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L’ossessione della Norvegia per la propria dieta: ai Mondiali con 300 kg di salmone, 116 di formaggio e tre chef

11 June 2026 at 13:13

In assenza dell’Italia, il Mondiale 2026 ha già la vincitrice dello scettro di Nazionale più attenta alle proprie abitudini alimentari. Dimenticate il gourmet della Francia, non c’entra nemmeno l’antica tradizione del Giappone. Il titolo va alla Norvegia. La Federazione non farà mancare nulla a Erling Haaland e compagni in occasione della prima partecipazione alla Coppa del Mondo dopo 28 anni. Tutto è stato pianificato a puntino da novembre 2025.

A decidere quale sarà il menù dei giocatori e dello staff, sessanta persone in totale, sono stati tre chef: Christian Karlsson, che si occupa della cucina della squadra dagli Anni Novanta, Aron Espeland ed Eirik Tufte, solitamente in cucina al Cru di Oslo, ristorante segnalato dalla guida Michelin. L’obiettivo era quello di portare le materie prime direttamente dalla Norvegia per riempire i quattro buffet al giorno previsti nel corso della manifestazione, come ha svelato il quotidiano norvegese VG.

Nel ritiro di Greensboro, nella Carolina del Nord, ci sono tre cibi che certamente non mancheranno. La Norvegia ha infatti deciso di spedire negli Stati Uniti ben 300 chili di salmone, 116 di un formaggio locale, il brunost, fatto con siero, latte di scarto e panna. Il brunost ha un caratteristico colore marrone ottenuto separando la cagliata, utilizzata per produrre i formaggi tradizionali, e tenendo il siero che, una volta bollito con la panna, finisce per caramellizzarsi con il calore. Non è finita: il ct Ståle Solbakken e i suoi giocatori avranno a disposizione anche 6.000 arance.

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Mondiali, l’amichevole segreta diventa un caso diplomatico: perché la Norvegia è furiosa con la Scozia

9 June 2026 at 19:50

Nel calcio moderno non esistono più le amichevoli. Esistono test, sgambate, simulazioni, prove generali, sedute ad alta intensità, partite a porte chiuse, partite a porte chiusissime, partite così segrete che poi finiscono sui giornali norvegesi e diventano un incidente internazionale. Il Mondiale non è ancora cominciato e già Scozia e Norvegia sono riuscite a litigare per una cosa che, in teoria, non avrebbe dovuto vedere nessuno: una partitella d’allenamento a Charlotte, North Carolina.

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La partita doveva servire soprattutto ai giocatori meno utilizzati. Una di quelle cose poco glamour ma fondamentali: novanta minuti senza pubblico, senza inni, senza televisioni, senza epica, ma solo lo staff con la cartellina, GPS sulle schiene e riserve con la missione dichiarata di ricordare al ct di esistere. Poi la Scozia ha cancellato tutto, motivando la scelta con qualche problema fisico e con la necessità di non correre rischi. Traduzione calcistica: il Mondiale è vicino, abbiamo già perso Billy Gilmour nelle amichevoli precedenti, non vogliamo rischiare di aggiungere un’altra cartella clinica prima dell’esordio iridato.

Fin qui, quasi normale. Solo che dall’altra parte c’era Ståle Solbakken, che non l’ha presa esattamente come una piccola variazione di programma. Il ct norvegese ha parlato di comportamento “unprofessional”, puntando il dito contro la federazione scozzese, soprattutto per il modo in cui la notizia è arrivata: non una telefonata diretta tra allenatori, ma una comunicazione passata attraverso i team manager, dopo l’allenamento norvegese. Nel galateo delle amichevoli invisibili, a quanto pare, questo è un fallo da arancione tendente al rosso.

La Scozia, dal canto suo, ha risposto con l’argomento più scozzese possibile: pragmatismo e linea compatta. Steve Clarke ha ridotto l’evento a ciò che per lui era davvero: “Abbiamo avuto uno o due piccoli problemi fisici e abbiamo deciso che non valeva il rischio”, ha spiegato. John McGinn è stato ancora più diretto: “Il nostro lavoro è prenderci cura della Scozia, quello della Norvegia è prendersi cura della Norvegia”.

McGinn ha poi aggiunto il colpo migliore: “Se la Norvegia avesse rischiato di perdere Haaland o Ødegaard prima del Mondiale, avrebbe fatto la stessa cosa”, ha tuonato. Difficile dargli torto. Nel 2026 anche un’amichevole nascosta può diventare una minaccia sistemica se dentro ci sono ginocchia, tendini, assicurazioni, bonus FIFA e l’incubo di mandare a casa un titolare per tacke di troppo.

La Norvegia però aveva le sue ragioni. Solbakken aveva programmato la gestione dei minuti, alcuni giocatori dovevano avere ritmo, altri recuperare le vibes della gara. Ødegaard ha parlato di situazione “kjipt”, cioè fastidiosa, ma ha invitato a trovare soluzioni. Sørloth è stato più duro: “Un peccato, perché quella partita era pronta da tempo”. E in effetti, per chi prepara un Mondiale, una seduta saltata non è mai solo una seduta saltata: è una casella che si muove e costringe a ridisegnare il domino.

Il dettaglio più comico resta però quello finale: la Federcalcio scozzese si è detta sorpresa che la notizia fosse uscita sui media norvegesi, perché l’amichevole doveva essere a porte chiuse e non annunciata pubblicamente. È il capolavoro: una partita segreta, cancellata in segreto, diventa pubblica perché qualcuno si arrabbia pubblicamente per il modo in cui è stata cancellata. Anche questo è il Mondiale, bellezza.

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Mondiali, allarme serpenti nei ritiri: la Svizzera si allena accanto alla “Snake Area”, pericoli anche per la Norvegia. “Non provocateli”

8 June 2026 at 15:09

Snake area“. È la scritta che compare nella mappa del ritiro della Svizzera a San Diego, dove la nazionale rossocrociata sta preparando i Mondiali in programma dall’11 giugno. A renderlo noto è stata l’Associazione svizzera di football (ASF), che sui social ha pubblicato una panoramica del centro sportivo indicando campi di allenamento, spogliatoi, palestra e una zona espressamente segnalata come off limits a causa della presenza di serpenti a sonagli. Il messaggio che accompagna il post è breve ma eloquente: “Attenzione ai serpenti“, con due emoji che raffigurano proprio un serpente e degli occhi spalancati.

La contea di San Diego, infatti, è considerata una delle zone statunitensi con la maggiore varietà di rattlesnake, che popolano colline, canyon e aree di vegetazione vicine anche a impianti sportivi e centri abitati. Tra le specie più diffuse figura il Southern Pacific rattlesnake (Crotalus oreganus helleri), un serpente generalmente schivo ma dotato di un morso potenzialmente pericoloso. La sua attività aumenta soprattutto durante i mesi più caldi, dalla primavera all’autunno.

Pur non essendo animali aggressivi, i serpenti a sonagli tendono a segnalare la propria presenza attraverso il caratteristico rumore del sonaglio quando si sentono minacciati. Per questo motivo vengono adottate precise misure di prudenza: restare sui percorsi segnalati, evitare di avvicinarsi a rocce e cespugli e ricorrere immediatamente all’assistenza medica in caso di morso. Per una delegazione europea, poco abituata a questo tipo di fauna, si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario.

Secondo quanto riferito da Cronache di Spogliatoio, le autorità locali avrebbero inoltre chiesto alla nazionale svizzera di effettuare gli spostamenti tra il centro sportivo e l’hotel Fairmont Grand Del Mar esclusivamente in autobus, scoraggiando l’utilizzo di mezzi alternativi come le biciclette. Se si avvista un serpente a sonagli, consigliano i siti specializzati, bisogna mantenere una distanza di almeno due metri. Il serpente può colpire a una distanza pari a circa la metà della sua lunghezza corporea.

Anche per la Norvegia c’è il “pericolo serpenti”

La Svizzera, però, non è l’unica squadra ad aver ricevuto raccomandazioni simili. Anche la Norvegia di Erling Haaland, in ritiro a Greensboro, nella Carolina del Nord, è stata avvertita della presenza di serpenti nell’area. Alle persone presenti è stato consigliato di non disturbare né provocare questi animali, particolarmente diffusi nella zona.

Sul sito ufficiale della città si legge infatti che i serpenti Copperhead sono molto comuni nell’est e nel sud-est degli Stati Uniti e particolarmente presenti a Greensboro. L’invito rivolto ai visitatori è chiaro: non tentare di catturarli, non avvicinarli e non interferire in alcun modo con loro, poiché qualsiasi comportamento diverso dal lasciarli indisturbati può risultare estremamente pericoloso. Una situazione che non ha lasciato indifferenti i giocatori norvegesi, tra cui il centrocampista del Sassuolo Kristian Thorstvedt, che avrebbe ammesso di non essere affatto felice di aver scoperto la presenza dei serpenti nei pressi del ritiro.

Campi rovinati, il Giappone cambia due volte sede di allenamento

Serpenti, ma anche fulmini, problemi con i visti e anche campi rovinati. I problemi logistici e organizzativi per le nazionali impegnate ai Mondiali sono diversi e tra quelle coinvolte c’è anche il Giappone che, arrivato in Messico questa settimana per prepararsi al torneo iridato, ha dovuto cambiare campo di allenamento due volte in due giorni a causa delle pessime condizioni del terreno di gioco. Lo riportano i media nipponici, spiegando che inizialmente, i “Samurai Blu” avrebbero dovuto utilizzare il campo del Tigres de Monterrey, ma le sue condizioni sono peggiorate per le piogge dei giorni scorsi, e la squadra si è quindi spostata su una struttura universitaria. Insoddisfatta anche di questa alternativa, la nazionale giapponese ha cambiato ancora, allenandosi infine presso il centro sportivo del CF Monterrey.

“È a causa del maltempo, non possiamo farci nulla. Vogliamo garantire una preparazione ottimale” per i Mondiali, ha dichiarato Masakuni Yamamoto, direttore tecnico della Federcalcio giapponese. Domani la nazionale si trasferirà nel suo ritiro pre-campionato americano a Nashville. “Ci è stato detto che i preparativi stanno procedendo senza intoppi“, ha aggiunto Yamamoto. Il Giappone, inserito nel gruppo F, affronterà l’Olanda nella prima partita il 14 giugno, a seguire Tunisia e Svezia.

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