S’intuiva che sarebbe stato il mondiale dell’intolleranza, della prepotenza spacciata come sicurezza, delle paranoie sull’immigrazione, dello strapotere della parte peggiore dell’America, ma le prime immagini che viaggiano sul web in tempo reale ci hanno descritto nelle ultime ore, quando ancora il torneo deve iniziare, uno scenario ancora più oscuro. L’arbitro somalo Omar Artan – il migliore della confederazione africana – rispedito a casa dalla polizia di Miami dopo lunghissimi controlli. Le delegazioni di Senegal e Uzbekistan sottoposte a ispezioni minuziose, con tanto di cani antidroga e al limite dell’umiliante – coinvolti anche Fabio Cannavaro ct della nazionale asiatica e star mondiali come l’ex Liverpool Sadio Mané e l’ex Napoli Koulibaly -. Il giocatore iracheno Ayman Hussein bloccato in aeroporto e sottoposto a sette ore di interrogatorio. Persino il Belgio di De Bruyne costretto a fare i conti con i metal detector sotto le scarpe. L’Iran è un caso a parte: appare già surreale la presenza della squadra con il fronte di guerra aperto con gli Usa e non sorprende quindi se sia stato concesso di entrare negli Stati Uniti poche ore prima delle partite e di uscire subito dopo.
Il mondiale della prepotenza, del trionfo della cultura – cultura? – MAGA, del trumpismo appare già lanciato verso il titolo del peggiore di sempre. Peggio sicuramente di Italia 1934 in salsa mussoliniana, di Qatar 2022 e dei divieti imposti alle comunità LGBTQ+, di Russia 2018 e del rinascimento putiniano. L’unico per ora accostabile a quello che andrà in scena in Canada, Messico e Usa dall’11 giugno al 19 luglio, il primo a 48 squadre e con un totale di 104 partite, è quello di Argentina 1978 e dei generali macellai, con la caserma ESMA a poche centinaia di metri dallo stadio Monumental di Buenos Aires dove vennero torturate e uccise migliaia di persone, anche durante le gare. Quarantotto anni fa non esisteva internet. Il regime di Videla eresse un muro di fronte alle sue vergogne. Solo la nazionale olandese cercò di scuotere le coscienze, nell’indifferenza generale. Gli Oranje arrivarono a giocarsi il titolo nella finale contro i padroni e la persero ai supplementari, dopo aver colpito un palo all’89’ quando il match viaggiava sull’1-1: se un ciuffo d’erba avesse deviato il tiro di Rensenbrink, forse la storia dell’Argentina sarebbe stata diversa e la dittatura sarebbe caduta prima del 1983.
Chiariamo subito: non sono paragonabili la giunta argentina figlia di un golpe e il trumpismo americano. Donald è stato rieletto dal voto presidenziale. Ha ottenuto la maggioranza dei voti in una consultazione democratica. Ma il modello MAGA (Make America Great Again) sta producendo un attacco violento alle libertà e alla libertà. Si alimenta di nazionalismo ottuso, di sovranismo, di suprematismo bianco, di lotta all’immigrazione, di autoritarismo che dà carta bianca ai metodi brutali delle forze dell’ordine. I controlli severissimi alle frontiere, in un paese che è insieme a Israele il bersaglio numero uno del terrorismo internazionale, erano annunciati, ma le immagini di questa vigilia sono state un colpo di frusta. Sembrava fantasia la caccia agli immigrati negli stadi durante le partite da parte dell’ICE, ma a questo punto, sarà la conseguenza logica di quanto sta avvenendo.
Uno scenario brutale, di cinque settimane pesanti, nelle quali spicca il silenzio della Fifa e del suo presidente, Gianni Infantino, contro il quale si è rivolto in tribunale Michel Platini, dopo i fatti e misfatti che portarono alla caduta dell’ex fuoriclasse della Juventus nel 2015, all’epoca numero uno dell’Uefa e lanciato verso il trono del football mondiale. Infantino è un sodale di Trump. Si vanta di essere amico del presidente statunitense e con una pagliacciata in pieno stile americano gli ha consegnato, lo scorso dicembre, un surreale premio della pace. Infantino è amico dei potenti, da Putin ai reali delle monarchie arabe, ma è ancora più amico di Trump. Affinità ideologiche e amore viscerale per gli affari sono il collante con King Donald. Il mondiale 2026, secondo la propaganda di Infantino, “sarà il più grande evento di sempre”. Il sito della BBC, che non rappresenta un mondo ultra dell’informazione, suggerisce questa descrizione del torneo: “Il più politicizzato, per esempio. E il più costoso. Potenzialmente il più caldo, o il più inquinante. Certamente, il più redditizio per la FIFA. A prescindere dal punto di vista, sembra certo che, al di là dello spettacolo in campo, questa Coppa del Mondo in formato gigante potrebbe essere tra le più controverse di sempre. Dai costi per i tifosi all’impatto della geopolitica, dalle politiche sull’immigrazione fino alla sicurezza, alle condizioni meteorologiche estreme, alla sostenibilità e al ruolo del presidente Donald Trump, questo mondiale suscita apprensione ed entusiasmo”.
E’ vietata anche la critica sportiva, vedi quella dell’allenatore argentino Marcelo Bielsa, ct dell’Uruguay, che ha definito pessima l’organizzazione del torneo parlando dei campi di allenamento. La Fifa ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. “Ci proibiscono di parlare. Chi prova a criticare viene sanzionato”, il suo atto d’accusa. A questo punto siamo arrivati con Infantino: un allenatore non può dire che una struttura tecnica non è degna di un mondiale.
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Dall’11 giugno, con il match Messico-Sudafrica che aprirà il torneo, detterà legge il calcio giocato: quarantotto squadre, 1248 giocatori pronti a scendere in campo, tre nazioni, tre fusi orari, distanze enormi da percorrere e una montagna di gol in arrivo. Questa sbornia collettiva riuscirà ancora una volta a oscurare le coscienze? La vera sfida è questa. Noi italiani, costretti per la terza volta di fila a vivere il mondiale da semplici spettatori, abbiamo la possibilità di sottrarci a questo delirio, anche se, visti i fatti dell’ultima giornata di campionato, il livello della nostra classe politica e il liquame che scorre abitualmente nei social, non c’è da essere ottimisti.
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