Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung: «Creatività e tecnologia: un nuovo asse tra Seul e Roma per l’AI del futuro»
On December 10, 2024, a woman arrived at a health facility in Pariak, a town in the state of Jonglei in South Sudan, with diarrhea, vomiting and symptoms of dehydration. She had recently returned from an area affected by cholera. In one of the most vulnerable countries in the world, where millions of people lack regular access to clean water and health services, this could have been the beginning of a new emergency.
© Gradel Muyisa Mumbere (REUTERS)

Embora essa decisão já tivesse sido anunciada em uma portaria, o ato que a oficializou só foi publicado no Diário Oficial do Estado de São Paulo nesta terça-feira (9), com assinatura do diretor de Inatividade e Pensão Militar, coronel Antonio Thomazelli Júnior.
Para o advogado, essa decisão demonstra que a PM está “dando privilégios” ao tenente-coronel.
“Essa aposentadoria não vai barrar o Conselho de Justificação, que vai demiti-lo. Nós temos convicção disso. Por outro lado, não é justo que esse cidadão, que cometeu um crime tão bárbaro, continue recebendo valores à custa da população e inclusive dos pais da Gisele, que pagam seus tributos”, falou o advogado em um vídeo publicado em seu Instagram.
Gisele era casada com o tenente-coronel e foi encontrada morta, com um tiro na cabeça, em 18 de fevereiro, no apartamento em que o casal morava, na capital paulista. O tenente-coronel chamou socorro e reportou o caso às autoridades como suicídio. Posteriormente, o registro foi alterado para morte suspeita.
Laudos do Instituto Médico Legal (IML) confirmaram marcas de agressão incompatíveis com suicídio. A família da vítima contestou a versão de suicídio desde o registro da ocorrência.
Por meio de nota, a Polícia Militar informou que a transferência do oficial para a reserva “ocorreu em conformidade com a legislação vigente e não impede eventual responsabilização penal ou disciplinar”.
De acordo com a PM, atualmente o vínculo financeiro do tenente-coronel é com a São Paulo Previdência (SPPrev), gestora do Regime Próprio de Previdência do Estado de São Paulo e dos benefícios militares, e uma eventual perda do posto e patente e também de remuneração do tenente-coronel só podem ocorrer após decisão definitiva do Tribunal de Justiça Militar do Estado de São Paulo.
“A Corregedoria da instituição concluiu o Inquérito Policial Militar (IPM) e encaminhou o procedimento à Justiça. A Polícia Civil também concluiu o inquérito policial, remetido ao Poder Judiciário. Além disso, foi instaurado Conselho de Justificação (CJ), publicado no Diário Oficial do Estado em 31 de março de 2026, que segue em fase de instrução e tramita de forma independente do processo criminal”, diz ainda a nota da PM.
L'”autobavaglio” alla fine passa, ma a fatica e con defezioni importanti. Dopo un dibattito di tre ore, il Consiglio superiore della magistratura ha approvato le nuove Linee guida sulla comunicazione giudiziaria, la discussa circolare che regola le informazioni fornite dalle procure ai media. Il testo aggiorna le attuali Linee guida – datate 2018 – alla luce delle “leggi bavaglio” approvate dalla politica negli ultimi anni: niente interviste sui singoli procedimenti, ma solo comunicati o “in via eccezionale” conferenze stampa; vietate “aggettivazioni enfatiche, dettagli superflui, denominazioni suggestive delle operazioni” e “ogni espressione che presenti l’indagato o l’imputato come colpevole”; proibito citare tra virgolette le ordinanze di arresto. La novità più importante, però, è un inedito dovere di “rettifica” imposto ai procuratori in nome della “protezione reputazionale”: se danno notizia di un’indagine o di un’arresto con un comunicato, dovranno fare lo stesso – pena potenziali sanzioni disciplinari – se una decisione successiva contraddice “significativamente” l’ipotesi d’accusa, anche a moltissimi anni di distanza. Insomma, servirà un nuovo comunicato o una nuova conferenza stampa, che dovrà osservare “criteri di tempestività, visibilità e proporzionalità informativa rispetto alla comunicazione iniziale”. Una previsione assai criticata dai vertici delle Procure, che hanno protestato con i loro rappresentanti al Csm riuscendo a far slittare l’approvazione già due volte.
La proposta di delibera è stata approvata con quattro voti contrari, tra cui quello – assai signficativo – del primo presidente della Cassazione Pasquale d’Ascola. L’altro membro di diritto del Csm, il procuratore generale Pietro Gaeta, si è invece astenuto. Intervenendo nel dibattuto, D’Ascola aveva chiesto un ritorno della pratica in commissione, parlando di un “approfondimento ancora insufficiente in relazione alla delicatezza e all’importanza” del tema: l'”obbligo di inseguire i comunicati”, ha avvertito, rischia di creare un “effetto distorsivo”, scoraggiando i procuratori a fornire qualsiasi tipo di informazione. “Per certi uffici significa costituire un ufficio parallelo alla cancelleria che deve occuparsi solo di questo. Vogliamo trasformare gli uffici giudiziari in compilatori?”, ha chiesto. Il ritorno in commissione però è stato respinto, così come un emendamento del pg Gaeta che chiedeva, dopo la fase delle indagini, di spostare l’obbligo di aggiornamento a carico del giudice che emette la sentenza di assoluzione o proscioglimento, cancellando inoltre la “rettifica” d’ufficio e mantenendola solo nei casi in cui a chiederla sia l’accusato (in alcuni casi, ha sottolineato Gaeta, potrebbe essere lo stesso imputato assolto a non voler dare visibilità alla vicenda).
Su questo tema invece è passata un’altra proposta di modifica, firmata dai quattro togati di Unità per la Costituzione (UniCost) e dal progressista indipendente Roberto Fontana. Prevede che l’obbligo scatti solo se la Procura cita il nome dell’indagato (di solito assente) e che l’aggiornamento avvenga d’ufficio solo durante le indagini, mentre nelle fasi successive servirà una richiesta della persona interessata. Per rispondere ai timori di eccessive incombenze sui magistrati, Fontana ha citato i numeri di alcuni grandi uffici del Nord: in tutto il 2025, per dire, la Procura di Milano e quella di Venezia hanno emesso 29 comunicati, quella di Torino sei, quella di Genova cinque. Un altro emendamento approvato, degli stessi firmatari, cancella la norma che vieta ai magistrati di trasmettere le ordinanze di arresto ai cronisti: la nuova versione si limita a ribadire il divieto per i media di pubblicare estratti dell’atto tra virgolette, come già previsto dall’ultimo “bavaglio” approvato dal governo. A votare contro la delibera, oltre a D’Ascola, tre consiglieri togati della corrente progressista di Area (Marcello Basilico, Maurizio Carbone e Tullio Morello) che avevano proposto un testo integralmente sostitutivo, recependo l’emendamento di Gaeta e modificando vari passaggi della delibera per sottolineare il valore della comunicazione giudiziaria.
L'articolo Il Csm approva l'”autobavaglio”: obbligo di “rettifica” delle comunicazioni dei pm. Ma i vertici della Cassazione si sfilano proviene da Il Fatto Quotidiano.

Segundo a secretaria, a paciente é uma brasileira de 31 anos que esteve recentemente a trabalho na província de Kivu do Norte, no leste da República Democrática do Congo. O país passa por um surto da doença, classificado pela Organização Mundial da Saúde como de importância internacional.
Segundo a secretaria, a paciente está estável e permanece em leito de isolamento, seguindo os protocolos de biossegurança previstos para esse tipo de situação. Um teste rápido para malária já foi realizado, que deu resultado negativo.
Até o momento, não há confirmação laboratorial de doença pelo vírus ebola. As análises estão sendo conduzidas pelo Instituto Adolfo Lutz (IAL).
Este é o segundo caso suspeito de ebola no estado de São Paulo. O primeiro caso, referente a um homem de 37 anos procedente da República Democrática do Congo, foi investigado e descartado para ebola.
As análises para esse paciente detectaram a presença de uma bactéria causadora da meningite meningocócica. Segundo a secretaria, esse paciente segue internado no Emílio Ribas, com evolução favorável do quadro de saúde.
A doença pelo vírus ebola é uma grave infecção transmitida de pessoa para pessoa. A infecção ocorre por contato direto ou indireto com sangue, fluidos corporais ou secreções (fezes, urina, saliva, sêmen) de pessoas infectadas, mas somente quando estas apresentam sintomas. O vírus não é transmitido pelo ar.
Segundo a Organização Pan-Americana da Saúde (Opas), a doença geralmente apresenta alta taxa de mortalidade, mas no atual surto de ebola, essa taxa varia entre 55% e 60%.
O vírus ebola surgiu pela primeira vez em 1976 em uma aldeia próxima ao rio Ebola, na República Democrática do Congo (antigo Zaire). Desde sua detecção, vários surtos da doença ocorreram em diferentes partes da África.
Até este momento, não houve confirmação de casos de ebola no Brasil.

Incostituzionalità per i due referendum che non vengono rispettati, e scelta di una legge delega. Ossia mancanza di riguardo per la democrazia. E’ anche questo la faccenda dell’ostinazione del governo sul nucleare civile, non solo una questione di scienza, di energia e di economia (di cui abbiamo già scritto diverse volte).
Per il governo, supportato dalla lobby internazionale del nucleare alla ricerca di finanziamenti che si sta rivelando potente, il nucleare che propone non è “tecnologicamente comparabile” con quello oggetto dei referendum, ma gli scienziati ci dicono invece che lo è. Perché medesima è la tecnologia della fissione, ossia la rottura di un atomo mediante bombardamento di elettroni, con conseguente rilascio di calore con cui produrre il vapore da mandare nella turbina (altra cosa è la fusione da cui siamo ancora lontani, data dall’unificazione forzata di 2 atomi). Il governo per sostenere la costituzionalità del suo operato si rifà ad una sentenza della Corte costituzionale relativa ai servizi pubblici locali (n. 199/2012) che parla di “circostanze di fatto” mutate, ma queste se si parla di fissione non possono essere considerate cambiate.
E poi ci si chiede perché abbia voluto scegliere la forzatura di una legge delega che toglie spazio al Parlamento, giacché una volta approvata la legge il voto delle Camere sui successivi decreti attuativi non è vincolante per le decisioni dell’esecutivo? La scelta di non impiegare le buone maniere dell’operare istituzionale su una materia così importante e delicata si è vista nuovamente nelle scorse settimane quando ha deciso di procedere con il cosiddetto “canguro”, cioè il voto in blocco di tutti gli emendamenti per oltrepassare la fase della discussione.
Ma in tal complessivo brutto comportamento è accaduto anche di peggio, a cui purtroppo la stampa non ha dato adeguatamente rilievo: il governo ha svelato di tenere alla possibilità di operare anche sul nucleare militare. Lo ha fatto respingendo l’emendamento Bonelli-Ghira (Avs) che chiedeva di inserire la frase “limitare l’uso del nucleare ai soli scopi civili nella ricerca e nella produzione dell’energia”.
L’interesse per l’atomo militare è una vera novità, poiché l’Italia in entrambe le due fasi della sua storia del nucleare civile (la prima dall’inizio degli anni ’50 alla nazionalizzazione dell’energia elettrica nel 1962, la seconda dallo shock petrolifero del 1973 al referendum del 1987) fu interessata esclusivamente alla produzione di elettricità. Ma spieghiamo meglio in cosa consiste la contiguità dei nucleari civile e militare. L’uranio che si impiega nel nucleo del reattore, dopo essere stato adoperato ripetutamente non è più utilizzabile poiché nella fissione si generano residui che una volta accumulatisi impediscono il corretto svolgersi della reazione a catena; contiene ancora però una quantità di elementi utilizzabili, tra cui e il plutonio che si usa per le armi. E’ per questa ragione che la Francia che è una potenza atomica ha tante centrali nucleari. Non esistono però soltanto la bomba atomica e la bomba H (le cui esplosioni si generano rispettivamente l’una con la fissione e l’altra con la fusione) ma anche le armi all’uranio impoverito che tanto abbiamo sentito nominare nelle guerre della ex Jugoslavia e del Golfo e la cui costruzione è ovviamente più semplice.
Il governo ha dunque in mente di fare dell’Italia un produttore di armamenti nucleari? Che abbia a cuore il settore delle armi è evidente, innanzitutto per la presenza di un suo esponente a capo di un ministero, ma anche per un’altra decisione fortemente fuori luogo perché non vi è alcun elemento a favore, ossia l’allargamento della caccia.
E’ proprio il caso di dire: quanta opacità. Sarà il caso di prepararsi ad interpellare la Corte costituzionale, se la legge sul nucleare dovesse passare, prima ancora che per tutte le ragioni di sicurezza e di convenienza economica, per ribadire il rispetto della volontà dei cittadini e l’inappropriatezza delle forzature che restringono il confronto parlamentare. E poi sicuramente gli italiani non vogliono essere produttori di armi nucleari, per di più nello scenario di guerra attuale.
L'articolo “Nucleare, si vada subito alla Consulta: aggirati due referendum” – L’analisi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia. Settima puntata
Prima puntata: Datome
Seconda puntata: Capobianco
Terza puntata: Sottana
Quarta puntata: Bufacchi
Quinta puntata: Linton Johnson
Sesta puntata: Luca Banchi
——————
Valerio Bianchini, 80 anni il prossimo 22 luglio, è sempre proiettato al futuro con una tenacia che, mentre parla, pare ancora di vederlo a bordo parquet mentre dirige come un direttore d’orchestra il suo quintetto. É talmente proiettato al futuro che è stato scelto per “posare la prima pietra” della nuova società che si propone di riportare Roma in Serie A (con il titolo sportivo acquisito dalla Vanoli Cremona dalla cordata americana di Donnie Nelson e Luka Doncic) e, soprattutto, di aprirle le porte della nuova massima competizione continentale Nba Europe che dovrebbe cominciare nell’autunno 2027. Infatti, è una sorta di senior advisor della nuova compagine, proprio Bianchini che da coach negli anni Ottanta tra Cantù e Roma (Virtus) vinse ben due volte la vecchia Coppa dei Campioni.
Come si chiamerà la nuova squadra di Roma?
Roma Basket Club. Forse ci sarà un suffisso, un nickname, come da tradizione americana. Ma siccome non vogliamo neppure fare un’americanata, può anche essere che rimanga solo Roma Basket Club, è allo studio. In ogni caso il 25 giugno ci sarà la presentazione e sarete invitati. Saranno svelati anche i colori delle canotte.
I colori? Giallorossi? Biancocelesti? Lupi? Aquile?
Assolutamente no. Niente di questo. É tutto ancora allo studio, ma ci siamo quasi.
C’è un po’ di affollamento attorno all’idea di Nba Europe per Roma: c’è anche il progetto di Paul Matiasic che si è aggiudicato già il PalaEur per giocare…
La differenza è che il nostro gruppo è tutto di gente di sport. Donnie Nelson, figlio di Don, è stato il general manager dei Mavericks che ha portato a Dallas prima Dirk Nowitzki e poi Luka Doncic. Insomma, uno che se ne intende sia di Nba sia di pallacanestro europea direi… e quel che mi ha convinto a partecipare e metterci il mio impegno è l’interesse primario per approdare a Nba Europe, ma soprattutto un’idea di sviluppo della pallacanestro romana e di tutte le sue risorse che condivido e sposo in pieno. Faremo un accordo con una realtà esistente e di pregio per far crescere anche un settore giovanile. Rispetto al PalaEur che dire… è stato fermato con cifre vertiginose dall’avvocato Matiasic per una squadra che presto sapremo se ci sarà veramente o no. Noi partiremo al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano.
Dove adesso gioca la Virtus Roma, la storica squadra della capitale, che sta provando a risalire dalla B nazionale alla A2 proprio in questi giorni con le finali dei playoff. Non ci sarebbero poi troppe squadre?
Tre sarebbero troppe, due sarebbe perfetto e l’altra per quel che mi riguarda dovrebbe essere la Virtus con il nome e la storia che porta avanti. E sarebbe preziosa, anzi, una collaborazione di ampio livello tra noi e la Virtus.
Avete già pensato al coach? Matiasic, si legge, cerca Ettore Messina…
Mi auguro che ci riescano… Il mio preferito in assoluto sarebbe Luca Banchi, ma è il ct della nazionale. Bisogna vedere se arriverà dal bacino americano o da quello europeo. Probabile alla fine sia un italiano, che conosca bene l’ambiente. Anche se ricordatevi di Dan Peterson, è vero che prima di venire qua ebbe un’esperienza in Cile, ma era pur sempre americano. E che allenatore è stato…
Per Nba Europe si parla di due squadre per nazione, quindi Milano e Roma. Certo alla Virtus Bologna avrebbero di che lamentarsi, no?
Io penso che se la città produce pallacanestro e infrastrutture per la pallacanestro gli americani capiranno che potranno essere anche più di due per paese. Anche a Napoli, proprietà americana per altro, stanno provando a perseguire questo progetto e fanno bene. Il punto è non solo sognare più l’Nba, ma averla qui. Come richiamo e immaginario, perché il livello della pallacanestro in Italia e in Europa è già altissimo. Eppure provate a chiedere ai ragazzini delle scuole nomi di giocatori italiani, risponderanno Bargnani, Datome, Gallinari, Fontecchio… quelli che sono stati o sono in Nba, insomma.
A Milano si è parlato anche dei club di calcio ma alla fine dovrebbe essere l’Olimpia?
L’Olimpia è molto legata all’Eurolega. Ma sarà importante un accordo di Nba con Eurolega e Fiba per avere una sola competizione europea di massimo livello e credo che ormai il tempo sia maturo perché ciò avvenga.
L’Olimpia Milano vincerà lo scudetto o ci sarà la sorpresa Reyer Venezia? (Gara 1 è giovedì 11 giugno).
Venezia è stata una mina vagante per tutta la stagione. Ha rotto il duopolio Milano-Bologna. Ha Amedeo Tessitori, per cui stravedo e non a caso recuperato in ottica nazionale dal ct Banchi. Un pivot che sa giocare la pallacanestro con intelligenza, sapendo cosa fare, in un’epoca in cui in quel ruolo conta soprattutto la fisicità. Infatti, una delle cose più belle della finale sarà la sfida tra i due pivot, tra il talento di Tessitori e la fisicità di Josh Nebo.
Qual è il valore che il basket le ha dato?
Enormi valori. Ero un ragazzino che si nascondeva dietro ai libri. Vivevamo a Milano. Avevo difficoltà ad avere amici, non volevo andare in cortile a giocare a calcio con gli altri, odiavo giocare a calcio. Invece, un giorno, verso i 10 anni credo, mia mamma mi portò in parrocchia dove c’era un campetto di pallacanestro. É stato subito amore. Poi arrivarono gli anni Sessanta, l’American Dream, prima fui un modesto giocatore e poi un allenatore, ma non è stata Milano ma Roma a farmi diventare un grande allenatore. Prima con la Stella Azzurra, in Serie B, quando la società ebbe il coraggio di riportare il basket al PalaEur. Ricordo di aver portato i ragazzi a vedere il parquet e ricordo cosa dissi loro: “Qui ci sono ancora le impronte di Jerry West” (la leggenda dei Lakers, l’uomo-logo dell’Nba, che a Roma nel 1960 vinse l’oro olimpico con la nazionale statunitense). E uno dei miei ragazzi ruppe la poesia rispondendo: “Per forza coach, non hanno più spazzato qui”. Luciano e Alberto Acciari, proprietari della Stella Azzurra, erano secoli avanti, s’inventarono gli spettacoli tra primo e secondo tempo, rivitalizzarono il movimento della pallacanestro a Roma. Poi arrivò la Serie A e poi, per me, anche scudetti e coppe Campioni prima con il passaggio a Cantù e poi col ritorno nella capitale alla Virtus.
Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli?
Pensare che nel basket sia più importante una prospettiva da professionista rispetto alla capacità formativa straordinaria che questo sport ha. Un giocatore timido impara a prendersi le sue responsabilità tirando quando è nella posizione migliore rispetto ai compagni e viceversa il cestista egoista per giocare bene deve imparare a passarla quando ha compagni in posizione migliore per il tiro. E s’impara il rispetto per l’avversario che nella pallacanestro comincia dall’essere un no contact game per definizione.
L'articolo Valerio Bianchini: “Saremo pronti per Serie A e Nba Europe con la nuova squadra, si chiamerà Roma Basket Club” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Tassare il patrimonio? No, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo”. Questa la traccia che il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, indicata in occasione dell’Assemblea di Confcommercio all’Auditorium della Conciliazione, a Roma. Una promessa ma anche una certezza, perché “non siamo la repubblica delle banane”. La premier ribadisce con convinzione che il taglio delle tasse è uno degli obiettivi più grandi del governo e che la ricchezza la fanno gli imprenditori con i lavoratori.
Un punto che il premier nel suo intervento sottolinea partendo da premesse diverse, ma intrecciate. La prima è che difendere il commercio di vicinato significa difendere molto di più che un settore economico, “significa difendere relazioni, identità, qualità della vita per le nostre comunità”. In questa direzione rivendica ciò che è stato fatto dal Governo, ovvero l’istituzione dell’Albo nazionale dell’attività commerciali, le botteghe artigiane ed esercizi pubblici storici, con l’obiettivo di valorizzare e tutelare le attività storiche, riconoscerne il valore culturale, il valore commerciale, il valore sociale, senza dimenticare il riconoscimento ottenuto dalla Cucina italiana definita Patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco.
Tavola fa rima con turismo: lo ripete più volte Meloni, quando ricorda che Italia è tornata a scalare la classifica globale dei Paesi più visitati al mondo, è arrivata a essere la seconda Nazione europea per presenze turistiche, superando per la prima volta nella storia la Francia, avvicinandosi ai numeri della Spagna, dato a cui si somma il record decisivo per l’impatto sulla bilancia dei pagamenti e sulla spesa turistica. L’Italia infatti è il Paese europeo nel quale la permanenza media del soggiorno è più lunga: davanti alla Spagna, davanti alla Francia, davanti alla Germania, “perché la ricchezza non la fanno i Governi, non la fanno le leggi, non la fanno i decreti, la ricchezza la fanno gli imprenditori con i loro lavoratori e quello che devono fare le leggi, i decreti e la politica, è cercare di accompagnare e consentire che quelle persone possano lavorare al meglio delle loro potenzialità”, spiega.
Dare a tutti la possibilità di lavorare nelle migliori condizioni possibili: questo l’impegno del capo del governo che ricorda gli sgravi per le assunzioni di under 35 a tempo indeterminato, la detassazione delle mance e dei turni notturni e festivi, le staff house per il personale, gli strumenti studiati per le piccole e medie imprese per migliorare le strutture, le misure per combattere l’abusivismo, l’innalzamento a 85 mila euro di fatturato della soglia per accedere al regime forfettario, l’estensione del concordato preventivo biennale alle piccole e medie imprese e alle partite Iva, il contrasto al fenomeno delle attività apri e chiudi, la Zes unica per il Sud, che potrebbe essere estesa a tutto il territorio nazionale. E ancora, la riforma fiscale, la riduzione delle aliquote Irpef, l’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito, il taglio del cuneo, per rimettere nelle tasche dei lavoratori 21 miliardi di euro.
E poi i contratti: “Abbiamo stanziato 20 miliardi per sbloccare stipendi che erano fermi da anni, tanto nel privato, appunto incentivando i rinnovi con la detassazione degli aumenti contrattuali e poi con il decreto lavoro che pure veniva citato abbiamo scelto di puntare come mai era stato fatto in passato sulla contrattazione di qualità”, fino al salario giusto al fine di attuazione a un principio rimasto per anni sulla carta che sarà decisivo per rafforzare le retribuzioni ma anche per contrastare il dumping contrattuale, 2cioè quella odiosa forma di concorrenza sleale che, come veniva ricordato, riduce la qualità dell’occupazione e frena la crescita, fino ad un nuovo modello di sviluppo urbano che sappia rimettere al centro le persone, l’economia di prossimità, i luoghi aggregativi, gli spazi per le famiglie, le strutture per chi è più fragile, che dia un centro a ciascuna periferia, che consideri i luoghi fondamentali della vita e dell’aggregazione importanti tanto quanto la casa stessa e abbiamo uno strumento a portata di mano per farlo insieme, che è il Piano Casa”.
Per poi aggiungere: “Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole, come ricordava il presidente Sangalli non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita. Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio”. La risposta di Sangalli: l”Italia ce la può fare ma resta l’incertezza. “Nonostante tutto, i fondamentali dell’economia italiana restano confortanti”.
Il governo prova a mettere a terra la legge delega sull’Intelligenza artificiale, la n. 132 del 25 settembre 2025, fino ad ora rimasta sulla carta. Il consiglio dei ministri della tarda mattina è il tentativo di palazzo Chigi di cambiare marcia, con due decreti legislativi. La parola “minori” non compare sostanzialmente mai, né in conferenza stampa né all’ordine del giorno del Cdm. Eppure la legge 132 impone ai ragazzi fino a 14 anni l’accesso ai servizi di Ia solo con il consenso dei genitori. Ma ad oggi la norma è inapplicata. Nei decreti, tuttavia, c’è il tema della protezione dei cittadini. Il ministro Nordio ha annunciato la nascita di un nuovo reato: sarà punito chi progetta o realizza sistemi di Ia senza le “necessarie misure di sicurezza”.
I provvedimenti sull’intelligenza artificiale sono arrivati a palazzo Chigi dopo le parole di Giorgia Meloni all’assemblea romana di Confcommercio: “I rischi dell’Ia? In primis l’impatto sul mercato del lavoro”, per la premier “imponderabile”. La presidente del Consiglio tratteggia futuri distopici. “Rischiamo oggettivamente un mondo nel quale sempre più persone non saranno necessarie, un mondo nel quale la ricchezza si concentra e si verticalizza ancora di più”. Dunque l’Ia “va governata”, anche “per l’impatto che può avere sulle nostre democrazie”, poiché diventa difficile distinguere quello che è vero da quello che non lo è”.
Alfredo Mantovano ha esultato in conferenza stampa, dopo l’approvazione dei provvedimenti: “L’Italia in virtù di questi decreti attuativi, insieme con la legge 132, è la prima nazione che si dota di una disciplina normativa nazionale organica in materia di intelligenza artificiale”. Cosa contengono i due decreti? Norme sull’utilizzo dell’algoritmo nel campo della formazione (anche scolastica), sui poteri delle Autorità nazionali nel settore Ia, sull’attività di polizia e sulla responsabilità civile e penale. Mantovano ha precisato come i due decreti “andranno alla valutazione delle commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e di alcune autorità di garanzia, prima fra tutte quella sulla trattamento dei dati personali”.
In conferenza stampa ha parlato una nutrita schiera di ministri e sottosegretari: Matteo Piantedosi (Interni), Carlo Nordio (Giustizia), Marina Elvira Calderone (Lavoro), Bernini (Università), Alessio Butti (sottosegretario all’Innovazione. Il filo conduttore degli interventi è la volontà di rassicurare il cittadino: l’Intelligenza artificiale non prenderà decisioni autonome, ma sarà al servizio degli uomini. Il potere di scelta “deve essere sottoposto a una revisione e sorveglianza umana qualificata”, ha ricordato il ministero degli Interni. Che esclude rischi di sorveglianza di massa: “nessun “Grande fratello, perché è vietato l’utilizzo di banche dati biometriche create con raccolta massiva e generalizzata di dati dal web”. “Ci sono delle regole stringenti per l’identificazione biometrica in tempo reale per finalità di polizia, che è ammessa solo in casi eccezionali”, ha rassicurato Piantedosi.
Anche il Guardasigilli resta in tema di ordine pubblico, presentando un nuovo reato penale: “ossia la punizione di chi progetta, realizza e omette le necessarie misure di sicurezza dei sistemi di Intelligenza artificiale, quando da tale condotta derivi un concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato”, ha dichiarato Nordio. Giova ricordare come OpenIA (casa madre di ChatGPT) sia sotto processo civile e penale, negli Usa, per via delle denunce sulla scarsa sicurezza presentate dallo Stato della Florida. Non è chiaro, tuttavia, come sarà declinato il concetto espresso da Nordio. Cosa significa, esattamente, “concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato”?
Calderone ha rassicurato i lavoratori: l’Ia non prenderà decisioni sul futuro dei lavoratori al posto dei dirigenti in carne ed ossa. Le scelte che “incidono sul rapporto di lavoro come assunzione, modifica delle condizioni contrattuali, licenziamento e sanzioni disciplinari”, non saranno assunte “esclusivamente da un sistema automatizzato”. La ministra ha ripreso i timori di Meloni sull’occupazione. L’Ia sarà “integrata” nei percorsi formativi dei lavoratori con lo scopo di “prevenire l’obsolescenza delle competenze” e “aumentare l’occupabilità”. La ministra del Lavoro ha offerto alcuni numeri sulla piattaforma Edo (Educazione digitale per l’occupazione): “al 30 aprile avevamo già formato 167mila persone e al 9 giugno 180mila sulle competenze digitali”.
Il ministro della Scuola Giuseppe Valditara ha annunciato “la modifica dei programmi scolastici: l’intelligenza artificiale entrerà nel curriculum formativo dei licei”. Ma già alla scuola primaria “saranno introdotti alcuni cenni per abituare i bambini al linguaggio dell’intelligenza artificiale”. Cambieranno le linee guida sull’educazione civica, per “formare i giovani alla consapevolezza dei rischi legati all’Ia, all’utilizzo dei social, dei device”. Valditara ricorda i fondi da 100 milioni di euro per preparare i docenti all’insegnamento dell’intelligenza artificiale come disciplina. Altri 100 milioni di euro saranno destinati alla formazione degli insegnanti sull’educazione e la prevenzione dei rischi connessi all’IA.
Il sottosegretario Alessio Butti ha ricordato l’articolo 26 della legge 132, con l’istituzione del reato di deepfake: ovvero le immagini (quasi) indistinguibili dalla realtà. Chi le produce e diffonde online, senza il consenso dell’interessato, rischia la reclusione da 1 a 5 anni. Butti non esclude carta di identità per i robot dotati di Intelligenza artificiale, sulla scia di alcuni Paesi: “Non lo fanno certamente per un vezzo, ma per avere una tracciabilità dalla ideazione, progettazione, produzione, commercializzazione, impiego dell’umanoide e quindi poter risalire a chi ha effettivamente in quella filiera la responsabilità”. Sulla stessa lunghezza d’onda la ministra dell’Università Anna Maria Bernini: “L’intelligenza artificiale ha bisogno di avere un referente, qualcuno che risponda per lei dei danni che può produrre”.
L'articolo Intelligenza artificiale, il governo approva due decreti attuativi. Nordio: “Nuovo reato per punire chi omette misure di sicurezza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quali sono i piani turchi in Libia? Come si intrecciano le proiezioni di Ankara a Tripoli con la decisione di Turchia e Arabia Saudita di rilanciare la Ferrovia dell’Egira e, quindi, attraversare Siria e Giordania fino all’Arabia Saudita e all’Oman, collegando l’Europa al Medio Oriente? Il dossier energetico relativo alla crisi di Hormuz come potrà evolversi nel Mediterraneo, anche al fine di evitare l’influenza iraniana? Sono alcuni interrogativi che vanno posti alla luce dell’attivismo di Ankara che si mescola con le esigenze dei Paesi limitrofi, Italia in primis, in quella fascia di Paesi che va da Gibilterra al Bosforo. Punto di partenza, situazione in Libia, con la pianificazione tra Tripoli e Tobruk.
Della questione hanno discusso il capo dell’Alto Consiglio di Stato (Hcs), Mohammed Takala, assieme al direttore generale per il Nord e l’Est Africa presso il ministero degli Affari Esteri turco, Ali Onaner, alla presenza del primo vicepresidente Hassan Habib, del secondo vicepresidente Mousa Faraj e dell’Ambasciatore turco in Libia, Guven Begec. L’obiettivo è da parte di entrambi i soggetti rafforzare la cooperazione in vari settori, anche alla luce della situazione politica in Libia, che necessita di una maggiore stabilità e di un consenso nazionale globale che porti a conclusione le fasi di transizione.
Di contro, la pressione turca si manifesta anche a Tobruk, come dimostra l’incontro tra il comandante libico Saddam Haftar e la stessa delegazione turca per rafforzare i legami bilaterali e la ricostruzione. Onaner ha un chiaro mandato dal presidente Recep Tayyip Erdogan: trovare la quadra tra i vecchi nemici che sono di “stanza” a Tripoli e Tobruk e provare ad immaginare una formula che eviti contrasti e violenze. In questo senso la cooperazione congiunta per la ricostruzione è fondamentale, anche perché da questo elemento deriverebbe un impatto positivo sulla sicurezza regionale nel Mediterraneo.
Ma c’è dell’altro che si ritrova nel binomio energia e ferrovia. Lo storico progetto ferroviario dell’Hejaz è al centro dell’impegno turco grazie a un accordo con l’Arabia Saudita, dopo l’ok di Siria e Giordania. Così la cooperazione ferroviaria non solo potrebbe contribuire a rilanciare il progetto di collegamento dell’Hejaz, ma si candiderebbe a far diventare la Turchia il principale hub di transito tra il Golfo e l’Europa, tramite una base logistica ferroviaria che diventerebbe un crocevia fondamentale mentre la crisi nello stretto non accenna a stemperarsi.
Il ministro dei Trasporti turco Abdulkadir Uraloglu si è recato a Riyadh martedì per colloqui con i suoi omologhi sauditi, osservando che in questo momento delicato che la regione sta attraversando, il funzionamento ininterrotto del commercio e della catena logistica è diventato più critico che mai. “In questo periodo, rimuovere gli ostacoli che si frappongono al settore dei trasporti è una necessità strategica”, aggiungendo che Ankara mira ad attivare le vie di trasporto attraverso Siria, Giordania e Iraq. Infatti i due viaggi di prova, passando per l’Iraq, hanno dimostrato la fattibilità di questa rotta.
In prospettiva, la ferrovia potrebbe spingersi fino all’Oman e all’Oceano Indiano, così da creare un corridoio commerciale alternativo che aggiri lo Stretto di Hormuz.

L'essentiel de l'actualité, passé au crible par les cinq plumes du Courrier. Dans votre boîte, chaque jour ouvré.
Gratuit. Vous restez libre de partir quand vous voulez.
JE M'INSCRIS lecourrierdesstrateges.frAlors que la justice française est régulièrement critiquée pour ses délais, ses moyens limités et l'engorgement des tribunaux, l'affaire de Rémi, un chat roux et blanc d'Agde, illustre une réalité parfois déroutante : cinq années de contentieux pour quelques passages félins de l'autre côté d'une clôture.
La newsletter vous donne le matin. Le fil vous donne l'instant.
Gratuit, et en continu.
REJOINDRE LE FIL t.me/resterlibreLe 7 avril 2026, le tribunal judiciaire de Béziers a rendu son verdict. Dominique, enseignante à Agde et propriétaire de Rémi, devra verser 100 euros à son voisin. Une somme symbolique comparée aux 5.700 euros réclamés par le plaignant, un chef d'entreprise marseillais propriétaire d'une résidence dans le quartier.
ICI, le média de la vie localeStefane PocherLe conflit remonte à plusieurs années. Le voisin reprochait au chat de traverser régulièrement sa propriété et d'y faire ses besoins. Une première décision avait même envisagé une astreinte de 30 euros par intrusion constatée. Au fil de la procédure, photographies, témoignages et constats ont été produits pour tenter d'établir la responsabilité du seul animal incriminé.
L'un des éléments déterminants du dossier a toutefois affaibli la thèse du plaignant : plusieurs chats au pelage similaire fréquentent le quartier. Des témoignages ont confirmé la présence d'autres félins sur les clichés produits devant le tribunal.
Le Courrier des StratègesRédaction
Plus surprenant encore, Dominique apparaît comme la seule propriétaire poursuivie alors que d'autres chats, parfois identifiés par les riverains, circuleraient également dans le secteur. Le tribunal a finalement reconnu que Rémi n'était pas l'unique animal à pénétrer sur la propriété concernée, réduisant considérablement la portée des demandes indemnitaires.
Pour sa défense, la propriétaire a multiplié les mesures de précaution : confinement partiel de l'animal, fenêtres maintenues fermées, achat d'un enclos grillagé destiné à empêcher toute nouvelle escapade.
Deux grands formats par jour. Les cinq plumes du Courrier. La série Sécession, le dimanche.
Le monde commente. Vous, vous comprenez.
S'ABONNER lecourrierdesstrateges.frAu-delà du simple différend animalier, cette affaire révèle la mécanique des conflits de voisinage poussés à l'extrême. D'un côté, un particulier mobilisant l'arsenal judiciaire pour obtenir plusieurs milliers d'euros de réparation .
Le Courrier des StratègesRédaction
De l'autre, Dominique sort de cinq ans d'insomnie, de stress chronique et de sur-alimentation . Elle se dit soulagée mais pas réparée, elle vit désormais fenêtres fermées, vient d'installer une cage grillagée dans son jardin pour que Rémi prenne l'air sans s'échapper. Elle a gagné sa liberté au prix de la sienne.
Le jugement de Béziers apparaît finalement comme un rappel au principe de proportionnalité. La justice a reconnu un trouble limité tout en rejetant implicitement l'essentiel des prétentions financières du plaignant.
Le Courrier des StratègesRédaction
La vraie question que cette affaire soulève dépasse le fait divers : dans un pays où la justice manque de moyens pour instruire des dossiers autrement urgents, combien coûte à la collectivité cinq ans de procédure pour une clôture et un chat ?
Un média libre vit de ses lecteurs. Un pourboire ponctuel, sans compte ni engagement, quand le cœur vous en dit.
Vous donnez ce que vous voulez. Vous restez libre.
LAISSER UN POURBOIRE merci !L’addio al Pd di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e vessillifera dei “riformisti” (la versione politica del Sarchiapone, tutti ne parlano, nessuno l’ha mai visto), ha innescato un doppio standard di commenti e una polemica che definisce una volta di più l’accorante vacuità del personaggio e, purtroppo anche la debolezza della sinistra italiana, altra e differente versione di un Sarchiapone che annaspa alla ricerca di sé stesso.
Giubilo e sollievo da parte dei tanti che non sopportavano gli attacchi reiterati della Picierno alla segretaria Schlein, il suo aperto parteggiare per la guerra in Ucraina, l’appoggio entusiasta ad Israele, concentrato nella sedicente “sinistra per Israele” con Fassino e Fiano, Delrio e Gori e l’intera compagnia di giro che infesta da destra gli equilibri interni del partito democratico. Sorvolo sulle ragioni addotte che hanno “costretto” all’abbandono della casa madre la pasionaria di Santa Matria Capua Vetere, inducendola ad abbracciare a Bruxelles il gruppo di Renew Europe che annovera come presidente il francese Bayrou, già primo ministro di Macron, come segretario Sandro Gozi, preclara figura di banderuola politica passati attraverso il partito radicale di Pannella, il Msi, il Pd, Italia Viva, i repubblicani, di nuovo i radicali ma transanzionali fino all’elezione in Francia al Parlamento europeo. La Trimurti che accoglie Picierno è completata alla vicepresidenza da un’altra vecchia conoscenza del “riformismo” camaleontico de’noantri: Teresa Bellanova, una signora con la licenza media passata dal Ds al Pd a Italia Viva, ex sindacalista dei braccianti agricoli del Sud, dunque presunta, assai presunta difensora dei diritti dei più deboli. Un bel pot pourri attende Picierno. Che innalza lo stendardo del liberalismo europeo, fratello gemello del “riformismo”, si porta su tutto e in tutte le stagioni…
Sul versante opposto i fans della Pina esecrano la svolta politica troppo radicale, impressa – accusano – da Schlein al Partito democratico. Il quadro dipinto dai sodali di Picierno inneggia allo scisma e preconizza la sconfitta del Pd e dunque del campo largo alle prossime politiche. Senonché Schlein, poveretta, è tutt’altro che una bomba incendiaria. Anzi, Procede con i piedi di piombo, reitera il ritornello del “sono ostinatamente unitaria” e non replica agli attacchi domestici portati da chi la vorrebbe più decisa nello sbarazzarsi degli oppositori, e chi, sull’altro versante, le rimprovera di non prestare ascolto alle voci dissenzienti. Povera Elly, strattonata di qua e di là, volenterosa domatrice di un partito non plurale come vorrebbe la consolatoria retorica dei suoi celebranti, bensì una congrega di battitori liberi in competizione perenne con la segreteria. A Bruxelles il Pd è allineato alle posizioni belliciste dalla commissione von der Leyen sull’Ucraina. Una divaricazione non trascurabile col M5S che vota sempre con Avs e Lega contro gli aiuti a Zelenski.
Quanti elettori andati alle urne per difendere la Costituzione ci torneranno per sbarrare sulla scheda uno dei simboli dei partiti del campo progressista? Il punto politico sta tutto qui. I vincitori del referendum si sono addormentati sulla certezza di aver aperto la strada alla riscossa del centrosinistra. Errore fatale, già comprovato dai risultati delle recenti amministrative. L’elettorato giovane non abbocca alle chiacchiere, alle fumisterie. E’ sensibile ai temi epocali: pace, clima, risorse energetiche, diritti. Quei ragazzi attendono proposte chiare, ultimative, vincolanti dai partiti che le formulano. Non è più tempo di sofismi, di sotterfugi dialettici, di politichese e di parole soppesate col bilancino. Vanno assunti impegni radicali, ci si deve schierare: o di qua o di là. Sul nucleare come si pongono il Pd e i suoi alleati, compreso od escluso Renzi che al referendum sulla Giustizia aveva votato Sì e approva il nucleare proposti dal governo Meloni? Le sanzioni ad Israele sono o no un’opzione praticabile per l’Italia? Le piazze in subbuglio attendono un padrinato politico che ne rappresenti e ne rafforzi le istanze nelle sedi istituzionali, in cui il Potere decide le sorti di tutti. Che ci aspetta a rispondere a questa chiamata? L’Albania insegna.
Se il popolo fa massa critica, il Potere si arrende e viene a patti. Chi avrebbe immaginato che Rama, l’amico della Meloni, cedesse alle oceaniche proteste di piazza e revocasse l’accordo capestro che avrebbe trasformato un pezzo pregiato del territorio albanese nel resort di lusso del genero di Donald Trump? Ebbene, è accaduto.
L'articolo Sollievo o scisma? Le reazioni all’uscita di Pina Picierno dal Pd mostrano quant’è debole la sinistra proviene da Il Fatto Quotidiano.

Anthropic ha decidido no esperar más. La empresa que ha desarrollado la familia de modelos de inteligencia artificial (IA) generativa Claude desató todas las alarmas hace dos meses con la presentación de Mythos Preview, considerado lo suficientemente potente como para poner en jaque la ciberseguridad mundial. Anthropic decidió no comercializar el modelo, sino compartirlo con un grupo reducido de empresas y países, entre los que se cuenta España, con la idea de compartir su tecnología para mejorar la ciberdefensa global.