Judge extends block on Trump's $1.8 billion 'Anti-Weaponization Fund'


L’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol è stato condannato a 30 anni di carcere con l’accusa di aver autorizzato l’invio di droni in Corea del Nord nell’ottobre 2024 per creare un pretesto che giustificasse la successiva dichiarazione della legge marziale. La sentenza, pronunciata dal Tribunale distrettuale centrale di Seul, rappresenta un nuovo e pesante capitolo della vicenda giudiziaria che ha travolto l’ex leader conservatore dopo la sua destituzione.
Secondo i giudici, Yoon si sarebbe reso colpevole di abuso di potere e di favoreggiamento del nemico, avendo preso parte fin dall’inizio alla pianificazione delle incursioni con droni oltre il confine. I procuratori speciali sostengono che l’operazione fosse finalizzata a “fabbricare condizioni di guerra” per creare un clima di emergenza nazionale e legittimare così la controversa proclamazione della legge marziale del dicembre 2024, poi dichiarata incostituzionale.
L’ex presidente ha però respinto tutte le accuse. I suoi avvocati hanno sostenuto che Yoon non ordinò né approvò successivamente la missione, affermando che i voli dei droni costituivano una risposta alle ripetute provocazioni di Pyongyang, che nei mesi precedenti aveva inviato oltre il confine numerosi palloni aerostatici carichi di rifiuti e materiale propagandistico.
L’episodio incriminato risale al 2024, quando la Corea del Nord accusò Seul di aver fatto sorvolare tre volte la capitale Pyongyang da droni incaricati di lanciare volantini di propaganda. All’epoca il ministro della Difesa Kim Yong-hyun fornì una risposta ambigua, mentre il ministero dichiarò di non poter né confermare né smentire l’accaduto. L’incidente provocò un forte aumento delle tensioni tra i due Paesi, senza però sfociare in uno scontro militare. Secondo l’accusa, l’operazione avrebbe inoltre compromesso la sicurezza nazionale, poiché alcuni droni precipitati in territorio nordcoreano avrebbero consentito la divulgazione di informazioni riservate sulle capacità operative delle forze armate sudcoreane.
La nuova condanna si aggiunge a quella già inflitta a febbraio, quando Yoon era stato condannato all’ergastolo per insurrezione, con l’accusa di aver tentato di paralizzare l’Assemblea nazionale attraverso la dichiarazione della legge marziale. Anche in quel caso l’ex presidente ha presentato ricorso, sostenendo di aver agito esclusivamente nell’interesse del Paese. Yoon era stato definitivamente rimosso dalla carica dopo che la Corte costituzionale aveva confermato il suo impeachment, aprendo la strada alle elezioni anticipate vinte dall’attuale presidente Lee Jae Myung.
La vicenda si inserisce in un contesto di persistente tensione tra le due Coree, ancora tecnicamente in guerra. L’utilizzo di droni continua infatti a rappresentare uno dei principali punti di attrito lungo il confine. All’inizio di quest’anno lo stesso presidente Lee aveva espresso rammarico dopo che un’indagine aveva rivelato il coinvolgimento di funzionari governativi nell’invio di droni verso il Nord nel gennaio 2025. Un gesto definito “saggio” dalla sorella del leader nordcoreano Kim Yo-jong, senza tuttavia tradursi in un reale miglioramento delle relazioni, poiché Pyongyang continua a considerare Seul il proprio “nemico più ostile”.
Regole comuni, condivise e semplici per cercare di tutelare l’auto europea dall’arrivo sul mercato dei colossi cinesi, sempre più presenti e performanti nelle vendite grazie ai vantaggi tecnologici sull’elettrico e nelle politiche di prezzo. Stellantis, Volkswagen e Renault hanno sottoscrivo un impegno a tre sul “Made in Europe” e cercando la sponda degli europarlamentari. In una lettera inviata a tutti i membri del Parlamento Ue, i tre gruppi – che rappresentano il 60% della produzione continentale di veicoli – chiedono norme chiare e incentivi per potenziare la produzione in Europa.
La strategia si chiama “70:70 nell’Ue27”. In sostanza, chiedono alle istituzioni della Ue “di creare un quadro volto a garantire che il 70% dei veicoli venduti dalle case automobilistiche in Europa provenga per il 70% dai 27 Paesi dell’Ue”, si legge in una lettera anticipata al Financial Times. Solo a queste regole, specificano, un auto potrebbe dirsi “Made in Europe”. Ma non finisce qui: il quadro regolatorio “non dovrebbe limitarsi a compensare i costi, ma incentivare attivamente la localizzazione e il reshoring”. In altri termini, Stellantis, Renault e Volkswagen chiedono “un sostegno forte e mirato alle batterie europee, una flessibilità pragmatica, soprattutto per le auto di piccole dimensioni, e politiche che rendano i veicoli elettrici più accessibili, costruendo al contempo una catena di approvvigionamento europea resiliente”.
Nell’impegno comune sottolineano che “l’industria automobilistica europea è pienamente impegnata a garantire un futuro solido alla produzione in Europa, ma ciò richiede un quadro realistico. Il ‘Made in Europe’ deve sostenere la competitività, attrarre investimenti e riconoscere il divario di costi che dobbiamo affrontare rispetto ai concorrenti globali. Se riusciremo a farlo nel modo giusto, l’Europa potrà rimanere una potenza automobilistica globale”. La paura dei costruttori è legata ai vantaggi cinesi in termini di tecnologia, materie prime e costo del lavoro: tre aspetti che favoriscono i costruttori di Pechino nella transizione verso l’elettrico garantendo un prezzo d’ingresso sul mercato più basso, spingendo i clienti a preferire i marchi asiatici.
Nonostante la ripresa del mercato in questo 2026, infatti, i conti continuano a non tornare. Nel primo quadrimestre il volume delle immatricolazioni in Europa è salito del 4,8% a 4.672.775 unità, con l’Italia ancora fanalino di coda nella quota di elettrico puro, ferma all’8,5% ad aprile, e di vetture ricaricabili che è al 17,5%. La media in Europa è di elettrico puro è al 19,7% e le ibride sono quasi al 40%: si tratta di motorizzazioni sempre più aderenti alle scelte dei consumatori nelle quali i costruttori di Pechino hanno una superiorità al momento incolmabile. Ad aprile, le vendite dei marchi cinesi – se si esclude Leapmotor che in Europa opera in joint venture con Stellantis – hanno raggiunto quota 83mila unità rappresentando il quarto “gruppo” dopo le tre firmatarie della lettera Volkswagen (266.139), Stellantis (159.147) e Renault (98.055).
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Le famiglie italiane pagano sull’elettricità tasse e oneri fino a quattro volte superiori a quelli applicati al gas. Nei settori industriali, del commercio e dei servizi il divario è circa venti volte. Anche nei trasporti le diverse modalità di ricarica elettrica sostengono tasse e oneri fino a oltre il doppio di quelli che gravano su diesel e benzina. Ergo: l’elettricità è il vettore energetico più penalizzato. Eppure, l’elettrificazione dei consumi rimane la scelta economicamente più conveniente, grazie alla maggiore efficienza della tecnologia elettrica, che consuma tre-quattro volte meno energia della combustione a parità di servizio reso. È quanto emerge da un nuovo studio appena presentati da Ecco, il think tank italiano per il clima, a Bruxelles, in occasione della European Sustainable Energy Week. “I dati evidenziano un paradosso: il sistema fiscale italiano penalizza proprio le tecnologie più efficienti. In un momento in cui il costo dell’energia è diventato un fattore cruciale per famiglie e imprese, chi investe nell’elettrificazione non riesce a beneficiare pienamente dei vantaggi economici dell’innovazione” spiega Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo di Ecco, secondo cui in questo modo “si rallentano gli investimenti, si riduce la competitività e si frena la transizione energetica”.
Gli oneri generali di sistema rappresentano la principale causa del divario tra elettricità e combustibili fossili. Nati per finanziare politiche settoriali e sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili, continuano oggi a gravare quasi esclusivamente sui consumi elettrici. Il gas naturale, il diesel e la benzina non hanno sostenuto costi altrettanto significativi. Nel 2024, il costo medio dell’elettricità per i consumatori italiani è stato di circa 31 centesimi per kilowattora. Di questi, il 49% era rappresentato dal costo della materia prima, il 16% dai servizi di rete e il restante 35% da componenti fiscali, oneri e costi legati al sistema Ets. Per il gas, invece, il costo medio è stato di circa 10 centesimi per kilowattora: il 50% attribuibile alla materia prima, il 22% ai servizi di rete e il 28% a fiscalità e oneri. Lo squilibrio è evidente: una media di 12 centesimi per kilowattora per l’elettrico, contro 3 c€/kWh per il gas. Non si tratta di costi connessi al costo dell’energia in sé ma sono frutto di scelte politiche e regolatorie. A queste voci concorrono le accise, l’Iva, i diversi oneri di sistema con finalità ambientali, energetiche, sociali, di ricerca e di competitività, i criteri con cui tali oneri sono ripartiti tra i consumatori e i costi legati al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets1). La scelta di concentrarsi nello studio sui settori domestico, del trasporto privato e dell’industria, commercio e servizi, con particolare attenzione alla situazione delle piccole e medie imprese, è dettata dal fatto che questi sono i settori più facilmente elettrificabili.
Analizzando la situazione settore per settore, Ecco sottolinea alcuni paradossi. Nel settore domestico, su ogni KWh, il consumatore paga 8,73 centesimi di tasse e oneri per l’elettricità, mentre ne paga 2,31 per il gas. La sproporzione penalizza chi sceglie pompe di calore e cottura a induzione. Si fa l’esempio del costo annuale per riscaldare una casa di 100 metri quadrati, in classe G a Milano. Se si elettrifica, il consumo energetico in kilowattora all’anno di riduce del 72% (da 13.737 KWh/anno con il gas a 3.886 con l’elettrico), ma su tasse e oneri si risparmiano appena 67 euro, pagando 416 euro, contro i 483 euro del gas. La disparità di trattamento fiscale e di onori, quindi, assorbe quasi 300 euro del beneficio dato dalla maggiore efficienza. Un’occasione mancata per le famiglie italiane. Piccole e medie imprese e commercianti pagano una bolletta elettrica con tasse e oneri anche venti volte maggiori rispetti a quelli per il gas. Su ogni KWh consumato, infatti, un’azienda paga 11 centesimi di tasse e oneri per l’elettricità, contro appena 0,57 per il gas. Facendo l’esempio del costo medio annuale di processi a calore industriale per una pmi del settore alimentare, passando all’elettrico tasse e oneri quasi triplicano (da quasi 16mila a 43.600 euro) ed erodono anche in questo caso gran parte del risparmio dato dall’efficienza. Significa che un’impresa che elettrifica consuma il 74% in meno, ma in bolletta risparmia solo il 9%. Un divario che rende più costoso elettrificare i processi produttivi, frena la transizione industriale italiana e mina la competitività. Discorso non molto diverso per i trasporti privati. Un’auto elettrica paga tasse e oneri due volte e mezzo maggiori rispetto a quelli di un’auto a benzina. Per ogni KWh di energia consumata, l’elettricità da ricarica pubblica paga quasi 22 centesimi di tasse e oneri, contro gli 8,94 della benzina. Ma un’auto elettrica è quattro volte più efficiente. Morale: per percorrere 15mila chilometri un’auto elettrica consuma 2.400 KWh contro i 9.271 di quella a benzina, ma la disparità di trattamento assorbe quasi 500 euro del beneficio economico dato dalla maggiore efficienza. Il costo medio, infatti, con la benzina è a circa 1.800 euro, con l’elettrico a 1.753 euro, mentre a parità di trattamento il risparmio sarebbe di 745 euro.
Lo studio evidenzia la necessità di una riforma di tasse e oneri sull’energia, per aggiornare la fiscalità coerentemente con gli obiettivi energetici, di sicurezza e competitività del nostro Paese. In questo senso, arrivare a un livello di costo di tasse e oneri almeno pari per contenuto energetico fra elettricità, gas, diesel e benzina è il presupposto per mobilitare gli investimenti privati in elettrificazione e finanziare politiche “oggi sostenute dagli oneri di sistema, dal meccanismo Ets e da una spesa pubblica mal coordinata con la politica energetica”. Mantenere lo squilibrio attuale, secondo il think tank, significa tenere l’economia italiana esposta alla volatilità delle fonti fossili, considerando che il 95% del gas e l’89% del petrolio consumati sono oggi importati. “È sbagliato pensare che il livello di debito pubblico dell’Italia non permetta di risolvere le attuali distorsioni – aggiunge Leonardi – o che una riforma di fiscalità e oneri abbia degli impatti eccessivi sui consumatori. Non si può pensare che la soluzione avvenga naturalmente con la progressiva riduzione degli oneri connessi allo sviluppo delle rinnovabili. È il contrario. L’incapacità di costruire una relazione tra i costi per i consumatori e il finanziamento delle politiche per la transizione rende gli oneri dei vettori energetici incoerenti con i vantaggi del consumatore”.
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Sono due le operazioni annunciate su Mps negli ultimi giorni, quella di Intesa Sanpaolo e quella di BancoBpm, la prima è in fase più avanzata e ha maggiori chances di successo; la seconda è appesa a una trattativa dagli esiti assai incerti.
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La ”spiaggina” del 1969 brilla immacolata alla luce del sole di Sitges, Costa Brava, mezz’ora d’auto da Barcellona. Senza tetto e senza portiere, la vecchia Renault 4 Plein Air sprigiona il suo fascino antico e rivoluzionario accanto alla nuovissima Renault 4 E-Tech Plein Sud, festosa, colorata e ricca di verve, con una tavola da surf che fa capolino dal tetto apribile. E’ cosi che Renault, ancora una volta, ripesca suggestioni del passato per farle rivivere in questa era supertecnologica.
La nuova R4 cabrio si affianca alla versione classica, strizzando l’occhio ai clienti che sposano i valori dell’ambiente con la scelta dell’elettrico e la vita all’aria aperta. Così in 4,21 metri di lunghezza ecco una vettura compatta, eclettica e polivalente, capace di trainare fino a 750 kg, con un bagagliaio da 1400 litri e una guida elettrica davvero facile da gestire.
Il carattere di Plein Sud è espresso soprattutto dal tettuccio di tela premium monoblocco, che si aziona in pochi secondi con un comando elettrico posto sotto lo specchietto retrovisore fino alla velocità di 90 km orari. L’area di apertura misura 92 centimetri. Una volta aperto, il tettuccio resta corrugato nella parte posteriore, limitando i flussi d’aria e la rumorosità. Nella silenzio degli interni gioca un ruolo determinante anche il deflettore in tela posto sopra il parabrezza. Grazie a questi sistemi protettivi i rumori percepiti in abitacolo sono superiori solo del 4 per cento rispetto al normale crossover. La presenza del tetto in tela impone una struttura rinforzata che comporta un aumento di peso di appena 19 kg. Ma la versatilità dell’auto aumenta, perchè lo slittamento dei sedili posteriori e l’ampiezza del tettuccio permettono di trasportare oggetti lunghi oltre due metri, come una tavola da surf.
Alla guida Renault 4 E-Tech Plein Sud conferma tutte le doti e le qualità della sorella. Scatto rapido, grande silenziosità e ottima risposta delle sospensioni su qualunque fondo. Anche nei tratti in sterrato mostra grande aderenza, utilizzando la modalità All Terrain. Sicura ed equilibrata in curva, Plein Sud è sempre sollecita nella riprese che sfruttano la coppia pronta dell’elettrico. La batteria da 52 kWh sviluppa una potenza di 150 cavalli con autonomia di 392 km. Lo scatto da 0 a 100 si attua in 6,2 secondi e la velocità massima è di 150 km/h. Migliorati anche i tempi di ricarica: con un nuovo sistema di gestione termica della batteria si può passare dal 15 all’80 per cento in meno di un’ora.
Tutta la gamma Renault 4 E-Tech Electric introduce nuovi sistemi di assistenza alla guida. Tra questi, un avanzato controllo del conducente che rileva stanchezza e distrazione, integrato nel sistema di valutazione della sicurezza. Debutta anche un assistente di emergenza in grado di fermare l’auto in caso di inattività del guidatore, mentre la funzione di guida ecologica diventa predittiva, suggerendo quando rallentare per ottimizzare i consumi.
Tutte caratteristiche che configurano un crossover per giovani o famiglie con un piglio allegro e disinvolto, che richiama il carattere delle progenitrici degli anni Sessanta. Due le versioni di R4 E-Tech Plein Sud per il mercato, Techno e Icon. La prima ha un listino che parte da 36.790 euro, la seconda, più ricca e accessoriata da 38.790 euro.
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La 1000 Miglia è una gara di regolarità per auto storiche, ma anche e soprattutto una vetrina itinerante che permette di riscoprire una parte importante della storia automobilistica, italiana e non. Nell’edizione 2026, che prende il via oggi e andrà avanti fino al 13 giugno, ci sarà spazio anche per alcuni veicoli provenienti dal Museo Storico della Motorizzazione Militare dell’Esercito Italiano.
Lungo il tradizionale percorso da Brescia a Roma e ritorno sfileranno infatti quattro modelli che raccontano epoche e utilizzi molto diversi tra loro: l’Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato del 1929, la Fiat 508C 1100 “Mimetica” del 1938, l’Alfa Romeo 6C 2500 “Coloniale” del 1942 e la Fiat AR51 Campagnola del 1951.
La più affascinante dal punto di vista collezionistico è probabilmente l’Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato. Con il suo sei cilindri sovralimentato da 85 cavalli e una velocità massima di circa 150 km/h, rappresenta una delle vetture che contribuirono a costruire la reputazione sportiva dell’Alfa Romeo negli anni Venti. L’esemplare conservato dall’Esercito ha attraversato diverse trasformazioni nel corso della sua vita prima di assumere l’attuale configurazione firmata Zagato.
Molto diversa la storia della Fiat 508C 1100 “Mimetica”, derivata dalla Balilla di serie e adattata per impieghi militari. Utilizzata soprattutto in Nord Africa, era apprezzata per robustezza e semplicità costruttiva. Pur nascendo da una normale vettura stradale, anticipava in parte alcune caratteristiche che sarebbero diventate tipiche dei futuri veicoli da ricognizione.
Tra i mezzi più rari presenti alla corsa spicca poi l’Alfa Romeo 6C 2500 “Coloniale”. Realizzata in appena 150 esemplari all’inizio degli anni Quaranta, era stata progettata per affrontare le difficili condizioni delle colonie italiane in Africa. Per questo disponeva di soluzioni particolari per l’epoca, come serbatoi supplementari e sistemi per adattare la carburazione alle diverse altitudini. Oggi gli esemplari sopravvissuti sono pochissimi.
Chiude il quartetto la Fiat AR51 Campagnola, uno dei veicoli che più hanno accompagnato l’Italia del dopoguerra. Presentata nel 1951, divenne rapidamente un punto di riferimento tra i fuoristrada nazionali grazie alla trazione integrale e alla capacità di muoversi su terreni difficili. Non a caso, dalla sua piattaforma nacquero anche diverse versioni destinate all’impiego militare.
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VTM
O Município de Santa Marta de Penaguião assinalou o Dia Mundial da Criança com uma manhã dedicada à diversão e ao convívio, reunindo cerca de 340 crianças da creche, educação pré-escolar e 1.º ciclo do concelho no Estádio Municipal.
A iniciativa decorreu na segunda-feira e proporcionou aos mais novos um conjunto diversificado de atividades lúdicas e recreativas, num ambiente marcado pela alegria e pelo entusiasmo. Insufláveis, trampolins, jogos, música, dança, pinturas faciais e modelagem de balões fizeram parte do programa preparado para celebrar a data.
Ao longo da manhã, as crianças tiveram oportunidade de participar em diferentes momentos de animação, partilhando experiências e desfrutando de um dia especialmente pensado para assinalar a importância da infância e do seu desenvolvimento.
Segundo a autarquia, a comemoração procurou proporcionar momentos de felicidade e criar memórias que ficarão associadas a uma das datas mais simbólicas do calendário dedicado aos mais jovens.
A câmara municipal destacou ainda a importância de continuar a promover iniciativas que contribuam para o bem-estar das crianças, sublinhando que o investimento na infância permanece uma das prioridades do concelho.
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Serve davvero attraversare mezzo continente per sentirsi in vacanza? È la domanda che sempre più persone si stanno ponendo per l’estate ormai alle porte, tra voli a rischio cancellazione ed equilibri internazionali quanto mai precari. Il Conero, a poco più di tre ore di treno (quattro in auto) da Milano, sembra rispondere di no. Non con campagne pubblicitarie aggressive o attrazioni da record. Nelle Marche la tendenza è opposta: ci si racconta poco, quasi si fosse gelosi delle proprie bellezze. La verità è che certi luoghi non hanno bisogno di essere urlati, ma semplicemente sussurrati. Non è un caso che a Portonovo, ai piedi del Monte Conero, il primo impatto sia il silenzio. Preso posto sulla spiaggia di ciottoli bianchi, l’unico rumore è quello discreto delle onde. Nessuna musica sparata dagli stabilimenti, nessuna corsa alla conquista del lettino migliore. La sola “voce” che, d’un tratto, si leva con forza è del mare: onde improvvise si infrangono sulla battigia senza che il cielo abbia dato alcun segnale premonitore. È la natura che impone i propri ritmi e invita a prendere le cose come vengono. Del resto, qui il lusso non è fare di più, ma concedersi finalmente il tempo di fare meno, di rallentare.
La stessa sensazione si respira mettendo piede nel SeeBay Hotel, il “Mistico” della collezione Begin Hotels fondata dall’imprenditore marchigiano Guido Guidi. Più che stupire con effetti speciali, la struttura vuole dialogare con il paesaggio circostante. I colori degli ambienti richiamano quelli della baia, tra il bianco dei sassi, il verde della macchia mediterranea e il blu del mare, mentre la “Terrazza degli Agrumi” diventa il luogo ideale per una colazione lenta, accompagnata dal canto degli uccelli e dal profumo della vegetazione. A Portonovo il territorio non entra solo nelle camere o nei panorami. Si ritrova anche in cucina, dove il mare è, a mani basse, il grande protagonista. Lo dimostrano i moscioli, cozze selvatiche che crescono spontaneamente sugli scogli e che sono tra i simboli della baia. A differenza delle comuni cozze, non vengono allevati: si raccolgono in natura e perciò sono diventati Presidio Slow Food. Un equilibrio delicato il loro, reso ancora più fragile dai cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno inciso sulla presenza di questo mollusco nelle chiare acque della zona. A tavola i moscioli arrivano in molte forme: al guazzetto, gratinati, nei primi piatti. Ma per capire davvero il legame che unisce il territorio al mare bisogna allontanarsi e guardarlo da un’altra prospettiva: dal largo.
A bordo della barca di Antonio e Pietro, cugini e pescatori, la costa scorre tra falesie bianche, grotte nascoste e spiagge che sembrano fatte apposta per essere scoperte via acqua. L’Adriatico assume sfumature che passano dal verde smeraldo al turchese, e il promontorio rompe la continuità di una costa per il resto bassa e sabbiosa. Davanti ai nostri occhi compaiono le Due Sorelle, celebri faraglioni che emergono dall’acqua come due figure raccolte in preghiera, la Grotta del Frate e la Spiaggia della Vela, dal cui scoglio gli adolescenti del posto si tuffano in una sorta di rito di passaggio dall’infanzia alla giovinezza. Più avanti lo Scoglio del Trave e Mezzavalle, una lunga lingua di spiaggia ancora libera e selvaggia. Osservando la costa dal largo si legge la storia di queste terre. La pietra bianca del Conero, utilizzata fin dall’epoca romana per abitazioni e monumenti, caratterizza ancora oggi chiese, torri e costruzioni disseminate lungo il promontorio. Tra tutte spicca Santa Maria di Portonovo, piccolo gioiello romanico dell’XI secolo miracolosamente sopravvissuto alle frane che nel tempo hanno modellato la baia.
Il Conero, però, non è soltanto mare. C’è Sirolo con i vicoli e il belvedere affacciato sulla costa, Numana con il suo volto più ordinato e borghese, Ancona, spesso ignorata dai turisti diretti verso altre destinazioni, che conserva tracce greche, romane e medievali in un intreccio sorprendente. E c’è Loreto, meta di pellegrinaggio per il suo santuario mariano, dove la tradizione incontra una delle interpretazioni più interessanti della cucina marchigiana contemporanea. Nel ristorante stellato “Andreina”, lo chef Errico Recanati è stato tra i primi in Italia a trasformare la brace in un vero linguaggio gastronomico. “La materia prima deve trovare la giusta distanza dal fuoco”, spiega. Una frase che descrive bene anche il Conero stesso: vicino al turismo, ma mai abbastanza da lasciarsene travolgere. “Da noi vengono persone in cerca di visioni che riempiono il cuore. Chi viene qui non vuole il divertimento sfrenato, ma ricaricare le pile e tornare rigenerato”, raccontano gli operatori turistici. Forse è proprio questo il segreto del Conero: ricordare che la distanza non è sempre una misura della qualità del viaggio.
L'articolo Il fascino anti-cafonal del Conero tra moscioli, spiagge selvagge e riscoperta del tempo lento: la nostra guida per un weekend nelle Marche proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il consorzio Qivalis si allarga e si ripromette di lanciare entro l’anno la stablecoin europea, denominata in euro. È una criptovaluta bancaria, ma non sembra comunque destinata a diffondersi al di là del settore corporate e degli operatori professionali.
L'articolo La stablecoin europea avanza, ma sarà vera moneta? proviene da Lavoce.info.
La Corte Costituzionale ha dichiarato “ammissibile” il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Senato, a gennaio, in difesa di Daniela Santanché e contro la procura di Milano che, nell’ipotesi della difesa dell’ex ministra, condivisa da palazzo Madama, avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione preventiva per acquisire chat, mail e registrazioni di dipendenti dell’ex ministra del Turismo. La vicenda che è approdata alla Consulta riguarda l’indagine a carico della senatrice di Fdi, accusata di truffa aggravata all’Inps in relazione alla cassa integrazione nel periodo Covid per alcuni lavoratori pendenti di Visibilia. Gli avvocati difensori Salvatore Pino e Nicolò Pelanda avevano sostenuto a Milano che, essendo i messaggi equiparabili ormai a corrispondenza privata, come stabilito dalla stessa Corte costituzionale per il caso Renzi-Open, i pm non possono usare questo materiale probatorio, acquisito senza autorizzazione del Senato. Ora la Corte costituzionale ha deciso che “esiste la materia di un conflitto, la cui risoluzione spetta alla competenza di questa Corte”. L’ordinanza sarà “immediatamente” trasmessa al Senato, che ha 60 giorni di tempo per trasmetterla alla procura di Milano. Dopo ci sono 30 giorni di tempo per deposito memorie e fissazione dell’udienza di merito. La sentenza della Corte, quando ci sarà, verosimilmente darà ragione a Santanché, dato la sua precedente sentenza “storica”. Messaggi, mail, registrazioni sono equiparabili a “corrispondenza” e, quindi, come nel caso di “classiche” intercettazioni, per l’utilizzo ci vuole l’autorizzazione della Camera di appartenenza del parlamentare coinvolto sia se indagato ma anche se si è solo scambiato mail o messaggi con un indagato.
Tutto nasce dal conflitto sollevato dal Senato su richiesta di Matteo Renzi, per l’indagine della procura di Firenze sulla fondazione Open. Nel 2023 la Consulta diede ragione all’ex premier, ampliando il concetto di immunità per i parlamentari, stabilito dall’articolo 68 della Costituzione. La Corte con quella sentenza ha cambiato la procedura delle indagini dei pm che si imbattono in deputati e senatori: ha stabilito che i pm non potevano acquisire “senza preventiva autorizzazione del Senato” mail e Whatsapp: né quelli di Renzi, parlamentare, e neppure quelli “a lui diretti, conservati in dispositivi elettronici appartenenti a terzi, oggetto di provvedimenti di sequestro nell’ambito di un procedimento penale a carico dello stesso parlamentare e di terzi”. Una sentenza quella della Corte che ha ribaltato quanto aveva stabilito con diverse sentenze la Cassazione, secondo la quale invece quel tipo di messaggistica era equiparabile a “documentazione” e quindi come tale senza obbligo di autorizzazione parlamentare. Dal 2023, invece, le cose sono cambiate, tanto che di recente proprio la procura di Milano, che sta indagando sulla scalata Mps-Mediobanca, ha chiesto l’autorizzazione preventiva alle Camere per poter visionare ed estrarre le chat presenti nel cellulare dell’ex dirigente del Ministero dell’Economia (Mef) Marcello Sala, dato che lo stesso Sala ha “avvertito” i pm di avere scambiato messaggi con 9 tra parlamentari e membri del governo, tra cui i ministri Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini, non indagati. Un’altra autorizzazione è stata richiesta alla Camera dei deputati, nei giorni scorsi, dalla procura di Roma che vuole visionare i messaggi scambiati tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, FdI e Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia di beni del clan Senese. Delmastro e suoi amici di Fdi di Biella, non indagati, erano soci della “Bisteccheria d’Italia”, ristorante romani, insieme a Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro.
Tornando alla sentenza della Corte sul caso Renzi, i giudici, nel 2023, stabilirono che bisogna adeguarsi ai tempi: la “corrispondenza” – tutelata dall’articolo 15 della Costituzione, comminato con l’articolo 68, quello sulle guarentigie parlamentari – ai giorni nostri non può che essere costituita prevalentemente da messaggistica elettronica: “Lo scambio di messaggi elettronici, e-mail, Sms, WhatsApp e simili” rappresenta “di per sé una forma di corrispondenza a tutti gli effetti”. Sempre la Corte criticò la Cassazione che fino ad allora aveva stabilito diversamente: “Sostenere il contrario, (che i messaggi elettronici non siano corrispondenza, ndr) in un momento storico nel quale la corrispondenza cartacea, trasmessa tramite il servizio postale e telegrafico, è ormai relegata a un ruolo di secondo piano, significherebbe deprimere radicalmente la valenza della prerogativa parlamentare”. La Cassazione, invece, aveva sostenuto che “i dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono” – sms, WhatsApp, mail – “hanno natura di meri documenti, di tal che la relativa attività acquisitiva non soggiace alle regole” per la corrispondenza. Ma da tre anni per la Corte costituzionale sono “corrispondenza” e quella decisione è diventato uno scudo anche per non parlamentari indagati, di solito potenti imprenditori, finanzieri, banchieri, che magari si sono scambiati un paio di messaggi con un deputato o senatore o hanno mandato una semplice mail in copia. Magari, come mossa preventiva in caso di indagine: se il Parlamento non dà l’autorizzazione all’utilizzo, sia pure il deputato o il senatore in questione non sia indagato, il gioco è fatto.
L'articolo Truffa Covid Visibilia, la Consulta ammette il ricorso del Senato sull’audio di Daniela Santanchè. L’ex ministra “aiutata” dalla sentenza Renzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Questi qui devono rendersi conto che è ora che paghino qualcosa perché dopo un po’ la gente si incazza“. Con questa frase durissima, pronunciata a Dimartedì (La7), Pier Luigi Bersani mette il dito nella piaga di un’Italia sempre più divisa tra chi accumula ricchezza a ritmi vertiginosi e chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. L’occasione della riflessione dell’ex ministro è data dalle immagini dell’inaugurazione del Tala Beach, il nuovo stabilimento balneare di lusso firmato da Daniela Santanchè e dal compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena a Marina di Pietrasanta, in Versilia. Si tratta di un video che la stessa ex ministra del Turismo ha voluto diffondere sui social con orgoglio: una festa notturna tra dj set, cocktail, spettacoli, personaggi famosi (tra cui spiccano Ignazio La Russa) e arredi di pregio, con tende da sole da 12mila euro l’una, lettini esclusivi, area relax con piscina e un’atmosfera da salotto buono per vip.
Bersani non ci gira intorno: “Io penso che questa cosa disveli al meglio quello che ci dicono le statistiche, comprese le parti che non si riprendono mai della relazione del governatore della Banca d’Italia, e cioè che è in corso un fenomeno di concentrazione della ricchezza galoppante nel mondo e in Italia“.
Secondo l’ex segretario del Pd, che la grande maggioranza degli italiani possa riconoscersi in quel mondo dorato è un’illusione che si allontana sempre di più man mano che la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. Il confronto con l’era Berlusconi arriva subito, ma Bersani lo respinge con decisione: “No, ma non mi paragoni Berlusconi con la Santanchè. Berlusconi aveva tante frecce al suo arco. Era simpatico Berlusconi, a me non molto, ma insomma a tanta gente risultava simpatico e questo fenomeno però non era così galoppante allora“.
Oggi, invece, l’accelerazione è evidente e preoccupante. “Credo che per tenere assieme questa società – osserva Bersani – bisognerà averne consapevolezza. Non è un fenomeno che genera automaticamente una risposta politica organizzata, quanto piuttosto un aggravamento del distacco tra cittadini e istituzioni, cioè il rischio è che aumenti la fascia di popolazione che dice se il mondo è così non venitemi a cercare oppure lo rifiuto in toto: la politica, la democrazia, tutto”.
La riflessione di Bersani si chiude con una domanda diretta rivolta al governo Meloni: “Ma noi possiamo o no andare a chiedere un contributo a quel 5% di italiani che hanno il 49% delle ricchezze? Possiamo leggere quel che dice Banca Italia, l’Istat, Oxfam, sul dirompente fenomeno di concentrazione delle ricchezze che abbiamo in atto? Pensiamo di arrenderci?”.
L'articolo Bersani a La7: “La ricchezza si sta concentrando sempre più in mano a pochi. È ora che paghino qualcosa, altrimenti la gente si incazza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
At some paddleball courts, the sound of rackets can be heard until close to midnight. Many gyms and swimming pools have expanded their hours of operation, as users wake up earlier, or else want to come during times of the evening once reserved for being at home or at the pub. Streaming platforms automatically queue one episode after another of their series in an attempt to keep you hooked until the next morning. Batch cooking takes place at night, and those with complex skincare routines perform them just before bed, adding steps to a ritual that seems to get longer and longer. Though today, many jobs necessitate a graveyard shift, or to be constantly available, there are also everyday leisure activities invading moments that traditionally have been dedicated to rest.

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