Normal view

Esercitazioni militari e cani robot: Saxa Rubra sembra un teatro di guerra nella giornata per i bimbi dei dipendenti Rai

12 June 2026 at 16:23

C’è un vecchio mantra secondo cui in Rai si percepisce molto prima l’aria che tira nella politica. E ci si adegua subito. Viene da pensare questo nel vedere l’intrattenimento offerto per il Bimbo Day, la giornata di venerdì 12 giugno in cui, come tutti gli anni, sono ammessi i figli dei dipendenti e ai piccoli vengono mostrati gli studi, come si fanno i programmi, i segreti della tv, eccetera. Ebbene, quest’anno il Bimbo Day è in salsa vannacciana, con l’esercito coinvolto nell’intrattenimento dei piccoli. Soprattutto Saxa Rubra, a Roma, sembrava di stare in un teatro di guerra. Gonfiabili, pneumatici a terra, simil-trincee, cani robot, che poi magari avranno anche divertito i piccoli, ma che poco c’entrano con le prerogative della tv pubblica e con quello che avviene ogni giorno davanti e dietro le telecamere. “Rai militarizzata! Manco ai tempi dei balilla! Sembra di stare in un teatro di guerra. Cosa c’è di educativo in tutto questo?”, i commenti raccolti nelle chat dei dipendenti.

1 / 7

Bimbo day Rai (1)

2 / 7

Bimbo day Rai (7)

3 / 7

Bimbo day Rai (3)

4 / 7

Bimbo day Rai (4)

5 / 7

Bimbo day Rai (5)

6 / 7

Bimbo day Rai (6)

7 / 7

Bimbo day Rai (8)

L’iniziativa era stata annunciata all’inizio del mese con tanto di comunicato stampa, in cui si illustrava come quest’anno, all’interno delle varie attività, sarebbero stati coinvolti Esercito e Polizia di Stato, oltre a Croce Rossa, gruppi scout e altri soggetti. In particolare, “visti gli spazi offerti a Saxa, la Polizia di Stato si è resa disponibile a partecipare alla giornata con unità cinofile e a cavallo, operatori specializzati del reparto motociclisti e reparto volanti, e anche l’Esercito è disponibile a partecipare alla giornata con dimostrazioni di interventi di protezione civile”. Insomma, sorride qualcuno, sembra che in Rai si stiano già adeguando all’ascesa del generale Roberto Vannacci che, se continua così, tra qualche tempo potrà far pesare la sua forza politica su nomine e assetti della tv di Stato.

Intanto ci si porta avanti con esercitazioni militari in onore dei più piccoli. “Invece di mostrare studi televisivi, regie e redazioni, si offre spazio alla presenza militare, come se fosse naturale accompagnare i più piccoli dentro la cultura del riarmo. È una scelta che riflette il clima politico e culturale imposto dal governo Meloni, che sta normalizzando la dimensione militare in ogni ambito della vita pubblica”, attacca Angelo Bonelli (Avs). Critica anche l’Usigrai. “A Saxa Rubra i cani robot, le cassette di munizioni, i percorsi di guerra e scene del crimine. Cosa c’entrano queste dimostrazioni con Bimbo Day? Abbiamo la massima considerazione per l’Esercito e le altre realtà che l’azienda ha coinvolto, ma riteniamo totalmente fuori luogo che la loro partecipazione sia legata a questa giornata dedicata ai figli dei dipendenti”, sostiene una nota del sindacato dei giornalisti della tv pubblica. Sarà però contento almeno il generale Vannacci. E forse pure Giorgia Meloni e Guido Crosetto. Avanti marsc’!

L'articolo Esercitazioni militari e cani robot: Saxa Rubra sembra un teatro di guerra nella giornata per i bimbi dei dipendenti Rai proviene da Il Fatto Quotidiano.

Dalle Alfa Romeo alla Campagnola, i veicoli storici dell’Esercito alla 1000 Miglia – FOTO

By: F. Q.
9 June 2026 at 07:44
1 / 4

Fiat 508C 1100 Mimetica

2 / 4

Alfa Romeo 6C 2500 Coloniale del 1942

3 / 4

Alfa Romeo 6C 1750 SS “Zagato” del 1929

4 / 4

Fiat Campagnola del 1951

La 1000 Miglia è una gara di regolarità per auto storiche, ma anche e soprattutto una vetrina itinerante che permette di riscoprire una parte importante della storia automobilistica, italiana e non. Nell’edizione 2026, che prende il via oggi e andrà avanti fino al 13 giugno, ci sarà spazio anche per alcuni veicoli provenienti dal Museo Storico della Motorizzazione Militare dell’Esercito Italiano.

Lungo il tradizionale percorso da Brescia a Roma e ritorno sfileranno infatti quattro modelli che raccontano epoche e utilizzi molto diversi tra loro: l’Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato del 1929, la Fiat 508C 1100 “Mimetica” del 1938, l’Alfa Romeo 6C 2500 “Coloniale” del 1942 e la Fiat AR51 Campagnola del 1951.

La più affascinante dal punto di vista collezionistico è probabilmente l’Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato. Con il suo sei cilindri sovralimentato da 85 cavalli e una velocità massima di circa 150 km/h, rappresenta una delle vetture che contribuirono a costruire la reputazione sportiva dell’Alfa Romeo negli anni Venti. L’esemplare conservato dall’Esercito ha attraversato diverse trasformazioni nel corso della sua vita prima di assumere l’attuale configurazione firmata Zagato.

Molto diversa la storia della Fiat 508C 1100 “Mimetica”, derivata dalla Balilla di serie e adattata per impieghi militari. Utilizzata soprattutto in Nord Africa, era apprezzata per robustezza e semplicità costruttiva. Pur nascendo da una normale vettura stradale, anticipava in parte alcune caratteristiche che sarebbero diventate tipiche dei futuri veicoli da ricognizione.

Tra i mezzi più rari presenti alla corsa spicca poi l’Alfa Romeo 6C 2500 “Coloniale”. Realizzata in appena 150 esemplari all’inizio degli anni Quaranta, era stata progettata per affrontare le difficili condizioni delle colonie italiane in Africa. Per questo disponeva di soluzioni particolari per l’epoca, come serbatoi supplementari e sistemi per adattare la carburazione alle diverse altitudini. Oggi gli esemplari sopravvissuti sono pochissimi.

Chiude il quartetto la Fiat AR51 Campagnola, uno dei veicoli che più hanno accompagnato l’Italia del dopoguerra. Presentata nel 1951, divenne rapidamente un punto di riferimento tra i fuoristrada nazionali grazie alla trazione integrale e alla capacità di muoversi su terreni difficili. Non a caso, dalla sua piattaforma nacquero anche diverse versioni destinate all’impiego militare.

L'articolo Dalle Alfa Romeo alla Campagnola, i veicoli storici dell’Esercito alla 1000 Miglia – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.

Morto a 38 anni dopo la missione in Kosovo: ex militare riconosciuto vittima del dovere per possibile esposizione a uranio impoverito

6 June 2026 at 14:18

Non fu solo una malattia, ma il possibile esito di anni vissuti in scenari operativi ad alto rischio. La Corte d’Appello di Lecce ha riconosciuto lo status di vittima del dovere a un militare originario di Grottaglie, morto nel 2015 a 38 anni per una grave patologia ematologica insorta dopo la missione in Kosovo. I giudici hanno così ribaltato la decisione del Tribunale di Taranto, che in primo grado aveva respinto la richiesta dei familiari di accesso ai benefici previsti dalla normativa. Con la nuova sentenza, la Corte ha invece riconosciuto il diritto dei parenti alle provvidenze economiche, accogliendo integralmente l’appello.

Il militare aveva prestato servizio nel 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, prima di entrare nei ruoli della Polizia di Stato. Durante la missione internazionale nei Balcani, avrebbe operato in un contesto caratterizzato da possibile esposizione a uranio impoverito e nanoparticelle, elementi al centro delle valutazioni del collegio giudicante.

Per i giudici, proprio quel contesto operativo avrebbe avuto un ruolo concausale nell’insorgenza della patologia che ha portato al decesso. Una ricostruzione che ha consentito di riconoscere il legame tra servizio e malattia, elemento decisivo per l’applicazione dello status di vittima del dovere.

Dopo la morte del militare, i genitori avevano avviato un lungo contenzioso giudiziario per ottenere il riconoscimento dei diritti previsti dalla legge, sostenendo il nesso tra la missione all’estero e l’aggravarsi delle condizioni di salute del figlio. La vicenda è stata seguita dagli avvocati Massimo Spagnulo, Ciro Santoro e Maria Santoro, che hanno sottolineato come la sentenza confermi un principio rilevante nei casi di patologie multifattoriali: il nesso con il servizio può essere riconosciuto anche in termini di concorso di cause, quando emergano elementi significativi legati all’esposizione operativa e alle condizioni del teatro di impiego. Per la difesa, la decisione non ha solo valore giuridico ma anche umano, perché chiude una lunga battaglia dei familiari e riapre l’attenzione sulle condizioni di rischio affrontate dai militari italiani nelle missioni internazionali.

Foto di archivio

L'articolo Morto a 38 anni dopo la missione in Kosovo: ex militare riconosciuto vittima del dovere per possibile esposizione a uranio impoverito proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌