Normal view

Criptovalute, il Bitcoin perde fascino. Gli investitori puntano su IA e maxi-Ipo

7 June 2026 at 14:30

Dopo essere stato uno dei protagonisti assoluti dei mercati negli ultimi anni, il Bitcoin sta attraversando una fase di forte disaffezione da parte degli investitori, attratti sempre più dal boom dell’intelligenza artificiale e dall’arrivo di maxi-Ipo come quella attesa di SpaceX. È quanto emerge da un’analisi di Reuters, secondo cui la principale criptovaluta si avvia a registrare il peggior andamento per questo periodo dell’anno da almeno un decennio.

Dall’inizio del 2026 il Bitcoin ha perso circa un terzo del proprio valore e solo nell’ultima settimana è sceso del 15%, il calo più marcato dai tempi del fallimento di FTX nel 2022. Le quotazioni si attestano attorno a 60 mila dollari, la metà rispetto ai massimi sopra a 125mila dollari raggiunti alla fine dello scorso anno. A pesare sul sentiment ha contribuito anche la decisione di Strategy, la società guidata da Michael Saylor e maggiore detentrice aziendale di Bitcoin, di vendere una parte delle proprie riserve per la prima volta dal 2022, un gesto considerato soprattutto simbolico per un mercato abituato alla strategia del “mai vendere”. Secondo Reuters, il Bitcoin sta inoltre pagando il proprio successo.

L’ingresso massiccio di investitori istituzionali, banche e prodotti quotati ha ridotto quella volatilità e quella decorrelazione dai mercati tradizionali che ne avevano alimentato l’attrattiva come asset alternativo. Negli ultimi anni la correlazione con Wall Street è aumentata sensibilmente, mentre la criptovaluta ha perso parte della propria unicità come strumento di diversificazione. Anche all’interno dell’universo cripto la concorrenza è cresciuta. La quota di mercato del Bitcoin è scesa al 56% dal 63% di un anno fa, mentre stablecoin come Tether e Usdc continuano a guadagnare terreno e in alcuni casi registrano volumi di scambio superiori a quelli delle principali criptovalute tradizionali. Ma il principale concorrente oggi sembra essere l’intelligenza artificiale. Dall’esplosione del fenomeno ChatGPT, i flussi degli investitori si sono progressivamente spostati verso semiconduttori, infrastrutture per data center e società legate all’ecosistema AI. Nell’ultimo anno l’indice dei titoli semiconduttori statunitensi è salito del 170%, mentre il Bitcoin ha perso circa il 40%.

La corsa all’IA è destinata a intensificarsi con l’arrivo sul mercato di nuove quotazioni miliardarie. SpaceX punta a raccogliere fino a 75 miliardi di dollari con una valutazione di fino a 2.000 miliardi, mentre anche Anthropic si prepara allo sbarco in Borsa, alimentando ulteriormente la competizione per il capitale degli investitori. Il risultato è una crescente fuga dai prodotti finanziari legati al Bitcoin.

Secondo i dati citati da Reuters, nel 2026 gli Etf sulla criptovaluta hanno registrato deflussi netti per oltre 3 miliardi di dollari, mentre i principali Etf dedicati ai semiconduttori hanno attirato circa 21 miliardi dall’inizio dell’anno. Per molti osservatori non si tratta necessariamente della fine della storia del Bitcoin, ma di una fase in cui il mercato privilegia crescita, utili e prospettive industriali offerte dall’intelligenza artificiale rispetto alla scommessa sulle criptovalute. Una rotazione che, almeno per ora, sta ridisegnando le gerarchie dei mercati finanziari globali.

L'articolo Criptovalute, il Bitcoin perde fascino. Gli investitori puntano su IA e maxi-Ipo proviene da Affaritaliani.it.

Il luna park delle criptovalute sta chiudendo i battenti, anche Michael Saylor vende: siamo alla resa dei conti

6 June 2026 at 06:30

Il luna park delle criptovalute sta chiudendo i battenti, e i gettoni dorati ormai valgono molto, ma molto meno dell’elettricità consumata per produrli. In queste ore, la madre di tutte le illusioni, lo schema Ponzi più grande di sempre, il Bitcoin, annaspa poco sopra ai 63.000 dollari, un clamoroso -50% rispetto alle vette allucinate dei 126.000 dollari toccate pochi mesi fa. E la ruota di scorta, Ethereum, fa pure peggio: a quota 1.760 dollari, è crollata -64% dal picco. Un bagno di sangue ampiamente previsto da chiunque valuti i mercati finanziari, e i vari strumenti oggi disponibili, con razionalità, e senza credere alla moltiplicazione dei pani e delle monete virtuali.

In questo quadretto idilliaco, il pessimismo attorno al feticcio digitale sale – esso sì – ai massimi. Bitcoin è sempre stato un mistero. L’inventore, da 17 anni, si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Ma una scia di indizi sepolti tra gli algoritmi porta a un informatico americano: Adam Back. In molti gli sono grati, senza conoscerlo, perché ci hanno speculato e guadagnato, nei momenti di euforia. Ma ora siamo alla resa dei conti. Davvero. E a staccare la spina è proprio il cantore più invasato e esaltato di Bitcoin, Michael Saylor.

Soltanto lo scorso febbraio, questo sedicente guru giurava ai suoi adepti che, dovendo scegliere, conviene vendere un rene piuttosto che un solo Bitcoin. I reni se li è tenuti. Le crypto con la “B” ha cominciato a venderle: prima volta dal 2022 per la sua società Strategy, la più grande cassaforte di criptovalute del mondo. Ai discepoli è bastato vedere il maestro mettere mano al portafoglio per sudare freddo. E quindi anche loro, sell.

Parliamo della più grande balena del mercato, un’azienda che siede comodamente sul 4 per cento di tutta la speculazione mondiale in circolazione. Quanto abbia venduto è quasi irrilevante, una manciata di monete su un tesoro sterminato. La domanda vera è: perché il furbetto del quartierino cripto ha dovuto mettere improvvisamente mano al portafogli? Semplice: doveva pagare i conti.

Per finanziare la sua bulimica abbuffata di Bitcoin, la premiata ditta Strategy aveva piazzato sul mercato azioni privilegiate, promettendo dividendi stellari a chi abboccava all’esca. Il piano geniale era stampare e vendere nuove azioni per pagare i dividendi vecchi, una delle tante varianti – prassi regolare nell’era Trump – del classico schema Ponzi. Peccato che, con il crollo verticale del Bitcoin, anche il valore di Strategy a Wall Street sia colato a picco (per l’esattezza -73,3% dal massimo del novembre 2024). E così, senza più polli da spennare, al signor Saylor non è rimasto altro che vendere l’unico finto asset rimasto in cassa.

I mercati delle scommesse, come Polymarket, fiutano l’odore del sangue e danno ormai al 51 per cento la probabilità che il baraccone crolli sotto i 50.000 dollari. Il difetto d’origine resta quello di sempre, che l’euforia fa dimenticare: il Bitcoin non produce nulla, non paga cedole, non costruisce niente, non è accettato come come moneta da nessuna parte, se non nel dark web da terroristi, mafiosi e venditori di uranio arricchito. Vale quanto il prossimo fesso è disposto a sborsare, nel vecchio gioco in cui si vince soltanto finché si trova qualcuno più ottimista (o più stupidamente predisposto a speculare) a cui passare il cerino. E la fila degli ottimisti, di questi tempi, si sta accorciando.

L'articolo Il luna park delle criptovalute sta chiudendo i battenti, anche Michael Saylor vende: siamo alla resa dei conti proviene da Il Fatto Quotidiano.

La stablecoin europea avanza, ma sarà vera moneta?

4 June 2026 at 09:09

Il consorzio Qivalis si allarga e si ripromette di lanciare entro l’anno la stablecoin europea, denominata in euro. È una criptovaluta bancaria, ma non sembra comunque destinata a diffondersi al di là del settore corporate e degli operatori professionali.

L'articolo La stablecoin europea avanza, ma sarà vera moneta? proviene da Lavoce.info.

❌