Notizia clamorosa ed ennesima rivoluzione in casaJuventus. Fino a ieri, DamienComolli stava programmando il mercato bianconero. Da oggi, giovedì 11 giugno, non più. Manca solo l’ufficialità, ma da questo momento Comolli non è più l’amministratoredelegato del club: una decisione presa nelle ultime ore che fa seguito all’insoddisfazione non solo per i risultati sportivi mancati, ma anche per le difficoltà a muoversi in questo calciomercato. Un calciomercato vincolato dai rigidi parametri del FinancialFairPlay e dalle scelte, quelle di Spalletti, che non sempre erano in accordo con l’ormai ex ad.
Così, dopo le riflessioni di queste ore, la decisione è stata presa. E ora la Juventus si affida a Giovanni Carnevali, che lascia il Sassuolo e diventa il nuovo amministratore delegato al posto di Comolli. Una scelta di John Elkann, che vede appunto in Carnevali la soluzione migliore per i bianconeri. Per il rapporto che lega l’esperto dirigente al Sassuolo, ci è voluto il tempo per comunicare alla proprietà neroverde la scelta di lasciare dopo 12anni. Carnevali lo ha fatto dopo aver chiuso l’operazione per l’arrivo dal Catanzaro del nuovo allenatore del Sassuolo, Alberto Aquilani.
È chiaro che, con un cambio così profondo, in casa Juventus saranno anche altre figure a rischiare di saltare. Più che il direttore sportivo Ottolini, arrivato lo scorso gennaio, a rischio è il direttore tecnico FrançoisModesto, molto legato a Comolli. In attesa di ufficialità e ulteriori dettagli, però, la strada è stata tracciata: la Juventus vuole cambiare di nuovo e profondamente l’assetto societario. A partire dai vertici.
Niente trasferte per i tifosi di Torino e Juventus per diecigiornate del prossimo campionato, fino al 3 novembre. Queste le disposizione del Ministero dell’Interno, dopo le violenze degli ultras al derby del 24maggio scorso. Scontri in cui era rimasto ferito LeonardoBasoccu, che ha lasciato ieri l’ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato dal 24 maggio dopo il grave traumacranico riportato. Il provvedimento prevede la chiusura dei settoriospiti negli stadi dove granata e bianconeri disputeranno gare in trasferta e il divieto di vendita dei biglietti per le stesse partite ai residenti nelle regioniinteressate.
In particolare, il divieto riguarda i residenti in Piemonte per le gare del Torino e quelli residenti in Piemonte e Lombardia per le partite della Juventus. La tifoseria granata era già stata colpita con misure restrittive nella stagione appena terminata dopo gli episodi avvenuti in occasione di Torino–Verona dell’11 aprile scorso. Infatti erano state vietate le trasferte a Cremona e Udine. Intanto Basoccu, tifoso juventino di 36 anni, la cui prognosi è stata sciolta nelle scorse ore, è stato dimesso dall’ospedale Molinette di Torino. “Colgo anche l’opportunità per ringraziare tutto il personale, gli assistenti, tutti quanti sono stati gentilissimi e molto cordiali con me”. Basoccu ha spiegato che il percorso di cura non è ancora concluso. “Adesso ci vorrà ancora un po’ per la ripresatotale, ci sarà un’altra operazione, ci pensiamo con calma”.
Quanto al momento del ferimento, il trentaseienne continua a non avere ricordi. “No”, ha risposto alla domanda se ricordasse qualcosa di quei momenti. “Ricordo qualcosina del prima. Devo ancora capire le vicende reali che sono successe, devo ancora parlare con le persone che erano con me, non le ho ancorasentite tutte, però non ho una memoriabenchiara di quello che è accaduto”. Nei giorni scorsi Basoccu è stato sentito dagli inquirenti che stanno ricostruendo la dinamica del ferimento. “Sì, certo, sono venuti a interrogarmi in stanza, però come ho detto a loro e a voi non ricordo nulla di quello che è successo“.
Sulle polemiche relative alla gestione dell’ordinepubblico il tifoso non prendeposizione. “Non so nulla di queste cose e non voglio neanche entrare nel tema, sinceramente non conoscendo i fatti, le vicissitudini“. Basoccu ha infine spiegato che durante il ricovero i medici avevano limitato i contatti con l’esterno. “Una delle prime dottoresse che mi ha assistito da quando sono entrato non voleva che io avessi contatti con l’esterno per non danneggiare la memoria“. Tra le poche notizie apprese durante la degenza anche quelle sull’esito della stagione bianconera. “Mi hanno detto che non siamo andati in ChampionsLeague: anche quella pensavo fosse una visione, invece purtroppo è vero”, ha scherzato.
L’Italia resta fuori dal Mondiale, ma la Serie A sarà comunque molto presente in Messico, Canada e Stati Uniti. Il Milan è il club più rappresentato con dieci convocati, davanti a Inter e Atalanta.
Lautaro, Modric, Pulisic e De Bruyne tra i nomi più attesi della spedizione italiana
La Serie A non avrà l’Italia al Mondiale 2026, ma porterà comunque una fetta consistente del campionato tra Messico, Canada e Stati Uniti. Dall’11 giugno al 19 luglio saranno 66 i giocatori attualmente legati al massimo torneo italiano impegnati nella Coppa del Mondo.
Il club più rappresentato è il Milan, con dieci convocati. La Francia chiamerà Mike Maignan e Adrien Rabiot, mentre il Belgio avrà Koni De Winter e Alexis Saelemaekers. Per Luka Modric sarà l’ultimo Mondiale con la Croazia. Ardon Jashari giocherà con la Svizzera, Christian Pulisic farà gli onori di casa con gli Stati Uniti e Santiago Gimenez con il Messico. Nell’elenco ci sono anche Pervis Estupinan con l’Ecuador e Rafael Leao con il Portogallo. Il portoghese, secondo le voci di mercato, potrebbe lasciare i rossoneri in estate.
L’Inter porta sette giocatori. Lautaro Martinez guiderà l’attacco dell’Argentina, campione del mondo in carica. Marcus Thuram sarà invece una delle opzioni offensive della Francia. A centrocampo la Turchia si affiderà a Hakan Calhanoglu, mentre Denzel Dumfries giocherà sulla fascia destra dell’Olanda. Completano il gruppo interista Petar Sucic con la Croazia, Manuel Akanji con la Svizzera e Ange-Yoan Bonny con la Costa d’Avorio.
Sette convocati anche per l’Atalanta. C’è la chiamata dell’olandese Marten De Roon. La Bosnia, che a marzo ha eliminato l’Italia nella finale playoff, punterà sull’esperienza di Sead Kolasinac. Presenti anche Odilon Kossounou con la Costa d’Avorio, Isak Hien con la Svezia, Mario Pasalic con la Croazia, Charles De Ketelaere con il Belgio e Kamaldeen Sulemana con il Ghana.
La Juventus avrà sei giocatori al Mondiale. Jonathan David guiderà l’attacco del Canada, mentre Weston McKennie giocherà il suo secondo Mondiale davanti al pubblico di casa. Kenan Yildiz sarà una delle facce della Turchia allenata da Vincenzo Montella. Teun Koopmeiners e Francisco Conceicao sono stati convocati da Olanda e Portogallo. Bremer farà parte della difesa del Brasile allenato da Carlo Ancelotti.
Stesso numero per la Roma, con sei convocati. Manu Koné sarà con la Francia, Evan Ndicka con la Costa d’Avorio, Wesley con il Brasile, Neil El Aynaoui con il Marocco, Zeki Celik con la Turchia e Donyell Malen con l’Olanda. L’attaccante ha conquistato la chiamata di Ronald Koeman dopo i 14 gol segnati nel girone di ritorno.
Il Como, rivelazione della stagione, porta tre giocatori. Martin Baturina con la Croazia, il giovane Assane Diao con il Senegal. Nell’Argentina campione del mondo ci sarà anche Nico Paz, talento esploso nella stagione appena conclusa. Il suo esordio con la nazionale maggiore era arrivato con Lionel Scaloni nell’ottobre 2024, nella gara di qualificazione contro la Bolivia.
Il Bologna avrà cinque convocati: Nikola Moro con la Croazia, Lewis Ferguson con la Scozia, Remo Freuler con la Svizzera, Torbjorn Heggem con la Norvegia e Jhon Lucumi con la Colombia.
Il Napoli si fermerà a quattro giocatori. Il Belgio punterà su Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku. Scott McTominay rappresenterà la Scozia, mentre Mathias Olivera vestirà la maglia dell’Uruguay. Billy Gilmour era stato convocato, ma si è infortunato in amichevole.
Quattro presenze anche per il Sassuolo: Tarik Muharemovic con la Bosnia, Kristian Thorstvedt con la Norvegia, Cristian Volpato con l’Australia e Ismael Koné con il Canada. Il Torino ne porta tre, con Nikola Vlasic per la Croazia, Ché Adams per la Scozia e Marcus Pedersen per la Norvegia.
Due convocati per il Parma, con Zion Suzuki per il Giappone e Alessandro Circati per l’Australia. Due anche per il Genoa, con Leo Ostigard per la Norvegia e Johan Vasquez per il Messico. Un giocatore a testa per Cagliari, Fiorentina e Udinese: Yerry Mina con la Colombia, Marin Pongracic con la Croazia e Jesper Karlstrom con la Svezia.
Dalle tre squadre retrocesse arrivano altri quattro giocatori. La Cremonese porta Antonio Sanabria con il Paraguay e Morten Thorsby con la Norvegia. Il Pisa avrà Michel Aebischer con la Svizzera, il VeronaRafik Belghali con l’Algeria.
Non ci saranno giocatori attualmente in Serie A nelle quattro nazionali esordienti: Capo Verde, Giordania, Uzbekistan e Curaçao. Il conto totale resta a 66 convocati, sia considerando le tre neopromosse Venezia, Frosinone e Monza, sia includendo le retrocesse Verona, Cremonese e Pisa.
Tra gli esclusi restano nomi di primo piano. Non ci saranno Paulo Dybala e Matias Soulé con l’Argentina, Ederson con il Brasile, Mario Gila con la Spagna, Yann Bisseck con la Germania, Kephren Thuram e Pierre Kalulu con la Francia. Yann Sommer ha scelto di non partecipare al Mondiale per motivi personali.
Guardando anche alla Serie B, la Sampdoria avrà Dennis Hadzikadunic con la Bosnia. Il Venezia porta Michael Svoboda con l’Austria, John Yeboah con l’Ecuador e Marko Farji con l’Iraq. Dal Frosinone parte Fares Ghedjemis con l’Algeria.
La nazionale che ha chiamato più giocatori dalla Serie A è la Croazia, con sette calciatori.
“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia.Sesta puntata
Luca Banchi, 60 anni, spirito da ragazzino, vive in simbiosi con la pallacanestro da sempre, ed è uno dei migliori coach in circolazione. Ha allenato negli StatiUniti, in Russia, in Grecia, in Turchia, in Francia, in Germania e top team italiani tra Milano, Bologna e Siena. Oggi siede sulla panchina azzurra dopo un’esperienza epica su quella della nazionale lettone, dove è riuscito a mettere in fila 24 vittorie su 25 partite nei tornei di qualificazione e il miglior risultato di sempre col quinto posto al campionato del mondo. Parlerebbe di pallacanestro per ore senza fermarsi ed è un piacere ascoltarlo, piacere che qui proviamo a riproporre ai lettori nella necessaria sintesi di un’intervista.
Qual è il valore che il basket le ha dato? Il fortissimo senso di appartenenza a qualcosa che è molto più grande di me. Partecipare a qualcosa che va ben al di là dell’affermazione di sé: il risultato della squadra, i cui progressi come gruppo sono un valore maggiore della gratificazione individuale. Per questo motivo mi sono attaccato a questo sport in un’altra veste una volta che ho smesso di giocare. Il legame era troppo forte e all’epoca, avevo appena diciotto anni, per prendere il patentino di allenatore bisognava per regolamento arbitrare per ventiquattro mesi almeno quaranta partite l’anno. Era positivo perché in un territorio vasto come la provincia di Grosseto in questo modo si riusciva a dare regolare copertura ai campionati giovanili. E, personalmente, mi ha aiutato molto a capire le problematiche dell’arbitraggio e mettermi in quei panni, rendermi conto della gestione del ruolo dell’arbitro rispetto al pubblico, ai genitori soprattutto, ed è stato molto utile per la successiva esperienza da allenatore. In quei momenti, in quegli anni, ho percepito che la pallacanestro era parte della mia vita a prescindere dal ruolo.
E cosa le hanno insegnato gli anni successivi da allenatore? Che la qualità del lavoro di un istruttore di bambini e ragazzi non la misuri dal numero di partite vinte, ma dal numero di atleti che fai ereditare alla categoria di età successiva, a quanto riesci ad allargare la base dei partecipanti e quanti di questi giovani contribuisci a far rimanere nel movimento della pallacanestro: come futuro ct della nazionale, come dirigente sportivo, come genitore che possa indirizzare il figlio al basket pensandolo come il posto migliore in cui stare.
Archivio FIP/Ciamillo-Castoria
Ci sono le finali under19 eccellenza domenica 7 giugno a Roma, negli ultimi anni sempre vetrina di nuovi talenti, e sono in corso le conclusive spettacolari serie per lo scudetto, ma si parla molto di titoli sportivi ceduti, società che spariscono e altre che dovrebbero nascere. Sullo sfondo il sogno o lo spauracchio di Nba Europe. Qual è lo stato di salute della pallacanestro italiana? Nell’ultima stagione ci sono stati episodi capaci di gettare discredito sull’intero movimento, con Serie A e A2 che hanno perso una squadra a stagione in corso. Ma non si può ridurre solo a questo lo stato di salute della nostra pallacanestro. Le categorie giovanili continuano a sfornare ragazzi di grande talento e prospettiva e ci sono dei fiori all’occhiello di cui farci vanto: presenza diffusa sul territorio e organizzazione. Le finali under19 in questi ultimi anni stanno trovando a Roma un palcoscenico capace di esaltare l’evento e impreziosirlo sempre di più: al clinic per allenatori con Zeljko Obradovic c’erano quattrocento giovani coach in apertura di manifestazione… In generale a livello di nazionali giovanili mi pare si ottengano spesso risultati positivi, sia a livello maschile sia femminile e c’è un grande impegno della Fip per dare impulso alle attività per le ragazze e ottenere numeri più elevati di partecipazione. Rispetto ai titoli sportivi trasferiti bisogna dire che il regolamento lo concede e che nessun aspetto di quelle operazioni viola l’etica sportiva. Il basket ha costi sempre più importanti, certo capisco che la delusione sia tanta se realtà con grandi tradizioni vedono scomparire la propria squadra, c’è la passione e c’è il cuore, ma purtroppo non bastano per mantenere in piedi un’impresa sportiva sostenibile. Dove accade, dove appunto squadre di grande tradizione scompaiono, non bisogna affliggersi, nella consapevolezza che le rinascite e il ritorno al vertice sono percorsi possibili: penso a quanto è successo a Bologna, Treviso, Torino… Nella nostra Serie B nazionale, la terza divisione italiana, abbiamo realtà rinate come la Juve Caserta, la Virtus Roma, la Pielle Livorno, Montecatini; queste compagini, se trovano nella presenza dei tifosi e nella gestione sostenibile del club pilastri solidi, sono destinate a ritornare protagoniste ad alti livelli.
Quindi Nba Europe potrà far bene al movimento? Mi pare che ci sia questa volontà di Nba di estendere il marchio nel nostro continente e credo che l’operazione possa riuscire molto bene se si terrà conto delle peculiarità europee, della passione che si vive nei nostri palazzetti. A proposito di palasport, l’arrivo qui di Nba credo possa far fare un salto di qualità alle strutture. E in Italia qualcosa si è già mosso a prescindere, non vedo l’ora di vedere i nuovi impianti avveniristici che dalla prossima stagione avremo a Cantù, Venezia e Bologna. E ipoteticamente anche a Roma, tra ritorno al PalaEur e copertura del Centrale del Foro italico. In ogni caso penso che Nba Europe possa funzionare se sapranno creare una sinergia con Fiba ed Eurolega.
Nazionali. Nei tre più popolari sport di squadra stiamo tra il disastro del calcio fuori per tre mondiali consecutivi alla pallavolo con maschile e femminile contemporaneamente campioni del mondo. L’Italbasket sta un po’ nel mezzo, cosa possiamo aspettarci dai suoi azzurri? Si può sognare? Difficile fare dei confronti. Nel caso del calcio tutti i campionati si fermano a livello mondiale per le finestre di qualificazione delle nazionali, tutte le federazioni riconoscono la Fifa. Però anche loro hanno pochissimo tempo come noi per radunare le squadre e organizzare allenamenti. Noi in più conviviamo con realtà come Nba, Wnba ed Eurolega i cui calendari non coincidono con gli impegni delle nazionali. Abbiamo giocato un match con la nazionale, fondamentale per la qualificazione ai mondiali (in Qatar dal 27 agosto al 12 settembre 2027), preparato con i giocatori della Virtus Bologna che sono arrivati a Livorno subito dopo la partita a Barcellona per poi venire con noi a Newcastle. I club spesso percepiscono le gare delle nazionali come una minaccia per l’integrità fisica dei giocatori. Bisognerebbe sedersi a un tavolo con federazioni e leghe e ragionare su calendari meno fitti. Adesso io devo lavorare con finestre per le qualificazioni che consentono al massimo tre allenamenti, impossibile dare una identità di squadra in così poco tempo a giocatori che non hanno alcun vissuto comune. Nel volley è un altro discorso, oltre al grande talento di giocatori e giocatrici e ad allenatori favolosi, bisogna osservare come l’attività delle nazionali sia al centro e come i campionati dei club siano disegnati in funzione di quelle attività: la nazionale maschile è stata assieme tre mesi per il mondiale vinto. Un territorio che per noi nel basket è totalmente sconosciuto. Ma conosco il contesto in cui siamo e ci combatto ogni giorno, in ogni caso dobbiamo sapere che i risultati delle nazionali non indicano lo stato di salute del movimento sportivo.
É virale un video di ragazzi che giocano in un campetto privo del ferro del canestro a Marano di Napoli. Giocano lo stesso, lo immaginano. Si legge degrado o si legge forza dello sport? É talmente forte l’amore per lo sport che non lo ferma il degrado degli impianti all’aperto. Non è solo carenza, ma anche scarsa cura e qui mi appello alle amministrazioni locali: mettetecela la cura perché dal piacere di giocare all’aperto nei nostri sport di squadra sono emersi i più grandi talenti. Per giocare a calcio è sempre bastato un parcheggio, un pallone sgonfio e due sassi grandi per immaginare le porte. Per giocare a pallacanestro basta disegnare un bersaglio sul muro e non serve la palla a spicchi di ultima generazione. Ma curiamoli questi campetti all’aperto, coccoliamo i nostri talenti dove è possibile.
Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli? Parlerei piuttosto di quello che devono fare: partecipare e sostenere! I genitori sono una risorsa indispensabile per far funzionare le cose. Non demonizzo la loro presenza, non tutti i ragazzi hanno le risorse per vivere lo sport in autonomia dalle famiglie. Anzi, alimentate il loro entusiasmo, certo senza intromissioni tecniche, ma partecipate e restate vigili. Lo sport deve essere inteso per i ragazzi come legato a una collettività che si muove insieme e a un divertimento. Il ruolo dei genitori, ripeto, è fondamentale.
È stato svelato oggi, a Parma, il calendario della Serie A 2026/27, con la prima giornata prevista per il weekend del 22-23agosto 2026. Una stagione – quella scorsa – che ha visto il trionfo dell’Inter di circa un mese fa, Milan e Juventus fuori dalla Champions (dove invece ci sarà il Como per la prima volta), le retrocessioni di Pisa, Verona e Cremonese, le promozioni dalla Serie B di Venezia, Frosinone e Monza. Tante le novità per il prossimo anno. Intanto, la più sostanziale riguarda l’accorpamento delle finestre Fifa di settembre e ottobre in un’unica sosta con 4 date per le nazionali. Il campionato infatti si interromperà consecutivamente domenica 27 settembre e domenica 4 ottobre 2026.
DusanVlahovic non indosserà più la maglia della Juventus: il 30giugno – quando finirà la stagione e scadrà il suo contratto – il serbo sarà svincolato e libero di accasarsi dove vuole. Alla Continassa è infatti andato in scena un incontro tra la dirigenza, il padre e DusanVlahovic, in cui – durante il faccia a faccia – si è discusso dell’eventuale rinnovo dell’attaccante serbo, il cui attuale contratto andrà in scadenza appunto alla fine di giugno. Le parti però evidentemente non hanno trovato un accordo: la richiesta del giocatore serbo (8 milioni all’anno più ricche commissioni e premi alla firma) era nettamente superiore rispetto alla proposta della Juve (6 milioni più bonus e niente follie per gli oneri accessori). Motivo per cui si è deciso per non prolungare il contratto. Vlahovic lascia il club bianconero dopo quattro anni e mezzo, 168presenze totali e 68gol.
Da capire adesso come la società si muoverà sul mercato per quanto riguarda l’attaccante, ruolo in cui al momento la Juventus è scopertissima. O meglio: ci sarebbero David e Openda, ma sono già stati ampiamente bocciati da LucianoSpalletti, che al contrario ha stima per DusanVlahovic, mai nascosta. “La mancanza di Vlahovic l’abbiamo sofferta come il pane – aveva detto l’allenatore della Juve dopo la vittoria contro il Lecce nelle ultime giornate di campionato -. Non si può giocare a calcio senza uno con le sue caratteristiche, senza un terminalefisico, forte, che fa gol”, diceva Spalletti, lanciando chiari segnali alla società.
Vlahovic via dalla Juve: i nomi per l’attacco bianconero
La prima scelta per sostituirlo è RandalKoloMuani. Per l’attaccante francese sarebbe un ritorno: segnò 8 gol da gennaio a giugno 2025, lasciando ottimi ricordi a Torino. Il mancato riscatto della scorsa estate aveva creato uno strappo, ma la Juve lo riaccoglierebbe volentieri e lui tornerebbe altrettanto volentieri. Dopo il prestito al Tottenham, Kolo Muani tornerà adesso al Psg che lo rimetterà in vendita. Il problema è però la trattativa con il Psg: il club francese non ha necessità di cedere e il contratto di Kolo Muani scadrà nel 2028. Motivo per cui la richiesta sarà comunque alta. I bianconeri non vorrebbero andare oltre i 35milioni di euro.
Non è da escludere il nome di MohamedSalah. Con il suo addio al Liverpool dopo nove anni in cui ha vinto tutto, Mohamed Salah è diventato uno dei pezzi pregiati del mercato estivo, finendo nei radar delle squadre italiane per un ritorno nel campionato in cui la sua carriera è decollata fra il 2015 e il 2017. L’egiziano a Torino ritroverebbe LucianoSpalletti, l’allenatore che, proprio nel biennio alla Roma, lo ha lanciato definitivamente nel calcio europeo, ponendo le basi per il trasferimento ai “Reds”.
Altri nomi sul taccuino della dirigenza bianconera sono quelli di GonzaloGarcia (che potrebbe arrivare con eventuale recompra a favore del Real Madrid) e Jean-Philippe Mateta, già cercato nella scorsa sessione invernale di mercato. Al momento però sono indietro rispetto ai due citati.