Ukraine confirms strike on Crimea's Armiansk bridge that hit 50 Russian military vehicles




John Healey’s complaint is that Starmer sat on this problem for months before making a derisory offer
John Healey’s resignation as defence secretary on Thursday was a long time brewing, though in the end the denouement was swift. It leaves an already weak Keir Starmer without a defence strategy less than a month before a Nato summit and an unresolved row about spending as Donald Trump threatens to restart the bombing of Iran.
On Monday, No 10 finally told Healey how much more money it was prepared to give the Ministry of Defence to fund major projects as part of the defence investment plan (Dip).
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© Photograph: House of Commons

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Key developments on June 11:




The European Commission announced on June 9 that a visa ban targeting current and former Russian soldiers should be part of the EU's next sanctions package, sparking a debate on social media about why the measure targets only military personnel.
The Kyiv Independent explains why the proposal is



At the Trump-Xi summit in May 2026 in Beijing, China's President allegedly told his American counterpart that Vladimir Putin "might end up regretting" his invasion of Ukraine. This revelation is both encouraging and disheartening.
China's backing of Russia has been a major factor in




Serve più europeismo sull’Ucraina, traguardo che si può raggiungere con un volto Ue dedito al negoziato e non con piccole riunioni che non decidono nulla. Parte da questa considerazione valoriale Giorgia Meloni nel suo intervento in Aula, in vista del Consiglio europeo.
Lo scatto che deve fare l’Ue
Lungo e articolato il nerbo delle comunicazioni con cui la presidente del Consiglio dice essenzialmente due cose: serve una svolta europea su Kyiv (anche nelle teste di chi convoca vertici ristretti) e l’Italia non è parte del conflitto iraniano e non intende diventarlo.
Sul primo punto la traccia è chiara: il periodo in cui viviamo è caratterizzato da “trasformazioni profonde e sfide complesse”, come la guerra in Ucraina che proprio oggi supera, per durata, la Prima Guerra Mondiale. L’Italia, spiega Meloni, resta coerente: sia nella solidarietà all’Ucraina che nel sostegno alla sua difesa oltre che a mantenere la pressione su Mosca. Ma Meloni aggiunge un elemento di prospettiva: dal momento che la fermezza da sola non basta più, occorre una visione di lungo periodo. Ovvero gettare le basi per le condizioni della pace, “lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo”.
Il modus operandi: l’unità
E come si raggiunge tale ambizioso risultato? Tramite “l’unità euro-atlantica e il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, sfida non sempre facile, ma necessaria”. Dunque, sottolinea con veemenza, è l’Europa a doverle negoziare, senza subire i diktat altrui: cosa che non è immaginabile senza una figura che “possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale, perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza”.
E aggiunge un passaggio nevralgico: “Il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”. Per questo motivo “sostengo, da tempo, la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati Membri per portare il punto di vista dell’Europa, ed è in questa direzione che continuo a lavorare”.
Da qui, poi, (e solo da questa premessa) si potrà partire per inseguire l’altro grande obiettivo: l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, ma senza sorpassare paesi come Moldova e Balcani occidentali che sono in attesa ormai da anni e che hanno risposto positivamente ai capitoli di riforme stimolati da Bruxelles.
Iran e no war
Il secondo punto che verrà trattato nel prossimo Consiglio europeo è la crisi in Medio Oriente, “che continua a destare enorme preoccupazione sotto il profilo umanitario, della sicurezza regionale e della stabilità economica globale”. Preoccupazioni che abbracciano secondo il presidente del consiglio gli equilibri internazionali, la libertà di navigazione, i mercati energetici, le catene di approvvigionamento, le economie europee, compresa quella italiana. La linea di Palazzo Chigi, ribadisce, non cambia: l’Italia non è parte del conflitto, e non intende diventarne. “Il nostro obiettivo è che la guerra termini al più presto, che si eviti un ulteriore allargamento della crisi e che si creino le condizioni per riportare il confronto dentro un percorso politico e diplomatico”.
Infine un passaggio sulla difesa. Secondo Meloni si discute di percentuali, ma il tema della sicurezza è senza dubbio più ampio. “Il tema della sicurezza non è solo difesa, non sono solo armi, anche per quello che riguarda la difesa noi dobbiamo fare i conti con il fatto che quello che vediamo accadere attorno a noi ci racconta un modello che sta cambiando”.
Le opposizioni divise
Ma mentre il centrodestra ha presentato una risoluzione unitaria siglata da tutti i partiti (FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati), il campo largo è diviso. Secondo il Pd “la prospettiva dell’adesione dell’Ucraina all’Unione europea rappresenta una scelta strategica fondamentale per il continente europeo e il concreto avanzamento del percorso di integrazione europea”, si legge nelle premesse. Per cui impegna il governo ad “adoperarsi, insieme ai partner europei, per garantire la prospettiva dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e promuovere l’apertura dei capitoli negoziali”. Fa alcuni distinguo il Movimento 5 Stelle che non accetta l’idea dell’Ucraina in Ue.

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Ukrainian drones forced Rosneft's Kuybyshevsky oil refinery in Samara Oblast, Russia, to halt oil processing on 10 June, Reuters reported. The strike puts all three plants in the Rosneft Samara refining hub out of full operation at the same time.
Reuters cited two industry sources to confirm that processing stopped at both AVT-4 and AVT-5 after the strike. Each unit has a nominal processing capacity of about 73,000 barrels of crude oil (10,000 metric tons) per day. The hits caused damage and subsequent fires at both.
Samara Oblast Governor Vyacheslav Fedorishchev claimed a massive overnight drone attack injured three people and caused "damage to several industrial facilities."
An earlier report on 10 June described fires at the Kuybyshevsky refinery after the strike.
Kuybyshevsky's 2024 crude oil throughput was 4.7 million tons, equal to 94,400 barrels a day, Reuters reported. That year's output included 0.8 million tons of gasoline, 1.4 million tons of diesel, and 1.3 million tons of fuel oil. Nominal capacity stands at 7 million tons per year. The plant is one of the largest oil refining facilities in the Volga region. It also supplies fuel for the Russian army.
The Kuybyshevsky plant was also previously hit in January 2026, August 2025, and in March 2024. The earlier strikes damaged equipment and forced production cycles to stop.
The same night, Ukrainian forces also struck the VNIIR-Progress plant in Cheboksary, Chuvashia, which was previously hit on 5 May. The factory makes "Kometa" antennas that protect Russian drones from electronic warfare. It also makes satellite receivers for GLONASS, GPS, and Galileo systems. Ukraine's General Staff said such modules are used in Shahed-type drones, Iskander and Kalibr missiles, and aerial bombs.
Meanwhile, today saw a strike on the Afipsky refinery in Krasnodar Krai.
By May 2026, Ukrainian drones had taken six of ten Russian refineries hit during that month offline. Russian media counted 24 of Russia's 33 largest refineries struck since 2022. Only the Omsk and Angarsk plants east of the Urals remain untouched so far.




© RAMIL SITDIKOV / POOL/EPA