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Macron annuncia il primo vertice bilaterale con Meloni: si terrà il 25 giugno ad Antibes e ci saranno 9 ministri

Si terrà il 25 giugno ad Antibes, in Costa Azzurra, il primo vertice intergovernativo tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron. Si tratta del primo bilaterale di alto livello tra Italia e Francia da quando la presidente del Consiglio è a Palazzo Chigi ed è anche il primo dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato da Mario Draghi e Macron nel novembre del 2021 davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’ultimo vertice bilaterale tra i due governi si era tenuto a fine febbraio del 2020, pochi giorni prima del lockdown per la pandemia: Macron e l’allora premier Giuseppe Conte si erano incontrati a Napoli. Poi la tradizione si era interrotta. Le tensioni e il rapporto difficile tra il presidente francese e la premier Meloni hanno reso complessa l’organizzazione del nuovo summit. Ma alla fine è arrivato l’annuncio dell’Eliseo. Al vertice prenderanno parte anche “9 ministri da una parte e dall’altra”, una sorta di Consiglio dei ministri congiunto fra Italia e Francia.

“Questo vertice – sottolinea Parigi -permetterà di approfondire la cooperazione franco-italiana in molti settori strategici, in particolare la difesa, lo spazio, l’energia e le infrastrutture”. Secondo quanto trapela, il principale argomento del bilaterale dovrebbe essere il via libera al cosiddetto progetto Bromo, una joint venture strategica siglata tra Leonardo, Airbus e la francese Thales. A margine si terrà un “Business forum franco-italiano” e una visita alla sede di Thales Alenia Space, società franco-italiana, a Cannes, ha precisato l’Eliseo. La presidenza francese riferisce inoltre che Macron e Meloni “si confronteranno anche sui grandi temi europei e internazionali e discuteranno i modi per rafforzare i legami tra le società civili francese e italiana, in particolare attraverso i giovani e la cultura“.

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Jean-Luc Mélenchon: ‘The right no longer has anything to offer except fear’

Jean-Luc Mélenchon in his Paris office last Tuesday.

Jean-Luc Mélenchon, 74, electrified the streets on Sunday at the launch of his campaign. It was in Saint-Denis, land of kings, a Paris suburb turned epicenter of immigration and multiculturalism. But also where he gets the narrative material that weaves the idea of the New France that the leader of the far-left party La France Insoumise (LFI, or France Unbowed) has put forward to win over the suburbs in the presidential election of spring 2027. And, incidentally, to capture the roughly 400,000 votes that were missing last time to reach the runoff.

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Jean-Luc Mélenchon: “La derecha ya no tiene nada que proponer salvo el miedo”

Mélenchon, en su despacho, el pasado martes.

Jean-Luc Mélenchon (Tánger, 74 años) había arrasado el domingo en la calle. Puesta de largo de la campaña electoral. Saint-Denis, tierra de reyes, suburbio parisino convertido en epicentro de la inmigración y la multiculturalidad. Pero también el material narrativo que teje esa idea de la Nueva Francia que el líder del partido de extrema izquierda La Francia Insumisa (LFI) ha lanzado para conquistar las periferias en las elecciones presidenciales de la primavera de 2027. Y, de paso, esos 400.000 votos que faltaron en las últimas para pasar a la segunda vuelta.

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A primeira página do Jornal Económico de 11 de junho

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Veja aqui a primeira página do Jornal Económico desta quinta-feira, 11 de junho:

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Macron lascerà in eredità una Francia difficile da governare

Una sola, drammatica, certezza domina le intensissime mosse in preparazione delle prossime elezioni presidenziali in Francia. Chiunque venga eletto presidente nel maggio 2027 non disporrà di una maggioranza parlamentare in appoggio al proprio governo. È l’ennesimo frutto avvelenato dell’avventuristica decisione di Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblée nationale nel maggio 2024. Allora, dopo il voto, nessuno schieramento ha ottenuto una maggioranza e l’attitudine settaria, soprattutto dei socialisti, ha impedito ogni tentativo di governo di unità nazionale, quindi si sono succeduti quattro governi minoritari in ventidue mesi, con un ritmo degno delle peggiori stagioni della politica italiana. Ovviamente il lavoro parlamentare è stato debole ed è stata praticamente nulla l’attività di esecutivi attenti esclusivamente a non fare passare una mozione di censura.

Il problema, per la Francia, è che questo stesso sarà l’equilibrio, anzi lo squilibrio parlamentare, dopo le elezioni presidenziali della primavera del 2027, a fronte dello stesso Parlamento eletto nel 2024, e quindi il nuovo presidente dovrà varare comunque un governo di minoranza, attendere che non riesca a governare e perdere alcuni mesi prima di poter sciogliere l’Assemblée nationale nella speranza di riuscire a portare a casa una maggioranza parlamentare. Uno scenario certo nel caso che Jordan Bardella vinca la gara per l’Eliseo, con una Marine Le Pen tagliata fuori dalla gara a seguito di una condanna di ineleggibilità.

La scelta di Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblée nationale, presa in assoluta solitudine e senza neanche comunicarla al suo premier Gabriel Attal, ha infatti disgiunto per la prima volta, addirittura per uno spazio di due anni, il voto per il presidente da quello del parlamento, per un sessantennio appaiati e quindi con risultati omogenei e questo, in un equilibrio istituzionale caratterizzato dal forte semipresidenzialismo disegnato da Charles de Gaulle, creerà una drammatica impasse nella stessa possibilità concreta di governare la Francia.

In linea teorica, molto teorica, sarebbe possibile evitare questa ulteriore stagione di instabilità al centro del continente nel caso che l’Eliseo, nel secondo turno, fosse vinto da un candidato centrista dell’attuale alleanza macroniana: Édouard Philippe, Gabriel Attal o Jean Castex. Ma la totale incapacità dell’attuale classe politica francese di praticare l’arte della mediazione e del compromesso, rafforzata da un sessantennio di rigido bipolarismo, non fa presagire come praticabile una lunga stagione di governi di unità nazionale o di Grosse Koalition.

Il quadro è poi aggravato dalla palese crisi non solo programmatica e strategica, ma soprattutto di leadership e addirittura organizzativa che travaglia sia il centro politico francese che la sinistra moderata. La totale incapacità politica di Emmanuel Macron di costruire nell’arco degli ultimi dieci anni, sia un forte gruppo dirigente della sua area, sia un erede e soprattutto un suo partito radicato nel territorio, ha prodotto un risultato disastroso. Oggi, a disputarsi l’Eliseo sono infatti schierati già due alleati di Macron ed ex suoi premier, Édouard Philippe e Gabriel Attal, ma tutti sanno che ce n’è un terzo in panchina che si sta scaldando per sostituirli, l’ex premier Jean Castex, mentre l’area centrista è affollata anche da un candidato neo gollista, Bruno Retailleau. Troppi candidati e per di più troppo simili, strabordare dell’ambizione personale a parte.

A sinistra, invece, consumatasi finalmente la rottura con gli estremisti antisemiti di Jean-Luc Mélenchon, si perde tempo, esattamente come nel Campo Largo italiano, a disquisire di primarie sì o primarie no, ovviamente senza sapere o volere definire un breve programma che sappia attirare l’elettorato.

Di fatto, la scena politica francese è dominata in realtà da un gioco incrociato di grandi ambizioni personali, totalmente slegate da una strategia politica.

Scenario perfetto per l’estrema destra capeggiata senza problemi da un Jordan Bardella che ormai svetta in testa a tutti i sondaggi sul gradimento, sopravanzando anche Marine Le Pen.

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Zelenskyy hopes Reform UK councils will allow Ukraine flags to be flown again

Exclusive: Ukrainian president says ‘small mistake can break a big friendship’ in wide-ranging interview with Guardian

Volodymyr Zelenskyy has said the decision by some Reform UK councils to take down the Ukrainian flag was the kind of “small mistake that can break a big friendship”, as he underlined the significance of strong bilateral relations.

The Ukrainian president tempered his rare foray into UK domestic politics by stressing how much the two countries “need each other” in the battle against Russia, which he said posed a threat not only to Ukraine but to Britain too.

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© Photograph: David Levene/The Guardian

© Photograph: David Levene/The Guardian

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Britain, France, and Germany back Ukraine’s peace terms and press Putin for a ceasefire

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Britain, France, and Germany backed Ukraine's terms for ending the war after meeting its President Volodymyr Zelenskyy in London, according to their joint statement. They endorsed Kyiv's push for direct talks with Moscow and an immediate ceasefire, while spelling out what a lasting peace would require. The leaders also called for tightening the squeeze on Russia's war economy and scaling up Ukraine's air defenses.

Russia has been invading Ukraine since 2014 and waging all-out war since February 2022, and with Moscow still rejecting every ceasefire on offer, Kyiv and its Western partners are now trying to map out how the fighting could actually end.

Five conditions for peace

Meeting on 7 June, UK Prime Minister Keir Starmer, French President Emmanuel Macron, and German Chancellor Friedrich Merz set out five conditions for a just and lasting peace. The E3, as the three are known, are Ukraine's leading European backers. Their terms:

  • An immediate, complete ceasefire, which they urged Putin to accept.
  • The current front line as the starting point for talks, with no borders changed by force and Ukraine free to choose its alliances.
  • Robust, legally binding security guarantees once a ceasefire holds, building on the allies' December 2025 Berlin and January 2026 Paris commitments, including a multinational force in Ukraine. 
  • Russian assets remain immobilized until Moscow ends its aggression and compensates Ukraine.
  • European interests safeguarded, with any EU- or NATO-related terms requiring both blocs' consent.
Admiral Bauer Ukraine NATO membership
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“It was never formulated as Ukraine winning”—NATO’s ex-military chief on the missing strategy

Backing for direct talks with Moscow

The leaders commended Ukraine's president for his 4 June letter to Putin calling to end the war. They backed direct Ukraine-Russia dialogue, with the US and Europe actively taking part, to secure a ceasefire. Europe must play a role in any settlement, they said, working closely with Kyiv, the rest of Europe, and Washington.

Zelenskyy
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Germany, France, and UK sketch plan to bring Putin to the negotiating table

Pressure on Russia and more air defense

They denounced Russia's barrage of missiles and drones, including repeated strikes with the Oreshnik, a Russian missile. They also condemned dangerous Russian drone incursions into NATO territory and offered condolences to the victims. The leaders welcomed Ukraine's recent battlefield gains, from liberated territory to advances in drone warfare. They agreed to coordinate more support at the coming G7 summit in Evian, the next Coalition of the Willing meeting, and the NATO summit in Ankara. That includes choking off more of Russia's wartime revenue and a bigger military pledge at the NATO talks. They also urged scaling up interceptor production and co-developing anti-ballistic and deep-strike weapons.

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Zelensky, E3 leaders name 5 conditions for 'just and lasting peace' at bilateral talks in London

The leaders of the United Kingdom, France, and Germany, and Ukraine issued a joint statement on June 7 setting out five conditions that must be met between Kyiv and Moscow to bring a resolution to Russia's war in Ukraine.

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European leaders stress 'urgent need' to bolster Ukraine's defenses against Russian ballistic missiles

The leaders of the U.K., Ukraine, France and Germany discussed the "urgent need" to ramp up production of weapons to combat Russia's powerful hypersonic Oreshnik ballistic missiles in a meeting in London on Sunday.

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Zelenskyy discusses ‘urgent need to scale up’ air defences with key allies in London

Keir Starmer hosts Ukrainian, French and German leaders in Downing Street after Russia fires hypersonic weapons at Ukraine

Volodymyr Zelenskyy and the leaders of the UK, France and Germany discussed “the urgent need to scale up” Ukraine’s air defences and deep-strike capabilities in London on Sunday night, after Russia fired hypersonic weapons at Ukraine, Downing Street said.

The meeting of Ukraine’s staunchest allies in London came hours after a Russian drone strike damaged a storage centre for spent nuclear fuel nine miles from the Chornobyl nuclear power plant.

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© Photograph: James Veysey/Shutterstock

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Bimba trovata morta in Francia, fermato il padre di un’amica denunciato 5 volte per abusi. Macron: “Inaccettabile disfunzione della giustizia”

Lyhanna Bernard era scomparsa il 29 maggio in Francia, nel villaggio di Puycasquier, poco lontano da Tolosa. Una settimana dopo il suo corpo senza vita è stato ritrovato in un’azienda agricola: aveva solo 11 anni. Mancano ancora i risultati dell’autopsia, ma secondo il procuratore di Agen, Olivier Naboulet, ci sono pochi dubbi: “In un’azienda agricola è stato rinvenuto il corpo che sembra essere quello di una bambina, con abiti simili a quelli della minorenne scomparsa”. Il principale sospettato del delitto è Jerome B., il padre di un’amica della vittima: si tratta di un uomo con diversi precedenti per accuse di stupro su minori.

La bambina era stata vista l’ultima volta da due testimoni intorno alle 15, mentre era a bordo dell’auto del sospettato vicino alla scuola media Hubert-Reeves. Il 41enne era stato arrestato il giorno dopo, il 30 maggio: inizialmente aveva negato di averla accompagnata in macchina, finché non è stato messo di fronte alle immagini delle telecamere di sicurezza della zona. L’1 giugno è stato formalmente incriminato per sequestro di persona e detenzione illegale, e successivamente incarcerato. Ad aumentare i sospetti nei suoi confronti, si aggiunge il fatto che Jerome B. lavora proprio nella fattoria in cui è stato trovato il cadavere di Lyhanna, come riporta Le Figaro.

I precedenti

A indignare l’opinione pubblica francese sono state le numerose denunce e segnalazioni che già l’uomo aveva avuto in passato: dal 2017 a oggi ci sono ben cinque inchieste per violenze sessuali su minori a suo carico. Come riportato da Le Monde, la prima segnalazione risale al dicembre 2017, quando la polizia fu contattata dalla madre di una ragazza di 17 anni che aveva avuto una relazione di diversi mesi con il sospettato, all’epoca 32enne. Il caso era stato archiviato senza ulteriori provvedimenti nel febbraio 2018, poiché non era stato commesso alcun reato, data l’età della ragazza e la natura consensuale della relazione.

Nel 2021, l’uomo era stato licenziato per “comportamento inappropriato”, spiega il quotidiano francese, quando lavorava come addetto alla manutenzione presso il liceo di Lectoure (Gers). Jerom B. era stato allontanato “a seguito di un procedimento disciplinare dopo una segnalazione di comportamento inappropriato nei confronti di una studentessa “, secondo quanto riferito dalla regione Occitania. In questo caso le autorità hanno fatto sapere che sono in corso accertamenti per verificare se al licenziamento avessero fatto seguito anche eventuali denunce.

Nel 2022 invece c’era stata la prima denuncia per stupro di minore, avvenuto nel 2020. Jerome B. era stato accusato di un presunto stupro nella sua casa a Montestruc-sur-Gers dalla famiglia di una bimba nata nel 2013 e che quindi all’epoca dei fatti aveva 7 anni. La denuncia era stata trasmessa alla procura di Auch solo nel gennaio 2024, ma le indagini pare non avessero sufficientemente comprovato l’accusa che quindi era stata archiviata il 28 maggio 2024.

Una seconda denuncia per stupro di minore era arrivata nell’agosto 2o25, presentata dalla madre di una minorenne nata nel 2014 per presunti stupri commessi tra settembre 2024 e maggio 2025 sempre nell’abitazione del sospettato. La giovane era stata interrogata cinque giorni dopo mentre le perizie forensi e psicologiche sono state effettuate tra settembre e ottobre 2025. Durante quel mese, la procura di Tolosa ha ceduto il caso alla procura di Auch e il 9 gennaio 2026 il fascicolo è stato inviato dalla procura di Auch alla gendarmeria di Lectoure. Il procuratore di Gers ha però specificato che l’ultimo contatto telefonico sulla questione tra il suo ufficio e la polizia risale al 23 gennaio 2026.

Il 3 giugno 2026 una terza denuncia per stupro di minore è arrivata questa volta all’attenzione del pubblico ministero. Le Monde spiega che al momento della conferenza stampa, la procuratrice non disponeva di “informazioni sufficienti” per commentare “il contesto e la natura dei presunti fatti “. Potrebbe però trattarsi, secondo il quotidiano francese, della denuncia presentata dal padre di una bambina di 11 anni al quotidiano locale La Dépêche du Midi, che denuncia azioni compiute dal sospettato durante un pigiama party a casa sua nell’estate del 2025.

Reazioni indignate

Il quadro inquietante di denunce e segnalazioni che riguardano il sospettato ha creato grande indignazione nell’opinione pubblica: “Si è verificata una inaccettabile disfunzione della giustizia. Non è una questione di risorse, ma di responsabilità. Ho parlato con il ministro della Giustizia Gerald Darmanin, il ministro dell’Interno Laurent Nunez e il primo ministro Sebastien Lecornu, chiedendo che le indagini vengano condotte il più rapidamente possibile e che vengano accertate responsabilità collettive, sistemiche e potenzialmente individuali al fine di adottare tutte le misure necessarie”. Così ha commentato il presidente Emmanuel Macron non appena appresa la notizia a margine del summit Ue in Montenegro. L‘ufficio del Primo Ministro ha annunciato che Sébastien Lecornu convocherà venerdì i Ministri dell’Interno e della Giustizia per discutere del caso e delle possibili carenze nella gestione delle denunce di stupro contro l’uomo sospettato del rapimento di Lyhanna.

I pretendenti all’Eliseo, già in pre-campagna elettorale per le presidenziali del 2027, hanno duramente criticato il leader francese. Il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha accusato lo Stato di aver “gravemente fallito”, aggiungendo in un post sui propri canali social che “il popolo francese esige giustizia”. Ha usato toni severi anche Bruno Retailleau, presidente dei Repubblicani: “Il nostro sistema giudiziario è un fallimento e va riformato radicalmente. Una società che non è più in grado nemmeno di proteggere i propri figli è una società i cui membri finiranno per rivoltarsi gli uni contro gli altri”.

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Carrère a Travaglio: “Ho votato Macron, ma è il candidato perfetto per i ricchi. E poi è infastidito dal fatto che le persone non siano intelligenti quanto lui”

“L’ultima volta, francamente, ho votato per Macron. Il problema con Macron è che è il candidato perfetto solo per persone come me, della classe media, per le quali le cose non vanno poi così male. Ovviamente, siamo contenti di avere uno come Macron, che dopotutto è intelligente, che non ci mette in imbarazzo all’estero, che è tutto questo. Ma il problema con Macron è che è un candidato per le persone benestanti. E ci sono più persone che stanno male che persone benestanti. E le persone che stanno male non apprezzano Macron“. E’ un passaggio dell’intervista di Marco Travaglio allo scrittore Emmanuel Carrère (qui l’integrale).

Da una parte, dice Carrère, “è una persona animata da un’ambizione piuttosto nobile, sia per se stesso, sia per il suo destino, sia per il suo Paese”. Dall’altra “Macron è infastidito dal fatto che le persone non siano intelligenti quanto lui. Quindi, la maggior parte delle persone non è intelligente quanto Macron. Lui capisce tutto, analizza tutto bene. E quindi molte persone hanno l’impressione che Macron non le disprezzi nemmeno, ma che non capisca nemmeno la loro esistenza. No, non è assolutamente così. Questo è ciò che lo penalizza”. Il paragone è con un predecessore Valéry Giscard d’Estaing: “Era lo stesso tipo di persona, un tipo molto intelligente, molto brillante, che voleva il meglio per il suo paese, una sorta di modernizzazione del suo paese, tutto questo. E a un certo punto, tutta la Francia ha visto Giscard come un tipo arrogante, che non capiva niente, che era… E penso che Macron sia in qualche modo esposto alla stessa sorte, sì”.

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