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The silent change in soccer: From 45-minute halves to four quarters

9 June 2026 at 12:38

The first time FIFA announced cooling breaks in World Cup matches, in 2014, the matter ended up in court. Players, worried about the heat and humidity in Brazil, did not trust soccer’s world governing body, which left the decision for each match to the discretion of its medical staff. The players went to a labor court and obtained an order that the pauses would be automatic at the 30th minute of each half if temperatures reached 32 degrees Celsius. Twelve years later, FIFA has mandated three-minute hydration breaks at the 22nd minute of every match at the 2026 World Cup, regardless of temperature or humidity. The move, announced as being for the “well-being of the players,” signals a fundamental change in how the game is played: from two 45-minute halves, as it has been since 1897, to four quarters of roughly 22 minutes.

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© Agustin Marcarian (REUTERS)

Chelsea's Pedro Neto and Reece James during a hydration break at the Club World Cup, June 28, 2025.

Il silenzio degli insipienti mentre si ridisegna la mappa del potere bancario

9 June 2026 at 10:00

Fa un certo effetto leggere della proposta di acquisizione del Monte dei paschi di Siena da parte di una cordata formata da Intesa e Unipol, dopo tutto quello che gli allora manager di Unipol passarono, esattamente vent’anni fa, per avere solo osato pensare di scalare una banca (la Bnl).

Per certi aspetti, considerando la posizione assunta allora da Mps, il suo ruolo nella guerra finanziaria che si combatté attorno a quella e ad altre operazioni più o meno collegate, e tutto quello che capitò dopo, con l’acquisto dell’Antonveneta e le sue conseguenze sui bilanci di Mps, il risultato somiglia a una grande rivincita, o anche a una nemesi, a seconda dei punti di vista. E lo stesso si potrebbe dire dei vertici dei Democratici di sinistra, perché il Partito democratico non c’era ancora, e anche per questo – per riequilibrare con le cattive i rapporti di forza in vista della fusione Ds-Margherita – Francesco Rutelli e tutto il suo partito appoggiarono senza riserve la violentissima campagna di stampa che sulla scorta di virulente iniziative giudiziarie mise alla gogna la sinistra, ponendo le basi della non-vittoria elettorale del 2006 (la prima di una lunga serie).

Molte cose ci sarebbero da dire, ripensando a tanti indignati editoriali di allora, ai dirigenti di un partito di opposizione messi sotto processo per il reato di «tifo», per avere espresso simpatia per il movimento cooperativo e per la possibilità che acquisisse una banca. Tanto più se si confronta quella sfilza di invettive con il silenzio che ha accompagnato le spericolate manovre finanziarie della destra di oggi, direttamente dal ministero dell’Economia.

Potrei andare avanti così per ore, solo con l’elenco delle cose che ci sarebbero da dire, ma se non le dicono i dirigenti della sinistra, se nemmeno loro si azzardano a dire mezza parola su tutto questo, è possibile che debba sempre far tutto io?

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Risiko bancario: si riparte

9 June 2026 at 08:59

Sono due le operazioni annunciate su Mps negli ultimi giorni, quella di Intesa Sanpaolo e quella di BancoBpm, la prima è in fase più avanzata e ha maggiori chances di successo; la seconda è appesa a una trattativa dagli esiti assai incerti.

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Y ese día arderá París

9 June 2026 at 04:30

El 12 de julio de 1998, la Francia de Zinedine Zidane y Thierry Henry le metió tres goles como tres soles a la todopoderosa Brasil de Ronaldo Nazario para levantar el primer Mundial de su historia. No era solo eso. Ganó un país que intentaba integrar a los hijos de su inmigración, convertidos en campeones. Aquella selección reunía jugadores con raíces en África, el Caribe, Armenia o el País Vasco, un reflejo del país. Luego, más de un millón y medio de personas invadieron los Campos Elíseos tras la victoria de una Francia, al fin, abiertamente multicultural. No fue una noche sin incidentes, como se dijo años después. Pero tampoco la tormenta que llegó luego a la calle. La semana pasada, veintiocho años después, el PSG logró su segunda Champions League y la policía detuvo a 890 personas personas, se registraron 219 heridos, disparos de mortero, pillajes en supermercados, atropellos, agresiones sexuales. Todo, mientras los ultras estaban en Budapest viendo la final. No es el fútbol.

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Pirés, Lizarazu y Zidane, con la Copa del Mundo en sus manos tras derrotar a Brasil en 1998.

Risiko bancario, Rinaldi: “L’Opas su Mps è molto più di un’acquisizione”. Ecco cosa c’è davvero in gioco

8 June 2026 at 16:57

Mps, Rinaldi: “Dietro l’Opas non c’è solo una logica industriale”

Mentre il risiko bancario italiano entra in una nuova fase e le grandi manovre della finanza ridisegnano gli equilibri del settore, l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps si candida a diventare una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni. Non si tratta soltanto di una partita tra istituti di credito: sul tavolo ci sono asset strategici, rapporti di forza tra i principali gruppi finanziari del Paese e il futuro assetto del sistema bancario nazionale.

Dopo il lungo percorso di risanamento che ha riportato Monte dei Paschi di Siena al centro dell’interesse del mercato, l’operazione apre interrogativi cruciali. Siamo di fronte a una mossa destinata a rafforzare la competitività del settore o a una partita che va ben oltre la logica industriale? E chi potrebbe trarre i maggiori benefici da un eventuale successo dell’operazione?

A fare il punto è Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex europarlamentare della Lega, che ad Affaritaliani analizza le implicazioni economiche, finanziarie e strategiche dell’Opas, tra opportunità, rischi e nuovi equilibri di potere: “Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”. 

L’Opas di Intesa su Mps è una mossa geniale o un’operazione più complessa e rischiosa di quanto appaia?

“Probabilmente entrambe le cose. L’operazione presenta indubbiamente elementi di notevole sofisticazione strategica. Intesa Sanpaolo non sta semplicemente tentando di acquisire una banca commerciale: sta cercando di incorporare un gruppo che, attraverso Mediobanca e la partecipazione in Generali, occupa una posizione centrale negli equilibri della finanza italiana. Sotto questo profilo, l’operazione appare particolarmente ambiziosa.

Tuttavia, proprio l’ampiezza degli obiettivi rende l’operazione estremamente complessa. Non si tratta infatti di una normale acquisizione bancaria, ma di una manovra che coinvolge molteplici centri di potere economico e richiede il via libera di numerose autorità nazionali ed europee. Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”.

Dopo anni di salvataggi pubblici, Mps è diventata improvvisamente la preda più ambita del sistema bancario italiano. Che cosa è cambiato davvero?

“È cambiata soprattutto la natura dell’asset. Per lungo tempo Monte dei Paschi di Siena è stata percepita come una criticità del sistema bancario. Oggi il quadro è radicalmente diverso. La banca è stata risanata, ricapitalizzata e riportata a livelli di redditività che la rendono nuovamente contendibile.

Ma il vero cambiamento non riguarda soltanto i conti economici. Ciò che rende oggi Mps particolarmente appetibile è la sua collocazione strategica nel sistema finanziario. Con l’integrazione prevista di Mediobanca, Mps non rappresenta più soltanto una rete bancaria tradizionale. Diventa una piattaforma capace di offrire accesso a segmenti ad elevato valore aggiunto quali l’investment banking, il wealth management e, indirettamente, gli equilibri azionari che ruotano attorno a Generali”.

Dietro questa operazione vede soprattutto una logica industriale o una partita di potere tra i grandi gruppi della finanza italiana?

“La risposta più plausibile è che le due dimensioni siano inseparabili. La logica industriale esiste ed è concreta. Le sinergie dichiarate da Intesa riguardano l’integrazione delle reti distributive, le economie di scala, la razionalizzazione tecnologica, il rafforzamento nel risparmio gestito e l’espansione nelle attività di corporate e investment banking.

Tuttavia sarebbe ingenuo ritenere che l’operazione si esaurisca in una semplice valutazione industriale. Quando una transazione coinvolge soggetti come Mediobanca, Generali, Delfin, Caltagirone, Unipol e lo stesso Ministero dell’Economia, il tema della governance e degli equilibri di potere diventa inevitabilmente centrale”.

Se l’operazione andasse in porto, chi sarebbe il vero vincitore: Intesa, Unipol, il governo o gli azionisti di Mps?

“A oggi il candidato più credibile a rivestire il ruolo di principale vincitore strategico è Intesa Sanpaolo. Se l’operazione dovesse essere completata secondo l’impianto attualmente delineato, Intesa rafforzerebbe ulteriormente la propria posizione nel mercato italiano e aumenterebbe il proprio peso competitivo a livello europeo. Anche Unipol potrebbe emergere tra i principali beneficiari dell’operazione. Il governo potrebbe rivendicare un risultato politico di rilievo.

Quanto agli azionisti di Mps, il giudizio richiede maggiore prudenza. L’offerta incorpora un premio rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio, ma il beneficio effettivo dipenderà dall’evoluzione dell’operazione e dalle condizioni definitive con cui verrà eventualmente realizzata. Per questo motivo non è ancora possibile individuare con certezza il vincitore finale della partita. Attendiamo gli sviluppi prima di formulare valutazioni definitive”.

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Bpm-Mps, questo matrimonio non s’ha da fare? Tutti i nodi. E Intesa prepara la controffensiva su Siena. Il dietro le quinte

7 June 2026 at 19:15

Domenica 7 giugno 2026: una data da segnare sul calendario che riaccende i riflettori sul risiko bancario italiano. Non è il caldo, già rovente, ad aver terremotato la City milanese, ma una proposta di nozze inattesa: Banco Bpm ha rotto gli indugi e ha proposto ufficialmente a Monte dei Paschi di Siena l’avvio di un confronto finalizzato a una possibile aggregazione. Se l’operazione dovesse andare in porto, nascerebbe un gruppo da circa 50 miliardi di euro di capitalizzazione, con utili a regime stimati intorno ai 6 miliardi e il ruolo di secondo polo bancario nazionale alle spalle di Intesa Sanpaolo.

Un matrimonio che, per quanto sorprendente nei tempi e nelle modalità, si inserisce in uno scenario che Affaritaliani aveva già analizzato qui. L’ipotesi di una unione tra Banco Bpm e Mps, del resto, non è mai stata considerata del tutto remota negli ambienti finanziari. Secondo quanto ricostruito, il progetto avrebbe potuto vedere Giuseppe Castagna alla guida operativa del nuovo gruppo e Luigi Lovaglio alla presidenza.

Dal governo, per il momento, non sono arrivate prese di posizione ufficiali. Eppure Affaritaliani aveva già evidenziato il rapporto di stima e dialogo tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e Jerome Grivet, vice amministratore delegato di Crédit Agricole. Elemento che torna oggi d’attualità anche alla luce del diverso atteggiamento adottato nei confronti delle principali operazioni di mercato: da una parte la decisione di esercitare il golden power sull’opas di Unicredit su Banco Bpm. E dall’altra l’assenza di ostacoli alla crescita di Crédit Agricole nel capitale di Piazza Meda, fino al 29,9%, il limite oltre il quale è necessario lanciare un’opa totalitaria sulle azioni della banca.

Ma non è tutto. L’ipotesi di fusione tra Bpm e Mps riporta al centro del dibattito due questioni strategiche che Affaritaliani aveva già sollevato. La prima riguarda Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, e gli effetti del riassetto interno della cassaforte di famiglia. La seconda riguarda proprio Crédit Agricole. In caso di aggregazione, il gruppo francese si ritroverebbe con una quota stimata intorno al 12,5% del nuovo polo bancario che- se decide di conservare- potrà ottenere potere decisionale.

Insomma, tra gli analisti (e non solo) la temperatura è salita nel giro di poche ore e nessuno si sente di escludere ulteriori colpi di scena. Circolano già indiscrezioni su possibili riflessioni in corso anche ai vertici di Intesa Sanpaolo: un cda sarebbe atteso per la serata e all’ordine del giorno della riunione della banca guidata da Carlo Messina ci sarebbe il varo di un’operazione congiunta con Unipol e Bper su Mps per contrastare la proposta di aggregazione. Bocche cucite, per ora, da parte di Intesa. Il fischio finale, però, è ancora lontano: la partita è appena entrata nel vivo.

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Nagel advisor dell’operazione Intesa-Bper-Mps: il retroscena

7 June 2026 at 19:15

Il principesco matrimonio di Manfredi Lefebvre, che ha usato una nave con 500 ospiti selezionatissimi per raggiungere Malta, non è stato solo un momento di costume, ma anche e soprattutto un’occasione di business. Secondo quanto può riferire Affaritaliani, infatti, sulla nave tra i tanti presenti c’erano anche Carlo Cimbri, presidente plenipotenziario di Unipol (primo azionista di Bper) e Alberto Nagel.

I due sono stati visti parlare fitto fitto, anche di fronte agli sguardi di Francesco Gaetano Caltagirone. Gelido il saluto tra l’Ingegnere e l’ex ceo di Mediobanca. Ma intanto, i due top manager si sono parlati e hanno capito che l’unico ostacolo al matrimonio tra Siena e BancoBpm era rappresentato dai francesi di Crédit Agricole. In caso di fusione tra le due banche, avrebbero avuto una quota del 12,5% di una creatura che, a sua volta, aveva in pancia il 13% di Generali.

La cassaforte dei risparmi italiani, che già aveva provato a parlare francese con l’operazione Natixis, stoppata dal governo, mai sarebbe potuta finire sotto il controllo transalpino. Con buona pace del ministro Giancarlo Giorgetti che già sognava il duo Lovaglio.Castagna, con il primo presidente e il secondo amministratore delegato della nuova corazzata da 50 miliardi di capitalizzazione. Ora la palla è a centrocampo, si riparte da zero. Ma certo che – mai come ora – serve saper navigare tutti i tipi di mare

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Mps, Mussari e Vigni dovranno essere risarciti

6 June 2026 at 08:57

Mps perde in Tribunale, Mussari e Vigni dovranno essere risarciti

Ci sono storie che finiscono con una sentenza. E poi c’è la storia di Monte dei Paschi di Siena, che da oltre un decennio continua ad aggiungere capitoli a una vicenda che ormai assomiglia più a una serie tv infinita che a una normale controversia giudiziaria e finanziaria.

L’ultima puntata la racconta Milano Finanza: Mps ha perso la causa civile con cui chiedeva un risarcimento danni agli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni e, come se non bastasse, dovrà anche pagare le spese legali. Un esito che arriva dopo che le assoluzioni degli ex manager sono diventate definitive con la pronuncia della Cassazione del 2023, che ha confermato il ribaltamento della sentenza di primo grado deciso dalla Corte d’Appello di Milano.

La domanda, a questo punto, è semplice: chi ha vinto davvero? Perché, se si osserva la vicenda nel suo complesso, la sensazione è quella di un gigantesco cortocircuito. Per anni l’opinione pubblica italiana ha identificato Mussari e Vigni come i simboli del disastro Mps, della sciagurata acquisizione di Antonveneta e delle operazioni Alexandria e Santorini. Nel 2019 erano arrivate pesanti condanne in primo grado. Poi il ribaltone in appello. Infine la Cassazione che ha reso definitive le assoluzioni.

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Ora arriva un altro tassello: la banca che aveva promosso l’azione di responsabilità si ritrova non solo senza risarcimento ma anche con il conto delle spese da saldare. Siamo davanti a uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia. Perché mentre negli anni si sono succeduti governi, amministratori delegati, aumenti di capitale miliardari e interventi pubblici, il processo mediatico aveva già emesso la sua sentenza molto tempo prima. Quella giudiziaria, invece, ha raccontato una storia diversa.

Naturalmente questo non cancella il fatto che Antonveneta resti una delle operazioni più disastrose della storia bancaria italiana. Né elimina le responsabilità manageriali e strategiche che portarono Montepaschi sull’orlo del baratro. Ma una cosa sono gli errori industriali, altra cosa sono le responsabilità penali e civili accertate in tribunale.

Ed è proprio qui che emerge il paradosso. Dopo tredici anni di battaglie, ricorsi, assoluzioni e azioni risarcitorie, il risultato finale sembra quello di un gigantesco gioco dell’oca. Si torna quasi al punto di partenza, con la differenza che nel frattempo la banca è stata salvata dai contribuenti, ha cambiato pelle, è tornata a distribuire dividendi e oggi è addirittura protagonista della partita per il riassetto del sistema bancario italiano.

La vicenda assume così contorni quasi grotteschi. Mps fa causa agli ex vertici. Gli ex vertici vengono assolti. La banca perde la causa. E nel frattempo gli stessi Mussari e Vigni hanno avviato iniziative per ottenere risarcimenti e rimborsi delle spese sostenute durante gli anni delle inchieste.

Sembra la trama di un romanzo di Kafka ambientato tra Piazza Salimbeni e il Palazzo di Giustizia. Forse la vera lezione è un’altra. Quando una vicenda finanziaria diventa anche una battaglia politica, mediatica e simbolica, il rischio è che la ricerca dei colpevoli finisca per durare più della ricerca delle soluzioni. E Mps, da questo punto di vista, rappresenta probabilmente il caso più emblematico dell’Italia degli ultimi vent’anni.

L’ennesima pagina di una storia surreale, appunto. Con una sola certezza: chi pensava che il capitolo Mussari-Vigni fosse definitivamente chiuso, ancora una volta, dovrà ricredersi.

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Unicredit-Commerz: è il mercato, bellezza. E su Generali…

3 June 2026 at 09:15

Non dovrà essere facile per l’ossuto cancelliere Merz accettare quello che sta succedendo in queste ore sul suolo teutonico: Unicredit, il nemico additato come predatore, sta salendo oltre il 50% di Commerzbank e ormai la valanga sembrerebbe essere partita senza possibilità che si fermi. Un bene? Un male? Si vedrà. Quello che sicuramente andava evitato a ogni costo era l’ennesima intromissione di uno Stato europeo in una dinamica tipicamente di mercato. Missione compiuta, per ora. Unicredit ormai è lanciatissima, vale oltre 110 miliardi di euro in Borsa (quintuplicato il valore durante la gestione di Andrea Orcel).

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Bene, e ora? Naturale pensare che l’aggregazione con Commerzbank debba rappresentare una bella stelletta da apporre sul petto di un banchiere che però, se vuole presentarsi all’assemblea del prossimo anno da trionfatore, deve trovare un’altra sponda. Che ha le sembianze di un leone alato. L’abbiamo già scritto nei giorni scorsi e torniamo a farlo: la scelta di LMDV di comprare le quote dei due fratelli ricorrendo a un finanziamento da 11 miliardi dando in pegno tutta l’argenteria di casa difficilmente manterrà lo status quo.

Gli almeno 400 milioni di euro all’anno solo di interessi rappresentano un bell’ostacolo da superare e non è da escludere che a un certo punto si decida di trovare una soluzione che accontenti tutti. Sapendo che Francesco Milleri, il grande architetto della stagione delle partecipazioni di Delfin, potrebbe anche decidere di lasciare una volta risolta la querelle sull’eredità e sulla sua fetta (dal controvalore di quasi 400 milioni). E per la holding della famiglia Del Vecchio potrebbe aprirsi una nuova stagione, in cui Generali e Mediobanca, ma anche Siena e Bpm, non sarebbero più così tanto strategiche.

E allora, se la fusione tra Unicredit e Banco Bpm è ormai definitivamente saltata, se perfino Giancarlo Giorgetti ormai spinge – grazie ai buoni uffici con i francesi di Crédit Agricole – per la creazione di un terzo polo di Piazza Meda con Mps, allora sembra naturale che Unicredit guardi a un’operazione con Generali ancora tutta da strutturare. Piazza Gae Aulenti ha la dimensione per poter immaginare perfino un’integrazione con il Leone alato. Ma certo, è tutto da vedere e tutto da costruire.

Chiosa finale su Siena. In questi giorni dovrebbe risolversi l’anomalia di un consiglio di amministrazione monco senza due consiglieri di “minoranza”. Una volta integrati i due nomi, si partirà poi con l’operazione di integrazione e delisting di Mediobanca. Altro tassello della partita di Luigi Lovaglio, con le incognite dell’inchiesta di Milano e delle crescenti tensioni con Francesco Gaetano Caltagirone il quale è ormai in rotta di collisione con il banchiere lucano. Ma non è persona da accettare di essere contraddetto o sconfitto. Si vedrà nei prossimi mesi.

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