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Zelensky: Rússia está "a perder influência, está isolada"

9 June 2026 at 08:40
Em entrevista ao Guardian, Zelensky diz que a guerra com Moscovo parece estar, finalmente, a virar em favor da Ucrânia. E salienta as elevadas baixas russas, garantindo que o Kremlin "está isolado".

© ROBIN VAN LONKHUIJSEN/EPA

Em entrevista ao Guardian, Zelensky diz que a guerra com Moscovo parece estar, finalmente, a virar em favor da Ucrânia

Riprendersi la Crimea, il sogno di Kyjiv non è più irrealizzabile

9 June 2026 at 03:45

«La cosa più triste è che non sono solo i fatti a essere spaventosi, ma anche le incredibili dinamiche che minacciano di spazzare via tutte le conquiste, i sacrifici fatti e i piani di una guerra che va avanti da dodici anni» scrive MartynoVa di Donetsk. Si definisce “esperta della vita in zona di guerra” e ha 6892 iscritti su Telegram. Descrive una situazione che le autorità russe non riescono più a dissimulare e che MartynoVa definisce «un’estate di terrore sanguinoso». 

L’Ucraina ha interrotto quasi del tutto la logistica nemica in Crimea e nelle zone del Kherson occupate, questo grazie alla supremazia nei cieli assicurata da droni kamikaze di medio raggio che da un paio di settimane martellano qualsiasi mezzo militare o autocisterna che tenti di raggiungere la penisola. La benzina è introvabile, «apri il cellulare al mattino e vedi i video di persone che raccontano di non riuscire a tornare a casa dalla Crimea perché sono rimaste senza carburante». Le autorità hanno provato a ovviare razionando le scorte. A Sebastopoli, per esempio, si ha diritto a venti litri per veicolo a settimana: dovrebbero essere erogati tramite codici QR, ma il sistema non funziona, e a caos si è aggiunto caos. Prima dei disgraziati QR Code, il governo aveva tentato la strada dei coupon. Risultato? Una vera e propria borsa nera, con i tagliandi rivenduti a prezzo maggiorato. 

Basta “navigare” per un po’ sui social per farsi un’idea. C’è chi filma un Hornet ucraino che pattuglia indisturbato l’autostrada in attesa di una preda, chi la prende con ironia e posta auto trainate da mute di cani, chi si vanta di «poter andare a lavoro in macchina» su strade semi-deserte. C’è chi si mostra visibilmente incazzato, come la donna che ha portato i tre figli in vacanza a Eupatoria, sulle rive del Mar Nero, e da due giorni non riesce a trovare una stazione di servizio: «Cosa dobbiamo fare con tre figli? Camminare? Perché nessuno pensa ai turisti?». Surreale.

Anche perché le forze speciali ucraine continuano a colpire con precisione chirurgica snodi nevralgici della logistica russa, segno che si tratta di una strategia studiata da tempo, con un obiettivo chiaro e adesso favorito dalla prevalenza tecnologica e dal deterioramento della capacità di combattimento e di reclutamento dell’esercito di Putin. Solo nella notte tra sabato e domenica gli ucraini in Crimea hanno messo fuori uso il deposito petrolifero di Semykolodezianska e il terminal marittimo di Feodosia: hub di stoccaggio del carburante e del gas – necessari a rifornire il primo la macchina militare, l’altro la popolazione della penisola occupata – che si trovano a oltre duecento chilometri dalla linea del fronte. «L’Ucraina fa con efficacia ciò che l’Iran ha fatto con lo Stretto di Hormuz – nota ChrisO_wiki, blogger militare con 250 mila follower su X -: avrebbe spaventato così tanto le compagnie di assicurazione russe che tutte le forniture di petrolio trasportate da camionisti civili verso la Crimea e l’Ucraina meridionale sono bloccate per il timore dei droni».

«Accelera come un pazzo se incroci un’autocisterna in autostrada. E se la vedi alle tue spalle, cerca di allontanarti il più rapidamente possibile» consiglia ancora MartynoVa, che mostra il proprio stupore per aver capito quanto accade solo dalle parole dei crimeani, disperati per la stagione turistica che rischia di andare in fumo, con «le prenotazioni che vengono già cancellate in tutta fretta». Sarebbero il trentuno per cento in meno, secondo il corrispondente della Bbc Steve Rosenberg. Conferma ulteriore di come i russi più ambienti abbiano vissuto questi quattro anni in una bolla, imbesuiti dalla propaganda del Cremlino, mentre almeno un milione di poveracci di vario tipo e provenienza andava al massacro. 

Vero è che le unità UAV di Kyjiv, anche grazie agli Hornet di produzione americana e ai nuovi Martian controllati dall’intelligenza artificiale, hanno acquisito la capacità di attaccare a media e lunga distanza su gran parte del territorio russo, e le centinaia di droni che hanno raggiunto l’area di San Pietroburgo lo testimoniano. Ma vero è anche che la Crimea per l’Ucraina è qualcosa di più. È l’inizio di tutto, e riconquistarla, da quel febbraio 2014 in cui venne occupata nel silenzio complice della comunità internazionale, è la vera ossessione nazionale.

Sotto l’impulso di Kyrylo Budanov, i comandanti ucraini hanno prima messo fuori gioco i trasporti su rotaia, poi forti del dominio nel Mar Nero, hanno reso un’avventura la traversata in traghetto verso i porti della Crimea, con attese ai moli anche di quattro giorni. A quel punto, percorrere il corridoio terrestre che collega alla penisola, attraverso la M14/E58 da Melitopol a Sinferopoli, è diventato impossibile con un tiro al bersaglio giornaliero su centinaia di camion (e il traffico crollato del settantuno per cento), fino all’estremo tentativo russo: far arrivare navi ombra direttamente nei porti del Mar d’Azov conquistati nella primavera del 2022, per poi da lì rifornire di combustibile e munizioni le truppe impegnate nel Donetsk e a Zaporizhzhia. Tentativo già naufragato dopo le cinque imbarcazioni colate a picco in pochi giorni. Con l’aggiunta nelle ultime ore di un colpo mortale al ponte di Chongar, l’unico che resta a collegare la penisola al fronte meridionale, senza passare dalla M14.

Una situazione che non può che peggiorare, perché in Crimea dopo il carburante, potrebbero mancare l’acqua e la luce. La Crimea viene fornita di energia elettrica attraverso cavi sottomarini, ma le sottostazioni di partenza e di arrivo rimangono punti sensibili. Ecco perché Putin ha fatto costruire due centrali termoelettriche destinate a compensare in caso di guasti o danneggiamenti, se non fosse che per farle funzionare è necessario proprio quel petrolio che inizia a scarseggiare.

Non meno grave è la questione idrica: nel giugno del 2023 per fermare la controffensiva ucraina si decise di far saltare l’imponente diga di Kakhovka sul fiume Dnipro, allagando la regione del Kherson. Una scelta disperata, anche se vincente e con una conseguenza che non era stata messa in conto. Il crollo della diga, ha spiegato l’attivista pro-Ucraina Marco Setaccioli «ha di fatto azzerato la portata del Canale Nord-Crimeano (Severo-Krymskiy Kanal), che storicamente forniva l’85% dell’acqua utilizzata dalla penisola. I bacini idrici che alimentano il sud-est e il centro della Crimea (in particolare il bacino di Belogorsk e quello di Taigan) mostrano ampie aree completamente deidratate. Il fiume Biyuk-Karasu, che dovrebbe alimentarli, è quasi in secca». L’estate nella penisola sarà un incubo anche per questo. 

Qual è il vero obiettivo degli strateghi di Volodymyr Zelensky? Cominciano a chiederselo gli analisti e anche i blogger russi. C’è chi preconizza che a cadere sarà il Kherson tagliato fuori dai rifornimenti e presto raggiungibile solo attraverso il percorso più lungo, cioè dalla Crimea. Altri notano, invece, che il ponte di Kerch viene risparmiato in maniera sistematica dagli attacchi, dopo essere stato l’obiettivo principale nelle prime fasi della guerra. Colpirlo non sarebbe una passeggiata, ma avrebbe un impatto sull’opinione pubblica russa devastante. «Se continua così, il prossimo obiettivo degli ucraini sarà di nuovo il ponte di Crimea» avverte sui social Lev Vershinin, ascoltato scrittore e Z-patriota.

Ne è convinto anche Ben Hodges, ex comandante dell’esercito americano in Europa: «Budanov distruggerà il maledetto ponte di Crimea». A meno che il braccio destro di Zelensky e i suoi generali non abbiano letto Sun Tzu: «Al nemico lasciate sempre una via di fuga».

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Zelensky conversou com EUA para reativar negociações

8 June 2026 at 23:24
"Entendemos que a atenção mundial está focada na situação em torno do Irão. Mas o nosso objetivo comum de paz na Europa continua na agenda", frisou Zelensky.

© NEIL HALL/EPA

Nos últimos meses, várias rondas de negociações não conseguiram aproximar Kiev e Moscovo de um acordo

Zelensky asked Russian oligarch Abramovich to send message to Putin on peace talks

7 June 2026 at 20:18
Zelensky said in a June 7 interview with Sky News that he asked Russian oligarch Roman Abramovich to deliver a message to Putin: Ukraine will never surrender Donbas, and Zelensky is ready to meet with Putin.

18h. Zelensky em Londres com Macron, Merz e Starmer

7 June 2026 at 18:13
Zelensky já chegou a Londres, onde vai encontrar-se esta tarde com Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer para discutir apoio à Ucrânia. Ainda, Kimi Antonelli venceu Grande Prémio do Mónaco.

13h. Zelensky denuncia "ataque vil" da Rússia em Chernobyl

7 June 2026 at 13:16
Denuncia surge no dia em que Keir Starmer, Emmanuel Macron e Fréderick Merz vão estar hoje reunidos com o presidente da Ucrânia, em Londres. Ainda, já votaram mais de 12 mil sócios do Real Madrid.

Centinaia di droni ucraini attaccano San Pietroburgo. Zelensky: “Sono le nostre sanzioni a lungo raggio e funzionano”

6 June 2026 at 18:44

Putin raffredda ogni ogni prospettiva di vertice dopo la lettera aperta con cui Zelensky aveva rilanciato l’ipotesi di un incontro diretto. E dall’Ucraina, come ha confermato il suo presidente, è partito un massiccio attacco su vasta scala di droni su San Pietroburgo, dove sono rimaste ferite quattro persone, tra cui un bambino. Un raid avvenuto in coincidenza con la chiusura del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief), mentre il governatore della città baltica, Alexander Beglov, ha rivolto un appello senza precedenti alla popolazione perché rimanesse in casa. Un altro bombardamento di droni ucraini era avvenuto nella giornata inaugurale, il 3 giugno. “Stanotte, i nostri droni hanno percorso una distanza di circa mille chilometri fino alla regione di San Pietroburgo, agli arsenali della Marina nemica e a una base a Kronstadt“, ha scritto Zelensky su X, rivendicando il lancio di droni sulla Russia e definendoli “sanzioni”. “È ora di porre fine a questa guerra. Ma il leader della Russia vuole continuare a combattere. È per questo che le sanzioni ucraine contro questa aggressione stanno funzionando”, ha affermato.

“Le nostre sanzioni a lungo raggio hanno raggiunto anche circa 500 chilometri nella regione di Krasnodar e hanno colpito un deposito di petrolio. Questi sono importanti risultati degli sforzi congiunti dei guerrieri delle Forze Armate ucraine, del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina e dell’Intelligence della Difesa dell’Ucraina. La Russia deve porre fine alla sua guerra e fermare i suoi attacchi. Qualsiasi manifestazione di ingiustizia contro l’Ucraina riceverà una risposta giusta”, ha concluso.

Alexander Drozdenko, governatore della regione di Leningrado, di cui San Pietroburgo è capoluogo, ha detto che “in un attacco senza precedenti, sono stati abbattuti 144 droni nemici sopra il territorio della regione”. Drozdenko ha aggiunto che i detriti di uno dei droni, precipitati al suolo, hanno causato un incendio “presso un impianto del ministero della Difesa a Bolshaya Izhora”, provocando il ferimento di 4 persone. Uno solo di questi è stato ricoverato in ospedale, mentre gli altri tre, tra cui un bambino, hanno ricevuto assistenza medica sul posto. Oltre 600 persone sono state evacuate dalla zona.

Intanto, al Forum economico di San Pietroburgo si fatto in larga misura finta che la guerra non esistesse, malgrado le colonne di fumo nero sollevate da un attacco di droni di Kiev sulla città ad accogliere i partecipanti al loro arrivo in città mercoledì mattina. Non palpabile il disagio fra i partecipanti, il ‘gotha’ dell’economia e della finanza del Paese. Nulla è stato detto al Forum su come potrà essere affrontata la crisi in vista che non intaccherà il modello dominante, anche se il cash flow delle grandi imprese ha cominciato a risentirne, e rischia di portare, oltre che allo scontento del mondo dell’impresa, anche aumenti delle tasse e altre misure restrittive per le persone della classe media.

“L’economia russa può sostenere un peso di queste dimensioni quasi indefinitivamente. La questione non è quanto si possa andare avanti. O se l’economia possa sostenere la spesa attuale destinata al comparto militar industriale. La questione è piuttosto come ulteriori aumenti della spesa potranno essere finanziati, quando sarà necessario”, ha spiegato, citato dal Moscow Times, l’economista Dmitry Nekrasov, già direttore del Centro di analisi del servizio federale per il fisco, dichiarato ‘agente stranierò e ora all’estero, sottolineando che il peso della crisi ricadrà su chi al forum non è stato invitato. Nel clima della conferenza, tradizionale occasione per attrarre investimenti, quindi da cui ogni forma di pessimismo è bandita, qualche lapsus nel generale clima di rimozione è stato fatto.

(nella foto: droni su San Pietroburgo il 3 giugno 2026)

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Fórum de São Petersburgo: Putin tenta provar superioridade da economia russa

Putin

A corrida pela soberania global está a ganhar impulso, afirmou o presidente russo Vladimir Putin na sessão plenária do Fórum Económico Internacional de São Petersburgo (SPIEF-2026). E destacou que o nível da dívida soberana da Rússia é de 16,4% do PIB, o que é significativamente menor do que na Zona Euro – num quadro em que, observou, o Ocidente perdeu o interesse nas regras comerciais quando começou a perder essa competição global.

“Não se trata apenas da capacidade de resistir à pressão externa e proteger os interesses nacionais.” A capacidade de um Estado de “garantir a sua própria soberania” é um fator-chave que determina sua posição no sistema económico global e a sua liderança. “Soberania significa ser mais forte e, gostaria de enfatizar, mais inteligente, o que significa gerir os recursos com mais precisão e investir de forma mais eficiente, inclusive no desenvolvimento tecnológico. A verdadeira soberania exige eficiência”, disse Putin, citado pela agência TASS.

É neste quadro que as sanções e o roubo das reservas internacionais da Rússia pelo Ocidente “afetaram irreversivelmente a situação das moedas globais, o dólar e o euro”. Chamando a atenção para o facto de qualquer país poder a qualquer momento perder o acesso aos seus ativos lícitos em dólares e euros, Putin quis dizer que a apropriação é ilícita. Os motivos para a apreensão de bens estrangeiros no Ocidente podem ser variados, desde conflitos a questões LGBT.

Neste contexto, o mundo precisa de uma arquitetura financeira moderna e flexível, livre de proibições e barreiras, que ofereça incentivos ao desenvolvimento soberano: “os seus instrumentos devem reduzir custos, acelerar liquidações, ampliar o acesso ao financiamento e, claro, combater adequadamente a evasão fiscal, a fraude e a lavagem de dinheiro — questões que exigem sempre atenção.”

Para viabilizar este ‘novo’ estado de coisas, a Rússia está aberta a quem estiver interessado em cooperar e pronta para uma parceria em igualdade: “Estamos sempre abertos a quem estiver interessado em trabalhar com o nosso país, prontos para uma cooperação igualitária e mutuamente benéfica.” E não deixou de enfatizar que a pressão sobre a Rússia continua, mas a sua “margem de manobra” aumentou: surgiram novos parceiros, soluções financeiras e abordagens tecnológicas.

As políticas “burocráticas agressivas da Europa são míopes” e “não só levam a uma maior perda da posição da Europa” na economia global, como também prejudicam “a segurança regional e global”. “As elites europeias estão a provocar o caos”, para onde tentam arrastar cada vez mais países: “Esses processos não surgiram por si só; são resultado da maior transformação estrutural que o mundo está a viver em décadas.”

Mas a Rússia aguenta. “O PIB da Rússia cresceu 1,3% em abril e de janeiro a abril aumentou mais 0,2%.” A dívida soberana da Rússia está em 16,4% do PIB, muito abaixo da Zona Euro: “A dívida da Zona Euro em 2025 atingiu 81,7% do PIB. “A Rússia ocupa posições elevadas na adoção de plataformas digitais, marketplaces de comércio eletrónico, soluções financeiras, serviços urbanos, saúde e educação. Elas melhoram a qualidade de vida na Rússia e em dezenas de países onde competem com sucesso com os seus concorrentes estrangeiros.”

E ‘atirou’ mais números: “O défice da UE em 2025 será de 3,1% do PIB. Os maiores défices são em países como Polónia (3,7%), Bélgica (5,2%), França (5,1%) e Estados Unidos (5,9%). Na Rússia, será de 2,6%.” Ao mesmo tempo, enfatizou, o crescimento do investimento é indicador da eficácia das autoridades económicas russas – num quadro em que a inflação continua a diminuir e, segundo as previsões, deverá aproximar-se dos 5,2% este ano. E os salários reais na Rússia aumentaram 30% em cinco anos. “A participação do rublo em nossas transações de exportação hoje é de 65%.” A Rússia lidera em energia nuclear: “mais de 80% dos projetos de construção de complexos nucleares em todo o mundo envolvem a Rosatom”, a empresa estatal.

Ao mesmo tempo, a Rússia está entre os líderes globais no crescimento do comércio eletrónico, com uma margem de 30%.

O modelo de desenvolvimento global promovido pelo Ocidente durante décadas “como universal, supostamente adequado para todos e supostamente neutro” era, na verdade, um sistema concebido para extrair recursos e criar dependência, assinalou. A contribuição do G7 para o crescimento económico global é menor que a do BRICS: “Analisando o crescimento do PIB global nos últimos cinco anos, quase metade do aumento anual, 49%, foi proveniente dos países do BRICS, enquanto o chamado G7 contribuiu com 18%.”

Ao mesmo tempo, o sistema de comércio global “está a deixar de ser centrado no Ocidente”, como demonstra a crescente participação dos BRICS nas exportações: “No ano passado, a nossa união representou quase um quarto das exportações globais, e esse número continua a crescer de forma constante.” “O comércio interno dos BRICS já ultrapassa 1 bilião de dólares por ano.”

Putin adiantou ainda que solicitou ao governo que elabore estratégias nacionais para sistemas autónomos e plataformas digitais, que suportem “taxas de crescimento económico interno sustentáveis ​​a partir do próximo ano”. É preciso garantir uma “transição perfeita” para empresas que passam de pequenas para grandes escalas, com o desenvolvimento de uma estrutura adequada, salientou. E o Ministério dos Transportes foi incumbido de tomar medidas “para aumentar a atratividade da bandeira comercial nacional”.

O presidente russo ousou ainda o fórum para afirmou que não vê sentido em realizar um encontro pessoal com Vladimir Zelensky, seu homólogo ucraniano. Ao ser questionado sobre a recente carta de Zelensky não se dirigiu aos “autores do género epistolar”, preferindo exortar aos soldados russos na linha de frente: “Todo o país se orgulha de vocês e conta com vocês. Continuem o bom trabalho, irmãos!”

O SPIEF-2026 encerrou portas esta tarde, com a Arábia Saudita como país convidado.

Zelensky a Putin: “Non possiamo aspettare gli Usa per la pace”. E dall’Ue approvano. Così il fronte pro-Kiev prova a escludere il tycoon dai colloqui

5 June 2026 at 15:44

Quello lanciato da Volodymyr Zelensky il 3 giugno durante l’incontro con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sembrava un sassolino in un enorme stagno. Ma l’onda provocata dalle sue dichiarazioni è diventata più alta del previsto e rischia di stravolgere equilibri ormai consolidati, ma anche incancreniti, della guerra in Ucraina. “Purtroppo, al momento non siamo al centro dell’attenzione – ha detto il presidente al capo dell’Alleanza – A mio avviso, l’Iran è la questione numero uno per gli Stati Uniti e poi viene la questione ucraina. Purtroppo, siamo in coda“. Sembrava una semplice lamentela, ma le stesse parole sono state ripetute nella lettera pubblicata e indirizzata direttamente a Vladimir Putin per proporre un incontro bilaterale diretto tra i due leader per arrivare a un cessate il fuoco e a gettare le basi per un accordo di pace: “Constatiamo che gli Stati Uniti sono pienamente concentrati sulla questione iraniana e sarebbe un errore aspettare semplicemente che la guerra in Europa torni al centro della loro attenzione”, ha detto all’omologo russo. Dal Cremlino manifestano disponibilità apparente, ma prendono tempo. Mentre l’Europa cerca di sfruttare l’occasione per tornare ad avere un ruolo centrale.

Le parole di Zelensky manifestano tutta la sfiducia accumulata nei confronti dell’amministrazione Trump. Pur ribadendo che il contributo americano ed europeo rimane fondamentale per la buona riuscita di eventuali colloqui, nella testa del presidente ucraino è maturata la consapevolezza che il conflitto con la Russia non rappresenta più, se mai l’ha rappresentata, una priorità per Washington e che il contributo dato da Trump in alcuni casi è stato addirittura deleterio per la causa ucraina. Così ha messo sul tavolo una carta pesante: l’esclusione del tycoon da un ipotetico processo di pace. “Credo fermamente che gli Stati Uniti d’America siano i più forti tra quelli in grado di incoraggiare Putin a porre fine alla guerra. Ed è per questo che ho sempre sostenuto che la migliore opzione per noi sia il coinvolgimento degli Stati Uniti nei negoziati, insieme all’Europa”, ha premesso nel corso dell’incontro con Rutte. Per poi dire però che “siamo in costante contatto con la parte americana. Stiamo aspettando l’arrivo della squadra di negoziatori, ma ci sta volendo moltissimo tempo. L’Iran è attualmente la questione numero uno per gli Stati Uniti. Sfortunatamente, noi siamo in attesa in questa coda di guerre”.

Solo una boutade, una provocazione? Per niente. Il concetto Zelensky lo ripete anche il giorno dopo nella lettera inviata a Putin: è il tempo della pace, parliamoci io e te senza dover attendere i comodi degli americani, è il succo della missiva. Il Cremlino, un po’ provocatoriamente, ha invitato il capo dello Stato ucraino a Mosca, pur sapendo che si tratta di una pista complicata da battere. È sembrato più un modo di Putin per prendere tempo e non chiudere alla possibilità di un incontro. Anche perché se qualcuno ha tratto giovamento dal cambio di presidenza negli Stati Uniti, quello è proprio il presidente russo che in Trump ha spesso trovato più un alleato che un nemico. E lo suggeriscono anche le parole pronunciate il giorno dopo, nel pomeriggio di venerdì, quando è tornato ad attaccare l’Ue che non ha mai voluto al tavolo negoziale: “Le élite europee stanno provocando un caos nel quale cercano di attrarre sempre più Paesi”, ha detto dalla plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief).

Il tema è già diventato di attualità e ha attirato l’attenzione dell’Unione europea, ormai quasi rassegnata a un ruolo marginale negli sforzi di pace, di mero supporto economico e militare alla resistenza di Kiev. La lettera aperta di Zelensky è “un’altra dimostrazione dell’Ucraina d’interesse genuino per i negoziati e la sosteniamo. L’Ucraina vuole la pace, l’Europa vuole la pace”, ha detto una portavoce della Commissione precisando di non voler entrare nella discussione “su chi debba essere il mediatore”. Se non lo fa Bruxelles, però, ci pensano i singoli Stati membri. A partire dalla Francia che con il presidente Emmanuel Macron dice di aver “sempre sostenuto i negoziati diretti tra l’Ucraina e il Cremlino. Penso che oggi l’Ucraina e la Russia possano costruire sia un cessate il fuoco sia un piano di pace. Sono gli europei che possono aiutarle in questo, dato che siamo di gran lunga i maggiori finanziatori dello sforzo bellico ucraino. Gli europei devono, a un certo punto, sedersi al tavolo delle trattative per un piano di pace”.

Chi debba rappresentare l’Unione al tavolo è ancora da chiarire, ma dalle ultime dichiarazioni e proposte d’iniziativa, oltre al ruolo ricoperto tra i 27, tra i nomi circolati c’è quello del cancelliere tedesco Friedrich Merz che proprio nei giorni scorsi ha proposto di accogliere l’Ucraina in Ue come “membro associato, ossia con un accordo di associazione più solido dell’attuale, non soddisfando le richieste di Kiev ma mostrandosi, proprio per questo, equilibrato nelle valutazioni. Da Berlino, per bocca del ministro degli Esteri, Johann Wadephul, ci si è limitati, per ora, a dire che “è giunto il momento di sedersi al tavolo delle trattative. Credo che tutti si rendano conto che il conflitto ha raggiunto una fase che necessita urgentemente di una soluzione”. Nessuna candidatura, ma a rendere più chiaro il pensiero di una parte degli Stati membri ci ha pensato il primo ministro ceco, Andrej Babis: “È tempo che l’Europa abbia un ruolo per la pace. Il cancelliere dovrebbe ora prendere la leadership” dei negoziati. Lasciando fuori Trump, s’intende. Sempre che Mosca accetti la sua esclusione.

X: @GianniRosini

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Incontro Zelensky-Putin, il primo ostacolo è la sede: escluse Kiev e Mosca, ecco le altre possibilità

5 June 2026 at 12:59

L’apertura c’è stata, seppur solo a parole. Se lo spiraglio non si richiuderà, saranno molte le questioni da definire prima di cedere concretizzarsi quella che al momento è una possibilità ancora remota, un incontro fra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Il primo problema da risolvere è il luogo dell’ipotetico faccia a faccia. I simboli sono fondamentali e la scelta della sede non sarà soltanto una questione di forma ma di sostanza. E la schermaglia tra le due parti è già iniziata.

Sa benissimo, Zelensky, che chiedere a Putin di volare a Kiev per trattare un cessate il fuoco o una pace è inutile. Anche il presidente russo sa perfettamente che l’avversario non si recherà mai in Russia, eppure non rinuncia alla provocazione: “Putin ha detto che se Zelensky vuole parlare, può venire a Mosca e farlo”, ha fatto sapere maliziosamente il Cremlino. Il che non avverrà mai, a meno che dopo quattro anni e mezzo di strenua resistenza Zelensky non voglia passare alla storia come il leader della nazione invasa che va a Canossa a pietire la fine della guerra lasciando per giunta all’invasore i territori conquistati.

Zero a zero e palla al centro, quindi. “Esistono Paesi che tradizionalmente ospitano leader per risolvere questioni di guerra e di pace – ha scritto il presidente ucraino nella lettera aperta in cui ha proposto il faccia a faccia al nemico per porre fine alla guerra in Ucraina -. La Svizzera, la Turchia, i Paesi del mondo arabo: molti sono in grado e disposti a ospitare un simile incontro”. Il piccolo Stato alpino, neutrale per antonomasia rappresenta lo standard mondiale della diplomazia multilaterale. Nel 1985 Ginevra ospitò lo storico faccia a faccia tra Ronald Reagan e Michail Gorbačëv, tappa fondamentale verso il disgelo tra Usa e Urss e la fine della Guerra Fredda. Nel 2023 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto per Putin con l’accusa di crimini di guerra in Ucraina, ma Berna hanno dichiarato che avrebbero concesso l’immunità al presidente russo qualora si fosse presentato per colloqui di pace.

Grazie alla sua posizione di ponte naturale tra Europa, Asia e Medio Oriente e alla volontà di Tayyip Recep Erdogan di farne un punto di riferimento nella regione, la Turchia si è ritagliata da tempo un ruolo centrale di mediatrice nei dossier eurasiatici: a Istanbul e ad Antalya si tennero i primissimi colloqui di pace diretti tra le delegazioni russa e ucraina nel 2022, culminati successivamente nella firma dell’Iniziativa per il grano del Mar Nero.

Le petro-monarchie del Golfo, dal canto loro, negli ultimi decenni hanno investito nel “soft power” diplomatico, trasformandosi in hub per la ricomposizione dei conflitti in Medio Oriente. Fin dal 2023 l’Arabia Saudita ha promosso importanti vertici internazionali a Gedda nel tentativo di creare le basi per piano di pace per l’Ucraina. Gli Emirati Arabi Uniti hanno già ospitato round di consultazioni trilaterali preliminari tra delegazioni diplomatiche americane, ucraine e russe. Il Qatar è stato la sede dei lunghi colloqui tra Stati Uniti e Talebani culminati con gli accordi del 2020 per il ritiro dall’Afghanistan e ha assunto un ruolo centrale come mediatore nei tavoli negoziali per i cessate il fuoco a Gaza. L’Oman, invece, considerato la “Svizzera d’Arabia” in virtù della sua politica di neutralità, ha avuto un ruolo di facilitatore nell’Accordo sul nucleare iraniano del 2015 e nei mesi scorsi ha ospitato colloqui indiretti tra gli Stati Uniti e l’Iran, prima che l’intelligence statunitense accusasse Mascate di favorire Teheran.

Altre sedi al momento sembrano avere poche possibilità. Donald Trump ha attivamente caldeggiato l’incontro tra i due leader ventilando l’ipotesi di ospitare un vertice tripartito in Alaska (simbolicamente vicina alla Russia e territorio americano neutrale, dove il 15 agosto 2025 aveva ricevuto Putin) o a Washington. Papa Leone XIV ha offerto la Santa Sede come spazio fisico e simbolico per un dialogo e il Vaticano ha già svolto un ruolo concreto nel facilitare lo scambio di prigionieri di guerra e il rimpatrio di bambini ucraini.

L’incognita, d’altronde, è sempre dietro l’angolo. L’11 maggio 2025 a sorpresa Putin aveva proposto di aprire colloqui diretti a Istanbul il successivo 15 maggio. Zelensky aveva raccolto immediatamente il guanto di sfida, confermando la sua partenza per la Turchia: “Ci vediamo a Istanbul – aveva detto -, ma solo se Putin si presenta di persona“. Nonostante al Palazzo Dolmabahçe fosse già tutto pronto, la notte prima del vertice il Cremlino annunciò che lo zar non sarebbe andato.

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Zelensky scrive a Putin: “Incontriamoci per porre fine alla guerra”. Il Cremlino: “È il benvenuto a Mosca”

4 June 2026 at 20:33

“L’Ucraina propone di porre fine a questa guerra attraverso un dialogo diretto tra noi e voi. Propongo un incontro e propongo di fissare una data precisa“. Per la prima volta dall’invasione del suo Paese nel febbraio 2022, Volodymyr Zelensky si rivolge direttamente a Vladimir Putin con una lettera aperta, pubblicata sul sito della Presidenza di Kiev, chiedendo un faccia a faccia. Una mossa, ammette lo stesso Zelensky, dovuta al disimpegno degli Usa dal dossier: “Constatiamo che gli Stati Uniti sono pienamente concentrati sulla questione iraniana, e sarebbe un errore aspettare semplicemente che la guerra in Europa torni al centro della loro attenzione”, scrive. Una circostanza di cui il presidente ucraino si era lamentato già mercoledì in conferenza stampa con il segretario generale della Nato Mark Rutte: “Purtroppo, al momento non siamo al centro dell’attenzione”. La guerra, scrive Zelensky, deve terminare “onestamente, con dignità e con garanzie che non venga ripresa”. E in questo senso, “il tentativo di stabilire una vera tregua è il modo migliore per iniziare a dialogare”: l’Ucraina, quindi, “è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati”.

La risposta del Cremlino arriva quasi subito, attraverso il portavoce Dmitry Peskov: Zelensky, dice, “è benvenuto a Mosca in qualsiasi momento”. Nel suo testo, però, il presidente ucraino esclude esplicitamente che l’incontro possa svolgersi nella capitale russa, come già suggerito in pubblico da Putin: “Non c’è nulla che un leader ucraino possa fare nella vostra capitale, così come non c’è nulla che un leader russo possa fare a Kiev. Ci sono Paesi che tradizionalmente ospitano leader per risolvere questioni di guerra e di pace. La Svizzera, la Turchia, i Paesi del mondo arabo: molti sono in grado e disposti a ospitare un simile incontro”, scrive. Peskov ha precisato che la lettera non è stata ancora mostrata al presidente russo, impegnato al Forum economico di San Pietroburgo, lasciando così lo spazio per una risposta più articolata. Entusiasta, invece, la reazione del presidente Usa Donald Trump: “Sarebbe bellissimo se si incontrassero, devono farlo. Devono fare certi compromessi”, dice dallo Studio Ovale.

Nella lettera, il presidente ucraino chiede a Putin di “non aver paura di imboccare la via d’uscita da questa guerra”: “Questa è la cosa principale che ti viene richiesta ora. Sentiamo spesso dire che tu non hai problemi con questa guerra, ma ora possiamo constatare che i russi stanno finalmente iniziando ad accettare con meno serenità questa realtà, ovvero il fatto che la guerra stia portando conseguenze sempre più negative alla Russia. Ma noi in Ucraina non vogliamo una guerra permanente. Sappiamo benissimo che la vita senza guerra è infinitamente migliore. E vogliamo raggiungere questo obiettivo”. Zelensky cita con scetticismo l’incontro tra Putin e Donald Trump nell’agosto 2025 ad Anchorage: “Abbiamo sentito che in Alaska le era stata promessa la risoluzione di alcune questioni riguardanti l’Ucraina e l’Europa. Ma può constatare di persona che le questioni ucraine ed europee non vengono decise ad Anchorage”, sottolinea. Ma in ogni caso, aggiunge, “altri partecipanti concordati potrebbero unirsi al percorso bilaterale che verrà istituito tra noi”. In questo senso, “dato che la guerra si sta svolgendo in Europa, e dato che l’Ucraina necessita di garanzie di sicurezza, mentre anche voi cercate garanzie di sicurezza per voi stessi, sarebbe logico coinvolgere coloro che possono autenticamente fungere da garanti”: l’Europa e gli Stati Uniti, quindi, “devono far parte di questo processo. Questo è ciò che potrebbe aiutare a plasmare una nuova architettura di sicurezza per la nostra parte di mondo”.

“Il mondo non si è stancato dell’Ucraina, come a lungo speravate. Ma cresce la stanchezza nei confronti della Russia, persino tra coloro che, nel resto del mondo, vi aiutano a eludere le sanzioni e a mantenere a galla la vostra economia”, scrive ancora Zelensky a Putin. “Abbiamo visionato rapporti dell’intelligence che indicano che state valutando la possibilità di prolungare la guerra fino al 2027 e al 2028. Sappiamo anche che sperate che i missili balistici vi permettano di ottenere ciò che tutto il resto ha fallito. Volete trascinare la Bielorussia ancora più a fondo in questa guerra, e ora siamo costretti a prepararci anche a questo. Vediamo che state cercando di orchestrare qualcosa intorno alla Transnistria. I vostri propagandisti minacciano, in un modo o nell’altro, ogni paese confinante con la Russia. Volete davvero affrontare tutto questo?”.

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Russia-Ucraina, raid con i droni: Kiev colpisce terminal petrolifero a San Pietroburgo e un bus, Mosca punta Kherson e Kharkiv

3 June 2026 at 08:30

Attacchi reciproci con i droni tra Russia e Ucraina, nella note e in mattinata, con morti e feriti. La Russia ha colpito la regione di Kherson e Kharkiv, con un bilancio di 1 morto e 17 feriti, ha denunciato Kiev. Le truppe di Zelensky invece hanno mirato in profondità nei territori di Mosca, ma anche nell’area limitrofa del Donetsk. Velivoli radiocomandati hanno provocato fiamme nell’area di San Pietroburgo, incluso l’impianto petrolifero situato sul porto cittadino, con Zelensky a celebrare il successo del raid. Il governatore Drozdenko ha riferito di 50 droni nella regione, ma al momento non si conoscono i danni neppure sull’infrastruttura energetica. L’attacco è coinciso con l’inizio del Forum economico internazionale che si svolge ogni anno a San Pietroburgo – la cosiddetta Davos russa – una conferenza annuale di leader aziendali e funzionari governativi promossa dal presidente Vladimir Putin.

Zelensky: “Per la pace serve il piano ucraino di sanzioni a lungo raggio”. Rutte a Kiev

Zelensky su Telegram ha esultato per il successo dell’operazione nei confini della Federazione, su obiettivi di guerra: “Questa notte sono stati colpiti obiettivi importanti sul territorio della Russia, tra questi, il terminale petrolifero di San Pietroburgo – ha scritto il presidente ucraino – Dalla nostra frontiera statale ucraina a questo obiettivo dell’industria petrolifera russa, che lavora per la guerra, ci sono circa 1.100 chilometri. Sono stati raggiunti anche obiettivi puramente militari nella base di Kronstadt”. “Un altro obiettivo – ha aggiunto Zelensky – è un’impresa nella regione di Tambov, coinvolta nella produzione di armi russe. La distanza dalla linea del fronte è di quasi 600 chilometri. Grazie ai nostri soldati per la loro precisione. Il piano ucraino di sanzioni a lungo raggio viene eseguito esattamente come necessario per avvicinare la pace. Gloria all’Ucraina!”.

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, è arrivato a Kiev per una visita a sorpresa in seguito ai numerosi e massicci raid aerei russi che hanno colpito la capitale. Lo ha annunciato la compagnia ferroviaria ucraina Ukrzaliznytsia sui social media (in un post poi rimosso) sottolineando il “gesto di solidarietà e sostegno da parte dell’Alleanza verso il nostro Paese”. Previsto un incontro con il presidente Volodymyr Zelensky, che negli ultimi mesi ha moltiplicato gli appelli agli alleati affinché rafforzino il sostegno alla difesa aerea dell’Ucraina .

L’Ucraina colpisce un bus nel Donetsk: 7 morti e 11 feriti

Un drone ucraino ha colpito un bus in una parte del Donetsk occupata dai russi, provocando 7 morti e 11 feriti. È quanto ha riferito su Telegram il governatore della regione scelto dal Cremlino, Denis Pushilin. Il bus, secondo quanto riferito, viaggiava versi la Crimea in mano ai russi. “I fascisti ucraini hanno commesso un altro atto di aggressione disumana e senza precedenti nelle prime ore di questa mattina. Un drone da combattimento ha attaccato un autobus sulla tratta Mosca-Sinferopoli a Yenakiyevo”, ha riferito Pushilin, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Tass, aggiungendo che altre 11 persone hanno riportato ferite di varia gravità.

Droni su San Pietroburgo, a 1.100 chilometri dal confine

Nel frattempo, canali Telegram russi e i principali media ucraini riportano un “attacco di decine di droni” a San Pietroburgo, condotto stamattina in Russia. Colpito anche il terminal petrolifero del Grande Porto cittadino sul Golfo di Finlandia. Si tratta di uno dei più grandi impianti di stoccaggio ed esportazione di carburante della Russia. Riceve e spedisce prodotti petroliferi via fiume, ferrovia e su strada, e vanta un volume di movimentazione stimato di 12,5 milioni di tonnellate all’anno. Fumo nero è stato osservato sopra l’infrastruttura, mentre i residenti segnalavano con foto e video esplosioni in città e incendi in altri luoghi. San Pietroburgo si trova a circa 1.100 chilometri dal confine ucraino.

Il governatore dell’oblast di Leningrado, Aleksandr Drozdenko, ha riferito che stamattina sono stati abbattuti 50 droni nella regione, ma non ha commentato gli incendi al porto, la cui entità non è ancora stata definita. A causa dell’attacco, i voli all’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo hanno subito interruzioni: quasi 30 hanno subito ritardi superiori alle due ore e altri nove sono stati dirottati verso altri aeroporti, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale russa Tass.

Velivoli russi su Kherson e Kharkiv

Una donna di 86 anni è stata uccisa e altre sei persone sono rimaste ferite in un attacco notturno con un drone russo contro un palazzo residenziale a Kherson. Lo ha riferito la Procura dell’Oblast. “Secondo le indagini, ieri sera l’esercito russo ha attaccato un edificio a più piani” nella località. Tre residenti locali sono rimasti feriti in modo più o meno grave e ad altre tre persone è stata diagnosticata un’intossazione da monossido di carbonio”, ha riferito il servizio stampa della Regione. Nelle ultime 24 ore, le forze armate russe hanno colpito anche Kharkiv e 19 insediamenti nella regione, ferendo 11 persone, ha dichiarato su Telegram il capo dell’amministrazione militare regionale, Oleg Synegubov.

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