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São Brás de Alportel | Município celebra Dia de Portugal com a comunidade são-brasense na Argentina

Décadas depois da grande vaga de emigração são-brasense para a Argentina, o Município de São Brás de Alportel realiza uma missão institucional a Comodoro Rivadavia e Buenos Aires, entre 10 e 18 de junho, para reforçar os laços com a comunidade emigrante e aprofundar relações de cooperação entre os dois territórios. A deslocação, que terá […]

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Relato de un ‘excombatiente’ de la Transición

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En junio del año pasado, conocí en estas páginas, la decisión de un juzgado de Elda de citarme como investigado en relación con la muerte de un manifestante por disparos de un policía en febrero de 1976, con ocasión de las huelgas que tuvieron lugar tras la muerte de Franco. Entonces yo era ministro de Relaciones Sindicales en el primer Gobierno de la Monarquía. La noticia informaba de que declararía también el policía y destacaba que, por primera vez, se hacía comparecer a un responsable político por delitos de lesa humanidad en la Transición. Recurrí la admisión de la querella y, al rechazar el juzgado mi petición, apelé ante la Audiencia de Alicante, que el pasado 5 de mayo revocó la decisión de investigarme.

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Sábat, el clásico de la caricatura argentina

Hermenegildo Sábat nació en Uruguay en 1933 y murió a los 85 años en Buenos Aires, desde donde deslumbró por su manera de explicar, sin palabras, el universo tantas veces roto de Argentina y del mundo. Perseguido por la dictadura, convirtió su vida como periodista en un modo de desafiar los peores tiempos del país que adoptó. Ahora aparece en España un libro, Diez veces Sábat. Vida y obra del artista que retrató al país, que recoge su impresionante trayectoria. Su autora es la periodista Diana Baccaro, que lo presentará este lunes en la librería Olavide de Madrid (de los periodistas argentinos Raquel Garzón y Daniel Ulanovsky) junto con el director de Clarín, Ricardo Kirschbaum, y los dibujantes Agustín Sciammarella y Manuel Junco.

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© efe

El caricaturista Hermenegildo Sábat en mayo de 2004.
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La historia detrás de los sorrentinos, la pasta rellena argentina que Virginia Higa convirtió en novela de éxito

La escritora Virginia Higa, autora de 'Los sorrentinos', en Bardo Café, Madrid.

En una época en la que las novedades literarias apenas duran unas semanas en las estanterías, que un libro que se publicó hace ocho años en una editorial independiente haya vuelto a reeditarse y continúe vendiendo ejemplares gracias al boca-oreja, genera una cierta sensación de esperanza. Que ese libro trate de una familia que se atribuye la creación de un tipo de pasta rellena muy popular en Argentina, puede resultar sorprendente, pero lo cierto es que si Los sorrentinos (Editorial Sigilo) se ha convertido en un pequeño gran fenómeno editorial sostenido en el tiempo es por la capacidad de su autora para atrapar al lector igual que lo haría una buena sobremesa: ofreciéndole un puñado de buenas historias, personajes carismáticos y disputas gastronómicas que jamás se resolverán, pero que seguirán generando acalorados debates por los siglos de los siglos.

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La autora argentina participó en la charla inaugural del Pabellón Iberoamericano de la Feria del Libro de Madrid.
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La vida en el fin del mundo de Peter Thiel, el gran magnate de Palantir: ajedrez con niños en Buenos Aires y negocios con Milei

Ha comprado una mansión de 12 millones en Buenos Aires, terrenos en Uruguay, se ve con el presidente libertario y quiere aprender de su experiencia. Oferta su tecnología al Gobierno argentino, en la carrera por convertir su país en un nodo de inversión para los gigantes mundiales de la Inteligencia Artificial. El fundador de la poderosa Palantir puede ayudar con eso. Mientras fructifican los negocios dedica parte de su tiempo a otra de sus aficiones y se deja ver jugando al ajedrez contra críos, que recientemente le ganaron en un club de barrio Leer

Ha comprado una mansión de 12 millones en Buenos Aires, terrenos en Uruguay, se ve con el presidente libertario y quiere aprender de su experiencia. Oferta su tecnología al Gobierno argentino, en la carrera por convertir su país en un nodo de inversión para los gigantes mundiales de la Inteligencia Artificial. El fundador de la poderosa Palantir puede ayudar con eso. Mientras fructifican los negocios dedica parte de su tiempo a otra de sus aficiones y se deja ver jugando al ajedrez contra críos, que recientemente le ganaron en un club de barrio
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Mondiali 2026, chi non paga il mantenimento ai figli resta fuori dagli stadi: la scelta dell’Argentina che fa discutere

L’11 giugno 2026 prenderà il via la Coppa del Mondo FIFA che per oltre un mese, fino al 19 luglio, monopolizzerà l’attenzione di milioni di persone tra Stati Uniti, Canada e Messico. In Argentina, come sempre accade quando si parla di Mondiali, l’attesa assume contorni quasi religiosi. Il calcio è identità nazionale, memoria collettiva, linguaggio comune.

Eppure, proprio mentre migliaia di tifosi stanno programmando viaggi, acquistando biglietti e sognando di seguire la Selección nella difesa del titolo conquistato in Qatar, una parte di loro rischia di restare fuori dai cancelli degli stadi. Non per problemi di ordine pubblico. Non per precedenti di violenza. Non per motivi di sicurezza internazionale. Ma per non aver versato l’assegno di mantenimento ai propri figli.

La decisione, adottata dalle autorità argentine, rappresenta una delle misure più innovative e discusse degli ultimi anni nel campo della tutela dei diritti dell’infanzia. Attraverso l’integrazione tra il Registro dei Debitori Alimentari Morosi e il programma di sicurezza Tribuna Segura, chi risulta inadempiente nei confronti dei propri figli può essere identificato durante i controlli e vedersi negato l’accesso agli impianti sportivi. Il progetto, inizialmente applicato alle competizioni nazionali, punta ora a estendere il divieto anche alle partite del Mondiale 2026.

A prima vista potrebbe sembrare una misura simbolica. In realtà nasce da un problema sociale enorme, spesso invisibile. Secondo un rapporto dell’Unicef pubblicato nel 2024, il 56% delle madri argentine non riceve regolarmente l’assegno di mantenimento quando il padre non vive più nella stessa casa. Dietro questa percentuale si nascondono milioni di bambini e adolescenti che vedono compromesso l’accesso a beni essenziali, dall’alimentazione alla salute, dall’istruzione alle attività ricreative. Una statistica che racconta molto più di una semplice controversia economica tra ex partner: racconta una forma di disuguaglianza strutturale che colpisce soprattutto donne e minori.

Per comprendere la portata della decisione argentina è necessario ricordare che l’assegno di mantenimento non è un favore né una concessione volontaria. È un obbligo giuridico che deriva dalla responsabilità genitoriale. Significa contribuire alle spese necessarie per garantire ai figli una vita dignitosa, indipendentemente dalla fine di una relazione affettiva. Eppure, in gran parte dell’America Latina, il mancato pagamento degli alimenti continua a essere uno dei principali fattori di impoverimento delle famiglie monoparentali, quasi sempre guidate da donne.

La novità introdotta da Buenos Aires consiste nell’aver spostato la questione dal piano privato a quello pubblico. Per anni i debitori alimentari sono stati perseguiti attraverso procedure giudiziarie spesso lente e inefficaci. Oggi l’Argentina tenta una strada diversa: colpire dove l’impatto sociale e simbolico è maggiore. Nel paese di Maradona e Messi, infatti, essere esclusi da una partita della nazionale equivale a essere esclusi da uno dei principali rituali collettivi della vita pubblica.

La scelta non è casuale. Il calcio rappresenta uno dei pochi spazi in grado di generare una pressione sociale immediata. Una multa può passare inosservata, una causa civile può trascinarsi per anni. Restare fuori dallo stadio durante un Mondiale, invece, è qualcosa che produce conseguenze tangibili e visibili. Il messaggio delle autorità è tanto semplice quanto diretto: chi non rispetta i diritti dei propri figli non può pretendere di godere normalmente dei privilegi della vita sociale.

Naturalmente il provvedimento ha aperto un dibattito. I sostenitori ritengono che si tratti di una misura proporzionata e coerente con il principio del superiore interesse del minore, riconosciuto dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. I critici sostengono invece che il rischio sia quello di privilegiare la dimensione punitiva rispetto alla risoluzione concreta del problema. Impedire a una persona di entrare allo stadio non garantisce automaticamente che il denaro arrivi nelle tasche dei figli. Tuttavia, anche chi avanza queste obiezioni riconosce che il fenomeno richiede strumenti nuovi, poiché quelli tradizionali hanno dimostrato limiti evidenti.

L’aspetto forse più interessante della vicenda è che essa racconta una trasformazione più ampia nel modo in cui gli Stati affrontano la protezione dei diritti dell’infanzia. Sempre più spesso le amministrazioni pubbliche collegano l’accesso a determinati benefici, servizi o attività al rispetto di obblighi familiari e sociali. In questo caso il calcio diventa uno strumento di politica pubblica. Non per punire il tifoso, ma per ricordare che la responsabilità genitoriale non può essere sospesa nel momento in cui una relazione termina.

Alla vigilia del Mondiale 2026, uno dei più grandi spettacoli sportivi del pianeta, l’Argentina lancia dunque un messaggio che va ben oltre il calcio. In una società che troppo spesso normalizza l’inadempienza paterna e scarica sulle madri il peso economico e affettivo della cura, il paese sceglie di affermare una priorità precisa. Prima della partita, prima del tifo, prima della passione per “La Albiceleste”, vengono i diritti dei figli.

Mentre Messi si prepara all’ultimo Mondiale della sua carriera e milioni di argentini sognano un nuovo trionfo, Buenos Aires lancia un messaggio semplice e difficile da contestare: il primo dovere di un padre non è sostenere la nazionale ma sostenere i propri figli. E questa volta, per entrare allo stadio, potrebbe essere necessario dimostrarlo, pena un cartellino rosso e l’espulsione.

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La batalla cultural después de la batalla política: quién moldea una sociedad y con qué objetivos – Por Ivone Alves García

Por Ivone Alves García Las sociedades se engañan con una facilidad asombrosa: como niños, muchos creen que los grandes cambios nacen de revoluciones sangrientas, de golpes de Estado o de…
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El Algoritmo del Poder. El Gemelo Digital Social y el riesgo de entregar el mapa íntimo de la Argentina – Por Ivone Alves García

Por Ivone Alves García El Gobierno anunció el Gemelo Digital Social, una herramienta de inteligencia artificial destinada a diseñar, simular y predecir el impacto de políticas públicas. El Ministerio de…
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Argentina colonizada hasta los huesos – El país que produce comida y encarece su mesa – Por Ivone Alves García

Por Ivone Alves García Argentina acaba de ofrecer una de esas postales que parecen absurdas, pero que en realidad explican con bastante claridad el fondo del problema nacional: un país…
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“Nadie sale entero”, título conmovedor publicado en Chile

Santiago de Chile, 6 jun (Prensa Latina) El libro Nadie sale entero, testimonio de un ex preso político de la dictadura en Argentina, fue presentado en Chile en la sede de la Confederación de Trabajadores Metalúrgicos (Constramet).

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Argentina, l’anniversario di “Ni una menos” segnato da altri femminicidi. Ma Milei taglia fondi e programmi contro la violenza di genere

A undici anni dalla prima manifestazione di Ni Una Menos, il movimento femminista argentino torna a marciare contro la violenza di genere e i femminicidi. A Buenos Aires, centinaia di migliaia di persone hanno camminato fino alla piazza del Congresso dietro le parole “ci vogliamo vive e libere”. L’anniversario della nascita di Ni Una Menos, che ogni anno il 3 giugno organizza manifestazioni in tutto il Paese, è segnato dalla morte di tre ragazze che sembrano aggiungersi agli oltre 80 femminicidi avvenuti nel Paese nel 2026. Il corpo della diciassettenne Dulce María Beatriz Candia, cercata per due settimane dalla famiglia, è stato ritrovato in un edificio abbandonato. Si sospetta che sia stata uccisa da Mario Yung, tassista di 46 anni. Noelia Carolina Romero è stata uccisa dal compagno, Tomás Adrián Núñez: era riuscita a chiamare la polizia per chiedere aiuto ma quando gli agenti sono arrivati, era già morta accoltellata. Agostina Vega aveva 14 anni: i resti del suo corpo sono stati ritrovati in un terreno abbandonato fuori dalla città di Córdoba. Le prime indagini indicano che Claudio Barrelier, ex compagno della madre, l’avrebbe violentata e poi strangolata. Barrelier aveva lavorato con l’amministrazione locale e con il principale partito della città. Già nel 2025 era stato incarcerato per avere sequestrato in casa sua una donna, che era riuscita a scappare. Era stato liberato dopo 20 giorni, dietro il pagamento di una cauzione. I familiari hanno denunciato che le indagini sulla scomparsa di Agostina sono iniziate in ritardo, nonostante sin dall’inizio ci fossero testimonianze ed elementi a carico del principale sospettato che ora si trova in carcere.

Femminicidi come quello di Agostina colpiscono profondamente a livello sociale perché mostrano che il maschilismo non ha fatto alcun passo indietro nella sua crudeltà. Nel corso della vita, tutte noi in Argentina abbiamo un femminicidio che ci ha segnate. Ricordo quando hanno ucciso Candela Sol Rodríguez (sequestrata e uccisa nel 2011, aveva undici anni, ndr) e Ángeles Rawson (assassinata dal portiere del palazzo in cui viveva a Buenos Aires, ndr)”, dice al fattoquotidiano.it Catalina Escardó, docente, tra le partecipanti alla manifestazione. “Scendere in strada ogni anno il 3 giugno è un rito molto importante da mantenere vivo. Serve a continuare a farci incontrare e a costruire sostegno reciproco in un panorama così desolante, in cui le destre avanzano e il mondo appare più difficile da cambiare. La sensazione di essere ancora prive di protezione è terribile. Ma oggi possiamo scendere in strada e incontrare altre donne, possibilità che prima del 2015 non esisteva”.

In Argentina si registra un femminicidio ogni 31 ore. Da quando nel 2023 si è insediato il governo di Javier Milei, sono stati tagliati drasticamente i finanziamenti ai programmi di prevenzione alla violenza di genere. Una delle prime decisioni dell’esecutivo era stata chiudere il Ministero delle Donne, Genere e Diversità, riducendolo a una sottosegreteria che poi è stata chiusa. Secondo un’analisi elaborata dall’Equipo Latinoamericano de Justicia y Género, nel 2026 le politiche di prevenzione della violenza di genere hanno subito un taglio del 89% rispetto al 2023. Il programma Acompañar, che fornisce supporto economico alle donne in situazioni di violenza, è passato dall’assistere 102mila donne nel 2023 a zero nel 2025. La linea telefonica di assistenza 144 (un servizio telefonico gratuito nazionale dedicato all’assistenza, all’ascolto e all’orientamento per persone che subiscono violenza di genere) è stata smantellata.

Il presidente Milei ha criticato la specificità del reato di femminicidio, minacciando di eliminarlo dal codice penale, e ha spesso espresso pubblicamente opinioni omofobe e contrarie ai diritti LGBTQ+. “Questo governo sta praticando un anti-femmismo di Stato”, hanno detto le attiviste di Ni Una Menos. “Di fronte al governo di Milei che nega la violenza patriarcale, oggi diciamo: le nostre vite non sono sacrificabili”.

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Parcerias e Negócios anuncia parceria com a Diáspora Lusa para aproximar empresários portugueses no mundo

A Convenção Anual da Parcerias e Negócios realizou-se no dia 23 de Maio, no SDivine Fátima Hotel, reunindo empresários, empreendedores, oradores, dirigentes e profissionais de diferentes sectores de actividade. O encontro ficou marcado pela partilha de experiências, pela apresentação de…

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University demands against Argentina’s Milei escalate with student protests and faculty strikes

The demand over funding and salaries at public universities in Argentina shows no signs of abating. Protests and strikes resumed this week to demand that the government of Javier Milei respect the university financing law, while the academic community awaits a ruling from the Supreme Court of Justice on the government’s noncompliance. Since Tuesday, schools affiliated with the country’s largest university, the University of Buenos Aires (UBA), have been occupied by students. And faculty unions are staging strikes across the country all week.

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© UBA

Classes being held outside the University of Buenos Aires on May 26.
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Trump receives Flávio Bolsonaro in the Oval Office three weeks after Lula

U.S. President Donald Trump gave a boost on Tuesday to the presidential bid of Brazilian senator Flávio Bolsonaro, son of former president Jair Bolsonaro, by receiving him in the Oval Office, 19 days after meeting there with Brazil’s president, former union leader Luiz Inácio Lula da Silva. Barring a surprise, Lula and Bolsonaro’s son are expected to face each other at the ballot box in October. Flávio Bolsonaro’s team hopes the photo with Trump will help him overcome a popularity crisis and consolidate his candidacy.

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© @FlavioBolsonaro (EFE)

Flávio Bolsonaro and Donald Trump in the Oval Office.
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Raquel Chan, the renowned Argentine scientist who created drought-tolerant seeds: ‘GMOs have become a dirty word’

Climate change is setting the stage for increasingly extreme phenomena that present challenges to agriculture. In the Argentine city of Santa Fe, researcher Raquel Lía Chan, 66, created GMO seeds designed to combat one of the countryside’s greatest threats: drought.

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© Anita Pouchard Serra (FWIS Argentina)

Argentine scientist Raquel Chan in an undated photo.
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Maradona’s lawyer and two of his sisters to stand trial over ‘undue profit’ from his trademarks

An Argentine court on Tuesday ordered the case to proceed to trial against Diego Armando Maradona’s last lawyer and legal representative, Matías Morla, as well as his sisters Rita Mabel and Claudia Norma Maradona, who are accused of defrauding the sports icon’s legitimate heirs in the exploitation of his commercial trademarks. More than five years after the star’s death, the National Criminal and Correctional Court No. 43 rejected a request to dismiss the charges and declared the investigative phase closed.

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© Cristina Sille (REUTERS)

The trial to demand justice for the Maradona case in Buenos Aires, on April 14.
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