Normal view

Ranked: The world’s highest military burdens by GDP

By: A A
9 June 2026 at 16:49

Military expenditure as a share of GDP is a key stress test of national priorities. While the US and China lead in raw dollars, the ranking changes dramatically when adjusted for economic size. Here are the top 20 countries where defense takes the biggest bite out of the economy

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Anche l’Armenia scarica Putin, ora gli resta solo la tv italiana

9 June 2026 at 05:55

Quando la guerra in Ucraina sarà finita, è probabile che nei libri di storia l’invasione su larga scala lanciata da Vladimir Putin nel 2022 sarà presentata come una delle dimostrazioni di imperizia strategica e autolesionismo politico più clamorose che si siano mai viste nella storia umana dai tempi del rapimento di Elena da parte di Paride, in tempi più recenti paragonabile forse solo all’attacco giapponese di Pearl Harbor che trascinò gli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, conclusa con le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Ma quello che renderà il caso un oggetto di studio ancora più interessante e misterioso sarà l’incredibile divario tra l’evidenza di questo catastrofico errore e la fanciullesca inconsapevolezza con cui una parte della politica, della stampa e dell’opinione pubblica occidentale ha continuato a prendere per buona la narrazione dell’invincibile impero russo e dell’insuperabile stratega del Cremlino. A cominciare da giornali e talk show italiani, ormai prigionieri in una specie di realtà alternativa.

Eppure l’elenco dei rovesci politici e militari subiti da Putin negli ultimi quattro anni si è fatto ormai talmente lungo che è difficile darne conto senza dimenticare qualcosa.

Per quanto riguarda la situazione sul fronte ucraino, dall’inizio dell’anno la Russia perde circa 35 mila soldati al mese tra morti e feriti, più di quanti riesca ad arruolarne, mentre l’Ucraina ha riconquistato più territorio di quanto ne abbia perso, oltre ad avere acquisito la capacità di colpire pesantemente in territorio nemico attraverso missili e droni, infliggendo danni pesanti all’industria bellica, alle infrastrutture energetiche e all’economia russa. La guerra scatenata per impedire l’accerchiamento della Nato, almeno secondo la versione ufficiale del Cremlino, ha spinto a entrare nella Nato anche Svezia e Finlandia, e suscitato in tutta Europa la corsa al riarmo.

Nemmeno l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, con tutto quello che ha fatto per Putin, a cominciare dal taglio degli aiuti militari ed economici a Kyiv, è stato sufficiente a cambiare la situazione. Impantanato in Ucraina, il presidente russo ha assistito senza muovere un dito al rovesciamento di Bashar al Assad in Siria, al rapimento di Nicolás Maduro in Venezuela e al bombardamento dell’Iran.

E ormai si è dimostrato incapace di tenere le posizioni persino in quello che considera il suo cortile di casa. La riconferma di Nikol Pashinyan alle elezioni in Armenia ne è l’ultima clamorosa conferma. Come spiega sul Foglio Nona Mikhelidze, si tratta infatti del leader che ha guidato il paese durante la sconfitta nella guerra contro l’Azerbaigian (altra prova dell’impotenza della Russia, storica protettrice del paese aggredito), culminata con la perdita del Nagorno-Karabakh, una disfatta che avrebbe travolto qualsiasi governo. «In Armenia è accaduto il contrario: una parte significativa degli elettori ha scelto di valutare non soltanto il passato, ma la traiettoria futura proposta dal primo ministro – il progressivo distacco dalla dipendenza russa, l’avvicinamento all’Europa, l’apertura delle frontiere con Turchia e Azerbaigian, una maggiore integrazione economica regionale».

Come già accaduto in Moldova, in condizioni non meno difficili, anche in Armenia alla fine ha vinto il richiamo dell’Europa, cioè «la promessa della libertà individuale, della dignità umana, dello stato di diritto e di una vita migliore».

Quell’Europa che domenica a Londra, rappresentata dai tre leader dei cosiddetti paesi volenterosi (Germania, Francia e Gran Bretagna), si è riunita con Volodymyr Zelensky per confermargli pieno sostegno, come spiega su Linkiesta Victoria Vdovychenko, mentre in Italia stampa e tv favoleggiavano per la centesima volta sulla centomillesima pseudo-apertura negoziale di Putin, prontamente smascherata dalla lettera di Zelensky con la proposta di un incontro per chiudere il conflitto, ovviamente subito respinta da Mosca.

 

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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Why Armenians stuck with Pashinyan

8 June 2026 at 20:10

YEREVAN, Armenia — The best of a bad lot was how many Armenians described victorious Prime Minister Nikol Pashinyan ahead of Sunday's pivotal election — the first since the bitter defeat in the Nagorno-Karabakh conflict with neighboring Azerbaijan.

While the election has frequently been framed outside Armenia as

Putin warned former Soviet republic of “Ukrainian scenario” over EU ties. Its pro-EU party wins elections with 49.81% anyway

8 June 2026 at 08:29

Armenian Prime Minister Nikol Pashinyan delivering a speech at the European Parliament. Source: NikolPashinyan X

Armenian Prime Minister Nikol Pashinyan's pro-EU Civil Contract party has won the country's parliamentary elections with 49.81% of the vote. The result came despite pro-Russian opposition and Russian electoral pressure, with 100% of ballots processed, according to News.am and the Central Election Commission. 

The victory is a clear public endorsement of Pashinyan's turn toward European integration and away from the post-Soviet Russian sphere — a turn that has placed Armenia, like Ukraine before it, in the position of a former Soviet republic actively choosing the EU over Moscow's preferred order.

Previously, Russian President Vladimir Putin warned Armenia of a "Ukrainian scenario" over its EU push at the recent EAEU summit. 

Vote breakdown

Four political forces enter the new Armenian parliament. Pashinyan's Civil Contract leads with 49.81%, followed by Samvel Karapetyan's pro-Russian "Strong Armenia" alliance at 23.29%, the "Armenia" electoral bloc at 9.94%, and the Prosperous Armenia party as the fourth force in parliament.

Karapetyan, a Russian-Armenian oligarch and founder of the Tashir Group, ran on a platform to restore closer ties with Moscow.

Post-Soviet context and EU push

Armenia, a former Soviet republic that gained independence in 1991, has been a member of the Russian-led Collective Security Treaty Organization (CSTO) and the Eurasian Economic Union (EAEU).

The relationship cooled sharply after the 2023 Azerbaijani military operation that ended Armenian control of Nagorno-Karabakh, with Yerevan accusing Russia and its CSTO of failing to deliver promised security guarantees.

Pashinyan's government has since suspended Armenia's participation in CSTO meetings, signed a bilateral strategic partnership charter with the US, and accelerated EU integration efforts.

The EU announced a €50 million support package for Armenia on 4 June, days before the election.

Russia's response and "Ukrainian scenario"

Putin's "Ukrainian scenario" warning, delivered at the EAEU summit shortly before the election, was a direct threat that Russia would consider treating Yerevan's EU pivot the way Moscow has treated Ukraine's: economic pressure, hybrid operations, military threats.

Despite both, Armenia voted for Pashinyan and the EU path by a roughly two-to-one margin over the largest pro-Russian alternative.

Pashinyan rafforza il suo governo e allontana l’Armenia da Putin

8 June 2026 at 10:11

La vittoria del partito del premier armeno Nikol Pashinyan alle elezioni parlamentari segna non solo la conferma al potere del leader della cosiddetta Rivoluzione di velluto, ma anche un ulteriore passo nel progressivo arretramento dell’influenza russa nel Caucaso meridionale. Con il 49,81% dei voti, Contratto civile ha ottenuto una maggioranza parlamentare che consente al governo di proseguire senza alleanze il proprio progetto politico, centrato su riforme interne, pace regionale e soprattutto riallineamento geopolitico verso l’Unione europea.

Il risultato elettorale è stato letto a Bruxelles come una conferma della traiettoria europea di Erevan, mentre a Mosca rappresenta un segnale politico sfavorevole in un’area storicamente considerata parte della propria sfera di influenza. La seconda forza, l’alleanza Armenia forte, del miliardario Samvel Karapetyan, fermandosi intorno al 23-25%, non riesce a costruire un’alternativa credibile al governo in carica, nonostante una campagna impostata su relazioni più strette con la Russia.

Il voto arriva in un contesto già segnato da un progressivo deterioramento dei rapporti tra Erevan e Mosca. Negli ultimi mesi il Cremlino ha intensificato le pressioni economiche e politiche sull’Armenia, anche attraverso restrizioni commerciali e una crescente campagna di influenza. È in questo quadro che la scelta elettorale assume una valenza più ampia: non solo un cambio di maggioranza, ma la conferma di una traiettoria di disallineamento strutturale dal sistema russo.

Pashinyan ha rivendicato il risultato come mandato per proseguire lungo la strada dell’integrazione europea e della normalizzazione dei rapporti con Azerbaigian e Turchia, dopo la crisi del Nagorno-Karabakh. La sua agenda si inserisce in una più ampia ridefinizione degli equilibri regionali, in cui l’Armenia tenta di trasformare la propria vulnerabilità militare e geografica in leva diplomatica verso Occidente.

La risposta internazionale ha rafforzato questa lettura. L’Unione europea ha salutato il voto come conferma del percorso democratico del Paese e della sua progressiva convergenza con le istituzioni europee. Ancora più esplicito il sostegno politico arrivato da Kyjiv: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di elezioni «democratiche e libere», definendo il caso armeno un «test per l’Unione europea» e invitando Bruxelles a sostenere concretamente Erevan. Un posizionamento che inserisce l’Armenia in una più ampia traiettoria post-sovietica che vede Ucraina e Caucaso sempre più allineati nella ricerca di protezione politica e sicurezza occidentale.

Sul piano regionale, la vittoria di Pashinyan rafforza anche la prospettiva di un accordo con l’Azerbaigian e la normalizzazione dei rapporti con la Turchia, elementi che ridurrebbero ulteriormente il margine di influenza russo nell’area. È proprio su questo punto che si gioca una partita più ampia: la progressiva erosione del ruolo di Mosca come garante di sicurezza nel Caucaso, già messa in crisi dopo la guerra del 2023 e la perdita del Nagorno-Karabakh.

In questo contesto, l’Armenia diventa uno dei casi più avanzati di riallineamento politico nello spazio post-sovietico, insieme all’Ucraina. Un processo che non si limita alla diplomazia, ma coinvolge infrastrutture economiche, sicurezza e architettura delle alleanze.

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Armenia, Pashinyan vince le elezioni. Cambiano i rapporti con la Russia

8 June 2026 at 11:20

Le elezioni in Armenia hanno emesso un verdetto chiaro, il Paese molla la Russia e si avvicina all’Ue. A trionfare è stato il partito centrista Contratto Civile e formerà il nuovo governo in autonomia, senza l’appoggio di altre forze politiche. Lo ha dichiarato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, nel corso di una conferenza stampa tenutasi dopo l’annuncio dei primi risultati elettorali: “Il 7 giugno 2026 si sono tenute le elezioni ordinarie per l’Assemblea nazionale e, a seguito di queste, il partito Contratto civile ha vinto e formerà il governo da solo”.

Secondo i dati più recenti, il partito Contratto Civile ha ottenuto 727.160 voti (49,81%), il blocco di opposizione Strong Armenia si è classificato secondo con 340.062 voti (23,29%), terza Alleanza Armenia (9,94%). Sul piano della politica estera, Pashinyan ha confermato che l’Armenia proseguirà il riavvicinamento all’Unione europea, mantenendo al tempo stesso la partecipazione e l’adesione all’Unione economica eurasiatica (Uee) e continuando a sviluppare i rapporti con la Russia e con gli altri Stati membri dell’organizzazione.

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L’Armenia guarda all’Europa: il filo-Ue Pashinyan vince le elezioni parlamentari

8 June 2026 at 09:17

L’Armenia compie un passo verso l’Europa. Il partito del primo ministro, Nikol Pashinyan, ha vinto con ampio margine le elezioni parlamentari di ieri, un esito che rafforza la politica di avvicinamento del governo all’Ue e agli Stati Uniti. La Commissione elettorale centrale ha annunciato la vittoria del partito di governo Contratto Civico con il 49,81%. Molto distanziati i due partiti dell’opposizione favorevoli a mantenere le tradizionali buone relazioni con Mosca: Armenia Forte, del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan, ha ottenuto il 23,29% e Alleanza Armena dell’ex presidente Robert Kocharyan il 9,94%.

“Caro Nikol Pashinyan, congratulazioni per la tua vittoria elettorale – ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen -. Lo spirito della Rivoluzione di Velluto che hai guidato nel 2018 è vivo e forte. Apprezziamo profondamente la nostra partnership con l’Armenia democratica, che si sta avvicinando sempre più all’Europa. Siamo al fianco dell’Armenia”.

Recandosi al seggio a votare, Pashinyan ha fatto capire di volere continuare sulla strada verso l’Unione europea, ma evitando strappi pericolosi con la Russia. A Vladimir Putin, secondo il quale Erevan dovrebbe chiedere attraverso un referendum il parere dei cittadini sull’eventuale ingresso nella Ue, il premier ha risposto che per ora il problema non si pone, perché l’Armenia non è ancora pronta per ottenere lo status di Paese candidato. Ma ciò non significa che Erevan rinuncerà al suo obiettivo: “Continueremo con calma sul cammino delle riforme“, ha dichiarato Pashinyan.

Le autorità di Erevan insistono comunque nel dire che il processo di avvicinamento in corso con l’Occidente non esclude la cooperazione con il blocco di Paesi a trazione russa riuniti nell’Unione economica euroasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Armenia, appunto). Il governo di Erevan cerca dunque di non aggravare le tensioni con Mosca, dopo un recente monito di Putin. Riferendosi al conflitto russo-ucraino, il leader del Cremlino ha sottolineato che “tutto è cominciato” con “l’ingresso, o il tentativo di ingresso, dell’Ucraina nella Ue”.

Pashinyan ha cercato di rassicurare gli armeni. I rapporti con Mosca “sono basati sul rispetto reciproco” e le relazioni con Putin “sono molto strette”, ha assicurato il primo ministro, al quale il presidente russo ha telefonato questa settimana per fargli gli auguri di buon compleanno. Ma Mosca non rinuncia a fare pressioni su Erevan. In un’intervista alla televisione, il vice primo ministro russo Alexei Overchuk ha fatto sapere che il suo governo ha più volte detto all’Armenia, in colloqui “a porte chiuse”, dei pericoli che comporta entrare nella Ue, considerata da Mosca “non più un’organizzazione per l’integrazione economica”, ma una unione “militare-politica” che “annuncia apertamente la sua ostilità” verso la Russia. Gli armeni, dunque, dovrebbero “pensare a quello che stanno facendo”.

La consultazione, che ha visto un affluenza del 59%, dieci punti in più rispetto alle ultime elezioni del 2021, sembrano essersi svolte tutto sommato nella calma. Tranne una denuncia di Karapetyan, secondo il quale un centinaio di sostenitori di Armenia Forte sono stati arrestati tra sabato e domenica. Sabato media statali avevano anche riferito degli arresti di sei candidati del partito dell’opposizione filorussa, senza fornire dettagli sulle accuse.

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Armenia’s pro-Europe party wins election and cements shift away from Russia

Result strengthens PM Nikol Pashinyan’s drive for deeper integration with Europe despite warnings from Moscow

Armenia’s ruling pro-Europe party has won parliamentary elections, confirming the country’s pivot towards Europe and away from its traditional ally, Russia.

Final results in the small South Caucasus country showed the prime minister Nikol Pashinyan’s Civil Contract party securing a slim majority, while the Strong Armenia alliance, led by the Russian-Armenian billionaire Samvel Karapetyan, won 25% of the seats in parliament.

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© Photograph: Anthony Pizzoferrato/AP

© Photograph: Anthony Pizzoferrato/AP

© Photograph: Anthony Pizzoferrato/AP

Pashinian Declares Victory, Awaits Final Margin In Armenia's Crucial Parliamentary Vote

8 June 2026 at 00:28
Armenian Prime Minister Nikol Pashinian early on June 8 declared victory for his Civil Contract party over several pro-Russia groupings, with his party hovering around 50 percent as votes are counted, higher than pre-vote surveys suggested.

US Reaffirms Support For Armenia Ahead Of Weekend Election

5 June 2026 at 12:14
The United States has reaffirmed its support for Armenia's sovereignty and democratic institutions amid growing concerns over what Western officials describe as an intensifying Russian campaign to weaken Prime Minister Nikol Pashinian ahead of the country's upcoming elections.

Russia Uses Economic Chokehold To Counter Armenia's Westward Tilt

5 June 2026 at 11:49
Armenians go to the polls on June 7 in parliamentary elections in which the country’s basic foreign policy orientation is at stake. While Prime Minister Nikol Pashinian has pulled the country towards the West, Russia has responded with multiple moves aimed at halting the shift.

US Secretary of State’s Surprise Visit to Yerevan: What’s Behind the New Wave of Armenian-US Cooperation?

4 June 2026 at 05:59
On his way back from India to the United States, US Secretary of State Marco Rubio paid a brief but significant visit to Armenia. This unexpected gesture from Washington raises a legitimate question: what is behind such keen interest in Yerevan? Zvartnots – A Platform for Signing New Agreements Information about the upcoming visit of […]

Summits in Yerevan: alarming signals from Armenian politics

13 May 2026 at 12:30
The eighth summit of the European Political Community (EPC) and the Armenia–France (EU) summit, which took place on 4‑5 May in Yerevan, coincided with the period of acute geopolitical events. These meetings bore witness to troubling shifts in the policy of Nikol Pashinyan. But what will be the consequences of the Armenian Prime Minister’s decisions? […]
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