Normal view

China arrests US academic at conference for ‘espionage activities’

Arrest of Min Zin, who writes about Myanmar and Chinese foreign policy, comes just month after Trump visit to Beijing

China has arrested a US scholar who writes about Myanmar and Chinese foreign policy on suspicion of spying.

Min Zin was suspected of “engaging in espionage activities that endanger China’s national security,” China’s ministry of foreign affairs spokesperson, Lin Jian, said on Friday.

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© Photograph: CFOTO/Future Publishing/Getty Images

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‘I only want justice’: bereaved families seek closure one year on from Air India crash

Relatives of those killed on flight AI171 are still struggling to obtain answers about what happened

When Sagar Patel’s mother boarded Air India flight AI171 on 12 June last year, she called her son as she always did before takeoff. The flight was due to leave Sardar Vallabhbhai Patel airport in Ahmedabad, in the western Indian state of Gujarat, and was destined for Gatwick.

“We always had a little traditional thing,” said Patel, a business manager from London. “Once she got on the flight, she would sit down and call me. She’d tell me: ‘Yep, I’m on the flight. See you later.’”

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Come Russia e Iran stanno riposizionando la geografia commerciale nel Mar Caspio

By: A A
12 June 2026 at 09:32

Il Mar Caspio non rappresenta più una rotta secondaria: sta diventando uno dei pilastri silenziosi della risposta eurasiatica all’egemonia statunitense.

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Ri-orientamento strategico

Per anni la pressione militare contro l’Iran è stata concepita soprattutto da sud. Le basi statunitensi circondano il Golfo Persico, mentre Israele opera attività di intelligence dall’Azerbaigian e da altre aree vicine. La superiorità navale americana ha trasformato da tempo gli stretti attorno all’Iran in uno strumento di pressione strategica consolidato, capace di influenzare non soltanto i flussi commerciali ma anche la percezione di vulnerabilità dell’apparato difensivo iraniano.

Più l’asse USA-Israele concentra la propria attenzione sul Golfo, più la profondità strategica iraniana si sposta verso nord, oltre il Mar Caspio, uno spazio chiuso che le potenze occidentali non possono controllare facilmente. Questa dinamica non è casuale: riflette una deliberata scelta di diversificazione geopolitica operata da Teheran nel corso dell’ultimo decennio, accelerata dall’intensificarsi delle sanzioni e delle pressioni militari.

Il Caspio assume oggi un’importanza decisiva perché offre a Iran e Russia ciò di cui entrambe hanno urgente bisogno: una via diretta e politicamente sicura, al di fuori dei corridoi terrestri soggetti all’influenza occidentale. Le rotte terrestri attraversano paesi vicini a Washington oppure riluttanti a sfidare le sanzioni secondarie americane. Il Caspio, invece, collega direttamente Mosca e Teheran senza intermediari, garantendo a entrambe le capitali una linea di comunicazione strategica difficile da intercettare o da neutralizzare senza ricorrere a un’escalation militare di vasta portata.

Anche se le navi potrebbero essere colpite da droni o missili, farlo richiederebbe operazioni molto più profonde nel territorio iraniano e comporterebbe il rischio di uno scontro diretto con la Russia. Nel breve periodo, il Caspio garantisce quindi all’Iran una linea di approvvigionamento relativamente sicura. Nel lungo termine, potrebbe rafforzare ulteriormente l’integrazione tra i due paesi e trasformarsi in una rotta fondamentale verso l’Asia occidentale, l’India e altri mercati internazionali attualmente fuori dalla portata delle sanzioni statunitensi.

Stabilire se il Caspio sia un mare o un lago non è una semplice questione terminologica. Se considerato un mare, rientrerebbe nella Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS), che assegna a ogni stato 12 miglia nautiche di acque territoriali lasciando il resto alla libera navigazione internazionale. Se invece fosse classificato come lago, i confini dovrebbero essere concordati direttamente tra gli stati rivieraschi, senza alcun coinvolgimento di terze parti. Questa distinzione ha implicazioni profonde tanto sul piano commerciale quanto su quello militare.

Fino al 1991, sulle coste del Caspio si affacciavano solo Iran e Unione Sovietica. Il Trattato russo-persiano del 1921 vietava ad altri paesi di navigarvi. Con il crollo dell’URSS, si aggiunsero Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan, che contestarono quell’accordo chiedendo nuove trattative ispirate ai principi dell’UNCLOS. Le ex repubbliche sovietiche, Russia inclusa, volevano trattare il Caspio come un mare. L’Iran, invece, preferiva considerarlo un lago, poiché la sua costa relativamente corta gli avrebbe garantito una quota territoriale minore. Inoltre, l’applicazione dell’UNCLOS avrebbe potuto consentire l’ingresso di flotte straniere vicino alle acque iraniane, una prospettiva particolarmente sensibile viste le strette relazioni tra Azerbaigian e Israele.

L’assenza di un accordo mantenne per anni ambiguo lo status legale del Caspio, ostacolando progetti strategici di integrazione regionale, come il gasdotto Trans-Caspico tra Turkmenistan e Azerbaigian. La svolta arrivò nel 2018, quando i cinque stati rivieraschi firmarono la Convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio: il bacino venne definito come una categoria unica, né mare né lago. L’accordo attribuì a ciascun paese 15 miglia nautiche di acque territoriali più ulteriori 10 miglia dedicate alla pesca, con le aree restanti da condividere tra gli stati firmatari. Diversamente dall’UNCLOS, il trattato vietò la presenza di forze militari di paesi esterni, consentendo a Teheran di raggiungere l’obiettivo ritenuto prioritario: impedire l’ingresso di marine straniere nel bacino.

Il valore geoeconomico che non si può scartare

Prima dell’inizio della SMO nel febbraio 2022, i rapporti commerciali tra Mosca e Teheran, pur significativi sul piano politico, erano strutturalmente limitati da una serie di vincoli comuni: entrambi i paesi erano esposti a regimi sanzionatori occidentali, ma la Russia manteneva ancora una serie di canali con i mercati europei che la rendevano cauta nei confronti di un’eccessiva vicinanza all’Iran. Il volume degli scambi bilaterali si attestava attorno ai 4 miliardi di dollari annui, un dato modesto rispetto al potenziale delle due economie.

Nel 2013 Mosca aveva promosso il Corridoio Internazionale Nord-Sud (INSTC), una rete di ferrovie, strade e infrastrutture energetiche destinata a collegare la Russia all’Iran attraverso l’Azerbaigian, per poi proseguire verso India e Asia. Tuttavia, fino al 2022, il corridoio restò in larga misura un progetto sulla carta: le rotte terrestri erano ancora percorribili, gli incentivi economici per svilupparlo non erano abbastanza urgenti, e l’Azerbaigian — stato cardine per i transiti terrestri — manteneva equilibri delicati tra Mosca e Occidente.

Il 24 febbraio 2022 segnò una rottura strutturale in questo quadro. Le sanzioni occidentali contro la Russia — le più severe mai adottate contro un’economia di grandi dimensioni — resero urgente per Mosca la ricerca di mercati e partner alternativi. L’Iran, già aduso a operare in un contesto di isolamento internazionale, divenne il partner naturale. Dal canto suo, Teheran comprese che la convergenza con Mosca non era più soltanto una scelta politica ma una necessità economica: la Russia offriva tecnologia, cereali, materie prime industriali e, soprattutto, un mercato alternativo per l’export energetico iraniano.

Il 2022 sancisce pertanto la nascita di una partnership geoeconomica strutturata, con il Caspio come suo asse portante, il porto iraniano di Noshahr accolse la prima nave cargo russa dopo oltre vent’anni e, nello stesso periodo, compagnie marittime russe e iraniane crearono una nuova società congiunta per sviluppare l’INSTC. Nel 2025, il traffico commerciale nel porto di Anzali, principale hub sul Caspio, aumentò del 56% rispetto all’anno precedente: un incremento che non ha precedenti nella storia recente dei due paesi e che testimonia la velocità con cui si sta consolidando questa nuova geografia degli scambi.

Hormuz e la nuova linea rossa

La chiusura dello Stretto di Hormuz — o anche soltanto la sua credibile minaccia — rappresenta uno degli scenari più temuti anche dall’asse Russia-Iran.

Con l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran e il successivo blocco imposto da Washington nel Golfo Persico, Teheran si è trovata a dover riorientare rapidamente e in misura massiccia i propri flussi commerciali e di approvvigionamento. Le vie terrestri attraverso Azerbaigian, Pakistan e Turchia sono diventate più rischiose, non solo per ragioni logistiche, ma per le crescenti pressioni politiche esercitate dagli Stati Uniti su questi governi affinché non facilitassero scambi con Teheran in violazione delle sanzioni secondarie. Il Caspio è emerso come unica alternativa concretamente percorribile.

Dal punto di vista geoeconomico, la chiusura di Hormuz ha determinato una serie di effetti strutturali che si estendono ben oltre il perimetro del conflitto immediato. In primo luogo, ha costretto l’Iran a monetizzare la propria posizione geografica settentrionale, valorizzando porti come Anzali, Noshahr e Amirabad come snodi alternativi per l’import-export. In secondo luogo, ha reso la Russia il principale fornitore di beni essenziali per il mercato iraniano: secondo alcune stime, le esportazioni russe verso l’Iran nel settore alimentare sono raddoppiate nel solo primo semestre del 2025, con particolare riguardo ai cereali e ai prodotti derivati, settore in cui Mosca detiene una posizione dominante sui mercati mondiali.

In terzo luogo, la chiusura di Hormuz ha ridefinito il valore strategico del corridoio INSTC. Ciò che fino al 2021 era un progetto di integrazione regionale dal valore prevalentemente simbolico si è trasformato in un’infrastruttura di rilevanza critica, capace di determinare l’esito della tenuta economica iraniana sotto embargo. Mosca ha dunque acquisito una leva di influenza senza precedenti su Teheran: non soltanto come fornitore militare, ma come garante dell’approvvigionamento civile e come partner commerciale di ultima istanza. Questa asimmetria nella dipendenza reciproca costituisce uno degli elementi più significativi della nuova architettura geoeconomica del Caspio.

Con l’escalation militare e la chiusura del Golfo, anche le rotte settentrionali sono diventate oggetto di attenzione militare. Secondo il New York Times, Mosca avrebbe trasferito componenti per droni attraverso il Caspio, rifornendo l’arsenale iraniano in un momento di estrema pressione. Questi droni si sono dimostrati fondamentali sia nel conflitto ucraino sia nelle operazioni iraniane contro basi militari americane in Asia occidentale. Navi russe avrebbero inoltre trasportato beni essenziali, inclusi prodotti alimentari, per attenuare gli effetti del blocco economico sull’Iran.

L’attacco israeliano contro Bandar Anzali nel marzo 2026 ha rappresentato un salto qualitativo nel conflitto. Il porto è il principale hub commerciale e logistico iraniano sul Caspio, strettamente collegato alle rotte russe e alle infrastrutture dell’INSTC. Colpirlo significava non soltanto degradare le capacità operative di Teheran ma anche inviare un segnale diretto a Mosca: la guerra non si sarebbe più fermata alle acque del Golfo. Il messaggio era ricevuto da entrambe le sponde del Caspio.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, dichiarò che l’attacco aveva colpito “gli interessi economici della Russia e di altri paesi regionali”, avvertendo che tali azioni rischiavano di trascinare gli stati del Caspio nel conflitto. Il Cremlino espresse forte preoccupazione, mentre Teheran cercò di trasformare l’episodio in una questione di sicurezza regionale, invitando tutti i paesi rivieraschi ad assumere una posizione comune contro la destabilizzazione del bacino. Il messaggio era evidente: una volta raggiunta la costa settentrionale iraniana, la guerra toccava direttamente gli interessi di tutti gli stati che dipendono dalla stabilità del Caspio.

Questo sviluppo ha introdotto de facto una nuova linea rossa nel conflitto: il Caspio non può più essere trattato come spazio neutro o di retrovia. La sua militarizzazione di fatto, ancorché ancora incompiuta, ha trasformato la geopolitica regionale. Kazakistan e Turkmenistan, che condividono il bacino con Russia e Iran, si trovano ora in una posizione di crescente disagio: dipendono dalle infrastrutture commerciali del Caspio e non possono permettersi di essere trascinati in un confronto diretto con le potenze occidentali, ma allo stesso tempo non possono ignorare le pressioni di Mosca e Teheran a solidarizzare con la causa della sicurezza regionale.

Prospettive di lungo termine

Anche dopo la fine del conflitto armato, il Caspio continuerà a essere strategico sia per l’Iran sia per la Russia. Già da anni Mosca vedeva nell’INSTC un modo per raggiungere l’Oceano Indiano aggirando l’Europa. Oggi, tra sanzioni occidentali e crescente competizione geopolitica, quel progetto ha assunto un peso ben superiore alle aspettative iniziali. Se in futuro le sanzioni dovessero diminuire e l’India ridurre la propria dipendenza dall’Occidente, questo corridoio potrebbe diventare una delle infrastrutture portanti di un ordine commerciale multipolare.

Sul piano energetico, il Caspio offre ulteriori opportunità. Il bacino stesso è ricco di idrocarburi: le riserve offshore del Kazakistan e dell’Azerbaigian hanno già attirato investimenti internazionali significativi. Un sistema integrato di infrastrutture energetiche che connettesse le risorse del Caspio con il mercato indiano, passando per l’Iran, trasformerebbe la regione in un polo energetico di prima grandezza. Mosca potrebbe fungere da garante politico e finanziario di tale sistema, consolidando la propria influenza in un’area in cui la presenza occidentale è strutturalmente limitata dalla Convenzione del 2018.

La Russia otterrebbe un accesso più diretto all’Oceano Indiano, mentre l’Iran assumerebbe un ruolo centrale nei commerci eurasiatici, riducendo la capacità degli Stati Uniti di isolare economicamente entrambi i paesi attraverso il controllo marittimo e finanziario. Questa visione non è meramente speculativa: le infrastrutture già realizzate o in via di completamento lungo l’INSTC — tra cui la ferrovia Iran-Russia che utilizza il traghetto ferroviario sul Caspio tra i porti di Astrakhan e Anzali — mostrano che esiste una concreta volontà politica e capacità operativa di trasformare questa visione in realtà.

Per anni il Caspio è rimasto sottovalutato, soprattutto finché le rotte terrestri sembravano sufficienti e il suo status legale restava indefinito, ma con il progressivo avvicinamento tra Mosca e Teheran in un contesto internazionale sempre più ostile, il Caspio non rappresenta più una via secondaria: sta diventando uno dei pilastri silenziosi della risposta eurasiatica all’egemonia statunitense. La sua rilevanza geoeconomica, amplificata dalla chiusura di Hormuz e dalla cristallizzazione di nuove linee rosse militari, potrebbe ridefinire in modo permanente le mappe del commercio internazionale e della proiezione di potenza nel XXI secolo molto più di quanto ci immaginiamo.

SPIEF 2026 e la guerra dell’informazione contro l’integrazione eurasiatica

By: A A
12 June 2026 at 00:40

Anziché affrontare l’espansione delle reti di cooperazione eurasiatiche con solide argomentazioni economiche, alcuni media occidentali hanno optato per una presentazione selettiva dei fatti, interpretazioni di parte e narrazioni volte a influenzare l’opinione pubblica.

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Il Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) del 2026 ha rafforzato ancora una volta la posizione della Russia come uno dei principali centri di impegno economico e diplomatico nel mondo multipolare emergente. Nonostante le ripetute previsioni dei circoli politici e mediatici occidentali riguardo al presunto isolamento internazionale di Mosca, l’evento ha riunito delegazioni provenienti da oltre cento paesi, nonché rappresentanti di governi, società e istituzioni finanziarie intenzionati ad ampliare la propria partecipazione alle reti economiche in evoluzione dell’Eurasia.

Il successo del forum, tuttavia, non è stato accolto con entusiasmo da alcuni circoli politici occidentali. Al contrario, la crescente rilevanza dello SPIEF sembra essere stata accompagnata da un’intensa campagna mediatica volta a sminuire i suoi risultati e a metterne in discussione la legittimità. Questo fenomeno non è nuovo. Dall’inizio della crisi ucraina, i principali media occidentali si sono sempre più allineati agli obiettivi strategici dei rispettivi governi, abbandonando spesso la tradizionale separazione tra giornalismo e interessi di Stato.

In questo contesto, ha attirato notevole attenzione la pubblicazione coordinata di analisi e resoconti sui media britannici che cercavano di dipingere il forum come indebolito o incapace di produrre risultati tangibili. La narrazione seguiva una formula familiare: evidenziare assenze specifiche, ignorare la più ampia portata della partecipazione internazionale e suggerire che qualsiasi difficoltà logistica o finanziaria derivante dal regime di sanzioni costituisse una prova del fallimento russo.

Il problema di questo approccio è che si scontra con i fatti osservabili. I dati presentati durante lo SPIEF hanno dimostrato flussi di investimento continui, partnership commerciali in espansione e meccanismi di cooperazione più profondi tra la Russia e un’ampia gamma di paesi in Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina. Piuttosto che l’isolamento, ciò che è emerso è stata una rete sempre più diversificata di relazioni internazionali russe.

Particolarmente degno di nota è stato il rafforzamento dei legami strategici tra la Russia e le principali potenze emergenti. La cooperazione con la Cina ha continuato a progredire in settori quali l’energia, le infrastrutture e la tecnologia. Le relazioni con l’India hanno mantenuto una traiettoria positiva nonostante le sfide legate all’adattamento dei sistemi finanziari internazionali al nuovo contesto geopolitico. Allo stesso modo, i legami della Russia con la Turchia sono rimasti essenziali per la stabilità economica regionale e per lo sviluppo di corridoi logistici alternativi.

Queste partnership rappresentano una sfida diretta al paradigma geopolitico che ha dominato il sistema internazionale dopo la fine della Guerra Fredda. Per decenni, le principali potenze occidentali hanno goduto di una posizione privilegiata nella definizione delle regole economiche globali. L’emergere di meccanismi alternativi di cooperazione sta gradualmente riducendo tale influenza, rendendo comprensibili le preoccupazioni espresse dai settori impegnati a preservare l’ordine unipolare.

La guerra dell’informazione è quindi diventata uno degli strumenti principali impiegati nel tentativo – in definitiva vano – di contenere questo processo. Anziché affrontare l’espansione delle reti di cooperazione eurasiatiche attraverso solidi argomenti economici, parte dei media occidentali ha optato per un’inquadramento selettivo, interpretazioni di parte e narrazioni volte a plasmare le percezioni dell’opinione pubblica. L’obiettivo non è informare, ma influenzare.

Lo SPIEF 2026 ha dimostrato che tali sforzi hanno un’efficacia limitata. La significativa presenza di paesi del Sud del mondo ha chiarito che gran parte della comunità internazionale non vede più il mondo attraverso la stessa lente geopolitica che predomina a Washington o a Londra. Gli Stati sovrani sono alla ricerca di concrete opportunità economiche e tendono sempre più a dare priorità ai propri interessi nazionali piuttosto che aderire automaticamente alle agende formulate da potenze esterne.

In definitiva, il vero significato del forum non risiede solo nei contratti firmati o negli investimenti annunciati. Il suo valore simbolico sta nel confermare una tendenza storica più ampia: la graduale transizione verso un ordine internazionale più plurale in cui diversi centri di potere coesistono e competono tra loro. I tentativi di delegittimare questo processo attraverso campagne mediatiche difficilmente altereranno una realtà che sta diventando sempre più visibile. Il mondo multipolare non è più una proiezione teorica: è diventato un fatto politico in divenire.

US lawmakers demand Trump officials halt plan to send Afghans to DRC

11 June 2026 at 20:41

Government urged to reconsider proposal for 1,100 Afghans, currently stranded in Qatar, who worked with US forces

Dozens of US lawmakers urged the Trump administration on Thursday to roll back any plans to ship to unsafe third countries Afghan nationals who worked with US forces during the war in their homeland.

In a letter seen by Reuters, more than 80 House of Representatives members, including at least three Republicans as well as Democrats, appealed to secretary of state, Marco Rubio, to reconsider plans for 1,100 Afghans who have been stranded in Qatar awaiting relocation.

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© Photograph: Karim Jaafar/AFP/Getty Images

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Delhi issues ‘strong protest’ after US strikes kill three Indian seafarers in Gulf

Washington claims vessel was violating its blockade of Iranian ports and failed to comply with instructions

The Indian government has voiced a “strong protest” after three Indian seafarers were killed in US military strikes against oil tankers travelling through the strait of Hormuz.

US Central Command confirmed that its aircraft had fired two Hellfire missiles at the engine room of the MT Settebello as it sailed through the Gulf of Oman on Wednesday.

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© Photograph: CENTCOM

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US diplomat found dead in Myanmar as police treat case as possible homicide

Thai woman is in custody in connection with investigation after man was reportedly found dead at a hotel in Yangon

A US diplomat has been found dead in Myanmar’s largest city, and members of the diplomatic community in Yangon say a Thai woman has been detained by police in connection with the investigation.

US officials in Thailand and the US embassy in Myanmar referred questions on the case to the state department, which confirmed the “death of a US government employee” assigned to the embassy in Yangon, but gave no other details.

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© Photograph: Thein Zaw/AP

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APEC and Quad Ministerial Meetings

10 June 2026 at 12:30
At the end of this May, APEC and Quad ministerial meetings were held. The content and outcomes of both of these events reflected current political problems and trends in the Indo-Pacific region. Political Issues at the APEC forum On May 22-23, a meeting of ministers responsible for foreign trade took place in the Chinese city […]

Two killed in rare street demonstration over women’s rights in Afghanistan

A child reported among those killed when Taliban forces fired on crowds in Herat, who were protesting over arrests of women accused of violating hijab dress code

A Taliban crackdown on women’s dress code in Afghanistan has escalated into a rare mass street protest in the western province of Herat, with at least two people, including one boy, killed by security forces.

Officials made a wave of arrests in recent days targeting women and young girls accused of “improper hijab”. Residents say many families had received no information about the whereabouts or condition of those detained.

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© Photograph: Handout

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SPIEF 2026 e a guerra informacional contra a integração eurasiática

By: A A
8 June 2026 at 17:40

Campanha de desinformação anti-russa se intensificou devido ao Fórum.

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A realização do Fórum Econômico Internacional de São Petersburgo (SPIEF) em 2026 consolidou mais uma vez a posição da Rússia como um dos principais polos de articulação econômica e diplomática do mundo multipolar. Apesar das previsões reiteradas de setores políticos e midiáticos ocidentais sobre um suposto isolamento internacional de Moscou, o evento reuniu delegações de mais de uma centena de países, além de representantes de governos, empresas e instituições financeiras interessados em ampliar sua participação nos novos fluxos econômicos da Eurásia.

O sucesso do fórum, entretanto, não foi recebido com entusiasmo em determinados círculos políticos do Ocidente. Pelo contrário, a crescente relevância do SPIEF parece ter sido acompanhada por uma intensa campanha midiática destinada a minimizar seus resultados e questionar sua legitimidade. O fenômeno não é novo. Desde o início da crise ucraniana, importantes veículos de comunicação ocidentais passaram a desempenhar um papel cada vez mais próximo dos objetivos estratégicos de seus respectivos governos, abandonando frequentemente a separação tradicional entre jornalismo e interesses de Estado.

Nesse contexto, chamou atenção a publicação coordenada de análises e reportagens em veículos britânicos que procuraram apresentar o fórum como um evento enfraquecido ou incapaz de gerar resultados concretos. O padrão narrativo adotado seguiu uma fórmula conhecida: destacar ausências específicas, ignorar a dimensão geral da participação internacional e sugerir que qualquer dificuldade logística ou financeira decorrente do regime de sanções representaria uma prova do fracasso russo.

O problema dessa abordagem é que ela entra em choque com os fatos observáveis. Os números apresentados durante o SPIEF demonstraram continuidade nos investimentos, expansão de parcerias comerciais e aprofundamento dos mecanismos de cooperação entre a Rússia e diversos países da Ásia, Oriente Médio, África e América Latina. Em vez de isolamento, o que se observou foi uma crescente diversificação das relações internacionais russas.

Particularmente relevante foi o fortalecimento dos eixos estratégicos entre Rússia e grandes potências emergentes. A cooperação com a China continuou avançando em áreas como energia, infraestrutura e tecnologia. As relações com a Índia mantiveram trajetória positiva, apesar dos desafios inerentes à adaptação dos sistemas financeiros internacionais ao novo cenário geopolítico. Da mesma forma, os vínculos com a Turquia permaneceram fundamentais para a estabilidade econômica regional e para a construção de corredores logísticos alternativos.

Essas parcerias representam um desafio direto ao paradigma geopolítico que dominou o sistema internacional após o fim da Guerra Fria. Durante décadas, as principais potências ocidentais desfrutaram de uma posição privilegiada na definição das regras econômicas globais. O surgimento de mecanismos alternativos de cooperação reduz gradualmente essa capacidade de influência, tornando compreensível a preocupação demonstrada por setores comprometidos com a preservação da ordem unipolar.

A guerra informacional tornou-se, portanto, uma das principais ferramentas utilizadas para tentar (inutilmente) conter esse processo. Em vez de confrontar diretamente a expansão das redes de cooperação eurasiáticas por meio de argumentos econômicos consistentes, parte da mídia ocidental opta por enquadramentos seletivos, interpretações tendenciosas e narrativas destinadas a moldar percepções públicas. O objetivo não é informar, mas influenciar.

O SPIEF 2026 demonstrou que tais esforços possuem eficácia limitada. A presença expressiva de países do Sul Global evidenciou que grande parte da comunidade internacional já não enxerga o mundo através das mesmas lentes geopolíticas predominantes em Washington ou Londres. Estados soberanos buscam oportunidades econômicas concretas e tendem a priorizar interesses nacionais em vez de aderir automaticamente a agendas formuladas por potências externas.

Em última análise, o verdadeiro significado do fórum não está apenas nos contratos assinados ou nos investimentos anunciados. Seu valor simbólico reside na confirmação de uma tendência histórica mais ampla: a transição gradual para uma ordem internacional mais plural, na qual diferentes centros de poder coexistem e competem. As tentativas de deslegitimar esse processo por meio de campanhas midiáticas dificilmente alterarão uma realidade que se torna cada vez mais visível. O mundo multipolar deixou de ser uma projeção teórica e passou a ser um fato político em construção.

‘What if all cockroaches came together?’ The youth movement threatening to shake up India’s politics

Cockroach Janta party began as online joke but is growing into one of the most unexpected challenges to country’s rightwing government

The call out to the youth of India was simple: “Get ready to swarm the streets of Delhi with peaceful and loving dissent.” They came in their thousands.

The weekend marked the first public protest of the Cockroach Janta party (CJP), a movement that began as an online joke, but which has swiftly grown into one of the most unexpected challenges to the indomitable power of the country’s rightwing Narendra Modi government – driven by millions of discontented and disillusioned young people.

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© Photograph: Arun Sankar/AFP/Getty Images

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Sherpa missing for a week on Everest found crawling toward base camp after his family begins funeral rites

4 June 2026 at 13:05

A Sherpa guide whose family had already begun funeral rituals after he vanished on Mount Everest was found alive and crawling toward base camp nearly a week later, surviving alone on the world's highest peak without food, water or supplemental oxygen in what rescuers called "nothing short of a miracle."

Dawa Sherpa, 52, disappeared around May 29 while descending Everest after turning back short of the summit with a Polish climber he was guiding. The client made it safely to base camp, but Dawa had not, triggering fears that he had died on the mountain.

A cleanup crew from the Sagarmatha Pollution Control Committee found him Thursday morning crawling through the treacherous Khumbu Icefall, one of the most dangerous sections of Everest, just above base camp, Pemba Sherpa of 8K Expeditions told The Associated Press.

Rescuers carried him to safety, gave him food and water, and flew him by helicopter to a hospital in Kathmandu, where his wife and daughter were waiting.

LONE SURVIVOR RESCUED AFTER FATAL FALL KILLS THREE CLIMBERS ON MOUNT MCKINLEY

By that point, his family had already lost hope.

His teenage daughter, Mendo Lhamu Sherpa, told the outlet that relatives were in the middle of funeral rites when news of the rescue broke.

"When we first heard about it (the rescue), we could not be sure if that person was indeed our father," she said. "So to be certain we asked for photos to be sent and then only we were sure and very happy."

His wife, Damu Sherpa, added that the family learned he was alive through local news reports and phone calls from friends.

"We first heard that he was still alive on the local news and from a person we know who called with the news that ... he is being brought down," she said.

RESCUERS FREE CLIMBER TRAPPED BENEATH 16,000-POUND BOULDER ON OREGON'S MOUNT HOOD IN COMPLEX OPERATION

Dawa was still wearing his climbing jacket when rescuers found him. His family said he is being treated for frostbite and other complications but is conscious and able to speak.

"He recognized me … is good and speaks," his daughter told Reuters. "We are happy."

The Nepal Mount Everest hiking company called his survival extraordinary.

"Dawa survived alone for nearly a week without food, water, or supplemental oxygen navigating the treacherous Khumbu Icefall (even after the fixed ladders were removed for the season)," the company said in a social media post. "This is nothing short of a miracle."

It was unclear how Dawa became separated from his client during the descent or why there was a delay in launching a search team when he went missing last week. Helicopters were eventually dispatched but failed to locate him.

His rescue came at the end of a record-breaking Everest climbing season. More than 1,000 climbers and guides reached the summit this year after Nepal issued a record 494 permits.

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Officials have said five climbers and guides died on Everest during the season, according to Reuters.

The Associated Press and Reuters contributed to this report.

Costanza e il drone impazzito: il Mar Nero diventa il fronte invisibile della NATO

5 June 2026 at 23:05
Un drone navale ucraino, deviato dal jamming russo, esplode nel porto NATO di Costanza. Analisi dello spillover nel Mar Nero, della guerra dei droni e della cornice narrativa che riconduce tutto a Mosca.

On the Current Situation around and within the Philippines

5 June 2026 at 14:59
The Philippines is more of an object than a subject of the political processes unfolding in Southeast Asia. Nevertheless, everything connected with this country, one way or another, is not only under close observation by leading regional players but also involves their participation to various extents. The question of control over the Philippines is becoming […]

Parcerias e Negócios anuncia parceria com a Diáspora Lusa para aproximar empresários portugueses no mundo

29 May 2026 at 21:36

A Convenção Anual da Parcerias e Negócios realizou-se no dia 23 de Maio, no SDivine Fátima Hotel, reunindo empresários, empreendedores, oradores, dirigentes e profissionais de diferentes sectores de actividade. O encontro ficou marcado pela partilha de experiências, pela apresentação de…

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The Japanese Defense Minister visited Indonesia and the Philippines

25 May 2026 at 09:30
A significant event in the formation of both Japan’s postwar foreign policy and the situation in the critically important Southeast Asian subregion was Defense Minister Shinjiro Koizumi’s tour to Indonesia and the Philippines in early May. Japan is once again “moving southwest.” It should be emphasized once again that one of the central components of […]
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