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Siri Ia non sarà rilasciato in Europa, scontro Apple-Commissione Ue. “Bruxelles rifiuta di collaborare”. “No, regole valgono per tutti”

9 June 2026 at 13:06

E’ scontro aperto tra Apple e la Commissione Europea, dopo la decisione di Cupertino di bloccare la disponibilità per gli utenti europei di Siri Ai, l’intelligenza artificiale già installata sui dispositivi della “mela”. La multinazionale fondata da Steve Jobs non ha neppure dato una tempistica per il rilascio del servizio nel Vecchio continente, giustificando la scelta con l’incompatibilità del suo prodotto rispetto alle regole europee del Digital markets act (Dma). Cupertino ha espresso delusione per l’approccio di Bruxelles al negoziato, votato al “rifiuto di collaborare in modo costruttivo”. La Commissione europea ha respinto al mittente le accuse: “La decisione di non lanciare Siri Ai nell’Ue spetta esclusivamente ad Apple – afferma il portavoce della Commissione per il Digitale Thomas Regnier – perché assolutamente nulla nel Dma vieta ad Apple di introdurre nuovi prodotti nell’Ue”.

La Commissione europea accusa Apple: “Vuole una deroga alle regole e limitare la libertà degli utenti”

La Commissione europea ha difeso le regole in vigore e accusato Apple di voler limitare la concorrenza, obbligando gli utenti dell’iPhone ad usare solo l’Intelligenza artificiale predefinita. Quello che Apple “non può fare – ha proseguito Regnier – è chiudere il mercato, proprio come qualsiasi altro operatore. Non spetta a loro decidere chi può innovare, né scegliere quali strumenti di intelligenza artificiale i cittadini dell’Ue possono utilizzare. Ed è proprio qui che entra in gioco il Dma e il suo obbligo di interoperabilità. Perché se vogliamo nuove soluzioni innovative e più scelta per i nostri utenti, abbiamo bisogno di una concorrenza equa e aperta per gli sviluppatori”.

Ora, prosegue il portavoce, “qual è la vera storia dietro Siri AI? Abbiamo avuto alcuni contatti con Apple su questo argomento. Ma Apple non è stata in grado di sviluppare soluzioni di interoperabilità conformi. Invece di cercare soluzioni di conformità adeguate, Apple ha semplicemente chiesto alla Commissione di essere esentata dai suoi obblighi di interoperabilità ai sensi del Dma, e questo per almeno 18 mesi“. Per la Commissione, “questa non è un’opzione. Perché significherebbe che nessun altro agente di intelligenza artificiale, a parte Siri AI (per inciso, sviluppata da Google), avrebbe le stesse possibilità di essere scelto dagli utenti iPhone. E, cosa ancora più importante: il diritto dell’Ue non è negoziabile”. “La Commissione non concederà alcuna esenzione, proprio come un agente di polizia non esenterebbe un automobilista dal rispettare il limite di velocità”, conclude Regnier.

Cupertino: l’Ue “rifiuta di collaborare”

La casa di Cupertino ha annunciato questa notte che “purtroppo, a causa del Digital Markets Act (Dma), non potrà rendere disponibile Siri Ai nell’Unione Europea con il rilascio di iOS 27 e iPadOS 27. Negli ultimi mesi, le autorità di regolamentazione dell’Ue – sottolinea l’azienda – non hanno accettato nessuna delle soluzioni proposte da Apple per portare Siri Ai nell’Ue garantendo al contempo la compatibilità con altri assistenti virtuali”. “Siamo profondamente delusi dal fatto che i nostri utenti europei non potranno utilizzare Siri Ai su iPhone o iPad con i nuovi aggiornamenti software che rilasceremo entro la fine dell’anno”, ha dichiarato Craig Federighi, vicepresidente senior di Software Engineering di Apple. “La nostra speranza è di poter rendere disponibile Siri AI nell’Ue in futuro e continueremo a collaborare con le autorità di regolamentazione europee per trovare una soluzione. Tuttavia, il loro rifiuto di collaborare in modo costruttivo su soluzioni che tutelino la privacy e la sicurezza significa che al momento non siamo in grado di fornire una tempistica per la disponibilità di Siri AI su iOS e iPadOS nell’Ue”, ha concluso Federighi.

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Il caccia europeo franco-tedesco non verrà mai prodotto: progetto fallito a causa dello scontro tra Airbus e Dassault

8 June 2026 at 17:41

Il fallimento era stato in qualche modo anticipato dalle indiscrezioni dei mesi scorsi. Oggi, ad ufficializzarlo ci hanno pensato fonti del governo tedesco: il progetto del caccia europeo costruito in partnership tra Francia e Germania attraverso i loro colossi dell’aviazione Airbus e Dassault è definitivamente fallito. L’aereo da combattimento Fcas (Future Combat Air System), quindi, non vedrà mai la luce. Rivelazioni giornalistiche sostenevano che il “tradimento” fosse opera di Friedrich Merz, più interessato al progetto curato da Italia, Regno Unito e Giappone (Global Combat Air Programme). Ed è proprio da Berlino che arriva l’annuncio della fine del progetto: “Il presidente Macron e il cancelliere federale sono giunti alla valutazione condivisa che le aziende coinvolte non siano riuscite a trovare un’intesa sulla costruzione di un caccia comune – spiegano fonti governative tedesche – Il cancelliere Merz ha quindi suggerito al presidente Macron di non proseguire nella costruzione di un aereo da combattimento comune”.

Il sistema d’armi era stato ideato per sostituire gradualmente i rispettivi caccia nazionali, oltre a quelli spagnoli, e vantava una tecnologia innovativa definita un ‘sistema di sistemi‘, dato che l’aereo pilotato avrebbe dovuto collaborare con sciami di droni e un cloud da combattimento. Un progetto da miliardi di euro che doveva entrare in funzione dagli anni Quaranta del 2000 e avrebbe avuto il merito di unificare i sistemi d’arma di tre fra i principali Paesi dell’Ue, ma che oggi deve essere considerato definitivamente abortito a causa di controversie durate anni su competenze, tecnologie e ripartizione degli appalti. L’unica eredità che questo progetto mai nato potrebbe lasciare è quella di un sistema comune europeo, con la rinuncia allo sviluppo franco-tedesco e la creazione esclusiva di un cloud militare europeo. Le fonti tedesche che hanno dato l’annuncio precisano non a caso che “questo rappresenta in qualche modo il sistema nervoso che mette in rete aerei, droni e altri componenti in un insieme integrato”.

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Ucraina in Ue, primo sì dall’Europarlamento per accelerare i negoziati. FdI si astiene, Pd e M5s si spaccano

3 June 2026 at 20:00

Con 54 voti a favore, 17 contrari e 5 astensioni, la Commissione Esteri del Parlamento europeo (Afet) ha detto sì all’accelerazione dei negoziati per l’ingresso dell’Ucraina nella Ue. A essere sottoposto a votazioni era il rapporto del Parlamento europeo – relatore Michael Gahler (Ppe) – sulla situazione dell’Ucraina. “Le riforme dell’Ucraina relative all’adesione all’Unione europea sono incoraggianti, al pari di quelle compiute sullo stato di diritto e sulla lotta alla corruzione”, si legge nel testo.

In merito alle riforme necessarie per il processo di adesione ai 27, il testo elogia gli sforzi per “salvaguardare la separazione dei poteri in tempo di guerra”, ma sottolinea allo stesso tempo la necessità di affrontare il “deterioramento delle relazioni tra il potere legislativo e quello esecutivo” e l’importanza di garantire “l’integrità delle cariche giudiziarie al fine di mantenere gli organismi anticorruzione liberi da interferenze politiche”.

Nelle pieghe del rapporto c’è anche una vera novità politica: si propone che l’adesione dell’Ucraina possa essere votata a maggioranza qualificata. Dunque si facilita il processo davanti a eventuali resistenze di qualche paese (storicamente, l’Ungheria).

Sul fronte italiano, proprio per questo, la delegazione di Fratelli d’Italia (rappresentata da Alberico Gambino) ha scelto di astenersi: il superamento dell’unanimità nelle decisioni relative all’allargamento per la sola Ucraina viene considerato “un tema particolarmente delicato” che merita una riflessione approfondita, con modifiche promesse per la plenaria. Insomma, nessuna corsia preferenziale, mentre permane l’equilibrismo meloniano in Europa.

Va poi registrato il voto a favore del Pd (Nicola Zingaretti e Alessandra Moretti) e il no del 5Stelle Danilo Della Valle (“Accelerare il processo di adesione con un Paese in guerra rischia di trascinare tutta l’Unione nel conflitto stesso”, ha commentato). Assente la leghista Silvia Sardone.

Il rapporto sarà votato alla Plenaria di Strasburgo a metà luglio. Nel frattempo a metà giugno sono previsti un Consiglio Affari esteri e un Consiglio Affari generali della Ue: come rivelava ieri Il Mattinale europeo, a margine dovrebbe tenersi la conferenza intergovernativa con Ucraina e Moldavia per aprire la prima serie di capitoli negoziali su democrazia, stato di diritto e lotta alla corruzione. Il percorso è formalmente iniziato.

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