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Sejam bem-vindos aos EUA e ao Mundial, a menos que…

Omar Abdulkadir Artan já entrou na história do Mundial apesar de lhe ter sido barrada a entrada nos EUA. Aos 34 anos, Omar é considerado o melhor árbitro africano da atualidade (África é a segunda confederação mais representada no Campeonato do Mundo) e foi convocado pela FIFA para dirigir jogos mas, à chegada ao Aeroporto Internacional de Miami e apesar de ter um visto FIFA, foi barrado pelas autoridades de imigração nos EUA, sem qualquer motivo para repatriar o árbitro.
Aos olhos da polícia de imigração norte-americana, o “pecado” de Omar foi só um: nascer na Somália (seria o primeiro somali a apitar ao mais alto nível). O país está na lista negra das restrições de viagens imposta pela administração Trump e a justificação passa por “proteger a nação de ameaças terroristas estrangeiras”.

FIFA nada pode fazer
A FIFA prontificou-se a vir a público explicar a situação mas com uma declaração que surpreende pela demonstração de impotência para contornar um obstáculo básico num Mundial de futebol: que os protagonistas possam entrar no país anfitrião, independentemente da sua origem: “O governo anfitrião é quem determina, em última instância, quem recebe o visto e quem tem entrada no país”, destacou o organismo. Entre os 48 países que se qualificaram para o Mundial mais concorrido de sempre, há quatro que irão enfrentar sérias restrições impostas pela administração Trump (pelos mesmos motivos que cidadãos somalis também não podem entrar): Irão, Haiti, Senegal e Costa do Marfim. Mesmo neste universo de quatro países há algumas diferenças: iranianos e haitianos estão proibidos de entrar (segurança nacional, alega o governo), enquanto senegaleses e costa-marfinenses podem requisitar alguns vistos, embora enfrentem restrições ou validade limitada dos vistos.
Prevendo esta situação, a FIFA assinou com os EUA, e em devido tempo, um memorando em que as autoridades norte-americanas se comprometiam em facilitar a concessão de vistos e até a simplificar procedimentos já existentes e que tudo isso fosse feito sem discriminações. Mas há letras pequenas no acordo: os EUA salvaguardam a possibilidade de que essas exceções não afetassem as regras nacionais de imigração e segurança dos países anfitriões. Como sempre, o diabo está nos detalhes.

Irão: proibido pernoitar
E quanto ao Irão, as limitações já se fazem sentir. Enquanto prosseguem os bombardeamentos, os jogadores iranianos que vão disputar o Mundial já sabem que terão de entrar e sair dos EUA (os jogos de Taremi e companhia serão em Los Angeles e Seattle) no mesmo dia de cada partida, saindo da sua base de concentração no norte do México e abdicando do centro de estágios previsto inicialmente para Tucson, no Arizona. O embaixador iraniano no México, Abolfazl Pasandideh, destacou que 15 membros da delegação iraniana, na sua maioria dirigentes e integrantes da comissão técnica, ainda não têm visto americano, o que representa um “desafio” para a equipa. A FIFA terá dado orientações à delegação iraniana que as deslocações da comitiva podem ser feitas de avião particular ou por terra.

E o turismo?
Até determinada altura, as reservas obtidas até ao momento não permitiam antecipar um cenários de receitas extraordinárias para o turismo destas regiões. Um dos responsáveis hoteleiros ouvidos pelo “Financial Times” não tem dúvidas em apontar o dedo à administração Trump e às suas políticas de restrição à imigração e respetivo policiamento, mas também à enorme instabilidade com que a Casa Branca tem gerido a guerra no Irão.

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Tutti contro Infantino: “Caduta di stile”, “Non ci servono le sue battutine da 4 soldi”, “Offende Pozzo e Bearzot”. Lui fa marcia indietro

“È stata un’uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana. Nella vittoria e nella sconfitta il calcio insegna i valori, a cominciare dal rispetto“. La Figc risponde al presidente della Fifa Gianni Infantino, che ieri aveva dichiarato “vediamo se l’Italia si qualifica con 64 squadre o forse dovrò metterne 228”, chiudendo con una risata. Il presidente della Fifa ha poi fatto parzialmente un passo indietro, scrivendo su Instagram: “È stato fantastico incontrare Gianni Rivera alla partita inaugurale della Coppa del Mondo Fifa 2026 allo Stadio di Città del Messico, teatro della celebre ”Partita del Secolo’, la semifinale dei Mondiali Fifa contro la Germania Ovest, disputata il 17 giugno 1970, quasi 56 anni fa esatti. Quello del 1970 fu un torneo straordinario, proprio come lo sarà questo nel 2026, anche se senza i quattro volte campioni del mondo dell’Italia. Ma gli Azzurri torneranno presto, e non vedo l’ora di vederli nuovamente protagonisti alla qualificazione del centenario nel 2030″.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Le sue precedenti parole avevano però già fatto rumore a livello internazionale e hanno scatenato diverse reazioni in Italia, anche e soprattutto da parte della politica. “Una cosa sono le informazioni riportate e una cosa è sentirlo direttamente. Preferisco prima fare una verifica e poi dopo mi esprimerò“, aveva spiegato il ministro dello sport Andrea Abodi. “Se mi sentirò con lui? Penso e spero proprio di sì, nonostante i suoi impegni. Cercherò di farlo perché mi interessa sapere qual è il suo pensiero in maniera diretta“, aveva aggiunto il ministro a margine della presentazione delle piste di curling al parco del Colle Oppio a Roma.

Più nette e decise le parole di Gaetano Amato, deputato del M5S, che in una nota ha commentato così le parole di Infantino: “Si ricordi che non parla da tifoso al bancone di un bar, ma da presidente della Fifa. Un ruolo che ricopre anche grazie al sostegno della federazione italiana e che dovrebbe imporre equilibrio, rispetto e senso delle istituzioni“, ha tuonato Amato. “Siamo i primi a vergognarci del declino della nostra Nazionale e del disastro in cui versa il calcio italiano, non abbiamo bisogno delle sue battutine da quattro soldi per accorgercene”, ha poi concluso il deputato del Movimento 5 Stelle, “deridere l’Italia è un esercizio di rara pochezza, soprattutto da parte di chi dovrebbe rappresentare tutto il calcio mondiale, Italia compresa. Le figuracce degli azzurri sono gravi. Quelle del presidente FIFA lo sono ancora di più”.

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Dello stesso pensiero anche il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, che ha dichiarato: “L’Italia calcistica è in difficoltà, è un dato di fatto. Confidiamo che i futuri vertici della Figc portino a politiche virtuose, sia di riorganizzazione generale che di tutela e rafforzamento soprattutto dei settori giovanili, per avere una nazionale finalmente di nuovo competitiva e all’altezza della sua storia. Storia del calcio che l’Italia ha scritto: per questo trovo fuori luogo e gratuite le battute irriguardose di Infantino nei confronti della nostra nazionale. Il presidente della Fifa, da italiano d’origine, dovrebbe avere più rispetto per la storia di quattro volte campioni del mondo. L’ironia infantile sul numero delle squadre non colpisce la Federazione di oggi: offende Pozzo, Bearzot e generazioni campioni e di tifosi”.

Il senatore di Forza Italia ha poi concluso: “Dopo questa parentesi di difficoltà sportiva l’Italia calcistica continuerà a essere protagonista, così come lo è stata per decenni – ha concluso il senatore di Forza Italia -. Certe uscite resteranno una parentesi sbagliata nella storia della Fifa. L’Italia va rispettata”.

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Te ví por tevé, te tuve ahí

Festejos del triunfo de la selección mexicana ante Sudáfrica fuera del Estadio Azteca.

Esto, querido lector, es una correspondencia entre dos de las grandes plumas de las letras hispánicas. Martín Caparrós y Juan Villoro, amigos y fanáticos futboleros, iniciaron una conversación –íntima y pública al mismo tiempo– con la excusa de la celebración del Mundial de Qatar, en 2022. Ahora, cuatro años más tarde, retoman esa misma serie, titulada ‘Un mundial de ida y vuelta’, para seguir con idéntica pasión el día a día de este otro Mundial que acogen EEUU, México y Canadá.

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“Mondiale con troppe squadre? Vediamo se l’Italia si qualifica con 64, o forse dovrò metterne 228”: Infantino sfotte la Nazionale

Come i leader mondiali a cui è più affezionato, anche Gianni Infantino ama perseverare nelle sue idee. Il presidente della Fifa ha costruito il suo enorme potere nel calcio anche grazie a questa prima Coppa del Mondo a 48 squadre. E non ha intenzione di fermarsi. È già in corso il dibattito per allargare i Mondiali di calcio fino a 64 squadre: vale la pena infatti ricordare che la prossima edizione del 2030 sarà quella del centenario, un secolo dopo la prima Coppa Rimet che si disputò in Uruguay. Per questo motivo, Infantino ha progettato un’edizione che coinvolgerà tre continenti e sei Paesi. Una specie di Leviatano del pallone.

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Mentre già si dibatte su questi Mondiali divisi fra tre Paesi (Usa, Canada e Messico) e con 48 squadre partecipanti, i prossimi rischiano di essere ancora peggio. Ad oggi il progetto non è definito: si sa solo che le partite inaugurali si giocheranno tra Uruguay, Argentina e Paraguay, per celebrare appunto il centenario. Mentre il resto della competizione si svolgerà tra Spagna, Portogallo e Marocco. Vista questa espansione gigantesca, soprattutto la Federazione del Sud America (CONMEBOL) sta spingendo per allargare il torneo a 64 squadre, ovvero il 30% di tutte le Nazionali affiliate alla Fifa.

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È musica per le orecchie di Infantino. Già il formato a 48 ha permesso di qualificarsi a tante nazioni che altrimenti il mondiale avrebbero solo potuto sognarlo. Sono gli stessi piccoli Paesi che votano nel congresso Fifa e costituiscono il consenso del presidente. Più squadre, più potere. Più partite, più soldi, ancora più potere. È questo il modello del presidente svizzero-italiano. Che distribuendo tra tre continenti l’edizione 2030, ha garantito agli amici dell’Arabia Saudita di avere i Mondiali 2034. E per difendere le sue mire, Infantino non si fa problemi anche a sfottere la Nazionale azzurra per la sua assenza ai Mondiali.

“Prima di tutto dobbiamo vedere come funzionerà questa prima Coppa del Mondo con 48 squadre”, ha detto Infantino rispondendo all’emittente brasiliana CazéTV in merito a un possibile ulteriore ampliamento dei Mondiali. “È chiaro che tutte le squadre qualificate rappresentano un evento di grande portata. Abbiamo persino discusso di 64 squadre, e in quel caso ci sarebbe lo stesso numero di partite, ma con una maggiore partecipazione di squadre e un maggiore coinvolgimento da parte di tutto il mondo”, ha detto il presidente FIFA, ammettendo che il progetto di prevedere 16 gironi (ma senza ripescaggio delle migliori terze) esiste eccome.

Poi la battuta sull’Italia. Nel corso dell’intervista all’ingresso dello stadio Azteca, Infantino ha sottolineato che un ulteriore aumento del numero di squadre qualificate potrebbe aiutare, ad esempio, l’Italia a tornare ai Mondiali. Il presidente FIFA ha commentato ridacchiando: “Vediamo se l’Italia si qualifica con 64 squadre, o forse dovrò metterne 228 per vedere se si qualificano”, ha concluso con una risata. Se lo può permettere. La stampa sportiva italiana da tempo gli ha steso un tappeto rosso, tra interviste celebrative e interventi scritti di proprio pugno per raccontare la favola del miglior Mondiale di sempre.

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Palestinian football chief says US denied him visa to attend World Cup

Jibril Rajoub attended opening match in Mexico but becomes latest football official hit by US visa issues, he says

The head of the Palestinian Football Association has said he is unable to travel to the US with other federation heads attending the 2026 Fifa World Cup because he has not been issued a visa.

Jibril Rajoub went to the opening match between Mexico and South Africa in Mexico City on Thursday. But he is among several people accredited to attend the World Cup who have been denied visas or have yet to receive them from the US.

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© Photograph: Patrick B Kraemer/KEYSTONE/AP

© Photograph: Patrick B Kraemer/KEYSTONE/AP

© Photograph: Patrick B Kraemer/KEYSTONE/AP

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A wingers’ World Cup kicks off under the shadow of Messi–Ronaldo rivalry

The World Cup kicks off this Thursday when Mexico host South Africa at the historic Estadio Azteca, and FIFA has never wished more for the ball to start rolling. Once again, the game and its universal passion call for the rescue of the world or, at least, to bring it some peace of mind. Soccer aspires to serve as the very same unifying force that soothed tensions after World War II, even if the latent, globalized geopolitical tension makes it difficult.

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© Luis Cortes (REUTERS)

Mexican fans create the world’s longest wave.
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Excitement and Frustration Mix as the World Cup Comes to America

Astronomical ticket prices, soaring security costs and concern over traffic and transit snarls is mixed with pride in host cities and excitement over the U.S. team.

© Patrick T. Fallon/Agence France-Presse — Getty Images

The United States plays Paraguay on Friday in the first U.S.-hosted game of the World Cup, at SoFi Stadium near Los Angeles. FIFA is requiring stadiums to hide the logos of their corporate sponsors during the tournament.
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Mondiali, la Fifa ha stravolto il rituale degli inni pre-partita: tutto è nato da un desiderio di Del Piero

A qualcuno l’idea è piaciuta. Altri l’anno definita l’ennesima americanata di questi Mondiali 2026. Dopo aver distorto il format della Coppa del Mondo, portandola da 32 a 48 squadre, il presidente della Fifa Gianni Infantino ha scelto di stravolgere anche il rituale degli inni nazionali che precede l’inizio di ogni partita. Il primo assaggio lo si è avuto nel match inaugurale tra Messico e Sudafrica: se qualcuno pensava che quella fosse un’eccezione legata alla cerimonia d’apertura, si sbaglia. Per tutte le gare di questo Mondiale, infatti, il momento degli inni diventerà un piccolo show. E tutto è nato da un desiderio espresso a Infantino da Alessandro Del Piero.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Mondiali 2026, tutti i convocati e le formazioni tipo

La nuova cerimonia pre-partita ai Mondiali

La cerimonia che precede l’inizio delle partite dei Mondiali sarà sempre la seguente: tutti i giocatori convocati fanno l’ingresso in campo, anche quelli che poi si siederanno in panchina. Le due squadre al completo si dispongono attorno al cerchio di centrocampo, una di fronte all’altra, per cantare a turno il proprio inno nazionale. Nel frattempo, enormi bandiere delle due nazionali coprono le due metà del campo. Un cerimoniale stravolto rispetto alla tradizione, che vedeva i 22 giocatori in campo disporsi su una linea retta, divisi dalla terna arbitrale. Un piccolo show voluto dalla Fifa. E non ha torto chi parla di americanata: sicuramente, almeno in parte, l’intento è quello di copiare le presentazioni dei match in stile NBA, per fare un esempio. Non è detto che sia un aspetto negativo: de gustibus.

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La mappa dei Mondiali: 16 città, 4 fusi orari
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Del Piero ha suggerito l’idea a Infantino

Una novità per tutti i tifosi che vedono cambiare un protocollo che ormai da tempo faceva parte della ritualità degli incontri delle nazionali. Infantino, forse per parare eventuali critiche, ha raccontato in conferenza stampa che il rituale stravolto è nato da un’idea di un’ex leggenda del calcio italiano: “Tutti i 26 giocatori di una nazionale saranno in campo per l’inno nazionale. E’ un’idea di Alessandro Del Piero“. Il presidente della Fifa ha aggiunto: “Vogliamo sempre fare qualcosa di nuovo, non si tratta in questo caso di un’idea legata al business. Tutto è nato da una conversazione con Del Piero. Qualche mese fa mi ha detto: ‘Perché non fate entrare tutti i giocatori in campo per l’inno? Facciamo tutti parte della stessa squadra‘”.

Poi Infantino ha proseguito scherzando: “Non so se me l’ha detto perché ha realizzato un gol storico, contro la Germania ai Mondiali 2006, partendo dalla panchina…”. Quindi il presidente Fifa ha concluso: “Mi è sembrata un’idea interessante, l’abbiamo proposta a giocatori e allenatori: tutti si sono detti favorevoli. Nel calcio di oggi abbiamo 11 titolari, ci sono 5 o 6 sostituzioni. Ma tutta la rosa può scendere in campo, è positivo che tutti i calciatori possano vivere il momento dell’inno“.

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¡Dímelo a mí!

Esto, querido lector, es una correspondencia entre dos de las grandes plumas de las letras hispánicas. Martín Caparrós y Juan Villoro, amigos y fanáticos futboleros, iniciaron una conversación –íntima y pública al mismo tiempo– con la excusa de la celebración del Mundial de Qatar, en 2022. Ahora, cuatro años más tarde, retoman esa misma seríe, titulada ‘Un mundial de ida y vuelta’, para seguir con idéntica pasión el día a día de este otro Mundial que acogen EE UU, México y Canadá.

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© Isaac Esquivel (EFE)

Aficionados en las afueras del Estadio Azteca antes a la inauguración del Mundial de la FIFA 2026 este jueves.
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México rompe el maleficio ante Sudáfrica en la fiesta de la capital mundial del fútbol

México volvió a abrirle la puerta al mundo con una pelota. De nuevo hizo global aquello de “mi casa, su casa”; ningún otro país en la historia de la gran cita del balón lo ha podido verbalizar tantas veces, tres ya. Las mismas, más que ninguno también, que un mismo estadio ha acogido un partido inaugural. La gloria se queda para siempre en el totémico Azteca, por mucho que ahora quieran llamarlo Banorte o Ciudad de México: los patrocinadores pueden comprar un nombre, no una historia, menos cuando esa historia fue escrita por las deidades que alguna vez corrieron en este césped. Ante Sudáfrica, México rompió además un maleficio casi centenario. La selección que más partidos inaugurales ha jugado nunca había logrado una victoria el día del estreno. Fue en la octava ocasión que lo logró. Hay algo profundamente mexicano en no claudicar. Hay algo profundamente mexicano en permanecer en pie y seguir encontrando motivos para celebrar.

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© DPA vía Europa Press (DPA vía Europa Press)

Shakira y Burna Boy cantan durante la ceremonia inaugural en el Azteca.

© Hannah McKay (REUTERS)

Raúl Jimenez celebra el segundo gol de México.

© Eloisa Sanchez (REUTERS)

Jugadores de México se alinean antes del partido.

© Natacha Pisarenko (AP Photo/Natacha Pisarenko)

La Selección Mexicana se prepara para el primer partido.

© Natacha Pisarenko (AP Photo/Natacha Pisarenko)

Julián Quiñones celebra el gol contra Sudáfrica.

© Aurea Del Rosario

Personas celebran el gol en las inmediaciones del Azteca.

© Natacha Pisarenko (AP Photo/Natacha Pisarenko)

México vuelve a ser anfitrión 40 años después y se convierte así en el único país en albergar tres veces un Mundial.

© DPA vía Europa Press (DPA vía Europa Press)

Gianni Infantino sostiene la Copa del Mundo durante el partido inaugural.

© Emiliano Molina

Asistentes al Fan Fest celebran el gol de la selección mexicana.

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© EPV

Raúl Jimenez celebra el segundo gol de México, este jueves.
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Shakira deslumbra en la ceremonia de inauguración, con Sheinbaum como gran ausente

La artista colombiana acapara los focos en el Azteca, con una grada entregada al fútbol, mientras la presidenta mexicana se ausenta del palco tras ceder su entrada a una niña. Leer

La artista colombiana acapara los focos en el Azteca, con una grada entregada al fútbol, mientras la presidenta mexicana se ausenta del palco tras ceder su entrada a una niña.
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Começa nesta quinta-feira a Copa do Mundo de 2026

Logo Agência Brasil

Começa hoje (11), às 14h30, o evento esportivo mais apaixonante, detentor das maiores audiências do planeta: a Copa do Mundo, que, em 2026, terá três países-sede: México, Estados Unidos e Canadá.

Segundo a Federação Internacional de Futebol (Fifa), cerca de 5 bilhões de pessoas acompanharam a Copa do Mundo do Catar, em 2022.

Notícias relacionadas:

Só a partida final, disputada entre as seleções da Argentina e da França, contabilizou mais de 1,5 bilhão de espectadores. Foi a maior audiência esportiva da história, de acordo com o relatório oficial da Fifa.

No ambiente digital, também segundo dados oficiais, o alcance acumulado ficou em aproximadamente 262 bilhões de visualizações em diferentes plataformas e quase 6 bilhões de interações.

Unir o mundo

O presidente da Fifa, Gianni Infantino, diz que os recordes de audiência obtidos pelo futebol durante a Copa do Mundo se devem ao fato de esse esporte carregar consigo “a magia de unir o mundo”.

Essa união descrita por Infantino possibilita conexões culturais que foram bastante percebidas pelos brasileiros durante a Copa de 2014, tanto nos estádios do país como nos arredores das arenas e pontos turísticos das cidades que sediaram as partidas.

As expectativas da atual edição, com três países-sede e número recorde de seleções participantes (48 em vez de 32), é fazer da Copa de 2026 a maior e mais inclusiva da história.

Caldeirão cultural

Além de ampliar a dimensão territorial do torneio, a edição de 2026 reforçará uma característica tradicional das Copas do Mundo: a diversidade, uma vez que se trata de um torneio que reúne culturas, estilos e histórias diferentes.

Isso porque possibilitará conexões culturais entre as torcidas em três diferentes países. Cada um com suas características e identidades próprias.

Novidades

Em 2026, além de novidades que darão o tom das próximas Copas, como o número maior de países participantes, há algumas curiosidades a serem observadas durante a atual edição.

Por exemplo, o jogo de abertura repetirá o confronto entre México e África do Sul – o mesmo que iniciou a Copa de 2010. É a primeira vez que isso acontece desde que a competição passou a ter formato com uma partida inaugural, em vez de vários jogos simultâneos.

Outra curiosidade é que o Estádio Azteca será o primeiro da história a sediar três aberturas de Copa do Mundo (1970, 1986 e 2026).

Cerimônia de abertura

Com relação à cerimônia de abertura, a Fifa organizou um evento inédito de contagem regressiva com shows simultâneos em três cidades: Cidade do México, Toronto e Los Angeles.

Os chamados Countdown Concerts foram concebidos como uma experiência integrada entre os três países, com apresentações musicais em tempo sincronizado e transmissões cruzadas, reunindo artistas locais e internacionais no dia anterior ao início do torneio.

No México, que recebe o jogo inaugural, a apresentação destacará elementos tradicionais, com música, dança e referências à cultura local, incluindo manifestações artísticas como o papel picado, símbolo festivo do país, além de participação de talentos indígenas e expressões do folclore contemporâneo.

Artistas

Entre os artistas confirmados pela Fifa para a cerimônia no Estádio Azteca estão Shakira, Burna Boy, Alejandro Fernández, Belinda, Danny Ocean, J Balvin, Lila Downs, Los Ángeles Azules, Maná e Tyla.

Nos Estados Unidos, a cerimônia em Los Angeles terá apresentação de artistas como Katy Perry, Future, Lisa, Rema e Tyla, além da brasileira Anitta.

No Canadá, os artistas destacados são Alanis Morissette, Alessia Cara, Elyanna, Jessie Reyez, Michael Bublé, Nora Fatehi, Sanjoy, Vegedream e William Prince.

Polêmicas

Antes mesmo de começar, a Copa de 2026 já tem servido de ambiente fértil para polêmicas, principalmente por conta das políticas interna e externa estadunidenses.

Em meio à guerra contra o Irã, os EUA têm adotado políticas migratórias consideradas abusivas, dificultando vistos, de forma a restringir a entrada de jogadores, árbitros e torcedores em seu território.

Um dos casos envolve o jogador iraquiano Aymen Hussein, retido por várias horas na imigração dos EUA, onde passou por um interrogatório rigoroso. Considerado destaque da equipe, ele teve o celular inspecionado antes de ser liberado para entrar no país. Outros integrantes da delegação não tiveram a entrada autorizada.

Os EUA barraram também a entrada do premiado árbitro Omar Artan, da Somália, quando chegava ao aeroporto Internacional de Miami, vindo de Istambul. Ele foi considerado inadmissível devido a “preocupações com a verificação de antecedentes”, segundo a alfândega, em comunicado que não especificou quais seriam tais preocupações. Esta seria a primeira vez que um árbitro da Somália participaria de uma Copa do Mundo.

Já a delegação iraniana teve de mudar seus planos, após ter sido proibida de pernoitar em território estadunidense. Em princípio, estava programado que eles ficariam hospedados no estado norte-americano do Arizona.

Diante da negativa por parte do governo estadunidense, a solução foi hospedar a delegação na cidade de Tijuana, no México, para onde terão de retornar após cada partida disputada nos EUA.

Há também relatos de torcedores iranianos que tiveram seus ingressos cancelados há poucos dias do início do mundial.

 

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Começa nesta quinta-feira a Copa do Mundo de 2026

Logo Agência Brasil

Começa hoje (11), às 14h30, o evento esportivo mais apaixonante, detentor das maiores audiências do planeta: a Copa do Mundo, que, em 2026, terá três países-sede: México, Estados Unidos e Canadá.

Segundo a Federação Internacional de Futebol (Fifa), cerca de 5 bilhões de pessoas acompanharam a Copa do Mundo do Catar, em 2022.

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Só a partida final, disputada entre as seleções da Argentina e da França, contabilizou mais de 1,5 bilhão de espectadores. Foi a maior audiência esportiva da história, de acordo com o relatório oficial da Fifa.

No ambiente digital, também segundo dados oficiais, o alcance acumulado ficou em aproximadamente 262 bilhões de visualizações em diferentes plataformas e quase 6 bilhões de interações.

Unir o mundo

O presidente da Fifa, Gianni Infantino, diz que os recordes de audiência obtidos pelo futebol durante a Copa do Mundo se devem ao fato de esse esporte carregar consigo “a magia de unir o mundo”.

Essa união descrita por Infantino possibilita conexões culturais que foram bastante percebidas pelos brasileiros durante a Copa de 2014, tanto nos estádios do país como nos arredores das arenas e pontos turísticos das cidades que sediaram as partidas.

As expectativas da atual edição, com três países-sede e número recorde de seleções participantes (48 em vez de 32), é fazer da Copa de 2026 a maior e mais inclusiva da história.

Caldeirão cultural

Além de ampliar a dimensão territorial do torneio, a edição de 2026 reforçará uma característica tradicional das Copas do Mundo: a diversidade, uma vez que se trata de um torneio que reúne culturas, estilos e histórias diferentes.

Isso porque possibilitará conexões culturais entre as torcidas em três diferentes países. Cada um com suas características e identidades próprias.

Novidades

Em 2026, além de novidades que darão o tom das próximas Copas, como o número maior de países participantes, há algumas curiosidades a serem observadas durante a atual edição.

Por exemplo, o jogo de abertura repetirá o confronto entre México e África do Sul – o mesmo que iniciou a Copa de 2010. É a primeira vez que isso acontece desde que a competição passou a ter formato com uma partida inaugural, em vez de vários jogos simultâneos.

Outra curiosidade é que o Estádio Azteca será o primeiro da história a sediar três aberturas de Copa do Mundo (1970, 1986 e 2026).

Cerimônia de abertura

Com relação à cerimônia de abertura, a Fifa organizou um evento inédito de contagem regressiva com shows simultâneos em três cidades: Cidade do México, Toronto e Los Angeles.

Os chamados Countdown Concerts foram concebidos como uma experiência integrada entre os três países, com apresentações musicais em tempo sincronizado e transmissões cruzadas, reunindo artistas locais e internacionais no dia anterior ao início do torneio.

No México, que recebe o jogo inaugural, a apresentação destacará elementos tradicionais, com música, dança e referências à cultura local, incluindo manifestações artísticas como o papel picado, símbolo festivo do país, além de participação de talentos indígenas e expressões do folclore contemporâneo.

Artistas

Entre os artistas confirmados pela Fifa para a cerimônia no Estádio Azteca estão Shakira, Burna Boy, Alejandro Fernández, Belinda, Danny Ocean, J Balvin, Lila Downs, Los Ángeles Azules, Maná e Tyla.

Nos Estados Unidos, a cerimônia em Los Angeles terá apresentação de artistas como Katy Perry, Future, Lisa, Rema e Tyla, além da brasileira Anitta.

No Canadá, os artistas destacados são Alanis Morissette, Alessia Cara, Elyanna, Jessie Reyez, Michael Bublé, Nora Fatehi, Sanjoy, Vegedream e William Prince.

Polêmicas

Antes mesmo de começar, a Copa de 2026 já tem servido de ambiente fértil para polêmicas, principalmente por conta das políticas interna e externa estadunidenses.

Em meio à guerra contra o Irã, os EUA têm adotado políticas migratórias consideradas abusivas, dificultando vistos, de forma a restringir a entrada de jogadores, árbitros e torcedores em seu território.

Um dos casos envolve o jogador iraquiano Aymen Hussein, retido por várias horas na imigração dos EUA, onde passou por um interrogatório rigoroso. Considerado destaque da equipe, ele teve o celular inspecionado antes de ser liberado para entrar no país. Outros integrantes da delegação não tiveram a entrada autorizada.

Os EUA barraram também a entrada do premiado árbitro Omar Artan, da Somália, quando chegava ao aeroporto Internacional de Miami, vindo de Istambul. Ele foi considerado inadmissível devido a “preocupações com a verificação de antecedentes”, segundo a alfândega, em comunicado que não especificou quais seriam tais preocupações. Esta seria a primeira vez que um árbitro da Somália participaria de uma Copa do Mundo.

Já a delegação iraniana teve de mudar seus planos, após ter sido proibida de pernoitar em território estadunidense. Em princípio, estava programado que eles ficariam hospedados no estado norte-americano do Arizona.

Diante da negativa por parte do governo estadunidense, a solução foi hospedar a delegação na cidade de Tijuana, no México, para onde terão de retornar após cada partida disputada nos EUA.

Há também relatos de torcedores iranianos que tiveram seus ingressos cancelados há poucos dias do início do mundial.

 

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This Is Mexico and Canada’s World Cup, Too. Don’t Expect Unity.

Mexico and Canada have faced significant recent tension in their relations with the United States. But in their historic World Cup bid, the three countries promoted teamwork.

© Luis Antonio Rojas for The New York Times

Mexico City’s iconic stadium will host the opener for a record third time, after undergoing a near $200 million makeover for this World Cup and increasing its capacity to 87,500 seats.
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Inizia oggi il primo Mondiale extralarge di Infantino: fase a gironi deturpata, 72 partite per eliminare appena 16 squadre

Sarà il Mondiale dell’Argentina campione in carica, e di Spagna e Francia, Inghilterra e Brasile, le principali pretendenti al titolo. Ma anche di Uzbekistan e Curacao, Giordania e Capo Verde, le debuttanti iridate. Dei carneadi catapultati sotto i riflettori internazionali al fianco di Messi e Ronaldo, i grandi vecchi arrivati al loro ultimo ballo, e delle giovani stelle Yamal, Olise, Vinicius. C’è posto per tutti a Usa (ma anche Messico e Canada) 2026, il mondiale extralarge di Gianni Infantino.

La 23esima edizione della Coppa del Mondo – in calendario da giovedì 11 giugno fino a domenica 19 luglio, giorno della gran finale al MetLife Stadium nel New Jersey – offre mille spunti di interesse e chiavi di lettura, sul piano organizzativo, economico, geopolitico: stiamo vedendo in questi giorni cosa vuol dire giocare un torneo sportivo nell’America di Donald Trump e in questo periodo di tensioni di guerra, con i disagi per i tifosi, perquisizioni persino per calciatori e tesserati di alcune nazionali, i prezzi alle stelle che rendono la manifestazione un’esperienza di lusso per consumatori ricchi. Tutte polemiche che ci porteremo dietro dal calcio d’inizio fino alla premiazione finale, come del resto in ogni edizione: non è che nel Qatar degli emiri o nella Russia di Putin, tanto per citare gli ultimi due precedenti, le cose fossero andate troppo meglio. A livello tecnico, però, il fattore che caratterizzerà di più questa edizione è l’elemento centrale di ogni competizione: il numero delle partecipanti, 48, mai così tante nella storia. Forse troppe.

Debutta quest’estate il nuovo format che ha portato a un aumento del 50% delle squadre, rispetto alla formula a 32 che si era ormai affermata nella consuetudine (era in uso dal 1998). Una riforma fortemente voluta dalla Fifa, per soldi e per potere, le solite ragioni che muovono il mondo, anche del pallone. Il formato a 48 ha permesso di qualificarsi a tante nazioni che altrimenti il mondiale avrebbero solo potuto sognarlo (anche perché, come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, la distribuzione dei nuovi posti era piuttosto sbilanciata sugli altri continenti), e sono gli stessi piccoli Paesi che votano nel congresso Fifa e costituiscono il consenso del presidente Infantino. E poi più squadre significano automaticamente più partite, quindi più biglietti da vendere agli spettatori, diritti televisivi più cari per le pay tv: questo farà sì che il Mondiale raggiungerà un giro d’affari complessivo di circa 9 miliardi di dollari di fatturato, che diventano 13 nell’intero ciclo 2023-2026. Un record per la Fifa, il cui carrozzone si regge interamente su questa manifestazione (al contrario della Uefa, ad esempio, la quale può contare sia sugli Europei che sulla Champions).

A che prezzo però tutto ciò? La Fifa ha scelto di toccare un meccanismo quasi perfetto (come testimonia il fatto che l’edizione 2022 è stata ad unanime giudizio quella più bella di sempre), col rischio di rovinarlo. Sono almeno due le incognite della nuova formula. La prima è proprio di tipo numerico: le 48 squadre, e la necessità di inserire un ulteriore turno ad eliminazione diretta (i sedicesimi), fanno sì che dai 12 gironi da 4 passeranno non soltanto le prime due, ma anche le 8 migliori terze, in gruppi per altro di per sé non proprio proibitivi. Di fatto, la prima fase si trasforma in uno stillicidio un po’ inutile, con addirittura 72 partite per eliminare soltanto 16 squadre. La sproporzione è evidente. Poi c’è un altrettanto evidente tema di competitività. Le fiabe delle Cenerentole piacciono a tutti, seguiremo con curiosità le peripezie di Curacao &Co. Però è chiaro che aver allargato così tanto il numero delle partecipanti ha aperto il torneo a nazionali che non sembrano oggettivamente attrezzate per un palcoscenico simile, e la realtà del campo potrebbe essere durissima. Partite come Haiti-Brasile, Iraq-Francia o Giordania-Argentina rischiano di trasformarsi in delle “mattanzesportive poco divertenti da vedere.

È normale che alla fine arrivino in fondo sempre le solite squadre più forti, ma lungo il percorso incontreremo anche qualche sorpresa? Sarà un’edizione appassionante e combattuta, o il gigantismo andrà a scapito dello spettacolo? La grande sfida dei Mondiali 2026 (e quelli del futuro: c’è già chi vorrebbe ampliare ulteriormente il numero delle squadre, fino a 64), è tutta qui. Un discorso che era già valso in parte per il Mondiale per club, lanciato la scorsa estate. Ma se allora le compagini asiatiche e sudamericane avevano tutto sommato retto l’impatto con le big europee (vuoi forse anche per un certo grado di rilassatezza di quest’ultime), stavolta non è così scontato che Infantino vinca la sua scommessa. Forse nemmeno gli interessa: la Fifa ha già vinto fuori dal campo.

X: @lVendemiale

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Presidenta de México da bienvenida a Infantino en Palacio Nacional

Ciudad de México, 10 jun (Prensa Latina) La presidenta de México, Claudia Sheinbaum, dio la bienvenida hoy en Palacio Nacional al titular de la FIFA, Gianni Infantino, y a representantes de federaciones y confederaciones, en vísperas de la inauguración del Mundial 2026.

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FIFA President Tells World Cup Critics to ‘Chill’ About Concerns

With the World Cup facing growing crises, Gianni Infantino, the FIFA president, struck a defiant tone on the eve of the competition’s start.

© Carl Recine/Getty Images

FIFA is trying its best, Gianni Infantino said during a news conference on Wednesday, but “we don’t control everything.”
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Caso arbitro somalo, Infantino spudorato: “Episodio sfortunato e spiacevole. Non possiamo controllare tutto”

“Un caso sfortunato e spiacevole”. Così Gianni Infantino – presidente della Fifa – ha commentato il caso diventato internazionale dell’arbitro somalo, Omar Artan, a cui è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti, dove si era recato in quanto arbitro designato per i Mondiali 2026. “È spiacevole quello che è successo a… Omar, l’arbitro somalo. Ma, ripeto, non possiamo controllare tutto“, ha dichiarato Infantino in una conferenza stampa alla vigilia del torneo.

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Omar Artan, che nel 2025 è stato eletto come miglior arbitro dell’Africa da parte della Federazione africana, è stato trattenuto e interrogato per 11 ore in aeroporto e alla fine è stato rimandato indietro, in Somalia, dove è stato accolto da eroe. “Non mi lascio scoraggiare, nel 2030 tornerò e renderò la Somalia orgogliosa”, ha detto Artan al rientro a Mogadiscio. Successivamente è stato anche portato in uno stadio, accolto da migliaia di tifosi.

Artan è stato cacciato senza una motivazione ufficiale. Nel frattempo, un funzionario del Dipartimento di Stato americano parlando con i media francesi ha dichiarato che l’arbitro era “legato a presunti membri di organizzazioni terroristiche” e che dunque “il viaggiatore non era idoneo all’ingresso negli Stati Uniti”. Come spiega però il New York Times, potrebbe trattarsi di un clamoroso caso di omonimia, visto che Artan ha più volte ribadito di non sapere nulla di organizzazioni terroristiche – di Al-Shabab nello specifico – e di essere solo un arbitro di calcio.

La decisione è stata presa “per ottime ragioni”, si è limitato a dire Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force Fifa della Casa Bianca. “Ci sono cose di cui non possiamo parlare. Posso dire che chiunque parli con ‘soggetti negativi‘ che mirano a danneggiare gli Stati Uniti non saranno ammessi nel nostro paese. Non permetteremo che un torneo di calcio, anche se enorme, diventi una minaccia per gli americani. Siamo orgogliosi del lavoro che è stato fatto sinora a livello di visti: vogliamo che ci sia massima sicurezza per tutti”, ha aggiunto a Sky News

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A World Cup of opulence and records: Soaring ticket prices and officials denied entry

The largest FIFA World Cup in history kicks off on Thursday, June 11, at the Estadio Azteca. The opening match between Mexico and South Africa will be the starting gun for a tournament also hosted by Canada and largely staged in the United States, where 78 of the 104 matches will be played, including the final on July 19. FIFA president Gianni Infantino said last May at the United Nations headquarters in New York, an organization founded in 1945 to prevent armed conflict, that “the eyes of the world will be focused on North America.” “We spend so much time in discussing what divides us, but actually we realize that when we put people together, what happens is that there are many more things that unite us than the things that divide us,” he added. The World Cup, however, will be co-hosted in a country that just over 100 days ago launched a war against Iran, alongside Israel, without any United Nations endorsement, that has an open diplomatic dispute with another co-host, Mexico, and whose anti-immigration policies — policies that frighten many fans — on Monday denied entry to Somali referee Omar Artan, one of the 52 match officials assigned to the tournament.

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© Ira L. Black - FIFA (FIFA via Getty Images)

FIFA president Gianni Infantino at the MetLife Stadium last Monday.
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Mondiali, quando Infantino chiedeva di avere fiducia in Trump: “Tutti saranno i benvenuti negli Usa”. Ecco le sue promesse tradite

Adesso che i problemi sono esplosi, la FIFA alza le mani. Dopo il caso dell’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, respinto all’ingresso negli Stati Uniti nonostante fosse stato designato per il Mondiale, e dopo le difficoltà denunciate da giornalisti e tifosi provenienti da diversi Paesi, la linea ufficiale è diventata improvvisamente prudente: “La FIFA non è coinvolta nelle procedure di immigrazione del Paese ospitante”, ha dichiarato un portavoce della federazione internazionale. Una posizione che però smentisce seccamente anni di promesse e rassicurazioni firmate Gianni Infantino.

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La figuraccia di Infantino è stata smascherata da un durissimo articolo firmato da Adam Crafton su The Athletic. Il presidente della FIFA ha trascorso gli ultimi anni garantendo pubblicamente che i Mondiali del 2026 sarebbero stati aperti a tutti, minimizzando le preoccupazioni sui visti e sui possibili effetti delle politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Già il 10 marzo 2025, in un’intervista al quotidiano spagnolo As, Infantino definiva il torneo una “festa” e lasciava intendere che le questioni legate ai visti sarebbero state risolte. Pochi mesi dopo, il 24 giugno 2025, di fronte alle crescenti preoccupazioni per il caso Iran, inserito tra i Paesi colpiti dalle restrizioni statunitensi, Infantino minimizzava il tutto, silenziando anche i timori emersi all’interno della FIFA.

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Il messaggio pubblico di Infantino non è mai cambiato. Il 31 agosto 2025, durante un incontro con i media africani a Nairobi, dichiarava: “Tutti saranno i benvenuti in Canada, Messico e Stati Uniti per la Coppa del Mondo FIFA del prossimo anno”. Nello stesso intervento assicurava che “questo processo sarà agevole e garantirà che coloro che si qualificheranno potranno venire con i loro tifosi”. Parole ribadite più volte. Sempre il 31 agosto, il numero uno della FIFA sosteneva che esistesse “l’impegno del governo degli Stati Uniti a garantire che il processo sia agevole, in modo che i tifosi di tutto il mondo siano i benvenuti”.

Anche il 17 novembre 2025, alla Casa Bianca, durante la presentazione del sistema FIFA PASS insieme a Donald Trump e al segretario di Stato Marco Rubio, Infantino parlava degli Stati Uniti come di un Paese pronto ad accogliere il mondo: “L’America dà il benvenuto al mondo. Abbiamo sempre detto che questa sarà la Coppa del Mondo più grande e inclusiva della storia”.

Eppure oggi la FIFA sostiene di non avere alcun ruolo nelle decisioni prese dalle autorità americane. La contraddizione appare ancora più evidente se si osserva il rapporto costruito da Infantino con Trump negli ultimi anni. The Athletic ricorda come il presidente della FIFA sia stato uno degli ospiti più assidui della Casa Bianca, abbia partecipato a eventi politici vicini al movimento MAGA, abbia aperto un ufficio FIFA nella Trump Tower di New York e abbia spesso esibito pubblicamente la propria vicinanza al presidente americano.

Una strategia che sembrava garantire alla FIFA un canale privilegiato con Washington. Oggi, però, quel rapporto speciale non sembra aver prodotto i risultati promessi. I problemi sui visti restano, le restrizioni colpiscono cittadini di Paesi qualificati ai Mondiali e perfino un arbitro FIFA è stato respinto alla frontiera.

Per anni Infantino ha chiesto al mondo di fidarsi delle sue rassicurazioni. Ora che emergono le conseguenze delle politiche migratorie statunitensi, la FIFA sostiene di non poter fare nulla. Ma sono proprio le dichiarazioni del suo presidente, pronunciate negli ultimi due anni, a dimostrare il suo fallimento.

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