Normal view
Aviation industry looks skywards as leaders fly in for Rio summit
Oil tankers may be stuck behind strait of Hormuz, but holding the Iata AGM in Brazil defies warnings of impending shortages
Nothing says jet fuel crisis, as one prospective attender put it, like flying everyone to Rio de Janeiro. Aviation leaders will converge in Brazil this weekend for the Iata AGM, the annual global airline summit, with the industry still, for the most part, looking resolutely skyward.
The oil tankers may still be stuck behind the strait of Hormuz as the conflict between the US, Israel and Iran flickers on, but for now, airlines continue to defy dire warnings of impending shortages which had stoked fears of a summer of chaos for European holidaymakers.
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© Photograph: Nature Picture Library/Alamy

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India Flexes Muscles in Turkey’s Backyard: A New Front in the Middle East
L’Italia può essere la chiave di volta del progetto Imec
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Mai come di questi tempi vi è un bisogno impellente di costruttori e saldatori, per creare e rafforzare sinergie e connessioni. Gli scenari sono in continuo mutamento – basti guardare al Medio Oriente – e in tale clima d’incertezza, di tensioni e conflittualità, le relazioni tra i Paesi contano. La crisi dello Stretto di Hormuz sta dimostrando che l’Iran, per quanto non sia dotato di una marina paragonabile a quella di altri Paesi occidentali, può bloccare uno dei più strategici passaggi del traffico commerciale mondiale e mettere in seria difficoltà i nostri approvvigionamenti e le nostre economie.
È una crisi, però, che ci dimostra anche quanto il Mediterraneo sia al centro delle rotte di tutto il mondo. Allora, alla luce dell’attualità, si comprende quanto lungimirante sia stato il governo Meloni, fin dal suo insediamento, a spingere per tracciare una nuova via dall’Indo-Pacifico al Mare Nostrum. Il Corridoio infrastrutturale ed economico che collegherà le città portuali dell’India, del Medio Oriente e dell’Europa, Imec, è un progetto dal potenziale gigantesco. L’obiettivo è semplice: stabilizzare le connessioni, per generare una nuova, diffusa, prosperità tra le nostre regioni.
Imec è la chiave per unire, finalmente, tanti punti di convergenza globali. Perché se è vero che tutti i mari del mondo sono collegati tra loro come narra l’epica antica, è altrettanto vero che le dimensioni dell’Indo-Pacifico, del Mediterraneo, dell’Atlantico sono interconnesse. Forgiare nuove rotte è una sfida. Consolidarle altrettanto. Gli Stati Uniti sono ben consci dell’importanza di una maggior cooperazione nell’Indo-Pacifico. Non a caso, il Segretario di Stato statunitense Rubio ha guidato, come primo passo ufficiale, la riunione del Quad, il Dialogo quadrilaterale di sicurezza tra Stati Uniti, Australia, India e Giappone.
L’Italia, poi, grazie alla sua posizione geografica, non può che essere il connettore perfetto con l’Indo-Pacifico, trovandosi al centro dello sviluppo economico, sociale, culturale, politico del Mediterraneo. Nel 2023, Roma e Washington sono stati tra i primi firmatari con Nuova Delhi di questa ambiziosa iniziativa. Oggi è ancora più forte il convincimento, a tre anni di distanza, che si è trattato di una scelta giusta.
Imec potrà essere un elemento d’unione tra le regioni, un vero e proprio nuovo asse globale per le nostre economie, per le risorse energetiche e per la rete di comunicazioni. Il Corridoio risponderà a quell’incertezza per il commercio globale che iniziative come la Belt and Road Initiative, o le politiche di coercizione di Pechino, generano, o ancora, risponderà anche alla turbolenza che Paesi come l’Iran diffondono a macchia d’olio.
Imec infatti vuole essere una risposta alla necessità occidentale di maggiore indipendenza e al bisogno di mettersi in sicurezza. Grazie al Corridoio, l’impulso a settori come la logistica, il digitale, o ancora la collaborazione culturale e scientifica, potrà essere significativo. Sarà anche un’ulteriore opportunità di integrazione per il continente africano, e ancora una volta, qui, il ruolo di primissimo piano dell’Italia, grazie al Piano Mattei del Governo Meloni, è evidente.
Queste sono solo alcune delle tante, ottime, ragioni per promuovere, come terminale in Europa di Imec, il porto italiano di Trieste. Oltre a essere da sempre un crocevia di culture e saperi, Trieste ha caratteristiche strategiche assolutamente uniche. Innanzitutto, rispetto ad altri approdi, Trieste costituisce una porta diretta sull’intera Europa, indipendente da ogni ingerenza. Si collega perfettamente, infatti, al cuore industriale del continente europeo con ben quattro Corridoi Strategici (Mediterraneo, Reno-Alpi, Scandinavo-Mediterraneo e Baltico-Adriatico) e all’Europa orientale, in particolare alla regione baltica. Il timing c’è. La stabilità politica del governo Meloni ha tracciato un solco deciso, che auspichiamo tutti resti ben visibile e sempre più profondo.
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Il corridoio economico che sfida la Via della seta cinese
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La visita ufficiale in Italia del Primo ministro dell’India Narendra Modi dello scorso 19-20 maggio a Roma, gli incontri con il Presidente Sergio Mattarella, e l’ampio incontro bilaterale con la Premier Giorgia Meloni hanno sancito una nuova fase dei rapporti fra Italia e India, elevando la relazione fra i due Paesi al livello di un partenariato strategico speciale. È stata la prima missione in Italia di un Primo ministro dell’India da ventisei anni e, accanto al rilancio a tutto campo delle relazioni politiche, economiche e commerciali, il vertice è stato anche l’occasione per fare il punto sul grande progetto strategico di connessione fra Europa, Golfo e India, di cui ci occupiamo in questo numero speciale de Linkiesta: il progetto di Imec.
Il progetto del Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (Imec) nasce durante il summit del G20 di New Delhi del 9-10 settembre 2023 su iniziativa di un gruppo di Paesi promotori: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, India, Italia, Stati Uniti e Unione europea.
L’idea è semplice e rivoluzionaria: creare una grande connessione mare-ferrovia-mare fra l’Indo-Pacifico e il Mediterraneo unendo l’India con i Paesi del Golfo, Israele e l’Unione europea con il suo ampio sistema portuale, a cominciare dai porti del Pireo e di Trieste.
Il progetto si fonda su alcuni fatti già concreti oggi e su alcune scommesse strategiche: il partenariato strategico fra India ed Emirati Arabi Uniti; l’Accordo di Libero Scambio e la Partnership su Difesa e Sicurezza fra Unione europea e India siglati a Delhi il 27 gennaio 2026; l’ulteriore estensione degli Accordi di Abramo e un accordo di pace duraturo fra Israele e Arabia Saudita, fondamentali per la realizzazione della connettività e delle infrastrutture previste dal progetto; pace e sviluppo nel Grande Medio Oriente come alternativa all’esportazione sistematica di instabilità e terrorismo dell’Iran; bypassare le «strozzature» degli stretti di Bab el-Mandeb e Hormuz, costantemente minacciati; costruire un’alternativa al progetto della Via della Seta di Pechino e all’asse strategico fra le autocrazie di Cina, Iran e Russia.
Imec nasce all’interno della cornice politica di I2U2, il mini-Quad fra India, Israele, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti nato nell’ottobre del 2021, noto anche come Alleanza Indo-Abramitica (l’acronimo «I2U2» deriva dalle iniziali dei quattro Paesi: India e Israele – due «i» – più Stati Uniti (Usa) e Emirati Arabi Uniti (Uae) – due «u»).
I2U2 è un formato il cui punto di forza è la combinazione di capitale arabo, tecnologia israeliana, capacità produttiva indiana e influenza statunitense.
I progetti già messi in cantiere spaziano dal Corridoio alimentare India-Uae, con un investimento emiratino di oltre due miliardi di dollari per sviluppare catene di approvvigionamento e infrastrutture agricole in India, a progetti di energia rinnovabile, a cominciare dal parco solare da trecento megawatt (MW) in Gujarat, finanziato dagli Emirati con know-how tecnico israeliano, fino alla progettazione di quei corridoi multimodali di porti e ferrovie tra India, Medio Oriente e Mediterraneo che sono stati la base concettuale sulla quale è poi nata Imec nel 2023.
Ma il Corridoio India-Medio Oriente-Israele-Europa è qualcosa di più di un brillante progetto geo-economico: è uno spin-off degli Accordi di Abramo, quello straordinario accordo di pace fra Israele, Marocco, Emirati e Bahrein che sta già cambiando l’intera regione, mutando anche in profondità i paradigmi con i quali eravamo abituati a interpretare il Medio Oriente.
Il confronto storico fra sciiti e sunniti non è più sufficiente per spiegare la nuova realtà di un mondo islamico sempre più diviso tra «innovatori» e «conservatori»: da una parte chi vuole riformare l’Islam e renderlo pienamente compatibile con lo stato di diritto e la democrazia, dall’altra chi vorrebbe cancellare la presenza ebraica dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo e mantenere il Medio Oriente in una condizione di perenne conflitto fra Islam e Occidente.
L’alleanza fra sunniti di Hamas e sciiti di Hezbollah è l’altra faccia di questa medaglia, e gli Accordi di Abramo – da Avraham/Abramo/Ibrahim, patriarca del monoteismo per ebrei, cristiani e musulmani – rappresentano un incubo per chi vorrebbe cancellare Israele dalla faccia della terra.
Il progetto di Imec è stato poi rafforzato dall’Accordo di Libero Scambio (Als) tra Unione europea e India, firmato il 27 gennaio 2026, che ha fatto nascere un mercato integrato che coinvolge oltre due miliardi di esseri umani e un quarto del Pil globale.
Già da molti definito come «la madre di tutti gli accordi», l’intesa euro-indiana potenzierà l’interscambio bilaterale fra India ed Europa che già oggi supera i centottanta miliardi di euro annui.
Gli effetti dell’accordo saranno molto ampi: riduzione dei dazi doganali su oltre il novanta per cento degli scambi commerciali; facilitazioni per le imprese europee nell’accesso al mercato indiano; semplificazione burocratica con la riduzione dei costi di import/ export e semplificazione doganale. In più, l’accordo permetterà un’ampia cooperazione strategica nello sviluppo congiunto dell’IA, nei semiconduttori, nel settore della difesa e della sicurezza.
Imec è molto di più di una serie di infrastrutture di trasporto: attraverso la creazione di una rete multimodale di 4.800 chilometri di connessioni navali e ferroviarie ad alta velocità è in grado di unire i porti indiani di Mundra e Kandla, quelli emiratini di Fujairah e Jebel Ali, quelli sauditi di Dammam e Ras al Khair per poi giungere attraverso la Giordania e i territori palestinesi al porto israeliano di Haifa, hub strategico per connettere l’intera rete con i porti europei, a cominciare dal Pireo e Trieste.
La guerra nel Golfo ha reso evidenti i pericoli rappresentati dalle storiche strozzature geopolitiche dello Stretto di Hormuz e di Bab el-Mandeb. Il progetto di integrazione e nuova connessione fra India, Golfo, Israele ed Europa permetterà di bypassare definitivamente i due choke point, che da secoli rendono fragile l’economia globale.
La realizzazione di una rete infrastrutturale nel Golfo permetterà di unire Europa e India eliminando il condizionamento iraniano sugli stretti.
Attraverso lo stretto di Hormuz passa ancora oggi circa il venti per cento del petrolio mondiale trasportato via mare e l’accesso al Mar Rosso tramite lo stretto di Bab el-Mandeb è condizionato da un mix di minacce che spaziano dalla pirateria alle milizie Houthi, il proxy di Teheran in Yemen.
La nuova rete non sarà solo ferroviaria e sull’asse di Imec verrà realizzata anche una connettività energetica (gasdotti, solare e idrogeno) e una connessione digitale in grado di rappresentare un’importante opportunità di integrazione delle economie europee, del Medio Oriente e dell’Indo-Pacifico, distante e libera dai condizionamenti geopolitici delle autocrazie di Cina e Iran.
Il corridoio fra India e Mediterraneo ha uno dei suoi terminali strategici nel porto di Haifa, nel quale il gruppo indiano Adani ha già investito 1,2 miliardi di dollari e la partnership strategica fra India e Israele, con ampie relazioni politiche, economiche e militari ha rafforzato l’intero progetto.
La prospettiva di una pace strutturale e duratura fra Israele e i Paesi arabi del Golfo aveva purtroppo molti nemici. Durante gli stessi giorni del G20 a New Delhi (9-10 settembre 2023) i negoziati fra Arabia Saudita e Israele stavano compiendo rilevanti progressi e la possibilità che l’Arabia Saudita, custode dei luoghi più sacri dell’Islam di Mecca e Medina, potesse raggiungere un duraturo accordo di pace con Gerusalemme rappresentava per l’Iran e per i suoi alleati una possibilità da escludere con ogni mezzo possibile.
Questo è il contesto in cui è anche nato l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, con un obiettivo preciso: far saltare le trattative di pace allora in corso fra Riyadh e Gerusalemme per includere l’Arabia Saudita negli Accordi di Abramo.
India, Unione europea, Paesi del Golfo e Israele per aprire nuove prospettive economiche riducendo la dipendenza da Russia e Cina. Integrandosi con il Medio Oriente e con i mercati emergenti dell’India, l’Europa può non solo diversificare le proprie capacità economiche e tecnologiche, ma anche rafforzare le proprie politiche in materia di sostenibilità, cambiamento climatico e connettività digitale. Le innovazioni europee nelle tecnologie di navigazione autonoma sviluppate, insieme agli esperimenti nei sistemi di trasporto intelligenti, nei droni e in altri settori avanzati, richiedono possibilità di applicazione su larga scala, e l’Imec potrebbe offrire proprio questo tipo di opportunità. Sebbene il Medio Oriente stia attraversando una fase di forte conflittualità, Paesi come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita guardano con interesse a investimenti produttivi e a una riorganizzazione della finanza e dei mercati regionali. Pur avendo subito attacchi da parte dell’Iran, entrambi intendono rafforzare la connettività regionale attraverso l’I2U2, riprendere le esportazioni energetiche e rilanciare gli accordi di libero scambio. Per l’India, che negli ultimi anni ha mantenuto una crescita economica superiore al sei o sette per cento, l’Imec promette un aumento delle esportazioni e una maggiore integrazione con i mercati europei ad alta tecnologia, oltre ad attenuare le preoccupazioni energetiche in caso di chiusura di Hormuz. Tuttavia, l’Imec deve ancora affrontare diversi ostacoli, tra cui il conflitto in Medio Oriente, l’armonizzazione degli standard nei trasporti e nei sistemi logistici. Negli ultimi tempi gli stakeholder sembrano aver avviato discussioni su questi temi, anche se una riduzione delle tensioni in Medio Oriente resta una condizione necessaria per la realizzazione dell’Imec. hanno tutto l’interesse a rilanciare il progetto di Imec anche per favorire la ripresa del dialogo fra Arabia Saudita e Israele, una delle chiavi per la costruzione di una pace duratura in tutto il Medio Oriente.
Oggi quell’ipotesi di pace è resa molto più difficile anche dall’accresciuta competizione fra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, la cui divergenza strategica sta condizionando in modo significativo molti teatri del Grande Medio Oriente, dove emiratini e sauditi non solo competono, ma in alcuni casi sostengono indirettamente fazioni, milizie e gruppi armati antagonisti: in Sudan, nello Yemen, in Somalia e nel Corno d’Africa.
In conclusione, Imec può rappresentare una grande opportunità per Europa e India, ma anche per la rete delle democrazie europee e asiatiche, che otterrebbero beneficio da una crescente integrazione fra Mediterraneo e Indo-Pacifico e da un’accresciuta cooperazione fra Paesi che non condividono soltanto interessi economici e commerciali, ma anche valori fondamentali di libertà economica e politica.
In questo contesto, l’India può essere considerata una «chiave di volta» di quel nuovo Grande Gioco che sta mutando in profondità la nostra esistenza. Non c’è infatti un solo dossier nel quale non siano chiari i vantaggi di un’alleanza globale fra India e Occidente: la costruzione di percorsi alternativi alla Via della Seta di Pechino, a cominciare dal Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa; la libertà di navigazione nell’Indo-Pacifico; il de-coupling e il de-risking da Pechino; la partnership per costruire una nuova stagione di cooperazione congiunta euro-indiana in Africa e nel Sud globale; la cooperazione avanzata nel settore della sicurezza e della difesa.
L’India può rappresentare un nuovo e solido pilastro sul quale l’Occidente può poggiare le proprie strategie di lungo periodo in una crescente integrazione fra la sfera mediterranea e quella dell’Indo-Pacifico.
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Lasciare la quiete di Le Pertuis per un destino inatteso
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La porta del palazzo si aprì sull’atrio risonante. Dalle stanze alte e ombrose spirava una frescura ammuffita che sapeva di oscurità, di bassotto bagnato e di naftalina, una frescura proveniente dai muri di calce impregnati dall’umidità monsonica e dai secchi d’acqua delle domestiche che lavavano le lastre di marmo dei pavimenti lasciando le impronte dei piedi nudi con le dita distanziate. Al piano terra, la vecchia Ms Bill era distesa a letto. Attraverso uno spiraglio della porta avevo intravisto baluginare le lenti dei suoi occhiali e scorto il cuscino bianco su cui poggiava la testa mentre, in balia del sentore umido, seguivo mia zia al piano superiore.
Qui Mr Bill, il figlio di Ms Bill, avviluppato in una vestaglia di seta grigio elefante, il mento fasciato da una benda rosso ciliegia e in testa un cappellino da baseball con scritte gialle su fondo blu, se ne stava sul divano nel suo boudoir televisivo, un’intima stanza piena di poltrone, sedie e sgabelli in palissandro tappezzati di un tessuto ceruleo. Dalle alte finestre di quella piccola sala penetravano il brusio del traffico, gli squilli dei clacson di auto e camion, il clangore dei risciò e le urla dei venditori ambulanti. Nel rondeau del giardino fiorivano le bocche di leone. Mr Bill indossava pantofole a forma di gondola, e i suoi occhi scuri e lucenti fissavano lo schermo di un Hitachi 1080 che, dopo la morte della moglie, aveva sostituito l’altare domestico.
Così com’era, Bhupinder Singh Bill dava a chiunque entrasse l’impressione che quei nuovi riti mattutini gli piacessero più dei precedenti, che per lui lo starsene sdraiato sul divano fosse cosa sacra. Nonostante l’educazione britannica, Mr Bill non si alzò dai cuscini per ricevere mia zia, la vedova di un Lord. Quando Lord Leslie, il quale, per una forma di modestia del tutto incomprensibile a Bhupinder, non aveva mai rivendicato quel titolo magnifico era ancora in vita, Bhupinder non si era mai permesso un simile comportamento, ma ora il Lord era morto, e Mr Bill considerava la zia come qualcosa di completamente inutile, una vedova, per l’appunto.
In passato gli era servita perché poteva presentarla come Lady Leslie. Ma presentare una vedova! Non voleva forse dire presentare una morta? Con Lord e Lady Leslie Mr Bill era solito mettersi in mostra alle feste di nozze sikh, nei golf club, nei bar degli alberghi e ai garden party. Piccolo e disinvolto, faceva la sua comparsa tra gli amici con la coppia elegante, un bicchiere di Johnny Walker nella mano destra, la sinistra nella tasca dei pantaloni. «Nel XII secolo» raccontava poi in inglese, «un nobile fiammingo, Bartholomew, ottenne la baronia di Lesly. Sir Andrew Leslie fu tra i firmatari della lettera al papa del 1320, in cui si dichiarava l’indipendenza della Scozia.» Quella frase, che aveva imparato a memoria, fuoriusciva morbida e sommessa dalle sue piccole labbra carnose e gli donava quanto il turbante color prugna o lampone, il bicchiere di whisky, o il ventre gonfio e tondo come la sua fiabesca ricchezza.
Come suonava mondana quella frase nell’aria afosa di un giardino indiano, tra i vapori di gamberetti fritti e di riso al limone! Alle cose che riguardavano la vita in società, i titoli, le antiche storie di famiglia, e a tutto ciò che avesse a che fare col denaro, Mr Singh Bill era indiscutibilmente sensibile. «He comes from a very good family»: un’affermazione di cui usava cingere di volta in volta il capo della persona premiata come di una corona di alloro, poiché per Bhupinder non c’era nella vita laurea più prestigiosa della provenienza da una buona famiglia. A parte questo, era l’emblema di un sikh privo di poesia, e se mio zio non fosse stato Lord, Mr Bill si sarebbe indignato per quell’uomo e per il suo modo di trascorrere la vita: leggendo, collezionando rarità e scrivendo.
Ma ancor più si sarebbe indignato per mia zia, che a nessun party, matrimonio o aperitivo perdeva mai l’occasione di accusare l’intera famiglia di irresponsabilità sociale. Poi, con un’ampia gonna, una camicetta verde serpente, cerchi d’oro alle orecchie e bracciali tribali afghani, sedeva su una delle poltrone verde muschio del salotto di Mr Naranjan Singh e porgeva il suo bicchiere vuoto al servitore, affinché le versasse ancora un po’ di whisky, il cui effetto inebriante, in tarda serata, l’aiutava ad attaccare quella banda di fannulloni viziati: la signora Bina Singh Bill, che aveva sacrificato ogni possibilità di far qualcosa della sua vita alle strane concezioni della morale sikh, o suo fratello, talmente rimbambito dai propri privilegi che riusciva a valutare con sicurezza solo le condizioni meteorologiche. In quei frangenti, nessuno dei Bill rispondeva. Si scambiavano sorrisi con lo sguardo avvelenato. L’educazione ricevuta vietava loro di zittire una signora alterata. «Tu non capisci l’India.»
«Non la capisco, ma ho occhi per vedere i prati da golf ben curati davanti alle vostre fabbriche. Li avete allestiti per i vostri operai? E perché non sostituite le ruote dei carri trainati dai buoi con pneumatici di gomma?» «Troppo costoso» esclamava il vecchio Naranjan Singh, lisciandosi la barba con le dita sottilissime, lunghe e inanellate, «è compito del governo», al che le donne facevano tintinnare rumorosamente i loro braccialetti portando la conversazione su una partita di tennis, un modello di occhiali da sole, la ricetta di una torta di datteri o l’olio d’oliva italiano. «Olive oil is the best!» strepitava la vecchia signora Naranjan Singh, mentre Bhupinder raccontava di una caccia alla tigre nel 1971 e “uncle Zutshi”, il fabbricante di tovaglie, ricordava un’indimenticabile partita di polo a Kolkata. Ma poi ché all’epoca mia zia era ancora la moglie di Lord Leslie, le sue accuse venivano accettate con la stessa educazione con cui veniva tollerata l’irritante gentilezza che riservava alla servitù dei Bill. Solo una volta il vecchio Singh l’aveva guardata severamente e le aveva detto: «All is karma!».
Sullo sgabello davanti al divano, nello stesso stile indiano delle altre poltrone e sedie, quello stile unico del mobilio britannico-orientale che dopo il 1947 nelle grandi case non aveva più subito cambiamenti drastici, c’era un bicchiere di tè masala, un piatto con uova strapazzate schiumose e una fetta di pane un po’ troppo tostata per essere considerata un perfetto toast inglese.
Io e la zia eravamo entrate nella stanza proprio nel momento in cui Mr Singh Bill era in procinto di spalmare le uova sul toast con l’aiuto di un piccolo coltello d’argento. Un momento indubbiamente delicato, tanto che alla nostra vista gli sfuggì di bocca un sommesso «Ah».

Tratto da “La tigre nel giardino”, di Anna Katharina Fröhlich, 2026, 19€, 168 pagine
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Ancient Greece’s Fascination With India’s “Naked Philosophers”

Throughout history, and since the first exchanges between India and ancient Greece, Greeks have been captivated by the intriguing stories of the mysterious gymnosophists of India or the “naked philosophers.”
These philosophers became infamous for their austere and ascetic lifestyle along with their enigmatic wisdom. There are numerous Greek accounts of these wise people, offering a fascinating picture of the important cultural exchanges between two of the greatest civilizations on Earth.
Encounters with Alexander the Great
One could argue that perhaps the most famous interactions between Greeks and the gymnosophists took place during the campaign of Alexander the Great in India in 326 BC.
Ancient historians such as Onesicritus and Nearchus described (in their works) the dialogues that the great Macedonian Greek commander had with these naked wise men.
During these dialogues, we can see their distinctive disregard for any material possessions and their truly spectacular willingness to embrace death as a part of life. The philosopher Calanus famously demonstrated this by actually setting himself on fire in front of Alexander in an extreme attempt to showcase his fearless nature.

These examples are only a part of the entire collection of accounts that have managed to paint a vivid picture of the unconventional way of life of the gymnosophists. Porphyry, for instance, noted in his works that these Indian philosophers were strictly vegetarians, much like the Brahmins. Their absolute rejection of garments and clothing, in general, along with their distaste for worldly goods in pursuit of spiritual enlightenment made a deep impression on the Greeks, who were genuinely amazed by the dedication of these men.
Ancient Greece’s views on philosophy of India
For the Greeks and their worldview, the gymnosophists represented a very different and acutely unique philosophical tradition with both many similarities to but also divergences from their own. From the accounts of ancient writers we learn that Greeks saw similarities between the ideas from gymnosophists of India and their own Greek philosophical concepts.
The belief of the gymnosophists for example in reincarnation, or metempsychosis, was of particular interest to many. Some scholars even speculated that Greek thinkers such as Pythagoras may have been influenced by Indian thought in the way he shaped his own worldview.
However, it is obvious that the Greeks also noted differences. This is something that probably led to a greater curiosity about and fascination with the Indian gymnosophists. Unlike the gymnosophists, mainstream Greek philosophers tended to engage more with society and politics, becoming much more active in the everyday life of their cities. The radical asceticism of the gymnosophists, on the other hand, as well as their rejection of material life, was more extreme than most Greeks had ever witnessed.
Asceticism and self-denial—from India’s gymnosophists to ancient Greece
What seems to have impressed the Greeks the most about the gymnosophists and their life was their incredible commitment to self-denial and extreme austerity. These naked wise men renounced almost all possessions and lived in the wilderness away from urban centers of the time.
Their sole goal was to pursue spiritual wisdom through material deprivation. To Greek eyes, their extremely ascetic lifestyle represented the ultimate mastery over physical desires and earthly attachments. For the Greeks, this was almost inherently difficult to comprehend, as the Greeks had a fundamentally different view, which was much closer to today’s Western attitude towards material possessions.
This is the reason why the example of living adopted by the gymnosophists inspired some Greek philosophical movements, particularly the Cynics. The Cynics were the ones who emulated the Indian rejection of social norms and material goods in favor of the benefits of asceticism. Christian ascetics also later looked to the Indian philosophers as true role models of self-discipline and pure piety.
India’s gymnosophists and influences on ancient Greece
As is understandable, the gymnosophists played a fundamental role in shaping and affecting the Greek imagination. They appeared as archetypal wise men in works by authors like Plutarch, Lucian, and Clement of Alexandria. Their fascinating way of life continued to amaze later Greek and Roman writers. These writers saw them as exotic embodiments of the philosophical ideal.
More broadly speaking, the Greek encounters with the gymnosophists show us the importance and richness of the cultural exchanges and the discourse of ideas between ancient cultures and civilizations. These Indian wise men expanded many of the Greek notions of philosophy and the possibilities of the ascetic path, even shaping Christian thought, although they lived centuries before the birth of Jesus. At the same time, the Greek accounts give us valuable information about the fundamentals of Indian thought and practice.
- El País - English

- Iran and the US loosen their grip on the Strait of Hormuz despite attacks and twists in negotiations
Iran and the US loosen their grip on the Strait of Hormuz despite attacks and twists in negotiations
Despite all the difficulties, as numerous as they are, something is moving in the Strait of Hormuz. Even before the United States and Iran agreed to reopen it, the world’s most important energy shipping lane has shown signs of a slight loosening. Despite the double blockade — imposed first by Tehran and then by Washington — the number of ships managing to transit has grown in recent days. Some — the majority — do so with the permission of Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps. Others are escorted by the U.S. Navy. A few take the risk on their own.

© Reuters (REUTERS)
Portugal elege as suas novas maravilhas arquitetónicas
As Novas 7 Maravilhas de Portugal regressaram em 2026, quase duas décadas após a primeira edição, com o objetivo de eleger, através do voto popular, os mais emblemáticos exemplos do património construído português. A iniciativa decorre ao longo deste ano…
O post Portugal elege as suas novas maravilhas arquitetónicas aparece primeiro no Diáspora Lusa.
Cricket Canada suspended over allegations of gang-linked corruption
ICC’s decision comes amid growing concerns the team is being influenced by members of a notorious gang in India
Cricket’s international governing body has suspended Canada over what it described as “serious breaches of its membership obligations”, dealing the latest blow to an organization that critics say has become a “laughing stock” within the sport.
The suspension also comes amid growing concerns that one of Canada’s fastest-growing sports is being influenced by members of a notorious gang that operates with impunity from an Indian prison cell.
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© Photograph: Joe Allison-ICC/ICC/Getty Images

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- Diáspora Lusa
- Parcerias e Negócios anuncia parceria com a Diáspora Lusa para aproximar empresários portugueses no mundo
Parcerias e Negócios anuncia parceria com a Diáspora Lusa para aproximar empresários portugueses no mundo
A Convenção Anual da Parcerias e Negócios realizou-se no dia 23 de Maio, no SDivine Fátima Hotel, reunindo empresários, empreendedores, oradores, dirigentes e profissionais de diferentes sectores de actividade. O encontro ficou marcado pela partilha de experiências, pela apresentação de…
O post Parcerias e Negócios anuncia parceria com a Diáspora Lusa para aproximar empresários portugueses no mundo aparece primeiro no Diáspora Lusa.
- The Guardian - World news

- Exam fail: Indian students complain en masse about marking errors in key final exams
Exam fail: Indian students complain en masse about marking errors in key final exams
New digital marking system is aimed at reducing human errors but many students say it has resulted in wrong grades
A national outcry has erupted in India after more than 400,000 students requested copies of their answer sheets amid mounting complaints of errors in the marking of the country’s most important school-leaving examinations.
Within days of the grade 12 exam results being issued, students began reporting marking discrepancies they linked to a new digital marking system.
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© Photograph: Hindustan Times/Getty Images

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India-Israel-UAE: An Alliance of Many Anxieties
- New Eastern Outlook
- Rubio in India: An Attempt to Smooth Over Differences and Strengthen Cooperation
Rubio in India: An Attempt to Smooth Over Differences and Strengthen Cooperation
- El País - English

- Iran’s frozen assets, the last major stumbling block in negotiations with Washington
Iran’s frozen assets, the last major stumbling block in negotiations with Washington
Talks to end the war with Iran and reopen the Strait of Hormuz appear, for the first time in three months, to be moderately on track. At least that is the impression conveyed by public statements and leaks from both sides: water is beginning to fill the deep negotiating well, which until now had been practically dry.

© ABEDIN TAHERKENAREH (EFE)
On the New Foreign Tour of Indian Prime Minister Narendra Modi
- New Eastern Outlook
- The Fallout of Israel and America’s Illegal War against Iran on India and the World
The Fallout of Israel and America’s Illegal War against Iran on India and the World
- New Eastern Outlook
- Lavrov and Jaishankar: Synchronizing Watches and Strengthening Russian-Indian Ties





