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Sollievo o scisma? Le reazioni all’uscita di Pina Picierno dal Pd mostrano quant’è debole la sinistra

10 June 2026 at 12:55

L’addio al Pd di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e vessillifera dei “riformisti” (la versione politica del Sarchiapone, tutti ne parlano, nessuno l’ha mai visto), ha innescato un doppio standard di commenti e una polemica che definisce una volta di più l’accorante vacuità del personaggio e, purtroppo anche la debolezza della sinistra italiana, altra e differente versione di un Sarchiapone che annaspa alla ricerca di sé stesso.

Giubilo e sollievo da parte dei tanti che non sopportavano gli attacchi reiterati della Picierno alla segretaria Schlein, il suo aperto parteggiare per la guerra in Ucraina, l’appoggio entusiasta ad Israele, concentrato nella sedicente “sinistra per Israele” con Fassino e Fiano, Delrio e Gori e l’intera compagnia di giro che infesta da destra gli equilibri interni del partito democratico. Sorvolo sulle ragioni addotte che hanno “costretto” all’abbandono della casa madre la pasionaria di Santa Matria Capua Vetere, inducendola ad abbracciare a Bruxelles il gruppo di Renew Europe che annovera come presidente il francese Bayrou, già primo ministro di Macron, come segretario Sandro Gozi, preclara figura di banderuola politica passati attraverso il partito radicale di Pannella, il Msi, il Pd, Italia Viva, i repubblicani, di nuovo i radicali ma transanzionali fino all’elezione in Francia al Parlamento europeo. La Trimurti che accoglie Picierno è completata alla vicepresidenza da un’altra vecchia conoscenza del “riformismo” camaleontico de’noantri: Teresa Bellanova, una signora con la licenza media passata dal Ds al Pd a Italia Viva, ex sindacalista dei braccianti agricoli del Sud, dunque presunta, assai presunta difensora dei diritti dei più deboli. Un bel pot pourri attende Picierno. Che innalza lo stendardo del liberalismo europeo, fratello gemello del “riformismo”, si porta su tutto e in tutte le stagioni…

Sul versante opposto i fans della Pina esecrano la svolta politica troppo radicale, impressa – accusano – da Schlein al Partito democratico. Il quadro dipinto dai sodali di Picierno inneggia allo scisma e preconizza la sconfitta del Pd e dunque del campo largo alle prossime politiche. Senonché Schlein, poveretta, è tutt’altro che una bomba incendiaria. Anzi, Procede con i piedi di piombo, reitera il ritornello del “sono ostinatamente unitaria” e non replica agli attacchi domestici portati da chi la vorrebbe più decisa nello sbarazzarsi degli oppositori, e chi, sull’altro versante, le rimprovera di non prestare ascolto alle voci dissenzienti. Povera Elly, strattonata di qua e di là, volenterosa domatrice di un partito non plurale come vorrebbe la consolatoria retorica dei suoi celebranti, bensì una congrega di battitori liberi in competizione perenne con la segreteria. A Bruxelles il Pd è allineato alle posizioni belliciste dalla commissione von der Leyen sull’Ucraina. Una divaricazione non trascurabile col M5S che vota sempre con Avs e Lega contro gli aiuti a Zelenski.

Quanti elettori andati alle urne per difendere la Costituzione ci torneranno per sbarrare sulla scheda uno dei simboli dei partiti del campo progressista? Il punto politico sta tutto qui. I vincitori del referendum si sono addormentati sulla certezza di aver aperto la strada alla riscossa del centrosinistra. Errore fatale, già comprovato dai risultati delle recenti amministrative. L’elettorato giovane non abbocca alle chiacchiere, alle fumisterie. E’ sensibile ai temi epocali: pace, clima, risorse energetiche, diritti. Quei ragazzi attendono proposte chiare, ultimative, vincolanti dai partiti che le formulano. Non è più tempo di sofismi, di sotterfugi dialettici, di politichese e di parole soppesate col bilancino. Vanno assunti impegni radicali, ci si deve schierare: o di qua o di là. Sul nucleare come si pongono il Pd e i suoi alleati, compreso od escluso Renzi che al referendum sulla Giustizia aveva votato Sì e approva il nucleare proposti dal governo Meloni? Le sanzioni ad Israele sono o no un’opzione praticabile per l’Italia? Le piazze in subbuglio attendono un padrinato politico che ne rappresenti e ne rafforzi le istanze nelle sedi istituzionali, in cui il Potere decide le sorti di tutti. Che ci aspetta a rispondere a questa chiamata? L’Albania insegna.

Se il popolo fa massa critica, il Potere si arrende e viene a patti. Chi avrebbe immaginato che Rama, l’amico della Meloni, cedesse alle oceaniche proteste di piazza e revocasse l’accordo capestro che avrebbe trasformato un pezzo pregiato del territorio albanese nel resort di lusso del genero di Donald Trump? Ebbene, è accaduto.

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Patrimoniale, Meloni attacca Schlein: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo per farlo avere agli italiani”

10 June 2026 at 12:33

“Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”. Intervenendo all’assemblea di Confcommercio a Roma, Giorgia Meloni chiama l’applauso facile ribadendo la sua contrarietà a una nuova imposta patrimoniale, in questi giorni oggetto di dibattito nel centrosinistra dopo l’apparente apertura della segretaria Pd Elly Schlein (di fatto rinnegata pochi giorni dopo). La premier rivendica di aver “lavorato molto per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani”: “Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”, afferma. Tra i risultati vantati da Meloni di fronte alla platea dei commercianti c’è la chiusura d’ufficio di 24mila attivitàapri e chiudi“, “ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco. Un risultato importante per lo Stato e gli imprenditori onesti che non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari, dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare. Il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”, arringa la leader di FdI.

Prima di salire sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, la premier applaude e fa segno di convididere con ampi cenni un passaggio del discorso del presidente Carlo Sangalli, quando dice, in riferimento all’Italia, che “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”. “Davvero, presidente, devo ringraziarti per averlo detto”, afferma la premier. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti. Però io considero ugualmente disonesto dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono. A me dispiace quando questa nazione si dipinge come spacciata, perché il quadro macroeconomico e anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali raccontano invece una nazione che, pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni, non solo ha resistito ma ha rilanciato. Nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto, questa nazione non si è fatta spaventare. Ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade all’Italia. L’Italia è così. L’Italia è una nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno male”.

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Renzi pensa a Gori e Gabrielli per sfidare Schlein e Conte

9 June 2026 at 03:45

Fa male Elly Schlein a non dare peso ai movimenti che si stanno determinando al centro. Forse dovrebbe guardare meglio dentro le novità, e con lo sguardo più lungo.

L’uscita di Pina Picierno dal Pd tocca una corda sensibile in una parte dell’elettorato del partito, da lei giudicato troppo subalterno a Giuseppe Conte con tutto il corredo di ambiguità, specie sull’Ucraina, che questo comporta. L’associazione che Picierno ha lanciato, “Spazio Pubblico”, se la musica di Elly non cambia, potrebbe collocarsi fuori dai poli. In sintonia con il discorso che fanno Carlo Calenda e Luigi Marattin contro il bipopulismo: né con M5S né con la Lega.

Non è un mistero che quest’area guardi ai movimenti in corso a destra. Se Giorgia Meloni dovesse imbarcare Roberto Vannacci – come hanno osservato in molti – Forza Italia potrebbe sganciarsi dal polo di destra entrando nelle acque territoriali oggi presidiate da Calenda e forse domani da Picierno. In un quadro del tutto aperto, un terzo polo di quel tipo potrebbe interessare anche qualche elettore del Pd togliendogli ogni capacità espansiva.

Si tratta di un’Opa terzista che Schlein non dovrebbe ignorare crogiolandosi nel sempre più saldo rapporto con Conte e Fratoianni. Ma sul Partito democratico ce n’è anche un’altra, di Opa, meno ostile ma comunque insidiosa. Le primarie, sempre più probabili, potrebbero essere l’occasione per una specie di debutto – nei gazebo e non nelle urne, certo – della famosa Casa riformista che nelle intenzioni di Matteo Renzi dovrebbe allargare il perimetro di Italia viva. Si tratta cioè di trovare un nome che possa risultare un’alternativa convincente ai due big, Schlein e Giuseppe Conte, con l’obiettivo ambiziosissimo di arrivare al secondo turno (ammesso e non concesso che le primarie saranno a due turni).

Un nome che piace a Italia viva è quello di Giorgio Gori, europarlamentare riformista del Pd. Alcuni giornali parlano di una sua imminente uscita dal partito di Schlein. Ma la cosa è tutta in divenire, e nulla è dato per scontato. L’altro nome è Franco Gabrielli, personalità di prim’ordine nel campo della sicurezza, un servitore dello Stato. Sono movimenti ancora in evoluzione, certo. Ma la politica è fatta soprattutto di tendenze prima che di fatti compiuti. E la tendenza oggi racconta di un Pd esposto a una doppia pressione: quella di un centro che prova a riorganizzarsi e quella di un riformismo che cerca una nuova casa.

La domanda, allora, è semplice. Elly Schlein ha colto il significato politico delle uscite di Pina Picierno, Elisabetta Gualmini e Marianna Madia? Oppure continua a considerarle episodi isolati, rumori di fondo destinati a spegnersi? La risposta arriverà presto. E potrebbe dire molto non soltanto sul futuro della sua leadership, ma anche sulla capacità del Partito democratico di restare il perno del centrosinistra italiano.

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Ballottaggi elezioni comunali, Meloni esulta: “Avanti così”. Schlein: “Ha problemi con la calcolatrice, ha vinto il centrosinistra”. Ecco tutti i numeri

8 June 2026 at 18:41

Hanno vinto tutti, come al solito. Ha vinto il centrodestra, che tiene Arezzo e Macerata e si prende Lecco. Ma ha vinto anche il centrosinistra, che trionfa – a sorpresa – ad Agrigento e si conferma a Chieti e Trani. E dunque, a stare a sentire i politici degli opposti schieramenti, c’è da festeggiare. Tuttavia a ben guardare le elezioni amministrative nel complesso non ha vinto né l’uno né l’altro. Sì, perché nei 118 comuni con più di 15mila abitanti al voto quest’anno tanto il centrodestra quanto il centrosinistra perdono sindaci. Chi vincono, quindi? I civici.

Tutti i risultati

L’elaborazione è pubblicata da YouTrend: dopo la tornata del 2026 il centrosinistra, in termini assoluti, porta a casa 50 città, 40 invece il centrodestra. Qual era la situazione prima del voto? Il centrosinistra aveva 59 sindaci, 42 il centrodestra. E dunque è boom per i candidati civici, che da 17 passano a 28.

Nei 18 capoluoghi di provincia il centrosinistra ne porta a casa dieci, sei il centrodestra e due i civici. E qui sì che per i due schieramenti c’è un miglioramento: il primo partiva da otto, il secondo da cinque. Dunque un piccolo incremento per entrambi. I ballottaggi di oggi, invece, dicono che c’è stato un sostanziale equilibrio: tre a tre, col centrodestra che ha strappato Lecco e il centrosinistra, come detto, Agrigento. Per Lorenzo Pregliasco di YouTrend “i capoluoghi confermano la tendenza del primo turno, di un certo equilibrio. L’affluenza registra un calo fisiologico di circa otto punti” e si conferma il “punto debole dei ballottaggio che tendono a vedere una partecipazione inferiore”. L’affluenza si è attestata al 52,07%, in calo di oltre otto punti.

Centrodestra vs centrosinistra

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel pomeriggio ha fatto sapere, attraverso i social, che è soddisfatta del risultato, che conferma “ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza”. Per Antonio Tajani “il centrodestra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista”. Soddisfazione anche per la Lega, con la ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli, secondo cui “la Lega vince a Lecco, Arezzo, Macerata e in tantissimi altri comuni e vince il centrodestra”, e con Matteo Salvini, che ha affidato ai social poche parole di circostanza, impegnato com’è nella gestione degli scossoni all’interno del partito e con una probabile riorganizzazione dei vertici.

A Meloni risponde prima Matteo Renzi, su X: “Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività. E tu ci dici ‘avanti così?’ Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo”. Poi tocca a Elly Schlein: “Vedo che continua ad avere problemi con la calcolatrice. Che si tratti di ammettere i troppo scarsi investimenti sulla sanità pubblica di questo governo o i risultati delle amministrative, il tentativo è sempre lo stesso: capovolgere la realtà. Quanto a noi, avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine. Su 18 capoluoghi al voto, tra primo turno e ballottaggi, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6 sindaci. Belle vittorie a Agrigento, dove governavano loro, a Chieti e a Trani. Già al primo turno tra i comuni sopra i 15mila abitanti il centrosinistra ha vinto in 37 e il centrodestra in 25, cui si aggiungono numerosi comuni vinti in questo secondo turno, come la splendida vittoria di Molfetta. Al di là della propaganda di Meloni e Salvini, anche in questa tornata elettorale i numeri fotografano una chiara affermazione dell’alleanza progressista, con il Pd primo partito in gran parte del Paese”.

Sempre per i dem, c’è il responsabile organizzazione Igor Taruffi: “Alle vittorie di Mantova, Pistoia, Prato, Avellino e Andria al primo turno si aggiungono oggi Chieti, Trani e Agrigento al ballottaggio. Numeri ancora più chiari se si tiene conto dei risultati di altri due capoluoghi quali Salerno ed Enna già assegnati al primo turno in cui a prevalere non è stato certo il centrodestra”. E infine, il caso Molfetta, con Manuel Minervini di Rifondazione, sostenuto dal campo largo: “La vittoria netta del candidato del campo progressista è una nota particolarmente preziosa maturata in condizioni difficili ma che segnala l’affermazione anche del nuovo corso del Pd, che ha scelto di costruire l’alleanza progressista dicendo no a trasformismi e ambiguità”.

Il caso Vigevano e il No al referendum

A far parlare di sé, dopo il primo turno, era stata la seconda città più popolosa della provincia di Pavia – dopo il capoluogo – vale a dire Vigevano. E lo aveva fatto per il risultato oltre le aspettative del candidato di Roberto Vannacci, che correva senza simbolo (per ragioni organizzative), Fulvio Suvilla. Il candidato di Futuro Nazionale, infatti, aveva preso oltre il 14% dei voti, mentre Salvini aveva commissariato il partito dopo il disastro elettorale (il candidato del Carroccio è stato escluso dal ballottaggio). Nei giorni scorsi, Vannacci ha dato l’indicazione di non appoggiare nessuno, e di fare scheda bianca o nulla. Oggi ha vinto il candidato di Forza Italia, Paolo Previde Massara. E dall’analisi dei flussi elettorali di YouTrend, risulta che il 52% di chi aveva espresso il voto per Fuvilla è rimasto a casa, mentre il 41% ha dato la propria preferenza a Previde Massara.

Interessante un’altra elaborazione di YouTrend, che ha preso in considerazione il voto al referendum costituzionale dello scorso 22-23 marzo. Incrociando i dati tra le elezioni comunali e il referendum, emerge che il centrodestra “ha conquistato 25 comuni nei quali aveva prevalso il No. Al contrario, ci sono 6 comuni in cui aveva vinto il Sì ma in cui si è affermato il centrosinistra. Sebbene in questa tornata i comuni sopra i 15mila abitanti in cui il No aveva prevalso siano nettamente più numerosi rispetto a quelli in cui aveva vinto il Sì (91 contro 27), il dato evidenzia come il consenso raccolto dal No al referendum non si sia tradotto automaticamente in un sostegno ai candidati di centrosinistra alle amministrative”.

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Schlein, il caso Picierno: cosa succede nel PD

7 June 2026 at 07:00

Picierno lascia: un addio annunciato

La notizia era nell’aria da tempo, è arrivata: Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, nonché una delle esponenti più influenti all’interno dell’area moderata del Partito Democratico, lascia.

Elly Schlein, una leadership in perenne discussione

IlJ’accuse dell’eurodeputata non lascia spazio alle interpretazioni: non si rispecchia nei valori di un partito riformista, diverge dai tempi più caldi come l’Ucraina e il sostegno a Kiev. Posizioni troppo divergenti rispetto alla segretaria Elly Schlein che hanno portato a una inevitabile, quanto prevedibile, frattura. Resta adesso da capire quali possano essere le conseguenze di una scelta che si riverbera, evidentemente, all’interno di un PD perennemente legato alle correnti e ad alleanze e gruppi di potere che si reggono su equilibri sempre più delicati. Elly Schlein si trova di fronte al primo bivio che potrebbe portarla a consolidare la propria posizione e la leadership all’interno del partito oppure a trasformare il dissenso delle correnti riformiste in un indebolimento progressivo.

Una segreteria e una segretaria sotto pressione

I numeri, in questo senso, aiutano poco. Elly Schlein inizia a sentire la pressione: il PD è in calo rispetto al 22,3% del mese scorso. L’attuale poco più del 20% è fra i risultati più bassi ottenuti in questi anni di segreteria. Una flessione evidente che dà fiato a chi alimenta le tensioni dentro un partito che rischia di sfaldarsi al proprio interno. A poco più di un anno dalle elezioni, il PD appare, ancora una volta, in difficoltà nel mettere a terra il proprio potenziale in termini di voti. In tal senso, le comunali rappresentano la cartina di tornasole: è evidente una presenza territoriale solida, così come altrettanto innegabile la fragilità di una strategia in grado di polarizzare il consenso. Non è un mistero che all’interno del Nazareno alcuni esponenti, anche di spessore, ritengano Elly Schlein sì capace, ma in difficoltà nel proporre una alternativa davvero forte agli occhi dell’elettorato: i diritti civili, il welfare e la sanità sono senza dubbio temi apprezzati e condivisi, ma è l’assenza di incisività a preoccupare.

Le primarie e l’ombra di Giuseppe Conte

In un contesto già complesso da gestire, la Schlein deve anche preoccuparsi degli alleati. Oltre a tenere insieme le correnti e a predicare unità di intenti che sinora ha solo avvicinato il PD a Fratelli d’Italia ma senza davvero mai insidiarne il primato, la leader dem deve preoccuparsi anche degli alleati. Forse anche più degli avversari. Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte continua ad occupare spazi e temi politici in modo significativo e riesce anche ad attrarre consensi, sottraendoli allo stesso PD. Uno dei capi d’accusa che pende su Elly Schlein, è la eccessiva (per i riformisti) vicinanza ad Alleanza Verdi e Sinistra, quindi più a Bonelli e Fratoianni, che rischia di bruciare consensi fra i centristi e gli indecisi. Occhio infine alle primarie. In un eventuale testa a testa con il leader M5S Giuseppe Conte, il verdetto è tutt’altro che scontato e potrebbe rovesciare (neanche troppo) clamorosamente la leadership all’interno del campo largo

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Braccianti uccisi, in tremila al corteo Cgil nel Cosentino. Schlein: “Sequestro preventivo per le aziende che sfruttano”

6 June 2026 at 18:34

Circa tremila persone hanno partecipato ad Amendolara, nel Cosentino alla manifestazione organizzata dalla Cgil dopo l’omicidio di quattro braccianti (tre afghani e un pakistano) trovati carbonizzati in un minivan lunedì scorso, e uccisi secondo la Procura di Castrovillari dai loro caporali (che si trovano in custodia cautelare in carcere) per aver protestato contro le condizioni di lavoro. Presenti vari esponenti politici, dalla segretaria Pd Elly Schlein al leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, fino ai parlamentari M5s Anna Laura Orrico, Vittoria Baldino, Pasquale Tridico. In testa al corteo il segretario generale del sindacato, Maurizio Landini, e quello della Flai Cgil (il sindacato di categoria dei lavoratori agricoli) Giovanni Minnini. “Questa tragedia rappresenta un sistema sbagliato di fare impresa, fondato sullo sfruttamento e sul caporalato. È il momento che tutti, uscendo dall’ipocrisia, dicano basta a questo sistema che mette in discussione la dignità, l’umanità, la vita stessa delle persone”, ha detto Landini prima dell’inizio della manifestazione. Per questo, ha aggiunto, “c’è bisogno che ci sia una reazione da parte di tutti i soggetti politici e istituzionali, imprenditoriali, perché ci sono tutti gli strumenti legislativi, e non solo, per poter invertire questa tendenza e bloccare questo sfruttamento che sta portando alla morte delle persone”.

In questo senso Schlein ha lanciato una proposta dal corteo: “Bisognerebbe rafforzare la legge sul caporalato non soltanto mettendo più risorse e assicurando che sia attuata fino in fondo, ma anche prevedendo il sequestro preventivo delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime di caporalato”, ha detto la segretaria dem a margine della manifestazione. “Non si può più parlare soltanto di caporalato, ma bisogna parlare di padronato. Spesso, adesso vedremo le indagini che cosa faranno emergere, ci sono dietro delle responsabilità oltre a quelle delle due persone che sono state già fermate e che devono affrontare la giustizia. Parlare di padronato vuol dire guardare anche alle responsabilità delle connivenze delle aziende”, spiega. Quella del caporalato e dello sfruttamento, denuncia Schlein, “è una piaga strutturale, non sono fenomeni episodici, questo ce lo siamo detti davanti ad ogni tragedia, anche quella della morte di Satnam Singh“, il bracciante indiano abbandonato di fronte a casa con un braccio amputato nel 2024 a Latina. “Bisogna rafforzare la tutela delle vittime che denunciano, con percorsi chiari, con soluzioni abitative, una casa, con formazione, assistenza legale, sanitaria e psicologica. Bisogna rendere conveniente e sicuro denunciare lo sfruttamento”.

“Siamo qui per dire basta con l’ipocrisia in questo Paese di chi fa finta di non vedere ciò che vedono tutti. Per dire basta all’idea che il lavoro sia sempre più marginalizzato, sfruttato, umiliato”, ha detto il leader di Sinistra Italiana Fratoianni. “Il governo ogni Primo maggio fa un decreto lavoro e fa un grande scherzo a lavoratori e lavoratrici. In queste ore c’è un emendamento della maggioranza che punta a incentivare e legittimare i contratti pirata, quelli che avevano messo fuori legge con l’ultimo intervento normativo”, denuncia. Per Pasquale Tridico, ex presidente dell’Inps e capodelegazione del M5s al Parlamento europeo, “è tutto un sistema che purtroppo è marcio. È marcio perché non si può permettere a quattro persone, lavoratori, di essere sfruttati fino alla morte. Perché questo è successo, soltanto per aver chiesto i loro elementari e basilari diritti, ovvero il proprio salario”.

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Tassare i super ricchi, Schlein frena dopo le polemiche: “La patrimoniale non è nel programma dell’alleanza progressista”

“La patrimoniale non è tra le cose già condivise nel programma dell’alleanza progressista, come ho detto sempre ne discuteremo ma non è all’ordine del giorno”. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ospite a Rapallo (Genova) al 55esimo convegno nazionale dei giovani imprenditori di Confindustria, frena sulla patrimoniale dopo le polemiche per le sue affermazioni sulla tassazione dei super ricchi.

Ospite ad Accordi&Disaccordi il 30 maggio scorso, la segretaria dem aveva parlato del tassare i super ricchi e i grandi patrimoni, sottolineando che non dovrebbe essere “un tabù” e di essere “sempre stata favorevole” a introdurre una tassazione a livello europeo. Parole che avevano fatto storcere il naso al centrodestra. Mentre la deputata M5s, Vittoria Baldino, aveva sottolineato che la patrimoniale, in questo momento, “è fumo negli occhi” e che non è inclusa nel programma in discussione.

“Ho letto le dichiarazioni che ha fatto ieri Elly Schlein: se il tema è che questo punto (la patrimoniale ndr.) non è ancora stato definito come un punto del programma – ha ribattuto Nicola Fratoianni a margine dell’assemblea di European Left Alliance – è vero, ci sono altre leggi, altre proposte che sono già definite, firmate da tutte le forze politiche, sono largamente assunte come un punto programmatico, dal salario minimo alla riduzione dell’orario di lavoro”. “Se il tema è che di questo non si deve discutere, allora non sono d’accordo, ma non credo che si tratti di questo – ha spiegato -. In ogni caso lo verificheremo, perché redistribuire la ricchezza è fondamentale e soprattutto è una questione su cui esiste una solida maggioranza nel Paese”.

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Pina Picierno lascia il Pd ed entra nel Pde di Gozi: “Decisione sofferta, ma il partito di Schlein non è più inclusivo”

4 June 2026 at 08:54

Alla fine anche Pina Picierno ha deciso di lasciare il Pd. Dopo Arianna Madia ed Elisabetta Gualmini, anche la convinta “riformista” che i Dem hanno candidato al Parlamento europeo ha deciso di lasciare la casa Democratica per entrare nel Pde di Sandro Gozi. Troppi gli scontri a distanza con la segretaria Elly Schlein, troppa la distanza su temi diventati di prim’ordine come il conflitto in Medio Oriente. Così, la politica di Santa Maria Capua Vetere da oltre 120mila preferenze ha dato l’annuncio in un’intervista al Foglio: “Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto della mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito Democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio”.

Secondo l’eurodeputata, il partito avrebbe perso quella vocazione inclusiva che lo caratterizza dalle origini, nel tentativo di mettere insieme diverse realtà della sinistra, dagli ex Ds ai figli della Margherita. Con la nuova segreteria, sostiene, il partito sta escludendo alcune correnti: “Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del Paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto. Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”.

E chiude invocando “un riformismo coerente e popolare” e un “nuovo soggetto politico largo“: “Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito Democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla, di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.

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Schlein trasforma il Pd in una Grande Sel di Vendola, mentre continuano gli addi riformisti

4 June 2026 at 03:45

Si parte con la mozione contro le spese militari. Poi patrimoniale, reddito minimo o universale, soldi ai giovani, no al nucleare, tasse sugli extraprofitti, Europa boh, Ucraina addio. La grande Sel (Sinistra ecologia libertà era il partito post Rifondazione comunista) prende sempre più corpo. Si chiama Pd. I segni si moltiplicano.

Spiegano che Elly Schlein non era alla parata del 2 giugno, nell’ottantesimo anniversario della Repubblica (è questo il punto che avrebbe dovuto indurre lei e gli altri segretari a chiedere di essere presenti), perché il protocollo non prevede gli inviti ai leader di partito ma solo ai capigruppo. Il bello è che del Pd non c’erano nemmeno loro, i capigruppo. Chiara Braga e Francesco Boccia hanno mandato il povero Stefano Graziano, valoroso capogruppo dem in commissione Difesa, non esattamente una prima fila. Una cosa incredibile. Oltretutto, uno sgarbo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sarebbe il minimo sindacale se qualcuno chiedesse ragione ai capigruppo di questo comportamento. Il Pds e il Partito popolare non avrebbero mai agito così, figuriamoci il Pci e la Dc.

Spiegano, dunque, che non c’era nessun leader di partito. Non Matteo Renzi (pure ex presidente del Consiglio) di Italia Viva, né Carlo Calenda di Azione, né i «disarmisti» in servizio permanente ed effettivo Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra. Ovviamente neppure Giuseppe Conte, un altro ex presidente del Consiglio, leader del Movimento 5 Stelle. Le giustificazioni formali reggono fino a un certo punto, giacché potevano benissimo chiedere di poterci essere, nessuno gliel’avrebbe negato. Sarebbe stato un bel gesto di condivisione di una giornata particolare.

In ogni caso, è evidente che la scusa formale è tornata utile alla sinistra per mettere una netta distanza fisica tra sé e le «armi», l’esercito, queste cose «reazionarie», e tra sé e Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Antonio Tajani, leader e leaderini della destra. Già, meglio non mescolarsi, che direbbe poi la gente, la «nostra gente». Così tutti hanno visto il presidente della Repubblica attorniato solo dalla destra, la Repubblica è parsa in tv cosa loro con Mattarella circondato.

Allo stesso modo, Schlein e Conte, due candidati a Palazzo Chigi, non si sono fatti vedere all’Assemblea di Confindustria mica perché non parlino con gli imprenditori in privato: ma per il fatto che sempre la «nostra gente» li avrebbe visti in pubblico coi padroni. Il fatto è che è davvero iniziata la campagna elettorale sull’immagine e sui famosi contenuti.

Ecco, facile facile, lo spartito della sinistra: prima di tutto, no al riarmo. Oggi la mozione del quartetto Pd-M5s-Avs-Iv in cui si chiede di «riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa, considerato l’impatto strutturale sulla finanza pubblica di fatto insostenibile alla luce dei dati Istat».

Poi c’è l’evergreen della patrimoniale (Schlein ma non Conte); il reddito minimo (Schlein) o reddito universale (Conte); soldi per i giovani (aumento di duecento euro al mese per gli stipendi degli under 35 per tre anni); no al nucleare; tassare i superprofitti; Europa chissà; e soprattutto non si muore per Kyjiv. Una piattaforma rifondarola. È la leader del Pd a mollare le briglie. Lo fa anche e soprattutto per ostacolare Conte alle primarie ipotecando i voti della Cgil, dei propal, della sinistra radicale.

È la nuova pelle del partito che fu di Walter Veltroni che secondo le intenzioni del gruppo schleiniano, con Elly a Palazzo Chigi, vedrà Marco Furfaro alla guida dei dem: se toccherà a lui sarà la conferma che il Pd è una grande Sel, il partito che era guidato da Nichi Vendola.

Tutto questo in teoria dovrebbe suscitare una reazione dei riformisti dem. Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e ora anche Pina Picierno – estenuata dal pessimo clima che il Nazareno ha creato intorno a lei – hanno scelto di andarsene. E forse non saranno gli ultimi addii.

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Più stipendio, diritto alla casa e trasporti gratis: la ricetta Pd contro la fuga dei giovani all’estero

3 June 2026 at 15:44

La fuga all’estero degli italiani “è un esodo che ci è costato 170 miliardi di euro”, con “192mila giovani che se ne sono andati negli ultimi quattro anni, 630mila persone tra il 2021 e 2024. Una perdita da tutti i punti di vista, ma anche dal punto di vista economico. Questo non è ancora un Paese per giovani”. La segretaria del Pd, Elly Schlein, sceglie questi dati per illustrare un fenomeno che da anni porta all’estero un flusso sempre più consistente di connazionali, che decidono di lasciare l’Italia alla ricerca di migliori opportunità professionali e qualità di vita. E per questo presenta una rosa di iniziative che possano trattenere chi ha meno di 35 anni. “Proponiamo una serie di interventi concreti che vanno dall’aumento salariale di 200 euro al mese, per i primi tre anni sui nuovi contratti stabili attivati under 35; diritto alla casa; diritto al trasporto rendendo gratuito quello pubblico per i giovani studenti; sostegno alla ricerca con borse di studio per i dottorati nelle università del sud; fondi di sostegno all’imprenditoria giovanile nelle aree interne di questo Paese. Quindi un insieme di interventi concreti che possano dare una buona ragione per restare”. Il primo firmatario della proposta di legge, Marco Sarracino, responsabile Sud e Aree Interne nella segreteria nazionale ha indicato dove il Partito Democratico intende trovare le risorse. “Per gli interventi sui salari e per il sostegno all’abitare le risorse le prendiamo dagli extraprofitti delle imprese che faranno ricavi superiori a 50 milioni di euro l’anno”. “Partire – ha aggiunto – deve essere sempre una scelta fatta per arricchire il proprio percorso professionale e il proprio percorso di vita. Mai deve essere una scelta obbligata dalla mancanza di opportunità dove si nasce, dove si cresce, dove si studia, dove si lavora e dove si vuole restare”, ha concluso Schlein.

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