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Запущен масштабный проект Trillion Gene Atlas для создания биологических ИИ с новым геномным массивом

13 June 2026 at 16:51

Компания Basecamp Research объявила о старте проекта Trillion Gene Atlas — одной из крупнейших инициатив в биологии. Она направлена на сбор и анализ генетических данных от более чем 100 миллионов новых видов, что увеличит известное генетическое разнообразие примерно в 100 раз.

Проект реализуется совместно с Anthropic, разработчиком технологии секвенирования Ultima Genomics, и компанией PacBio, при поддержке вычислительной инфраструктуры Nvidia. По словам организаторов, современные методы и искусственный интеллект позволят выполнить работу, которая раньше заняла бы более 20 лет, менее чем за два года, пишет ixbt.com.

Основная задача — создать новую базу данных для обучения биологических ИИ-моделей. Сейчас такие системы используют ограниченные публичные базы генетических последовательностей. В Basecamp Research считают, что дефицит разнообразных данных замедляет развитие биологических ИИ-систем.

Компания уже представила семейство моделей EDEN, обученное на собственной базе BaseData, включающей свыше 10 миллиардов неранее известных генов из примерно миллиона новых видов. Этот большой объём данных помог выявить новые закономерности: по мере роста разнообразия биологических данных возможности ИИ растут быстрее, чем предполагали ранее.

Среди достижений EDEN — способность создавать терапевтические молекулы по описанию заболевания. Модель проявила активность в человеческих Т-клетках без обучения на клинических данных. Также разработан ряд новых антимикробных пептидов с успешным попаданием в целевые патогены до 97%, а технология AI-Programmable Gene Insertion (aiPGI) позволяет программируемо вставлять гены.

Изображение сгенерировано: Nano Banana

За последние шесть лет Basecamp Research расширила сеть научных партнёров в 31 стране и организовала сбор данных в регионах с недостаточной исследовательской активностью. Новые сотрудничества начинаются в Чили и Аргентине, а также продолжается расширение работ в Антарктиде.

Технологическая основа проекта — системы нового поколения для сверхмассового секвенирования. Ultima Genomics отвечает за высокопроизводительное чтение геномов, а PacBio предоставляет технологии длинных и точных последовательностей, сохраняющих полный генетический контекст. Для анализа данных используются специализированные биоинформатические библиотеки.

Anthropic планирует применить результаты проекта для улучшения возможностей своего ИИ-ассистента Claude. В перспективе Claude сможет обрабатывать большие биологические данные, помогая исследователям интерпретировать эксперименты и ускорять создание новых методов лечения.

Переход на сайт «7 Новостей»Интересные аспекты новых технологий в области взаимодействия с памятью о близких можно найти в статье Цифровой рынок горя: как технологии оживляют память и что с этим не так.

Авторы проводят параллель с проектом «Геном человека», но отмечают масштабность Trillion Gene Atlas: теперь задача — создать крупнейшую карту генетического разнообразия жизни на Земле, что может кардинально изменить методы поиска лекарств, сделав их более системными и быстрыми с помощью ИИ.

Запущен масштабный проект Trillion Gene Atlas для создания биологических ИИ с новым геномным массивом • Опубликовано на FiNE NEWS

Mondiali 2026, IShowSpeed fa il suo pronostico sul vincitore: Ibrahimovic lo caccia in malo modo dalla diretta

13 June 2026 at 15:43

IShowSpeed è stato ospite di Fox News nella diretta con Thierry Henry e Zlatan Ibrahimovic in occasione della partita Paraguay-Usa per i Mondiali 2026. Lo streamer con indosso la maglia della Nazionale a stelle strisce ha fatto il suo pronostico sul vincitore della competizione. Da grande fan di Cristiano Ronaldo, la squadra prescelta non poteva che essere il Portogallo. A quel punto Ibrahimovic scherzosamente gli ha tolto il microfono e lo ha allontanato dallo studio.

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Laila Hasanovic con Achille Lauro: cosa succede tra il cantante romano e la fidanzata di Sinner

13 June 2026 at 14:47

Laila Hasanovic sarà tra le protagoniste dell’evento Dondup a San Siro con Achille Lauro. Jannik Sinner, suo compagno, non dovrebbe partecipare alla serata del 15 giugno.

Laila Hasanovic con Achille Lauro a San Siro per Dondup

Laila Hasanovic, fidanzata di Jannik Sinner, passa dai box del tennis alla passerella di San Siro. Secondo Libero Magazine, la modella danese sarà tra le protagoniste dell’evento Dondup in programma il 15 giugno nello stadio milanese, con Achille Lauro alla guida creativa della serata.

Il cantante romano, diventato direttore creativo di Dondup, sta portando il marchio in una dimensione più spettacolare. San Siro consente di legare moda e immaginario pop in una cornice riconoscibile anche fuori dagli ambienti fashion. La presenza di Laila Hasanovic serve anche a questo: portare sullo stesso palco sport, lifestyle e gossip.

La modella danese non sarà soltanto “la fidanzata di Sinner”. La serata milanese le permette di occupare un ruolo autonomo, davanti ai fotografi e agli ospiti invitati. La sua presenza racconta una traiettoria professionale che prova a separarsi dal riflesso mediatico del numero uno del tennis. La coppia di recente è stata vista all’uscita da Palazzo Parigi insieme al cane Snoopy.

Sinner, invece, non dovrebbe esserci alla serata di Dondup. Libero Magazine riferisce che la sua presenza a San Siro viene considerata poco probabile. Il tennista è reduce dai controlli medici a Milano dopo il malessere accusato al Roland Garros. La preparazione verso Wimbledon e la gestione della condizione fisica hanno la precedenza sugli appuntamenti mondani.

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Beatrice Arnera smentisce la gravidanza e attacca: “Il corpo non andrebbe commentato”

13 June 2026 at 14:21

Beatrice Arnera ha negato di essere incinta dopo le voci circolate sulla sua presunta gravidanza. L’attrice ha pubblicato uno sfogo su Instagram dopo essere stata fermata davanti alla scuola della figlia.

Beatrice Arnera: “Non sono incinta”, la smentita dopo le voci

Beatrice Arnera ha scelto Instagram per fermare le voci sulla sua presunta gravidanza. Secondo quanto riportato da Gazzetta.it, l’attrice ha spiegato di non essere incinta e ha deciso di parlare dopo un episodio avvenuto nella sua quotidianità, davanti alla scuola della figlia.

Una persona l’ha fermata per farle gli auguri. Non un commento sui social, non una battuta letta su una copertina, ma una frase detta di persona mentre accompagnava la bambina. Da lì è arrivata la reazione dell’attrice, che ha messo fine alle indiscrezioni con una smentita diretta dopo i tanti titoli sul suo presunto “pancino” e gli insulti ricevuti nei mesi scorsi sui social.

Arnera ha chiarito di avere il corpo di una persona che vive, mangia, respira e si gode il mare. Ha respinto l’idea che una pancia leggermente gonfia possa diventare automaticamente una notizia di gravidanza. L’attrice ha ricordato che il gonfiore addominale può dipendere da fattori banali come una intolleranza alimentare o da “percorsi molto più delicati, fatti di attese, tentativi, cure, paure, speranze e ferite che appartengono alla sfera più intima”.

Infine, lancia una stoccata ai direttori dei giornali scandalistici invitandoli a non considerare il corpo femminile come uno “spazio pubblico” e augurandogli di non dover mai rincuorare figlie o compagne “solo perché forse magari non cagavano da due giorni”.

Raoul Bova, la coppia e l’attenzione continua

Beatrice Arnera è legata a Raoul Bova e la loro storia è seguita con attenzione dal pubblico. La coppia è spesso finita nelle notizie di spettacolo, anche per la nascita della loro figlia. Proprio questa esposizione ha reso più forte l’effetto delle ultime indiscrezioni.

La smentita dell’attrice chiude la voce sulla gravidanza, ma lascia aperta una questione molto concreta: il confine tra racconto gossip e invasione della vita personale. Arnera ha scelto un tono duro, senza giri di parole, dopo aver visto una supposizione arrivare fino alla porta della scuola.

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Análise: Pentágono de Hegseth vive clima de desconfiança e demissões

13 June 2026 at 13:00

Era o início de abril e o chefe do Estado-Maior do Exército, general Randy George, decidiu que era hora de uma reunião presencial com seu superior, o secretário de Defesa Pete Hegseth.

George estava ansioso para conversar com Hegseth após vários problemas em que o chefe do Pentágono influenciou diretamente a carreira de generais do Exército, incluindo um incidente em que ele impediu que quatro coronéis fossem promovidos a generais de uma estrela.

Durante meses, Hegseth pareceu cada vez mais insatisfeito com o Exército e sua liderança, incluindo George.

Isso intrigou aqueles próximos ao chefe do Exército, disseram fontes à CNN, dada a interação limitada que George teve com Hegseth durante seu mandato, e a pouca ou nenhuma comunicação antes da intervenção de Hegseth nas promoções.

Isso se encaixava em um padrão no qual as informações eram mantidas em sigilo no escritório de Hegseth e poucas pessoas fora de seus limites tinham conhecimento de seus planos para o Pentágono, de acordo com as fontes.

Hegseth desconfiava profundamente de muitos ao seu redor — algumas tropas tiveram que assinar acordos de confidencialidade para obter informações sobre as operações, e os testes de polígrafo haviam se tornado comuns.

George queria amenizar um pouco a tensão com Hegseth.

Então, no dia 1º de abril, ele solicitou uma reunião presencial para discutir uma série de prioridades do secretário de Defesa — tecnologia e aprimoramento de equipamentos — e como o Exército estava trabalhando para atendê-las, disse à CNN um oficial do Pentágono, do governo americano e da área de defesa.

A reunião nunca aconteceu. No dia seguinte, o general Randy George foi demitido.

Esta reportagem é baseada em entrevistas com 15 funcionários atuais e antigos do Pentágono e outras pessoas familiarizadas com o funcionamento interno do departamento sob a gestão de Hegseth.

Quase desde o início de seu mandato, segundo diversas fontes, Hegseth demonstrava desconfiança em relação às autoridades ao seu redor — tanto civis quanto militares — e suspeitava de sua lealdade.

Hegseth demitiu mais de duas dezenas de oficiais superiores, afastou um secretário da Marinha com quem teve desentendimentos e, segundo relatos, interveio em promoções em todos os ramos das Forças Armadas, influenciando diretamente a liderança.

Embora a demissão de George tenha sido abrupta e inesperada, ocorrendo enquanto o secretário do Exército, Dan Driscoll, estava fora da cidade e pegando de surpresa os altos comandantes do Exército, a demissão em si não foi. Foi o culminar de meses de tensão entre Hegseth e a alta cúpula do Exército, e George em particular.

Hegseth e outros aliados próximos de Trump se mostraram céticos em relação a George desde o início, em parte porque George atuou como assessor do ex-secretário de Defesa Lloyd Austin durante o governo Biden.

A designação militar apolítica foi um dos vários cargos em uma longa carreira, que incluiu o comando de tropas durante as guerras do Iraque e do Afeganistão, que colocaram George em posição de desenvolver amplos relacionamentos com legisladores.

Randy George, Chefe do Estado-Maior do Exército dos EUA • Reuters

As demissões e o acesso restrito têm sido uma constante na gestão de Hegseth, embora fontes tenham dito à CNN que o problema não se limita ao gabinete do secretário. Essa cultura permeou outros escritórios do Pentágono, criando um ambiente de disputas internas entre alguns dos principais líderes civis.

“Tudo o que fazíamos diariamente era calculado com base em: ‘Isso vai manter o chefe empregado ou vai resultar na sua demissão?’”, disse um oficial do Pentágono à CNN. “Todos os dias, cada decisão que tomávamos, esse era um fator de planejamento. É muito incomum que isso seja considerado com tanta importância.”

O porta-voz do Pentágono, Sean Parnell, disse em um comunicado à CNN:

“As fontes anônimas citadas pela CNN são pessoas de fora com uma clara agenda política para difamar o Departamento e minar a liderança da Secretária Hegseth por meio de ataques partidários.”

“Toda organização bem-sucedida passa por mudanças de liderança, e agradecemos àqueles que partiram por seus serviços prestados ao país”, acrescentou. “Medidas decisivas foram tomadas para alinhar a liderança militar com as prioridades do Presidente, do Secretário e de nossos combatentes.”

É um segredo aberto em todo o Pentágono que a capacidade de sobrevivência muitas vezes depende de fazer o mínimo de barulho possível e evitar chamar a atenção de Hegseth e seu gabinete, disseram vários funcionários.

“Às vezes, os líderes precisam tomar decisões ousadas quando estão no comando, às vezes precisam se expor, e o Exército tem tentado promover líderes dispostos a fazer isso”, disse o oficial da defesa. “E, se alguma coisa, isso acabou por esfriar essa ideia.”

George estava no meio de uma reunião com seus diretores seniores do Estado-Maior do Exército quando foi interrompido e informado de que Hegseth estava tentando contatá-lo, disse o oficial do Pentágono.

Ele saiu e Hegseth deu a notícia — uma ligação curta e direta, segundo o oficial da defesa, com poucas explicações. Poucos instantes depois de Hegseth dar a notícia, Jennifer Jacobs, da CBS News, noticiou publicamente a demissão.

Aproximadamente 30 minutos depois, George reuniu novamente sua equipe. “As pessoas tinham visto o tweet”, disse o funcionário do Pentágono. “Foi constrangedor porque todos estavam olhando para ele, sem saber o que ele ia dizer?”

George transmitiu a notícia de forma objetiva, disse o oficial do Pentágono: sem emoções, sem conotação. Sua atitude parecia quase descontraída, como se tentasse amenizar a situação.

“Os funcionários, um a um, foram cumprimentá-lo com um aperto de mão ou um abraço”, lembrou o funcionário. “Foi um momento solene, como se alguém tivesse morrido.”

Na manhã seguinte, o escritório de George já estava vazio.

Controle rígido sobre informações

A rotatividade de pessoal no Pentágono chamou a atenção dos legisladores, mas a demissão de George, em particular, gerou preocupação pública em ambos os lados do espectro político, com legisladores elogiando-o como um oficial íntegro e expressando decepção com sua demissão.

“Não existe ninguém que tenha mais respeito pelo General (Randy) George e seus 42 anos de serviço, sua Purple Heart, sua esposa Patty, seus netos e seus filhos. Eu os adoro”, disse secretário do Exército, Dan Driscoll durante uma audiência da Subcomissão de Defesa do Comitê de Orçamento da Câmara no mês passado, após a destituição de George.

Hegseth, por sua vez, recusou-se a dizer aos legisladores exatamente por que havia demitido George, mas disse que é “muito difícil mudar a cultura de um departamento que foi destruída por perspectivas erradas com os mesmos policiais que estavam lá”.

Os comentários de Hegseth reafirmam que a demissão de George faz “parte dessa guerra cultural indefinível que Hegseth deseja deixar como legado”, disse o oficial do Pentágono.

Mas é o sigilo e a suspeita que estão tendo o maior impacto na tomada de decisões do Pentágono.

Como tem sido o caso durante grande parte de seu mandato, Hegseth manteve os principais planejadores militares à distância na preparação para a guerra com o Irã.

Isso significa que alguns integrantes do Estado-Maior Conjunto — o centro nevrálgico das Forças Armadas para o planejamento e assessoria ao presidente e ao secretário de Defesa — tinham pouca visibilidade do pensamento estratégico do governo Trump, disseram várias fontes.

Isso representou um desafio para os planejadores militares, que foram repentinamente incumbidos de lidar com a logística da movimentação de recursos americanos para a região, incluindo o grupo de ataque do porta-aviões USS Gerald R. Ford, que estava operando na costa da Venezuela.

Segundo fontes, esse tipo de tomada de decisão ad hoc, incentivada por Hegseth e pela liderança política do governo, continua a representar um desafio para os comandantes americanos.

“Mais de um ano depois, há uma falta de processos internos claros no Pentágono… causada por uma paranoia generalizada”, disse o funcionário sobre a gestão de Hegseth.

“Tudo é tratado caso a caso porque não há delegação, não há confiança. E se não há delegação nem confiança, não se podem tomar decisões políticas”, acrescentou ele.

Desde o início da guerra, Hegseth e sua equipe têm se concentrado principalmente em apresentar o conflito como um sucesso estrondoso, inclusive em coletivas de imprensa, onde ele criticou veículos de comunicação pela cobertura que descreveu como “incrivelmente antipatriótica”.

Hegseth também priorizou a produção de “vídeos de guerra” para a Casa Branca, enquanto esta defende a decisão de Trump de iniciar o conflito, disse outra fonte, ecoando os esforços do Departamento de Segurança Interna, que tem promovido agressivamente vídeos de fiscalização da imigração para projetar uma imagem de sucesso eficiente.

Mas, à medida que as realidades econômicas da decisão do Irã de fechar o Estreito de Ormuz se tornaram claras, e com Trump cada vez mais frustrado por relatos que contradizem os comentários de Hegseth sobre a capacidade militar remanescente de Teerã, o secretário de Defesa voltou sua atenção para a investigação de vazamentos.

Seguindo o exemplo de Hegseth, o Comando Central dos EUA interrogou repetidamente militares destacados por vazamentos de informações e tentou usar poderes normalmente reservados para assuntos confidenciais a fim de intimidar as tropas e impedi-las de compartilhar qualquer informação, mesmo que não classificada, de acordo com uma das fontes.

Hegseth e as tensões com os chefes das forças armadas

Um dos exemplos mais notórios de conflitos internos durante a gestão de Hegseth foi com o secretário do Exército Dan Driscoll, frequentemente devido à estreita relação que ele mantinha com o vice-presidente dos EUA JD Vance.

A CNN noticiou que Hegseth via a relação de Driscoll com a Casa Branca como uma tentativa de contorná-lo, uma insegurança que culminou em um desentendimento relatado anteriormente no ano passado, no qua ele tentou levar Vance e Trump ao Pentágono.

Secretário do Exército dos EUA, Dan Driscoll • Cheriss May/ NurPhoto via Getty Images

Driscoll e Vance foram colegas na Faculdade de Direito de Yale e continuam amigos próximos. O jovem secretário do Exército também construiu um relacionamento com o presidente, o que ficou evidente quando foi escolhido por Trump para ajudar a persuadir a Ucrânia a retornar à mesa de negociações com a Rússia.

Ainda assim, o funcionário do Pentágono disse que o destino de Driscoll e Hegseth estava traçado “desde o início”.

“Ele simplesmente nutre uma profunda desconfiança em relação ao Exército”, disse o oficial.

Meses antes de Hegseth demitir George, ele removeu o amplamente respeitado vice-chefe do Estado-Maior do Exército, General James Mingus, e o substituiu por seu próprio assessor militar sênior, General Chris LaNeve. Ao posicionar LaNeve como vice-chefe do Estado-Maior, ficou claro que a intenção era que ele eventualmente substituísse George, disseram as fontes — uma teoria que se concretizou quando George foi demitido, deixando LaNeve assumir como chefe do Estado-Maior interino.

Apenas algumas semanas após a aposentadoria forçada de George, autoridades do Pentágono ficaram chocadas com a demissão abrupta do Secretário da Marinha, John Phelan.

A CNN noticiou que Phelan ainda buscava confirmação da Casa Branca sobre a legitimidade de sua demissão quando o porta-voz do Pentágono escreveu no X que Phelan deixaria o cargo “com efeito imediato”.

Alguns funcionários do Departamento de Defesa comentaram que era surpreendente que Phelan tivesse sido removido antes de Driscoll.

Mas diversas fontes disseram à CNN que a relação entre Phelan e Hegseth também azedou nos últimos meses por uma série de motivos, que vão desde a frustração de Hegseth com a lentidão de Phelan em relação às prioridades do governo, até a suspeita sobre a proximidade de Phelan com Trump.

Uma fonte familiarizada com as discussões em torno da demissão de Phelan disse à CNN que o motivo foi uma lista crescente de “deficiências” encontradas em sua abordagem ao trabalho — principalmente o fato de ele ser muito lento em avançar com projetos importantes, como a construção naval, e desencorajar a comunicação direta entre oficiais superiores da Marinha e do Corpo de Fuzileiros Navais e o gabinete de Hegseth.

A mesma fonte familiarizada com o assunto disse que Hung Cao , um veterano da Marinha que agora atua como secretário interino da Marinha, foi excluído do processo de tomada de decisões por seu chefe quando era subsecretário da Marinha. Cao conhecia Hegseth antes de ambos ingressarem no governo Trump.

Quase um dia após sua demissão, Trump elogiou Phelan como um “amigo de longa data e empresário de muito sucesso, que fez um trabalho excepcional”.

Trump continuou a elogiar Hegseth, mesmo com fontes dentro e fora do Pentágono especulando ao longo do último ano que o presidente em breve nomearia um novo secretário de Defesa.

Em suas aparições públicas, Hegseth frequentemente fala diretamente para a câmera e, por extensão, para Trump, de uma maneira que agrada ao presidente, segundo fontes da CNN. Até o momento, o presidente não demonstrou disposição para romper com seu secretário de Defesa, apesar da tensão crescente do outro lado do rio.

“O secretário de Guerra Pete Hegseth é a cara do cinema”, disse Trump em uma recente audiência do gabinete, enquanto Hegseth estava sentado à sua esquerda. “Ele adora a guerra.”

The Liberal Democrats Are No Friends of Liberty

The Liberal Democrats' intolerance of gender critical campaigners and Christians has rightly landed them in legal hot water and shown that those in charge are no friends of liberty, say David Campanale and Natalie Bird.

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Iran : Bertrand Badie raconte comment son père a quitté la Perse à 18 ans

13 June 2026 at 12:24
Toutes les semaines, Judith Grimaldi reçoit un invité dans son émission "Avec Judith". Cette fois-ci, c'est Bertrand Badie, spécialiste des relations internationales. À son micro, il évoque son histoire familiale : sa mère était française et son père, Perse, a quitté son pays en 1928. Aujourd'hui, cet expert reconnu est fier de sa double culture, qu'il qualifie de "richesse extraordinaire". 

Three men die in separate water-related incidents in Porto and Matosinhos

13 June 2026 at 12:22
Inem ambulance

Three men died in separate water-related incidents in Porto and Matosinhos on Friday evening (June 12). According to Correio da Manhã tabloid newspaper, the first incident occurred at around 7.54pm

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Affari tuoi Mundial, Stefano De Martino torna su Rai1 con una puntata speciale sui Mondiali 2026

13 June 2026 at 11:10

Anche Stefano De Martino deve arrendersi ai Mondiali 2026. Affari Tuoi infatti giovedì e venerdì non è andato in onda su Rai1 per fare spazio alla cerimonia di apertura della competizione e la diretta delle partite Messico-Sudafrica e Canada-Bosnia. In tutto il game show dovrebbe perdere otto puntate, con grande gioia de La Ruota la Fortuna che può così consolidare il trend positivo dell’ultima settimana.

Leggi anche: Ascolti tv, Rai1 domina con i Mondiali 2026: Quarto Grado assapora (per ora) l’assenza di Ore 14 sera

Affari Tuoi tornerà quindi oggi 13 giugno in onda su Rai1 con una puntata speciale dedicata ai Mondiali 2026 a partire dalle 20.30. A seguire in prima serata “Una voce per Padre Pio” e la partita Brasile-Marocco a partire dalla mezzanotte.

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Futuro Nazionale, caos all’assemblea costituente. Giornalisti schiacciati come sardine: “Siamo qui per lavorare”

13 June 2026 at 11:02

Questa mattina presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma è in corso l’assemblea costituente di Futuro Nazionale. L’inviata di Affaritaliani presente all’evento del partito di Roberto Vannacci riporta di gravi problemi di disorganizzazione.

Leggi anche: Vannacci-Gruber, lo spin doctor: “Lui un ‘Generale’ della retorica, lei spocchiosa. Ecco chi se la cava meglio in tv”

I giornalisti sono rinchiusi all’interno di una piccola stanza insufficiente a contenerli e si ritrovano praticamente schiacciati l’uno sull’altro. Tra la folla c’è chi grida: “Siamo qui per lavorare”. Le uscite di sicurezza risultano bloccate e un disabile è impossibilitato ad andare ai servizi igienici. Vannacci sta parlando dal palco, ma i giornalisti non sono potuti entrare e ora attendono in una sala parallela.

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Targeting Orthodoxy hits a new low

By: A A
13 June 2026 at 11:00

Czech police found cocaine in a Russian Orthodox bishop’s car – right after a seminarian accused him of sexual assault. Coincidence or Kremlin takedown? With no court ruling and helmet cams off, the West’s propaganda machine gets another scalp.

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Russian Orthodox metropolitan Hilarion (his last posting was in the Czech Republic) was involuntarily in the news again after Czech authorities claimed that after conducting a search they found cocaine hidden in the trunk of his automobile. The quantity alleged to have been seized by the Czech police in the good metropolitan’s vehicle was negligible, but still enough for criminal proceedings to be initiated and – perhaps more importantly – to generate massive embarrassment not just for him personally but also for the church which he represents.

Amazingly, or perhaps not, the church in question is not Southern Baptist or Presbyterian but Eastern Orthodox, in this particular case the Moscow Patriarchate in which metropolitan Hilarion happens to be a prelate.

For context, the alleged cocaine seizure comes relatively shortly after the first round of embarrassment, also involving metropolitan Hilarion, and his cell attendant, Japanese-Russian seminary student Georgy Suzuki (presumably unrelated to the motorcycle manufacturer). Suzuki claimed that whilst posted in Budapest, Hungary, as head of the Russian Patriarchate diocese in that country, the metropolitan had made some indecent proposals to him which the latter, being a pious Christian, of course indignantly rejected and then went vociferously public with his traumatic experience.

The metropolitan Hilarion affair, if it were just an isolated and personal matter, would scarcely merit extensive discussion.  Based on what we know of human nature and its infirmities both allegations theoretically could be true, although on a cautionary note theoretical possibilities are considerably removed, in both moral and legal terms, from proven facts. The burden of proof of course, in both the moral and the penal sense, is invariably on the accuser. And it is always helpful to keep in mind that the graver the charge the stricter the degree of assurance of guilt that may be demanded in the form of convincing proof, and in some instances even to the extent of removing all reasonable doubt.

The principle “the more severe the crime the higher the standard of proof” is fundamental not just to criminal justice but in a broad sense to all moral reasoning concerning human behaviour. So without dismissing a priori Suzuki’s attempted molestation charges, how do they stack up?

It should be noted at the outset that Georgy Suzuki is the only source for the scandalous allegations at the expense of metropolitan Hilarion. That does not automatically disqualify them, but it does call for closer scrutiny of their credibility. Roman law has bequeathed us a fundamental precept that is pertinent in situations such as this one: unus testis, nullus testis, or one witness, no witness. When there is just a single witness whose declarations are not corroborated by the testimony of other observers or physical evidence, that should put us on guard. It is reasonable in such cases to be sceptical and to demand independent proof before rendering judgment.

Hilarion’s status as a high ranking ecclesiastical dignitary does not make his denials inherently more credible than simple seminarian Suzuki’s affirmations. But neither should the affirmations be given more weight merely because they have been made by someone who appears to be unblemished and even vulnerable. The accusations that have been made can gravely injure reputations, both personal and institutional. They must therefore be subjected to rigorous scrutiny and a sufficient amount of credible proof should be demanded before entertaining them seriously.

If Georgy Suzuki had simply aired his allegations and after that held his peace, arguably the case against the metropolitan would have appeared much stronger, although still falling short of the level of proof required for either moral condemnation or penal conviction. But instead Suzuki set off on a passionate media crusade against Hilarion, widening the affair’s scope beyond the original accusations. On his Telegram channel and other media platforms he is now excoriating the metropolitan for entirely unrelated faults, such as toleration of heresy and promotion of the Bologna-based system in educational establishments under church auspices which, he claims, has been academically detrimental to students and seminarians such as himself. These and other criticisms that he has raised might be justified but they are irrelevant to the central issue of molestation. In the absence of any corroborating evidence to support Suzuki’s original charges, far from solidifying the negative image of metropolitan Hilarion this ad hominem rampage seriously undermines accuser Suzuki’s own credibility.

The attentive observer can scarcely overlook the peculiar manner in which this scandal is framed. It follows to the letter the tried and tested pattern that over the past decades has been successfully used to discredit Christianity in the West. As in this case, the technique consists of a lone accuser making grave charges of moral turpitude against clerics that are not backed by other evidence than his word alone. Such accusations are nevertheless accorded deafening publicity by the media machine which incessantly repeats them without ever asking any critical questions.

The multitude of cases in the West that have plagued mostly the Roman Catholic communion have accomplished two important purposes. By pursuing the “deep pocket” strategy and extracting huge indemnities from the church as an institution, the pawns from whom these sordid allegations had originated or, more accurately, whoever is pulling their strings, have managed to bankrupt many Roman Catholic dioceses, thus engineering the financial ruin of the church in their respective countries. It is rumoured, without definitive proof, that the Russian Orthodox Church of the Moscow Patriarchate was also coerced into paying a ransom to extricate itself and settle the matter in Hungary which, like the Czech Republic, is still Collective West EU/NATO territory. But even more importantly, given the spiritual darkness into which the Western world has plunged, it is not money but the infliction of severe reputational damage on the Christian church that is the main and ultimate objective behind these scandals. Its dignitaries must therefore be portrayed as depraved perverts, which is exactly what the cabal that fabricates most of these accusations in fact are.

It was apparently judged where these operations are devised that metropolitan Hilarion and his Church were made sufficiently vulnerable by the wide dissemination of Suzuki’s original allegations for the next phase of the discreditation process to be undertaken. In the Czech Republic, which was the metropolitan’s next posting, the police laid ambush on him at a petrol station whilst he was buying fuel. The Czech police surrounded his vehicle and without a court order or any semblance of probable cause proceeded to search the automobile, their helmet cameras conveniently turned off so that no record of the search would exist. When they opened the back of the vehicle the officers claimed to have found a handbag containing cocaine. There is no way of telling whether it was really there or was slipped in by the officers themselves at their superiors’ orders. The alleged seizure was judged sufficient to detain the metropolitan.

The cocaine search and seizure incident was marked by so many procedural irregularities that any American judge worth his salt would simply drop his gavel and call “case dismissed,” with apologies to the defendant. Exactly how Czech authorities resolved the issue is still murky, but since in a proper courtroom everything about the case was  subject to challenge the Czech judiciary hastily improvised a formula to let the metropolitan go and he returned to Russia.

But as with the indecent propositioning allegation, without anything ever being settled in a public trial, where evidence would have to be produced and carefully weighed. Both matters were nevertheless “settled” not in a courtroom but in the arena of propaganda, where there are no rules or safeguards and masterfully generated impressions substitute for judiciously established facts.

Given the known frailties of human nature and dearth of reliable facts pointing one way or the other, no firm conclusions can be drawn but none can be excluded either. Of equal interest as the alleged incidents are the uses those incidents have been made to serve. In the current climate of international relations, where shaping public perceptions by means of propaganda is a major operational objective, there is no doubt that a high-ranking dignitary of the Russian Orthodox Church such as metropolitan Hilarion (formerly head of Moscow Patriarchy’s foreign relations department) is considered a high value target. His discomfiture therefore, and that of the Russian Orthodox Church with which he is associated, absolutely delights the targeters. Those who are doing the targeting are, of course, morally unperturbed by the faults that, rightly or falsely, have been imputed to Hilarion. Their poster boy Zelensky is known for personal depravity and, yes, cocaine consumption, but they do not object because he is their man. They themselves are deeply mired in the depths of depravity that are largely unfathomable to the normal human mind. But they are always ready and eager to smear others with their own perversions if that brings them an advantage.

Il Papa ha capito l’IA più di tanti politici. Parla lo youtuber Gaito

13 June 2026 at 10:35

Quando Leone XIV ha pubblicato la Magnifica Humanitas, la lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, i media si sono quasi all’unisono concentrati principalmente su una parola, “disarmare”. Il risultato è stato prevedibile, con titoli che evocavano prese di posizione papali sui conflitti armati e sull’agenda geopolitica. Tutto giusto, ma non sufficiente a restituire il quadro di quanto espresso dal Pontefice. Raffaele Gaito, divulgatore digitale con oltre 200.000 iscritti su YouTube, autore del volume In cosa posso esserti utile. Guida molto pratica e poco emotiva all’intelligenza artificiale (Mondadori, 2026), ha dedicato un video sui suoi canali social proprio a smontare quella lettura.

«Hanno preso una frase, anzi una singola parola molto forte, “disarmare”, ed è stato facile costruire una notizia attorno a quel termine», dice Gaito a Formiche.net. Nel documento pontificio, il verbo compare in riferimento a un meccanismo di dominio legato all’intelligenza artificiale, ovvero la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi grandi attori privati. «Il pericolo di lasciare tutto nelle mani di un gruppo di imprenditori della Silicon Valley e di utilizzare queste tecnologie senza una seria riflessione etica. Il messaggio è evidente fin dalle prime pagine».

Tre livelli di lettura

Restando al di là del contenuto di natura spirituale, e quindi religiosa, materie di cui Gaito non si occupa, il divulgatore identifica nell’enciclica almeno tre livelli di significato distinti. Il primo è storico. «Il fatto stesso che esista un’enciclica dedicata all’intelligenza artificiale ha un valore non indifferente. Ci fa capire quanto la tecnologia sia ormai presente nelle nostre vite e quanto stia già incidendo in modo trasversale sulla società». Il secondo è politico, nel senso più ampio del termine. L’enciclica ha detto cose che altri non hanno detto. «Il Papa ha condiviso riflessioni che ci saremmo aspettati da altri soggetti, ma che non sono arrivate, né dalla politica, né tantomeno dal mondo accademico o da quello degli intellettuali». Molti di coloro che seguono i suoi canali, racconta Gaito, gli hanno scritto chiedendogli se non trovasse paradossale che fosse stato il Papa a colmare quel vuoto. «E io dico sì, e nel frattempo i politici stanno lì a guardare e forse il Papa e il suo team, che hanno lavorato a questa enciclica, hanno compreso più di tanti l’impatto che ha questa tecnologia».

Il terzo livello riguarda il contenuto. Gaito spiega infatti di avere costruito negli anni una divulgazione esplicitamente centrata sulla persona, il che lo porta ad essere particolarmente diretto su questo punto. «È un messaggio in cui io mi ritrovo molto. Sono diversi anni ormai che condivido il mio pensiero sull’intelligenza artificiale, raccontando i pro e i contro, i benefici e le limitazioni e così via, e mi sono rivisto in molte di quelle parole».

Il tifo da stadio che non aiuta il dibattito

Uno dei nodi più discussi dell’enciclica è il modo in cui il tema dell’intelligenza artificiale viene trattato nel dibattito pubblico. Leone XIV chiede di non essere spettatori passivi. «L’intelligenza artificiale spesso viene trattata in modo divisivo. Sei a favore o sei contrario. Il tifo da stadio non fa bene al dibattito», spiega Gaito, che tuttavia individua un ostacolo strutturale. «La tecnologia è qua, è già nelle nostre vite. Non stiamo parlando del futuro ma del presente. Cercare di comprenderla significa raccontarne le potenzialità e i limiti, gli aspetti positivi e i rischi, far capire quello che c’è dietro». Un approccio che però, riconosce, non è commercialmente conveniente. «Questo approccio razionale, molto concreto, quindi poco emotivo, è una cosa molto rara. È una cosa che non funziona quanto funziona urlare allo scandalo e fare il titolone che magari ti fa vendere una copia in più o ti fa ottenere un clic in più».

Algoritmi che decidono vite

L’enciclica dedica poi ampio spazio al tema delle disuguaglianze prodotte dall’intelligenza artificiale. Non un problema teorico, dice Gaito. «Già in realtà c’è. Il fatto è che molte persone non lo sanno. Ogni volta che apriamo un social c’è un algoritmo che decide cosa mostrarci, e quella roba ci influenza quotidianamente. Ma la parte grave è quando è un’IA a decidere che magari non puoi avere un mutuo, un’assicurazione oppure no, persino se puoi essere assunto o licenziato. Ecco, in quei casi la questione diventa molto importante, perché non ci si può nascondere dietro la scusa del “l’ha deciso l’algoritmo”, con un effetto scaricabarile, nel quale nessuno si prende la responsabilità e nessuno paga le conseguenze». La risposta, per Gaito, passa per la regolazione e la trasparenza. «Bisogna pretendere che il legislatore vada in una certa direzione, che le aziende decidano un certo livello di trasparenza e che ci sia una supervisione umana».

Il manifesto di Palantir e il sogno infranto

Poi c’è il tema della concentrazione del potere nelle mani di grandi attori privati che, scrive Leone XIV, «fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione». Già Gaito nelle scorse settimane aveva analizzato sul suo canale il manifesto pubblicato da Palantir, la società di analisi dei dati fondata da Peter Thiel. «Io ho definito quel manifesto come una delle cose più distopiche che abbia mai incontrato nella mia vita, in questo lavoro che faccio da una ventina d’anni». Poi rincara la dose. «Probabilmente, fino a qualche anno fa, l’avremmo letto con il sorriso sulle labbra. Avremmo detto: vabbè, questi sono un po’ strani, sono i soliti soggetti un po’ particolari che vivono in Silicon Valley, fuori dal mondo. Oggi, purtroppo, quella cosa non mi fa più sorridere. È da prendere molto seriamente, perché è la visione del mondo che hanno alcune persone, e che non mette l’uomo al centro, assolutamente no, e che vogliono imporre al resto del mondo». Il raffronto con l’enciclica è conseguenziale. «Qualsiasi cosa leggevo lì dentro, uno, mi spaventava; due, ero in profondo disaccordo; e tre, se vogliamo fare il parallelismo con l’enciclica, era estremamente lontana da quella visione che invece abbiamo letto nel documento del Papa. Le due visioni si oppongono proprio: sono antitetiche».

La questione, per Gaito, è che ormai il modello del “fondatore che costruisce nel garage e cambia il mondo” è scomparso. «Io ero un ex-ragazzino cresciuto con il mito della Silicon Valley. Un po’ alla volta mi è crollato, da diverso tempo ormai. Leggere un documento del genere è stata proprio la pietra finale messa su quel sogno. A un certo punto, hanno avuto un potere enorme tra le mani, e da quel momento hanno iniziato a fare un po’ quello che volevano. Senza controllo. Perché quando diventi più potente e ricco di uno Stato non è sicuramente la multa della Comunità Europea a fermarti».

Il paragrafo 107 e la questione della governance

Quale paragrafo dell’enciclica consiglierebbe quindi Gaito a chi lavora ogni giorno con l’IA? «C’è questo passaggio che io trovo potentissimo, al paragrafo 107, dove dice che non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi. Riassume perfettamente quello che penso. La lezione è: non dimentichiamoci che di fronte abbiamo degli esseri umani. In un mondo che va alla velocità della luce e dove il dato regna sovrano, ricordiamoci che dietro quei dati ci sono sempre delle persone, con esigenze e problematiche, oltre che sogni e obiettivi». Paradossalmente, però, potrebbe essere proprio l’IA a restituire spazio alle relazioni umane. «Se la usiamo per automatizzare quella parte più noiosa, più macchinosa del lavoro, possiamo liberare tempo da dedicare alle persone, a ricostruire quelle relazioni che forse abbiamo un po’ messo da parte negli ultimi anni. Dobbiamo capire che è una scelta. Non dobbiamo subire questa tecnologia. Possiamo decidere noi in che direzione vogliamo indirizzarla».

 

Woman airlifted to hospital with serious injuries after shark attack at popular Sydney beach

13 June 2026 at 10:28

A 30-year-old woman was rushed to a hospital Saturday with serious injuries after being attacked by a shark at a Sydney beach, the latest in a string of recent shark attacks off Australia's coast.

Officials said emergency crews responded to Coogee Beach on Saturday morning following reports that a swimmer had been bitten.

The woman was airlifted to a hospital for treatment, police said in a statement.

"The woman was pulled from ⁠the water by members of the public who commenced ​first aid," police said.

AUSTRALIAN TEENAGER DIES IN DEVASTATING SHARK ATTACK, NEARLY 100 YARDS FROM POPULAR BEACH: REPORT

Authorities said she suffered serious injuries to her arm and leg.

Coogee Beach and two nearby beaches were closed following the attack.

The incident comes amid a recent series of fatal shark attacks across Australia.

SHARK ATTACK DEATHS SURGE ABOVE DECADE AVERAGE IN 2025

Last week, officials said a 35-year-old fisherman was killed by a suspected shark measuring nearly 15 feet long off the coast of Western Australia.

The man was spearfishing near Michaelmas Island, a protected sand cay near Albany.

On May 24, 39-year-old Michael Jensz was killed after suffering fatal injuries during a suspected bull shark attack while spearfishing along the Great Barrier Reef.

'LARGE SHARK' KILLS MAN AT AUSTRALIAN BEACH, WITH WITNESS DESCRIBING HEARING SCREAMS OF 'DON'T BITE ME!'

Just days earlier, on May 16, 38-year-old Steve Mattabonni was killed in a suspected great white shark attack near Rottnest Island, a popular tourist destination off Western Australia.

Earlier this year, a 12-year-old also died following a shark attack in Sydney Harbour.

Dozens of beaches along Australia's east coast were temporarily closed in January after four shark attacks were reported over a two-day period.

Officials said heavy rain had created murky water conditions that may have attracted sharks while reducing visibility.

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Australia averages about 20 shark attacks each year, according to the Australian Institute of Health and Welfare.

Fox News Digital's Brie Stimson and Reuters contributed to this report.

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