ANCE Brindisi, la transizione ecologica tra sostenibilità ambientale e sviluppo economico
La sfida della transizione ecologica: imprese locali protagoniste ed equilibrio tra lavoro, ambiente ed economia per garantire il benessere sociale
Negli ultimi anni l’Europa ha perseguito obiettivi ambientali ambiziosi e necessari. Tuttavia, a Brindisi, in Puglia e più in generale in Italia, non si è compreso che la transizione ecologica non può realizzarsi senza una solida strategia industriale, energetica e infrastrutturale in grado di accompagnare imprese e territori verso il cambiamento. Ridurre le emissioni è un obiettivo non negoziabile, ma le politiche industriali avrebbero dovuto indirizzare il mercato valorizzando la capacità di innovazione delle imprese.
In questo contesto assume un ruolo fondamentale il settore delle costruzioni che, essendo il principale assemblatore di tecnologie, materiali e soluzioni innovative, può concretizzare l’implementazione delle politiche di sostenibilità e quindi l’effettiva transizione ecologica. In altre parole, è il settore che costruisce e dà forma fisica alla transizione. Senza una filiera dell’edilizia solida, che va ben oltre il falso mito dei cappotti termici, non esistono edifici efficienti, impianti rinnovabili, infrastrutture sostenibili o città intelligenti, perché è attraverso il costruire che ogni innovazione diventa realtà.
L’Italia e il Mezzogiorno dispongono di risorse naturali straordinarie che possono renderci protagonisti della nuova economia energetica europea. La Puglia, grazie alla sua conformazione geografica, ai porti, alle infrastrutture energetiche e alle competenze industriali presenti sul territorio, può diventare uno dei principali hub euro-mediterranei dell’energia pulita e delle nuove filiere produttive. Ma la Puglia e in particolare Brindisi, non può essere soltanto il luogo dove installare impianti: la vera sfida è trasformare la transizione energetica in un motore di sviluppo economico e sociale per i territori che la ospitano.
Per troppo tempo il rapporto tra grandi investimenti energetici e comunità locali è stato impostato su un modello distorto: da una parte chi investe utilizzando la leva occupazionale, dall’altra chi subisce. Per ottenere un reale beneficio economico, è necessario cambiare il paradigma: quando un’impresa investe in fonti energetiche alternative su un territorio, le imprese locali devono entrare a far parte dell’investimento, diventando partner strategici protagonisti dello sviluppo. Allo stesso modo è difficile immaginare che le royalty energetiche, se utilizzate prevalentemente per finanziare strade e marciapiedi, possano generare sviluppo. Le compensazioni derivanti dagli impianti energetici devono trasformarsi in strumenti di crescita economica permanente.
Serve un vero “patto sociale” tra istituzioni, imprese locali e investitori che vincoli una quota significativa delle royalty alla creazione di nuova economia. Quelle risorse potrebbero finanziare startup innovative fondate da giovani, sostenere progetti manifatturieri ad alto contenuto tecnologico, favorire l’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e accompagnare la nascita di nuove filiere industriali capaci di competere sui mercati nazionali e internazionali.
Per i costruttori di Ance Brindisi, la transizione ecologica deve coniugare sostenibilità ambientale e sviluppo economico. La decarbonizzazione può essere un’occasione se l’innovazione tecnologica genera valore e rafforza il sistema produttivo, l’occupazione e la capacità industriale. L’obiettivo non può essere solo ridurre le emissioni, ma creare un equilibrio tra lavoro, ambiente ed economia, condizione indispensabile per garantire il benessere sociale.
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