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Ennesimo allevamento crudele: Essere Animali con Selvaggia Lucarelli per una proposta di legge contro le gabbie

10 June 2026 at 05:18
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a firma di Chiara Caprio

Per molti consumatori la denominazione DOP sull’etichetta dei prodotti che acquistano al supermercato è sinonimo di garanzia di qualità e, nel caso di prodotti animali come salumi e affettati, di pratiche di allevamento rispettose del benessere animale. Eppure, se il disciplinare non lo vieta espressamente, anche un prodotto etichettato come DOP può provenire da allevamenti in cui gli animali trascorrono parte o l’intera vita in gabbia. È il caso di mille scrofe allevate in una grande struttura in provincia di Treviso, di cui nelle scorse settimane Essere Animali ha mostrato immagini a dir poco scioccanti.

Il 28 maggio l’associazione ha diffuso, in collaborazione con Selvaggia Lucarelli, video inediti consegnati all’associazione da un ex dipendente dell’azienda. Nei filmati venivano documentate gravi violenze nei confronti degli animali da parte dell’allevatore e di altri operai, dolorose mutilazioni per i suinetti maschi, centinaia di cuccioli senza vita nelle gabbie parto, l’utilizzo massiccio di farmaci, decine di carcasse abbandonate all’esterno dell’allevamento e gabbie parto fatiscenti e pericolose per gli animali. Le immagini hanno raggiunto milioni di persone indignate per le condizioni dell’allevamento.

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La settimana seguente, il 5 giugno, Essere Animali è tornata a mostrare nuovi filmati inediti raccolti a maggio di quest’anno, che confermano come alcune delle problematiche già documentate siano la normalità. Ancora una volta le immagini hanno mostrato la presenza di centinaia di cuccioli morti nelle gabbie, carcasse abbandonate all’esterno della struttura, scaffali e frigoriferi ricolmi di farmaci utilizzati per il trattamento di infezioni batteriche, problemi respiratori e infestazioni parassitarie. A preoccupare è anche la presenza diffusa di topi in tutte le aree dell’allevamento e persino nelle mangiatoie.

Con questa attività di documentazione, l’associazione è tornata a denunciare non solo le irregolarità e i maltrattamenti sugli animali, ma anche una crudeltà che in Italia è ancora legale: l’allevamento in gabbia. Sono circa 600mila le scrofe allevate in queste condizioni nel nostro Paese, insieme a 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie.

Per questo motivo il 12 marzo scorso Essere Animali ha depositato una proposta di legge d’iniziativa popolare per introdurre anche in Italia il divieto dell’utilizzo di gabbie per tutte le specie allevate. Una pratica su cui anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) si è pronunciata, mettendo nero su bianco cosa significa per un animale vivere in gabbia: questi sistemi impediscono agli animali di esprimere comportamenti fondamentali come camminare, girarsi, esplorare l’ambiente e socializzare, aumentando quindi le loro sofferenze.

La proposta di legge è parte della campagna Gabbie Vuote e ha già ricevuto il supporto di oltre 42mila persone che hanno firmato sulla pagina dedicata del Ministero della Giustizia, insieme a personalità provenienti da mondi e sensibilità diverse, come appunto l’autrice e scrittrice Selvaggia Lucarelli, la cheffe Chiara Pavan, la fumettista Zuzu, il maratoneta ex atleta olimpionico Riccardo Bugari.

Nel 2021, la Commissione Europea aveva ufficialmente accolto l’Iniziativa dei Cittadini Europei “End the Cage Age”, firmata da oltre 1,4 milioni di cittadini e sostenuta da più di 170 organizzazioni, tra cui Essere Animali, impegnandosi a presentare entro il 2023 una proposta per eliminare gradualmente l’allevamento in gabbia. Ma questa promessa, ad oggi, non è stata mantenuta, tradendo le aspettative di milioni di persone.

Intanto in Europa, diversi Paesi hanno già introdotto divieti o forti limitazioni all’uso delle gabbie negli allevamenti intensivi. Non c’è motivo per cui anche l’Italia non possa fare lo stesso. Secondo i dati dell’ultimo Eurobarometro oltre 9 italiani su 10 sono favorevoli a questo divieto, la politica ascolterà le loro richieste?

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Ranked: The world’s highest military burdens by GDP

By: A A
9 June 2026 at 16:49

Military expenditure as a share of GDP is a key stress test of national priorities. While the US and China lead in raw dollars, the ranking changes dramatically when adjusted for economic size. Here are the top 20 countries where defense takes the biggest bite out of the economy

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Orsi tra le case e vicino alle scuole: in una città giapponese scattano chiusure e misure straordinarie

9 June 2026 at 15:13

È emergenza nella città giapponese di Utsunomiya, a circa 100 chilometri a nord di Tokyo, dove la presenza di orsi nei pressi e all’interno del centro abitato ha portato alla chiusura di 94 scuole elementari e medie. Le autorità locali hanno adottato misure straordinarie dopo una serie di avvistamenti che hanno generato forte preoccupazione tra i residenti. La decisione di sospendere le lezioni è arrivata dopo che diversi esemplari, presumibilmente orsi neri asiatici, sono stati segnalati nelle aree urbane. In un episodio recente, un animale è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre attraversava una strada del centro nelle prime ore del mattino, passando vicino a due giovani visibilmente spaventati.

Misure di sicurezza

Le autorità cittadine hanno invitato la popolazione a mantenere la massima prudenza, raccomandando di tenere porte e finestre chiuse, evitare spostamenti non necessari e rifugiarsi nell’edificio più vicino in caso di avvistamento. Sono stati inoltre attivati veicoli dotati di altoparlanti per diffondere avvisi nelle zone interessate.

Parallelamente, decine di cacciatori, insieme a polizia e funzionari locali, sono stati mobilitati per le operazioni di ricerca e contenimento. Non è ancora chiaro se gli avvistamenti riguardino uno o più esemplari, ma la loro presenza ravvicinata ai quartieri abitati ha spinto le autorità ad agire con urgenza. Le amministrazioni locali stanno valutando anche soluzioni tecnologiche, come sistemi di sorveglianza avanzati e analisi basate sull’intelligenza artificiale, per monitorare gli spostamenti degli animali e prevenire nuovi episodi.

Un fenomeno in crescita

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il fenomeno non è isolato. Negli ultimi mesi il Giappone ha registrato un aumento significativo degli avvistamenti di orsi, con circa 50.000 segnalazioni in tutto il Paese nell’ultimo anno, un dato considerato record e concentrato soprattutto nelle regioni nord-orientali. In alcuni casi recenti, gli animali si sono spinti fino a zone altamente frequentate: nei dintorni dell’area metropolitana di Tokyo un escursionista è rimasto ferito, mentre in altre occasioni gli orsi sono stati avvistati in città satelliti e persino all’interno di edifici industriali.

Secondo le stime, sull’isola principale di Honshu vivrebbero tra i 12.000 e i 42.000 orsi neri asiatici, mentre sull’isola di Hokkaido è presente una popolazione di orsi bruni più grandi, che può raggiungere esemplari di notevole stazza. Gli esperti hanno sottolineato come l’aumento degli avvistamenti possa essere legato a cambiamenti ambientali e alla crescente interazione tra fauna selvatica e aree urbane.

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Mundial 2026: árbitro somali Omar Artan impedido de entrar nos Estados Unidos e reenviado para a Turquia

9 June 2026 at 02:50
AF! O árbitro somali Omar Abdulkadir Artan, nomeado pela FIFA para o Mundial de 2026, foi impedido de entrar nos Estados Unidos ao chegar ao país para integrar a equipa de arbitragem da competição. Segundo a informação avançada pela imprensa, o juiz de 34 anos aterrou em solo norte-americano, mas acabou por ter a entrada […]

Briciola, una cagnolina tra gli eroi della sconclusionata modernità

7 June 2026 at 15:00

L’ultima sfilata di Briciola, mascotte dei Carabinieri, diventa il simbolo di un legame speciale

Ci sono storie che più di tante altre meritano il diritto di essere raccontate. Storie apparentemente semplici, secondarie, che però riescono a parlare direttamente al cuore delle persone e a ricordarci quei valori che troppo spesso finiamo per dimenticare. La storia di Briciola è una di queste. Mascotte dell’Arma dei Carabinieri è diventata negli anni non solo un simbolo di fedeltà, d’altronde si sa, il cane, almeno così dicono, è il migliore amico dell’uomo, ma anche di dedizione ed estrema tenerezza. Veterana delle celebrazioni del 2 giugno, ha partecipato anche all’ultima parata della Festa della Repubblica, la sua ultima sfilata ufficiale. Finalmente Briciola può godersi la sua meritata pensione. Un momento speciale che ha commosso il pubblico presente e migliaia di persone che hanno seguito l’evento attraverso i mezzi di informazione.

La nostra epoca è dominata troppo spesso dalla celerità, dall’egoismo e dalla superficialità, per questo Briciola rappresenta qualcosa di diverso. Non è un personaggio costruito dalle tecniche di mercato, e nemmeno una celebrità in cerca di visibilità. È semplicemente una cagnolina che, grazie alla sua presenza leale e il suo legame con gli uomini e le donne dell’Arma, è riuscita a conquistare l’affetto di un intero Paese. La sua storia è uno spunto per riflettere sul ruolo fondamentale che gli animali svolgono nella nostra società. Da sempre l’uomo ha beneficiato del loro ausilio, della loro compagnia e di quella straordinaria capacità di instaurare relazioni profonde con gli esseri umani tipica proprio di alcune specie animali. Eppure, troppo spesso, tendiamo a dimenticare quanto siano importanti.

Gli animali, esseri senzienti

Negli ultimi anni la sensibilità collettiva verso il mondo animale è cresciuta notevolmente. Un passaggio storico in questa direzione è stato rappresentato dalla legge fortemente voluta da Michela Vittoria Brambilla, che ha contribuito a rafforzare il riconoscimento degli animali come esseri senzienti, capaci di provare emozioni, dolore, paura e affetto. Un principio che oggi trova sempre maggiore spazio nella coscienza civile e nel dibattito pubblico.

Gli animali svolgono un ruolo cruciale in moltissimi ambiti della vita sociale. Sono al fianco delle forze dell’ordine nelle attività di sicurezza e ricerca, supportano la protezione civile durante le emergenze, assistono persone con disabilità, partecipano a interventi terapeutici e rappresentano spesso un insostituibile sostegno emotivo per milioni di cittadini. La loro presenza migliora la qualità della nostra vita e ci ricorda ogni giorno il valore della fiducia e dell’altruismo. Per questo i video e le immagini di Briciola durante la parata del 2 giugno sono diventati il simbolo di un rapporto speciale.

In quella cagnolina dal passo ormai meno agile ma dallo sguardo ancora fiero, molti hanno riconosciuto qualcosa che appartiene a tutti noi: la dignità del tempo che passa, il valore del servizio prestato e la bellezza di una fedeltà che non chiede nulla in cambio.

In una modernità sconclusionata e distratta, dove gli eroi vengono forgiati per essere dimenticati nel giro di pochi giorni, Briciola ci ricorda che esistono ancora esempi capaci di unire le persone senza troppo rumore e che, talvolta, le lezioni più importanti arrivano proprio da chi non può parlare, e infatti in questo caso abbaia, riuscendo comunque a farsi capire da tutti.

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Tony da Silva é o novo selecionador nacional do Mali

5 June 2026 at 15:20

VTM

De acordo com o comunicado da FEMAFOOT, a seleção final do Comité Executivo destacou o projeto apresentado por Tony da Silva, que “cumpriu os principais critérios técnicos definidos pela comissão”. O novo selecionador foi escolhido para atender a um triplo imperativo: renovação, desempenho e trabalho ao longo do tempo.

O treinador, natural de Montalegre, possui um currículo diversificado, tendo liderado equipas como a AD Oliveirense, GD Bragança, GD Vilar de Perdizes, CDC Montalegre e Politehnica Iași. A sua experiência inclui também funções como treinador-adjunto no Académico de Viseu, Freamunde e Paços de Ferreira, além de ter sido adjunto na seleção dos Camarões.

Tony apresentou um projeto de trabalho abrangente para o futebol do Mali, baseado em cinco eixos estratégicos. Entre os objetivos estão alcançar resultados de alto nível em competições africanas e mundiais, desenvolver e valorizar o campeonato nacional, e promover e apoiar talentos locais.

A escolha do novo selecionador é vista como um passo importante para o futuro do futebol no Mali.

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“Il mio cane è stato rapito, venduto a un ristorante e mangiato”: il dramma dell’influencer Guo e del border collie Chutou, star dei social

6 June 2026 at 12:27

Chutou aveva otto anni, era un Border Collie ed era una piccola star dei social cinesi: più di un milione e mezzo di follower su Douyin, la versione cinese di TikTok, dove compariva nei video del suo proprietario, il travel influencer Guo, durante viaggi tra montagne innevate, deserti e campeggi in giro per il Paese. Ora la sua storia è diventata un caso in Cina e ha riaperto il dibattito sulla tutela degli animali domestici.

Secondo quanto ricostruito dal South China Morning Post e ripreso da People, Chutou è scomparso l’11 maggio dai terreni della famiglia di Guo, nella provincia dello Henan, mentre il suo proprietario era impegnato in un viaggio in solitaria. A occuparsi del cane erano i genitori dell’influencer. Quando il padre di Guo si è accorto che Chutou non c’era più, la famiglia ha iniziato le ricerche e ha controllato le immagini delle telecamere di sorveglianza: nei filmati si vedrebbero due persone portarlo via su una bici elettrica.

Guo ha interrotto il viaggio ed è tornato in Cina per cercarlo. Dopo alcuni giorni è riuscito a rintracciare l’uomo che riteneva responsabile della scomparsa e gli ha offerto 10mila yuan, circa 1.500 dollari, pur di riavere indietro il cane. L’uomo ha sostenuto di averlo scambiato per un randagio, versione respinta dall’influencer: Chutou, infatti, indossava un collare e un localizzatore Gps e si trovava nei terreni della famiglia.

La vicenda ha avuto l’epilogo peggiore. Secondo i media asiatici, il cane sarebbe stato venduto per 180 yuan, poco più di 25 dollari, a un commerciante e poi finito in un ristorante e mangiato. Guo ha raccontato di aver cercato almeno di recuperare qualche resto dell’animale, senza riuscirci. A quel punto ha deciso di presentare denuncia e di portare avanti la battaglia per vie legali.

Il caso ha provocato indignazione sui social cinesi anche perché mette in luce un vuoto normativo: in Cina non esiste una legge nazionale specifica per la protezione degli animali da compagnia. Gli animali domestici vengono trattati soprattutto come proprietà e, secondo quanto spiegato da un legale al South China Morning Post, perché un caso di furto possa avere rilevanza penale è necessario stabilire il valore economico dell’animale. Guo sostiene che Chutou, per la sua notorietà, valesse molto più della cifra per cui sarebbe stato venduto.

In Cina non esiste neppure un divieto nazionale sul consumo di carne di cane, anche se dal 2020 i cani sono stati esclusi dal catalogo ufficiale degli animali da allevamento e alcune città, tra cui Shenzhen e Zhuhai, hanno vietato il consumo di cani e gatti.

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Morti tre cani al World Dog Show di Bologna: chiusi nel furgone per ore senza cibo e acqua. Due persone sono state denunciate per maltrattamento di animali

5 June 2026 at 15:15

Dovevano partecipare alle esposizioni canine del World Dog Show, l’importante manifestazione internazionale in corso presso il quartiere fieristico di Bologna fino a domenica, ma sono stati invece lasciati per ore rinchiusi in due furgoni, senza acqua né cibo. La notizia è stata riportata dall’edizione bolognese del quotidiano Il Resto del Carlino.

Un epilogo drammatico quello che ha coinvolto sei cani, vittime di quello che si configura come un grave caso di maltrattamento animale. Alla scoperta della situazione, uno degli animali era già privo di vita all’interno dei mezzi. Gli altri, in condizioni critiche, sono stati immediatamente trasportati presso una clinica veterinaria di Ozzano dell’Emilia, dove però altri due esemplari non hanno retto e sono deceduti nelle ore successive.

Le autorità competenti hanno provveduto a denunciare due espositori — un cittadino italiano e uno straniero, entrambi proprietari dei cani — con l’accusa di maltrattamento di animali.

A chiamare i militari sono stati gli stessi organizzatori della fiera: i furgoni, secondo quanto ricostruito, sono arrivati al mattino intorno alle 6.30 e sono stati parcheggiati nel cortile del distretto fieristico. I proprietari si sono allontanati lasciando nei container i cani. Dopo ore hanno riaperto le porte. I tre animali morti erano dei Drahtthaar, cani da ferma tedeschi.

Stefano Vaccari, deputato Dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera ha commentato: “La morte di tre cani lasciati all’interno di furgoni parcheggiati sotto il sole durante il World Dog Show di Bologna, organizzato dall’Enci, è un fatto sconvolgente e gravissimo, incompatibile con i principi di tutela animale che dovrebbero essere alla base di ogni manifestazione cinofila. Occorre accertare immediatamente tutte le responsabilità, individuali e organizzative, verificando eventuali omissioni nei controlli, carenze nei protocolli di sicurezza e nella vigilanza. Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro Francesco Lollobrigida affinché riferisca urgentemente sull’accaduto, sulle iniziative che intende assumere e sul sistema di vigilanza esercitato nei confronti dell’Enci anche a tutela della maggioranza dei cinofili ed allevatori che si comportano in modo corretto”.

E ancora: “Chiederò inoltre al ministro per quale motivo continui a mantenere un atteggiamento di sostanziale inerzia nei confronti dell’Enci nonostante le vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto l’ente e che risultano all’attenzione delle procure. La morte di tre cani non può essere archiviata come una fatalità ma servono verità, responsabilità e misure immediate perché tragedie simili non si ripetano mai più”.

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“Rapito, ucciso e poi mangiato”: il cane influencer Chutou scompare nel nulla mentre il proprietario è all’estero, poi la scoperta choc

5 June 2026 at 14:53

Si chiamava Chutou ed era un Border Collie di otto anni diventato una piccola celebrità online. Con oltre 1,5 milioni di follower su Douyin, la versione cinese di TikTok, non era soltanto un animale domestico, ma un vero e proprio “compagno di viaggio digitale” seguito da una vasta community. Accanto al suo proprietario, conosciuto sui social come Guo, aveva attraversato la Cina raccontando una vita nomade fatta di paesaggi estremi, tende montate ovunque e lunghe giornate in viaggio. Negli ultimi giorni, però, la sua storia ha preso una piega drammatica che ha lasciato sotto shock il pubblico. Mentre Guo si trovava all’estero per un viaggio in solitaria, il cane era rimasto nella casa di famiglia, affidato al padre. È lì che, secondo quanto ricostruito, l’11 maggio Chutou sarebbe stato portato via da due persone riprese dalle telecamere di sicurezza. Le immagini mostrano i sospetti allontanarsi in bicicletta elettrica con il cane.

Dopo giorni di tentativi, Guo riesce a rintracciare un uomo che ritiene coinvolto nel furto e gli propone una somma di denaro per riavere il cane. L’uomo, però, sostiene di averlo trovato e di averlo seguito spontaneamente, una versione che non convince il proprietario, anche perché Chutou indossava collare e dispositivo GPS. Poco dopo arriva la notizia più dura da accettare: il cane sarebbe stato venduto a un ristorante per una cifra irrisoria e successivamente ucciso e consumato.

La battaglia legale di Guo

Il proprietario si è rivolto anche al personale del ristorante nella speranza di recuperare almeno qualche traccia del cane, ma avrebbe scoperto che non era rimasto nulla: anche il pelo sarebbe stato gettato via. A questo punto Guo ha deciso di procedere per vie legali, denunciando il caso alle autorità.

La situazione è complessa anche dal punto di vista giuridico: in Cina il furto è punibile solo oltre una certa soglia di valore economico, e stabilire quello di un animale domestico, soprattutto uno famoso sui social, non è semplice. Inoltre, il riconoscimento del danno emotivo non è sempre previsto in modo diretto.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulla tutela degli animali da compagnia nel Paese. Pur essendo stati fatti alcuni passi avanti negli ultimi anni, come l’esclusione dei cani dal catalogo del bestiame in diverse aree urbane e alcuni divieti locali sul consumo di carne di cane e gatto, non esiste ancora una normativa nazionale univoca che protegga pienamente gli animali domestici. Sui social, intanto, migliaia di utenti hanno espresso rabbia e tristezza, ricordando i video di Chutou e la sua vita accanto al proprietario.

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Diavolo della Tasmania fugge di notte dal parco: scatta la caccia alla femmina “Mary” – IL VIDEO

5 June 2026 at 11:42

È scattata una vera e propria caccia a un diavolo della Tasmania fuggito da un parco faunistico della Gold Coast, in Australia. L’animale, una femmina di nome Mary, è riuscito a scappare il 2 giugno da un’area di quarantena del Paradise Country, nello stato del Queensland, facendo perdere le proprie tracce poco dopo la fuga. Le ultime immagini disponibili arrivano dalle telecamere di sorveglianza del parco, che l’hanno ripresa mentre si muoveva da sola in una zona esterna della struttura nelle ore notturne, intorno alle 4 del mattino, prima di scomparire nel nulla.

Da quel momento sono scattate le ricerche da parte dei guardiaparco e delle squadre specializzate nella fauna selvatica, supportate anche da droni con visione termica. Nonostante gli sforzi, l’esemplare risulta ancora disperso e la sua localizzazione non è stata individuata. Mary non viveva in libertà, ma si trovava in quarantena all’interno della struttura zoologica insieme a un altro esemplare, in una fase di osservazione. La sua fuga ha immediatamente attirato l’attenzione dei media locali e delle autorità ambientali, che hanno diffuso avvisi alla popolazione della zona.

Secondo quanto riportato dal “The Guardian” a coordinare le informazioni alla cittadinanza è la direttrice della struttura, Lauren Mousley, che ha descritto l’animale come poco abituato al contatto e potenzialmente schivo. L’appello è chiaro: evitare qualsiasi tentativo di avvicinamento. “Non avvicinatevi all’animale. I diavoli della Tasmania possono reagire in modo aggressivo se provocati o se qualcuno tenta di catturarli”, ha spiegato. Secondo quanto riferito, Mary sarebbe un esemplare timido, che tende a nascondersi in presenza di movimento o disturbo. Proprio questo comportamento rende più complicate le operazioni di recupero, che si stanno concentrando nelle aree boschive e periferiche attorno alla struttura.

Oltre al rischio per la sicurezza pubblica, gli esperti sottolineano anche un possibile impatto sull’ecosistema locale. Il diavolo della Tasmania è infatti un piccolo marsupiale carnivoro, capace di cacciare attivamente e di nutrirsi di diverse specie di fauna selvatica, tra cui piccoli mammiferi e uccelli. Per questo motivo la sua presenza fuori controllo viene monitorata con attenzione, mentre proseguono le ricerche in un’area che si estende ben oltre il perimetro del parco.

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“Massacrati in modi barbari, gridano dal dolore. Sono costretti a nuotare nel sangue dei loro familiari”: la denuncia degli ambientalisti sulla mattanza di 706 cetacei alle Isole Faroe

5 June 2026 at 11:26

“Gli animali gridano dal dolore. Intere famiglie vengono massacrate e alcuni animali vengono visti nuotare nel sangue dei loro familiari per ore“. È attraverso le dichiarazioni di Elisa Allen, vicepresidente dei programmi di PETA affidate al quotidiano “The Independent”, che le organizzazioni per la tutela marina descrivono la tradizionale mattanza consumatasi il 27 maggio al largo delle Isole Faroe. In una singola giornata, le acque dell’arcipelago si sono tinte di rosso per l’uccisione di 706 tra balene pilota e delfini dai fianchi bianchi dell’Atlantico, spinti verso le baie poco profonde e abbattuti. Una caccia tradizionale, il “grindadrap“, che la direttrice della campagna locale di Sea Shepherd, Valentina Crast, ha inquadrato in “scene caotiche di estrema crudeltà”, denunciando un prolungamento dell’agonia dei mammiferi direttamente sugli arenili.

I numeri degli abbattimenti

Le autorità locali difendono le operazioni considerandole una tradizione secolare e un metodo di sussistenza alimentare privo di finalità commerciali, in cui carne e grasso vengono distribuiti tra i residenti. Tuttavia, il conteggio effettuato dagli osservatori di Sea Shepherd restituisce le dimensioni di una macellazione massiva: in poche ore sono stati uccisi 402 balene pilota e quattro tursiopi nella capitale Tórshavn, 168 delfini dai fianchi bianchi a Skalabotnur e altri 132 a Hvalvik. Durante le operazioni, due membri dell’equipaggio di Sea Shepherd presenti in veste di osservatori sono stati arrestati dalla polizia. Il fermo è scattato a seguito delle denunce dei cacciatori locali, che li hanno accusati di interferenza, una circostanza che l’organizzazione ambientalista ha formalmente smentito.

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L’appello a “The Independent”

Di fronte alle carcasse sventrate e ammassate sulle spiagge dell’Atlantico, le organizzazioni hanno chiesto l’intervento dei governi europei. Elisa Allen ha sollecitato un bando immediato e permanente rivolgendosi direttamente al primo ministro faroese: “Ogni anno, con orrore del resto del mondo, centinaia di balene e delfini vengono massacrati in modi barbari con ami di metallo, che vengono conficcati negli sfiatatoi dei mammiferi spiaggiati prima che vengano tagliate loro le spine dorsali”. Allen ha ribadito a “The Independent” la necessità di fermare la pratica ricordando che “le balene e i delfini sono altamente intelligenti e provano dolore e paura tanto quanto gli esseri umani”.

Le modifiche normative e la carenza di strumenti

Le contestazioni degli attivisti non si limitano alla tradizione in sé, ma sollevano problemi legali e procedurali. L’organizzazione ambientalista OceanCare ha evidenziato come gli abbattimenti del 27 maggio si siano verificati a poche ore di distanza da un voto all’unanimità del parlamento faroese su una specifica modifica normativa. Questa delibera stabilisce che i regolamenti locali sulla caccia prevalgono sulle leggi relative al benessere animale, proteggendo i cacciatori da eventuali procedimenti giudiziari per violazioni di tale natura. Le associazioni denunciano inoltre che, durante le tre battute di caccia, si è registrata una carenza di lance spinali. Si tratta degli unici strumenti specializzati e autorizzati per recidere rapidamente il midollo spinale e limitare i tempi di macellazione. L’assenza di queste attrezzature ha costretto alcuni partecipanti all’uso di lunghi coltelli non regolamentari, incrementando i tempi di abbattimento e le sofferenze inferte agli animali.

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Spremuta fino all’osso dal circuito delle corse, rinasce grazie al coniglietto di peluche rosa: la storia della levriera Poppy

4 June 2026 at 15:44

Per anni è stata allevata per correre. Nel circuito delle corse dei levrieri, migliaia di cani vengono selezionati fin da cuccioli con un unico obiettivo: diventare i più veloci. Quando la loro “carriera” finisce, molti si ritrovano senza una destinazione certa. È da questo mondo che arriva la storia di Poppy, una levriera australiana che, dopo decine di gare e diverse cucciolate, ha trovato una seconda possibilità grazie all’adozione. Ma il passaggio dalla pista al divano non è stato immediato. Quando la levriera è stata adottata dalla sua nuova famiglia in Australia, le prime settimane sono state difficili. Di notte si svegliava, si aggirava per casa e piangeva. Un comportamento che ha subito fatto capire ai suoi adottanti quanto il passato fosse ancora presente.

“Per le prime due settimane si svegliava durante la notte e girava per casa piangendo. Ci spezzava il cuore pensare a quanto dovesse sentirsi triste e confusa”, ha raccontato la proprietaria Emma. La famiglia ha quindi provato a offrirle un piccolo punto di riferimento: un morbido coniglietto di peluche rosa. Quello che sembrava un semplice giocattolo si è trasformato in qualcosa di molto più importante. Poppy ha iniziato a portarlo con sé durante il riposo, stringendolo sotto la zampa e trattandolo con una delicatezza riservata a nessun altro oggetto.

Con gli altri giochi si comportava come qualsiasi cane curioso e vivace. Con quel coniglietto, invece, il rapporto era diverso. Non lo scuoteva, non lo mordicchiava, non lo lanciava in aria. Lo custodiva. Con il passare del tempo, però, qualcosa ha iniziato a cambiare. “Dopo un paio di mesi, ha iniziato a mostrare segni di sentirsi al sicuro e rilassata. Il coniglietto rosa ha iniziato a diventare meno importante”, ha spiegato Emma. A distanza di diciotto mesi dall’adozione, Poppy è ormai un cane completamente diverso. Le paure che la accompagnavano nelle prime settimane hanno lasciato il posto a una quotidianità fatta di affetto, gioco e tranquillità: “È sicura di sé, giocherellona, felice, un po’ impertinente e super affettuosa e amorevole. Il coniglietto rosa è sempre vicino al suo letto e a volte la sorprendo con la testa appoggiata accanto a lui”, racconta ancora la proprietaria.

Una seconda possibilità

Dietro questa rinascita c’è però una storia che riaccende i riflettori sul destino di molti levrieri impiegati nelle competizioni. Prima dell’adozione, Poppy aveva partecipato a 53 gare ed era stata utilizzata anche per la riproduzione, dando alla luce tre cucciolate. Secondo le associazioni che si occupano di tutela animale, ogni anno migliaia di levrieri vengono allevati con la speranza di ottenere il campione perfetto. Non tutti, però, trovano una sistemazione una volta terminata la carriera sportiva.

Emma si è avvicinata a questa razza quasi per caso, dopo aver conosciuto il cane di un vicino: “Mi sono resa conto molto rapidamente di quanto fossero gentili e dolci. Poi ho scoperto quanti venivano scartati dopo la loro carriera nelle corse e che semplicemente non c’erano abbastanza case per tutti loro. È stato questo il motivo che mi ha spinto ad adottare un levriero”. Una scelta che ha cambiato due vite: quella della cagnolina e quella della famiglia che l’ha accolta.

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“Mi ha morso cinque volte, come se mi stesse assaggiando. Ho urlato, il che lo ha eccitato ancora di più ed è diventato sempre più aggressivo”: il racconto choc del triatleta attaccato da uno squalo in Sardegna

3 June 2026 at 15:18

Una nuotata di allenamento nelle acque della Sardegna si è trasformata in un incontro ravvicinato con uno squalo per Giovanni Caselli, 28 anni, triatleta francese in vacanza sull’isola. Il giovane sostiene di essere stato morso più volte mentre si trovava in mare aperto e di essere riuscito a raggiungere la riva riportando soltanto ferite superficiali. La vicenda, riportata da LaPresse, è stata raccontata dallo stesso Caselli al quotidiano francese Midi Libre.

Il 28enne, originario di Sète, vicino a Montpellier, stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza in Sardegna quando ha deciso di approfittare del mare per proseguire la preparazione atletica. Prima di entrare in acqua aveva in mente anche di registrare qualche contenuto per i social: “Volevo fare un video con acqua turchese e tramonto per i miei social. In seguito, ho detto a mia moglie che avrei fatto 500 metri ad alta intensità per il mio allenamento”, ha raccontato. Secondo la sua ricostruzione, l’allenamento procedeva regolarmente fino a quando non avrebbe notato uno squalo a poca distanza. “A un certo punto ho visto lo squalo davanti a me”, ha spiegato al giornale francese. Inizialmente l’animale non sembrava manifestare atteggiamenti aggressivi, ma la situazione sarebbe cambiata nel giro di pochi secondi. “Invece di girarmi intorno, mi è venuto addosso. Mi è arrivato proprio accanto. Allora ho iniziato a nuotare lentamente all’indietro sul dorso ed è stato allora che mi ha dato il primo morso”, ha raccontato Caselli. Da quel momento, sostiene, sarebbero seguiti altri attacchi ravvicinati.

“Mi ha attaccato, mordendomi cinque volte, per fortuna in maniera superficiale”, ha dichiarato. Il giovane racconta di aver perso la calma dopo il primo contatto. “Ho urlato, il che lo ha eccitato ancora di più ed è diventato sempre più aggressivo. Continuava a mordermi e ho iniziato davvero a farmi prendere dal panico perché gli squali di solito non sono soli”. Nonostante la paura, il ventottenne sarebbe riuscito a mantenere sufficiente lucidità per dirigersi verso la riva. Lo squalo si sarebbe allontanato poco dopo, permettendogli di uscire dall’acqua senza conseguenze più serie.

Le condizioni

Ripensando a quei momenti, Caselli ha descritto una sensazione che rende bene l’idea della tensione vissuta in mare aperto: “Era come se mi stesse assaggiando”. Il bilancio finale parla di ferite lievi a una mano, a un ginocchio e a un polpaccio, che non hanno richiesto il ricovero in ospedale. Le ferite, ha aggiunto, restano sotto osservazione. “Le tengo sotto controllo perché i denti di squalo sono pieni di batteri”.

L'articolo “Mi ha morso cinque volte, come se mi stesse assaggiando. Ho urlato, il che lo ha eccitato ancora di più ed è diventato sempre più aggressivo”: il racconto choc del triatleta attaccato da uno squalo in Sardegna proviene da Il Fatto Quotidiano.

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