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Almeida saca pecho de su gestión durante la visita del Papa: “Es difícil mejorar”

10 June 2026 at 13:40

Han sido cuatro días muy felices para el alcalde de Madrid. El Papa dejó la ciudad el martes, después de una visita que congregó a más de un millón de personas frente al Palacio de Cibeles. Han sido cuatro días en los que José Luis Martínez-Almeida (PP) ha sonreído, y mucho. Basta con mirar cualquier foto y vídeo. En su despedida en Barajas, el regidor miró a los ojos a León XIV y le dijo: “Se va a derramar la gracia sobre esta ciudad”. Y parece que ha sido así, al menos según el balance del Gobierno local sobre su gestión. “Es difícil mejorar”, se ha enorgullecido Almeida este miércoles ante los medios en la sede del Ayuntamiento. Todo ha ido bien, mejor que bien: incidencias leves, ciudad sin coches, 525.000 viajes en Bicimad ―gratis antes, durante y después del viaje―, el 81,8% de los hoteles llenos y un retorno económico aproximado de 74 millones de euros, a falta de cifras definitivas.

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© Chema Moya (EFE)

El papa León XIV (i) recibe de manos del alcalde de Madrid, José Luis Martínez Almeida (d), la Llave de Oro de la ciudad el 7 de junio de 2026.

La PapIA, sommo pontefice digitale

By: A A
10 June 2026 at 10:30

La nuova enciclica di Papa Leone XIV, approvata da un responsabile dell’intelligenza artificiale, sostiene di voler regolamentare l’algoritmo. Ma il Vaticano sta consacrando il potere della tecnologia o lo sta mettendo in discussione?

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L’enciclica e il suo momento

Il 25 maggio 2026, nella solennità dell’Aula del Sinodo in Vaticano, si è consumato un evento che la storia ricorderà come uno spartiacque: Papa Leone XIV ha presentato personalmente la prima enciclica del suo pontificato, Magnifica Humanitas. Sulla salvaguardia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Nessun pontefice aveva mai presenziato in prima persona alla presentazione pubblica di un proprio documento dottrinale. Il gesto, nella sua straordinaria rottura con il protocollo secolare, non era casuale. Era una dichiarazione, una di quelle che segna un passaggio epocale, e non dal punto di vista prettamente ecclesiologico, bensì per il valore che ha il contenuto di quanto è stato presentato.

A rendere l’evento ancora più denso di significato, al fianco del pontefice non era seduto un cardinale della Curia, un teologo della Pontificia Accademia delle Scienze o un filosofo della scuola fenomenologica romana, bensì Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, l’azienda californiana che sviluppa il modello Claude. Per la prima volta nella storia contemporanea, l’intelligenza artificiale è diventata il tema centrale e fondativo del primo grande documento dottrinale di un nuovo pontefice. L’algoritmo ha ottenuto l’onore che in precedenza era stato riservato alla famiglia, alla pace, alla giustizia sociale.

La data apposta alla firma dell’enciclica — il 15 maggio — non era meno eloquente. Centotrentacinque anni prima, nello stesso giorno del 1891, Leone XIII aveva promulgato la Rerum Novarum, il documento fondativo della dottrina sociale cattolica moderna, quello che per la prima volta impegnò la Chiesa a prendere posizione di fronte alle devastazioni della rivoluzione industriale, al lavoro minorile, allo sfruttamento delle masse operaie, alla questione della proprietà privata e del salario giusto. L’attuale pontefice, che ha scelto il medesimo nome del predecessore di fine Ottocento con una deliberatezza che esclude qualsiasi ambiguità simbolica, vuole stabilire un’equivalenza esplicita e imperativa: l’intelligenza artificiale è per il nostro tempo ciò che la macchina a vapore e la fabbrica furono per il tempo di Marx e dei primi sindacati. È la questione sociale del secolo.

Il giorno successivo alla firma, il 16 maggio, Leone XIV ha approvato la creazione di una commissione vaticana permanente sull’intelligenza artificiale: per la prima volta nella sua storia bimillenaria, la Santa Sede istituzionalizza il rapporto con l’IA sotto un unico organismo di governo. Il messaggio al mondo era limpido e privo di qualsiasi ambiguità diplomatica: la Chiesa di Roma si candida a essere la coscienza globale dell’algoritmo. Ma la scelta dell’interlocutore tecnologico chiamato a condividere il palco con il pontefice non era un omaggio cerimoniale. Era uno schieramento.

Un nuovo asse tra Vaticano e Silicon Valley?

Per comprendere cosa Dario Amodei andasse a fare a Roma nei giorni successivi alla presentazione dell’enciclica — e perché il Vaticano avesse scelto precisamente Anthropic tra tutte le grandi case dell’intelligenza artificiale mondiale — occorre ricostruire il contesto geopolitico che ha precipitato questo incontro con la velocità di una crisi diplomatica.

Il 27 febbraio 2026, l’amministrazione Trump aveva firmato un ordine esecutivo imponendo a tutte le agenzie federali statunitensi la cessazione immediata di qualsiasi attività commerciale con Anthropic. Nelle ore successive, il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva definito la società “un rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale”: una qualifica mai applicata prima, nella storia americana recente, a un’impresa privata nazionale. OpenAI, l’azienda di Sam Altman, aveva colmato il vuoto con rapidità chirurgica, firmando un contratto con il Pentagono nelle stesse ore in cui Anthropic veniva messa all’indice. La frattura si era poi spostata in tribunale, con sentenze di segno opposto nei diversi gradi di giudizio e una causa ancora aperta.

Il Vaticano dunque non ha scelto OpenAI, che pure è il marchio commercialmente più potente nel settore. Non ha scelto Palantir, nonostante Peter Thiel avesse visitato Roma nel marzo precedente per una serie di seminari a porte chiuse sul rapporto tra tecnica e democrazia, accolti in ambienti curiali con quella che gli osservatori presenti hanno descritto come freddezza glaciale. Ha scelto invece l’unica azienda tra le grandi case dell’IA che aveva pagato con l’esclusione dal Pentagono il rifiuto di rimuovere i vincoli etici incorporati nei propri modelli. La Santa Sede ha scelto, in altre parole, l’interlocutore che la Casa Bianca trumpiana aveva appena respinto. E lo ha fatto nel giorno dell’anniversario della Rerum Novarum, conferendo all’operazione la solennità del precedente storico più alto della dottrina sociale cattolica.

All’evento in Aula del Sinodo, Olah aveva espresso pubblicamente ciò che raramente si sente pronunciare da chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale: le domande poste dall’IA, aveva detto, “sono più grandi della comunità di ricerca” e non possono essere lasciate soltanto nelle mani di scienziati o imprese. Aveva elencato tre urgenze di portata storica: il rischio di perdite di posti di lavoro su scala massiva, la distribuzione profondamente ineguale dei benefici economici tra paesi ricchi e paesi poveri, e la crescente opacità dei sistemi algoritmici — modelli sempre più complessi che nessuno, nemmeno i loro creatori, è in grado di leggere compiutamente dall’interno. Aveva aggiunto che esiste un problema ancora più grave: l’assenza di qualsiasi meccanismo capace di distribuire in modo equo i benefici economici dell’IA. “È un problema irrisolto”, aveva riconosciuto, “ed è precisamente il tipo di problema che storicamente la Chiesa si è rifiutata di permettere che il mondo ignorasse”. Un’autocritica pubblica e radicale, pronunciata da una società che vale trecento ottanta miliardi di dollari.

Anthropic: l’azienda “etica” e le sue contraddizioni

Fondata nel 2021 da Dario Amodei e dalla sorella Daniela, insieme a un gruppo di ricercatori fuoriusciti da OpenAI, Anthropic si è costruita in pochi anni una narrativa pubblica fondata su tre pilastri: sicurezza, allineamento etico e trasparenza algoritmica. Il cofondatore Olah incarna meglio di chiunque altro questa immagine: un ricercatore che studia cosa accade all’interno delle reti neurali, che si preoccupa che i sistemi di IA siano comprensibili e governabili, che sostiene la necessità di un controllo esterno, da parte di governi, istituzioni religiose, società civile, su tecnologie che nessuna singola azienda può gestire responsabilmente da sola.

È questa immagine che ha reso Anthropic appetibile agli occhi del Vaticano. Ed è questa immagine che, osservata da vicino, rivela le sue lacerazioni interne. Perché la stessa settimana in cui Olah saliva al Soglio di Pietro per ricevere quella che alcuni commentatori non hanno esitato a definire «l’unzione vaticana dell’intelligenza artificiale umanistica», giungevano le ricostruzioni di quanto era accaduto nei mesi precedenti nell’altra stanza del potere — quella del Pentagono.

Secondo le analisi pubblicate da La Fionda e ricostruite attraverso fonti aperte, la prima frizione tra Anthropic e l’apparato militare americano era emersa a gennaio 2026, durante l’operazione di cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas, condotta dalla CIA con il supporto del sistema Maven — il programma di intelligenza artificiale applicata alle operazioni militari — e quindi, secondo quanto riportato, con il concorso del modello Claude. Anthropic aveva protestato formalmente, sostenendo che l’operazione eccedeva i limiti d’uso contrattualmente concordati. Da quel momento il rapporto si era incrinato. Il Pentagono pretendeva l’eliminazione delle clausole restrittive. Anthropic resisteva. La crisi era precipitata nel febbraio successivo con l’ordine esecutivo di Trump.

Ma la medesima fonte segnala che nelle prime ventiquattr’ore dei bombardamenti congiunti americano-israeliani sull’Iran — nelle stesse ore in cui il Pentagono cancellava ufficialmente Anthropic dalla propria catena di approvvigionamento — il modello Claude aveva contribuito a selezionare un migliaio di obiettivi. Le due notizie convivono nella stessa settimana e si illuminano a vicenda con una luce che disorienta. Non si tratta di una contraddizione irrisolvibile soltanto sul piano logico: è una contraddizione che rivela la struttura profonda dell’intero sistema in cui Anthropic opera, vuole e non vuole operare.

La tensione tra il peso commerciale di Anthropic e le parole pronunciate in Vaticano era difficile da ignorare e Olah non ha provato a nasconderla.

Ciò che emerge non è necessariamente la prova di una malafede strategica, ma qualcosa di più inquietante: la dimostrazione che le categorie di “azienda etica” e “azienda militare” non sono affatto impermeabili l’una all’altra nell’ecosistema tecnologico americano contemporaneo. Esse coesistono, si contengono, si contraddicono. E proprio questa coesistenza è il dato strutturale che nessun documento dottrinale, per quanto solenne, è in grado di dissolvere con un’unzione simbolica.

Le tre stanze del potere

Come ha osservato la brillante giornalista italiana Margherita Furlan nei suoi recenti articoli, ci sono “tre stanze”. La prima è la sala riunioni di Anthropic a San Francisco, dove si producono i modelli algoritmici. La seconda è la sala operativa del sistema Maven al Pentagono, dove tali modelli vengono integrati nelle catene decisionali militari. La terza è il salone delle udienze di Leone XIV in Vaticano, dove le istituzioni simboliche più antiche e autorevoli del mondo occidentale conferiscono legittimità morale all’intero sistema.

La metafora è efficace non perché postuli una cospirazione — essa non lo fa — ma perché descrive una struttura funzionale. Non occorre che le tre stanze comunichino direttamente, che i loro occupanti si accordino in anticipo, che esistano riunioni segrete o patti sottoscritti nell’ombra. Il potere strutturale, come aveva intuito Susan Strange nella sua analisi del declino dello Stato nelle economie avanzate, non opera attraverso intese esplicite ma attraverso convergenze di interesse che si consolidano nel tempo fino a diventare la grammatica invisibile dell’ordine mondiale.

In questa grammatica, il ruolo delle istituzioni simboliche — quelle che detengono il monopolio della legittimazione morale — è sempre stato essenziale. La Chiesa cattolica ha svolto questa funzione per secoli nei confronti del potere temporale dei re, degli imperatori, delle grandi famiglie mercantili. Il Concordato di Westfalia, il ruolo della Curia nella diplomazia europea preindustriale, la posizione della Santa Sede nei conflitti del Novecento: tutto attesta che la funzione vaticana di «camera di compensazione morale» ha attraversato indenne rivoluzioni politiche, guerre mondiali, tracolli ideologici.

Oggi quella funzione si riadatta al capitalismo delle piattaforme. La domanda che merita di essere formulata senza eufemismi è se il Vaticano, nell’intraprendere questa operazione, stia esercitando un potere critico e correttivo — come il predecessore omonimo Leone XIII lo esercitò verso il padronato industriale con la Rerum Novarum — oppure se stia svolgendo una funzione di legittimazione che consolida, piuttosto che contestare, il sistema che dichiara di voler governare.

La rivoluzione teologica dell’algoritmo

Il contenuto dell’enciclica Magnifica Humanitas merita una lettura che vada al di là del giudizio di merito sulle sue singole posizioni — condivisibili o discutibili che siano — per cogliere la trasformazione che il documento introduce nell’architettura concettuale della dottrina cattolica.

Il titolo stesso è rivelatore. “Magnifica Humanitas” — la magnifica umanità — è una formula che richiama la tradizione dell’umanesimo cristiano, la centralità della persona creata a immagine e somiglianza di Dio, la dignità inalienabile dell’essere umano come fondamento di ogni etica sociale, ma applicata all’intelligenza artificiale, quella formula svolge una funzione diversa: non difende la persona umana contro la macchina, bensì cerca di integrare la macchina nell’orizzonte della persona. Non è una critica alla tecnica; è un tentativo di addomesticarla teologicamente.

Categorie fondamentali della tradizione cristiana vengono infatti reinterpretate nel documento in chiave tecnologica. Il discernimento — che nella tradizione ignaziana è il processo spirituale di distinzione tra mozioni buone e cattive nell’anima del credente — diventa una categoria applicabile ai sistemi algoritmici: discernere, nel nuovo lessico, significa anche valutare l’impatto delle tecnologie sulla vita umana. La coscienza — che nella teologia morale cattolica è il santuario interiore in cui la persona risponde direttamente a Dio — viene estesa a includere la responsabilità delle organizzazioni che sviluppano IA. La verità — che nella tradizione scolastica è l’adaequatio rei et intellectus, l’adeguazione dell’intelletto alla cosa — deve fare i conti con sistemi che producono output probabilistici e che possono generare ciò che i tecnici chiamano allucinazioni.

Quello che si profila non è soltanto un aggiornamento lessicale o un’operazione di marketing dottrinale. È qualcosa di più profondo e meno reversibile: la progressiva trasmigrazione del linguaggio teologico nell’orbita del linguaggio tecno-gestionale. Una volta che la Chiesa ha accettato di parlare di «algoritmi etici», di «allineamento dei modelli», di «governance dell’IA» come categoria spirituale, la direzione del prestito concettuale tende inevitabilmente a rovesciarsi. Non è più soltanto la Chiesa a prestare alla tecnica il suo vocabolario morale: è la tecnica che comincia a prestare alla Chiesa il suo vocabolario funzionale. E quando il linguaggio della salvezza cede il passo al linguaggio dell’ottimizzazione, della previsione e della gestione algoritmica della realtà, qualcosa di essenziale si è già trasformato.

Vi è poi una questione che nessuno dei commenti entusiastici sull’enciclica ha finora affrontato con la necessaria franchezza: quella dell’autorità epistemica. Chi detiene, nell’era dell’algoritmo, il potere di stabilire cosa è vero? La tradizione cattolica ha risposto a questa domanda in modo preciso per secoli: il Magistero della Chiesa, attraverso la sua interpretazione della Rivelazione, è il punto di riferimento normativo per la coscienza del credente. Ma i grandi modelli di linguaggio — addestrati su miliardi di testi, capaci di produrre risposte plausibili su qualsiasi argomento, accessibili a qualunque persona dotata di uno smartphone — stanno diventando, nella pratica quotidiana di centinaia di milioni di persone, una nuova forma di autorità epistemica. Non dichiarata, non consacrata, non responsabile verso alcuna istituzione. Ma di fatto operante.

Dalla Rerum Novarum alla Magnifica Humanitas

Il parallelo tra Leone XIII e Leone XIV, tra la Rerum Novarum del 1891 e la Magnifica Humanitas del 2026, non è soltanto una trovata retorica. È una chiave interpretativa che illumina tanto le somiglianze quanto, soprattutto, le differenze strutturali tra i due momenti storici.

Leone XIII scrisse la Rerum Novarum in un contesto nel quale la Chiesa era chiaramente estranea al potere economico dominante. L’industria del tardo Ottocento era governata da capitalisti che non avevano bisogno della benedizione papale per affermare la propria legittimità: la avevano costruita attraverso il mercato, la forza, e un’ideologia liberale che la religione aveva largamente emarginato come retroguardia del pensiero. In quel contesto, la presa di posizione della Chiesa a favore del salario giusto e dei diritti dei lavoratori era un atto che andava contro gli interessi del potere dominante. Costava qualcosa. Aveva un’autonomia reale.

Il contesto attuale è profondamente diverso. Anthropic non è un padrone settecentesco che sfrutta bambini nelle miniere. È un’azienda che vale trecento ottanta miliardi di dollari, che ha nel proprio capitale Amazon, Google, Sequoia Capital, BlackRock e la Qatar Investment Authority, che si presenta già con un’elaborata narrativa etica e che viene a Roma non come interlocutore scomodo, ma come alleato desiderato. Il Vaticano non si pone in opposizione a questo potere: cerca di negoziare con esso una posizione di influenza all’interno di un sistema che non mette in discussione.

La domanda che la dottrina sociale della Chiesa dovrebbe porsi — e che l’enciclica sfiora senza rispondere — è strutturale: è possibile governare eticamente un sistema la cui architettura economica di fondo produce disuguaglianze radicali, concentrazione monopolistica del potere conoscitivo, e tendenza intrinseca all’utilizzo militare, semplicemente negoziando con i suoi protagonisti più moderati? O è necessario interrogare il sistema stesso, le sue condizioni di produzione, la sua governance, la sua appropriazione privata dei benefici collettivi?

Antonio Gramsci, nei Quaderni del carcere, scriveva che ogni egemonia si costruisce prima sul piano della cultura e solo dopo si traduce in dominio sul piano politico. L’enciclica Magnifica Humanitas è esattamente questo: un atto di egemonia culturale, un tentativo di scrivere la cornice morale dentro cui la prossima ondata tecnologica dovrà muoversi. Ma un atto di egemonia culturale può essere anche, paradossalmente, uno strumento di incorporazione: esso legittima i propri interlocutori mentre pretende di governarli.

Il rischio della religione tecnocratica

C’è un’ultima questione che questa vicenda pone con forza e che nessuna celebrazione istituzionale può neutralizzare: quella della progressiva convergenza tra potere spirituale e potere tecnologico, e del rischio che tale convergenza produca non un controllo della tecnica da parte dell’etica, ma una sacralizzazione della tecnica attraverso l’etica.

Le narrazioni transumaniste e postumaniste — quelle che promettono il superamento dei limiti biologici dell’uomo, l’immortalità digitale, la fusione tra intelligenza umana e artificiale — entrano in tensione profonda con la tradizione cristiana su ogni piano: antropologico, escatologico, sacramentale. Un essere umano che può essere indefinitamente migliorato, potenziato, preservato attraverso la tecnologia non ha più bisogno di redenzione, di grazia, di resurrezione. La morte stessa — cardine della soteriologia cristiana — diventa un problema tecnico in attesa di soluzione ingegneristica.

Eppure le élite digitali che promuovono queste visioni — con il loro peculiare misto di millenarismo secolare, utopismo tecnologico e ansia da rischio esistenziale — stanno progressivamente occupando lo spazio simbolico che un tempo apparteneva alle grandi narrazioni religiose. Esse parlano di minacce esistenziali all’umanità, di salvezza attraverso l’allineamento dell’IA, di un futuro in cui la tecnica deciderà la sopravvivenza o l’estinzione della specie. Hanno adottato, in altre parole, la struttura formale del pensiero escatologico senza la sua sostanza teologica: la fine del mondo senza il Dio che la governa, la salvezza senza la grazia, il peccato originale senza il perdono.

In questo scenario, il rischio che il Vaticano corre non è tanto quello di essere ingannato da Anthropic, quanto quello di prestarsi, inconsapevolmente o deliberatamente, a un processo di sacralizzazione del tecno-capitalismo che si avvale del linguaggio morale della Chiesa per conferire una patina di profondità a ciò che è in realtà puro esercizio di potere economico e strategico. Non si tratta di supporre malafede: si tratta di riconoscere la forza delle strutture, che agiscono indipendentemente dalle intenzioni dei singoli attori.

Il filosofo della tecnica Jacques Ellul aveva avvertito decenni or sono che il rischio supremo della civiltà tecnologica non è la macchina che si ribella all’uomo, ma la macchina che l’uomo finisce per adorare — trasformando l’efficienza in valore ultimo, l’ottimizzazione in virtù, la previsione in profezia. Quando le istituzioni che storicamente hanno custodito il senso del limite, della finitezza e della trascendenza si mettono al servizio di questa nuova liturgia, non è detto che ne diventino gli officianti consapevoli, ma ne diventano comunque parte.

Chi controlla il significato?

La vera posta in gioco nell’incontro tra il Vaticano di Leone XIV e l’intelligenza artificiale di Anthropic non è di natura tecnologica. Non riguarda la sicurezza degli algoritmi, né la distribuzione dei benefici economici, né i vincoli d’uso nei contratti militari — per quanto tutte queste questioni siano di enorme rilevanza pratica. La vera posta in gioco è simbolica e politica nel senso più alto del termine: chi controlla il significato morale della rivoluzione tecnologica in corso?

La scena del 25 maggio 2026 — un cofondatore di una delle aziende più potenti del pianeta seduto accanto al vescovo di Roma nel giorno dell’anniversario della più importante enciclica sociale della storia cattolica — è una scena di ridefinizione del potere culturale dell’Occidente. Non soltanto perché il Vaticano ha scelto di schierarsi con la fazione della Silicon Valley che la Casa Bianca trumpiana ha escluso dai propri contratti militari. Ma perché, nel farlo, ha accettato di svolgere una funzione di legittimazione che ogni sistema di potere necessita e ricerca: la funzione di tradurre il dominio economico e tecnico in autorità morale riconosciuta.

La domanda che resta aperta — e che la storia dei prossimi decenni dovrà rispondere — è se il Vaticano stia realmente tentando di governare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale attraverso la forza autonoma della propria tradizione morale, oppure se ne stia diventando parte integrante: non il giudice del sistema, ma il suo sacerdote. Non il profeta che parla al potere, ma il cerimoniere che lo consacra.

Leone XIII, nel 1891, aveva pagato il prezzo della propria autonomia: la Rerum Novarum aveva scontentato i capitalisti cattolici quanto i socialisti atei, e nessuno dei due campi l’aveva abbracciata con entusiasmo. Era rimasta un documento scomodo, capace di disturbare tutte le comode certezze del proprio tempo. Sarà la Magnifica Humanitas capace della medesima scomodità? Sarà in grado di interrogare il sistema invece di legittimare i suoi protagonisti più moderati? Saprà porre la domanda che nessuna delle parti coinvolte vuole sentirsi porre: a chi appartiene il futuro che l’intelligenza artificiale sta costruendo, e a quali condizioni ne sarà distribuita la ricchezza?

Sono domande che la cerimonia del 25 maggio ha suggerito senza rispondere. E forse è in questo silenzio che risiede, più che nelle parole ufficiali, il vero significato dell’incontro tra il Vaticano e l’algoritmo. La questione non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda chi ne controlla il significato simbolico e morale. E chi controlla il significato, in ultima analisi, controlla il futuro.

Los ateos estamos pasados de moda

10 June 2026 at 04:30
Encuentro de León XIV con la comunidad diocesana en el estadio Santiago Bernabéu.

No necesito encuestas para saber que pertenezco a una minoría. Me basta salir de casa y cruzar tres palabras con un semejante para sentirme muy poco semejante a él. La mayoría de los días ni siquiera tengo que hacer tal esfuerzo: con solo leer el periódico, los sentimientos de forastería, extrañamiento, soledad, incomprensión y alucine me borran la ilusión de pertenencia que he soñado por la noche. Pero está bien que los barómetros me confirmen la intuición. El último publicado en este periódico sobre asuntos religiosos determina que los ateos somos en España una minoría formada por el 16,6% de la población. No contamos ahí a los agnósticos, esos moderaditos. Los ateos somos rotundos, apostamos todo a la negación, no tenemos nada que ver con los que se encogen de hombros y se santiguan por si acaso.

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Y encima, el Papa no quiso ir al Valle de los Caídos

10 June 2026 at 04:30
El papa León XIV, en su visita a un centro de Cáritas en Madrid el pasado sábado.

Quizá ayude a explicar lo que ha ocurrido en este país, su nivel de crispación y polarización, el hecho de que Federico Jiménez Losantos, antiguo pope de la emisora de la Conferencia Episcopal Española, la Cope, defina hoy como “satánico”, “monstruo” y “siniestro” al cardenal arzobispo de Madrid, José Cobo, y critique que el Papa venga “a ayudar a Pedro Sánchez”; que no se le ocurra otra cosa mejor que visitar un centro de Cáritas —“esos cristianos rojos, cantera de Podemos”— y que, según él, se haya arrodillado “ante el islam”.

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Visita del papa León XIV, en directo | El Papa llama a abandonar las “palabras hirientes” y la agresividad en las redes sociales y la política

10 June 2026 at 13:44
El papa León XIV bendice a los fieles en el monasterio de Montserrat, este miércoles.

En su discurso en la abadía de Montserrat, el Papa ha reiterado una de sus ideas fundamentales, que ya ha expuesto durante estos días en España: superar las diferencias y buscar la unidad de cada comunidad. León XIV ha pedido a la Virgen “que nos enseñe a renunciar a las palabras hirientes, al juicio inmediato, a la murmuración y a las calumnias”. “Que aprendamos a custodiar y a cultivar el amor en la familia, entre amigos, en el lugar de trabajo, en las redes sociales, en los debates políticos y en las comunidades cristianas, de modo que el odio ceda paso a la esperanza y la paz”, ha concluido. Horas antes, el Pontífice visitó la prisión de Brians, donde se encontró con un grupo de presos. “Los errores de la vida no determinan la identidad de una persona”, dijo León XIV a los internos. Por la tarde, el Pontífice acudirá a la iglesia de Sant Agustí del Raval junto a medio millar de voluntarios de entidades dedicadas a la caridad, y a las 18.30 está previsto que se desplace en papamóvil hasta la basílica de la Sagrada Familia. Prevost conocerá el templo y bendecirá la Torre de Jesucristo, recientemente erigida, en un acto al que acudirán los Reyes, los presidentes del Gobierno y la Generalitat, Pedro Sánchez y Salvador Illa, así como el alcalde de Barcelona, Jaume Collboni, entre otras autoridades. León XIV pasará la noche de nuevo en el Palacio Episcopal y partirá hacia Canarias el jueves por la mañana.

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Per què els llibertins no s’han oposat al papa Lleó XIV?

10 June 2026 at 09:21

Els llibertins del país —si és que en queden— no han posat el crit al cel ni han proferit blasfèmies pel fet que un papa de l’Església romana hagi vingut a fer parlaments i participar en actes de multituds a Castella i Catalunya. La raó per la qual no hem sentit queixes provinents d’aquest sector no resideix solament en el fet que la gent descreguda es limita a no creure, i tan amics, sinó a un fet d’enorme importància per al possible futur del catolicisme: Lleó XIV no ha insistit gaire a dir a la gent que havia de tenir fe, que havia de creure en la divinitat de Jesucrist i en la virginitat de Maria o adorar la Santíssima Trinitat —els que no creien en aquestes matèries de fe van ser cremats de viu en viu durant uns quants segles, però ja no passa—, i s’ha limitat a divulgar entre els seus espectadors i auditoris una sèrie de conceptes d’ordre moral que per a ell tenen una base evangèlica, però per als llecs tenen a veure simplement amb el dret natural i la ius gentium: temes molt apropiats quan es parla en un país no confessional.

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© Kike Ricón/Europa Press/Pool (Europa Press)

El papa Lleó XIV arriba a l'Estadio Olímpic Lluís Companys, el 9 de juny

¿Qué santo se celebra hoy, miércoles 10 de junio? Todo lo que debes saber del santoral de hoy

By: La · Razón
10 June 2026 at 05:30

Cada día del calendario litúrgico guarda un lugar especial para recordar a figuras destacadas del cristianismo. El santoral católico es una tradición milenaria que rinde homenaje a santos y beatos, hombres y mujeres que dedicaron sus vidas a la fe, el sacrificio y el servicio a los demás. Esta práctica no solo ofrece un ejemplo de virtud para los creyentes, sino que también permite celebrar la onomástica de quienes llevan su nombre.

El 10 de junio no es una excepción. En esta fecha se conmemora a varios santos, entre los que destacan especialmente San Asterio de Petra y San Landerico de París, dos figuras muy distintas, pero unidas por su legado espiritual. La Iglesia Católica honra así a quienes, a lo largo de los siglos, han dejado huella en la historia del cristianismo.

San Asterio de Petra: mártir de la fe

San Asterio de Petra, también conocido como San Asterio de Cesarea, fue un mártir cristiano de los siglos III o IV. Su vida transcurrió durante una época en la que el cristianismo era duramente perseguido bajo el gobierno del emperador romano Diocleciano. A pesar de los peligros, Asterio se convirtió al cristianismo y defendió su fe hasta el punto de entregar su vida por ella.

Fue martirizado por no renunciar a su fe, convirtiéndose en símbolo de valentía y devoción. Su testimonio ha servido de inspiración para generaciones de cristianos que enfrentan adversidades en nombre de sus creencias.

San Landerico de París: pionero de la atención a los enfermos

Por otro lado, San Landerico de París vivió en el siglo VII y ejerció como obispo de la capital francesa. Es recordado con especial admiración por su labor humanitaria. Fundó el Hôtel-Dieu de París, el primer hospital de la ciudad, un lugar dedicado a cuidar de los pobres y los enfermos, en un tiempo en el que la atención médica organizada era casi inexistente.

Su legado no solo perdura en la memoria religiosa, sino también en la historia de la medicina y la asistencia social. San Landerico es considerado uno de los grandes precursores de la caridad hospitalaria en Europa.

Otros santos y beatos que se celebran el 10 de junio

Además de San Asterio y San Landerico, el 10 de junio también se conmemora a otras figuras relevantes dentro del calendario eclesiástico. Entre ellos se encuentran:

  • San Amancio, mártir
  • San Arecio, mártir
  • San Bogumilo de Gniezno, arzobispo polaco
  • San Censurio de Auxerre, obispo francés
  • San Itamar de Rochester, obispo en Inglaterra
  • San Maurino, abad

© La Razón

¿Qué santo se celebra hoy, miércoles 10 de junio? Todo lo que debes saber del santoral de hoy

El debate | ¿Es correcto que se invite al Papa a hablar en el Parlamento de un país aconfesional?

10 June 2026 at 04:30

“Ninguna confesión tendrá carácter estatal”, establece explícitamente la Constitución. La cuestión de qué supone el laicismo del Estado ha vuelto a resurgir con motivo del histórico discurso del Papa ante las dos Cámaras, reunidas de manera conjunta en el Congreso este lunes. El Papa habló de lo que quiso y fue coherente con la doctrina de la iglesia. Los diputados y senadores aplaudieron durante siete minutos. Pero el acto en sí trascendía inevitablemente lo político.

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© J. J. Guillén / EFE / Pool (Europa Press)

El Papa, en un momento de su discurso en el Congreso, el lunes. A la izquierda, la presidenta de la Cámara baja, Francina Armengol.

Misión (papal) cumplida en Madrid: un test extremo de movilidad y seguridad pasado con nota y con la vista puesta en el Mundial 2030

9 June 2026 at 23:07
El Ayuntamiento y la Comunidad celebran el resultado de la visita de León XIV, una dura prueba para la capital por el despliegue operativo más importante en democracia Leer

El Ayuntamiento y la Comunidad celebran el resultado de la visita de León XIV, una dura prueba para la capital por el despliegue operativo más importante en democracia

Prosperidad y larga vida al papa León XIV

9 June 2026 at 20:37
A ver si tomamos todos nota del mensaje de reconciliacion del Papa. Si además es guapo. Tiene cara de pillo, de pillo bueno, de buena gente. Leer

A ver si tomamos todos nota del mensaje de reconciliacion del Papa. Si además es guapo. Tiene cara de pillo, de pillo bueno, de buena gente.

El Papa y Bad Bunny se conocieron en Madrid tras el encuentro de León XIV en el Santiago Bernabéu

By: EFE
9 June 2026 at 17:47
Bad Bunny acudió a conocer al pontífice junto a su familia, de la que ha destacado que es católica y creyente Leer

Bad Bunny acudió a conocer al pontífice junto a su familia, de la que ha destacado que es católica y creyente

El Papa busca la complicidad con los fieles en Barcelona: “Bon dia i bona hora”

9 June 2026 at 16:14
Papa León XIV saluda a los fieles desde el balcón del bisbat de Barcelona, esta mañana.

Un grito de entusismo ha resonado por la Catedral de Barcelona sobre las 12.30 desconcertando a los fieles, autoridades, periodistas y trabajadores que esperaban en el templo la llegada del Papa, prevista a las 13.00 horas. Junto a la entrada principal, un grupo de voluntarios, vestidos de azul eléctrico, se apiñaban alrededor del móvil de uno de ellos ellos. “Es que el Papa ya ha llegado a Cataluña”, ha aclarado un joven, señalando la imagen que despedía la pantalla en la que se veía a León XIV en el aeropuerto junto al president Salvador Illa. El grito atronador se ha repetido después, cuando el Papa, acabada ya la homilía, ha agradecido a los fieles, unos 6.000 según la Guardia Urbana, desde la entrada del templo, su paciencia con un sonoro “Bon dia i bona hora, germans i germanes [’Buenos días, hermanos y hermanas’]”.

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Una imagen de voluntarios en el interior de la Catedral antes de la Sexta Hora.El Papa León XIV, durante el rezo en la Catedral de Barcelona.

Misioneros digitales e ‘influencers’ católicos: los otros cronistas de la visita del papa León XIV a España

Carla Restoy y Abril Casals son una misionera digital y una influencer católica. Ambas suelen producir contenido relacionado con sus creencias religiosas en las redes sociales, y lo están haciendo con especial énfasis durante la visita del Papa. Carla se define a sí misma como misionera digital, un concepto que va asociado a quienes predican el mensaje de Dios en las redes sociales. Abril, por su parte, ya publicaba contenido sobre moda y estilo de vida antes de hablar sobre su fe, por lo que ella se identifica como influencer católica. Durante la visita de León XIV a España, los creadores de contenido religioso se convierten en una nueva vía de comunicación para la Iglesia.

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Misioneros digitales e influencers católicos: los otros cronistas del viaje del Papa

Dos milenios de cristianismo amenazados por la ofensiva israelí en el Líbano

8 June 2026 at 23:03
Un soldado israelí coloca un cigarrillo en una estatua de la Virgen María en el sur del Libano

La escalada militar en el Líbano, llevada a cabo por Israel e intensificada en 2026, está provocando una crisis que amenaza con alterar irreversiblemente el mosaico demográfico y religioso de Oriente Próximo. Como consecuencia de los ataques se están desmantelando las comunidades cristianas del sur del país. Su presencia se remonta a los primeros años del cristianismo, con la ciudad de Tiro con la mayor afluencia en estos nuevos creyentes. El libro de los Hechos de los Apóstoles documenta cómo San Pablo encontró a una comunidad de cristianos ahí establecida.

Hoy, el Líbano posee el panorama religioso más diverso de Oriente Próximo, con 18 confesiones reconocidas oficialmente. La demografía se divide casi por la mitad entre musulmanes, con un 60% entre chiíes y suníes, y cristianos de mayoría maronita con un 30%.

Debido a esta situación, aunque el objetivo declarado por el Gobierno israelí es neutralizar la infraestructura militar del grupo chií Hizbulá, los bombardeos israelíes tienen un impacto devastador sobre la población cristiana de la región.

Bajo el fuego cruzado

En los últimos meses, el avance de las tropas israelíes más allá del río Litani ha arrastrado al frente de guerra a pueblos que intentan mantenerse al margen del conflicto. Localidades como Rmeish, Debel, Ain Ebel y Al-Qlayaa se han convertido en escenarios bélicos que ponen en riesgo a sus habitantes, como el caso de la familia Karam a principios de junio. El doctor James George Karam y sus dos hijos universitarios (Theodosia y Tony) fueron alcanzados por un ataque aéreo israelí cuando estaban en su vehículo cerca de Al-Qlayaa, muriendo los tres. Regresaban de Sidón, donde los jóvenes habían acudido a rendir sus exámenes académicos.

Hay casos más al norte, a las afueras de Sidón, concretamente en la localidad predominantemente cristiana de Maghdoucheh y la vecina Anqoun, la cual además albergaba a miles de desplazados de todas las confesiones. Estas sufrieron bombardeos masivos apenas unas horas después de recibir avisos de evacuación. A causa de estos ataques, el sur del país del cedro cada vez se ve más desprovisto de sus habitantes originarios, y sus respectivas confesiones. 

Templos en ruinas

A la par de la destrucción material, el liderazgo cristiano libanés ha denunciado un patrón de destrucción y faltas de respeto hacia los recintos sagrados. Las autoridades israelíes justifican sus ataques con el argumento de que los monasterios e iglesias alcanzados son usados por Hezbolá para sus intereses terroristas. Así, edificios de culto en pueblos como Deir Mimas y Yaroun recibieron daños severos de fuego de artillería pesada.

Restos del convento de las Hermanas Basilianas Salvatorianas en Yaroun.

En mayo, la difusión de imágenes que mostraban a soldados israelíes profanando estatuas de la Virgen María en la aldea de Debel y de Jesucristo en Yaroun encendió la opinión internacional. Aunque líderes religiosos judíos y sectores de la comunidad internacional condenaron de inmediato los actos tachándolos de vandalismo aislado, para los cristianos locales representó un mensaje de inequívoco desprecio hacia su arraigo en la región, una indignación recogida por asociaciones como Mission Network News.

Soldado de las IDF a martillazos con la estatua de un Jesús crucificado.

El temor a la desaparición

A diferencia de conflictos anteriores, como la ocupación de 1982-2000, donde las aldeas cristianas servían a menudo como zonas neutrales de refugio, la táctica actual de dispersión y bombardeo de saturación llevada a cabo por Israel no discrimina sectores. Ahora, desde las iglesias locales hasta el Vaticano han multiplicado sus llamamientos diplomáticos urgentes a que se finalicen las hostilidades, advirtiendo que la pérdida de la pluralidad religiosa en el Líbano despojaría al país de su identidad fundacional, además de extinguir a una de las comunidades religiosas más antiguas del mundo.

El Gobierno se refugia en el discurso del Papa de inmigración y paz para intentar huir de la presión judicial

8 June 2026 at 23:02
MADRID (ESPAÑA), 08/06/2026.- El papa León XIV es ovacionado tras el esperado e histórico discurso que el Sumo Pontífice ha pronunciado en el Congreso de los Diputados, este lunes, tercera jornada de su visita a España. EFE/Ballesteros POOL

"Es una nube de verano. Cae la lluvia, refresca el ambiente, te tiene a resguardo durante un tiempo, pero el sol no se ha ido. El calor vuelve". En el Gobierno son perfectamente conscientes de que la visita del Papa a España les da un respiro efímero en plena explosión de casos judiciales por presunta corrupción que afectan y conmocionan al PSOE, y por los que el presidente comparecerá en el Congreso el 24 de junio. Un alivio que se prolongará todo el tiempo que el Pontífice esté en nuestro país —hasta el próximo viernes, día 12—, y que a partir de ahí la actualidad informativa puede seguirles golpeando. Pero, a fin de cuentas, es algo de oxígeno, y los socialistas lo piensan aprovechar.

El Ejecutivo recibió con entusiasmo la elección de Robert Francis Prevost como León XIV hace casi un año, porque entendió que era un pleno continuador de Francisco, aunque con estilo propio. Y su visita apostólica a España, que comenzó el pasado sábado, refuerza esa convicción. El Gobierno ha querido mostrar plena sintonía con el Vaticano, reivindicando los grandes acuerdos alcanzados en los últimos años y sobre todo la convergencia de posiciones en los grandes debates mundiales. La inmigración, el respeto al derecho internacional, la "dignidad" de todas las personas, vengan de donde vengan.

El Ejecutivo recibió con alivio y entusiasmo la elección de Prevost como sucesor de Francisco, y en todo este año ha presumido de sintonía y conexión con el nuevo Pontífice en los asuntos globales

Esos son parte de los temas cardinales que el Papa abordó en su discurso ante las Cortes Generales de este lunes, el primero de un Pontífice en la historia democrática de España. Y el Gobierno puso el acento en ellos, se aferró a ellos, orillando las "diferencias" con él en otras cuestiones mollares, como su crítica al aborto o a la eutanasia. La Moncloa quiere poner de relieve su sintonía evidente con León XIV en los temas que ya son centrales en su papado: su defensa de un orden internacional basado en reglas frente a los caprichos del presidente de EEUU, Donald Trump —Prevost ha emergido, de hecho, como el líder global que ha sabido plantarle cara— y su apoyo a los inmigrantes frente a una derecha y una ultraderecha que se muestra insolidaria y que ha cargado contra la regularización extraordinaria promovida por el Ejecutivo y que la Iglesia sí respalda sin titubeos. Esa conexión con el Papa y su protagonismo absoluto durante esta semana permite a Pedro Sánchez mantener un perfil público más bajo y de paso desplaza los escándalos judiciales a un segundo plano. Un cierto refugio.

Sánchez explicará en el Congreso el 24 de junio los casos que afectan a Zapatero y al PSOEhttps://t.co/JOj7GkIjDd pic.twitter.com/Ejf26IgKv5

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El presidente fue recibido en audiencia privada por León XIV el pasado 27 de mayo en el Vaticano, y el pasado sábado fue él quien, junto a los Reyes, le dio la bienvenida a España en el aeropuerto Adolfo Suárez Madrid-Barajas. También asistió a la ceremonia posterior en el Palacio Real junto a buena parte de su Gobierno. En los actos que siguieron el sábado y el domingo distintos ministros del PSOE y de Sumar arroparon al Pontífice: en el centro CEDIA 24 horas de Cáritas, Félix Bolaños y Pablo Bustinduy; en la vigilia en la plaza de Lima, Ana Redondo; en la misa en Cibeles, Milagros Tolón; en el encuentro con la sociedad civil, los vicepresidentes Carlos Cuerpo, Yolanda Díaz y Sara Aagesen.

El presidente acudió a recibir a León XIV a Barajas y asistió a la ceremonia de bienvenida. Este lunes se reunió con él en la Nunciatura y le regaló un bonsái de olivo como símbolo de "paz y diálogo"

Y este lunes, el propio Sánchez se desplazó a la Nunciatura Apostólica a primera hora de la mañana y mantuvo una reunión de una media hora en la que compartieron el "compromiso de defender el valor de las migraciones y los derechos de todas las personas". "España seguirá apostando por el diálogo, el multilateralismo y el entendimiento entre los pueblos", escribió el líder socialista en redes sociales. Allí le regaló un ejemplar bonsái de un olivo de 13 años y de hoja perenne, como "símbolo universal" que es de "paz, diálogo y entendimiento", valores "compartidos" por ambos Estados.

Gobierno y grupos políticos reaccionan al discurso del Papa Leon XIV en el Congresohttps://t.co/tTLU3WT0CD pic.twitter.com/tBR0vr5Cap

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El jefe del Ejecutivo estuvo, con prácticamente todo su Gobierno —menos Óscar Puente (Transportes), de viaje oficial en Luxemburgo—, en el Congreso. Escuchando el histórico discurso del Papa, de media hora y respondido con una larguísima ovación, todo el hemiciclo puesto en pie, de siete minutos, algo que no se recordaba en la carrera de San Jerónimo. El Gobierno y los partidos —acudieron todos, menos Podemos y BNG— se quedaron con lo que más convenía a cada uno.

Rechazo a la prioridad nacional

Todos lanzaron elogios, pese a que León XIV buscó equilibrar a izquierda y derecha. Porque recordó la doctrina de la Iglesia respecto a su rechazo al aborto y la eutanasia —"Toda vida humana debe ser reconocida y custodiada desde su concepción hasta su ocaso natural"— y reivindicó la educación religiosa, pero también, contrariamente a los planteamientos de las derechas, volvió a defender la acogida "respetuosa" a los que vienen de fuera: "La situación de los migrantes y refugiados exige una respuesta que mire a las personas, afronte las causas que las obligan a partir y vaya más allá de la mera gestión de flujos". Más aún, cargó contra la discriminación "por su origen nacional, ético, religioso o lingüístico o por su condición económica o social", porque entonces "se vulnera gravemente el principio universal de la igual dignidad de todos los seres humanos". Un torpedo al principio de prioridad nacional exigido por Vox y firmado por el PP en sus pactos autonómicos en Extremadura, Aragón y Castilla y León.

El Papa buscó equilibrios a izquierda y derecha en su discurso ante las Cortes. Recordó la doctrina de la Iglesia en aborto y eutanasia, pero defendió la inmigración y el respeto al orden internacional

El Papa también validó el respeto al derecho internacional y la paz y condenó el rearme. Y reclamó el fin de la polarización, una tarea que ponía a todos los partidos y a todos los políticos: "La pluralidad política no debería degenerar en descalificación permanente del adversario"; "quienes ejercen una responsabilidad pública tienen por eso una obligación de custodiar la palabra para desarmar el lenguaje"; "la firmeza no exige desprecio, la discrepancia no conlleva humillación". Nada dijo de las víctimas de la pederastia, aunque luego, en un acto con sus obispos, sí les pidió responder con "verdad, reparación y justicia" a los que han sido "heridos" por la "plaga" de los abusos del clero. Después, León XIV recibió en privado a seis víctimas muy escogidas, propuestas por el Defensor del Pueblo, las diócesis, la Conferencia Episcopal y el proyecto Repara de atención a afectados del Arzobispado de Madrid. Dejó fuera a las demás asociaciones de afectados que llevan años denunciando este escándalo en el seno de la Iglesia.

El Gobierno ve sintonía con León XIV en migración y paz y muestra respeto ante diferencias por aborto y eutanasiahttps://t.co/c8s958qw2h pic.twitter.com/czolHDiVdZ

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El ministro de la Presidencia, Justicia y Relaciones con las Cortes, Félix Bolaños, el encargado de la interlocución con la Iglesia, calificó de "muy claro" y "muy valiente" el discurso de León XIV. Y subrayó que en los dos "grandes debates" que hay no solo en España y en Europa, sino en el mundo, que son la "defensa de la paz y del derecho internacional y la defensa de la dignidad humana", la posición del Pontífice es "absolutamente concordante, absolutamente coherente con la posición del Gobierno de España". Ambos están "alineados". "Maravilloso el discurso, habla por sí solo. Estamos encantados", se satisfacían en la Moncloa.

Bolaños aplaude el discurso "muy claro" y "muy valiente" de León XIV, "concordante" con el del Ejecutivo en los temas cardinales. También pone en valor la organización "impecable" de la visita

Reconoció Bolaños que hay "diferencias" como con el aborto o la eutanasia, pero el Ejecutivo "respeta todas las posiciones políticas y todas las posiciones que tiene la Iglesia católica". El ministro no quería entrar al choque. Es más, puso en valor los acuerdos alcanzados en estos últimos años —sobre la exhumación de Franco y la resignificación de Cuelgamuros, el fin de la exención del pago de dos impuestos, las inmatriculaciones y, por encima de todos, el consenso para la reparación de las víctimas de los abusos sexuales del clero—, y esos pactos, dijo, pesan más que las discrepancias. Fricciones que se abordan "con respeto al otro, escuchándole e intentando "entenderse". El titular de la Presidencia hizo hincapié asimismo en la organización "impecable" y "milimétrica" de la visita, fruto del trabajo del Gobierno y de su coordinación con distintas administraciones y entidades. Un "éxito" para la imagen del país y un tanto que podrá colgarse Sánchez.

El portavoz socialista en la Cámara baja, Patxi López, admitió que su partido no comparte "al cien por cien" lo afirmado por el Papa, pero sí coincide en lo "fundamental" con él: el "humanismo" y la necesidad de situar a la persona "en el centro de la actuación y de la actividad política, económica y social". López recordó que las palabras de León XIV tienen una doble vertiente, moral y política.

El Papa León XIV critica la "descalificación permanente del adversario" ante el Congreso https://t.co/IkJJkQ3dCq pic.twitter.com/TOOWOTqjik

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El Pontífice, en suma, es "el representante de la Iglesia católica" y el PSOE, una "organización laica". Y aborto y eutanasia, añadió, informa EFE, son dos cuestiones en las que los gobiernos socialistas han legislado para que sean "posibles" en España. El dirigente sí remarcó las coincidencias en migración y acogida y en la importancia de combatir las mafias y promover la integración de los llegados a España. Los socialistas comparten igualmente que las diferencias en democracia deben abordarse con "diálogo y búsqueda de entendimiento y acuerdos" y no caer "permanentemente" en la "confrontación" y la definición del adversario político "como el enemigo a batir".

Sánchez le acompañará en Gran Canaria

A la salida de la sesión, la sensación que recorría las filas socialistas era la misma. No sorprendió a diputados y senadores que el Papa criticara la legislación del aborto y la eutanasia, porque ese rechazo forma parte de su cuerpo doctrinal. "Los que no estarán contentos son los de la prioridad nacional", afirmaba un parlamentario. "Fue un discurso equilibrado, humanista, que respalda una dinámica de entendimientos —sancionaba otro—. Al Papa lo consideramos como nuestro. Pese a las cuestiones en las que la Iglesia es más conservadora".

Al Papa lo consideramos como nuestro. Pese a las cuestiones en las que la Iglesia es conservadora", señala un parlamentario. "No estarán contentos los de la prioridad nacional", dice otro

El Gobierno continuó acompañando a León XIV en el resto de actos de su agenda. La portavoz, Elma Saiz, estuvo con él en la ofrenda floral en la catedral de la Almudena —junto a la reina Sofía—, y luego le arropó, con la titular de Vivienda, Isabel Rodríguez, en el encuentro con la comunidad diocesana en el Bernabéu. Este martes, le despide en Barajas la ministra de Defensa, Margarita Robles, y le recibirá en el aeropuerto Josep Tarradellas-El Prat, en Barcelona, el responsable de Hacienda, Arcadi España, quien también le acompañará en el acto de la tarde, la vigilia en el Estadi Olímpic Lluís Companys.

León XIV, ante 80.000 personas en el Bernabéu: "¡Hoy la Iglesia de Madrid ha hecho un golazo para siempre!"https://t.co/7u7jWAw5YN pic.twitter.com/AaDDaHqgvi

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Sánchez volverá a estar con Prevost el miércoles, en la Sagrada Familia, en la misa y la bendición de la torre de Jesús. Y se sumará a la última parada de la visita apostólica: recibirá en la base aérea de Gando (Gran Canaria) al Papa junto a Robles y al titular de Política Territorial, Ángel Víctor Torres. Y luego le acompañará en su encuentro con migrantes y trabajadores voluntarios que les atienden en el puerto de Arguineguín. A esa cita en el muelle canario se desplazarán también Bolaños y Saiz. Fue la Moncloa quien anunció el pasado jueves que el presidente estará junto al Pontífice en el último tramo de su viaje, algo que no estaba previsto en un principio. Otra prueba más de que el Gobierno busca el contacto con León XIV.

En Moncloa hablan de "tregua", de "refugio" de una semana. "Y luego vendrá la vida real", los posibles mazazos por los casos abiertos y que atravesarán todo junio. Sánchez irá al Congreso el miércoles 24

Es una semana de "paréntesis" para el Ejecutivo, y por eso no la dejará perder. Los socialistas son muy conscientes de que este mes de junio puede ser durísimo para ellos. Probablemente este martes concluya el juicio contra el hermano del presidente, David Sánchez, cuya sentencia no tardará mucho en conocerse. Antes se dictará el fallo del caso mascarillas, que sentó en el banquillo al exministro José Luis Ábalos, su exasesor Koldo García y el empresario Víctor de Aldama. La semana que viene comparecerá en audiencia preliminar Begoña Gómez, la mujer del líder socialista, ante el instructor Juan Carlos Peinado, y será interrogado como imputado el expresidente José Luis Rodríguez Zapatero por el juez de la Audiencia Nacional José Luis Calama. El miércoles 24 de junio, Sánchez acudirá al pleno del Congreso para dar cuenta de esta causa y la que instruye otro magistrado de la Audiencia, Santiago Pedraz, el caso Leire. El sábado 27 dará explicaciones ante el comité federal del PSOE. Mes totalmente apretado. Pero en julio ya está agendada, para el día 10, otra cita importante: la comparecencia como testigo, y ante Pedraz, de la presidenta del partido, Cristina Narbona, por su relación con la exmilitante y presunta fontanera Leire Díez.

Papa.- León XIV llama desde La Almudena a derribar muros que "dividen y aíslan" para edificar "algo hermoso"https://t.co/pmoIqg08Zu pic.twitter.com/l0of3QGB34

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"Es cierto que el Gobierno ha encontrado refugio en la visita del Papa. Él habla de los grandes temas que mueven el mundo ahora mismo, y estos son la digitalización, los movimimientos migratorios, los derechos y libertades, la defensa de la dignidad humana, y coincide con los grandes temas del Ejecutivo. No es que intentemos sacar rédito", explican fuentes de la Moncloa.

Pero se trata, asumen, de una "tregua pontificia", de un "espejismo". O, como decía ayer un diputado, de una "tregua emocional" en el carrusel de malas noticias en que se ha sumergido el PSOE desde las elecciones andaluzas. "Esto no deja de ser un espejismo y se acabará. Y luego vendrá la vida real". Los siguientes previsibles golpes judiciales para el Ejecutivo, que confía no obstante en poder mitigar parcialmente con el Mundial de fútbol de Canadá, EEUU y México que arranca este jueves y que concluirá el 19 de julio. La visita del Papa es, pues, esa "nube de verano". Eficaz para airear el ambiente unos días, pero no para acabar con el calor que achicharra, muy a su pesar, al Ejecutivo.

El cuarto día de la visita de León XIV, en imágenes

9 June 2026 at 10:02
El Papa, en IFEMA.

© Violeta Santos Moura (REUTERS)

El papa León XIV, durante su discurso ante voluntarios este martes en IFEMA, Madrid.

© Violeta Santos Moura (REUTERS)

Una virgen de la Almudena, en el acto que celebra el papa León XIV con voluntarios.

© Violeta Santos Moura (REUTERS)

Asistentes al acto del Papa con voluntarios, este martes en IFEMA.

© Manu Fernandez (AP)

El papa León XIV, este martes en IFEMA.

© Víctor sainz (EL PAÍS)

El Papa saluda a los voluntarios congregados en IFEMA.

© Víctor Sainz

Una voluntaria aplaude al papa León XIV.

© J.J.Guillen (EFE)

León XIV bendice a un bebé en IFEMA.

© Violeta Santos Moura (REUTERS)

León XIV saluda desde un vehículo a los voluntarios congregados en IFEMA.

© Javier Lizon (EFE)

Pablo López actúa durante el encuentro del papa León XIV con los voluntarios que han colaborado en los actos del pontífice en la capital, este martes, en IFEMA.

© Victor Sainz

Voluntarios congregados en IFEMA muestran unas estampitas momentos antes de la llegada del papa León XIV.

© Eduardo Parra - Europa Press (Europa Press)

Dos monjas esperan en IFEMA al papa León XIV.

© Víctor Sainz

Voluntarios esperan la llegada del papa León XIV en IFEMA.

© Víctor Sainz

Los voluntarios de la visita del Papa llegan a IFEMA horas antes del encuentro con León XIV.

Visita del papa León XIV, en directo | El Pontífice aterriza en Barcelona para la segunda etapa de su viaje

9 June 2026 at 11:59
Encuentro del papa León XIV con voluntarios en Madrid.

El papa León XIV ha aterrizado ya en Barcelona para la segunda etapa de su viaje por España. En la ciudad catalana está previsto que Prevost sea recibido por el ministro de Hacienda, Arcadi España, y que pronuncie una homilía en la Catedral de la Santa Cruz y Santa Eulalia. Ya a las 20.00 horas, tendrá lugar la segunda Vigilia de oración de este viaje, tras la celebrada con los jóvenes el pasado 6 de junio en la Plaza de Lima. En esta ocasión, se desarrollará en el Estadio Olímpico Lluís Companys, donde realizará un discurso. Esta mañana, todavía en Madrid, el Papa ha celebrado un acto en Ifema con los miles de voluntarios que han participado en la organización de su visita a la capital y ha agradecido su trabajo frente a “la lógica del interés y del lucro” en el mundo. “Este encuentro es el último de la etapa madrileña de mi viaje apostólico, y me alegra mucho que sea con vosotros, voluntarios y voluntarias de Madrid”, ha agradecido el Pontífice.

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