Eni racconta la Just Transition: energia, persone e territori al centro del report 2025
Eni, presentata a Roma “Eni for 2025”: transizione giusta tra decarbonizzazione, tecnologia e territori
Una transizione energetica che non sia soltanto industriale e tecnologica, ma anche sociale. È il messaggio al centro di “Eni for 2025 – A Just transition”, il report volontario di sostenibilità pubblicato da Eni e giunto alla ventesima edizione. Il documento racconta i risultati raggiunti nel corso del 2025 e le azioni messe in campo dal gruppo per integrare gli obiettivi ambientali e sociali nel proprio modello di business.
Alla pubblicazione del report Eni ha affiancato un momento di confronto con gli stakeholder, organizzato l’8 giugno al Gazometro di Roma Ostiense. L’incontro, su invito, ha riunito rappresentanti di istituzioni, associazioni, imprese, sindacati, mondo finanziario, università, organizzazioni non governative e realtà già coinvolte in iniziative promosse dall’azienda, come Open-es e Joule. L’obiettivo: allargare la consapevolezza sulle sfide della sostenibilità e sul percorso di trasformazione energetica e tecnologica intrapreso dal gruppo.
Il report si sviluppa lungo cinque direttrici: neutralità carbonica al 2050, protezione dell’ambiente, valore delle persone, alleanze per lo sviluppo e sostenibilità nella catena del valore. Una struttura che restituisce l’immagine di una transizione intesa non come processo lineare, ma come equilibrio tra sicurezza energetica, decarbonizzazione, competitività industriale e impatto sui territori.
“Eni affronta queste sfide con un modello industriale distintivo, che combina in modo pragmatico business tradizionali e nuove fonti energetiche e coniuga innovazione tecnologica, efficienza operativa e integrazione lungo la catena del valore. Il nostro modello aziendale mette al centro le persone, tutela la sicurezza di tutti coloro che lavorano in Eni e per Eni, contribuisce al benessere delle comunità in cui operiamo e a una sempre maggiore protezione dell’ambiente. Tutto ciò ci consente di affrontare con resilienza le discontinuità del contesto e di proseguire con coerenza nel nostro percorso di trasformazione”, ha commentato l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi.
Tra i dati più significativi del 2025 emerge la riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream: -31% rispetto al 2024 e -68% rispetto alla baseline 2018. Il risultato si inserisce nel percorso verso l’azzeramento delle emissioni nette Scope 1 e 2 dell’Upstream entro il 2030 e dell’intera Eni entro il 2035. A contribuire alla riduzione sono stati anche il controllo delle emissioni di metano e il raggiungimento del target di zero routine flaring nelle attività operate.
La trasformazione del gruppo passa anche dai business legati alla transizione. Plenitude ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata, con una crescita del 41% rispetto all’anno precedente, e ha avviato in Texas il suo più grande impianto di stoccaggio a batterie, da 200 MW. Enilive, invece, prosegue l’espansione nella bioraffinazione, con una capacità attuale di 1,65 milioni di tonnellate l’anno e l’obiettivo di arrivare a 5 milioni entro il 2030 per la produzione di biocarburanti HVO e SAF.
Nel 2025 Eni ha inoltre costituito, in joint venture con il fondo di private equity GIP, una società satellite dedicata alla Carbon Capture & Storage, pensata per valorizzare i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂. È un tassello del cosiddetto modello satellitare, attraverso cui Eni punta a far crescere singoli business con risorse dedicate, partner strategici e maggiore capacità di attrarre capitali.
La tecnologia resta una delle leve principali della strategia. Nel 2025 il gruppo ha destinato oltre 460 milioni di euro a ricerca e sviluppo, open innovation, soluzioni digitali avanzate e tecnologie di frontiera. Tra gli ambiti di maggiore attenzione figurano la fusione a confinamento magnetico, il supercalcolo, le tecnologie per la bioraffinazione, il riciclo chimico delle plastiche e le soluzioni per la cattura e lo stoccaggio della CO₂.
Ma la “Just Transition” descritta nel report non riguarda soltanto energia e industria. Ampio spazio è dedicato alle persone, alla sicurezza, ai diritti umani e alle comunità. Eni segnala il primo posto nel Corporate Human Rights Benchmark e il conseguimento della certificazione UNI/PdR 125:2022 per la parità di genere. Sul fronte della formazione, il report indica oltre 1 milione di ore erogate, con una media di 33,5 ore per persona.
Nel corso dell’anno l’azienda ha investito 81 milioni di euro in progetti di sviluppo locale, raggiungendo circa 3 milioni di persone nei Paesi in cui opera. Gli interventi riguardano accesso all’energia, acqua, salute, educazione, diversificazione economica e tutela del territorio, spesso attraverso partnership con istituzioni, ONG, organizzazioni internazionali e comunità locali.
Proprio il tema delle alleanze è stato al centro dell’evento romano. Il programma ha previsto interventi dei vertici Eni sui risultati 2025 e sulla sostenibilità, un contributo istituzionale del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, e tavole rotonde dedicate alla Just Transition in Italia, alle soluzioni per l’acqua e alle partnership per lo sviluppo locale. Tra i relatori anche rappresentanti di Legambiente, MIMIT, Banca d’Italia, Politecnico di Milano, MAECI, AICS e Medici con l’Africa CUAMM.
Il quadro che emerge da “Eni for 2025” è quello di una sostenibilità sempre più integrata nella strategia industriale: riduzione delle emissioni, crescita delle rinnovabili, sviluppo dei biocarburanti, investimenti in innovazione, attenzione alle risorse naturali e coinvolgimento della filiera. Una transizione che Eni presenta come pragmatica e multilivello, costruita su tecnologie, partnership e investimenti, ma anche sulla capacità di generare valore condiviso nei territori in cui opera.
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