Airbus testa avião de passageiros capaz de fazer Lisboa-Melbourne sem escala
A fisherman was killed late Saturday morning after an attack by a suspected nearly 15-foot shark off the coast of Western Australia.
The unidentified 35-year-old was spearfishing near Michaelmas Island, a protected sand cay on the Great Barrier Reef not far from the city of Albany.
The island is around 240 miles south of Perth, the state’s capital.
His was the third fatal shark attack in the country in less than a month.
SHARK ATTACK DEATHS SURGE ABOVE DECADE AVERAGE IN 2025
The man was brought by boat to shore, but paramedics weren’t able to revive him.
On May 24, 39-year-old Michael Jensz was killed after suffering head injuries while spearfishing along the Great Barrier Reef off the country’s northeast coast.
A bull shark is suspected in his death.
On May 16, 38-year-old Steve Mattabonni was killed by a white shark at Rottnest Island, a popular resort in Western Australia. He was also spearfishing.
In January, a 12-year-old also died a week after he was attacked by a shark in Sydney Harbor.
Australia usually averages around three shark deaths per year.
"We do see an increase in larger sharks this time of the year, particularly chasing the sardine and the salmon along the coast, which is quite normal," commercial fisherman Gregory Sharp told the Australian Broadcasting Company Saturday.
He added that sharks also tend to attack in areas "where there's a lot of seals, and the island area in King George Sound is renowned for seals."
Michaelmas Island is located in King George Sound.
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Western Australia Premier Roger Cook said in a Facebook post Saturday that he was deeply saddened to hear of this morning's fatal shark attack in Albany.
This is a tragedy and my thoughts are with the victim's family and friends, as well as the first responders."

Un pescatore subacqueo di 35 anni è morto dopo essere stato attaccato da uno squalo al largo della costa occidentale australiana. L’incidente, avvenuto sabato nei pressi di Michaelmas Island, vicino alla città portuale di Albany, rappresenta il terzo attacco mortale registrato in Australia nelle ultime quattro settimane, una serie di episodi che sta attirando l’attenzione delle autorità e degli esperti.
Secondo quanto riferito dalla polizia, l’uomo stava praticando pesca in apnea insieme ai familiari quando è stato assalito poco prima di mezzogiorno. I presenti hanno immediatamente lanciato l’allarme e la vittima è stata riportata in barca fino ad Albany, dove ad attenderla c’erano già i soccorritori. Nonostante il rapido intervento dei paramedici, le ferite riportate si sono rivelate troppo gravi e per il trentacinquenne non c’è stato nulla da fare. Le prime valutazioni degli esperti indicano che l’attacco sarebbe stato compiuto da un grande squalo bianco lungo circa quattro metri e mezzo. Le autorità hanno avviato accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e monitorare la presenza del predatore nell’area.
L’episodio si inserisce in una sequenza particolarmente insolita per l’Australia, Paese che ospita alcune delle specie di squalo più temute al mondo ma che, nonostante l’enorme estensione delle sue coste e la diffusione delle attività acquatiche, registra mediamente meno di tre vittime all’anno per attacchi di questi animali.
L’ultima tragedia risaliva a poche settimane fa. Il 24 maggio il pescatore subacqueo Michael Jensz, 39 anni, era morto dopo essere stato attaccato nelle acque della Great Barrier Reef, al largo della costa nord-orientale del Paese. In quel caso l’uomo aveva riportato devastanti ferite alla testa e nella zona erano stati segnalati squali toro.
Ancora prima, il 16 maggio, un altro attacco mortale aveva sconvolto la comunità australiana. A perdere la vita era stato il trentottenne Steve Mattabonni, assalito da uno squalo bianco lungo circa quattro metri nelle acque di Rottnest Island, al largo della costa occidentale.
Tre morti in meno di un mese costituiscono una circostanza rara anche per un Paese che convive da sempre con la presenza degli squali. Gli esperti sottolineano che gli attacchi restano eventi eccezionali rispetto ai milioni di persone che ogni anno frequentano spiagge e aree marine australiane. Tuttavia, la concentrazione di episodi avvenuti in un arco di tempo così ristretto ha inevitabilmente alimentato preoccupazioni tra pescatori, subacquei e frequentatori delle coste.
Le autorità locali continuano a monitorare le zone interessate dagli ultimi incidenti e invitano chi pratica attività in mare a seguire con attenzione gli avvisi di sicurezza, soprattutto nelle aree dove sono stati segnalati grandi predatori.
L'articolo Terzo attacco mortale di squalo in quattro settimane in Australia: muore pescatore di 35 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
O director do Centro de Estudos Portugueses da Universidade da Califórnia em Berkeley, Jeroen Dewulf, foi recebido esta semana na Reitoria da Universidade de Coimbra, no âmbito da cooperação académica existente entre as duas instituições. A visita contou com a…
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È scattata una vera e propria caccia a un diavolo della Tasmania fuggito da un parco faunistico della Gold Coast, in Australia. L’animale, una femmina di nome Mary, è riuscito a scappare il 2 giugno da un’area di quarantena del Paradise Country, nello stato del Queensland, facendo perdere le proprie tracce poco dopo la fuga. Le ultime immagini disponibili arrivano dalle telecamere di sorveglianza del parco, che l’hanno ripresa mentre si muoveva da sola in una zona esterna della struttura nelle ore notturne, intorno alle 4 del mattino, prima di scomparire nel nulla.
Da quel momento sono scattate le ricerche da parte dei guardiaparco e delle squadre specializzate nella fauna selvatica, supportate anche da droni con visione termica. Nonostante gli sforzi, l’esemplare risulta ancora disperso e la sua localizzazione non è stata individuata. Mary non viveva in libertà, ma si trovava in quarantena all’interno della struttura zoologica insieme a un altro esemplare, in una fase di osservazione. La sua fuga ha immediatamente attirato l’attenzione dei media locali e delle autorità ambientali, che hanno diffuso avvisi alla popolazione della zona.
Secondo quanto riportato dal “The Guardian” a coordinare le informazioni alla cittadinanza è la direttrice della struttura, Lauren Mousley, che ha descritto l’animale come poco abituato al contatto e potenzialmente schivo. L’appello è chiaro: evitare qualsiasi tentativo di avvicinamento. “Non avvicinatevi all’animale. I diavoli della Tasmania possono reagire in modo aggressivo se provocati o se qualcuno tenta di catturarli”, ha spiegato. Secondo quanto riferito, Mary sarebbe un esemplare timido, che tende a nascondersi in presenza di movimento o disturbo. Proprio questo comportamento rende più complicate le operazioni di recupero, che si stanno concentrando nelle aree boschive e periferiche attorno alla struttura.
Oltre al rischio per la sicurezza pubblica, gli esperti sottolineano anche un possibile impatto sull’ecosistema locale. Il diavolo della Tasmania è infatti un piccolo marsupiale carnivoro, capace di cacciare attivamente e di nutrirsi di diverse specie di fauna selvatica, tra cui piccoli mammiferi e uccelli. Per questo motivo la sua presenza fuori controllo viene monitorata con attenzione, mentre proseguono le ricerche in un’area che si estende ben oltre il perimetro del parco.
L'articolo Diavolo della Tasmania fugge di notte dal parco: scatta la caccia alla femmina “Mary” – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per anni è stata allevata per correre. Nel circuito delle corse dei levrieri, migliaia di cani vengono selezionati fin da cuccioli con un unico obiettivo: diventare i più veloci. Quando la loro “carriera” finisce, molti si ritrovano senza una destinazione certa. È da questo mondo che arriva la storia di Poppy, una levriera australiana che, dopo decine di gare e diverse cucciolate, ha trovato una seconda possibilità grazie all’adozione. Ma il passaggio dalla pista al divano non è stato immediato. Quando la levriera è stata adottata dalla sua nuova famiglia in Australia, le prime settimane sono state difficili. Di notte si svegliava, si aggirava per casa e piangeva. Un comportamento che ha subito fatto capire ai suoi adottanti quanto il passato fosse ancora presente.
“Per le prime due settimane si svegliava durante la notte e girava per casa piangendo. Ci spezzava il cuore pensare a quanto dovesse sentirsi triste e confusa”, ha raccontato la proprietaria Emma. La famiglia ha quindi provato a offrirle un piccolo punto di riferimento: un morbido coniglietto di peluche rosa. Quello che sembrava un semplice giocattolo si è trasformato in qualcosa di molto più importante. Poppy ha iniziato a portarlo con sé durante il riposo, stringendolo sotto la zampa e trattandolo con una delicatezza riservata a nessun altro oggetto.
Con gli altri giochi si comportava come qualsiasi cane curioso e vivace. Con quel coniglietto, invece, il rapporto era diverso. Non lo scuoteva, non lo mordicchiava, non lo lanciava in aria. Lo custodiva. Con il passare del tempo, però, qualcosa ha iniziato a cambiare. “Dopo un paio di mesi, ha iniziato a mostrare segni di sentirsi al sicuro e rilassata. Il coniglietto rosa ha iniziato a diventare meno importante”, ha spiegato Emma. A distanza di diciotto mesi dall’adozione, Poppy è ormai un cane completamente diverso. Le paure che la accompagnavano nelle prime settimane hanno lasciato il posto a una quotidianità fatta di affetto, gioco e tranquillità: “È sicura di sé, giocherellona, felice, un po’ impertinente e super affettuosa e amorevole. Il coniglietto rosa è sempre vicino al suo letto e a volte la sorprendo con la testa appoggiata accanto a lui”, racconta ancora la proprietaria.
Dietro questa rinascita c’è però una storia che riaccende i riflettori sul destino di molti levrieri impiegati nelle competizioni. Prima dell’adozione, Poppy aveva partecipato a 53 gare ed era stata utilizzata anche per la riproduzione, dando alla luce tre cucciolate. Secondo le associazioni che si occupano di tutela animale, ogni anno migliaia di levrieri vengono allevati con la speranza di ottenere il campione perfetto. Non tutti, però, trovano una sistemazione una volta terminata la carriera sportiva.
Emma si è avvicinata a questa razza quasi per caso, dopo aver conosciuto il cane di un vicino: “Mi sono resa conto molto rapidamente di quanto fossero gentili e dolci. Poi ho scoperto quanti venivano scartati dopo la loro carriera nelle corse e che semplicemente non c’erano abbastanza case per tutti loro. È stato questo il motivo che mi ha spinto ad adottare un levriero”. Una scelta che ha cambiato due vite: quella della cagnolina e quella della famiglia che l’ha accolta.
Visualizza questo post su InstagramUn post condiviso da Emma Graf | Miss Poppy the Grey (@misspoppy.thegrey)
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As Novas 7 Maravilhas de Portugal regressaram em 2026, quase duas décadas após a primeira edição, com o objetivo de eleger, através do voto popular, os mais emblemáticos exemplos do património construído português. A iniciativa decorre ao longo deste ano…
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A Convenção Anual da Parcerias e Negócios realizou-se no dia 23 de Maio, no SDivine Fátima Hotel, reunindo empresários, empreendedores, oradores, dirigentes e profissionais de diferentes sectores de actividade. O encontro ficou marcado pela partilha de experiências, pela apresentação de…
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