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Ecco la prima smart road d’Italia, la tangenziale di Napoli

(Agenzia Vista) Roma, 10 giugno 2026
Una rivoluzione dei trasporti parte dal Mezzogiorno. La Tangenziale di Napoli entra nella storia della mobilità italiana: è infatti ufficialmente la prima Smart Road del Paese, avendo ottenuto la certificazione ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in conformità ai requisiti del Decreto Ministeriale 70/2018. Riconoscimento che ne attesta l’adeguamento agli standard tecnologici necessari alla digitalizzazione del monitoraggio degli asset, alla gestione intelligente del traffico e al dialogo in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma. Il progetto, che coinvolge la Tangenziale di Napoli, società del Gruppo Autostrade per l’Italia, il MIT e il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione del Gruppo Aspi, ha trasformato una delle principali arterie urbane del Paese in un vero e proprio laboratorio di mobilità intelligente. “Il traguardo raggiunto oggi dal Gruppo Autostrade per l’Italia è un risultato molto importante. Consapevoli della responsabilità che comporta la gestione della principale infrastruttura autostradale italiana, siamo convinti che essa debba evolversi costantemente per garantire livelli sempre più alti di sicurezza delle infrastrutture, degli utenti e delle persone che ogni giorno vi lavorano. Uno dei pilastri di questo percorso è la tecnologia: da questo punto di vista abbiamo dimostrato, grazie alle sinergie sviluppate all’interno del nostro Gruppo, di poter essere apripista e laboratorio per la mobilità del futuro”, dichiara l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Parmitano nell’equipaggio Artemis III: La mia piattaforma di lancio per lo spazio è l’Italia

(Agenzia Vista) Roma, 10 giugno 2026
“Ci sono molte parti che devono unirsi per un lancio spaziale e c’è bisogno di una… c’è bisogno di una rampa di lancio. E per me, quella rampa di lancio è il mio Paese, l’Italia, il suo sistema scolastico, l’Aeronautica Militare Italiana che mi ha dato gli strumenti professionali per portarmi qui oggi, l’Agenzia Spaziale Italiana che mi ha offerto il primo volo per mettere alla prova queste competenze. E, e di questo sono molto grato”, così Luca Parmitano all’annuncio dell’equipaggio per la prossima missione della Nasa Artemis III.
Courtesy: Nasa
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Blitz Coldiretti ‘contro’ trafficanti di olio e grano sotto 13 Prefetture d’Italia

(Agenzia Vista) Roma, 10 giugno 2026
Migliaia di agricoltori hanno partecipato a Roma, Bari, Parlemo e in tante altre città italiane ai presidi organizzati da Coldiretti per sollecitare interventi governativi a sostegno del comparto. Al centro della mobilitazione, la richiesta di bloccare le speculazioni e le importazioni incontrollate di olio e grano. Secondo i manifestanti, l’ingresso selvaggio di prodotti dall’estero starebbe provocando il crollo delle quotazioni sul mercato interno, danneggiando i produttori locali e a scapito della salute dei cittadini.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Futuro Nazionale, ecco le condizioni di Vannacci per votare la legge elettorale. Il testo con gli emendamenti

Futuro Nazionale, ecco il testo con gli emendamenti alla legge elettorale di Meloni

Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha presentato sette emendamenti alla riforma della legge elettorale tutti sottoscritti dai 4 deputati: Pozzolo, Ziello, Ravetto e Sasso. Come annunciato c’è quello che chiede di introdurre le preferenze: “La scheda reca, entro un apposito rettangolo, il contrassegno della lista, accanto al quale sono tracciate tre linee orizzontali bianche destinate all’espressione dei voti di preferenza”. Un’altra proposta come annunciato oggi da Laura Ravetto prevede di abbassare il numero dei posti che devono essere riservati alle donne nelle liste elettorali. L’emendamento in questione recita: “In ogni lista di candidati, a pena di inammissibilità, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 65 per cento del totale dei candidati della lista medesima, con arrotondamento all’unità superiore in caso di cifra decimale…. Fermo restando il rispetto delle citate disposizioni, la formulazione e l’ordine sussultorio di presentazione delle candidature sono rimesse alla libera determinazione dei partiti e dei gruppi politici organizzati presentatori”.

Un altro prevede “la sottoscrizione delle liste di candidati e delle candidature può essere effettuata, in alternativa alla modalità cartacea, in modalità digitale, attraverso una piattaforma informatica pubblica appositamente predisposta, o mediante analoghe piattaforme private certificate”. Un’altra delle modifiche proposte dal partito del generale Vannacci stabilisce che “nei collegi plurinominali, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati presentati in ordine alfabetico secondo il cognome“. E inoltre “a pena di inammissibilità della lista, i candidati non possono essere inseriti in un ordine gerarchico o bloccato, né possono essere apposti contrassegni numerici o di preferenza preventiva da parte del partito o del gruppo politico presentatore”.

ECCO IL TESTO INTEGRALE CON TUTTI GLI EMENDAMENTI

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Tar, ok alla delibera Agcm sul via libera di Poste all’acquisizione di una quota Tim nel 2025

Correttamente l’Antitrust a inizio settembre 2025 ritenne che l’operazione di concentrazione volta a far acquisire da Poste Italiane il controllo esclusivo di Tim non costituisse una concentrazione vietata. L’ha deciso il Tar del Lazio respingendo un ricorso con il quale Iliad Italia sollecitava l’annullamento del provvedimento del 3 settembre 2025 con il quale l’Autorità ha deliberato di non avviare alcuna istruttoria relativamente all’operazione di concentrazione.

La società telefonica lamentava l’irragionevolezza del provvedimento dell’Autorità nella misura in cui non sarebbero ravvisati significativi rischi concorrenziali. Il Tar ha invece ritenuto che “l’atto gravato sia frutto di una ponderata spendita del potere tecnico-discrezionale dell’Autorità e non presenti i profili di illogicità e travisamento denunciati dalla parte ricorrente”. Anche le censure esposte da Iliad con riferimento agli effetti verticali della concentrazione sono state disattese “risultando una valutazione dell’Autorità ragionevolmente fondata sui dati istruttori emersi nel corso del procedimento”.

Da ultimo “il Collegio reputa di dover respingere anche le contestazioni svolte in ricorso con riguardo ad una dedotta mancata considerazione degli effetti conglomerali dell’operazione. L’Autorità ha infatti congruamente valutato che a seguito dell’operazione de qua il nuovo soggetto avrebbe potuto offrire sul mercato una gamma di prodotti e servizi tra loro distinti”. Alla luce di tutto quanto esposto in sentenza, secondo il Tar “il giudizio reso dall’Autorità non presenta profili di illogicità o abnormità manifeste, né di travisamento dei dati acquisiti e resiste al sindacato del giudice amministrativo“.

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Meloni su caro carburanti: Non abbiamo paura di fare cio che è giusto per la Nazione

(Agenzia Vista) Roma, 10 giugno 2026
“Per la stessa ragione non abbiamo smesso di sostenere l’acquisto del carburante per l’autotrasporto, sia in via ordinaria sia reagendo all’aumento dei prezzi causato dalla crisi dello Stretto di Hormuz. Se noi vogliamo contenere l’effetto inflazionistico della crisi energetica sui cittadini e allo stesso tempo salvare un settore che fa muovere e vivere la Nazione come un’altra crisi – quella del Covid – ci ha ampiamente dimostrato, non bisogna avere paura di fare quello che è giusto fare.
“, così la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo intervento all’Assemblea di Confcommercio.
Courtesy: Palazzo Chigi
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Ucraina, Zelensky: “Un nostro missile Flamingo contro un impianto russo a 1.000 km dal confine”

Zelensky alza il livello dello scontro: missili ucraini contro un impianto militare russo

L’Ucraina ha attaccato nella notte una struttura militare russa situata a diverse centinaia di chilometri a est di Mosca. Lo ha riferito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sottolineando un utilizzo insolito di uno dei sistemi d’arma più avanzati a disposizione di Kiev. “Ieri sera i missili ucraini FP-5 Flamingo hanno colpito un impianto militare a Cheboksary che fornisce all’esercito occupante componenti per droni e missili”, ha dichiarato Zelensky. Cheboksary è la città principale della regione centrale russa della Ciuvascia, a 1.000 chilometri dal confine ucraino.

Il governatore della regione russa, Oleg Nikolayev, ha confermato che il centro abitato è stato raggiunto dall’attacco. “Questa mattina presto, Cheboksary è stata colpita da un attacco missilistico. Stiamo lavorando per determinare il numero delle vittime e l’entità dei danni alle infrastrutture”, ha scritto Nikolayev su Telegram. Secondo lo Stato Maggiore ucraino, Kiev avrebbe inoltre preso di mira una raffineria nella regione russa di Samara e una petroliera russa nel Mar Nero.

Dal canto suo, il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto che durante la notte le forze ucraine hanno lanciato 326 droni contro 19 regioni della Federazione Russa, inclusa l’area di Mosca, la Crimea occupata e il Mar Nero, precisando che tutti i droni sarebbero stati abbattuti.

Nella regione di Samara, tuttavia, tre persone sono rimaste ferite e alcune “strutture industriali” hanno riportato danni, secondo quanto dichiarato dal governatore Vyacheslav Fedorishchev e riportato dall’agenzia Tass. 

In Crimea, invece, un “attacco mirato” condotto da un drone ucraino ha colpito a Sebastopoli il museo “Difesa del 1854-1855”, dedicato alla Guerra di Crimea, che sarebbe stato quasi completamente devastato da un incendio, secondo il sindaco Mikhail Razvozhaev.

L’attacco non avrebbe provocato vittime né feriti. L’edificio che ospitava il museo fu realizzato agli inizi del Novecento da Franz Roubaud. “È chiaro che il grande capolavoro di Franc Roubaud è stato virtualmente distrutto – ha affermato Razvozhaev -. Questi barbari e mostri hanno preso di mira deliberatamente quello che abbiamo di caro, cercando di distruggere la nostra stessa essenza. Solo dei completi degenerati potrebbero fare una cosa simile, prendere di mira deliberatamente un museo”.

La Russia intraprenderà “misure efficaci e decise” dopo l’ultimo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, durante un briefing. “La Russia condanna con fermezza qualsiasi misura coercitiva unilaterale illegittima. Sempre più Paesi condividono e sostengono questo approccio“, ha dichiarato la diplomatica, citata da Tass. 

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Investimenti, la corsa alle cripto si è arrestata. SpaceX e IA i nuovi protagonisti

I titoli speculativi legati all’AI attraggono la stessa fascia di investitori delle criptovalute. Il risultato è evidente. Il Bitcoin, la più grande cripto al mondo, quota ora circa 61 mila dollari, in calo di circa il 52% rispetto al suo massimo storico di 126.223 dollari raggiunto in ottobre. E dunque il tanto atteso collocamento da 75 miliardi di dollari di SpaceX, destinato a diventare il maggiore di sempre, probabilmente manterrà i prezzi delle cripto in una fase di stallo, poiché gli investitori al dettaglio che amano il rischio sono fortemente attratti dai nuovi e  speculativi  titoli legati all’intelligenza artificiale. Space X ha riservato fino al 30%, ovvero 22,5 miliardi di dollari, di azioni agli investitori al dettaglio una mossa rara per un’ipotesi che si annuncia di grande successo che di solito si rivolge a investitori istituzionali.

LEGGI ANCHE: Space X, il gioiellino di Elon Musk deluderà i mercati innescando lo scoppio della bolla IA?

Ciò ha contribuito a favorire la rotazione degli asset di rischio come le criptovalute, poiché gli investitori stanno liberando liquidità per acquistare azioni di SpaceX, nonché di collocamenti molto attesi come OpenAI e Anthropic che dovrebbero arrivare presto. 
Il prospetto dell’Ipo di SpaceX mostra un’azienda nel complesso non redditizia con multipli molto alti. La sua ambiziosa valutazione presuppone anni di rapida crescita guidata dal piano di diventare un colosso dell’AI, oltre ad altre ambizioni futuristiche come le missioni su Marte e il lancio di data center nello spazio.

“Il collocamento di Space X probabilmente sottrarrà parte del capitale alle criptovalute, almeno inizialmente. Entrambe competono per lo stesso bacino di capitale di rischio”, ha detto Thomas Puech, ad della società di trading di criptovalute Indigo-  l’ai è l’investimento più allettante al momento”. Il debutto di SpaceX sul Nasdaq non poteva arrivare in un momento peggiore per le cripto. Il Bitcoin è crollato del 15% la scorsa settimana. Si tratta del calo più significativo dal novembre 2022, quando è imploso l’exchange di criptovalute FTX. Ad aumentare la pressione, Strategy (ex Microstrategy) di Michael Saylor , una azienda che è la maggior detentrice di bitcoin al mondo ha rivelato  di aver venduto parte delle sue partecipazioni per la prima volta dal 2022.

Anche i deflussi dai fondi negoziati in borsa (Etf) legati alle cripto sono aumentati vertiginosamente, raggiungendo oltre 2 miliardi di dollari a maggio. Si tratta di prodotti finanziari lanciati per la prima volta nel 2024 che  hanno dato impulso ai prezzi delle cripto e alla partecipazione istituzionale al mercato. Inoltre le crescenti aspettative del mercato che la Federal Reserve statunitense possa aumentare i tassi di interesse quest’anno, potrebbe spingere gli investitori verso asset più sicuri e redditizi. Per questo, dicono gli analisti, è difficile prevedere una ripresa dei corsi per le cripto. 

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Inter, Bastoni resta? Ausilio guarda all’Udinese: spunta Atta, mentre Koné e Curtis Jones si complicano

L’Inter blinda Bastoni e intanto studia il centrocampo. Il club ha chiesto informazioni all’Udinese per Arthur Atta, valutato intorno ai 30 milioni di euro. Sullo sfondo restano Manu Koné e Curtis Jones, ma entrambe le piste oggi sono complicate.

L’Udinese valuta Atta circa 30 milioni, mentre il Napoli resta alla finestra

L’Inter lavora su più tavoli, come riporta calciomercato.com. Il primo messaggio arriva da Alessandro Bastoni, che non sembra destinato a lasciare Milano. Il secondo riguarda il centrocampo, dove i nerazzurri hanno iniziato a guardare anche in casa Udinese. Il nome nuovo è Arthur Atta, classe 2003, una delle rivelazioni dell’ultima stagione di Serie A.

A chiarire il futuro di Bastoni è stato il suo agente, Tullio Tinti, dopo il passaggio nella sede dell’Inter. Il procuratore ha spiegato di essere stato nel quartier generale del club per un saluto al presidente Beppe Marotta: “Ero qui per salutare Marotta, mio presidente al Varese quando ero calciatore e capitano”.

Poi il chiarimento sul difensore: “Alessandro è un giocatore dell’Inter a tutti gli effetti e ha un contratto ancora per due anni. Bastoni ha la maglietta dell’Inter addosso, l’ho sempre detto. Rispetterà il contratto ed è felice all’Inter, quindi non c’è mai stato alcun problema”.

Negli ultimi mesi il nome di Bastoni è stato accostato anche al Barcellona, ma Tinti ha raffreddato le voci di mercato:”Resterà sicuramente all’Inter, poi nel calcio può succedere di tutto. Un giocatore come Bastoni ha l’interesse di tutte le grandi squadre, nella vita non si sa mai, ma lui è felice dov’è. È sicuramente un momento in cui Bastoni è super contento di rimanere dov’è, nella sua casa”.

L’agente è tornato anche sui momenti più complicati vissuti dal difensore durante la stagione: “Ci sono state delle difficoltà, secondo me accentuate. Non voglio ritornare su questa cosa che è stata talmente ridicola… lui è molto forte caratterialmente, è sereno e i problemi gli sono scivolati addosso”.

Tinti ha parlato anche del futuro di Matteo Darmian, altro giocatore che rappresenta. Il difensore deve ancora sciogliere le riserve sulla prossima tappa della carriera. “Potrebbe restare in Serie A, deve ancora capire cosa vuole fare. Il mercato non è ancora effettivamente partito, trasferimenti non ne sono stati fatti. C’è da lavorare”.

La permanenza di Bastoni dà continuità alla difesa, ma l’Inter guarda anche al centrocampo. In parallelo alle trattative con l’Udinese per Oumar Solet, il club nerazzurro ha chiesto le prime informazioni per Arthur Atta, centrocampista francese classe 2003 arrivato a Udine dal Metz nell’estate del 2024.

Per ora non si parla di una trattativa vera e propria. Il ds nerazzurro Piero Ausilio ha sondato la disponibilità del collega bianconero Gianluca Nani e ha chiesto i primi parametri economici dell’operazione. L’Udinese aveva investito una cifra complessiva non lontana dai 10 milioni di euro per prendere Atta dal Metz. Dopo una stagione da 6 gol e 4 assist in 34 presenze, la valutazione può già salire verso quota 30 milioni.

Sul centrocampista non c’è solo l’Inter. Anche il Napoli ha seguito il giocatore con attenzione nelle ultime settimane. I rapporti tra il presidente Aurelio De Laurentiis e la famiglia Pozzo, proprietaria dell’Udinese, possono diventare un fattore se il club azzurro decidesse di entrare con forza nell’operazione.

In casa Inter, Atta non risulta al momento la prima scelta per il centrocampo. Cristian Chivu gradirebbe un profilo più muscolare o comunque più completo e già definito rispetto a un talento ancora in crescita. Il francese dell’Udinese resta però un nome da monitorare, anche per il dialogo già aperto tra i club sul dossier Solet.

La pista Manu Koné oggi appare più lontana. Curtis Jones del Liverpool piace molto, ma viene giudicato troppo caro: i Reds sperano di ricavare una cifra tra 30 e 40 milioni di euro. In questo quadro Atta diventa una soluzione da tenere viva, soprattutto se l’Inter dovesse cercare margini diversi tra costi, età e potenziale.

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Revolut, la rivelazione del Ft: “Nel 2025 la Bce è intervenuta per limitare la crescita in Ue”

Il faro della Bce su Revolut, che cosa è successo

La Banca centrale europea è intervenuta lo scorso anno per frenare temporaneamente alcune attività di Revolut nel mercato europeo, imponendo limitazioni alla fintech più valorizzata del continente per timori legati alla velocità con cui venivano autorizzati e commercializzati nuovi prodotti finanziari. Secondo quanto riportato dal Financial Times, nell’estate del 2025 l’autorità di vigilanza ha circoscritto la possibilità per la divisione europea del gruppo di lanciare nuovi servizi nello Spazio economico europeo, chiedendo la correzione di alcune criticità riscontrate nelle procedure interne di approvazione.

L’istituto è stato inoltre tenuto ad affidare a un soggetto indipendente una verifica delle funzioni di gestione del rischio, compliance e supporto legale coinvolte nello sviluppo e nel lancio di nuovi prodotti. L’iniziativa della Bce mette in luce il delicato rapporto tra le strategie di espansione rapida delle fintech e le esigenze di controllo delle autorità, chiamate a tutelare i consumatori e a preservare la solidità del sistema finanziario.

La vicenda si inserisce anche nel più ampio confronto europeo sul difficile equilibrio tra regolamentazione e sostegno alla crescita di campioni tecnologici in grado di competere a livello globale, in particolare con i colossi statunitensi. Le attività europee di Revolut sono sottoposte alla supervisione congiunta della Bce e della banca centrale lituana, che nel 2018 ha rilasciato all’azienda la licenza bancaria europea.

Una fonte vicina alla società ha riferito che, a partire dalla scorsa estate, Revolut ha potenziato le proprie procedure interne di approvazione, introducendo controlli più stringenti e un maggiore coinvolgimento degli specialisti aziendali. Non è però chiaro se tutte le misure restrittive imposte dalle autorità siano state successivamente rimosse.

Nel frattempo, la fintech ha continuato ad ampliare la propria presenza sul mercato europeo, introducendo nuovi servizi come mutui, conti dedicati agli adolescenti e ulteriori sedi operative. Contattata dal quotidiano britannico, Revolut ha dichiarato di mantenere un “dialogo costante e costruttivo” con gli organismi di vigilanza, compresa la Bce, ribadendo il proprio impegno nel rispettare i più elevati standard di governance e controllo dei rischi.

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BYD Dolphin G DM-i, la plug-in che sfida l’Europa

BYD porta in Europa la Dolphin G DM-i, compatta plug-in da 105 km elettrici e prezzo da 24.790 euro.

BYD entra nel cuore del mercato europeo con la nuova Dolphin G DM-i, una compatta di segmento B sviluppata specificamente per l’Europa e pensata per attaccare una delle fasce più sensibili dell’industria auto: quella delle vetture accessibili, urbane, familiari e a basso costo d’uso. La notizia è rilevante perché il costruttore cinese non si limita più a importare modelli elettrici globali, ma prova a costruire un prodotto su misura per i clienti europei, dove prezzo, autonomia, dimensioni e praticità restano fattori decisivi.

Il modello arriva in una fase in cui l’elettrificazione del segmento B resta complicata. Le utilitarie e le compatte elettriche devono fare i conti con costi industriali elevati, batterie ancora costose e consumatori prudenti sul tema della ricarica. BYD sceglie quindi una strada intermedia: non una full electric pura, ma una ibrida plug-in Super Hybrid DM-i, capace di viaggiare fino a 105 km in modalità elettrica nelle versioni con batteria più grande e di raggiungere un’autonomia complessiva dichiarata fino a 1.040 km con batteria carica e pieno di benzina.

La strategia è chiara. Con la Dolphin G DM-i, BYD vuole intercettare chi usa l’auto tutti i giorni in città o nei tragitti casa-lavoro, ma non vuole dipendere esclusivamente dalla rete di ricarica. In questo senso, il sistema plug-in diventa uno strumento commerciale oltre che tecnico: permette di guidare spesso in elettrico, ma conserva la flessibilità del motore termico nei viaggi lunghi. È una formula che può parlare a una parte ampia del pubblico europeo, soprattutto in Paesi dove le infrastrutture di ricarica non sono ancora omogenee.

Il cuore industriale del progetto è la tecnologia Super Hybrid DM di BYD. L’architettura privilegia la trazione elettrica: nella maggior parte delle condizioni è il motore elettrico anteriore a muovere l’auto, mentre il benzina da 1,5 litri Xiaoyun lavora per sostenere l’efficienza complessiva e mantenere la batteria in carica quando necessario. Il motore elettrico sincrono a magneti permanenti eroga 163 CV e 210 Nm, con uno 0-100 km/h dichiarato in 8,3 secondi. Più che la prestazione pura, però, il punto competitivo è la gestione energetica, pensata per ridurre consumi ed emissioni senza imporre al cliente una scelta radicale.

La presenza della Blade Battery rafforza il posizionamento tecnologico di BYD, che resta uno dei pochi costruttori capaci di controllare direttamente una parte rilevante della filiera elettrica. Sono previste due capacità: 7,42 kWh per la versione Active, con 40 km di autonomia elettrica, e 18,3 kWh per Boost, Comfort e Sport, con 105 km in elettrico. Su queste ultime è disponibile anche la ricarica in corrente continua fino a 39 kW, che consente di passare dal 10 all’80% in 26 minuti. È un dato insolito per una plug-in compatta e può diventare un elemento distintivo rispetto ai modelli tradizionali della categoria.

Anche il prezzo mostra l’intenzione di BYD di posizionarsi in modo aggressivo. Il listino parte da 24.790 euro per la Active, con prezzo di lancio a 23.640 euro, e arriva a 30.790 euro per la Sport. In mezzo si collocano la Boost da 27.290 euro e la Comfort da 28.790 euro. In un mercato dove molte compatte elettrificate hanno superato soglie psicologiche difficili per il cliente medio, BYD prova a proporre una dotazione ricca a un prezzo ancora relativamente accessibile. Per i costruttori europei, questo significa ulteriore pressione su margini, allestimenti e politiche commerciali.

La Dolphin G DM-i è anche un prodotto pensato per sfruttare al massimo lo spazio. Con 4.160 mm di lunghezza, 1.825 mm di larghezza e un passo di 2.610 mm, punta a offrire abitabilità da segmento superiore. Il bagagliaio da 425 litri, ampliabile fino a 1.225 litri, diventa un argomento concreto per famiglie, flotte e clienti che cercano una sola auto per uso urbano ed extraurbano. È qui che BYD prova a spostare la competizione: non soltanto tecnologia, ma rapporto tra dimensioni esterne, spazio interno e costo di esercizio.

La dotazione conferma la volontà di portare contenuti da segmento superiore in una compatta. Già dalle versioni d’accesso sono previsti quadro digitale, infotainment con integrazione smartphone, climatizzatore automatico, fari a LED e sistemi di assistenza alla guida. Gli allestimenti più ricchi aggiungono schermi più grandi, sedili riscaldati, ricarica wireless, telecamera a 360 gradi, head-up display e integrazione Google. La funzione Vehicle-to-Load sulle versioni superiori permette inoltre di alimentare dispositivi esterni, una caratteristica finora più comune su modelli elettrici di fascia più alta.

Per la filiera e per i concessionari, l’arrivo della Dolphin G DM-i ha un peso specifico. BYD comunica ordini aperti in Italia da giugno e consegne immediate, un dettaglio importante in una fase in cui disponibilità, tempi di attesa e formule finanziarie incidono sulle decisioni d’acquisto. La proposta include anche un finanziamento per privati e un noleggio business da 299 euro al mese IVA esclusa, con anticipo di 4.200 euro e durata di 48 mesi. Il messaggio al mercato flotte è evidente: BYD vuole entrare non solo nel canale retail, ma anche nei parchi aziendali.

La sfida ora sarà verificare se il marchio riuscirà a trasformare la scheda tecnica in fiducia commerciale. In Europa, BYD deve ancora consolidare rete, assistenza, valore residuo e percezione del brand. Ma la Dolphin G DM-i mostra una direzione precisa: portare nel segmento B una tecnologia plug-in ad alta autonomia elettrica, con prezzi competitivi e dotazioni abbondanti. Per i costruttori europei non è solo un nuovo modello concorrente. È il segnale che la pressione cinese sta scendendo verso le fasce più popolari del mercato, proprio dove si costruiscono volumi, fedeltà e presenza industriale di lungo periodo.

Scheda

Modello: BYD Dolphin G DM-i
Segmento: B
Tecnologia: Super Hybrid DM-i plug-in
Mercato di riferimento: Europa
Autonomia elettrica: fino a 105 km
Autonomia totale: fino a 1.040 km
Motore elettrico: 163 CV e 210 Nm
Motore termico: benzina 1.5 Xiaoyun
Batterie: Blade Battery da 7,42 kWh o 18,3 kWh
Ricarica DC: fino a 39 kW sulle versioni superiori
Bagagliaio: 425 litri, fino a 1.225 litri
Prezzi: da 24.790 euro, lancio da 23.640 euro
Versioni: Active, Boost, Comfort, Sport
Ordini Italia: da giugno, con consegne immediate
Garanzia: 6 anni sul veicolo, 8 anni o 250.000 km sulla batteria

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Consiglio Federale della Lega, Zaia: E’ stato costruttivo ognuno ha esposto le sue idee

(Agenzia Vista) Roma, 10 giugno 2026
“Guardi, noi abbiamo fatto un bellissimo federale. Tutti hanno potuto esporre le proprie idee e penso che sia stato anche costruttivo, visto e considerato che poi molti interventi sono stati assolutamente in linea con l’idea di essere vicini ai cittadini. E se va in questa direzione, poi ci rincontreremo ancora. Non ho altro da aggiungere”, così Luca Zaia della Lega a margine del Consiglio Federale Straordinario della Lega alla Camera.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Meloni: Vogliamo alleggerire il carico fiscale per il ceto medio, no alla patrimoniale

(Agenzia Vista) Roma, 10 giugno 2026
“Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio, perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo Governo, per intenderci altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrifici”, così la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo intervento all’Assemblea di Confcommercio.
Courtesy: Palazzo Chigi
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Autocar premia Francois, l’uomo del rilancio FIAT

Olivier Francois riceve l’Editors’ Award 2026 di Autocar per il rilancio di FIAT e il ruolo strategico della Grande Panda.

Il riconoscimento assegnato a Olivier Francois agli Autocar Awards 2026 non è soltanto un premio personale. L’Editors’ Award consegnato al CEO di FIAT fotografa una fase in cui il marchio torinese sta cercando di tornare centrale nel mercato europeo e, allo stesso tempo, di rafforzare la propria dimensione globale dentro l’architettura industriale di Stellantis. In un settore che cambia rapidamente tra elettrificazione, pressione sui prezzi e concorrenza cinese, la rinascita di un brand generalista accessibile diventa un segnale rilevante.

Francois, che ricopre anche il ruolo di Global Chief Marketing Officer di Stellantis, viene premiato per il contributo dato al rilancio dell’identità FIAT. Il punto industriale è chiaro: il marchio non può competere inseguendo il premium, ma deve presidiare il terreno dove storicamente è stato più forte, quello della mobilità semplice, urbana e accessibile. In questo scenario, la recente Grande Panda diventa il prodotto simbolo di una strategia che prova a coniugare prezzo, riconoscibilità e respiro internazionale.

Il premio arriva dopo anni complessi per FIAT, segnata in Europa da una gamma ridotta e dalla necessità di ridefinire il proprio ruolo all’interno di un gruppo molto ampio. La guida di Francois ha puntato su una ricostruzione dell’immagine di marca, ma anche su una lettura pragmatica del mercato: servono modelli globali, costi sotto controllo e una comunicazione capace di distinguersi senza perdere concretezza. È una linea coerente con la trasformazione dell’auto generalista, oggi chiamata a difendere volumi e redditività in un contesto molto più selettivo rispetto al passato.

La Grande Panda rappresenta il primo banco di prova di questa impostazione. Non è solo un modello nuovo, ma un tentativo di riportare FIAT dentro una fascia di mercato strategica, quella delle auto compatte ad alto potenziale commerciale. Per la filiera significa piattaforme condivise, economie di scala e maggiore prevedibilità produttiva. Per i consumatori, invece, il tema è la possibilità di accedere a un’auto moderna senza entrare nella spirale dei prezzi che ha allontanato molti clienti dal nuovo.

Nelle parole di Francois, il riconoscimento appartiene anche ai team FIAT che hanno lavorato per rendere il marchio “più globale, più rilevante e di nuovo più vicino alle persone”. È una frase che, oltre il tono istituzionale, indica la direzione della Casa: recuperare prossimità con il pubblico senza rinunciare alla dimensione internazionale. In un mercato europeo dove i marchi cinesi spingono sull’elettrico accessibile e i costruttori tradizionali devono proteggere i margini, FIAT prova a rientrare nel gioco con un’identità meno dispersiva.

Anche il giudizio di Autocar va letto in chiave industriale. Il direttore Mark Tisshaw ha sottolineato come Francois abbia riportato FIAT verso il suo spirito più riconoscibile, citando proprio la Grande Panda come esempio di prodotto culturalmente significativo. È un passaggio non banale: nel mercato attuale, un’auto di successo non deve essere solo efficiente nella produzione, ma anche leggibile, desiderabile e coerente con la storia del marchio.

Il premio, quindi, non chiude un percorso: lo mette alla prova. Per FIAT, la vera sfida sarà trasformare il ritorno di attenzione in risultati commerciali duraturi, ampliando la gamma e rafforzando la presenza nei mercati chiave. L’Editors’ Award 2026 riconosce la direzione impressa da Francois, ma il peso della strategia si misurerà nei prossimi anni, quando il marchio dovrà dimostrare di poter crescere senza perdere la sua promessa più difficile: restare popolare in un’auto che costa sempre di più.

Scheda

Premio: Autocar Editors’ Award 2026
Premiato: Olivier Francois
Ruolo: CEO di FIAT e Global Chief Marketing Officer di Stellantis
Motivazione: contributo al rilancio globale del marchio FIAT
Modello chiave citato: Grande Panda
Scenario: rafforzamento FIAT in Europa e posizionamento globale
Tema industriale: mobilità accessibile, gamma compatta, identità di marca

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Giochi del Mediterraneo, pioggia di fondi su Taranto: il governo mette altri 37 milioni

Arrivano altri 37 milioni per i Giochi del Mediterraneo di Taranto. Il ministro Tommaso Foti annuncia 12 milioni per le opere e 25 milioni per l’organizzazione. Intanto proseguono i cantieri degli impianti sportivi, a partire dallo stadio del nuoto.

Foti visita i cantieri e avvia il riempimento delle piscine olimpioniche

“Le risorse per i Giochi del Mediterraneo saranno reintegrate oltre gli 8 milioni e mezzo di euro. Saranno 12 milioni di euro, piu’ altri 25 milioni di euro per quanto riguarda l’organizzazione”. Lo ha detto a Taranto il ministro della Coesione, Tommaso Foti, nella conferenza stampa seguita alla visita ai cantieri degli impianti sportivi dei Giochi del Mediterraneo e delle opere del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto.

Due progetti che attengono al dicastero della Coesione. In tutto quindi 37 milioni. Gli 8,5 reintegrano il plafond iniziale di 275 milioni assegnato dal Governo per le opere dei Giochi tra Taranto, Brindisi e Lecce, con Taranto sede principale. “Devo fare i complimenti – ha aggiunto Foti – a tutti coloro i quali a partire dalla maestranze stanno lavorando in modo veramente encomiabile per poter aprire alla grande i Giochi del Mediterraneo in una citta’ che se li merita tutti. Sono soddisfatto per quello che e’ stato fatto e soddisfatto per quello che ho visto rispetto al Cis dove l’onorevole Iaia – ha precisato Iaia in merito al responsabile unico del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto, Dario Iaia – ha fatto lavori enormi”.

Foti, che nella visita era accompagnato dal commissario di governo per i Giochi, Massimo Ferrarese, dal sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e dallo stesso Iaia, ha poi avviato l’immissione dell’acqua nelle due piscine olimpioniche da 50 metri ciascuna nello stadio del nuoto di Taranto, una delle opere piu’ importanti dei Giochi del Mediterraneo.

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ANCE Brindisi, la transizione ecologica tra sostenibilità ambientale e sviluppo economico

La sfida della transizione ecologica: imprese locali protagoniste ed equilibrio tra lavoro, ambiente ed economia per garantire il benessere sociale

Negli ultimi anni l’Europa ha perseguito obiettivi ambientali ambiziosi e necessari. Tuttavia, a Brindisi, in Puglia e più in generale in Italia, non si è compreso che la transizione ecologica non può realizzarsi senza una solida strategia industriale, energetica e infrastrutturale in grado di accompagnare imprese e territori verso il cambiamento. Ridurre le emissioni è un obiettivo non negoziabile, ma le politiche industriali avrebbero dovuto indirizzare il mercato valorizzando la capacità di innovazione delle imprese.

In questo contesto assume un ruolo fondamentale il settore delle costruzioni che, essendo il principale assemblatore di tecnologie, materiali e soluzioni innovative, può concretizzare l’implementazione delle politiche di sostenibilità e quindi l’effettiva transizione ecologica. In altre parole, è il settore che costruisce e dà forma fisica alla transizione. Senza una filiera dell’edilizia solida, che va ben oltre il falso mito dei cappotti termici, non esistono edifici efficienti, impianti rinnovabili, infrastrutture sostenibili o città intelligenti, perché è attraverso il costruire che ogni innovazione diventa realtà.

L’Italia e il Mezzogiorno dispongono di risorse naturali straordinarie che possono renderci protagonisti della nuova economia energetica europea. La Puglia, grazie alla sua conformazione geografica, ai porti, alle infrastrutture energetiche e alle competenze industriali presenti sul territorio, può diventare uno dei principali hub euro-mediterranei dell’energia pulita e delle nuove filiere produttive. Ma la Puglia e in particolare Brindisi, non può essere soltanto il luogo dove installare impianti: la vera sfida è trasformare la transizione energetica in un motore di sviluppo economico e sociale per i territori che la ospitano.

Per troppo tempo il rapporto tra grandi investimenti energetici e comunità locali è stato impostato su un modello distorto: da una parte chi investe utilizzando la leva occupazionale, dall’altra chi subisce. Per ottenere un reale beneficio economico, è necessario cambiare il paradigma: quando un’impresa investe in fonti energetiche alternative su un territorio, le imprese locali devono entrare a far parte dell’investimento, diventando partner strategici protagonisti dello sviluppo. Allo stesso modo è difficile immaginare che le royalty energetiche, se utilizzate prevalentemente per finanziare strade e marciapiedi, possano generare sviluppo. Le compensazioni derivanti dagli impianti energetici devono trasformarsi in strumenti di crescita economica permanente.

Serve un vero “patto sociale” tra istituzioni, imprese locali e investitori che vincoli una quota significativa delle royalty alla creazione di nuova economia. Quelle risorse potrebbero finanziare startup innovative fondate da giovani, sostenere progetti manifatturieri ad alto contenuto tecnologico, favorire l’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e accompagnare la nascita di nuove filiere industriali capaci di competere sui mercati nazionali e internazionali.

Per i costruttori di Ance Brindisi, la transizione ecologica deve coniugare sostenibilità ambientale e sviluppo economico. La decarbonizzazione può essere un’occasione se l’innovazione tecnologica genera valore e rafforza il sistema produttivo, l’occupazione e la capacità industriale. L’obiettivo non può essere solo ridurre le emissioni, ma creare un equilibrio tra lavoro, ambiente ed economia, condizione indispensabile per garantire il benessere sociale.

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Meloni: Italia non è Repubblica delle banane, qui si rispettano le regole

(Agenzia Vista) Roma, 10 giugno 2026
“Non si può fare e stiamo anche su questo rispondendo perché il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane, qui si rispettano le regole atteso che, come ricordava il presidente Sangalli, senza regole non c’è mercato, senza mercato non ci sono imprese sane e non c’è crescita”, così la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo intervento all’Assemblea di Confcommercio.
Courtesy: Palazzo Chigi
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Tasse, con l’F24 l’addebito è automatico. Nuovo passo verso la digitalizzazione

Presto l’addebito delle tasse potrebbe avvenire in automatico sul proprio conto corrente attraverso il modello F24. Ma di che cosa si tratta? La misura nasce da un accordo tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e l’Agenzia delle Entrate e rientra negli obiettivi fissati dal governo per gli anni 2026-2028 relativi ai nuovi obiettivi di politica fiscale. Si tratta di un provvedimento che punta a trasformare in maniera molto netta la gestione degli adempimenti fiscali, segnando il passaggio da un sistema di pagamento eseguito di volta in volta a un modello basato su autorizzazioni continuative.

Il sistema dovrebbe funzionare similmente a quanto già previsto per l’autoliquidazione e versamento dell’imposta di successione per la quale è previsto l’addebito in conto corrente della somma indicata dal contribuente. Viene poi eseguito un controllo del calcolo effettuato per l’autoliquidazione ed eventuali maggiori somme sono richieste al contribuente. Ma questa non è l’unica novità.

infatti è prevista anche la delega unica, cioè la possibilità per il contribuente di fornire al proprio intermediario (Caf, commercialista), la delega alla fruizione dei servizi generalizzata, questo implica che non sarà necessario rilasciare una delega per ogni atto che l’intermediario deve compiere in nome e per conto del contribuente. L’addebito automatico in conto corrente ancora non è attivo, manca la misura attuativa (prevista a breve).

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Lombardia, più salario e welfare con la contrattazione di secondo livello: via libera in consiglio

Più premi di risultato, maggiore welfare aziendale, formazione collegata ai fabbisogni produttivi e incentivi per le imprese che creano occupazione stabile. È il percorso indicato dalla mozione presentata dalla consigliera regionale di Fratelli d’Italia Chiara Valcepina e approvata dal Consiglio regionale della Lombardia. Il provvedimento impegna la Giunta a predisporre un piano regionale per sostenere la contrattazione di secondo livello, da costruire insieme alle parti sociali, alle organizzazioni dei lavoratori e alle associazioni datoriali.

La Lombardia deve rafforzare la contrattazione di secondo livello come strumento concreto per aumentare l’attrattività del lavoro, sostenere il potere d’acquisto dei salari e aiutare le imprese a reperire competenze qualificate. Per questo chiediamo un piano regionale capace di valorizzare premi di risultato, welfare aziendale e territoriale, formazione continua, stabilità occupazionale e partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. Un percorso che si inserisce perfettamente in quanto messo in campo dal governo Meloni“, dichiara Valcepina.

Carenza di manodopera e perdita del potere d’acquisto

La mozione parte da due problemi che stanno condizionando il mercato del lavoro lombardo: la difficoltà delle aziende nel trovare personale qualificato e l’aumento del costo della vita, che ha ridotto il valore reale delle retribuzioni. “La nostra regione affronta due emergenze strettamente collegate: la carenza di manodopera e la riduzione del potere d’acquisto dei salari. Circa il 30% delle imprese lombarde segnala difficoltà nel reperire lavoratori qualificati, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiunge l’aumento del costo della vita, che rende meno attrattive molte opportunità lavorative”, precisa la consigliera di Fratelli d’Italia. L’obiettivo dichiarato è rendere più conveniente il lavoro stabile e migliorare le condizioni offerte dalle imprese, intervenendo non soltanto sulla retribuzione ma anche sui servizi e sulle prestazioni collegate alla vita quotidiana dei dipendenti.

Il rapporto tra contratto nazionale e secondo livello

Nell’impostazione della mozione, la contrattazione aziendale o territoriale non dovrebbe sostituire il contratto collettivo nazionale, ma adattarne e rafforzarne le tutele sulla base delle caratteristiche dei singoli settori, delle imprese e dei territori. “Il CCNL pone le fondamenta comuni di tutele, garanzie e retribuzioni. La contrattazione di secondo livello consente di costruire su quelle fondamenta risposte più vicine alla singola impresa e al singolo territorio, intervenendo su ciò che incide davvero nella vita quotidiana di chi lavora”, sottolinea Valcepina. Il piano regionale dovrebbe favorire qualità e regolarità del lavoro, sicurezza, continuità occupazionale, premi collegati ai risultati, formazione continua e strumenti di welfare aziendale e territoriale.

Premi alle imprese che assumono e investono nel welfare

Un capitolo della mozione riguarda le premialità per le imprese che aumentano il numero dei lavoratori a tempo indeterminato e investono in benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati. Gli interventi potrebbero riguardare la mobilità, la sanità integrativa, la conciliazione tra vita privata e lavoro e il costo dell’abitazione. Il testo punta inoltre a valorizzare le aziende che partecipano a programmi formativi costruiti su base territoriale e coerenti con le competenze richieste dal sistema produttivo. Particolare attenzione viene riservata alle Zone di innovazione e sviluppo, nelle quali la Regione dovrebbe sperimentare nuovi modelli di contrattazione territoriale e welfare aziendale, anche attraverso incentivi, interventi di sostegno e forme di fiscalità di vantaggio.

Il tavolo con il Governo per maggiori competenze regionali

La mozione impegna inoltre la Giunta e gli assessorati competenti ad avviare un tavolo tecnico-politico con il Governo nazionale. L’obiettivo è ottenere maggiori competenze regionali nella promozione della contrattazione territoriale di secondo livello.Valcepina sottolinea anche il confronto sviluppato in Aula con le forze di opposizione, che ha permesso di raccogliere consensi trasversali su diversi punti del documento.

“È importante sottolineare come in Aula si sia sviluppato un confronto proficuo con la minoranza, che ha consentito di arrivare a una sintesi positiva, tanto che anche gran parte dell’opposizione ha votato favorevolmente diversi punti della mozione. Consegniamo così alla Giunta un testo forte e ampiamente condiviso, dimostrazione che quando si parla di lavoro e welfare è possibile costruire convergenze serie nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese”, evidenzia la consigliera regionale.

Rafforzare i salari, sostenere i consumi interni, migliorare il welfare e rendere più attrattivo il sistema produttivo lombardo: la Lombardia ha sempre saputo anticipare i cambiamenti. Oggi può farlo ancora una volta, costruendo un modello di relazioni industriali fondato su partecipazione, qualità del lavoro e responsabilità, in perfetta sinergia con il governo Meloni”, conclude Valcepina.

La Uil approva: “Ora servono strumenti operativi”

La Uil Lombardia valuta positivamente l’approvazione della mozione, considerandola un primo passo per riportare al centro del dibattito il potere d’acquisto, le retribuzioni e il costo della vita. Per il sindacato, tuttavia, il sostegno regionale dovrà essere accompagnato da condizioni precise. Le risorse pubbliche dovranno favorire le imprese che applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, creano occupazione stabile e investono nella formazione e nella sicurezza. “La contrattazione di secondo livello – sottolinea il segretario confederale Salvatore Mondedurodeve rafforzare il sistema contrattuale, non indebolirlo. Deve migliorare le condizioni di lavoro, contrastare i contratti pirata e non diventare uno strumento per alimentare il dumping salariale. Il sostegno pubblico, comprese le risorse regionali, europee e gli strumenti collegati alle politiche di sviluppo, deve essere indirizzato a chi investe davvero nel buon lavoro: contratti a tempo indeterminato, applicazione dei CCNL rappresentativi, formazione, welfare, sicurezza, conciliazione vita-lavoro e partecipazione”.

Uil: nelle Zone di sviluppo le risorse non siano un assegno in bianco

Secondo la Uil, i criteri sulla qualità del lavoro dovranno essere applicati con particolare rigore nelle Zone di innovazione e sviluppo. Gli investimenti pubblici non dovranno premiare le imprese che competono riducendo salari e diritti, ma quelle che garantiscono legalità contrattuale, stabilità e relazioni sindacali corrette. “La mozione approvata – conclude Antonio Albrizio, segretario generale UIL Lombardia – è considerata un ottimo primo passo, ma non il punto di arrivo. Ora si apre la fase cruciale: tradurre l’indirizzo politico in strumenti operativi all’interno del Patto per lo Sviluppo. A questo proposito UIL Lombardia ha proposto emendamenti al testo finalizzati a rafforzare il rispetto dei CCNL più rappresentativi, il contrasto ai contratti pirata, la necessità di condizionare l’utilizzo di risorse pubbliche alla qualità del lavoro e la promozione di un Fondo regionale per la contrattazione di qualità. La competitività della Lombardia non si difende comprimendo i costi, ma investendo sul valore e sulla dignità di chi lavora“.

La Cgil: bene il tema, ma no alle scorciatoie fiscali

Più articolato il giudizio della Cgil Lombardia. Il sindacato considera positivo che la Regione voglia favorire una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello, ma esprime contrarietà rispetto ad alcuni strumenti e finalità contenuti nella mozione. Secondo la Cgil, la difficoltà delle imprese nel reperire lavoratori non può essere affrontata attraverso vantaggi fiscali o modificando gli equilibri tra Stato e Regione. Le cause principali sarebbero invece da ricercare nelle basse retribuzioni, nell’aumento del costo della vita e nella difficoltà di sostenere le spese per l’abitazione. Il sindacato contesta in particolare l’apertura di un tavolo con il Governo per ottenere maggiori competenze regionali in materia di contrattazione territoriale e fiscalità. Una strada che, secondo la Cgil, rischierebbe di alterare equilibri istituzionali delicati.

La stessa contrarietà riguarda la previsione di incentivi e fiscalità di vantaggio nelle Zone di innovazione e sviluppo. Per la Cgil, la competitività di queste aree dovrebbe dipendere dalla capacità delle imprese di investire nell’innovazione di processo e di prodotto, non dalla modifica delle regole fiscali.

Il nodo della partecipazione agli utili

Un altro punto contestato riguarda la possibilità di favorire forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, sulla base della legge numero 76 del 2025. Secondo la Cgil, la partecipazione agli utili rischia di trasformarsi in un’alternativa alla redistribuzione salariale negoziata attraverso la contrattazione. Il problema sarebbe particolarmente evidente nelle piccole e medie imprese, dove spesso non esiste una vera contrattazione aziendale e non sono previsti organi di sorveglianza o gestione nei quali garantire la rappresentanza dei lavoratori. Per il sindacato, le risorse pubbliche possono aiutare a diffondere la contrattazione, ma non devono sostituire la responsabilità delle imprese nella distribuzione della ricchezza prodotta.

Cgil: “Serve salario fresco, non soltanto benefit”

La distanza più evidente riguarda il peso attribuito ai benefit non monetari. Secondo la Cgil, welfare aziendale, agevolazioni e prestazioni defiscalizzate non possono rispondere da soli alle difficoltà economiche delle famiglie. “Per rispondere alla pandemia salariale ancora in corso serve salario fresco nella contrattazione. Benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati, non rispondono all’urgenza concreta di lavoratrici, lavoratori e famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese.” La richiesta è quindi che qualsiasi intervento regionale abbia come priorità l’aumento delle retribuzioni e la redistribuzione della produttività e della ricchezza generata dalle imprese. “Non servono scorciatoie fiscali né strumenti che rischiano di sostituire il salario contrattato con benefit o partecipazione agli utili.”

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Chiara Ferragni in silenzio in attesa dell’autunno

Chiara Ferragni in silenzio in attesa dell’autunno

Dopo la fine della vicenda giudiziaria legata al Pandoro-gate, Chiara Ferragni sembra essere tornata sulla cresta dell’onda. La campagna di Guess, il nuovo amore, i riflettori nuovamente puntati. Circolano insistentemente voci su una possibile nuova apparizione – da protagonista – dell’influencer di Cremona sui canali televisivi, ancorché on demand.

Pare ormai confermato, infatti, che in autunno le sarà dedicata una serie Netflix, notizia anticipata da Chi e che Affaritaliani ha avuto modo di verificare. Ma c’è di più: secondo quanto ci risulta, l’influencer avrebbe deciso di annullare ogni tipo di apparizione pubblica, comprese interviste, proprio per concentrarsi sulla nuova fatica.

Dopo The Ferragnez, che aveva mostrato lustrini e debolezze del duo Ferragni-Fedez, ora l’imprenditrice digitale, 39enne e mamma di due figli, tornerà a calcare i palcoscenici delle tv on demand. C’è curiosità per capire come verrà gestita la privacy dei due bambini, oggetto di un contenzioso con l’ex marito Federico Lucia (in procinto di diventare padre per la terza volta) che aveva intimato a entrambi di oscurare i volti dei figli in modo da non renderli riconoscibili sui social.

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Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere la elefantiaca intervista a mezzo podcast di Selvaggia Lucarelli a Fabio Maria Damato, ex direttore generale della galassia Ferragni, su cui era stata scaricata molta parte delle responsabilità per quanto fatto in materia di beneficenza dall’influencer.

Lui, a sua volta, ha raccontato le sue verità tra la famosa (e famigerata) letterina di Sanremo – “Cara Chiara” ecc – e la scelta del video di scuse che parlava di un “errore di comunicazione” per la vicenda Pandoro. Insomma, la Ferragni dopo un periodo di appannamento torna sotto i riflettori. D’altronde, è stata la prima influencer nel nostro Paese e, dopo la pausa Pandoro, ora torna a stare in prima fila. Come andrà a finire?

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