le restrizioni colpiscono cittadini di Paesi qualificati ai Mondiali e perfino un arbitro FIFA è stato respinto alla frontiera.

Per anni Infantino ha chiesto al mondo di fidarsi delle sue rassicurazioni. Ora che emergono le conseguenze delle politiche migratorie statunitensi, la FIFA sostiene di non poter fare nulla. Ma sono proprio le dichiarazioni del suo presidente, pronunciate negli ultimi due anni, a dimostrare il suo fallimento.

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Mondiali al via, la Fifa si ritrova con oltre 180mila posti vuoti negli stadi: tra prezzi folli, polemiche e disinteresse

10 June 2026 at 11:10

Tutti i timori relativi ai Mondiali americani si stanno trasformando tristemente in realtà. I visti negati per l’ingresso negli Stati Uniti, ai tifosi ma perfino a un arbitro. Le tensioni diplomatiche a livello mondiale. Gli scontri e la violenza in Messico. Ora anche lo spauracchio degli stadi semi-vuoti, a causa del folle prezzo dei biglietti che viene denunciato da mesi. Il calcio di inizio della Coppa del Mondo è ormai dietro l’angolo e la Fifa si ritrova a dover gestire migliaia di posti vuoti sugli spalti. Sono infatti oltre 180mila i biglietti finiti sul mercato della rivendita. I prezzi – riporta il Financial Times – si mantengono ancora elevati, anche se nell’ultimo mese sono scesi del 20%.

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Sul portale di rivendita della Fifa sono a disposizione 176mila biglietti per la fase a gironi iniziale della competizione. A questi si aggiungono 16mila biglietti per le partite dell’Iran che risultano invenduti, nonostante i prezzi ridotti. Teheran ha denunciato in tal senso che è stati privata della possibilità di gestire il proprio pacchetto di biglietti. Ma perfino gli Stati Uniti faticano a vendere i biglietti: sul portale di rivendita sono ancora disponibili 4.400 biglietti per la partita d’esordio della squadra contro il Paraguay. Nonostante i forti sconti, il prezzo medio dei biglietti offerti supera ancora gli 800 dollari. Il posto standard più economico disponibile sul mercato, invece, ha un prezzo di 138 dollari.

Oltre a quelli destinati alla rivendita, la Fifa continua a offrire circa 15.000 biglietti per le partite della fase a gironi. I biglietti popolari a 60 dollari, promessi da Gianni Infantino, non si sono praticamente mai visti, andati esauriti subito nella prima lotteria, al punto che qualcuno ha cominciato a dubitare che siano mai esistiti, o comunque su quanti ne siano stati messi realmente in vendita. La Fifa ha sbandierato oltre 500 milioni richieste di biglietti su quasi 7 milioni di posti disponibili, ma al momento rischi dei buchi enormi in molti stadi: evidente che la domanda spropositata ha interessato soprattutto le partite delle nazionali più attese e quelle ad eliminazione diretta, molto meno i match dei gironi con nazionali di secondo piano.

C’è anche la grana dei biglietti quindi a rovinare questa vigilia dei Mondiali, una delle più tristi di sempre. Allo Stadio Azteca domani si terrà la cerimonia di apertura con la partita MessicoSudafrica, preceduta da una cerimonia musicale, il tutto trasmesso in mondovisione. In Messico intanto ieri migliaia di manifestanti, che chiedevano aumenti salariali e l’abrogazione di una legge sulle pensioni, hanno bloccato brevemente l’ingresso principale dell’iconico stadio, che ospiterà la partita inaugurale per la terza volta dopo il 1970 e il 1986.

Da lunedì, le tensioni sono aumentate a causa della rigida politica statunitense in materia di immigrazione, mettendo in imbarazzo la Fifa e Infantino. L’episodio più eclatante riguarda l’arbitro somalo Omar Artan, respinto sabato dalla polizia di frontiera statunitense al suo arrivo a Miami, in Florida, da Istanbul. Non solo: nel contesto instabile della guerra scoppiata in Medio Oriente in seguito all’offensiva israelo-americana contro l’Iran del 28 febbraio, la nazionale iraniana continua la sua preparazione, seppur con difficoltà, nel suo campo base messicano a Tijuana. Tuttavia, a diverse persone che li accompagnano la Nazionale è stato negato il visto per gli Usa, tra cui il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj. Inoltre, i tifosi potrebbero subire le conseguenze delle continue tensioni geopolitiche, poiché la Federazione calcistica iraniana ha accusato gli Stati Uniti di aver revocato l’assegnazione dei biglietti per i Mondiali, in violazione dei regolamenti Fifa che assegnano i biglietti a ciascuna nazione per le proprie partite.

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Mondiali, da Franco Baresi a Ronaldo: i campioni del mondo senza aver giocato un minuto

10 June 2026 at 07:14

Se si trattasse di un articolo di cuore, allora sarebbero sicuramente Marco Amelia e Angelo Peruzzi i protagonisti assoluti: scrittori di favole meravigliose, seppur restando sempre e solo sullo sfondo. Campioni del mondo, sì, ma senza scendere mai in campo. E quella di Amelia e Peruzzi è una schiera piuttosto ampia: i portieri di riserva sono una costante dei campioni del mondo a minuti zero. Con loro ci sono anche Ivano Bordon e Giovanni Galli, per citare solo l’ambito azzurro, e poi tra quelli più noti c’è Pepe Reina, campione con la Spagna nel 2010 alle spalle di Iker Casillas, o Bernard Lama con la Francia del 1998, forse anche per una questione di pura scaramanzia: Laurent Blanc baciava la pelata di Fabien Barthez prima di ogni gara, e con le treccine di Lama l’idillio sarebbe stato decisamente più complicato.

Insomma, la solitudine dei numeri 12 (e dei 23), nel 99,9 per cento dei casi spettatori silenziosi dei trionfi dei propri compagni: dal mitico Ricardo La Volpe nel 1978, passando per Roman Weidenfeller nel 2014 e Steve Mandanda nel 2018, fino a Gerónimo Rulli nel 2022, oscurato sia in campo che fuori dallo strabordare del Dibu Martínez. Non manca l’eccezione che conferma la regola, come la storia di Gianpiero Combi, che nel 1934 non avrebbe dovuto nemmeno esserci; e invece, dopo la rottura del braccio del titolare designato Carlo Ceresoli, fu richiamato a furor di popolo per guidare l’Italia alla vittoria.

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E poi ci sono gli altri campioni a zero minuti. I calciatori di movimento, anime e corpi di una spedizione che incidono nello spogliatoio senza mai calpestare l’erba. Uno dei più grandi difensori della storia del calcio, Franco Baresi, è diventato campione del mondo a Spagna 1982 senza mai giocare – quando invece avrebbe meritato la gloria eterna dodici anni più tardi, nel 1994, dopo una finale mostruosa contro il Brasile, rientrato miracolosamente a tempo di record da un’operazione al menisco per poi arrendersi solo ai rigori. Con lui, in quel gruppo dell’82, c’erano l’elegante “Zar” Pietro Vierchowod, Beppe Dossena, Franco Selvaggi e Daniele Massaro, che Baresi avrebbe poi ritrovato nel grande Milan.

Allargando l’orizzonte oltre i nostri confini, la galleria dei “fantasmi d’oro” si arricchisce di aneddoti straordinari. Nel 2010, mentre la Spagna di Del Bosque incantava il pianeta con il suo tiki-taka, l’equilibratore silenzioso Raúl Albiol guardava i compagni dalla panchina, preservando muscoli e silenzio per una medaglia d’oro che brilla identica sul petto. Nel 2018, invece, la Francia si laureava campione in Russia potendo contare sul carisma d’esportazione di Adil Rami: zero minuti sul rettangolo verde, ma un ruolo da leader emotivo insostituibile nello spogliatoio di Didier Deschamps, celebrato dai compagni come un vero e proprio amuleto portafortuna.

Ma la storia dei Mondiali sa essere anche un paradosso temporale. Nel 1994, negli Stati Uniti, il Brasile sollevava la sua quarta coppa trascinato da Romário. Pochi ricordano che in quella rosa figurava un ragazzino di diciassette anni, con l’apparecchio ai denti e il nome “Ronaldinho” sulle spalle per distinguerlo dal compagno Ronaldo Rodrigues. Quel ragazzino era il Fenomeno, Ronaldo Luís Nazário de Lima. Non giocò un solo secondo in America, quasi a voler custodire l’energia per il futuro. Si sarebbe rifatto, eccome se si sarebbe rifatto, prendendosi il pianeta nel 2002 da capocannoniere e protagonista assoluto.

Diverso e decisamente più cupo è il destino che legò Daniel Passarella al Messico nel 1986. Già capitano e simbolo dell’Argentina campione nel 1978, il Gran Capitán fu costretto a guardare l’epopea di Diego Armando Maradona dalla tribuna. Ufficialmente fu un’infezione intestinale a estrometterlo dai giochi, seguita da uno strappo muscolare. Qualcuno, però, nel ritiro dell’Albiceleste, sussurrava di una presunta maledizione, una spaccatura insanabile tra la vecchia guardia e il nuovo re Diego che trasformò quel trionfo in un esilio dorato per il vecchio leader.

Cosa resta, allora, a questi campioni senza voto in pagella? Resta la certezza che la Coppa del Mondo non si vince in undici, e nemmeno in quattordici. Si vince nella sofferenza degli allenamenti, nelle parole giuste dette prima di entrare in un tunnel, nella dignità di chi accetta di essere secondo perché il bene comune vale più della gloria personale. Non avranno sudato la maglia nei novanta minuti decisivi, ma l’oro della medaglia che portano al collo non è meno lucido. Perché in fondo, anche per scrivere le storie più belle, c’è sempre bisogno di qualcuno che sappia reggere l’inchiostro.

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I Mondiali più estremi di sempre: fino a 12mila km di spostamenti, dall’altura al caldo estremo. Così la geografia può decidere il vincitore

10 June 2026 at 07:14

Per la prima volta, la Coppa del Mondo non si gioca dentro un confine, ma lungo una mappa: 48 squadre, 104 partite, 16 città, 3 Stati e 4 fusi orari tra Canada, Stati Uniti e Messico. Per dire: VancouverMiami, le due sedi più lontane, sono separate da circa 5.500 chilometri: più o meno Roma-Reykjavík andata e ritorno. La FIFA ha provato a contenere l’effetto elastico con i “cluster” regionali, ma il punto resta: questo sarà il primo Mondiale in cui la logistica diventa una variabile tecnica.

Gianni Infantino lo aveva ammesso già alla presentazione: “La vera sfida sarà la logistica. Parliamo di un continente”. Distanze, fusi orari, differenze climatiche, altitudine messicana e livello del mare: tutto entra nella preparazione. L’idea dei cluster nasce da qui: evitare almeno nella fase iniziale il ping-pong coast to coast. Alexi Lalas, ex nazionale USA e stravagante meteora del Padova, l’ha sintetizzata così: “Non è che questi ragazzi siano seduti nel posto centrale in economy su una compagnia low-cost o roba del genere. Sono su aerei charter ovunque”, anche se “sei ore di viaggio e cambi di fuso cambiano fondamentalmente la competizione“.

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Le prime simulazioni sulle rotte potenziali mostrano uno squilibrio netto. Secondo un modello basato sulle distanze “as the crow flies”, cioè sulle tratte aeree in linea retta, una squadra può arrivare a superare i 12.800 km complessivi nel percorso verso la finale. Capo Verde è indicata come la più penalizzata, 12.866 km potenziali; seguono Uruguay, Spagna, Arabia Saudita e Colombia. All’estremo opposto, il Messico avrebbe il tragitto più leggero, circa 5.188 km, con un vantaggio strutturale da co-organizzatore.

La vera mappa si disegna nei gruppi. Il gruppo I, con Francia, Senegal, Norvegia e Iraq, è un paradiso logistico: media di circa 676 km, tutto nel corridoio Nord-Est. Le Parisien ha calcolato che per la Francia arrivare prima nel girone potrebbe significare risparmiare quasi 3.600 km di volo nella fase a eliminazione e guadagnare giorni di recupero. Al contrario, il gruppo J è una trappola: l’Algeria è stimata a 4.840 km solo nel girone, contro i 731 dell’Argentina. Anche il gruppo A è spaccato: Corea 639 km, Messico 922, Sudafrica 3.936, Repubblica Ceca 4.526.

Non c’è solo il viaggio. C’è il corpo che deve adattarsi. Guadalajara è a 1.566 metri, Città del Messico a 2.240. Miami è mare, umidità, caldo. Dallas, Houston e Atlanta possono trasformare il recupero in una corsa contro il termometro. Uno studio pubblicato su Sports Medicine segnala calore estremo atteso in 14 delle 16 città ospitanti, con valori storici di WBGT (un indice che misura il livello di stress termico causato dal caldo, una sorta di termometro della fatica) fino a 35°C. World Weather Attribution, inoltre, stima che fino a un quarto delle partite possa giocarsi sopra soglie di rischio termico, minacciando di compromettere lo spettacolo e mettere a rischio l’incolumità degli atleti. Tradotto in campo: meno pressing, più pause, più gestione, meno verticalità.

La domanda non è solo “chi ha il girone più facile”, ma “chi arriva lucido”. Spostarsi meno significa allenarsi meglio, dormire di più, recuperare prima. Spostarsi tanto significa cambiare aria, orario, umidità, routine alimentare, superfici di allenamento. Il Mondiale 2026 premierà chi saprà gestire meglio le partite invisibili: check-in, charter, crioterapia, sonno, acclimatazione.

Il Mondiale dei chilometri non si vincerà solo con la rosa migliore. Si vincerà con la mappa migliore. Una nazionale fortunata nel sorteggio potrà muoversi in un corridoio; un’altra attraverserà un intero continente. Una dormirà sempre nello stesso clima; un’altra passerà dall’altura al caldo umido. Insomma, lo avete capito, al prossimo Mondiale ci sarà una variabile da non trascurare, potenzialmente anche in grado di spostare gli equilibri: il fattore geografico-climatico.

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Il Mondiale sbarca nei mercati predittivi, la strana società scelta dalla Fifa: la licenza lampo e i molti punti oscuri

10 June 2026 at 07:14

Lo scorso 2 aprile, sul proprio sito la Fifa ha ufficializzato la partnership con ADI Predictstreet per il Mondiale 2026. La collaborazione, si legge nella nota, “segna una nuova frontiera nel coinvolgimento dei tifosi. L’innovativa piattaforma di ADI Predictstreet debutterà a livello globale per la Coppa del Mondo FIFA 2026, coinvolgendo i tifosi attraverso esperienze interattive di previsione. Saranno implementate diverse misure di sicurezza per garantire trasparenza, equità e tutela dei partecipanti”. Due settimane dopo, ADI Predicstreet è stata integrata nella piattaforma di DAZN. I prediction markets, o mercati predittivi, a cui la menzionata società appartiene, sono piattaforme dove gli utenti acquistano e vendono “contratti” basati su esiti futuri di eventi, in questo caso sportivi, con il prezzo di ogni singolo contratto che riflette la probabilità percepita dal mercato circa l’esito atteso. Di fatto, sono un ibrido tra strumenti finanziari derivati e semplici piattaforme di betting/gambling, ancora di difficile inquadramento giuridico. ADI Predictstreet, ad esempio, presenta un bel po’ di magagne, che andremo a elencare per sommi capi.

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Il gruppo è gestito dalla famiglia reale di Abu Dhabi, ma una figura chiave è l’indiano, con passaporto emiratino, Ajay Hans Raj Bhatia, che nel 2024 ha patteggiato 130mila sterline con il governo dell’India (precisamente la SEBI Securities and Exchange Board of India) per risolvere un’accusa di insider trading, costatagli un ban di sei mesi sul mercato locale. La carriera di Bhatia è avvolta nel mistero. Il suo profilo LinkedIn, creato meno di un anno fa, elenca cinque ruoli attuali, tutti di alto livello, all’interno del gruppo IHC. Nonostante abbia quasi sessant’anni, Bhatia non riporta precedenti impieghi o ruoli prima del 2022. In un suo vecchio profilo di LinkedIn datato 2017, citava il ruolo di CEO presso una holding, la Sirus, fondata però solo nel 2022.

Ad aprile è arrivato un nuovo CEO, con Bhatia rimasto comunque nel gruppo, pur se in un ruolo meno definito. Il nuovo nome è quello di Dimitrios Psarrakis, economista greco che per otto anni era stato stretto collaboratore di Eva Kaili, l’ex vicepresidente del Parlamento europeo coinvolta nello scandalo Qatargate. Psarrakis non è mai stato incriminato nella vicenda, né è mai stato coinvolto in altri scandali; tuttavia, rappresenta la seconda figura ambigua ai vertici di ADI Predictstreet, in questo caso vicina a un gravissimo caso di corruzione nel mondo del calcio. La Fifa, tuttavia, sembra non preoccuparsene, nonostante il cerchio continui ad allargarsi. Colin Piri, il nuovo responsabile della società per la segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio di denaro, nel 2018 è stato sanzionato dall’autorità di vigilanza finanziaria di Gibilterra con il divieto a ricoprire ruoli dirigenziali per due anni, in seguito alla condanna della Wave Crest Holdings Limited, società fintech che, tra le altre cose, emetteva carte prepagate in criptovaluta, e nella quale Piri ricopriva un ruolo apicale, al pagamento di 250mila sterline per violazione delle norme sull’antiriciclaggio.

Passiamo alla società. Esistono prediction markets quali Polymarket e Kashi che operano nel settore, non necessariamente sportivo, da diversi anni. La Predict Street Limited è stata costituita a Gibilterra il 17 marzo scorso, e dopo soli nove giorni ha ottenuto la licenza per le scommesse. Si tratta di un periodo eccezionalmente breve tra la costituzione societaria e l’approvazione normativa. Va anche notato come uno dei dirigenti di Predictstreet, Andrew Peter Montegriffo, lavori per il più grande studio legale di Gibilterra, chiamato Hassans, che annovera tra i propri soci proprio il Ministro della Giustizia, del Commercio e dell’Industria di Gibilterra, Nigel Feetham KC, che ha rilasciato la licenza. Anche il modus operandi della Fifa in questa vicenda merita attenzione. Considerate le tempistiche necessarie per formalizzare una partnership commerciale globale, progettare e produrre il materiale di branding, sorge il forte sospetto che l’organo di governo del calcio abbia negoziato un accordo con un’entità che non esisteva ancora legalmente. Oppure, quanto meno, ha accettato di promuovere Predictstreet a livello globale prima che la società fosse costituita a Gibilterra e la partnership fosse formalizzata. I tempi sono davvero incredibilmente ristretti.

L’ultima spina, in ordine di tempo, ha riguardato l’app per dispositivi mobili di ADI Predictstreet, disponibile su Google Play Store (ma non su Apple Store), che però, una volta istallata, conduce a un casinò online illegale chiamato Spinkings. La società, che secondo quanto scritto nella sezione termini e condizioni possiede un’autorizzazione a Curaçao e la licenza per offrire giochi da casinò e scommesse sportive ai clienti residenti nel Regno Unito, non risulta presente né nell’attuale registro dei titolari di licenze di gioco di Curaçao, né nel database della Gambling Commission della Gran Bretagna. Si tratta di un chiaro caso di appropriazione illecita di identità da parte di un terzo soggetto fraudolento, e oltretutto recidivo, visto che Spinkings appartiene al gruppo Amuzetcom Services Ltd, con sede nel paradiso fiscale di Saint Vincent e Grenadine e associata a operatori di gioco d’azzardo senza licenza che hanno dirottato gli URL di altre aziende e istituzioni al fine di massimizzare il proprio posizionamento nelle ricerche online.

Qui arriva il bello: né il marchio “Predictstreet”, né “ADI Predictstreet” risultano registrati sul database Wipo (World Intellectual Property Organization); pertanto, non potrebbero intraprendere nessuna azione legale contro tale appropriazione indebita. Viene spontaneo chiedersi come un’azienda che abbia speso 150 milioni di dollari per diventare partner ufficiale Fifa per i mercati predittivi, e per la quale la sicurezza – visto l’ambito in cui opera – rappresenti un elemento cruciale, possa essere stata vittima di un furto di identità così grossolano, da parte di un casinò illegale e senza licenza. Ma soprattutto di come, visto il mercato globale nel quale mira ad operare, non sia state prese le precauzioni più elementari a tutela del proprio marchio. La Fifa, interrogata dal giornale di inchiesta Josimar su tutte le questioni sopra riportate, non ha mai risposto, limitandosi a un laconico: “Tutto è stato fatto secondo le regole”.

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Mondiali 2026, i peggiori di sempre? Intolleranza e prepotenza sotto i nostri occhi | Il commento

10 June 2026 at 07:14

S’intuiva che sarebbe stato il mondiale dell’intolleranza, della prepotenza spacciata come sicurezza, delle paranoie sull’immigrazione, dello strapotere della parte peggiore dell’America, ma le prime immagini che viaggiano sul web in tempo reale ci hanno descritto nelle ultime ore, quando ancora il torneo deve iniziare, uno scenario ancora più oscuro. L’arbitro somalo Omar Artan – il migliore della confederazione africana – rispedito a casa dalla polizia di Miami dopo lunghissimi controlli. Le delegazioni di Senegal e Uzbekistan sottoposte a ispezioni minuziose, con tanto di cani antidroga e al limite dell’umiliante coinvolti anche Fabio Cannavaro ct della nazionale asiatica e star mondiali come l’ex Liverpool Sadio Mané e l’ex Napoli Koulibaly -. Il giocatore iracheno Ayman Hussein bloccato in aeroporto e sottoposto a sette ore di interrogatorio. Persino il Belgio di De Bruyne costretto a fare i conti con i metal detector sotto le scarpe. L’Iran è un caso a parte: appare già surreale la presenza della squadra con il fronte di guerra aperto con gli Usa e non sorprende quindi se sia stato concesso di entrare negli Stati Uniti poche ore prima delle partite e di uscire subito dopo.

Il mondiale della prepotenza, del trionfo della cultura – cultura? – MAGA, del trumpismo appare già lanciato verso il titolo del peggiore di sempre. Peggio sicuramente di Italia 1934 in salsa mussoliniana, di Qatar 2022 e dei divieti imposti alle comunità LGBTQ+, di Russia 2018 e del rinascimento putiniano. L’unico per ora accostabile a quello che andrà in scena in Canada, Messico e Usa dall’11 giugno al 19 luglio, il primo a 48 squadre e con un totale di 104 partite, è quello di Argentina 1978 e dei generali macellai, con la caserma ESMA a poche centinaia di metri dallo stadio Monumental di Buenos Aires dove vennero torturate e uccise migliaia di persone, anche durante le gare. Quarantotto anni fa non esisteva internet. Il regime di Videla eresse un muro di fronte alle sue vergogne. Solo la nazionale olandese cercò di scuotere le coscienze, nell’indifferenza generale. Gli Oranje arrivarono a giocarsi il titolo nella finale contro i padroni e la persero ai supplementari, dopo aver colpito un palo all’89’ quando il match viaggiava sull’1-1: se un ciuffo d’erba avesse deviato il tiro di Rensenbrink, forse la storia dell’Argentina sarebbe stata diversa e la dittatura sarebbe caduta prima del 1983.

Chiariamo subito: non sono paragonabili la giunta argentina figlia di un golpe e il trumpismo americano. Donald è stato rieletto dal voto presidenziale. Ha ottenuto la maggioranza dei voti in una consultazione democratica. Ma il modello MAGA (Make America Great Again) sta producendo un attacco violento alle libertà e alla libertà. Si alimenta di nazionalismo ottuso, di sovranismo, di suprematismo bianco, di lotta all’immigrazione, di autoritarismo che dà carta bianca ai metodi brutali delle forze dell’ordine. I controlli severissimi alle frontiere, in un paese che è insieme a Israele il bersaglio numero uno del terrorismo internazionale, erano annunciati, ma le immagini di questa vigilia sono state un colpo di frusta. Sembrava fantasia la caccia agli immigrati negli stadi durante le partite da parte dell’ICE, ma a questo punto, sarà la conseguenza logica di quanto sta avvenendo.

Uno scenario brutale, di cinque settimane pesanti, nelle quali spicca il silenzio della Fifa e del suo presidente, Gianni Infantino, contro il quale si è rivolto in tribunale Michel Platini, dopo i fatti e misfatti che portarono alla caduta dell’ex fuoriclasse della Juventus nel 2015, all’epoca numero uno dell’Uefa e lanciato verso il trono del football mondiale. Infantino è un sodale di Trump. Si vanta di essere amico del presidente statunitense e con una pagliacciata in pieno stile americano gli ha consegnato, lo scorso dicembre, un surreale premio della pace. Infantino è amico dei potenti, da Putin ai reali delle monarchie arabe, ma è ancora più amico di Trump. Affinità ideologiche e amore viscerale per gli affari sono il collante con King Donald. Il mondiale 2026, secondo la propaganda di Infantino, “sarà il più grande evento di sempre”. Il sito della BBC, che non rappresenta un mondo ultra dell’informazione, suggerisce questa descrizione del torneo: “Il più politicizzato, per esempio. E il più costoso. Potenzialmente il più caldo, o il più inquinante. Certamente, il più redditizio per la FIFA. A prescindere dal punto di vista, sembra certo che, al di là dello spettacolo in campo, questa Coppa del Mondo in formato gigante potrebbe essere tra le più controverse di sempre. Dai costi per i tifosi all’impatto della geopolitica, dalle politiche sull’immigrazione fino alla sicurezza, alle condizioni meteorologiche estreme, alla sostenibilità e al ruolo del presidente Donald Trump, questo mondiale suscita apprensione ed entusiasmo”.

E’ vietata anche la critica sportiva, vedi quella dell’allenatore argentino Marcelo Bielsa, ct dell’Uruguay, che ha definito pessima l’organizzazione del torneo parlando dei campi di allenamento. La Fifa ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. “Ci proibiscono di parlare. Chi prova a criticare viene sanzionato”, il suo atto d’accusa. A questo punto siamo arrivati con Infantino: un allenatore non può dire che una struttura tecnica non è degna di un mondiale.

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Dall’11 giugno, con il match Messico-Sudafrica che aprirà il torneo, detterà legge il calcio giocato: quarantotto squadre, 1248 giocatori pronti a scendere in campo, tre nazioni, tre fusi orari, distanze enormi da percorrere e una montagna di gol in arrivo. Questa sbornia collettiva riuscirà ancora una volta a oscurare le coscienze? La vera sfida è questa. Noi italiani, costretti per la terza volta di fila a vivere il mondiale da semplici spettatori, abbiamo la possibilità di sottrarci a questo delirio, anche se, visti i fatti dell’ultima giornata di campionato, il livello della nostra classe politica e il liquame che scorre abitualmente nei social, non c’è da essere ottimisti.

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“Mi hanno interrogato per tutta la notte e poi messo in cella. I Mondiali erano il mio sogno”: il racconto dell’arbitro somalo Artan, sbattuto fuori dagli Usa

9 June 2026 at 20:24

“Avevo i documenti giusti”. Omar Abdulkadir Artan racconta così, al telefono con il New York Times, la notte che ha cancellato il suo sogno mondiale. L’arbitro somalo, scelto per partecipare ai Mondiali di calcio di quest’estate, non potrà prendere parte al torneo dopo che gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti al suo arrivo a Miami, su un volo proveniente da Istanbul. La sua vicenda è diventata il simbolo dell’intolleranza che sta caratterizzando questi Mondiali, tra visti negati e perquisizioni alle Nazionali.

Artan ha spiegato di essere arrivato negli Usa convinto di avere tutto in ordine: “Avevo i documenti e tutto il resto in regola”. Secondo il suo racconto, una volta sbarcato è stato portato in una piccola stanza dell’aeroporto, dove gli agenti lo hanno interrogato per tutta la notte. Undici ore di domande, durante le quali gli sarebbe stato chiesto il motivo del viaggio negli Stati Uniti e anche della politica somala. L’arbitro ha detto di aver mostrato i documenti della Fifa e alcune foto della sua carriera da direttore di gara.

Il passaggio successivo è stato ancora più duro. Dopo l’interrogatorio, Artan ha riferito di essere stato trasferito in una cella di detenzione, dove è rimasto per altre ore, prima di essere imbarcato su un volo di ritorno verso Istanbul e poi rientrare a Mogadiscio. “Sono molto, molto deluso. Sono semplicemente un arbitro che cerca di vivere il suo sogno, il più grande sogno della mia vita, venire ai Mondiali”, ha detto al New York Times.

Artan sarebbe potuto diventare il primo arbitro somalo a dirigere una partita dei Mondiali. Nel 2025 era stato nominato miglior arbitro maschile dell’Africa ed era stato scelto dalla Confederazione Africana di Calcio per partecipare al torneo. Ma dopo il respingimento negli Stati Uniti, la Fifa se n’è lavata le mani e ha confermato che non prenderà parte alla competizione.

Il direttore di gara ha dichiarato di non essere stato informato del motivo preciso per cui gli è stato negato l’ingresso nel Paese. La spiegazione ufficiale fornita dalle autorità statunitensi resta generica. Un portavoce della dogana e della protezione delle frontiere aveva dichiarato alla CNN che Artan era stato sottoposto a un controllo aggiuntivo, una procedura definita di routine per verificare le informazioni o stabilire l’ammissibilità del viaggiatore. Al termine dell’ispezione, era stato ritenuto inammissibile “a causa di problemi di verifica”.

“Penso che abbiano un problema con il mio paese”, ha aggiunto Artan. La Somalia rientra infatti tra i Paesi colpiti dalle restrizioni di viaggio introdotte nell’ambito della stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. Il caso ha provocato la protesta del governo somalo, che ha chiesto spiegazioni agli Stati Uniti e alla Fifa. Che, da parte sua, ha dichiarato di non avere competenza diretta sulle procedure migratorie del Paese ospitante. “La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento”, ha dichiarato un portavoce.

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Mondiali, l’amichevole segreta diventa un caso diplomatico: perché la Norvegia è furiosa con la Scozia

9 June 2026 at 19:50

Nel calcio moderno non esistono più le amichevoli. Esistono test, sgambate, simulazioni, prove generali, sedute ad alta intensità, partite a porte chiuse, partite a porte chiusissime, partite così segrete che poi finiscono sui giornali norvegesi e diventano un incidente internazionale. Il Mondiale non è ancora cominciato e già Scozia e Norvegia sono riuscite a litigare per una cosa che, in teoria, non avrebbe dovuto vedere nessuno: una partitella d’allenamento a Charlotte, North Carolina.

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La partita doveva servire soprattutto ai giocatori meno utilizzati. Una di quelle cose poco glamour ma fondamentali: novanta minuti senza pubblico, senza inni, senza televisioni, senza epica, ma solo lo staff con la cartellina, GPS sulle schiene e riserve con la missione dichiarata di ricordare al ct di esistere. Poi la Scozia ha cancellato tutto, motivando la scelta con qualche problema fisico e con la necessità di non correre rischi. Traduzione calcistica: il Mondiale è vicino, abbiamo già perso Billy Gilmour nelle amichevoli precedenti, non vogliamo rischiare di aggiungere un’altra cartella clinica prima dell’esordio iridato.

Fin qui, quasi normale. Solo che dall’altra parte c’era Ståle Solbakken, che non l’ha presa esattamente come una piccola variazione di programma. Il ct norvegese ha parlato di comportamento “unprofessional”, puntando il dito contro la federazione scozzese, soprattutto per il modo in cui la notizia è arrivata: non una telefonata diretta tra allenatori, ma una comunicazione passata attraverso i team manager, dopo l’allenamento norvegese. Nel galateo delle amichevoli invisibili, a quanto pare, questo è un fallo da arancione tendente al rosso.

La Scozia, dal canto suo, ha risposto con l’argomento più scozzese possibile: pragmatismo e linea compatta. Steve Clarke ha ridotto l’evento a ciò che per lui era davvero: “Abbiamo avuto uno o due piccoli problemi fisici e abbiamo deciso che non valeva il rischio”, ha spiegato. John McGinn è stato ancora più diretto: “Il nostro lavoro è prenderci cura della Scozia, quello della Norvegia è prendersi cura della Norvegia”.

McGinn ha poi aggiunto il colpo migliore: “Se la Norvegia avesse rischiato di perdere Haaland o Ødegaard prima del Mondiale, avrebbe fatto la stessa cosa”, ha tuonato. Difficile dargli torto. Nel 2026 anche un’amichevole nascosta può diventare una minaccia sistemica se dentro ci sono ginocchia, tendini, assicurazioni, bonus FIFA e l’incubo di mandare a casa un titolare per tacke di troppo.

La Norvegia però aveva le sue ragioni. Solbakken aveva programmato la gestione dei minuti, alcuni giocatori dovevano avere ritmo, altri recuperare le vibes della gara. Ødegaard ha parlato di situazione “kjipt”, cioè fastidiosa, ma ha invitato a trovare soluzioni. Sørloth è stato più duro: “Un peccato, perché quella partita era pronta da tempo”. E in effetti, per chi prepara un Mondiale, una seduta saltata non è mai solo una seduta saltata: è una casella che si muove e costringe a ridisegnare il domino.

Il dettaglio più comico resta però quello finale: la Federcalcio scozzese si è detta sorpresa che la notizia fosse uscita sui media norvegesi, perché l’amichevole doveva essere a porte chiuse e non annunciata pubblicamente. È il capolavoro: una partita segreta, cancellata in segreto, diventa pubblica perché qualcuno si arrabbia pubblicamente per il modo in cui è stata cancellata. Anche questo è il Mondiale, bellezza.

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Il ritiro in un’area per scambisti, i manubri anti-caldo da 400 euro e un terremoto: il Mondiale dell’Inghilterra è già surreale

9 June 2026 at 16:56

C’erano una volta i ritiri pre-Mondiale. Si svolgevano in alberghi di lusso simili a fortini inespugnabili e servivano a tenere alta la concentrazione in vista della Coppa, a cementare il gruppo. Ora invece le cose sono cambiate. E anche parecchio. Perché quei periodi di clausura possono assumere sfumature tragiche e grottesche nell’arco di poche ore. Ne sa qualcosa l’Inghilterra di Thomas Tuchel, che negli ultimi giorni ha dovuto fare i conti con situazioni molto diverse tra loro. In attesa dell’amichevole contro il Costa Rica, infatti, la Nazionale dei Tre Leoni si sta allenando a West Palm Beach, in Florida, una meta turistica famosa per il lusso e per le sue spiagge bianche. Eppure lunedì scorso, alle 14 locali, la loro sessione di preparazione è stata interrotta a causa di un terremoto di magnitudo 6.1, il più forte mai registrato nella zona negli ultimi 150 anni. Il sisma ha avuto il suo epicentro a circa 600 chilometri di distanza, sulla costa occidentale di Cuba, e fortunatamente non ha provocato vittime o danni alle abitazioni.

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Dopo la grande paura, però, potrebbe arrivare l’imbarazzo. Una volta affrontato il Costa Rica all’Inter&Co Stadium di Orlando, i Tre Leoni si sposteranno nel loro campo base per il Mondiale, ossia lo Swope Soccer Village a Kansas City. Un luogo appartato e tranquillo. Forse anche troppo. In questi giorni la stampa di Sua Maestà, sempre a caccia di particolari pruriginosi, ha orgogliosamente lanciato uno scoop (se così si può chiamare). Secondo il Sun, infatti, il centro sportivo si troverebbe all’interno di un’area particolarmente apprezzata dagli scambisti all’aperto. Il tabloid è andato ostinatamente a caccia di dettagli e ha monitorato siti locali, giornali, forum e social media pur di sostenere la propria tesi. E poi ha riferito tutto ai suoi lettori. Un team di debunker ha così fatto luce sulla questione, citando addirittura un post dello scorso anno di un utente anonimo su Facebook: “Qualcuno sa cosa succede a Swope Park di notte? Sembra che ogni volta che ci passo in macchina mentre torno a casa, ci siano sempre molte più auto parcheggiate intorno al parco di quanto mi dovrei aspettare”.

Il Sun sperava di creare imbarazzo alla Federcalcio inglese, che però ha fatto cadere la questione in un compassionevole silenzio. Sì, perché il problema non è tanto ciò che accade di notte, quanto ciò che succede di giorno. Le temperature asfissianti rischiano di diventare un fattore decisivo. Per questo Tuchel aveva chiesto ai suoi di passare qualche giorno di vacanza in Florida prima del ritiro per ambientarsi e acclimatarsi. Dan Burn, difensore del Newcastle con 7 presenze con la maglia dell’Inghilterra, ha deciso di prendere in parola il cittì e ha portato la famiglia a Disneyland. Camminando sotto il sole per ore. Una scelta straziante che sembra essersi trasformata in un vantaggio. Dopo la sfida amichevole contro la Nuova Zelanda di domenica scorsa, Burn è rimasto sorpreso per la sua resistenza all’afa. “Penso che abbiamo gestito abbastanza bene il caldo, ottenendo una vittoria e mantenendo la porta inviolata. Possiamo partire da qui – ha detto – A essere sincero, non ho notato il caldo più di tanto. Non fraintendetemi, non era come un sabato pomeriggio a Newcastle, ma mi sentivo molto meglio di quanto potessi pensare”.

Per chi non ha sviluppato la stessa resistenza al caldo di Burn, Tuchel ha pensato a un piccolo aiuto esterno. In questi giorni la Nazionale sta familiarizzando con dei gadget tecnologici che promettono miracoli. Si tratta di dispositivi simili ai manubri da palestra che raffreddano i palmi delle mani dei calciatori e, di conseguenza, possono aiutare ad abbassare la temperatura corporea. Questi condizionatori portatili si chiamano CryoTherm Palm e sono prodotti da Therabody. Ognuno costa circa 349 sterline, circa 405 euro, e non sono ancora disponibili sul mercato britannico. L’Inghilterra userà CryoTherm durante gli allenamenti e durante il cooling break. E secondo la stampa inglese il Manchester United si sarebbe già interessato ad acquistarne uno stock per la prima squadra.

Non va poi meglio alla Svizzera. Gli elvetici sono in ritiro a San Diego. Non un dettaglio da poco, visto che la squadra si trova in un’area famosa per la presenza di serpenti (si è parlato addirittura di 12 specie diverse, tra cui i serpenti a sonagli). Ma non basta. Lunedì mattina, alle 9.30 locali, le 18.30 in Italia, è scoppiato un incendio nell’area boschiva a pochi minuti di auto dall’hotel Fairmont Grand del Mar, dove alloggia la Nazionale. Il vento e il caldo estremo hanno soffiato sul rogo, fino a farlo estendere per circa 65 ettari, con le autorità che hanno diramato comunicati e avvisi di evacuazione agli abitanti. Un pericolo che ha solo lambito la squadra Svizzera, ma che ha fatto crescere la tensione della spedizione rossocrociata.

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I controlli per le Nazionali negli Usa sono un caso: anche De Bruyne e il Belgio perquisiti con metal detector sotto le scarpe all’arrivo

9 June 2026 at 16:11

Non solo il Senegal in aeroporto e l’Uzbekistan allo stadio. Anche il Belgio si è dovuto sottoporre a dei controlli rigidissimi appena atterrato negli Usa. C’è infatti una foto virale in cui Kevin De Bruyne, giocatore del Napoli, ex Manchester City e tra i giocatori più forti al mondo degli ultimi 10 anni, seduto su una sedia appena sceso dall’aereo, con un metal detector passato anche intorno alle sue scarpe.

E così anche suoi compagni di squadra, ritratti immobili, con braccia larghe e controllati in ogni parte del corpo. Controlli molto rigidi, che negli Usa sembrano però ormai diventati una pratica comune. Prima Sadio Mané, Kalidou Koulibaly e tutto il Senegal, poi Fabio Cannavaro insieme al suo Uzbekistan prima di un’amichevole con l’Olanda, adesso anche il Belgio: le perquisizioni e i controlli degli addetti alla sicurezza nel Paese di Donald Trump sono ormai diventati un caso.

Basta fare banalmente un giro sui social per vedere diverse persone stupirsi di ciò e chiedersi il perché di vere e proprio perquisizioni con metal detector anche sotto le scarpe e in alcuni casi – come in quello dell’Uzbekistan – anche un cane antidroga ad annusare borse e valigie dei calciatori e dello staff. Se questa politica verrà spiegata non è dato saperlo, ma i Mondiali devono ancora cominciare e sono già diversi i temi di discussione fuori dal campo: da controlli come quelli a cui si sono sottoposti Belgio e Senegal tra le tante fino all’espulsione dell’arbitro somalo o del fotografo iracheno senza motivi validi o comunque esplicitati, passando per le strette sull’Iran e sui suoi tifosi, adesso anche impossibilitati a seguire la nazionale.

The treatment Kevin de Bruyne received upon arrival into the US ???????? pic.twitter.com/HXux2jHLPS

— World Cup HQ (@WorldCup26HQ) June 9, 2026

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“Seguo una mia disciplina mentale e fisica, perché quando non ti fermi nemmeno un giorno alla fine puoi anche crollare”: così Paola Ferrari si prepara per i Mondiali 2026

9 June 2026 at 14:48

I Mondiali 2026 si avvicinano, ma il dibattito sui volti che racconteranno la competizione in televisione è già iniziato. Tra questi anche Diletta Leotta, che sarà impegnata nella copertura della Coppa del Mondo tra Stati Uniti, Canada e Messico, un’edizione senza precedenti con 48 squadre partecipanti e una distribuzione su tre Paesi. In questo contesto è intervenuta la giornalista e conduttrice Paola Ferrari, che in un’intervista a Nuovo tv, ha commentato sia il lavoro delle colleghe in televisione sia le difficoltà legate alla gestione di eventi sportivi così lunghi e impegnativi: “Orgogliosa di essere stata la prima donna a condurre un programma di sport importante come la Domenica sportiva in Italia, per cui sono contenta che la Rai abbia avuto il coraggio di scegliere una donna, come Tiziana Alla, come telecronista. È un passo avanti importantissimo che si poteva fare anche prima. Tiziana se lo merita perché ha fatto tutta la gavetta e sarà certamente all’altezza di questo importante compito”.

Il prossimo Mondiale sarà trasmesso dalla Rai solo in parte, mentre la copertura principale sarà affidata a Dazn, che detiene i diritti dell’intero torneo. Un’edizione storica, sia per il numero di squadre sia per la distribuzione geografica. Proprio l’intensità del lavoro televisivo nei grandi tornei internazionali è stata al centro delle riflessioni di Paola Ferrari, che ha poi spostato il discorso sull’impegno dei volti chiamati a raccontare la competizione.

Parlando della collega Diletta Leotta, la giornalista Rai ha sottolineato la difficoltà del ruolo che la attende: “Non la vedrò perché saremo in onda contemporaneamente. Abbiamo tutte e due un grande impegno e una grossa responsabilità. Credo che sia il primo Mondiale che lei segue come conduttrice, per cui le auguro buon lavoro e tanta fortuna: è un impegno molto difficile anche dal punto di vista della fatica e della concentrazione. Quando ci sono questi lunghi eventi, io seguo una mia disciplina mentale e fisica, perché quando non ti fermi nemmeno un giorno alla fine puoi anche crollare”.

Infine, un passaggio anche personale sulla collega: “Diletta è appena diventata mamma per la seconda volta, abbiamo entrambe due figli, lei è un po’ più giovane di me, sta seguendo una bella strada e lo sta facendo molto bene”.

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Platini ha denunciato Infantino per diffamazione e traffico di influenze a 3 giorni dal Mondiale: “Persecuzione dolosa”

9 June 2026 at 14:27

L’ex presidente della Uefa Michel Platini ha avviato lunedì procedimenti civili e penali contro la Fifa e l’attuale presidente Gianni Infantino, in relazione alle accuse di corruzione del 2015 che, secondo l’ex calciatore della Nazionale francese e della Juventus, avrebbero compromesso la sua candidatura alla guida della federazione mondiale. La denuncia penale, presentata ai tribunali francesi – secondo quanto riporta la Bbc – accusa Infantino e due ex dirigenti Fifa – di “persecuzione dolosa”. In una separata azione civile, Platini, 70 anni, chiede un risarcimento economico alla Fifa per i presunti tentativi di ostacolare la sua elezione a presidente.

Le nuove denunce sono state annunciate tre giorni prima dell’inizio dei Mondiali di calcio che si stanno disputando in Nord America e che hanno spesso permesso a Infantino di condividere il palcoscenico politico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Infantino è stato eletto presidente della Fifa nel 2016, a sorpresa, proveniente dalla Uefa, l’organo calcistico europeo di cui era stato a lungo segretario generale del presidente Platini. Negli ambienti calcistici, Platini era ampiamente considerato il favorito per la presidenza della Fifa e successore del suo ex mentore Sepp Blatter, che lasciava l’incarico in seguito alle indagini federali statunitensi sulla corruzione tra i dirigenti del calcio, rese pubbliche nel maggio 2015.

Quattro mesi dopo, sia Platini che Blatter sono stati oggetto di un’indagine svizzera separata per un pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri (2,5 milioni di dollari) al francese, che avrebbe comportato la loro rimozione anticipata dall’incarico. Sia Platini che Blatter sono stati assolti due volte dall’accusa di frode ai danni della Fifa, prima nel 2022, quando sono stati processati congiuntamente in Svizzera, e poi di nuovo l’anno scorso in appello dalla procura federale. Tra i cinque uomini citati nella denuncia penale di Platini figurano anche il procuratore generale svizzero nel 2015, Michael Lauber, e l’allora direttore legale della Fifa, Marco Villiger.

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“Gli Usa hanno revocato la quota dei biglietti dei Mondiali per i nostri tifosi”: l’ultima denuncia dell’Iran

9 June 2026 at 11:31

La federazione calcistica iraniana ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno revocato l’assegnazione dei biglietti per le partite della fase a gironi dei Mondiali 2026, accusando il Paese di Trump di ostacolare la presenza dei tifosi iraniani, vista l’aspra disputa diplomatica in corso. Non si fermano le polemiche dopo i vari casi degli ultimi giorni. “A meno di tre giorni dall’inizio dei Mondiali del 2026, gli Stati Uniti hanno agito ancora una volta per ostacolare la presenza dei tifosi iraniani negli stadi che ospiteranno le tre partite della fase a gironi della nazionale”, ha dichiarato la federazione in un comunicato. Dopo i mancati visti a diversi membri dello staff della nazionale, le restrizioni per i giorni della partita (l’Iran sarà costretto a fare andata e ritorno il giorno della partita, tutto entro 24 ore), adesso anche problemi per i tifosi.

La federazione calcistica iraniana ha poi affermato che i regolamenti Fifa prevedono l’assegnazione dell’8% dei biglietti per ogni partita, distribuiti poi alle federazioni partecipanti per i rispettivi tifosi attraverso i canali ufficiali. Secondo la dichiarazione, l’Iran aveva già iniziato la vendita dei biglietti per le partite della fase a gironi contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto – tutte in programma negli Stati Uniti – dopo aver ricevuto la sua quota e alcuni tifosi avevano già acquistato i ticket. “Ma, con una mossa inaspettata, la quota assegnata alla Federazione calcistica iraniana è stata revocata e, nelle circostanze attuali, la federazione non è in grado di fornire nemmeno un singolo biglietto ai tifosi della nazionale”, si legge nella dichiarazione.

L’Iran ha definito la decisione “contraria allo spirito che regola le competizioni internazionali e al principio di uguaglianza tra i Paesi partecipanti”. Ha inoltre invitato la Fifa e gli organizzatori del torneo “a rispettare i principi di neutralità, equità e regolamenti stabiliti, e a fornire le condizioni necessarie ai tifosi iraniani“. Né la Fifa né gli organizzatori statunitensi hanno ancora commentato pubblicamente l’accusa iraniana.

La denuncia rappresenta l’ultima controversia relativa alla partecipazione dell’Iran ai Mondiali, dopo i problemi con i visti che, secondo Teheran, hanno impedito l’ingresso negli Stati Uniti a circa 15 membri dello staff amministrativo e dirigenziale della delegazione. Le crescenti tensioni hanno inoltre spinto l’Iran ad annunciare lo spostamento del proprio centro di allenamento per i Mondiali nella città messicana di Tijuana, al confine con il Messico, anziché a Tucson, in Arizona, come inizialmente previsto. L’Iran esordirà contro la Nuova Zelanda a Los Angeles il 15 giugno, per poi affrontare il Belgio, sempre a Los Angeles, il 21 giugno e l’Egitto a Seattle il 26 giugno.

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Il Mondiale negli Usa mostra il vero volto di Trump nel silenzio della Fifa: giocatori perquisiti e interrogati, l’arbitro somalo respinto

9 June 2026 at 10:42

Il miglior arbitro d’Africa con passaporto diplomatico escluso dai Mondiali perché non può entrare negli Stati Uniti. Ayman Hussein, stella del calcio iracheno, bloccato in aeroporto, interrogato per 7 ore e sottoposto a lunghissimi controlli. Un campione del mondo e Pallone d’Oro come Fabio Cannavaro, attuale ct dell’Uzbekistan, perquisito con metal detector e cani antidroga prima di entrare allo stadio. L’Iran obbligato a entrare e uscire dagli Usa in massimo 24 ore e senza tutto lo staff al seguito, causa visti negati. Stelle come Koulibaly e Sadio Mané costretti a sedersi appena scesi dall’aereo e a togliersi anche le scarpe per essere perquisiti. L’Iraq senza Tala Salah, fotografo ufficiale che ha trascorso più di dieci ore sotto ispezione e alla fine si è visto negare l’ingresso. Il nazionale svizzero Breel Embolo costretto a raggiungere la squadra 24 ore dopo a causa di problemi con l’autorizzazione ESTA. Senza contare i rischi di comprimere il diritto di cronaca dei giornalisti delle nazionalità maggiormente monitorate negli Usa e l’ultima denuncia dell’Iran: “A meno di tre giorni dall’inizio dei Mondiali del 2026, gli Stati Uniti hanno ancora una volta ostacolato la presenza dei tifosi iraniani negli stadi che ospiteranno le tre partite della fase a gironi della nazionale”

I Mondiali di calcio tra Stati Uniti, Messico e Canada devono ancora iniziare, ma rischiano già di amplificare la stretta e la politica di Donald Trump sull’immigrazione, creando diversi disagi anche a campioni del mondo del calcio. Il tutto nel silenzio della Fifa, che se n’è già lavata le mani addossando la competenza al Paese ospitante nonostante le rassicurazioni degli scorsi anni. D’altronde i rapporti piuttosto stretti e amichevoli tra Trump e Infantino sono ormai noti ai più.

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Il caso Omar Artan, arbitro somalo escluso

Tra i casi più discussi degli ultimi giorni c’è quello dell’arbitro Omar Abdulkadir Artan, miglior direttore di gara d’Africa nel 2025 e scelto dalla Confederazione Africana di Calcio per partecipare ai Mondiali di quest’anno. Artan, però, non ci sarà: gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti senza motivazioni precise e dettagliate. Un fatto confermato dalla Fifa, che però ha deciso – tramite un portavoce – di lavarsene rapidamente le mani: “Non siamo coinvolti nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento. In linea con quanto avvenuto in precedenti eventi Fifa, è il governo ospitante a determinare in ultima analisi chi riceve il visto e chi viene ammesso nel proprio Paese”. Nel caso di Artan, non è bastato nemmeno un passaporto diplomatico.

L’Iran costretto a fare tutto in 24 ore

Per alcuni mesi la partecipazione dell’Iran – viste le tensioni con gli Usa – è addirittura stata messa in discussione. Alla fine la Nazionale sarà presente ai Mondiali, ma con restrizioni considerate dalla stessa delegazione “inaccettabili”. Partendo dai visti: sono stati concessi all’ultimo momento, ma solo ai calciatori e a pochissimi membri dello staff. Il resto è stato costretto a rimanere nel proprio Paese. L’ex Inter Taremi e compagni saranno così presenti, ma non al completo e con uno staff dimezzato. In più, i calciatori di Teheran potranno entrare negli Stati Uniti soltanto il giorno stesso della partita e poi ripartire immediatamente. Tutto deve avvenire in massimo 24 ore. “Possiamo entrare la mattina e dobbiamo ripartire lo stesso giorno”, ha affermato l’ambasciatore iraniano in Messico Abolfazl Pasandideh. Le restrizioni americane complicano, senza dubbio, logisticamente la permanenza degli iraniani ai Mondiali. Con possibili ripercussioni anche sotto il profilo dei risultati.

Iraq, Hussein interrogato per 7 ore. Espulso il fotografo

I problemi hanno colpito anche l’Iraq. Secondo quanto riferito su X dall’agenzia Tansim News, Ayman Hussein, stella del calcio iracheno, è rimasto bloccato per circa 7 ore in aeroporto perché sottoposto a lunghissimi controlli e interrogato a lungo. Tala Salah, fotografo ufficiale della squadra, è stato invece espulso e mandato a casa dopo esser rimasto bloccato per circa 12 ore all’aeroporto internazionale di O’Hare.

L’italiano Cannavaro perquisito

I controlli rigidissimi sono proseguiti anche negli stadi, oltre che in aeroporto. Vittima ne è stata anche la Nazionale dell’Uzbekistan, il cui commissario tecnico è Fabio Cannavaro. Proprio lo stesso Cannavaro, campione del mondo nel 2006 con l’Italia, calciatore amatissimo e conosciutissimo in tutto il mondo, oggi allenatore, è stato perquisito dopo esser sceso dall’autobus prima dell’amichevole a New York contro l’Olanda, poi persa 2-1. Prima con i metal detector, poi anche un cane antidroga ad annusare le borse di staff e calciatori. Fonti Usa parlano di “controlli più serrati vista la presenza di Donald Trump a New York”, peraltro fischiatissimo durante il match Nba tra New York Knicks e San Antonio Spurs.

I senegalesi costretti a togliere le scarpe

Tra i casi più recenti è invece quello del Senegal, perquisito appena sceso dall’aereo. La formazione africana – che in rosa ha gente del calibro di Kalidou Koulibaly e Sadio Mané – si è dovuta sottoporre a controlli rigidi immediatamente dopo aver fatto le scale dell’aereo. Ogni calciatore veniva fatto sedere su una sedia e veniva perquisito, addirittura costretto a togliere le scarpe. Il tutto immortalato da un membro dello staff tra lo stupore generale. Il Senegal – insieme ad Haiti, Iran e Costa d’Avorio – è tra i quattro Paesi partecipanti ai Mondiali “vittima” di restrizioni e sui viaggi imposte dall’amministrazione Trump negli Stati Uniti. Misure che hanno già di per sé complicato gli spostamenti non solo per i tifosi che speravano di assistere alle partite negli Stati Uniti, ma anche per i giocatori e i dirigenti delle squadre, nonostante le esenzioni previste per atleti, staff tecnico e personale delle federazioni.

I rapporti tra Trump e Infantino

Con già diversi casi a far discutere, la Fifa tace. O quando interviene, lo fa solo per lavarsene le mani e non prendersi responsabilità. D’altronde sono noti ormai i rapporti d’amicizia tra Gianni Infantino e Donald Trump. Il presidente Fifa e il tycoon sono stati spesso immortalati in diversi eventi insieme, Infantino ha anche creato e consegnato un premio per la pace su misura per il presidente Usa e c’è anche un ufficio di rappresentanza Fifa all’interno della Trump Tower. Solo due degli esempi dei rapporti strettissimi tra i due presidenti, legati anche da interessi in comune.

Il problema dei cronisti

I controlli all’ingresso, tra l’altro, complicano anche gli spostamenti dei giornalisti. La scorsa settimana, il presidente dell’Associazione internazionale della stampa sportiva Gianni Merlo ha espresso al responsabile delle relazioni con i media della Fisa preoccupazione per il diniego dei visti d’ingresso ai cronisti: Merlo ha sottolineato i corrispondenti provenienti dall’Iran e da Paesi africani avranno un problema in più, poiché gli è stato concesso il permesso di entrare negli Usa una sola volta. In pratica, se vanno in Messico o in Canada per seguire una partita non possono rientrare senza ottenere un nuovo visto, la cui procedura potrebbe richiedere settimane o mesi. “Si tratta di casi innumerevoli e inaccettabili – ha scritto Merlo – I politici dicono sempre che lo sport unisce e costruisce ponti tra i giovani nei Paesi in conflitto, ma in questo caso stiamo andando nella direzione opposta”.

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Mondiali, Cannavaro e il suo Uzbekistan perquisiti con cani antidroga: controlli rigidissimi a New York

9 June 2026 at 08:54

A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali del 2026, la nazionale uzbeka si è trovata ad affrontare una situazione insolita (o meglio, negli Usa sembra esser diventata quasi normalità) al suo arrivo allo stadio di New York, dove ha disputato un’amichevole contro l’Olanda, persa 2-1 all’ultimo secondo. Una volta scesi dall’autobus, i membri della squadra asiatica – tra cui Fabio Cannavaro, il commissario tecnico, tra i primi a essere perquisiti – sono stati sottoposti a un rigoroso controllo di sicurezza da parte del personale responsabile della sede dell’evento. I calciatori, i membri dello staff tecnico e gli altri membri della delegazione hanno dovuto mettersi in fila per essere controllati con i metal detector, mentre i loro effetti personali venivano ispezionati da cani antidroga.

Le immagini mostrate da Espn mostrano i giocatori lasciare a terra zaini e borse per facilitare i controlli, durati diversi minuti. Tra i primi a essere sottoposti all’operazione c’era appunto anche il commissario tecnico Fabio Cannavaro, capitano nell’ultimo Mondiale vinto dall’Italia nel 2006. La scena ha colto di sorpresa diversi membri della delegazione uzbeka – stupiti come si vede dalle immagini – che non si aspettavano un protocollo di sicurezza così imponente a pochi minuti dall’ingresso nello stadio in cui hanno poi disputato l’ultima partita di preparazione ai Mondiali. Secondo diverse fonti, le misure straordinarie sarebbero state adottate in risposta alla presenza del presidente statunitense Donald Trump in città – peraltro fischiatissimo al Madison Square Garden durante il match tra Knicks e San Antonio – che ha comportato un aumento dei controlli di sicurezza in vari punti di New York. Intanto tra l’arbitro somalo rispedito a casa, il calciatore iracheno costretto a ore di controlli e l’Iran costretto a entrare e uscire dagli Usa in giornata, sono diversi i casi che stanno facendo discutere negli Stati Uniti. E i Mondiali devono ancora cominciare.

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Gli Usa negano l’ingresso all’arbitro somalo Omar Artan: escluso dai Mondiali. La Fifa se ne lava le mani: “È il governo ospitante a decidere”

9 June 2026 at 07:56

Prima il ritardo ai visti per i giocatori dell’Iran (negato a dirigenti e staff), poi Ayman Hussein, stella del calcio iracheno, bloccato in aeroporto e sottoposto a lunghissimi controlli. Adesso anche problemi per i direttori di gara. L’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan non prenderà parte ai Mondiali di calcio di quest’estate dopo che gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti, come confermato lunedì dalla FIFA. Interpellato sul caso di Artan, un portavoce della dogana e della protezione delle frontiere statunitensi ha dichiarato alla CNN che l’uomo è stato sottoposto a un controllo aggiuntivo al suo arrivo a Miami, dopo un volo proveniente da Istanbul.

“Durante le procedure di controllo, il viaggiatore è stato sottoposto a un’ispezione aggiuntiva, una procedura di routine del CBP (Customs and Border Protection) che prevede la verifica delle informazioni o la determinazione dell’ammissibilità”, ha dichiarato il portavoce. “Dopo l’ispezione, il viaggiatore, arbitro della Coppa del Mondo FIFA, è stato ritenuto inammissibile a causa di problemi di verifica e gli è stato negato l’ingresso“.

La Somalia è uno dei 39 Paesi colpiti dal divieto di viaggio imposto dall’amministrazione Trump. Il portavoce del CBP non ha fornito dettagli sul motivo per cui ad Artan è stato negato l’ingresso nonostante un passaporto diplomatico. Artan è stato nominato miglior arbitro maschile dell’Africa nel 2025 ed è stato scelto dalla Confederazione Africana di Calcio per partecipare ai Mondiali di quest’anno. “La FIFA non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le procedure di rilascio dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non subirà modifiche al momento“, ha dichiarato un portavoce della FIFA in un comunicato. “In linea con quanto avvenuto in precedenti eventi FIFA, è il governo ospitante a determinare in ultima analisi chi riceve il visto e chi viene ammesso nel proprio Paese”.

La notizia del divieto di ingresso per Artan giunge dopo che anche altri Paesi, in particolare l’Iran, hanno riscontrato problemi di ingresso negli Stati Uniti a causa delle rigide politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Il presidente della federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha dichiarato domenica che alla nazionale di calcio iraniana era stato concesso il permesso di entrare negli Stati Uniti per il torneo , ma “solo un giorno prima della partita”, secondo quanto riportato dai media semi-ufficiali iraniani, scatenando accuse di trattamento ingiusto. Amir Ghalenoei, allenatore della nazionale iraniana, ha aggiunto che ad alcuni membri dello staff dirigenziale, ai giornalisti e a un direttore esecutivo non è ancora stato concesso il permesso di partecipare al torneo.

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Calendario Mondiali: date e orari delle partite, dove vedere in tv e streaming (Dazn e in chiaro sulla Rai)

9 June 2026 at 06:59

Dall’11 giugno al 19 luglio Usa, Canada e Messico ospiteranno l’edizione 2026 dei Mondiali di calcio, il primo a 48 squadre e il primo con 32 qualificate alla fase finale. Non ci sarà l’Italia, che salta la Coppa del Mondo per la terza edizione consecutiva dopo l’eliminazione ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina. Aumentando il numero di squadre, cambia anche il regolamento delle nazionali che si qualificheranno ai sedicesimi di finale. Oltre alle prime due di ogni raggruppamento, da quest’anno si qualificano anche le migliori terze, che avranno una classifica “a parte”, con 12 squadre all’interno. Le 8 che faranno più punti avanzeranno ai sedicesimi di finale. Di seguito il calendario completo della competizione (con gli orari italiani), dove vedere in tv e streaming le partite e quali saranno visibili anche sulla Rai in chiaro.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Mondiali 2026, tutti i convocati e le formazioni tipo delle 48 Nazionali

Mondiali 2026, il calendario

Gruppo A

11 giugno, ore 21:00 | Messico – Sudafrica (Città del Messico)
12 giugno, ore 04:00 | Corea del Sud – Repubblica Ceca (Zapopan)
18 giugno, ore 18:00 | Repubblica Ceca – Sudafrica (Atlanta)
19 giugno, ore 03:00 | Messico – Corea del Sud (Zapopan)
25 giugno, ore 03:00 | Repubblica Ceca – Messico (Città del Messico)
25 giugno, ore 03:00 | Sudafrica – Corea del Sud (Guadalupe)

Gruppo B

12 giugno, ore 21:00 | Canada – Bosnia ed Erzegovina (Toronto)
13 giugno, ore 21:00 | Qatar – Svizzera (Santa Clara)
18 giugno, ore 21:00 | Svizzera – Bosnia ed Erzegovina (Los Angeles)
19 giugno, ore 24:00 | Canada – Qatar (Vancouver)
24 giugno, ore 21:00 | Svizzera – Canada (Vancouver)
24 giugno, ore 21:00 | Bosnia ed Erzegovina – Qatar (Seattle)

Gruppo C

14 giugno, ore 24:00 | Brasile – Marocco (New York)
14 giugno, ore 03:00 | Haiti – Scozia (Boston)
20 giugno, ore 00:00 | Scozia – Marocco (Boston)
20 giugno, ore 03:00 | Brasile – Haiti (Philadelphia)
25 giugno, ore 00:00 | Scozia – Brasile (Miami)
25 giugno, ore 00:00 | Marocco – Haiti (Atlanta)

Gruppo D

13 giugno, ore 03:00 | Stati Uniti – Paraguay (Los Angeles)
14 giugno, ore 06:00 | Australia – Turchia (Vancouver)
19 giugno, ore 21:00 | Stati Uniti – Australia (Seattle)
20 giugno, ore 06:00 | Turchia – Paraguay (Santa Clara)
26 giugno, ore 04:00 | Turchia – Stati Uniti (Los Angeles)
26 giugno, ore 04:00 | Paraguay – Australia (Santa Clara)

Gruppo E

14 giugno, ore 19:00 | Germania – Curaçao (Houston)
15 giugno, ore 01:00 | Costa d’Avorio – Ecuador (Philadelphia)
20 giugno, ore 22:00 | Germania – Costa d’Avorio (Toronto)
21 giugno, ore 02:00 | Ecuador – Curaçao (Kansas City)
25 giugno, ore 22:00 | Curaçao – Costa d’Avorio (Philadelphia)
25 giugno, ore 22:00 | Ecuador – Germania (New York)

Gruppo F

14 giugno, ore 22:00 | Olanda – Giappone (Dallas)
15 giugno, ore 04:00 | Svezia – Tunisia (Guadalupe)
20 giugno, ore 19:00 | Olanda – Svezia (Houston)
21 giugno, ore 06:00 | Tunisia – Giappone (Guadalupe)
26 giugno, ore 01:00 | Giappone – Svezia (Dallas)
26 giugno, ore 01:00 | Tunisia – Olanda (Kansas City)

Gruppo G

15 giugno, ore 21:00 | Belgio – Egitto (Seattle)
16 giugno, ore 03:00 | Iran – Nuova Zelanda (Los Angeles)
21 giugno, ore 21:00 | Belgio – Iran (Los Angeles)
22 giugno, ore 03:00 | Nuova Zelanda – Egitto (Vancouver)
27 giugno, ore 05:00 | Egitto – Iran (Seattle)
27 giugno, ore 05:00 | Nuova Zelanda – Belgio (Vancouver)

Gruppo H

15 giugno, ore 18:00 | Spagna – Capo Verde (Atlanta)
16 giugno, ore 00:00 | Arabia Saudita – Uruguay (Miami)
21 giugno, ore 18:00 | Spagna – Arabia Saudita (Atlanta)
22 giugno, ore 00:00 | Uruguay – Capo Verde (Miami)
27 giugno, ore 02:00 | Capo Verde – Arabia Saudita (Houston)
27 giugno, ore 02:00 | Uruguay – Spagna (Zapopan)

Gruppo I

16 giugno, ore 21:00 | Francia – Senegal (New York)
17 giugno, ore 00:00 | Iraq – Norvegia (Boston)
22 giugno, ore 23:00 | Francia – Iraq (Philadelphia)
23 giugno, ore 02:00 | Norvegia – Senegal (New York)
26 giugno, ore 21:00 | Norvegia – Francia (Boston)
26 giugno, ore 21:00 | Senegal – Iraq (Toronto)

Gruppo J

17 giugno, ore 03:00 | Argentina – Algeria (Kansas City)
17 giugno, ore 06:00 | Austria – Giordania (Santa Clara)
22 giugno, ore 19:00 | Argentina – Austria (Dallas)
23 giugno, ore 05:00 | Giordania – Algeria (Santa Clara)
28 giugno, ore 04:00 | Algeria – Austria (Kansas City)
28 giugno, ore 04:00 | Giordania – Argentina (Dallas)

Gruppo K

17 giugno, ore 19:00 | Portogallo – RD Congo (Houston)
18 giugno, ore 04:00 | Uzbekistan – Colombia (Città del Messico)
23 giugno, ore 19:00 | Portogallo – Uzbekistan (Houston)
24 giugno, ore 04:00 | Colombia – RD Congo (Zapopan)
28 giugno, ore 01:30 | Colombia – Portogallo (Miami)
28 giugno, ore 01:30 | RD Congo – Uzbekistan (Atlanta)

Gruppo L

17 giugno, ore 22:00 | Inghilterra – Croazia (Dallas)
18 giugno, ore 01:00 | Ghana – Panama (Toronto)
23 giugno, ore 22:00 | Inghilterra – Ghana (Boston)
24 giugno, ore 01:00 | Panama – Croazia (Toronto)
27 giugno, ore 23:00 | Panama – Inghilterra (New York)
27 giugno, ore 23:00 | Croazia – Ghana (Philadelphia)

Fase finale

  • Sedicesimi di finale: dal 28 giugno al 3 luglio
  • Ottavi di finale: dal 4 al 7 luglio
  • Quarti di finale: dal 9 all’11 luglio
  • Semifinali: 14 e 15 luglio
  • Finale 3° posto: 18 luglio
  • Finale: 19 luglio al MetLife Stadium di New York (ore 21:00 italiane)

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