Niente trasferte per i tifosi di Torino e Juventus per diecigiornate del prossimo campionato, fino al 3 novembre. Queste le disposizione del Ministero dell’Interno, dopo le violenze degli ultras al derby del 24maggio scorso. Scontri in cui era rimasto ferito LeonardoBasoccu, che ha lasciato ieri l’ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato dal 24 maggio dopo il grave traumacranico riportato. Il provvedimento prevede la chiusura dei settoriospiti negli stadi dove granata e bianconeri disputeranno gare in trasferta e il divieto di vendita dei biglietti per le stesse partite ai residenti nelle regioniinteressate.
In particolare, il divieto riguarda i residenti in Piemonte per le gare del Torino e quelli residenti in Piemonte e Lombardia per le partite della Juventus. La tifoseria granata era già stata colpita con misure restrittive nella stagione appena terminata dopo gli episodi avvenuti in occasione di Torino–Verona dell’11 aprile scorso. Infatti erano state vietate le trasferte a Cremona e Udine. Intanto Basoccu, tifoso juventino di 36 anni, la cui prognosi è stata sciolta nelle scorse ore, è stato dimesso dall’ospedale Molinette di Torino. “Colgo anche l’opportunità per ringraziare tutto il personale, gli assistenti, tutti quanti sono stati gentilissimi e molto cordiali con me”. Basoccu ha spiegato che il percorso di cura non è ancora concluso. “Adesso ci vorrà ancora un po’ per la ripresatotale, ci sarà un’altra operazione, ci pensiamo con calma”.
Quanto al momento del ferimento, il trentaseienne continua a non avere ricordi. “No”, ha risposto alla domanda se ricordasse qualcosa di quei momenti. “Ricordo qualcosina del prima. Devo ancora capire le vicende reali che sono successe, devo ancora parlare con le persone che erano con me, non le ho ancorasentite tutte, però non ho una memoriabenchiara di quello che è accaduto”. Nei giorni scorsi Basoccu è stato sentito dagli inquirenti che stanno ricostruendo la dinamica del ferimento. “Sì, certo, sono venuti a interrogarmi in stanza, però come ho detto a loro e a voi non ricordo nulla di quello che è successo“.
Sulle polemiche relative alla gestione dell’ordinepubblico il tifoso non prendeposizione. “Non so nulla di queste cose e non voglio neanche entrare nel tema, sinceramente non conoscendo i fatti, le vicissitudini“. Basoccu ha infine spiegato che durante il ricovero i medici avevano limitato i contatti con l’esterno. “Una delle prime dottoresse che mi ha assistito da quando sono entrato non voleva che io avessi contatti con l’esterno per non danneggiare la memoria“. Tra le poche notizie apprese durante la degenza anche quelle sull’esito della stagione bianconera. “Mi hanno detto che non siamo andati in ChampionsLeague: anche quella pensavo fosse una visione, invece purtroppo è vero”, ha scherzato.
L’Italia resta fuori dal Mondiale, ma la Serie A sarà comunque molto presente in Messico, Canada e Stati Uniti. Il Milan è il club più rappresentato con dieci convocati, davanti a Inter e Atalanta.
Lautaro, Modric, Pulisic e De Bruyne tra i nomi più attesi della spedizione italiana
La Serie A non avrà l’Italia al Mondiale 2026, ma porterà comunque una fetta consistente del campionato tra Messico, Canada e Stati Uniti. Dall’11 giugno al 19 luglio saranno 66 i giocatori attualmente legati al massimo torneo italiano impegnati nella Coppa del Mondo.
Il club più rappresentato è il Milan, con dieci convocati. La Francia chiamerà Mike Maignan e Adrien Rabiot, mentre il Belgio avrà Koni De Winter e Alexis Saelemaekers. Per Luka Modric sarà l’ultimo Mondiale con la Croazia. Ardon Jashari giocherà con la Svizzera, Christian Pulisic farà gli onori di casa con gli Stati Uniti e Santiago Gimenez con il Messico. Nell’elenco ci sono anche Pervis Estupinan con l’Ecuador e Rafael Leao con il Portogallo. Il portoghese, secondo le voci di mercato, potrebbe lasciare i rossoneri in estate.
L’Inter porta sette giocatori. Lautaro Martinez guiderà l’attacco dell’Argentina, campione del mondo in carica. Marcus Thuram sarà invece una delle opzioni offensive della Francia. A centrocampo la Turchia si affiderà a Hakan Calhanoglu, mentre Denzel Dumfries giocherà sulla fascia destra dell’Olanda. Completano il gruppo interista Petar Sucic con la Croazia, Manuel Akanji con la Svizzera e Ange-Yoan Bonny con la Costa d’Avorio.
Sette convocati anche per l’Atalanta. C’è la chiamata dell’olandese Marten De Roon. La Bosnia, che a marzo ha eliminato l’Italia nella finale playoff, punterà sull’esperienza di Sead Kolasinac. Presenti anche Odilon Kossounou con la Costa d’Avorio, Isak Hien con la Svezia, Mario Pasalic con la Croazia, Charles De Ketelaere con il Belgio e Kamaldeen Sulemana con il Ghana.
La Juventus avrà sei giocatori al Mondiale. Jonathan David guiderà l’attacco del Canada, mentre Weston McKennie giocherà il suo secondo Mondiale davanti al pubblico di casa. Kenan Yildiz sarà una delle facce della Turchia allenata da Vincenzo Montella. Teun Koopmeiners e Francisco Conceicao sono stati convocati da Olanda e Portogallo. Bremer farà parte della difesa del Brasile allenato da Carlo Ancelotti.
Stesso numero per la Roma, con sei convocati. Manu Koné sarà con la Francia, Evan Ndicka con la Costa d’Avorio, Wesley con il Brasile, Neil El Aynaoui con il Marocco, Zeki Celik con la Turchia e Donyell Malen con l’Olanda. L’attaccante ha conquistato la chiamata di Ronald Koeman dopo i 14 gol segnati nel girone di ritorno.
Il Como, rivelazione della stagione, porta tre giocatori. Martin Baturina con la Croazia, il giovane Assane Diao con il Senegal. Nell’Argentina campione del mondo ci sarà anche Nico Paz, talento esploso nella stagione appena conclusa. Il suo esordio con la nazionale maggiore era arrivato con Lionel Scaloni nell’ottobre 2024, nella gara di qualificazione contro la Bolivia.
Il Bologna avrà cinque convocati: Nikola Moro con la Croazia, Lewis Ferguson con la Scozia, Remo Freuler con la Svizzera, Torbjorn Heggem con la Norvegia e Jhon Lucumi con la Colombia.
Il Napoli si fermerà a quattro giocatori. Il Belgio punterà su Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku. Scott McTominay rappresenterà la Scozia, mentre Mathias Olivera vestirà la maglia dell’Uruguay. Billy Gilmour era stato convocato, ma si è infortunato in amichevole.
Quattro presenze anche per il Sassuolo: Tarik Muharemovic con la Bosnia, Kristian Thorstvedt con la Norvegia, Cristian Volpato con l’Australia e Ismael Koné con il Canada. Il Torino ne porta tre, con Nikola Vlasic per la Croazia, Ché Adams per la Scozia e Marcus Pedersen per la Norvegia.
Due convocati per il Parma, con Zion Suzuki per il Giappone e Alessandro Circati per l’Australia. Due anche per il Genoa, con Leo Ostigard per la Norvegia e Johan Vasquez per il Messico. Un giocatore a testa per Cagliari, Fiorentina e Udinese: Yerry Mina con la Colombia, Marin Pongracic con la Croazia e Jesper Karlstrom con la Svezia.
Dalle tre squadre retrocesse arrivano altri quattro giocatori. La Cremonese porta Antonio Sanabria con il Paraguay e Morten Thorsby con la Norvegia. Il Pisa avrà Michel Aebischer con la Svizzera, il VeronaRafik Belghali con l’Algeria.
Non ci saranno giocatori attualmente in Serie A nelle quattro nazionali esordienti: Capo Verde, Giordania, Uzbekistan e Curaçao. Il conto totale resta a 66 convocati, sia considerando le tre neopromosse Venezia, Frosinone e Monza, sia includendo le retrocesse Verona, Cremonese e Pisa.
Tra gli esclusi restano nomi di primo piano. Non ci saranno Paulo Dybala e Matias Soulé con l’Argentina, Ederson con il Brasile, Mario Gila con la Spagna, Yann Bisseck con la Germania, Kephren Thuram e Pierre Kalulu con la Francia. Yann Sommer ha scelto di non partecipare al Mondiale per motivi personali.
Guardando anche alla Serie B, la Sampdoria avrà Dennis Hadzikadunic con la Bosnia. Il Venezia porta Michael Svoboda con l’Austria, John Yeboah con l’Ecuador e Marko Farji con l’Iraq. Dal Frosinone parte Fares Ghedjemis con l’Algeria.
La nazionale che ha chiamato più giocatori dalla Serie A è la Croazia, con sette calciatori.
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Niccolò Pisilli, il giovane veterano. Il centrocampista della Roma, nonostante la classe 2004, è comunque fra i più esperti del gruppo azzurro che si è ritrovato per affrontare le due amichevoli contro Lussemburgo (già battuto per 1-0) e Grecia. Alla vigilia della sfida che vedrà la nazionale del CT ad Interim Silvio Baldini impegnata contro la selezione ellenica, il calciatore della Roma ha affrontato diversi temi, chiudendo ogni porta alla possibilità di lasciare la squadra giallorossa.
Pisilli, il bambino prodigio di Mourinho è cresciuto
Niccolò Pisilli ha già vissuto tre vite calcistiche e sinora si può definire una promessa mantenuta. Si è affacciato nel calcio che conta nel maggio del 2023, poco più che maggiorenne e, senza guardare la carta d’identità, José Mourinho gli ha affidato le chiavi del centrocampo giallorosso, puntando. Pisilli ha poi convinto De Rossi, che lo ha addirittura lanciato dal 1’ contro la Juventus. Infine, Gasperini, che gli sta ritagliando un ruolo da incursore nella sua Roma votata all’attacco. In nazionale, traiettoria molto simile: ha convinto prima Spalletti e poi Gattuso. E tutto lascia credere che anche il prossimo CT, dopo Silvio Baldini, sarà pronto a scommettere sulle sue qualità.
Il rimpianto mondiale: neanche un minuto in Bosnia
Esperienze che gli sono valse la convocazione in nazionale e qualche batosta sportiva che lo ha aiutato a crescere e maturare: “Siamo qui e abbiamo una grande occasione – ha dichiarato in conferenza stampa – dobbiamo stare tranquilli e pensare a giocare. È sempre un onore indossare questa maglia”. Resta il rammarico di essere arrivato a un passo dal Mondiale: nei 120’ di Zenica, Pisilli è rimasto in panchina. “La squadra era assolutamente focalizzata sull’obiettivo qualificazione. È stata una grandissima delusione, dopo una partita molto particolare, per certi versi sfortunata e condizionata dagli episodi”.
Un percorso umano in crescendo e un futuro a Roma
I percorsi umano e sportivo di Niccolò Pisilli viaggiano di pari passo, complice anche la cura Gasperini e la presenza di Silvio Baldini, che ha avuto anche in Under 21. Il centrocampista della Roma ha trovato diverse analogie fra i due. Del resto si parla di allenatori – formatori, con un approccio artigianale, mirato a limare i difetti ed esaltare i pregi di chi allena: “All’inizio con Gasperini ho trovato qualche difficoltà nel trovare spazio ma ho lavorato in attesa dell’occasione giusta che ho colto. È un allenatore molto simile a Baldini. Il CT è un uomo vero, trasmette valori. Averli significa migliorare come calciatori e come uomini. Resterò a Roma e alla Roma, non c’è motivo né capisco quale possa esserlo per lasciarsi”.
“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia.Sesta puntata
Luca Banchi, 60 anni, spirito da ragazzino, vive in simbiosi con la pallacanestro da sempre, ed è uno dei migliori coach in circolazione. Ha allenato negli StatiUniti, in Russia, in Grecia, in Turchia, in Francia, in Germania e top team italiani tra Milano, Bologna e Siena. Oggi siede sulla panchina azzurra dopo un’esperienza epica su quella della nazionale lettone, dove è riuscito a mettere in fila 24 vittorie su 25 partite nei tornei di qualificazione e il miglior risultato di sempre col quinto posto al campionato del mondo. Parlerebbe di pallacanestro per ore senza fermarsi ed è un piacere ascoltarlo, piacere che qui proviamo a riproporre ai lettori nella necessaria sintesi di un’intervista.
Qual è il valore che il basket le ha dato? Il fortissimo senso di appartenenza a qualcosa che è molto più grande di me. Partecipare a qualcosa che va ben al di là dell’affermazione di sé: il risultato della squadra, i cui progressi come gruppo sono un valore maggiore della gratificazione individuale. Per questo motivo mi sono attaccato a questo sport in un’altra veste una volta che ho smesso di giocare. Il legame era troppo forte e all’epoca, avevo appena diciotto anni, per prendere il patentino di allenatore bisognava per regolamento arbitrare per ventiquattro mesi almeno quaranta partite l’anno. Era positivo perché in un territorio vasto come la provincia di Grosseto in questo modo si riusciva a dare regolare copertura ai campionati giovanili. E, personalmente, mi ha aiutato molto a capire le problematiche dell’arbitraggio e mettermi in quei panni, rendermi conto della gestione del ruolo dell’arbitro rispetto al pubblico, ai genitori soprattutto, ed è stato molto utile per la successiva esperienza da allenatore. In quei momenti, in quegli anni, ho percepito che la pallacanestro era parte della mia vita a prescindere dal ruolo.
E cosa le hanno insegnato gli anni successivi da allenatore? Che la qualità del lavoro di un istruttore di bambini e ragazzi non la misuri dal numero di partite vinte, ma dal numero di atleti che fai ereditare alla categoria di età successiva, a quanto riesci ad allargare la base dei partecipanti e quanti di questi giovani contribuisci a far rimanere nel movimento della pallacanestro: come futuro ct della nazionale, come dirigente sportivo, come genitore che possa indirizzare il figlio al basket pensandolo come il posto migliore in cui stare.
Archivio FIP/Ciamillo-Castoria
Ci sono le finali under19 eccellenza domenica 7 giugno a Roma, negli ultimi anni sempre vetrina di nuovi talenti, e sono in corso le conclusive spettacolari serie per lo scudetto, ma si parla molto di titoli sportivi ceduti, società che spariscono e altre che dovrebbero nascere. Sullo sfondo il sogno o lo spauracchio di Nba Europe. Qual è lo stato di salute della pallacanestro italiana? Nell’ultima stagione ci sono stati episodi capaci di gettare discredito sull’intero movimento, con Serie A e A2 che hanno perso una squadra a stagione in corso. Ma non si può ridurre solo a questo lo stato di salute della nostra pallacanestro. Le categorie giovanili continuano a sfornare ragazzi di grande talento e prospettiva e ci sono dei fiori all’occhiello di cui farci vanto: presenza diffusa sul territorio e organizzazione. Le finali under19 in questi ultimi anni stanno trovando a Roma un palcoscenico capace di esaltare l’evento e impreziosirlo sempre di più: al clinic per allenatori con Zeljko Obradovic c’erano quattrocento giovani coach in apertura di manifestazione… In generale a livello di nazionali giovanili mi pare si ottengano spesso risultati positivi, sia a livello maschile sia femminile e c’è un grande impegno della Fip per dare impulso alle attività per le ragazze e ottenere numeri più elevati di partecipazione. Rispetto ai titoli sportivi trasferiti bisogna dire che il regolamento lo concede e che nessun aspetto di quelle operazioni viola l’etica sportiva. Il basket ha costi sempre più importanti, certo capisco che la delusione sia tanta se realtà con grandi tradizioni vedono scomparire la propria squadra, c’è la passione e c’è il cuore, ma purtroppo non bastano per mantenere in piedi un’impresa sportiva sostenibile. Dove accade, dove appunto squadre di grande tradizione scompaiono, non bisogna affliggersi, nella consapevolezza che le rinascite e il ritorno al vertice sono percorsi possibili: penso a quanto è successo a Bologna, Treviso, Torino… Nella nostra Serie B nazionale, la terza divisione italiana, abbiamo realtà rinate come la Juve Caserta, la Virtus Roma, la Pielle Livorno, Montecatini; queste compagini, se trovano nella presenza dei tifosi e nella gestione sostenibile del club pilastri solidi, sono destinate a ritornare protagoniste ad alti livelli.
Quindi Nba Europe potrà far bene al movimento? Mi pare che ci sia questa volontà di Nba di estendere il marchio nel nostro continente e credo che l’operazione possa riuscire molto bene se si terrà conto delle peculiarità europee, della passione che si vive nei nostri palazzetti. A proposito di palasport, l’arrivo qui di Nba credo possa far fare un salto di qualità alle strutture. E in Italia qualcosa si è già mosso a prescindere, non vedo l’ora di vedere i nuovi impianti avveniristici che dalla prossima stagione avremo a Cantù, Venezia e Bologna. E ipoteticamente anche a Roma, tra ritorno al PalaEur e copertura del Centrale del Foro italico. In ogni caso penso che Nba Europe possa funzionare se sapranno creare una sinergia con Fiba ed Eurolega.
Nazionali. Nei tre più popolari sport di squadra stiamo tra il disastro del calcio fuori per tre mondiali consecutivi alla pallavolo con maschile e femminile contemporaneamente campioni del mondo. L’Italbasket sta un po’ nel mezzo, cosa possiamo aspettarci dai suoi azzurri? Si può sognare? Difficile fare dei confronti. Nel caso del calcio tutti i campionati si fermano a livello mondiale per le finestre di qualificazione delle nazionali, tutte le federazioni riconoscono la Fifa. Però anche loro hanno pochissimo tempo come noi per radunare le squadre e organizzare allenamenti. Noi in più conviviamo con realtà come Nba, Wnba ed Eurolega i cui calendari non coincidono con gli impegni delle nazionali. Abbiamo giocato un match con la nazionale, fondamentale per la qualificazione ai mondiali (in Qatar dal 27 agosto al 12 settembre 2027), preparato con i giocatori della Virtus Bologna che sono arrivati a Livorno subito dopo la partita a Barcellona per poi venire con noi a Newcastle. I club spesso percepiscono le gare delle nazionali come una minaccia per l’integrità fisica dei giocatori. Bisognerebbe sedersi a un tavolo con federazioni e leghe e ragionare su calendari meno fitti. Adesso io devo lavorare con finestre per le qualificazioni che consentono al massimo tre allenamenti, impossibile dare una identità di squadra in così poco tempo a giocatori che non hanno alcun vissuto comune. Nel volley è un altro discorso, oltre al grande talento di giocatori e giocatrici e ad allenatori favolosi, bisogna osservare come l’attività delle nazionali sia al centro e come i campionati dei club siano disegnati in funzione di quelle attività: la nazionale maschile è stata assieme tre mesi per il mondiale vinto. Un territorio che per noi nel basket è totalmente sconosciuto. Ma conosco il contesto in cui siamo e ci combatto ogni giorno, in ogni caso dobbiamo sapere che i risultati delle nazionali non indicano lo stato di salute del movimento sportivo.
É virale un video di ragazzi che giocano in un campetto privo del ferro del canestro a Marano di Napoli. Giocano lo stesso, lo immaginano. Si legge degrado o si legge forza dello sport? É talmente forte l’amore per lo sport che non lo ferma il degrado degli impianti all’aperto. Non è solo carenza, ma anche scarsa cura e qui mi appello alle amministrazioni locali: mettetecela la cura perché dal piacere di giocare all’aperto nei nostri sport di squadra sono emersi i più grandi talenti. Per giocare a calcio è sempre bastato un parcheggio, un pallone sgonfio e due sassi grandi per immaginare le porte. Per giocare a pallacanestro basta disegnare un bersaglio sul muro e non serve la palla a spicchi di ultima generazione. Ma curiamoli questi campetti all’aperto, coccoliamo i nostri talenti dove è possibile.
Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli? Parlerei piuttosto di quello che devono fare: partecipare e sostenere! I genitori sono una risorsa indispensabile per far funzionare le cose. Non demonizzo la loro presenza, non tutti i ragazzi hanno le risorse per vivere lo sport in autonomia dalle famiglie. Anzi, alimentate il loro entusiasmo, certo senza intromissioni tecniche, ma partecipate e restate vigili. Lo sport deve essere inteso per i ragazzi come legato a una collettività che si muove insieme e a un divertimento. Il ruolo dei genitori, ripeto, è fondamentale.
Sorteggi Serie A: ecco tutte le partite giornata per giornata
Il campionato 2026-2027 di Serie A inizierà nel weekend del 22 e 23 agosto 2026 con la prima giornata e si chiuderà in quello del 29 e 30 maggio 2027 con la 38esima e ultima giornata. Nel corso della stagione sono in programma due turni infrasettimanali: riguarderanno la nona giornata, in calendario mercoledì 28 ottobre 2026, e la 18esima giornata, in programma mercoledì 6 gennaio 2027. La pausa natalizia sarà rispettata nel weekend del 26 e 27 dicembre.
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La prima giornata
Sorteggiata la Primagiornata della Serie A 2026/2027, al via il 22/23 agosto. I campioni in carica dell’Inter ospiteranno il neopromosso Monza nel primo derby lombardo della stagione. Queste le partite del turno: Atalanta-Sassuolo, Bologna-Lazio, Frosinone-Juventus, Genoa-Napoli, Inter-Monza, Parma-Cagliari, Roma-Fiorentina, Torino-Milan, Udinese-Como, Venezia-Lecce.
Seconda e terza
Questa la Seconda e terza giornata del campionato di serie A Secondagiornata (30 agosto) Atalanta-Bologna Cagliari-Inter Fiorentina-Frosinone Juventus-Parma Lazio-Genoa Lecce-Roma Milan-Venezia Monza-Udinese Napoli-Como Sassuolo-Torino Terza giornata (6 settembre) Bologna-Sassuolo Cagliari-Lecce Fiorentina-Torino Frosinone-Venezia Genoa-Como Inter-Napoli Juventus-Milan Parma-Monza Roma-Atalanta Udinese-Lazio.
Quarta, quinta, sesta
Questa la Quarta, quinta, sesta giornata del campionato di serie A Quartagiornata (13 settembre) Atalanta-Frosinone Cagliari-Bologna Como-Sassuolo Genoa-Venezia Inter-Fiorentina Lazio-Parma Lecce-Juventus Napoli-Roma Torino-Monza Udinese-Milan Quinta giornata (20 settembre) Bologna-Torino Fiorentina-Napoli Frosinone-Como Juventus-Atalanta Milan-Lecce Monza-Sassuolo Parma-Genoa Roma-Inter Udinese-Cagliari Venezia-Lazio Sesta giornata (11 ottobre) Atalanta-Venezia Cagliari-Juventus Como-Roma Genoa-Fiorentina Inter-Parma Lazio-Monza Lecce-Bologna Napoli-Frosinone Sassuolo-Milan Torino-Udinese.
Settima, ottava, nona
Questa la Settima, Ottava e Nona giornata del campionato di serie A Settimagiornata (18 ottobre) Bologna-Inter Fiorentina-Como Frosinone-Sassuolo Juventus-Lazio Milan-Atalanta Monza-Cagliari Parma-Torino Roma-Genoa Udinese-Lecce Venezia-Napoli Ottava giornata (25 ottobre) Atalanta-Frosinone Cagliari-Bologna Como-Sassuolo Genoa-Venezia Inter-Fiorentina Lazio-Parma Lecce-Juventus Napoli-Roma Torino-Monza Udinese-Milan Nona giornata (28 ottobre) Fiorentina-Atalanta Frosinone-Lecce Genoa-Juventus Milan-Bologna Monza-Napoli Parma-Udinese Roma-Cagliari Sassuolo-Lazio Torino-Como Venezia-Inter.
È stato svelato oggi, a Parma, il calendario della Serie A 2026/27, con la prima giornata prevista per il weekend del 22-23agosto 2026. Una stagione – quella scorsa – che ha visto il trionfo dell’Inter di circa un mese fa, Milan e Juventus fuori dalla Champions (dove invece ci sarà il Como per la prima volta), le retrocessioni di Pisa, Verona e Cremonese, le promozioni dalla Serie B di Venezia, Frosinone e Monza. Tante le novità per il prossimo anno. Intanto, la più sostanziale riguarda l’accorpamento delle finestre Fifa di settembre e ottobre in un’unica sosta con 4 date per le nazionali. Il campionato infatti si interromperà consecutivamente domenica 27 settembre e domenica 4 ottobre 2026.
La nuova bozza del DDL sulla riforma del calcio italiano, riportata in anteprima da Calcio e Finanza, punta a cambiare regole e risorse del sistema. Nel testo entrano nuovi criteri sui diritti tv, un contributo dalle scommesse, tetti agli agenti, incentivi agli Under 23 italiani e un limite di 80 club professionistici.
Il testo lega una parte dei ricavi tv a vivai, conti in ordine e utilizzo di calciatori formati in Italia
La riforma del calcio italiano riparte da una nuova bozza di disegno di legge. Secondo quanto riporta in esclusiva Calcio e Finanza, il testo, ancora soggetto a modifiche durante l’iter parlamentare, è promosso su iniziativa del senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi e prova a intervenire su risorse, costi, giovani, mercato e struttura del professionismo.
Il punto di partenza politico è la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026. Ma il provvedimento guarda a una crisi più larga. La bozza mette insieme i conti in rosso dei club, la perdita di competitività internazionale, il ritardo sugli impianti e il poco spazio concesso ai giovani formati nel sistema italiano.
I numeri spiegano la portata dell’intervento. Il sistema calcio registra oltre 730 milioni di euro di perdite annue e un indebitamento complessivo di circa 5,5 miliardi di euro. Nelle massime serie appena l’1,9% dei minuti è stato giocato da Under 21 italiani selezionabili per la Nazionale. In Serie A, invece, il 67,9% dei minuti è stato disputato da calciatori stranieri. Gli italiani con minutaggio rilevante sarebbero soltanto 89.
L’impostazione del DDL non è quella di un aiuto pubblico permanente al calcio. La bozza punta piuttosto a spostare risorse già presenti nel sistema, generare nuove entrate interne e vincolare una parte maggiore dei ricavi a vivai, impianti, formazione e sostenibilità economica.
Uno dei passaggi più forti riguarda i diritti tv della Serie A. La proposta prevede che una quota non inferiore al 15% venga distribuita attraverso i Parametri di Valorizzazione e Sostenibilità, i PVS. Questi criteri peserebbero su quattro aree: settore giovanile maschile e femminile per il 50%, sostenibilità economica per il 30%, utilizzo di calciatori formati in Italia per il 10% e qualità delle infrastrutture per un altro 10%.
In pratica, una parte dei ricavi audiovisivi premierà chi investe nei giovani, tiene i conti in equilibrio, utilizza calciatori cresciuti in Italia e migliora stadi, centri sportivi e strutture. È prevista anche una quota non inferiore al 5% come premialità di bilancio per le società capaci di chiudere in utile o in pareggio per almeno tre esercizi consecutivi. L’applicazione partirebbe dalla stagione 2027/28, con regolamenti attuativi della Lega Serie A e monitoraggio annuale della FIGC.
La bozza interviene anche sulla pirateria audiovisiva. Il 10% dei proventi delle sanzioni AGCOM per la diffusione illecita di contenuti protetti verrebbe destinato a un fondo presso la FIGC per settori giovanili e impiantistica sportiva di base. La stima indicata è di circa 1,5 milioni di euro l’anno, calcolata su 15 milioni annui di sanzioni.
Il capitolo scommesse è ancora più rilevante. Dal 1° gennaio 2027, il DDL prevede un contributo pari al 2% dell’importo giocato su ogni scommessa sportiva raccolta in Italia e riferita a eventi calcistici. La logica richiama la vecchia quota Schedina-Totocalcio: chi trae ricavi dallo spettacolo del calcio contribuisce al suo finanziamento.
La stima parte da una raccolta complessiva delle scommesse sportive pari a 16 miliardi di euro, con il 70% riconducibile al calcio. La raccolta calcistica viene quindi stimata in 11,2 miliardi. Applicando il contributo del 2%, il gettito atteso sarebbe di 224 milioni di euro l’anno.
Le risorse andrebbero alla FIGC. Almeno il 50% sarebbe destinato a settori giovanili, calcio femminile, formazione dei calciatori italiani, impianti pubblici e centri federali. Almeno il 30% andrebbe a programmi di prevenzione e contrasto della ludopatia e del gioco d’azzardo patologico, oltre che a progetti contro l’abbandono dello sport. Il restante 20% sarebbe indirizzato al calcio femminile e alle scuole calcio dilettantistiche.
Per evitare nuovi oneri a carico dello Stato e dei concessionari, il testo prevede una riduzione dell’imposta unica sulle scommesse. L’obiettivo dichiarato è mantenere invariato il gettito complessivo per il bilancio pubblico.
Sul costo del lavoro, la bozza introduce un regime contributivo agevolato per i giovani calciatori professionisti. Dal 1° gennaio 2027, per gli atleti tra 18 e 23 anni che abbiano militato per almeno cinque anni nei settori giovanili di società italiane, le aliquote contributive pensionistiche sarebbero ridotte del 30% per i primi cinque anni di attività professionale. Gli oneri diretti sono stimati in 15 milioni di euro annui.
Il DDL prevede anche una revisione della copertura assicurativa dei lavoratori sportivi professionisti. Dal 1° luglio 2027, i club dovrebbero assicurare i tesserati attraverso polizze private obbligatorie per inabilità temporanea, invalidità permanente, spese mediche e cessazione definitiva dell’attività sportiva per infortunio. Il nuovo sistema sostituirebbe la copertura INAIL per i lavoratori sportivi subordinati professionisti, con una stima di minori spese pubbliche pari a circa 6,5 milioni di euro annui.
Ampio spazio viene riservato ai vivai. La bozza modifica la disciplina del vincolo sportivo e consente alle federazioni di prevedere un vincolo non superiore a due anni, con tesseramento biennale dai 12 anni, replicabile per un massimo di quattro anni e comunque non oltre i 20 anni.
Viene ridisegnato anche il premio di formazione tecnica. Le società professionistiche dovrebbero riconoscere un premio anche sui tesseramenti annuali dai 10 anni compiuti, da ripartire tra i club che hanno contribuito alla formazione dell’atleta. La misura riguarda sia i passaggi dal dilettantismo al professionismo sia i trasferimenti tra società della stessa area, quando si tratta del primo contratto o tesseramento con una società diversa da quella formatrice.
Per le formazioni Primavera di Serie A e Serie B viene introdotto un obbligo specifico: nelle distinte dovranno esserci almeno 10 calciatori formati per almeno tre anni consecutivi presso club italiani tra i 15 e i 21 anni, indipendentemente dalla nazionalità. In caso di violazione sono previste sanzioni sportive, fino a penalizzazioni, ammende o esclusione dalle competizioni, oltre a una sanzione amministrativa da 10mila a 50mila euro per ogni gara. Anche questa misura partirebbe dalla stagione 2027/28.
Per favorire l’utilizzo di giovani italiani, il DDL prevede anche che i costi sostenuti per calciatori italiani Under 23 siano esclusi per il 50% dal calcolo degli indici di controllo economico-patrimoniale e di sostenibilità finanziaria. L’esclusione riguarderebbe ammortamenti, stipendi, oneri accessori e contributivi. Ci sono però condizioni precise: il calciatore deve essere tesserato per almeno una stagione completa, deve aver disputato almeno il 25% dei minuti complessivi della prima squadra e la società non deve aver commesso violazioni contributive, previdenziali o fiscali nell’anno precedente. La misura sarebbe temporanea, dalla stagione 2027/28 alla 2031/32.
Il mercato viene toccato su più piani. Per i trasferimenti domestici tra società italiane soggetti a IVA, la bozza introduce il meccanismo del reverse charge, con assolvimento dell’imposta da parte del cessionario. La finalità è semplificare la gestione finanziaria e ridurre gli squilibri di cassa nelle operazioni interne.
Il testo interviene anche sugli agenti sportivi. Le commissioni sono stimate in quasi 300 milioni di euro annui e il DDL introduce limiti precisi. Nei contratti di lavoro sportivo subordinato, il compenso non potrebbe superare il 5% della retribuzione lorda se pagato dall’atleta e il 7% se pagato dalla società. Nei trasferimenti definitivi, il compenso a carico della società acquirente sarebbe limitato al 5% del valore lordo dell’operazione. Nei prestiti il tetto sarebbe del 3%. In caso di rinnovo o prolungamento con la stessa società, i limiti sarebbero ridotti del 30%.
Sono previste sanzioni amministrative da 10mila a 100mila euro e un registro pubblico online sui compensi agli agenti. Secondo le stime contenute nella bozza, il taglio delle commissioni potrebbe generare un beneficio fino a 100 milioni di euro per i club.
Tra le misure più operative c’è il Fondo di garanzia per le operazioni di calciomercato, istituito presso l’Istituto per il Credito Sportivo. Il fondo avrebbe una dotazione iniziale e rimborsabile da parte dello Stato di circa 5 milioni di euro nel solo 2027. Servirebbe a garantire il pagamento dei crediti derivanti dalle cessioni di calciatori tra società italiane in caso di mancato adempimento della società acquirente.
Il fondo sarebbe alimentato da un contributo annuale obbligatorio dello 0,3% del valore complessivo delle cessioni attive e passive effettuate nella stagione precedente, oltre che da contributi straordinari, rendimenti finanziari e azioni di recupero. In parallelo verrebbe eliminato l’obbligo di fideiussione nelle cessioni tra società italiane con pagamento dilazionato, se effettuate nelle stanze di compensazione delle leghe. Il risparmio stimato per i club è compreso tra 15 e 25 milioni di euro.
La riforma tocca anche il numero delle società professionistiche. La bozza fissa a 80 il massimo complessivo di squadre tra Serie A, Serie B e Serie C. La riduzione dovrebbe essere stabilita dalla FIGC secondo un criterio di proporzionalità tra le tre leghe. È una delle misure più incisive sul piano dell’ordinamento, perché riduce il perimetro del professionismo per renderlo più sostenibile.
Il testo richiama anche la fragilità storica del sistema. Dal 1986 sono stati 194 i club esclusi dal calcio professionistico. La riduzione delle squadre punta a limitare nuove crisi societarie e a rendere più semplice governare costi, controlli e regole comuni.
Sul piano finanziario, il DDL valuta oneri complessivi per 245 milioni di euro annui dal 2027. La voce principale è il contributo del 2% sulle scommesse calcistiche, stimato in 224 milioni annui, compensato dalla riduzione dell’imposta unica. A questi si aggiungono 15 milioni annui per agevolazioni fiscali, contributive e assicurative dei calciatori professionisti, coperti da risparmi INAIL, maggiori entrate della Commissione indipendente sui controlli economico-finanziari e riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica.
Il Governo dovrebbe trasmettere alle Camere, entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge, una relazione sugli effetti delle misure. Il monitoraggio riguarderebbe l’uso delle risorse, l’aumento dei minuti giocati dagli Under 23 formati in Italia, il miglioramento dei conti dei club, l’utilizzo del Fondo di garanzia e la destinazione dei proventi delle scommesse.
La bozza prova quindi a spostare il calcio italiano lontano dalla dipendenza da debito e plusvalenze. Più risorse vincolate a giovani, impianti e sostenibilità. Meno margini per costi fuori controllo. Il testo dovrà ora superare il passaggio politico e legislativo, dove potranno arrivare modifiche anche profonde.
La Serie A 2025/26 chiude con 266,3 milioni di spettatori tra DAZN e Sky. La Juventus torna davanti a tutti nella classifica complessiva per media ascolti, seguita da Inter e Milan. Cresce il pubblico del campionato, spinto soprattutto dal risultato di DAZN.
Su DAZN guida il Milan, su Sky comanda la Juventus: cinque club oltre il milione complessivo
La Serie A 2025/26 chiude con un dato forte per le televisioni. Secondo l’analisi di Calcio e Finanza su dati Auditel, il campionato ha raccolto complessivamente 266,3 milioni di spettatori tra DAZN e Sky. Un salto dell’8% rispetto ai 246,7 milioni della stagione precedente.
È il miglior risultato da quando gli ascolti della Serie A vengono misurati con il sistema Total Audience, introdotto dalla stagione 2022/23. Il dato arriva in un campionato chiuso con l’Inter campione d’Italia, Napoli, Roma e Como qualificate in Champions League e Cremonese, Verona e Pisa retrocesse in Serie B.
Nel confronto con la passata stagione, la crescita è stata trainata soprattutto da DAZN. La piattaforma ha raggiunto 214,9 milioni di spettatori complessivi, con un aumento del 10,5% sul 2024/25. Sky ha chiuso invece a 51,4 milioni, in leggero calo dell’1,4% rispetto all’anno precedente, ma in miglioramento rispetto al girone d’andata.
La classifica complessiva premia la Juventus. I bianconeri tornano al primo posto dopo il terzo posto del girone d’andata, con 52.695.651 ascolti totali e una media di 1.386.728 spettatori a partita. Dietro ci sono Inter e Milan. I nerazzurri arrivano a 48.530.386 ascolti complessivi e 1.277.115 di media, mentre i rossoneri chiudono con 46.378.402 ascolti totali e 1.220.484 spettatori medi.
I primi cinque club superano tutti il milione di spettatori medi. Oltre a Juventus, Inter e Milan, ci sono anche Roma e Napoli. I giallorossi registrano 40.546.793 ascolti totali e 1.067.021 di media. Il Napoli arriva a 39.639.986 ascolti complessivi e 1.043.158 spettatori medi.
Classifica ascolti complessivi Serie A 2025/26
Juventus: 52.695.651 ascolti totali, media 1.386.728
Inter: 48.530.386 ascolti totali, media 1.277.115
Milan: 46.378.402 ascolti totali, media 1.220.484
Roma: 40.546.793 ascolti totali, media 1.067.021
Napoli: 39.639.986 ascolti totali, media 1.043.158
Lazio: 25.730.161 ascolti totali, media 677.110
Atalanta: 25.066.275 ascolti totali, media 659.639
Fiorentina: 23.376.283 ascolti totali, media 615.165
Como: 21.664.723 ascolti totali, media 570.124
Torino: 19.529.523 ascolti totali, media 513.935
Bologna: 19.063.198 ascolti totali, media 501.663
Genoa: 18.430.210 ascolti totali, media 485.006
Cagliari: 18.343.323 ascolti totali, media 482.719
Lecce: 18.217.621 ascolti totali, media 479.411
Udinese: 17.585.512 ascolti totali, media 462.777
Sassuolo: 17.556.776 ascolti totali, media 462.020
Cremonese: 16.533.878 ascolti totali, media 435.102
Parma: 16.491.259 ascolti totali, media 433.981
Pisa: 16.050.454 ascolti totali, media 422.380
Verona: 14.525.884 ascolti totali, media 382.260
Su DAZN la graduatoria cambia. Qui davanti c’è il Milan, favorito anche dal minor numero di passaggi in co-esclusiva su Sky. I rossoneri chiudono con 41.079.375 ascolti totali e una media di 1.081.036 spettatori nelle 38 partite di campionato.
Alle spalle del Milan ci sono Juventus e Inter. I bianconeri registrano 40.466.735 ascolti totali e una media di 1.064.914, mentre i nerazzurri arrivano a 39.648.492 ascolti complessivi e 1.043.381 spettatori medi. Il Napoli è quarto con 36.040.643 ascolti totali e 948.438 di media. La Roma è quinta con 29.614.901 ascolti complessivi e 779.340 spettatori medi.
Classifica ascolti DAZN Serie A 2025/26
Milan: 41.079.375 ascolti totali, media 1.081.036
Juventus: 40.466.735 ascolti totali, media 1.064.914
Inter: 39.648.492 ascolti totali, media 1.043.381
Napoli: 36.040.643 ascolti totali, media 948.438
Roma: 29.614.901 ascolti totali, media 779.340
Lazio: 20.180.868 ascolti totali, media 531.075
Atalanta: 18.858.440 ascolti totali, media 496.275
Fiorentina: 18.737.411 ascolti totali, media 493.090
Como: 18.552.038 ascolti totali, media 488.212
Bologna: 15.705.537 ascolti totali, media 413.304
Sassuolo: 14.491.316 ascolti totali, media 381.350
Lecce: 14.485.132 ascolti totali, media 381.188
Genoa: 13.801.090 ascolti totali, media 363.187
Torino: 13.745.172 ascolti totali, media 361.715
Cagliari: 13.666.688 ascolti totali, media 359.650
Cremonese: 13.644.991 ascolti totali, media 359.079
Udinese: 13.548.825 ascolti totali, media 356.548
Parma: 13.101.542 ascolti totali, media 344.777
Verona: 12.260.507 ascolti totali, media 322.645
Pisa: 11.640.107 ascolti totali, media 306.319
Su Sky, invece, il primato è della Juventus. I bianconeri sono stati la squadra con la media più alta sulla pay-tv, con 764.307 spettatori nelle 16 gare trasmesse anche dalla piattaforma di Comcast. La Juventus è prima anche per ascolti complessivi su Sky, con 12.228.916 spettatori.
L’Inter è seconda con 8.881.894 ascolti totali in 12 gare e una media di 740.158 spettatori. Il Napoli è terzo per media, con 719.869 spettatori nelle 5 partite trasmesse su Sky. Seguono Milan, con 662.378 spettatori medi in 8 gare, e Roma, che ha avuto il maggior numero di passaggi su Sky: 20 partite, per una media di 546.595 spettatori.
Classifica ascolti Sky Serie A 2025/26
Juventus: 12.228.916 ascolti totali, 16 gare, media 764.307
Inter: 8.881.894 ascolti totali, 12 gare, media 740.158
Napoli: 3.599.343 ascolti totali, 5 gare, media 719.869
Milan: 5.299.027 ascolti totali, 8 gare, media 662.378
Roma: 10.931.892 ascolti totali, 20 gare, media 546.595
Cremonese: 2.888.887 ascolti totali, 6 gare, media 481.481
Cagliari: 4.676.635 ascolti totali, 10 gare, media 467.664
Atalanta: 6.207.835 ascolti totali, 14 gare, media 443.417
Fiorentina: 4.638.872 ascolti totali, 11 gare, media 421.716
Genoa: 4.629.120 ascolti totali, 12 gare, media 385.760
Parma: 3.389.717 ascolti totali, 9 gare, media 376.635
Pisa: 4.410.347 ascolti totali, 12 gare, media 367.529
Udinese: 4.036.687 ascolti totali, 11 gare, media 366.972
Torino: 5.784.351 ascolti totali, 16 gare, media 361.522
Como: 3.112.685 ascolti totali, 9 gare, media 345.854
Bologna: 3.357.661 ascolti totali, 10 gare, media 335.766
Lazio: 5.549.293 ascolti totali, 17 gare, media 326.429
Lecce: 3.732.489 ascolti totali, 12 gare, media 311.041
Sassuolo: 3.065.460 ascolti totali, 10 gare, media 306.546
Verona: 2.265.377 ascolti totali, 8 gare, media 283.172
Gli ascolti non servono solo a fotografare il seguito delle squadre. Pesano anche nella distribuzione dei ricavi da diritti tv, attraverso criteri che tengono conto dell’audience certificata e della diversa esposizione mediatica dei club. Giocare in uno slot forte o in uno meno favorevole, essere trasmessi in esclusiva o in co-esclusiva, avere più big match in calendario: tutto incide sulla misurazione finale.
DusanVlahovic non indosserà più la maglia della Juventus: il 30giugno – quando finirà la stagione e scadrà il suo contratto – il serbo sarà svincolato e libero di accasarsi dove vuole. Alla Continassa è infatti andato in scena un incontro tra la dirigenza, il padre e DusanVlahovic, in cui – durante il faccia a faccia – si è discusso dell’eventuale rinnovo dell’attaccante serbo, il cui attuale contratto andrà in scadenza appunto alla fine di giugno. Le parti però evidentemente non hanno trovato un accordo: la richiesta del giocatore serbo (8 milioni all’anno più ricche commissioni e premi alla firma) era nettamente superiore rispetto alla proposta della Juve (6 milioni più bonus e niente follie per gli oneri accessori). Motivo per cui si è deciso per non prolungare il contratto. Vlahovic lascia il club bianconero dopo quattro anni e mezzo, 168presenze totali e 68gol.
Da capire adesso come la società si muoverà sul mercato per quanto riguarda l’attaccante, ruolo in cui al momento la Juventus è scopertissima. O meglio: ci sarebbero David e Openda, ma sono già stati ampiamente bocciati da LucianoSpalletti, che al contrario ha stima per DusanVlahovic, mai nascosta. “La mancanza di Vlahovic l’abbiamo sofferta come il pane – aveva detto l’allenatore della Juve dopo la vittoria contro il Lecce nelle ultime giornate di campionato -. Non si può giocare a calcio senza uno con le sue caratteristiche, senza un terminalefisico, forte, che fa gol”, diceva Spalletti, lanciando chiari segnali alla società.
Vlahovic via dalla Juve: i nomi per l’attacco bianconero
La prima scelta per sostituirlo è RandalKoloMuani. Per l’attaccante francese sarebbe un ritorno: segnò 8 gol da gennaio a giugno 2025, lasciando ottimi ricordi a Torino. Il mancato riscatto della scorsa estate aveva creato uno strappo, ma la Juve lo riaccoglierebbe volentieri e lui tornerebbe altrettanto volentieri. Dopo il prestito al Tottenham, Kolo Muani tornerà adesso al Psg che lo rimetterà in vendita. Il problema è però la trattativa con il Psg: il club francese non ha necessità di cedere e il contratto di Kolo Muani scadrà nel 2028. Motivo per cui la richiesta sarà comunque alta. I bianconeri non vorrebbero andare oltre i 35milioni di euro.
Non è da escludere il nome di MohamedSalah. Con il suo addio al Liverpool dopo nove anni in cui ha vinto tutto, Mohamed Salah è diventato uno dei pezzi pregiati del mercato estivo, finendo nei radar delle squadre italiane per un ritorno nel campionato in cui la sua carriera è decollata fra il 2015 e il 2017. L’egiziano a Torino ritroverebbe LucianoSpalletti, l’allenatore che, proprio nel biennio alla Roma, lo ha lanciato definitivamente nel calcio europeo, ponendo le basi per il trasferimento ai “Reds”.
Altri nomi sul taccuino della dirigenza bianconera sono quelli di GonzaloGarcia (che potrebbe arrivare con eventuale recompra a favore del Real Madrid) e Jean-Philippe Mateta, già cercato nella scorsa sessione invernale di mercato. Al momento però sono indietro rispetto ai due citati.