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Stasi ai pm sul posacenere trovato in casa Poggi: “Io non fumavo, Chiara nemmeno, i genitori erano partiti. Qualcosa che non torna”

10 June 2026 at 13:54

Il 20 maggio scorso, Alberto Stasi è stato ascoltato dai magistrati della Procura di Pavia che più di un anno fa, hanno riaperto le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Il 20 maggio scorso, Alberto Stasi è stato ascoltato dai magistrati della Procura di Pavia che, più di un anno fa, hanno riaperto le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Nel corso dell’interrogatorio, l’ex fidanzato della vittima ha affrontato alcuni dei temi centrali della nuova inchiesta: dal rapporto con Andrea Sempio, che sostiene di non aver mai conosciuto né sentito nominare prima della rilettura degli atti, ai dubbi sullo scontrino di Vigevano e sulle telefonate ricevute da Chiara pochi giorni prima del delitto. Nel verbale trovano spazio anche i riferimenti ai video intimi della coppia, la ricostruzione della mattina del 13 agosto 2007, il mistero del muretto danneggiato all’esterno della villetta, la cosiddetta impronta 33 e persino il posacenere trovato in casa Poggi, un dettaglio che continua a sollevare interrogativi, ma che ha la sua logica spiegazione nel fatto che il papà della vittima, è un accanito fumatore e che il posacenere era semplicemente sporco.

Stasi su Sempio

Dai panni di condannato ha indossato quelli di testimone del crimine che da mesi è al centro delle cronache e dei dibattiti televisivi: il delitto di Garlasco. A colpire l’attenzione sono stavolta le parole di Stasi, sull’unico indagato che è al centro della nuova inchiesta: Andrea Sempio. Stasi ha dichiarato e ribadito di non aver neanche mai sentito il suo nome, prima che la Procura di Pavia riaprisse il caso.

Ai pm ha dichiarato: “Prima di leggere le Sit messe a disposizione dalla procura di Vigevano non sapevo che esistesse una persona che si chiamava Andrea Sempio. Questo è uno dei passaggi più interessanti dell’interrogatorio all’allora fidanzato di Chiara Poggi, assassinata il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco (mentre i genitori e il fratello erano in villeggiatura in montagna). Le immagini sono state trasmesse in esclusiva Quarta Repubblica su Rete4. Per quell’efferato delitto, l’ex studente della Bocconi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni. Al procuratore Fabio Napoleone che gli ha chiesto apertamente se avesse mai avuto sospetti su Andrea Sempio, Alberto Stasi ha risposto con un secco e deciso: “No” e ha aggiunto: “Non l’ho Mai visto, mai sentito, confermo che prima di leggere quelle Sit non sapevo neanche esistesse”.

Lo scontrino a Vigevano

Ma Stasi non nega che c’è un tratto del nuovo indagato Sempio che aveva richiamato la sua attenzione ed ecco quale: “Mi aveva personalmente incuriosito, insospettito la questione dello scontrino, mi aveva lasciato un po’ sorpreso, perché io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni e lo esibisco al bisogno”. Il riferimento è allo scontrino del parcheggio di Vigevano, custodito da quel giorno dalla famiglia Sempio e ritenuto negli anni un pezzo fondamentale del suo alibi.

Le ricerche di Sempio

Al centro delle domande poste a Stasi da Napoleone, ci sono documenti e scritti già acquisiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Tra questi, ci sono tutte le ricerche effettuate da Sempio sul caso Garlasco e sullo stesso Stasi. “Dimostrano una personalità particolare”, ha fatto notare il procuratore ad Alberto, parlando di questi documenti come di “un magma su cui dobbiamo approfondire”. Quest’attenzione di Sempio, che è un amico storico del fratello della vittima Marco Poggi, è stata definita da Napoleone come morbosa. Ma Stasi non ha cavalcato le osservazioni dell’inquirente e ha preferito prendere le distanze dal nuovo indagato: “Mai visto, mai sentito“.

Le telefonate

Ci sono poi le ormai note telefonate sospette ricevute da Chiara Poggi pochi giorni prima dell’omicidio, tra il 7 e l’8 agosto 2007, proprio da Andrea Sempio. Telefonate di cui Alberto non sapeva nulla, come ha confermato durante questo interrogatorio ai magistrati di Pavia. “Non me l’ha riferito”, è stata la replica di Stasi che ha aggiunto: “Se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto. Non saprei dire, dare un motivo del perché”. Alla domanda se Chiara gli avesse mai parlato di Andrea Sempio, l’ex bocconiano ha confermato quanto già detto: “No, no…”. Nessun accenno, nessun sospetto condiviso, nessun riferimento a presenze considerate anomale nella cerchia degli amici del fratello.

Le avances e il video intimo

Nel corso del verbale sono emersi anche i dettagli della loro sfera intima, della vita di coppia. Stasi ha ricordato agli inquirenti che Chiara gli aveva invece parlato delle avances di un collega, di cui la ragazza parlò anche alle sue cugine, e gemelle Cappa. Gli inquirenti hanno chiesto a Stasi dei video intimi tra lui e Chiara, di cui si è tornati a discutere dopo alcune intercettazioni attribuite a Sempio. Napoleone ha chiesto a Stasi se fosse al corrente se questi video fossero stati diffusi o meno, all’epoca dei fatti. “Che io sappia no, a distanza di tanto tempo direi di no”, è stata la risposta di Stasi. Alberto ricorda però di un accadimento preciso, nei giorni successivi al delitto. Ecco quanto ha ricordato davanti ai pm: “Marco (Poggi, ndr), durante una visita in casa ancora ad agosto 2007, prendendomi quasi da parte mi chiese se era vero che c’erano dei video sessuali, diciamo così, tra me e Chiara. Credo perché in quei giorni erano uscite forse delle notizie sul punto”. Secondo Stasi, però, Chiara non aveva mai mostrato preoccupazione che qualcuno potesse aver scoperto quei filmati.

Le parole di Marco Poggi

La sua testimonianza si incrocia a quella del fratello della vittima che ha negato di aver visto i video prima del delitto e ritiene che nonostante sia per lui assurda, l’unica ipotesi plausibile (per spiegare i soliloqui di Sempio) è che l’amico potesse avergli rubato la chiavetta per vederli, nonostante tutto questo gli sembri “folle”. Come ha risposto a queste ipotesi Andrea Sempio? Ha dichiarato più volte di non aver mai frequentato Chiara Poggi e di considerare incomprensibile il movente sessuale. Il suo soliloquio, intercettato in auto, sarebbe stato lo sfogo e lo scimmiottamento di alcune trasmissioni sul caso che lo vede indagato.

La ricostruzione di Stasi

I magistrati di Pavia hanno chiesto a Stasi anche del giorno stesso del delitto, ricostruendo quanto avvenne la mattina del 13 agosto 2007, quando Stasi giunse nella villetta di via Pascoli trovando la porta di casa semiaperta. Una casa tranquilla, ordinata e avvolta dal silenzio e dal caldo di Ferragosto. Ma l’ordine del piano terra, di cucina e soggiorno era stato già bruscamente ribaltato dal caos, sulla scala che conduceva verso il seminterrato, dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi, riverso sugli ultimi gradini. Ed ecco un altro frammento significativo di quel giorno: “Ricordo che non ho acceso nessun interruttore”, ha detto Stasi. “Però poi mi hanno detto che una luce era accesa perché hanno detto che gli operatori del 118 non avevano azionato interruttori, quindi evidentemente una, forse quella delle scale, era già stata accesa”.

Le motivazioni dei giudici

Questa sua ricostruzione però, fu considerata “incongrua, illogica e falsa” dai giudici dell’epoca che lo hanno condannato e dalla Cassazione. I giudici contestarono a Stasi che non era possibile che l’avesse vista già “a terra bianca in volto” quando era già coperta di sangue. Né che potesse aver attraversato il piano terra della villetta senza calpestare il sangue caduto sul pavimento dal punto in cui la vittima fu aggredita fino al trascinamento verso la tavernetta dove venne poi ritrovata. Dalle motivazioni della sentenza di condanna si legge: “Le modalità di rinvenimento del corpo di Chiara sono assimilabili a quelle dell’aggressore, non dello scopritore. Poi non sono state ritrovate tracce ematiche né sulle sue scarpe, né sui tappetini della sua auto”.

Il muretto rotto

Ma c’è un dettaglio della scena del crimine che neanche Stasi si spiega: ed è il pezzetto del muretto di cinta rotto, nel punto esatto in cui lui ha scavalcato per entrare nella villa. Stasi conferma di non averlo rotto lui e aggiunge ai pm che “i carabinieri, credo, abbiano detto di non averlo rotto loro, anche i genitori avevano detto che alla loro partenza il muro era intatto. Secondo me, lì… cioè, qualcuno può avere anche scavalcato” ha spiegato. E infine nel verbale, ultimo ma non per importanza, c’è un elemento diventato centrale nel dibattito sulle nuove indagini sul caso: la cosiddetta impronta 33. Quando il procuratore gli ha mostrato le immagini della traccia palmare impressa sulla parete destra a ridosso della scala che porta alla cantina dei Poggi, Stasi ha sospirato: “Avessimo avuto questo dato, nel 2007…”.

Napoleone ha confermato a Stasi il peso fondamentale di questa traccia legata al cosiddetto indizio biologico, sottolineando che “non è importante solo il fatto che ci sia quello di Sempio”, ma anche l’assenza di tracce riconducibili allo stesso Stasi sulla scena del crimine. Nella dinamica del delitto così come cristallizzata nelle sentenze, l’assassino difatti non fece i gradini ma lanciò il corpo di Chiara. Un’altra anomalia sottolineata da Stasi è la cenere ritrovata quel giorno nel posacenere di casa Poggi. Ha dichiarato Stasi ai Pm: “Io non fumavo, Chiara nemmeno, i genitori erano partiti da una settimana. C’è qualcosa che non torna. Ma non so darmi una risposta”. Il posacenere di metallo, come accertato durante le indagini, presentava una piccola quantità di cenere compatibile con la presenza in casa di un accanito fumatore, il papà di Chiara Poggi.

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“Mentre registravamo 4 Hotel una donna delle pulizie e un cameriere stavano facendo sesso nello sgabuzzino, furono licenziati. Il topper? Sì, ma a una condizione”: Bruno Barbieri racconta

10 June 2026 at 13:46

“In quattro giudici eravamo troppi, con l’ospite arrivavamo a cinque. In tre è il numero giusto, ognuno di noi ha un minutaggio, questo è il trio perfetto: abbiamo caratteri diversi, ci divertiamo molto anche nel backstage. Arrivi alle 8 del mattino e vai a casa alle 8 di sera, è un programma complesso ma 4 Hotel è più duro perché vai in mezzo alla gente e non sei blindato in studio”. Ospite del podcast Tintoria, Bruno Barbieri ha raccontato aneddoti e retroscena della sua lunga carriera televisiva, a partire da MasterChef.

Lo chef ha parlato anche del rapporto con gli altri giudici del cooking show Sky: “Giorgio Locatelli lo chiamiamo l’avvocato, la Regina… io e Antonino (Cannavalcciulo, ndr) lo prendiamo in mezzo. Giochiamo a ping pong tra una scena e l’altra, è tutto vero”.

Se MasterChef gli ha regalato una grande popolarità televisiva, 4 Hotel lo ha invece portato a visitare centinaia di strutture in Italia e all’estero. Un’esperienza che gli ha permesso di accumulare storie di ogni genere. “Ho dormito in circa 650 letti. All’inizio avevamo le telecamere accese nelle stanze, io non mi ricordavo e girai nudo, mi è venuto in mente il giorno dopo: chissà il montatore…”, ha raccontato.

Tra gli episodi più curiosi anche uno avvenuto durante una registrazione in un albergo sul mare: “Mentre dovevo registrare una puntata in un hotel sul mare fummo disturbati da una donna delle pulizie e un cameriere che stavano facendo sesso nello sgabuzzino dei detersivi. Li abbiamo lasciati fare, ce ne siamo andati fuori noi. Loro però furono licenziati, anche la proprietà aveva sentito tutto”.

Non manca poi una precisazione su uno degli elementi che Barbieri considera fondamentali per il comfort degli ospiti: il topper. Lo chef ribadisce infatti che “deve essere solo in piuma d’oca“.

Gli aneddoti, però, risalgono anche a molto prima della televisione. Ripensando agli anni trascorsi in cucina, Barbieri ricorda una vicenda vissuta in un albergo di Verona: “Ora lo posso dire perché l’hotel è chiuso. Lavoravo al ristorante in questo hotel bellissimo a Verona: vennero questi due clienti tedeschi, una coppia giovane, persone molto ricche, proprietarie di supermercati in Austria. Praticamente procacciavano altre coppie. La governante nella loro stanza trovò dei falli di plastica…”.

E tra un ricordo e l’altro emerge anche un dettaglio inatteso sulla sua giovinezza: “Andavo a ballare alla discoteca La Mecca travestito da Renato Zero, ero un sorcino”. E non manca una chicca sul look, sempre ricercato: A Roma mi sono fatto fare le scarpe per la finale di Masterchef dallo stesso artigiano che le fa a Papa Leone. Sono due peruviani che abitano a Roma da 25-30 anni. Ho chiesto inserti dorati, le ho già immaginate con lo smoking che metterò”.

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“Non è vero che non ricorda il nome di mia figlia, hanno fatto un casino”: Ignazio Moser difende il padre Francesco dopo le polemiche

10 June 2026 at 13:42

Ignazio Moser è intervenuto per chiarire le polemiche nate dopo alcune dichiarazioni del padre, Francesco Moser, finite al centro del dibattito per il presunto “vuoto di memoria” sul nome della nipotina Clara Isabel: “Hanno fatto un casino, non molto carino in realtà. Mio papà viene strumentalizzato nelle sue dichiarazioni”, ha spiegato l’ex ciclista in un’intervista a My Personal Trainer.

Le parole del campione trentino avevano infatti fatto discutere. In un’intervista a Oggi aveva raccontato: “Una volta mi ricordo uno, una volta mi ricordo l’altro. Non capisco niente adesso, come la chiamo?”, riferendosi al fatto che la nipote abbia due nomi. Ignazio ha però respinto l’interpretazione circolata online: “Il titolo, diciamo, ovviamente clickbait per tirare su ascolti, è stato: ‘Francesco Moser non sa neanche come si chiama sua nipote’. Mio papà viene sempre un po’ strumentalizzato nelle sue dichiarazioni, perché è uno molto molto diretto, molto burbero nei modi. Lui lo è sempre stato con noi figli e lo è anche con i giornalisti quando poi si trova a fare dichiarazioni o a fare interviste, quindi viene sempre un po’ traviata la sua dichiarazione”.

Sul rapporto familiare, Ignazio ha voluto chiarire: “Abbiamo un bel rapporto, non è di molte parole però ci vogliamo bene”. E ancora: “Ci capiamo, magari anche non parlando tanto. Anche il rapporto con Cecilia Rodriguez non avrebbe mai creato tensioni: “Lui si è fatto questa immagine di cattivo della nostra storia, ormai il suo ruolo viene sempre cavalcato e cercato di far uscire in quel modo”.

Le precedenti dichiarazioni di Francesco Moser

In precedenza lo stesso Francesco Moser aveva commentato il rapporto con i figli: “Bisogna lasciarli liberi”, aveva detto, aggiungendo che “fanno una vita tutta loro”. E sul figlio Ignazio aveva ricordato il percorso sportivo e il cambio di vita: “Ha corso fino ai 23-24 anni… e poi dopo è andato a fare il Grande Fratello e lì è cambiata la sua vita”.

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“Ho vinto un reality e 100 mila euro di premio ma non ho potuto parlarne pubblicamente per vicende legali”: la rivelazione di Davide Donadei

10 June 2026 at 13:05

A quasi due anni di distanza, Davide Donadei è tornato a parlare di The Social Home, reality a cui aveva partecipato e che, a suo dire, aveva vinto. Lo ha fatto con un lungo post pubblicato sui social, spiegando di aver scelto il silenzio fino a oggi per via di questioni legali ancora aperte.

“Questa è la foto di quando ho vinto The Social Home“, scrive a corredo di uno scatto che lo ritrae con una coppa. Donadei racconta che il format prevedeva circa venti concorrenti, inizialmente divisi in squadre e poi sottoposti a eliminazioni progressive fino alla finale.

Secondo il suo racconto, però, il reality non avrebbe mai completato il percorso previsto. “Ho vinto il reality e anche un premio di circa 100 mila euro, ma purtroppo non tutte le persone agiscono con correttezza. Io, insieme a molti altri concorrenti e professionisti coinvolti nel progetto, alcuni anche molto conosciuti nel mondo social e televisivo, ci siamo ritrovati con una grande delusione”.

L’ex tronista fa poi riferimento a presunte analogie con The Fifty: “Fa ancora più effetto ripensarci oggi, vedendo format come The Fifty su Amazon, perché le somiglianze sono davvero tante”.

Non manca il riferimento a vicende giudiziarie ancora in corso: “Per molto tempo, per vicende legali ancora in corso, non ho potuto parlarne pubblicamente”. Nonostante tutto, Donadei rivendica con orgoglio quell’esperienza: “Una cosa nessuno potrà mai togliermela: quel programma l’ho vinto io”.

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“Non mi fidanzerò mai più con un atleta, ho fatto una lista di 33 punti non negoziabili con i requisiti necessari”: l’annuncio di Morgan Riddler dopo la rottura con il tennista Taylor Fritz

10 June 2026 at 12:58

Dopo quasi sei anni di relazione e una vita trascorsa a bordo campo per sostenere il tennista Taylor Fritz, l’influencer Morgan Riddle chiude definitivamente il capitolo sentimentale legato agli sportivi professionisti. La rottura tra i due ventottenni, avvenuta ad aprile e confermata in esclusiva dalla rivista People, segna l’inizio di una nuova fase per la creatrice di contenuti, che ha voluto mettere in chiaro una regola imprescindibile per il suo futuro: il prossimo partner non dovrà in alcun modo essere uno sportivo.

Il veto sugli atleti e i requisiti per il futuro

In una recente intervista rilasciata a Elle, Riddle ha tracciato il profilo per le sue prossime relazioni, elencando una serie di caratteristiche specifiche e lontane dalle dinamiche del circuito agonistico. L’influencer ha precisato di essere alla ricerca di un compagno in grado di garantire “allineamento politico, obiettivi di vita condivisi, intimità intellettuale”: “Ho fatto una lista di 33 punti non negoziabili – ha chiarito -. Ci sono cose basilari come la condivisione di idee politiche, obiettivi di vita comuni, intimità intellettuale, niente scommesse sportive o giochi d’azzardo, solo persone che mi rendono felice”. A queste prerogative ha affiancato un’esclusione categorica, dichiarata in modo esplicito alla testata: “Non uscirò mai più con un atleta”.

L’annuncio atipico e i rapporti con l’ex

La fine della storia era emersa pubblicamente in modo inusuale: Riddle aveva pubblicato sui propri canali social un’immagine che la ritraeva con indosso una maglietta con la scritta “World’s Best Ex-Girlfriend” (La migliore ex fidanzata del mondo). Nelle settimane seguenti, ha condiviso vari contenuti legati alla fine dell’amore e alla sua nuova quotidianità, rifiutando però di conformarsi ai comunicati standard utilizzati dai personaggi pubblici in occasione delle rotture.

“Quando finiscono le relazioni pubbliche, è prassi fare una sorta di dichiarazione su Instagram o un video”, ha spiegato l’influencer. “Ho provato a scriverla un paio di volte e mi sono detta: ‘Questa non sono io'”. Nonostante l’assenza di un comunicato congiunto formale, Riddle ha chiarito che lei e l’ex compagno sono rimasti “in buoni rapporti”. Sulle dinamiche dell’allontanamento, però, le informazioni fornite a People presentano versioni divergenti: una fonte sostiene che sia stata la stessa Riddle a chiudere la storia, mentre un’altra definisce la separazione come una decisione reciproca.

La popolarità nel tennis e la difesa di Fritz

Fritz e Riddle avevano iniziato a frequentarsi nel giugno del 2020. L’influencer si era integrata rapidamente nelle logiche del circuito professionistico, guadagnando una forte esposizione mediatica grazie a un video virale su TikTok in cui dichiarava che la sua missione era “rendere il tennis di nuovo cool”. L’iniziativa aveva sollevato le critiche dei tifosi più tradizionalisti, ma Fritz si era esposto pubblicamente per difenderla durante una conferenza stampa al torneo Indian Wells Masters del 2022: “Penso che quello che ha fatto sia stato fantastico per il nostro sport. Ha attirato l’attenzione di un sacco di persone”, dichiarò all’epoca il tennista. “Non capisco come qualcuno possa arrabbiarsi per questo. Sono io il giocatore professionista, sono io che faccio questo per vivere, e sono d’accordo al 100 percento con tutto ciò che c’è in quel video”.

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È morta a 66 anni Patrizia Caselli, la conduttrice che portò la cronaca nera in tv: il grande amore con Bettino Craxi, poi la rivelazione choc sulla malattia

10 June 2026 at 12:30

Se n’è andata in punta di piedi, senza mai tradire il suo stile, Patrizia Caselli. La conduttrice tv è morta la notte scorsa, a 66 anni, dopo due anni di malattia lenta e dolorosa: un tumore ai polmoni al terzo stadio, che rivelò lei stessa in una lunga intervista al Corriere della Sera. “Sono terrorizzata, non sono pronta a lasciare niente”, ammise senza giri di parole due anni fa esatti. Lascia un figlio, François, che aveva adottato con l’ex marito, il medico Alberto Bossi, e il ricordo di una carriera di successo interrotta per seguire ad Hammamet il suo grande amore: Bettino Craxi.

ADDIO A PATRIZIA CASELLI, LA CONDUTTRICE CHE PORTÒ LA CRONACA NERA IN TV

Da giovane campionessa di atletica leggera, Patrizia Caselli – nata a Udine il 13 maggio del 1960 -, si ritrovò a fare la modella. Dopo un brutto incidente fu costretta a lasciare lo sport e cominciò a sfilare per Nina Ricci. Nel frattempo, muoveva i primi passi sulle tv locali, nelle pubblicità ma anche nella musica (incise alcuni 45 giri) e soprattutto nel teatro. Fu lì che Walter Chiari la vide e la chiamò per un provino: senza saperlo, sarebbe cominciata una delle grandi storie d’amore della sua vita. Lei aveva 19 anni, lui 36: “Abbiamo fatto insieme tournée di straordinario successo. Hai mai provato nell’acqua calda? è durato tre anni non tre giorni. E, poi, ridevamo tanto”. Nel 1987 debutta in tv, prima in coppia con Chiari, su Rai2, poi al fianco di Luciano Rispoli nel programma La rete. Ma il grande successo arrivò nel 1991, da conduttrice con Piero Vigorelli del contenitore pomeridiano di cronaca Detto tra noi: tre edizioni fino al 1994, anno in cui il programma si trasformò in La vita in diretta.

LA STORIA CON WALTER CHIARI E L’AMORE PER IL FIGLIO FRANÇOIS

Risate, tradimenti, successi e persino un’indagine per traffico di droga. La storia tra la Caselli e Chiari fu una montagna russa che appassionava le cronache rosa dell’epoca. “Negli ultimi anni, spariva anche due, tre giorni, era depresso: l’uso della cocaina era aumentato. Io ero giovane, non sapevo come aiutarlo, provavo a sottrarmi, ma mi mancava”, ammise al Corriere della Sera. Nell’estate del 1985, il colpo di scena: la coppia viene indagata per traffico di droga. Il cosiddetto pentito era lo stesso di Enzo Tortora: Gianni Melluso, che vendeva memoriali dal carcere a cinque, dieci milioni. Ma andai dal Pm e, agenda alla mano, gli dimostrai che io e Walter non eravamo affatto nei posti indicati da Melluso nelle date indicate da Melluso. Ne dimostrai l’inattendibilità, cosa poi decisiva per scagionare anche Tortora. Per Walter fu comunque un brutto colpo: tv e cinema iniziarono a chiamarlo meno”. Un po’ alla volta anche il loro amore sfiorisce. A proposito di amore, quello vero e puro si chiama François e oggi ha 19 anni: è il figlio che lei e l’ex marito Alberto Bossi hanno adottato in Congo e che la conduttrice ha definito “il mio passaggio nel mondo”. “Per me, essere un genitore adottivo unisce più del legame di sangue, per l’esercizio continuo di non cadere nel vuoto che abbiamo entrambi: mi mancano i tre anni in cui nessuno lo ha cullato, accudito. Con questo vuoto fai i conti, non lo ripari”.

LA RIVELAZIONE CHOC SULLA MALATTIA: UN TUMORE ATERZO STADIO

Nel giugno del 2024 parlò per la prima volta della malattia: un carcinoma al polmone, al terzo stadio, scoperto nel febbraio dello stesso anno. “Sono terrorizzata, non sono pronta a lasciare niente, non solo un figlio”, ammise al Corriere. Al Policlinico di Milano le asportarono mezzo polmone destro e dei linfonodi trovati in metastasi, cosa che non si aspettava neppure il medico. “Quello è stato il momento più brutto. Avevo sperato che non fosse necessaria la chemio, ma ora l’ho cominciata. L’altro momento brutto è stato dirlo a François. Mi ha risposto ‘supereremo anche questa’. È la frase che ci siamo ripetuti anche durante la difficile separazione da suo padre”. Da quel momento non rilasciò più interviste né ci furono aggiornamenti sulle sue condizioni di salute.

IL GRANDE AMORE CON CRAXI

“Fra noi iniziò a dicembre 1990. Tredici mesi dopo, iniziò Tangentopoli. Ho vissuto di quest’uomo il momento più crepuscolare”. Comincia così una delle rare confessioni di Patrizia Caselli sull’amore con Bettino Craxi, in una delle ultime interviste, rilasciata al Corriere. Tutto era cominciato proprio “per colpa” di Walter Chiari, convinto di essere stato lasciato da lei per mettersi con l’allora premier (l’attore scrisse una lettera alla moglie di lui, la signora Anna). Un giorno Craxi la convoca nel suo ufficio di Milano e le dice: “Bisogna che spieghi al tuo fidanzato che ho già problemi, ci manca solo che mi mettano in conto amanti inesistenti. Lo informai che ci eravamo lasciati da due anni. Scoprii poi che Walter andava dicendo: se stesse con chiunque altro potrei riconquistarla, ma sta con Bettino”. Poi ricordò della scintilla che scattò la prima volta da Craxi, al Raphaël (c’era anche la sera del lancio delle monetine, solo che lei uscì dal retro dell’hotel): “Ho ritrovato i miei stessi libri, lo stesso odore che riconoscevo come mio. Ricordo di aver pensato: qua mi frego”. A distanza di tempo, Craxi le confessò “che per un anno mi aveva ricevuta solo in ufficio per evitare ‘di fare un macello’”.

L’ADDIO ALLA TV E GLI ANNI IN TUNISIA (FINO ALLA MORTE DI BETTINO)

All’epoca dell’incontro con Craxi, la Caselli era un volto in grande ascesa – “avevo portato la cronaca nera nel pomeriggio di Raidue con grandi ascolti” – ma non voleva “passare come l’amante di Craxi”. Ma proprio quando la sua carriera stava per fare il grande salto, lei decise di lasciare la tv per seguire l’amore: “Pensai solo a come liberarmi del contratto Rai, dalla seconda edizione di Se fosse, la domenica. Craxi mi diceva: non ho nulla da offrirti. Ma sono felice di averlo seguito perché oggi posso dire: alla fine, sono una donna di sentimenti; per amore, faccio saltare il banco”. A quel punto va a vivere ad Hammamet, stando attenta a non andare nei posti frequentati dalla moglie di Craxi. Lui però “cercava ogni giorno di pranzare o cenare con me. Ho cambiato casa otto volte: una volta, avevo trovato tutto sottosopra e un machete sul letto; un’altra, alla mia donna di servizio qualcuno aveva chiesto di consegnare le carte che buttavo nei cestini…”, raccontò al Corriere.

A Monica Setta, nell’ultima intervista in tv a Storie di donne al bivio (sempre nel giugno del 2024), raccontò dettagli inediti, come le giornate passate in una capanna sulla spiaggia di Saloom “dove arrostivamo cotolette e passavamo ore a baciarci con la scorta che restava distante a mezzo chilometro”. E ancora di come Craxi esprimeva i suoi sentimenti per lei (che pure negli anni aveva saputo della presenza di altre donne, tra cui Moana Pozzi). “Se mi diceva ti amo? Non era il suo lessico abituale ma dopo anni ad Hammamet mi confessò di non poter fare a meno di amarmi”. Ecco perché la Caselli ci rimase male quando uscì Hammamet, il film di Gianni Amelio: “È stato deciso che io non dovessi esserci. C’è una donna interpretata da Claudia Gerini che sta un giorno, ma io c’ero sempre. C’ero quando cantavamo le canzoni napoletane: la preferita era quella delle spingule francesi. C’ero nei suoi ultimi giorni, quando andò a salutare amici pescatori come se si congedasse per sempre e gli dissi: se non ci credi tu, è finita, io non ti accompagno nel pellegrinaggio di addio”. Non c’era quando morì – accadde tra le braccia della figlia Stefania –, ma il legame con Craxi e con Hammamet è un filo che non si è mai spezzato, tanto che al Corriere confessò la sua speranza più grande: “Tornare a vedere le stelle ad Hammamet”. Non c’è riuscita. Purtroppo.

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“Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti”: Lele adani si filma mentre sfreccia in motorino cantando Geolier, il video su TikTok fa discutere

10 June 2026 at 11:31

Casco in testa, occhiali scuri e Lele Adani in sella a uno scooter mentre canta Geolier e si filma con lo smartphone. Il video, pubblicato su TikTok, ha fatto rapidamente il giro dei social, tra chi lo ha preso come un contenuto leggero e chi invece ha sollevato qualche perplessità. In accompagnamento al post, Adani ha aggiunto anche una frase piuttosto netta come descrizione: “Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti”. Nel filmato, Adani guida nel traffico urbano con una mano sul manubrio e l’altra impegnata a riprendersi. Un dettaglio che, al di là del tono scherzoso del contenuto, entra in contrasto con quanto previsto dal Codice della Strada.

L’articolo 173 vieta infatti l’uso di dispositivi elettronici durante la guida, quindi non solo telefonate o messaggi, ma anche la semplice registrazione di video mentre il veicolo è in movimento. Le sanzioni possono arrivare fino a 1.697 euro, con la possibilità, nei casi più gravi, della sospensione della patente. Nel video il casco è regolarmente indossato, ma è proprio l’uso del telefono durante la marcia ad aver attirato l’attenzione degli utenti, che hanno fatto notare come la situazione possa rientrare tra le violazioni del codice della strada.

Verso i Mondiali 2026

La pubblicazione del video arriva in un momento di forte visibilità per Lele Adani, che nei prossimi mesi sarà coinvolto nella copertura dei Mondiali 2026. L’evento, tra i più seguiti al mondo, porterà nuovamente l’ex difensore al centro della scena televisiva sportiva con le sue analisi e commenti dedicati alla competizione.

@leleadani Chi tocca uno di noi, tocca tutti quanti @Geolier ♬ audio originale – leleadani

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“Una cascata di liquami ci ha travolto mentre mangiavamo, eravamo bagnati da capo a piedi. I bambini sono rimasti scioccati e in lacrime”: la disavventura in un fast food a La Spezia

10 June 2026 at 11:26

Quello che doveva essere un pranzo informale tra amici si è trasformato in un’esperienza da dimenticare per due coppie della provincia de La Spezia, accompagnate dai rispettivi figli piccoli. Seduti ai tavoli di una nota catena di fast food per consumare hamburger e patatine, si sono ritrovati improvvisamente investiti da una copiosa fuoriuscita di liquido proveniente dall’impianto fognario del locale. L’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di lunedì 8 giugno. In seguito all’accaduto, l’Asl ha disposto la sospensione dell’attività dell’esercizio commerciale, mentre sulla vicenda sono state avviate verifiche da parte delle autorità competenti.

Come riportato da “La Nazione”, alcuni segnali di criticità erano emersi già al momento dell’arrivo delle due famiglie nel locale. “Appena entrati nel locale, abbiamo chiesto di poter accompagnare i bambini ai servizi igenici. Ci è stato risposto che tutti i bagni erano fuori uso senza offrirci ulteriori spiegazioni. Quindi ci siamo accomodati ai tavoli assegnati”, raccontano i clienti coinvolti.

Una volta seduti, il gruppo avrebbe notato la presenza di diversi tecnici impegnati a controllare ripetutamente il controsoffitto nella zona dei tavoli. Un’attività che, in quel momento, non aveva destato particolari sospetti. La situazione è precipitata poco dopo. “Pochi minuti dopo, la pressione nelle tubature ha fatto saltare in aria un pannello del soffitto e si è improvvisamente riversata una grande quantità di liquido fognario che ci ha investiti completamente come una vera e propria cascata. Siamo stati bagnati da capo a piedi, compresi i due bambini presenti che sono rimasti scioccati e in lacrime, mentre gli adulti cercavano di capire come fosse avvenuto. I tecnici hanno confermato che si trattava di acque scure”.

Al via gli accertamenti sul caso

Oltre allo choc per quanto accaduto, le famiglie hanno manifestato preoccupazione per le possibili conseguenze sotto il profilo igienico-sanitario. Nel mirino anche la gestione dell’emergenza da parte del personale del fast food: “Dopo l’accaduto nessun membro del personale ha prestato assistenza al gruppo, non ci sono stati forniti né fazzoletti né asciugamani o altro per pulirci. E non abbiamo ricevuto neanche le scuse”. Dopo l’intervento della polizia locale e degli altri enti competenti, i clienti hanno deciso di formalizzare un esposto. “Abbiamo sporto denuncia affinché vengano svolte tutte le verifiche necessarie e sia fatta piena chiarezza sull’accaduto”. Sulla vicenda sono ora in corso gli accertamenti delle autorità, chiamate a ricostruire la dinamica dell’incidente e a verificare eventuali responsabilità legate alla manutenzione degli impianti e alle procedure di sicurezza adottate dal locale.

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“Ne ho abbastanza di essere insultato dalle persone quando chiedo loro di non parcheggiare sul nostro terreno”: allevatore imbratta con letame le auto parcheggiate

10 June 2026 at 11:17

Le immagini hanno fatto rapidamente il giro del web: decine di automobili parcheggiate in un prato verde, ricoperte da schizzi di liquame. A compiere il gesto è stato un allevatore del Lake District, una delle aree naturalistiche più frequentate della Gran Bretagna, esasperato da anni di comportamenti considerati irrispettosi da parte dei visitatori. Una protesta clamorosa che ha acceso un dibattito ben più ampio sul rapporto, spesso complicato, tra turismo e comunità locali.

Secondo quanto riportato da “Il Dolomiti”, dietro l’episodio non emerge solo la reazione di un singolo agricoltore, ma un disagio più ampio segnalato da chi vive e lavora in aree rurali e montane. Nei periodi di maggiore afflusso turistico, queste zone si trovano spesso a gestire flussi concentrati e comportamenti non sempre compatibili con le attività locali. L’allevatore ha spiegato le ragioni del gesto al Daily Mail e ha sottolineato la crescente frustrazione legata a comportamenti ritenuti problematici da parte dei visitatori: “Non vado fiero di quello che ho fatto. Sono semplicemente stufo di come i turisti trattano il Lake District. Ne ho abbastanza di essere insultato dalle persone quando chiedo loro di non parcheggiare sul nostro terreno”.

Il caso, dunque, rimette al centro il tema del rapporto tra attività turistiche e tutela dei territori. Da un lato c’è la fruizione della natura da parte dei visitatori, spesso concentrata in brevi periodi e nel fine settimana; dall’altro le esigenze di chi in quei luoghi vive stabilmente e vi svolge attività lavorative.

Non solo Lake District: anche in Italia aumenta il malcontento contro il turismo “mordi e fuggi”

Il fenomeno non riguarda soltanto il Regno Unito. Anche in molte località italiane, dalle Alpi agli Appennini, cresce il confronto tra residenti e visitatori. Sentieri affollati, prati trasformati in aree picnic improvvisate, parcheggi selvaggi e abbandono di rifiuti sono criticità che si ripetono ogni stagione. In alcuni casi si è arrivati a misure controverse, come l’installazione di barriere o sistemi di accesso controllato in aree private particolarmente esposte all’afflusso turistico.

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“Così abbiamo trasformato i meme di Gerry Scotti in una startup da milioni di visualizzazioni”: Edoardo, il figlio del conduttore, racconta

10 June 2026 at 10:52

In tv sbanca gli ascolti con La ruota della fortuna, sui social è un fenomeno grazie ai meme diventati un piccolo cult. Gerry Scotti non sbaglia un colpo in fatto di comunicazione e se sul piccolo schermo si conferma un “mattatore” da quarant’anni, su quello degli smartphone si è imposto con una strategia che non ha nulla di casuale. Il merito? Tutto di suo figlio Edoardo – reduce da studiati di cinema e regia a Los Angeles, per poi lavorare nella produzione audiovisiva in Mediaset, Endemol e altre società -, che ha avuto un’intuizione straordinaria: trasformare una pagina Instagram da pochi follower in una start up di successo.

COSÌ EDOARDO SCOTTI HA TRASFORMATO PAPÀ GERRY IN “RE DEI SOCIAL”

Per anni Edoardo Scotti prova a convincere il padre a sbarcare sui social, spiegandogli che c’era spazio per tentare un’incursione di successo anche sui social per conquistare un’altra fetta di pubblico. La grande occasione è arrivata nel 2022 quando due ragazzi di Catania, Enrico Conte e Giovanni Nicolosi, si inventano la pagina social Thousand Gerry, che ha come protagonista proprio Scotti trasformato in meme. “A una settimana dall’apertura della pagina avevano cinque follower, poi è arrivato il sesto e gli è preso un colpo: era mio padre”, rivela Edoardo in un’intervista a Milano Today. “Non era nemmeno un progetto, era un’idea, una di quelle che probabilmente salta alla mente smanettando al computer per farsi due risate. Quello che non avevano capito era la portata di quello che stavano costruendo, ma soprattutto la visibilità”. A quel punto il conduttore incarica il figlio – che cura l’immagine e i social del padre – di andare a conoscere i due catanesi, i quali inizialmente si spaventano. “Li ho convocati a Milano, mi ricordo che quando ci siamo incontrati erano un po’intimoriti perché si aspettavano che gli facessimo causa. Invece mi sono fatto spiegare meglio il progetto, partito per ironia”. A quel punto Gerry Scotti capisce il potenziale dell’esperimento e dà il suo benestare al progetto che punta tutto sull’IA generativa.

IL SUCCESSO DEL DISCO DI NATALE CON LA VOCE DELLO ZIO GERRY

Una delle operazioni più riuscite arriva appena un anno dopo ed è il disco con le canzoni di Natale, uscito nel 2023. Lo Zio Gerry come Michael Bublè, insomma. Edoardo azzarda, va da Warner Music Italia a proporre un disco completamente realizzato con l’Intelligenza artificiale. “Gli abbiamo detto che lo sapevamo fare, ma non ne eravamo sicuri”, ammette. Invece in dieci giorni lo realizzano sfruttando la voce di suo padre e clonando il suo modello vocale. Il risultato? Oltre 10 milioni di stream e visualizzazioni tra Spotify e YouTube. Poco più di dodici mesi dopo, Edoardo propone a Enrico e Giovanni di aprire una società, la Thousand Dreams, oggi sua al 70% mentre il restante 30% è dei soci catanesi. “All’inizio ho pensato di assumerli e basta, ma non mi sembrava giusto perché l’idea di base era la loro: partecipare alla scommessa di essere soci ti mette nella posizione di lavorare diversamente perché in ballo c’è qualcosa che è anche tuo”.

COME NASCONO I MEME E I NUOVI PROGETTI

Una piccola pagina satirica è dunque diventata una startup AI che punta ai brand e crea nuovi contenuti sfruttando la potenzialità dell’intelligenza artificiale. “Enrico e Giovanni si sono fidati e da un giorno all’altro si sono licenziati e si sono buttati in questa avventura” e oggi la società si occupa di produzione di contenuti audiovisivi per brand, media e progetti editoriali. “La differenza tra noi e gli altri è questa, molte agenzie si stanno aggiornando per l’uso dell’Ai, tanti studi di produzione hanno all’interno qualcuno che qualche tool lo sa usare. Il nostro è un lavoro estremamente professionale”, racconta Scotti a Milano Today. Il “cliente” principale è ovviamente papà Gerry, che si trasforma a colpi di IA in donna, cantante, palestrato, chef, super capellone o tentatore di Temptation Island. Uno, nessuno e centomila Gerry. Tutto per merito di Edoardo.

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“Ho perso 14 kg, una grave forma di depressione mi ha accolto di notte e ha cominciato a mangiarmi da dentro e non se n’è andata per tre interminabili mesi”: la confessione di Gianmarco Pozzoli

10 June 2026 at 10:47

“Bisogna toccare il fondo per riemergere, ma toccarlo veramente. E poi scavare fino a quasi arrivare alla Cina. E nel mentre: tanta fatica. In meno di un anno ho perso tutto. Il lavoro, un matrimonio. La Pozzolis Family è solo un ricordo e non è facile. Ero a Roma lontano da tutto, nel periodo più buio della mia vita. Ero ormai indifferente alla gioia. Io la leggerezza non sapevo più che cosa fosse”.

Ammettere il proprio disagio psichico nell’arena semplificatrice e polarizzata dei social network richiede coraggio. Gianmarco Pozzoli, cinquantaquattrenne comico milanese noto al grande pubblico per il progetto “The Pozzolis Family” – chiuso a seguito della separazione dall’ex moglie Alice Mangione, annunciata a luglio 2025 –, lo ha fatto attraverso un video pubblicato sui suoi canali. Il filmato, diventato virale in poche ore, non è solo una confessione intima del punto più basso della sua esistenza, ma un lucido appello ad affrontare senza reticenze la salute mentale.

Il buio e il crollo fisico

Senza l’ironia che ne ha sempre caratterizzato la comunicazione, Pozzoli ha ripercorso i mesi successivi alla fine del matrimonio. Un periodo descritto come una discesa in un abisso emotivo, aggravata da un contesto storico angosciante e incerto. “Ho perso 14 kg, sono sparito dal web e anche per i miei figli ero la brutta copia indebolita del loro padre. Una grave forma di depressione mi ha accolto di notte e ha cominciato a mangiarmi da dentro e non se n’è andata per tre interminabili mesi”. La narrazione scende nel dettaglio dei mesi trascorsi nella Capitale, in uno stato di totale alienazione dalla propria vita e dai propri affetti. Pozzoli ricorda: “Mi aggiravo come uno zombie per Roma, una città che amo profondamente, ma che in quel periodo neanche riuscivo a vedere e a godermi. Ero una foglia morta che rotolava per le strade. Solo il palco mi ridava per qualche ora un’apparente vitalità. Ma fuori da lì ero vuoto, smarrito, finito”.

Il ricovero in clinica

La svolta è arrivata grazie al supporto della rete di amicizie professionali. “Grazie all’insistenza di alcune persone che mi hanno sostenuto e mi sono state fisicamente vicine, parlo di Sara Novarese di Nido di Ragno e Marco Rampoldi, mi sono fatto ricoverare al San Raffaele Turro“, struttura milanese d’eccellenza per la cura della salute mentale. L’attore descrive la degenza come un confronto brutale ma salvifico con il dolore altrui. “Lì ho visto da vicino altre persone che, in maniera anche più seria e da molto più tempo, non riuscivano più a sorridere e a godere della luce del sole, non riconoscevano più il dono della vita. I nostri letti erano le nostre grotte nelle quali rifugiarsi. Alcuni di loro si sono ripresi. Altri continuano la loro battaglia contro la depressione”.

L’appello: “Agite subito, non fate il mio errore”

La lucida ammissione del proprio ritardo diagnostico rappresenta il cuore del messaggio del comico rivolto ai propri follower. “Durante quei tre interminabili mesi ho commesso un grave errore: non ho contattato immediatamente uno specialista per iniziare una terapia. Non fatelo, agite subito”. Pozzoli chiude il video raccontando la risalita, avvenuta grazie al supporto farmacologico e terapeutico, e rivolgendo un monito preciso: “Poi ho preso dei farmaci corretti e sono stato aggiustato da uno specialista che m’ha rimesso in sesto. Più forte di prima, più ottimista, presente con i figli e aperto con le persone. Ora sto bene, sono felice e sono tornato più solido di prima. Non fate l’errore di sottovalutare un malessere mentale, un’idea che si radica nella vostra mente distruggendo giorno dopo giorno la vostra autostima. Intervenite il prima possibile. Fatevi aiutare. Fatelo per voi, i vostri figli e i vostri amici. Non fate il mio errore, non perdete tempo, vi meritate di essere felici subito”.

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Compra una rivista per neogenitori ma il servizio postale gliela consegna con 19 anni di ritardo: “Ben fatto, i miei figli nel frattempo hanno lasciato casa”

10 June 2026 at 10:03

Chissà se avrà ancora voglia di sfogliare quelle pagine. Di certo, quando aveva richiesto quella rivista, sperava di trovare consigli utili per crescere due bambini piccoli. Invece la copia di Mother & Baby è arrivata con 19 anni di ritardo, quando quei bambini sono diventati adulti e frequentano già l’università.

La singolare vicenda arriva dal Regno Unito e ha per protagonista Paul Edwards, scrittore di fantascienza di Chester. Edwards aveva ordinato la rivista nel 2007: all’epoca sua figlia aveva 18 mesi e il secondo figlio sarebbe nato tre mesi dopo. La pubblicazione, però, non era mai arrivata. Almeno fino a oggi.

Nei giorni scorsi l’uomo si è visto recapitare a casa una busta malconcia contenente proprio quel numero di Mother & Baby, accompagnato da un messaggio di Royal Mail con le “sincere scuse per il disagio arrecato”. Un disagio durato appena diciannove anni.

“Ben fatto Royal Mail, ci sono voluti appena 19 anni per consegnare questa rivista”, ha scherzato Edwards sui social. “I miei figli nel frattempo hanno lasciato casa”. Intervistato dai media britannici, il 52enne ha raccontato di aver trovato la situazione più surreale che irritante. “Probabilmente all’epoca non ci siamo nemmeno accorti che mancava”, ha spiegato. “Poi all’improvviso arriva per posta e ti chiedi cosa stia succedendo”.

Royal Mail ha escluso che la rivista sia rimasta per quasi due decenni in uno dei propri centri di smistamento. Secondo l’azienda, è più probabile che qualcuno l’abbia rimessa nel circuito postale dopo anni. Resta il fatto che il ritardo è diventato il simbolo perfetto dei problemi che negli ultimi anni hanno investito il servizio postale britannico, finito più volte sotto osservazione per il mancato rispetto dei tempi di consegna.

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Castello delle Cerimonie, il Consiglio di Stato respinge il ricorso. Revocate le licenze all’hotel “La Sonrisa”: “Doccia gelata per i Polese”

10 June 2026 at 09:36

“Il Castello delle Cerimonie” è appeso a un filo. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso che la famiglia Polese, proprietaria della struttura a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, aveva presentato nella speranza di ribaltare l’ordinanza del Tar Campania, il quale aveva confermato la revoca delle licenze da parte del Comune.

L’ultimo colpo di scena

Come riporta Il Mattino, la sentenza delle scorse ore – una “doccia gelata” per i Polese come si legge sulla testata locale Metropolis – “dispone l’udienza pubblica per il prossimo 24 novembre per la decisione definitiva nel merito”. Nel frattempo, però, valgono gli atti del comune guidato dalla prima cittadina Ilaria Abagnale. Tra le ragioni che hanno spinto i giudici a pronunciarsi in questo senso c’è la sentenza definitiva del febbraio 2024 secondo cui i locali dell’hotel “La Sonrisa” sono abusivi e senza la destinazione turistica-ricettiva. Il provvedimento è stato firmato dai magistrati della Settima Sezione del Consiglio di Stato: il presidente Massimiliano Noccelli e i consiglieri Daniela Di Carlo, Raffaello Sestini, Pietro De Berardinis e Laura Marzano. “Resta da discutere il 9 luglio – aggiunge Repubblica – l’ultimo tentativo fatto dal pool di avvocati dei Polese”. La Cassazione dovrà pronunciarsi a proposito dei ricorsi avanzati dall’avvocato Dario Vannetiello per Imma Polese, figlia del “Boss” Antonio deceduto nel 2016, e dai legali Veronica Paturzo ed Andrea Castaldo per Agostino Polese, “finalizzati a ottenere l’annullamento della dichiarazione di inammissibilità della prima richiesta di revisione con la quale la difesa affermava che il reato di lottizzazione abusiva dovesse ritenersi insussistente”.

Quale destino per “La Sonrisa”?

Nelle scorse settimane i lavoratori della struttura ricettiva avevano scritto una lettera indirizzata alle istituzioni. Un accorato appello affinché non venissero ignorati e dimenticati: “Centinaia di lavoratori vivono sospesi tra paura e speranza. Le vicende giudiziarie devono seguire il loro corso. Nessuno chiede di ignorare la legge. Ma uno Stato giusto non può dimenticare le persone innocenti che rischiano di pagare il prezzo più alto”, erano state le loro parole. Intanto sul sito dell’hotel divenuto noto grazie al programma di Real Time sembra non sia più possibile effettuare prenotazioni. Segno che la storia de “La Sonrisa” con i suoi banchetti luculliani, i festeggiamenti fino a notte fonda e le sfilate degli ospiti in abiti spesso improbabili, potrebbe davvero essere vicina alla fine.

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“A 53 anni preferisco diventare nonno che padre di nuovo. Quando arrivai in Italia mi fischiavano e mi insultavano, oggi lo sguardo è cambiato”: il racconto di Emanuele Filiberto

10 June 2026 at 09:35

Non credo che il Paese debba qualcosa a Casa Savoia, ma penso che, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, sia arrivato il momento di una piena riappacificazione storica”: così Emanuele Filiberto a Vanity Fair. L’occasione dell’intervista è l’uscita del suo libro La Regina di Maggio (Sperling & Kupfer) dedicato alla nonna Maria José e denso di aneddoti e storia. Ed Emanuele Filiberto aggiunge: “Un gesto importante, sul quale mi sembra ci sia ormai una larga convergenza, sarebbe il ritorno delle salme di Umberto II e della regina Maria José al Pantheon. Da quanto mi risulta, manca soltanto l’assenso del Presidente della Repubblica. Mi auguro che questa ricorrenza possa rappresentare l’occasione per chiudere definitivamente una ferita storica”.

La chiacchierata con Vanity è lunga, Emanuele Filiberto, 53 anni, spiega di avere deciso di “riabbracciare” il cognome Savoia quando si è “reso conto che lo sguardo degli italiani era cambiato. Quando ho capito che il pregiudizio stava scomparendo e che ero riuscito a farmi conoscere per quello che sono. Quando arrivai in Italia c’erano persone che mi insultavano o mi fischiavano. Con il tempo, grazie anche alla televisione, gli italiani hanno imparato a conoscermi”.

Poi i ricordi della nonna Maria José: “Era una donna bellissima, con una grande eleganza e una straordinaria intelligenza. Prima di rispondere rifletteva sempre a lungo. Veniva da una famiglia molto diversa dai Savoia: più liberale, più artistica e più aperta culturalmente (…) Aveva capito prima di molti altri che il fascismo avrebbe rappresentato la fine della monarchia e cercò fino all’ultimo di contrastarne gli effetti”. Conferma, Emanuele Filiberto, che a Maria José fu impedito di unirsi ai partigiani perché “troppo pericoloso per gli altri. Tuttavia, dopo l’8 settembre, mentre si trovava in Svizzera con i figli, aiutò concretamente la Resistenza portando denaro, viveri, armi e munizioni ai partigiani che operavano lungo il confine”. E suo nonno, Umberto II? “Era un vero dandy. Amava l’arte, il design, l’eleganza. Seguiva personalmente molti dettagli, dai gioielli di famiglia agli arredi delle residenze reali. Si occupò dell’abito da sposa di mia nonna… Credo di aver ereditato qualcosa di questa sensibilità”.

Poi il racconto si sposta sull’oggi e si parla anche di musica: “Da ragazzo, vivendo all’estero, non avevo accesso alla radio e alla televisione italiane. Gli artisti che arrivavano più facilmente erano Al Bano, Eros Ramazzotti, Zucchero e Laura Pausini. Altri, come Vasco Rossi, li ho scoperti e amati soltanto dopo il mio ritorno in Italia“, spiega Emanuele Filiberto. E sulla sua esposizione mediatica si dice “tranquillo. Ho sempre cercato di mantenere una certa distanza dal mondo del gossip. Non vivendo stabilmente in Italia sono stato anche protetto sotto questo aspetto. Se i giornalisti mi fotografavano, pazienza, ma non ho mai cercato volutamente quell’attenzione”. E sul futuro, una certezza: “Mi vedo bene in quel ruolo (di nonno, ndr). So che può sembrare presto, ma non dipende dall’età. A questo punto della mia vita preferirei diventare nonno piuttosto che padre un’altra volta. Lascio alle mie figlie il compito di rendermi nonno».

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Belén Rodriguez indagata per omissione di soccorso: aperto un fascicolo dalla Procura di Milano

10 June 2026 at 08:48

Belén Rodriguez è iscritta nel registro degli indagati della Procura di Milano per omissione di soccorso. Lo riporta il Corriere della Sera, spiegando che il fascicolo è affidato alla pm Maria Cristina Ria.

L’iscrizione arriva dopo la denuncia della Polizia Locale e il ritiro della patente della showgirl in relazione a due incidenti avvenuti il 23 maggio nel centro di Milano. Secondo quanto ricostruito dagli agenti, Rodriguez non si sarebbe fermata dopo gli impatti e sarebbe stata successivamente rintracciata nella sua abitazione.

La vicenda era emersa nei giorni scorsi, quando la Polizia Locale aveva trasmesso un’informativa alla Procura contestando l’ipotesi di omissione di soccorso. Ora è arrivato il primo passaggio formale dell’indagine con l’iscrizione del nome della conduttrice nel registro degli indagati.

Al momento non risultano dichiarazioni pubbliche di Rodriguez sulla vicenda. L’inchiesta della Procura prosegue per chiarire nel dettaglio la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità.

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“Ho una dislessia molto grave. Quando devo leggere ad alta voce, anche se il testo è davanti a me, a volte vado completamente nel panico”: le parole di Tom Holland

10 June 2026 at 08:20

Condurre il Saturday Night Live? Tom Holland dice no e non perché non sia consapevole che si tratta di uno dei programmi più popolari e prestigiosi della televisione americana, ma per via della sua dislessia. Ne ha parlato ospite del podcast Good Hang di Amy Poehler e lo riporta, tra gli altri, Entertainment Weekly.

Ho una dislessia molto grave. Quando devo leggere ad alta voce, anche se il testo è davanti a me, a volte vado completamente nel panico”, le parole dell’attore. E Holland ha aggiunto che la faccenda si complicherebbe ulteriormente in uno show come il Saturday Night Live perché “cambiano continuamente i testi”, riferendosi ai copioni e alle battute che possono essere modificati anche all’ultimo momento.

“Leggo senza problemi, ma leggere ad alta voce è qualcosa con cui faccio davvero fatica”, ha spiegato il protagonista di Spider-Man, che non esclude però di rivalutare una proposta del genere in futuro. E come se la cava con i copioni di un film? “Per me il giorno peggiore sul lavoro è la lettura del copione. In quelle occasioni cerco di evidenziare tutto e imparare le battute in anticipo, così più che leggere davvero il testo lo scorro rapidamente, perché lo conosco già”, ha raccontato sempre ad Amy Poehler.

L’attore britannico, oggi 30enne, aveva già parlato pubblicamente della sua dislessia in passato, spiegando di aver imparato negli anni a sviluppare strategie per aggirare le difficoltà legate alla lettura. Nonostante il successo internazionale e una carriera che lo ha portato a diventare uno dei volti più noti di Hollywood, la dislessia continua però ad avere un impatto concreto su alcuni aspetti del suo lavoro.

Per questo motivo, almeno per ora, l’idea di trovarsi in diretta a leggere testi che possono cambiare fino a pochi istanti prima della messa in onda resta una delle poche sfide professionali che Holland preferisce evitare.

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“Seguo una mia disciplina mentale e fisica, perché quando non ti fermi nemmeno un giorno alla fine puoi anche crollare”: così Paola Ferrari si prepara per i Mondiali 2026

9 June 2026 at 14:48

I Mondiali 2026 si avvicinano, ma il dibattito sui volti che racconteranno la competizione in televisione è già iniziato. Tra questi anche Diletta Leotta, che sarà impegnata nella copertura della Coppa del Mondo tra Stati Uniti, Canada e Messico, un’edizione senza precedenti con 48 squadre partecipanti e una distribuzione su tre Paesi. In questo contesto è intervenuta la giornalista e conduttrice Paola Ferrari, che in un’intervista a Nuovo tv, ha commentato sia il lavoro delle colleghe in televisione sia le difficoltà legate alla gestione di eventi sportivi così lunghi e impegnativi: “Orgogliosa di essere stata la prima donna a condurre un programma di sport importante come la Domenica sportiva in Italia, per cui sono contenta che la Rai abbia avuto il coraggio di scegliere una donna, come Tiziana Alla, come telecronista. È un passo avanti importantissimo che si poteva fare anche prima. Tiziana se lo merita perché ha fatto tutta la gavetta e sarà certamente all’altezza di questo importante compito”.

Il prossimo Mondiale sarà trasmesso dalla Rai solo in parte, mentre la copertura principale sarà affidata a Dazn, che detiene i diritti dell’intero torneo. Un’edizione storica, sia per il numero di squadre sia per la distribuzione geografica. Proprio l’intensità del lavoro televisivo nei grandi tornei internazionali è stata al centro delle riflessioni di Paola Ferrari, che ha poi spostato il discorso sull’impegno dei volti chiamati a raccontare la competizione.

Parlando della collega Diletta Leotta, la giornalista Rai ha sottolineato la difficoltà del ruolo che la attende: “Non la vedrò perché saremo in onda contemporaneamente. Abbiamo tutte e due un grande impegno e una grossa responsabilità. Credo che sia il primo Mondiale che lei segue come conduttrice, per cui le auguro buon lavoro e tanta fortuna: è un impegno molto difficile anche dal punto di vista della fatica e della concentrazione. Quando ci sono questi lunghi eventi, io seguo una mia disciplina mentale e fisica, perché quando non ti fermi nemmeno un giorno alla fine puoi anche crollare”.

Infine, un passaggio anche personale sulla collega: “Diletta è appena diventata mamma per la seconda volta, abbiamo entrambe due figli, lei è un po’ più giovane di me, sta seguendo una bella strada e lo sta facendo molto bene”.

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“Hulk Hogan è morto per cause naturali”, lo afferma un rapporto della polizia della Florida che chiude l’indagine. Il campione aveva avuto leucemia, aritmia cardiaca, polmonite e insufficienza renale

9 June 2026 at 13:35

Il rapporto della polizia della Florida ha stabilito che la leggenda del wrestling professionistico Hulk Hogan è morto “per cause naturali l’anno scorso. I risultati chiudono formalmente l’indagine sulla sua morte. Il dipartimento di polizia di Clearwater ha pubblicato venerdì un rapporto di 72 pagine che riassume un’esaustiva revisione di dichiarazioni, cartelle cliniche, filmati di sorveglianza e un’ispezione visiva del corpo. Hogan, il cui vero nome era Terry Bollea, è morto lo scorso luglio all’età di 71 anni.

I familiari hanno detto agli investigatori che Hogan aveva sofferto di diversi problemi di salute nelle settimane precedenti la sua morte, tra cui leucemia, aritmia cardiaca, polmonite e insufficienza renale. Aveva anche subito molti ricoveri e interventi chirurgici negli anni precedenti la sua morte.

Il dipartimento di polizia di Clearwater ha pubblicato venerdì 5 giugno un rapporto di 72 pagine che riassume un’esaustiva revisione di dichiarazioni, cartelle cliniche, filmati di sorveglianza e un’ispezione visiva del corpo. Hogan, il cui vero nome era Terry Bollea, è morto il 24 luglio scorso all’età di 71 anni. “Non ci sono prove che indichino che la morte di Terry Bollea sia stata diversa da cause naturali”, afferma il rapporto.

E ancora: “Nel corso dell’indagine, non ci sono prove che indichino alcun illecito penale correlato alla sua morte. Questo caso sarà chiuso e sarà considerato risolto, non penale“. Secondo il rapporto, la moglie di Hogan, così come un’assistente domiciliare e un terapista occupazionale, erano tutti con Hogan nella sua casa quando ha smesso di respirare. Sua moglie, Sky Daily Hogan, ha chiamato il 911, e poi i tre hanno praticato la rianimazione cardiopolmonare a Hulk Hogan fino all’arrivo dei vigili del fuoco e dei paramedici.

I familiari hanno riferito agli investigatori che Hogan aveva sofferto di diversi problemi di salute nelle settimane precedenti la sua morte, tra cui leucemia, aritmia cardiaca, polmonite e insufficienza renale. Aveva anche subito numerosi ricoveri e interventi chirurgici negli anni precedenti. Le prime dichiarazioni rilasciate alla polizia dal terapista occupazionale avevano fatto ipotizzare che la morte di Hogan fosse correlata a un danno al nervo frenico subito durante un recente intervento chirurgico. Tuttavia, il terapista occupazionale ha poi affermato di essere ancora scosso per aver praticato la rianimazione cardiopolmonare e di aver parlato a sproposito.

Il medico legale locale aveva concluso che Hogan era morto per un attacco cardiaco e si era rifiutato di eseguire un’autopsia completa. Un’autopsia privata, pagata dalla famiglia, ha confermato la valutazione iniziale, non riscontrando “alcun contributo tossicologico traumatico o terminale plausibile“.

Hulk Hogan è stato una delle più grandi stelle nella lunga e gloriosa storia della WWE, celebre tanto per la sua personalità travolgente quanto per le sue straordinarie imprese sul ring. Protagonista indiscusso della prima WrestleMania nel 1985, rimase un punto di riferimento costante per molti anni, affrontando leggende del calibro di Andre The Giant e Randy Savage, fino ad avversari più recenti come The Rock e persino il co-fondatore della WWE, Vince McMahon. Nel corso della sua carriera, Hogan conquistò almeno sei titoli WWE e venne inserito nella Hall of Fame nel 2005. Tuttavia, nel 2015, fu rimosso da tale riconoscimento in seguito alla diffusione di registrazioni nelle quali l’ex campione pronunciava gravi insulti di natura razziale nei confronti delle persone di colore, episodio per il quale in seguito si scusò pubblicamente. Dopo un periodo di riflessione e a seguito delle sue scuse, Hogan venne reintegrato nella Hall of Fame nel 2018.

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“Harry e Meghan sono pronti a lasciare gli Usa per trasferirsi in Australia: “Un cambiamento ben visto dalla Famiglia Reale, Re Carlo avrebbe da guadagnarci”

9 June 2026 at 13:04

Harry e Meghan potrebbero valutare un trasloco imminente e la loro nuova casa potrebbe essere l’Australia. A scriverne per primo è stato il Daily Express, che ha citato una fonte anonima e vicina ai Sussex, ma le speculazioni che ne sono seguite hanno aperto un varco alla possibilità che l’idea non sia poi del tutto balzana.
Per capire l’effetto che la loro presenza genera sul continente, così lontano ma così legato alla corona, bisogna fare un passo indietro. Al 2018. I duchi del Sussex partirono per l’Australia sostenuti dalla regina Elisabetta II che vedeva in quello della ex attrice americana, il volto adatto a rinsaldare i legami della monarchia con i paesi del Commonwealth, in particolar modo quelli più insofferenti a restare sotto l’aura di ciò che è rimasto del grande impero coloniale britannico. Quel viaggio fu un vero successo e le volontà indipendentiste del Paese che (ancora) sogna un referendum per siglare la sua liberazione e togliere la faccia del re dagli uffici pubblici, sostituendola con quella di un capo dello Stato democraticamente eletto, si erano placati.

Ma la regina non sapeva che, solo due anni dopo, la coppia avrebbe sancito il suo di divorzio dalla casa reale, per volare verso gli Stati Uniti e abbracciare le magiche luci del California. Non potendo godere di un trattamento “speciale” che consentisse loro di essere “Royals a metà”, portando avanti gli impegni per la monarchia ma tenendosi le mani libere per fare ciò che volevano a Montecito, i duchi a quel punto si sono dovuti rimboccare le maniche per costruirsi altre fonti di guadagno e di fama. Da qui arriva il secondo viaggio in Australia, quattro giorni ad alta intensità che hanno portato i duchi del Sussex a visitare il paese lo scorso aprile, mettendo in scena una specie di simil-Royal-tour che non ha avuto lo stesso successo del precedente. Sebbene qualche capannello di sudditi abbia cercato di farsi trovare sorridente lungo la via, Harry e Megan hanno subito non poche critiche, in particolare quelle legate alla monetizzazione dei loro appuntamenti. Lui, sempre impegnato nelle sue cause benefiche, ha comunque accettato che i biglietti per poterlo ascoltare venissero messi in vendita e caro prezzo e lei, dopo aver portato un saluto e tanta vicinanza ai famigliari delle vittime dell’attentato terroristico di Bondi Beach, ha visto bene di piazzare i suoi vestiti e accessori sulla piattaforma on line che vende i capi dei vip, prendendo da questo la sua percentuale.

Sicuramente ci sarebbe da lavorare se davvero la coppia decidesse di lasciare l’America per l’Australia, ma questo potrebbe essere un passo accolto con favore dalla casa reale. I tempi non sono favorevoli per Windsor, re Carlo III ce la mette tutta per fare dimenticare i guai generati dal fratello Andrea, che ha trascinato la monarchia nel terreno peggiore: quello dell’imbarazzo e delle inchieste giudiziarie che dovranno accertare la vera natura dei suoi rapporti con il pedofilo americano Jeffrey Epstein. Le accuse di abuso d’ufficio aggravato che pendono sul fratello del sovrano rischiano un impatto tremendo sulla stabilità dell’intera istituzione e sulla sua stessa credibilità, ecco perché, secondo molti osservatori, un cambio di passo nella vita di Harry e Meghan potrebbe essere un segnale positivo. L’Australia poi è molto lontana dal gossip e dai riflettori di Hollywood e questo potrebbe concedere al re un attimo di respiro. Almeno fino al prossimo scandalo, o alla prossima intervista dei Sussex.

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Bianca Censori e il video hard per Kanye West: munge una mucca, si cosparge di latte e ammicca sensuale. Le immagini di “Gemini Season”

9 June 2026 at 13:02

Se da un lato ha visto sfumare l’occasione di esibirsi nel nostro Paese in seguito alla cancellazione dei concerti previsti a Campovolo, Kanye West (più noto come Ye) ieri, 8 giugno, era raggiante per il suo 49esimo compleanno ma anche per il regalo di compleanno che gli ha fatto la compagna Bianca Censori.

“Gemini Season” (la stagione dei Gemelli, nel senso del segno zodiacale, ndr) del video interpretato e diretto niente di meno che da dalla stessa Censori. Lei appare con un bianco, corsetto e lingerie piumata. Le premesse sexy ci sono tutte, ma non è finita. Censori inizia a mungere una mucca, tra montagne nuvole, poi beve del latte che cade sul petto. Insomma un video ad alto tasso sensuale.

West, dopo i festeggiamenti, si esibirà ancora con dei concerti, tra il 12 giugno in Georgia e poi al Raymond James Stadium il 26 e il 28 giugno, a Tampa Bay mentre il 19 giugno dovrebbe l’edizione deluxe di “Bully”.

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