Normal view

Esami di maturità 2026, il toto-traccia delle intelligenze artificiali: ecco le previsioni di ChatGPT, Gemini e Claude

10 June 2026 at 07:14

Fino alla mattina del 18 giugno nulla si saprà delle tracce ufficiali della prima prova di Maturità ma il “toto-tema” è già scattato e tra gli “alleati” degli studenti, naturalmente, c’è anche l’intelligenza artificiale. Per ChatGPT gli autori più quotati per l’analisi del testo (tipologia A) sono Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Elsa Morante, Grazia Deledda e Italo Calvino. Questi nomi ricorrono spesso nelle previsioni perché sono autori importanti del programma e alcuni sono legati a ricorrenze culturali del 2026. Temi possibili per il testo argomentativo e il tema d’attualità: l’AI e l’impatto sulla società; i social network e l’identità digitale; la pace, i conflitti internazionali e la cooperazione tra i popoli e l’ ambiente. Mentre tra le ricorrenze storiche molto citate ci sono gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), considerato uno dei candidati più forti per una traccia culturale o storico-letteraria.

Più o meno identiche le previsioni di Gemini. Per l’analisi dei testi letterari spuntano Luigi Pirandello, uno dei nomi più attesi tra gli scrittori del Novecento. Nel 2026 ricorrono sia i 90 anni dalla morte sia i cento anni dalla pubblicazione in volume di “Uno, nessuno e centomila”. Ancora Giovanni Pascoli e Giovanni Verga e la già citata Grazia Deledda visto che nel 2026 cadono i cento anni dal suo Premio Nobel per la Letteratura (l’unica donna italiana ad averlo vinto). Un suo testo rappresenterebbe un debutto assoluto alla Maturità. L’ assistente Ia di Google prevede anche Gabriele D’Annunzio che manca dalle tracce delle sessioni ordinarie dal lontano 1999. Per il tema argomentativo (tipologia B), invece, si parla degli ottant’anni della Repubblica Italiana ma anche di Chernobyl che permette di argomentare sulla transizione energetica, la sicurezza nucleare e l’impatto ambientale. Nel “toto tracce” compare anche l’11 settembre 2001, un anniversario (25 anni) che si presta a riflessioni sulla geopolitica moderna e sul terrorismo internazionale, magari partendo da testi di intellettuali come Oriana Fallaci.

Il modello di Anthropic adotta un taglio differente. In comune con gli altri assistenti virtuali c’è l’intelligenza artificiale collegata stavolta alla responsabilità umana. Il secondo tema ipotizzato è il disagio giovanile e il rapporto con la tecnologia. Claude cita anche l’esplosione dell’uso problematico degli smartphone in classe, con insegnanti che segnalano un forte aumento delle distrazioni. Infine, un testo letterario o saggistico sul confine tra vita digitale e reale. Non sappiamo se e quanto l’Ia tenga conto delle idee del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha il suo “peso” nelle decisioni della commissione ministeriale che propone gli argomenti dell’esame di Stato, ma gli anniversari sono sicuramente un elemento da tenere in considerazione alla luce di quanto avvenuto negli ultimi anni.

L'articolo Esami di maturità 2026, il toto-traccia delle intelligenze artificiali: ecco le previsioni di ChatGPT, Gemini e Claude proviene da Il Fatto Quotidiano.

Maturità 2026, tutte le novità per gli studenti: commissioni, crediti e condotta. E saltare l’orale per protesta costerà la bocciatura

10 June 2026 at 07:14

Cinquecento mila ragazzi si preparano alla Maturità 2026 che quest’anno cambia in molti aspetti. Abbiamo considerato una ad una le novità partendo da quelle con le quali gli studenti dovranno fare i conti. A differenza dell’anno scorso, rifiutarsi di sostenere la prova orale come segno di protesta costerà la bocciatura.

Colloquio orale impossibile da evitare (neppure per protesta): il calendario e le domande

Il restyling maggiore voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara riguarda il cosiddetto orale che si svolge dopo la prima prova scritta (18 giugno) e la seconda (19 giugno) secondo un calendario deciso dal presidente della Commissione durante la riunione plenaria svolta prima dell’avvio della Maturità.
E’ il sorteggio a stabilire quali classi iniziano prima mentre l’ordine di convocazione avviene come da sempre seguendo l’ordine alfabetico ma sempre con l’estrazione a sorte.

La novità principale dell’orale riguarda proprio la modalità dell’interrogazione. Se fino allo scorso anno lo studente partiva dal materiale scelto dalla commissione la mattina stessa del colloquio (testo, grafico, immagine etc) per poi presentare una “tesina” sull’ “alternanza scuola/lavoro” e parlare, infine, anche di educazione civica, ora le domande verteranno su quattro materie scelte, da viale Trastevere, per ogni indirizzo e reperibili all’albo online della scuola. Nessun collegamento obbligatorio quindi tra discipline ma spazio alla centralità dei ragazzi che all’inizio del colloquio dovranno fare una breve riflessione sul proprio percorso scolastico. Non spariscono le domande sull’educazione civica e i gli ex Ptco (ovvero l’alternanza scuola-lavoro). Il tutto della durata di 40-60 minuti. Nessuno potrà – com’è accaduto l’anno scorso – fare scena muta perché l’esame è valido se svolto in tutte le sue parti.

Commissione, voto in condotta e regole di ammissione alle prove

Valditara ha scelto di “asciugare” la commissione: si passa da sette a cinque membri. Due saranno interni mentre il presidente e gli altri due saranno esterni. Tra i cambiamenti la questione del voto in condotta perché chi si ritroverà con il sei in comportamento dovrà preparare un elaborato sul tema della cittadinanza , assegnato dal consiglio di classe, da trattate all’orale. Con il cinque non si è ammessi alle prove. Per poterle svolgere serve aver frequentato almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, aver fatto l’Invalsi e le ore di formazione-lavoro. Decisamente irrilevante per gli studenti è il cambio del nome: non più esame di Stato (come aveva voluto l’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer) ma solo Maturità.

Cosa non cambia: la 1ª prova scritta e il Credito scolastico

Le prove scritte sarà sempre la stessa: sei ore per svolgerla, sette le tracce. La tipologia A prevede l’analisi di un testo letterario d’italiano con due proposte. La tipologia B è l’analisi di un testo argomentativo con tre proposte. La tipologia C è una riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità con due proposte.

Si attribuisce in sede di scrutinio finale fino ad un massimo di 40 punti: 12 per il terzo anno; 13 per il quarto; 15 per il quinto. Il credito concorre alla definizione del voto finale. I 60 punti restanti sono dati dalla commissione che ha a disposizione venti punti per prova. Una piccola novità riguarda i bonus che scendono a tre anziché cinque e potranno essere dati solo a chi arriva alla fine dell’esame con almeno 90 punti.

L'articolo Maturità 2026, tutte le novità per gli studenti: commissioni, crediti e condotta. E saltare l’orale per protesta costerà la bocciatura proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ddl Valditara sull’educazione affettiva? Fermare questi oscurantisti sta diventando emergenza nazionale

8 June 2026 at 17:56

di Enza Plotino

Sarà uno dei primi provvedimenti indegni prodotti dalla destra al Governo che verrà stracciato dai prossimi inquilini di Palazzo Chigi. Speriamo! Perché rappresenta una miscela di rigido moralismo, ipocrita e bigotto, con cui Meloni e i suoi si arrogano il diritto di ergersi a custodi integerrimi del pudore e della morale pubblica, ma anche privata, dando ai genitori “tradizionalmente” intesi la facoltà di esprimere il consenso all’insegnamento nelle scuole medie e superiori dell’educazione sessuale e affettiva. Mentre nella scuola dell’infanzia rimane proibito.

Chiunque sia sano di mente non si capacita di questa grave responsabilità che il Governo si assume con l’approvazione del ddl Valditara, negando a tutta una fascia di minori di poter accedere alle informazioni e a progetti di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, ovvero nei luoghi deputati alla formazione collettiva. Di più. Il Disegno di legge rinvigorisce la storica contrapposizione tra la scuola e la famiglia che, da questo momento, viene coinvolta direttamente nella scelta dell’insegnamento sessuale e affettivo, subordinato all’autorizzazione esplicita e scritta da parte dei genitori.

In pratica gli istituti scolastici sono obbligati ad informare le famiglie almeno sette giorni prima dell’inizio delle attività. La comunicazione deve contenere una descrizione dettagliata dei contenuti, degli obiettivi formativi e dell’eventuale partecipazione di esperti o associazioni esterne. Per gli alunni minorenni è, inoltre, prescritta la presenza di un docente della classe durante lo svolgimento dei moduli. In caso di mancata autorizzazione da parte dei genitori, gli studenti non frequenteranno quelle lezioni e la scuola dovrà predisporre attività didattiche alternative, che siano già integrate nel Piano triennale dell’offerta formativa. Un triplo salto mortale all’indietro verso l’oscurantismo medievale.

Per questi negazionisti del progresso culturale e pedagogico, bigotti ascesi al potere, a nulla valgono le ricerche delle miriadi di Fondazioni che hanno da tempo lanciato l’allarme su una generazione che cresce senza strumenti per riconoscere il consenso e sulla diffusione di comportamenti sessisti e di violenza di genere che circolano anche attraverso la rete internet. Mentre le scuole chiedono di essere aiutate, il Governo le imbavaglia, lasciando i ragazzi e le ragazze soli di fronte alla pornografia e alla cultura del possesso del corpo delle donne in cui siamo ancora immersi, invece di sostenere il cambiamento e una nuova grammatica delle relazioni.

A causa di questa spinta oscurantista e ipocrita, tutti i progetti oggi attivi nelle scuole ad opera di dirigenti e insegnanti consapevoli vengono puntualmente messi sotto accusa insieme agli enti locali che si schierano a favore. Il provvedimento dà una patente di sorveglianza speciale alle famiglie e fa diventare l’educazione sessuale e affettiva una “opzione” etica e non un diritto educativo universale, così come dovrebbe essere. Inoltre mina il clima di fiducia reciproca tra scuola e famiglia, già gravemente compromesso in questi tempi di delegittimazione del ruolo pedagogico ed educativo della scuola pubblica.

Un atto gravissimo che si sta compiendo nei confronti delle giovani generazioni e del loro diritto ad ottenere informazioni corrette da professionisti anziché dai social e dalla realtà digitale. “Un danno che si rischia di produrre nei confronti di giovani cittadini e cittadine, considerato anche che l’Italia è uno dei soli sette paesi europei nei quali l’educazione sessuale non è obbligatoria. Ora addirittura si va in direzione contraria e si vieta anche quel poco che le scuole fanno da anni su base volontaria con il servizio socio sanitario”, come dichiarano in una nota i componenti del Pd della Commissione Istruzione della Camera dei Deputati. Fermare la mano di questi oscurantisti sta diventando un’emergenza nazionale.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

L'articolo Ddl Valditara sull’educazione affettiva? Fermare questi oscurantisti sta diventando emergenza nazionale proviene da Il Fatto Quotidiano.

Educazione affettiva, il ddl Valditara condanna una generazione a ignorare consenso, contraccezione e malattie

8 June 2026 at 11:03

di Riccardo Capanna

Finalmente in Italia è stata approvata l’educazione sessuale nelle scuole. Anzi no. Il ddl Valditara, approvato giovedì dal Senato con 78 voti favorevoli e 38 contrari, non introduce l’educazione sessuo-affettiva come materia curricolare, ma come corso facoltativo cui partecipare solamente previa consenso informato e scritto di entrambi i genitori, neanche fosse l’insegnamento della religione cattolica. Qualora i genitori non dessero il via libera, si ipotizzano, quali materie di “alternativa”, i seminari.

Nessuna riforma dell’istruzione, prima d’ora, aveva avuto bisogno dell’approvazione dei genitori — se no, nessuno avrebbe acconsentito alle leggi Casati (1859) e Coppino (1877) che hanno reso obbligatoria l’istruzione primaria. Anche la Costituzione assegna il dovere-diritto di istruire i più piccoli allo Stato e non alle famiglie: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi” (art. 33). Anzi, “nei casi di incapacità dei genitori”, vedasi famiglia nel bosco, “la legge provvede a che siano assolti i loro compiti” (art. 30).

Ma non è finita qui. Se la Consulta farà passare la legge, i ragazzi, previo consenso di mamma e papà, potranno partecipare ai corsi di educazione sessuo-affettiva a partire dagli 11 anni, anziché dalle elementari come consiglia l’Oms e fanno i Paesi nordici. C’è la paura — dicono dalla destra reazionaria — che s’insegnino “le posizioni sessuali” e “la propaganda gender” ai bambini, ma l’unico rischio è che questi ultimi imparino i nomi corretti delle parti del corpo (pene, vulva, ano…) e riescano a dare un nome ai propri sentimenti (e, dunque, identificarli e denunciarli se tossici o nocivi).

Il neopuritanesimo all’italiana, dove fare sesso non è più un tabù ma è un tabù parlarne, condannerà un’altra generazione a ignorare le Mst, le gravidanze indesiderate, la contraccezione, il consenso. Secondo un’inchiesta della Fondazione Libellula, un ragazzo su 5 tra i 14 e i 19 anni considera normale toccare o baciare una persona senza il suo consenso, per uno su 4 non è strano diffondere i dettagli intimi del proprio partner. Sono i risultati del più prolifico, nonché unico educatore sessuale oggi attivo in Italia: PornHub.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

L'articolo Educazione affettiva, il ddl Valditara condanna una generazione a ignorare consenso, contraccezione e malattie proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Qui con 1.480 euro non riesco più a vivere”. Carovita, salari bassi e nessun aiuto familiare: continua l’esodo dei docenti dalle grandi città | I nuovi dati

8 June 2026 at 07:05

“La Gran Milano non me la posso permettere. Mi dispiace lasciare questa città ma qui con 1.480 euro non riesco più a vivere. Non mi vergogno a dirvi che spesso il cinque del mese, il mio stipendio è già prosciugato. Torno a Battipaglia dove vive la mia famiglia”. Mariangela Bukne, 52 anni, tarantina di nascita ma nomade per lavoro, è una dei 46.826 docenti che hanno ottenuto la mobilità, ovvero che a settembre si trasferiranno in un’altra scuola. Di questi poco più di 11mila hanno chiesto di andare in un’altra provincia, spesso dal Nord al Sud. Il fenomeno si registra ogni anno. È una vera e propria emorragia che colpisce soprattutto le scuole Settentrionali, mettendo in crisi la cosiddetta continuità didattica. In parole povere: chi vive in Campania, Sicilia, Calabria spesso diventa di ruolo a Milano, a Torino, Venezia o Bologna (e zone limitrofe), ma dopo il triennio obbligatorio in quella sede, lascia baracca e burattini perché con uno stipendio netto intorno ai 1.480 euro al mese non ce la fa a sostenere le spese di affitto ma non solo.

I numeri dell’esodo

La vita di queste persone si limita obtorto collo al tragitto casa-scuola-casa. Nulla di più. Diventa proibitivo andare a cena fuori, fare un viaggio, andare al cinema. L’esercito dei maestri e dei professori scappa dalle grandi città del Nord per tornare a casa così da avere il sostegno del welfare famigliare. A parlare sono i dati raccolti dalla Flc Cgil. Sia pur con numeri maggiori per la primaria e la secondaria di secondo grado, ma in percentuale il numero dei docenti che si spostano di provincia si attesta intorno al 20%. Quest’anno nella scuola dell’infanzia ci sono stati 1.444 movimenti verso un’altra provincia su un totale di 6.918 domande. Le province che hanno “ceduto” più docenti sono state Roma (153 movimenti), Milano (140), Firenze (62), Torino (53), Catania (43). Passando alla primaria i trasferimenti territoriali e professionali tra province diverse sono stati 3.358 su 16.363 richieste. Nel dettaglio ci sono in uscita 493 docenti dalla provincia di Roma, 334 da Milano (di cui 101 trasferiti in Sicilia), 110 da Firenze, 108 da Torino, 93 da Modena.

Anche la scuola secondaria di primo grado ha la sua porzione di trasferimenti interprovinciali: sono 2.795 su 13.579 richieste. In questo caso il primato dei docenti in uscita lo conquista Milano (231), Roma è al secondo posto (134), seguono Bergamo (89), Varese (85) e Monza-Brianza (82). Infine, la secondaria di secondo grado che ha il volume più alto di movimenti in assoluto e anche di movimenti interprovinciali. Il primato se lo contendono Roma e Milano che registrano entrambe 238 docenti in uscita, segue Napoli con 116 docenti e ancora un parimerito tra Varese e Torino con 108 docenti in uscita. Entrando nei dettagli sono i grafici forniti al nostro giornale dalla Uil Scuola a far comprendere la questione ancor più in profondità. Nel capoluogo milanese sono quasi 5.500 i docenti che hanno presentato domanda per lasciare Milano e la sua provincia e trasferirsi in altre regioni italiane. Poco meno di mille hanno ottenuto esito positivo: ad andarsene saranno 334 maestri della primaria, 140 dell’infanzia, 231 delle mede e 238 delle superiori. Non cambia la musica nella capitale dove a far le valige sono 1.018 insegnanti: 493 della primaria, 153 dell’infanzia, 134 della secondaria di primo grado e 238 di quella di secondo grado.

Le proposte dei sindacati

Ad analizzare questi dati è il segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Quando migliaia di insegnanti chiedono di lasciare le grandi città emerge una questione che merita attenzione – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – il rapporto tra retribuzioni e costo della vita. Un docente a inizio carriera percepisce mediamente circa 1.480 euro netti al mese e nelle grandi aree metropolitane una quota rilevante di questo reddito viene assorbita da affitti, trasporti e spese quotidiane. I dati della mobilità evidenziano che, accanto alle esigenze di ricongiungimento familiare, nella scelta di trasferirsi, cresce il peso delle condizioni economiche. È un tema che riguarda non solo Milano ma interessa, con intensità diverse, anche altre grandi città del Paese. Le risorse stanziate negli ultimi contratti producono un beneficio netto in busta paga solo se si interviene sulla tassazione. Oggi gli aumenti contrattuali sono tassati a volte anche al 35%. Un primo segnale, per il settore privato, è arrivato con la legge di bilancio 2026: è necessario estendere la detassazione anche alle retribuzioni del personale della scuola statale. Si tratta di una misura “non più procrastinabile che richiede un intervento politico”. Il numero uno della Uil Scuola conosce bene lo stato dell’arte del fenomeno.

D’Aprile ha anche una proposta chiara, necessaria: “Accanto agli interventi sulle retribuzioni, è necessario sviluppare strumenti di welfare contrattuale che aiutino concretamente il personale della scuola ad affrontare i costi legati all’abitare, alla mobilità, alla genitorialità e alla formazione. Soprattutto nelle grandi aree urbane, investire nel welfare può rappresentare un supporto importante per migliorare la qualità della vita e del lavoro del personale della scuola”. Anche Vito Castellana, coordinatore nazionale Gilda Scuola punta il dito contro il Governo: “I docenti tendono a trasferirsi dove c’è la famiglia di origine che fa da ammortizzatore sociale. Nella Scuola a parità di titolo di studio si guadagna 30-40% in meno degli altri dipendenti della pubblica amministrazione”. Secondo il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani tra i settori più colpiti da questa fuga dalle cattedre c’è quello del sostegno: “La mancanza di stabilità didattica penalizza duramente gli alunni e le loro famiglie, che avrebbero diritto a figure competenti e presenti in modo continuativo. Ogni cattedra non coperta stabilmente rappresenta una possibile lesione del diritto all’inclusione e un arretramento rispetto agli obblighi costituzionali e internazionali in materia di tutela delle persone con disabilità”, spiegano.

Le storie e il disagio

“Dal 2020 sono entrata in ruolo a Milano dopo una vita trascorsa in un’azienda lasciata dopo la morte di mio marito – spiega Mariangela Bukne a ilfattoquotidiano.it –. I primi tempi sono arrivata a Novate Milanese dove insegno senza figli andando ad abitare in una camera che affittavano le suore per 420 euro. Avevo il bagno privato ma la cucina in comune con molte colleghe. Poi mi son giocata tutto facendo venire i miei figli qui per frequentare l’università. Abitare a Milano o nell’hinterland con uno stipendio come il nostro non è vita – ha aggiunto – Gli affitti di un monolocale sono attorno ai 600-700 euro. Qui se ho bisogno di una visita medica devo pensarci ben due volte. Da anni non viaggio. Le mie vacanze sono a Battipaglia, dalla mia famiglia perché non posso permettermi altro. A Milano nel momento in cui vai in un supermercato ti accorgi che il tuo stipendio non vale nulla. Non potevo più stare in questo luogo…”.

Lo sa bene Federico Blanco, docente di scuola secondaria di secondo grado prossimo ai 50 anni che ha richiesto e ottenuto la mobilità. Originario di Catania, vive e lavora in provincia di Cuneo da nove anni. “Mi sono trasferito al Nord, a Savigliano, per la quasi impossibilità di trovare – racconta – una posizione stabile in Sicilia. Anche la mia compagna mi ha seguito e entrambi abbiamo ottenuto il ruolo. In quest’ultimi anni l’aumento esponenziale del costo di affitti e case a Savigliano ha reso la situazione economica difficile. L’affitto per un piccolo appartamento (camera da letto e servizio) supera i 600 euro mensili, escluse le bollette, a fronte di uno stipendio da docente di circa 1600 euro. Ad incidere sono anche le spese di riscaldamento. Se poi hai i genitori al Sud devi calcolare che almeno due-tre volte l’anno devi scendere…”. Blanco ha la valigia pronta ma la sua compagna dovrà restare in Piemonte perché non ha ottenuto la mobilità: “Speriamo in un’assegnazione provvisoria per il ricongiungimento in Sicilia ma è un “salto nel buio”.

L'articolo “Qui con 1.480 euro non riesco più a vivere”. Carovita, salari bassi e nessun aiuto familiare: continua l’esodo dei docenti dalle grandi città | I nuovi dati proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Fight club” a scuola durante la ricreazione: incontro di boxe nel sottoscala, due studenti rischiano la bocciatura

7 June 2026 at 16:50

“Fight club” a scuola. Un sottoscala trasformato in un ring, guantoni da pugilato portati da casa, un arbitro improvvisato e una decina di studenti radunati per assistere all’incontro. È la scena che si sono trovati davanti dirigenti e insegnanti di un istituto superiore di Modena dopo che i video di un combattimento organizzato durante una pausa tra le lezioni hanno iniziato a circolare sui social network. Protagonisti dell’episodio due studenti che hanno deciso di affrontarsi a pugni in quello che, più che una semplice bravata, è apparso come un vero e proprio incontro di boxe improvvisato. A organizzarlo sarebbe stato uno studente di terza superiore appassionato di pugilato, che il 13 maggio si è presentato a scuola con un paio di guantoni nello zaino.

Il luogo scelto per il combattimento era un sottoscala vicino al parcheggio delle auto dell’istituto. Lì i due ragazzi si sono affrontati sotto gli occhi di alcuni compagni, mentre un terzo studente svolgeva il ruolo di arbitro. Le immagini mostrerebbero colpi sferrati con una certa violenza, tanto da suscitare forte preoccupazione una volta arrivate all’attenzione della scuola. I filmati, inizialmente condivisi tra gli studenti, hanno rapidamente superato i confini dell’istituto finendo sui social e arrivando anche ai genitori. A quel punto la vicenda è esplosa. La scuola ha avviato gli accertamenti interni e la questione è stata segnalata ai carabinieri. Del caso si sta occupando anche la Procura per i minorenni.

Sul fronte disciplinare sono state adottate misure particolarmente severe. Il consiglio di classe ha inflitto ai due studenti coinvolti quindici giorni di sospensione, mentre il consiglio d’istituto ha deciso di applicare la sanzione massima prevista: l‘esclusione dallo scrutinio finale. Una decisione che, di fatto, equivale alla bocciatura. Stessa sorte, almeno sul piano disciplinare immediato, per il giovane che ha arbitrato l’incontro, sospeso per due settimane.

“Quando ho visto il video sono rimasto senza parole – ha spiegato il dirigente scolastico alla Gazzetta di Modena – perché è evidente che questo genere di cose non possa avvenire in un contesto scolastico”. Il preside ha sottolineato come le decisioni siano state prese dopo aver ascoltato i ragazzi e valutato attentamente la gravità dell’accaduto. Attraverso l’analisi dei filmati sono stati identificati anche otto studenti presenti come spettatori. Per loro sono allo studio ulteriori provvedimenti disciplinari. Rischiano infatti un cinque in condotta, che comporterebbe la non ammissione all’anno successivo, oppure un sei che porterebbe a un giudizio sospeso.

L'articolo “Fight club” a scuola durante la ricreazione: incontro di boxe nel sottoscala, due studenti rischiano la bocciatura proviene da Il Fatto Quotidiano.

Prof e famiglie contro Valditara, class action per abolire la riforma degli istituti tecnici. Cgil: “Sciopero nazionale, il governo ritiri le norme”

6 June 2026 at 07:56

È scontro tra professori e famiglie dei ragazzi che frequentano gli istituti tecnici e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara colpevole – a detta dei primi – di aver messo in campo una riforma di questo indirizzo calata dall’alto. Molti docenti si sono organizzati in una rete per fare massa critica e ora sono pronti ad unirsi a centinaia di famiglie che sono decise a fare una class action ovvero a presentare un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per annullare il Decreto-Legge 144 del 23 settembre 2022 che ha introdotto modifiche ordinamentali agli istituti tecnici. Non solo.

Tra le “armi” pacifiche adoperate dai professori c’è anche la decisione, a Bologna e non solo, di non adottare i libri di testo per i ragazzi del primo anno. Intanto la Flc Cgil ha inviato formale proclamazione per uno “sciopero breve nazionale del personale docente delle scuole secondarie di secondo grado – le superiori, ndr – comprendenti gli Istituti di istruzione tecnica, in occasione degli scrutini finali”. Dunque dal 13 al 21 giugno il personale docente impegnato negli scrutini finali potrebbe creare dei problemi alla fase finale dell’anno didattico. Il sindacato capeggiato dalla segretaria generale Gianna Fracassi ha anche indirizzato ai capigruppo parlamentari del Senato e della Camera dei Deputati una urgente richiesta di incontro e, successivamente, ha predisposto emendamenti al Decreto-legge.

“Tante e pesanti – ci spiega Fracassi – sono le criticità segnalate dagli istituti coinvolti, riguardo la penalizzazione di numerosi insegnamenti sia di cultura generale che professionalizzanti, con gravissime ricadute sulla qualità della didattica, sul lavoro della docenza e più in generale sulla riduzione di posti di lavoro per il personale docente e Ata. Con la proclamazione dello sciopero degli scrutini finali chiediamo il ritiro e, in subordine, il rinvio dell’attivazione della riforma degli Istituti tecnici”.
La stessa Cgil sosterrà la class action annunciata dalle famiglie attraverso un link al quale tutti possono aderire.

Mamme e papà non ne vogliono sapere di aver iscritto i figli, a febbraio, a corsi che sono stati cambiati senza essere informati. “L’iscrizione – citano genitori nel comunicato che invita ad aderire alla class action nazionale – è stata fatta sulla base del Piano triennale dell’offerta formativa pubblicato dalla scuola durante l’orientamento (ottobre 2025 – gennaio 2026) ma il 9 marzo a iscrizioni già chiuse, il ministero ha approvato la riforma dei tecnici che cambia radicalmente l’offerta formativa. I nuovi quadri orari, le materie, i programmi e le linee guida non erano noti al momento della scelta. A settembre tuo figlio troverà una scuola diversa da quella che avete scelto. La legge tutela il diritto a scegliere la scuola sulla base di informazioni vere e complete. La giurisprudenza amministrativa è chiara: le modifiche dell’offerta formativa devono intervenire prima delle iscrizioni, per consentire scelte consapevoli. I termini per il ricorso al Tar del Lazio sono scaduti, ma c’è ancora tempo per un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica”.

L'articolo Prof e famiglie contro Valditara, class action per abolire la riforma degli istituti tecnici. Cgil: “Sciopero nazionale, il governo ritiri le norme” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Maturità 2026, debutta il nuovo modello: “caccia” ai commissari esterni. In arrivo i nomi

4 June 2026 at 09:58

Oltre un milione e mezzo tra studenti e famiglie attendono la pubblicazione delle commissioni della maturità 2026. Nella giornata di oggi il ministero dell’Istruzione renderà disponibili i nominativi dei commissari esterni e dei presidenti di commissione, informazioni particolarmente attese dai circa 500mila maturandi che tra poche settimane affronteranno l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

I docenti interni, designati dai consigli di classe nei mesi scorsi, sono già noti agli studenti. L’incognita riguarda invece i commissari esterni, che avranno un ruolo decisivo sia nella correzione delle prove scritte sia durante il colloquio orale, esaminando i candidati in due discipline specifiche.

Il calendario delle prove

L’esame prenderà il via giovedì 18 giugno con la prima prova scritta di Italiano, comune a tutti gli indirizzi di studio. Il giorno successivo sarà la volta della seconda prova, differenziata in base al percorso scolastico: Matematica al liceo scientifico, Latino al liceo classico e Lingua straniera 1 al liceo linguistico, tra gli esempi più significativi.

Le nuove commissioni volute dal governo

Quella del 2026 rappresenta la prima maturità organizzata secondo il nuovo assetto introdotto dal ministro Giuseppe Valditara. La principale novità riguarda la composizione delle commissioni, ridimensionate per contenere la spesa pubblica. Dopo oltre vent’anni di commissioni formate da sette esaminatori più il presidente, il nuovo modello prevede cinque componenti effettivi: due commissari interni, due commissari esterni e un presidente esterno. Ogni commissione continuerà comunque a operare su due classi quinte abbinate. La riduzione del numero dei commissari comporta un alleggerimento dell’apparato organizzativo e una significativa diminuzione del personale coinvolto.

I numeri dell’esame

Negli ultimi anni le commissioni di maturità si sono attestate intorno alle 14mila unità. Con il nuovo assetto, il numero complessivo di docenti e presidenti impegnati negli esami dovrebbe restare sotto le 100mila persone. Secondo le stime, rispetto all’anno precedente il contingente degli esaminatori si ridurrà di circa 40mila unità, generando un risparmio stimato in circa 27 milioni di euro tra compensi e rimborsi per trasferte. Gli oltre 500mila candidati saranno distribuiti tra commissioni che seguiranno due classi ciascuna, con i commissari esterni chiamati a valutare gli studenti di entrambe.

Compensi fermi da quasi vent’anni

La pubblicazione delle commissioni riaccende anche le proteste del mondo della scuola. Docenti e dirigenti contestano infatti il mancato aggiornamento delle indennità riconosciute per il lavoro svolto durante gli esami. I compensi restano infatti invariati dal 2007: 399 euro lordi per i commissari interni, 911 euro per quelli esterni e 1.249 euro per i presidenti di commissione. A tali importi si aggiunge un’indennità di 171 euro per chi deve raggiungere sedi situate a oltre trenta minuti dal comune di servizio o di residenza.

Le organizzazioni sindacali evidenziano come, al netto delle trattenute fiscali, le somme effettivamente percepite risultino sensibilmente inferiori. Inoltre, la riduzione del numero dei commissari comporterà una maggiore mole di lavoro per ciascun docente, con possibili ripercussioni sui tempi di correzione delle prove scritte.

La “caccia” ai commissari esterni

L’annuncio delle commissioni segna tradizionalmente anche l’inizio della ricerca di informazioni sui commissari esterni. Se in passato gli studenti si affidavano al passaparola, oggi gruppi WhatsApp, forum e social network consentono una rapida circolazione di notizie e testimonianze.

Tra i maturandi si condividono indicazioni sul metodo di valutazione dei docenti, sugli argomenti ritenuti più importanti, sul carattere degli insegnanti e sulle modalità con cui conducono gli esami orali. Una sorta di “profilazione informale” che, pur senza garantire vantaggi reali, viene considerata da molti studenti uno strumento utile per arrivare più preparati e meno sorpresi all’appuntamento con l’esame. Con la pubblicazione delle commissioni si entra così nella fase più intensa della maturità: quella in cui l’attesa lascia spazio alla preparazione finale e al conto alla rovescia verso la prima prova.

L'articolo Maturità 2026, debutta il nuovo modello: “caccia” ai commissari esterni. In arrivo i nomi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Caro ministro Valditara, la Scuola non è una caserma

4 June 2026 at 05:50

Caro ministro dell’Istruzione e del Merito, non ci siamo proprio! Stavolta non si tratta di un lapsus, di un errore, di uno scivolone. Di fronte all’aggressione di un professore (l’ennesima) dell’Istituto di istruzione superiore “Peano – C. Rosa” di Nereto, lei ha inviato un comunicato stampa dove dichiara: “Va ripristinato il rispetto della autorità dei docenti, non vi può essere nessuna indulgenza verso i violenti. La scuola è il luogo della educazione e del rispetto non della prevaricazione e della prepotenza”.
Ha scritto autorità, non autorevolezza. Non so se si rende conto ma il termine autorità evoca la capacità di farsi obbedire o rispettare, basata sul potere legittimo (riconosciuto da leggi e istituzioni) mentre l’autorevolezza è la capacità di farsi ascoltare, rispettare e seguire in modo spontaneo grazie alle proprie competenze, alla coerenza e al carisma. A differenza dell’autorità (imposta da un ruolo o da una gerarchia), l’autorevolezza si guadagna sul campo e si basa sulla fiducia.

Capirà che si tratta di una questione pedagogica.
Chi scrive è tra i giornalisti e maestri che non l’ha “condannata” per aver erroneamente attribuito l’omicidio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse perché so bene che lei, professore di diritto romano, conosce bene la nostra Storia. A proposito dell’uso di quell’ “umiliandosi”, nel mio libro La pubblica (d)istruzione, ho parlato di un chiaro lapsus.

Stavolta, invece, non riesco proprio a pensare che l’uso di “autorità” anziché di autorevolezza” si tratti di un errore non intenzionale. Anzi, questa sua frase mi ha immediatamente ricordato le parole che lei cita nel suo libro “E’ l’Italia che vogliamo. Il manifesto della Lega per governare il Paese” ove è scritto: “La nostra unità nazionale si è costruita grazie a due fattori decisivi: la Scuola e il servizio militare”. Lei, mette sullo stesso piano una caserma e un luogo dove si educa. Il problema, tuttavia, non è suo. Lo dico con sincerità. E’ della premier, Giorgia Meloni che ha scelto per il dicastero di viale Trastevere un leghista che probabilmente poco conosce o poco ha praticato la pedagogia.

A volte, infatti, mi chiedo: Valditara avrà letto Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani? Sarà stato a Barbiana? Avrà parlato qualche volta con gli allievi di quel prete/maestro molto autorevole? Avrà studiato Albero Manzi prendendo in mano L’avventura di un maestro del professore Roberto Farné? Chissà se il ministro avrà mai incontrato Mario Lodi? E Giorgia Meloni?

La questione è molto più seria di un lapsus perché con quest’idea della Destra di punire, di dichiarare che il professore è un’autorità (e non chiedendo ai docenti e ai presidi, autorevolezza ovvero carisma, fascino, erotismo per dirla con le parole di Recalcati) la Scuola ha perso empatia e com’è sempre accaduto nella Storia, i giovani, gli adolescenti, si stanno ribellando. E a volte lo fanno con gli strumenti (sbagliati) che hanno o meglio che abbiamo lasciato loro, purtroppo.

L'articolo Caro ministro Valditara, la Scuola non è una caserma proviene da Il Fatto Quotidiano.

Caro ministro Valditara, la Scuola non è una caserma

4 June 2026 at 05:50

Caro ministro dell’Istruzione e del Merito, non ci siamo proprio! Stavolta non si tratta di un lapsus, di un errore, di uno scivolone. Di fronte all’aggressione di un professore (l’ennesima) dell’Istituto di istruzione superiore “Peano – C. Rosa” di Nereto, lei ha inviato un comunicato stampa dove dichiara: “Va ripristinato il rispetto della autorità dei docenti, non vi può essere nessuna indulgenza verso i violenti. La scuola è il luogo della educazione e del rispetto non della prevaricazione e della prepotenza”.
Ha scritto autorità, non autorevolezza. Non so se si rende conto ma il termine autorità evoca la capacità di farsi obbedire o rispettare, basata sul potere legittimo (riconosciuto da leggi e istituzioni) mentre l’autorevolezza è la capacità di farsi ascoltare, rispettare e seguire in modo spontaneo grazie alle proprie competenze, alla coerenza e al carisma. A differenza dell’autorità (imposta da un ruolo o da una gerarchia), l’autorevolezza si guadagna sul campo e si basa sulla fiducia.

Capirà che si tratta di una questione pedagogica.
Chi scrive è tra i giornalisti e maestri che non l’ha “condannata” per aver erroneamente attribuito l’omicidio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse perché so bene che lei, professore di diritto romano, conosce bene la nostra Storia. A proposito dell’uso di quell’ “umiliandosi”, nel mio libro La pubblica (d)istruzione, ho parlato di un chiaro lapsus.

Stavolta, invece, non riesco proprio a pensare che l’uso di “autorità” anziché di autorevolezza” si tratti di un errore non intenzionale. Anzi, questa sua frase mi ha immediatamente ricordato le parole che lei cita nel suo libro “E’ l’Italia che vogliamo. Il manifesto della Lega per governare il Paese” ove è scritto: “La nostra unità nazionale si è costruita grazie a due fattori decisivi: la Scuola e il servizio militare”. Lei, mette sullo stesso piano una caserma e un luogo dove si educa. Il problema, tuttavia, non è suo. Lo dico con sincerità. E’ della premier, Giorgia Meloni che ha scelto per il dicastero di viale Trastevere un leghista che probabilmente poco conosce o poco ha praticato la pedagogia.

A volte, infatti, mi chiedo: Valditara avrà letto Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani? Sarà stato a Barbiana? Avrà parlato qualche volta con gli allievi di quel prete/maestro molto autorevole? Avrà studiato Albero Manzi prendendo in mano L’avventura di un maestro del professore Roberto Farné? Chissà se il ministro avrà mai incontrato Mario Lodi? E Giorgia Meloni?

La questione è molto più seria di un lapsus perché con quest’idea della Destra di punire, di dichiarare che il professore è un’autorità (e non chiedendo ai docenti e ai presidi, autorevolezza ovvero carisma, fascino, erotismo per dirla con le parole di Recalcati) la Scuola ha perso empatia e com’è sempre accaduto nella Storia, i giovani, gli adolescenti, si stanno ribellando. E a volte lo fanno con gli strumenti (sbagliati) che hanno o meglio che abbiamo lasciato loro, purtroppo.

L'articolo Caro ministro Valditara, la Scuola non è una caserma proviene da Il Fatto Quotidiano.

Credere ancora nell’evidenza scientifica

29 May 2026 at 09:08

Informazioni basate su dati empirici inducono una quota significativa di persone a rivedere le proprie convinzioni, anche in contesti caratterizzati da una forte polarizzazione politica. E l’orientamento ideologico di chi le trasmette conta poco.

L'articolo Credere ancora nell’evidenza scientifica proviene da Lavoce.info.

❌