La guerra de opas que sacude a la banca italiana desde hace un par de años ha entrado en una nueva fase. La irrupción de Intesa Sanpaolo, el mayor banco del país, en la pugna por Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha abierto un nuevo capítulo en la batalla por el control del sistema financiero italiano. La entidad ha lanzado una oferta pública de adquisición valorada en 30.600 millones de euros apenas un día después de que Banco BPM propusiera fusionarse con el histórico banco toscano para crear el segundo mayor grupo bancario del país. Se trata de un movimiento que amenaza con redefinir el mapa financiero italiano y alterar los equilibrios de poder construidos en los últimos años.
Il settore genera un fatturato di 3,1 mld e attiva 8,9 mila posti di lavoro
Un’edizione profondamente rinnovata, con un nuovo format itinerante per valorizzare i distretti italiani dell’aerospazio: è stata presentata questa mattina a Roma, presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy durante la conferenza stampa “Spazio, eccellenza del Made in Italy”, la nuova edizione degli Stati Generali della Space Economy 2026, iniziativa promossa dall’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy (IPSE) e organizzata da Inrete – Relazioni Istituzionali e Comunicazione.
La manifestazione si presenta quest’anno con un format completamente nuovo e rivisitato. Questa evoluzione strutturale nasce come risposta diretta alla straordinaria crescita del comparto aerospaziale nazionale e al crescente interesse strategico ed economico verso questo segmento, che gli Stati Generali stanno promuovendo con successo ormai da due anni. Dal 2021 al 2024 il fatturato della filiera è cresciuto passando da 1,9 a 3,1 Miliardi con incremento anche degli addetti al settore che sono cresciuti da 5,9 mila a 8,9mila. Per la prima volta, la rassegna adotterà una formula totalmente itinerante: una scelta strategica volta a valorizzare capillarmente tutti i distretti tecnologici, le filiere industriali e i singoli territori d’eccellenza che compongono il comparto spaziale sul territorio nazionale.
«Con Spazio Italia 2.0 vogliamo costruire il più ampio momento di confronto mai realizzato nel nostro Paese sull’economia dello spazio. Il percorso si articolerà in venti sessioni: diciotto sessioni tematiche realizzate in collaborazione con i distretti aerospaziali nelle sedici regioni italiane che li ospitano, una dedicata ai giovani e una Sessione Plenaria conclusiva a Milano. Un confronto che coinvolgerà istituzioni, industria, associazioni di categoria, università, mondo della ricerca e della finanza, con l’obiettivo di mettere a sistema competenze, investimenti e visione strategica.
Gli Stati Generali prenderanno il via il 15 giugno a Potenza, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Rocco Petrone, figlio della Basilicata e protagonista di una delle pagine più straordinarie della storia dell’umanità. Petrone fu infatti tra i principali artefici della missione Apollo 11 che portò l’uomo sulla Luna. Un simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo e del contributo che il nostro Paese ha saputo offrire alla conquista dello spazio.
Gli Stati Generali della Space Economy sono promossi dall’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy, che riunisce cinquanta parlamentari tra deputati e senatori appartenenti ai principali gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. Un segnale importante di come la Space Economy sia oggi considerata una delle più grandi opportunità di crescita economica, industriale e tecnologica per l’Italia.
Accanto ai tavoli di lavoro dedicati agli operatori del settore abbiamo voluto riservare un’attenzione particolare alle nuove generazioni attraverso il programma “Spazio ai Giovani” e lo Space Economy Hackathon Italia, perché il futuro dello spazio dipenderà dalla nostra capacità di formare oggi le competenze che guideranno il Paese domani.
I risultati delle sessioni confluiranno nella Sessione Plenaria finale di Milano e nello Smart Space Pact, uno strumento innovativo che consentirà di trasformare proposte e impegni condivisi in obiettivi concreti, misurabili e verificabili nel tempo. In un tempo in cui molti si interrogano su quali professioni sopravviveranno alla rivoluzione tecnologica in atto, noi stiamo contribuendo a costruire oggi le professioni del futuro”
“Lo spazio è un settore che oggi unisce l’Italia e proietta la sua industria e la sua economia nel futuro. Venti eventi in sedici regioni, dal Nord al Sud, promossi da un Intergruppo parlamentare che riunisce maggioranza e opposizione e accompagnati dal Governo con la presenza di quindici ministri e otto tra viceministri e sottosegretari, dimostrano che il Paese ha scelto di fare sistema su una delle frontiere decisive della crescita, della sicurezza e della sovranità tecnologica”, ha dichiarato il Ministro Urso. “Lo spazio non è più soltanto ricerca o esplorazione: è industria, sicurezza, comunicazioni, dati, servizi, difesa, competitività. Chi presidia oggi lo spazio presidia una parte decisiva dell’economia e della sovranità di domani. L’Italia ha scelto di essere tra i Paesi che guidano questa nuova fase”, ha spiegato il Presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla space economy, On. Andrea Mascaretti.
“L’aerospazio può e deve diventare uno dei principali motori di crescita per l’economia del nostro Paese e dell’intero Continente europeo. Investire in questo settore significa rafforzare innovazione, sicurezza, competitività industriale e nuove opportunità per le nostre imprese e per i nostri giovani”, ha dichiarato l’On. Simone Billi, membro dell’ IPSE.
Il programma è stato presentato alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali, sen. Adolfo Urso, del presidente dell’Intergruppo, on. Andrea Mascaretti e degli Onorevoli Alessia Ambrosi, Simone Billi, Beatriz Colombo Gianmauro Dell’Olio e Daniela Dondi.
Sono stati illustrati i pilastri della nuova rassegna le sessioni tematiche si terranno in tutte le Regioni dove è presente un Distretto aerospaziale per valorizzarne le specificità e favorire un confronto tra istituzioni nazionali e locali, aziende, associazioni, università, enti di ricerca, e sistema finanziario. La Sessione Plenaria, prevista a Milano, rappresenterà il momento di sintesi del percorso e porterà alla definizione dello Smart Space Pact, un documento programmatico digitale che tradurrà gli impegni condivisi in una vera e propria agenda operativa nazionale, dinamica e misurabile.
Fa un certo effetto leggere della proposta di acquisizione del Monte dei paschi di Siena da parte di una cordata formata da Intesa e Unipol, dopo tutto quello che gli allora manager di Unipol passarono, esattamente vent’anni fa, per avere solo osato pensare di scalare una banca (la Bnl).
Per certi aspetti, considerando la posizione assunta allora da Mps, il suo ruolo nella guerra finanziaria che si combatté attorno a quella e ad altre operazioni più o meno collegate, e tutto quello che capitò dopo, con l’acquisto dell’Antonveneta e le sue conseguenze sui bilanci di Mps, il risultato somiglia a una grande rivincita, o anche a una nemesi, a seconda dei punti di vista. E lo stesso si potrebbe dire dei vertici dei Democratici di sinistra, perché il Partito democratico non c’era ancora, e anche per questo – per riequilibrare con le cattive i rapporti di forza in vista della fusione Ds-Margherita – Francesco Rutelli e tutto il suo partito appoggiarono senza riserve la violentissima campagna di stampa che sulla scorta di virulente iniziative giudiziarie mise alla gogna la sinistra, ponendo le basi della non-vittoria elettorale del 2006 (la prima di una lunga serie).
Molte cose ci sarebbero da dire, ripensando a tanti indignati editoriali di allora, ai dirigenti di un partito di opposizione messi sotto processo per il reato di «tifo», per avere espresso simpatia per il movimento cooperativo e per la possibilità che acquisisse una banca. Tanto più se si confronta quella sfilza di invettive con il silenzio che ha accompagnato le spericolate manovre finanziarie della destra di oggi, direttamente dal ministero dell’Economia.
Potrei andare avanti così per ore, solo con l’elenco delle cose che ci sarebbero da dire, ma se non le dicono i dirigenti della sinistra, se nemmeno loro si azzardano a dire mezza parola su tutto questo, è possibile che debba sempre far tutto io?
Giuseppe Castagna non vuole fare la fine del topo, stretto com’è tra l’iperattivismo di Andrea Orcel e le insidie del gruppo Unipol. E così nel bel mezzo di una domenica d’estate, l’amministratore delegato della Bpm ha rotto gli indugi su Siena proponendosi per il matrimonio bancario dell’anno. Tra pari. E lo ha fatto sapere a tutti, senza attendere neanche un beh dalla controparte.
Il Banco Bpm, fa infatti sapere una nota dell’istituto milanese diramata all’ora di pranzo di domenica 7 giugno, ha proposto al Monte dei Paschi di Siena “di discutere e concordare un’operazione di aggregazione”. L’operazione, spiegano dall’istituto, è finalizzata “alla creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni”. E l’aggettivo nazionale non è casuale per il nuovo gruppo che sarebbe comunque terzo per capitalizzazione di mercato dietro a Unicredit e Intesa. L’aggregazione verrebbe attuata nelle modalità tipiche dei “cosiddetti merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture”.
Cose molto complesse e delicate, insomma, che nei rari casi in cui si sono verificate, sono state rese note solo a trattativa conclusa tra le parti. Invece l’irrituale nota di Milano fa tempestivamente sapere che il cda dell’istituto caro alla Lega del ministro Giorgetti ha deliberato all’unanimità di inviare a Siena una comunicazione sul proprio interesse ad “avviare un dialogo”, per discutere appunto di “una potenziale operazione di aggregazione concordata tra i due istituti”. L’operazione, spiega ancora la nota, si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in maniera efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo gruppo che avrebbe una potenziale capitalizzazione di Borsa superiore ai 50 miliardi di euro.
E a proposito di Mediobanca, Bpm tiene a precisare che uno dei pilastri del matrimonio sarà la partecipazione in Generali che Mps ha rilevato insieme alla banca d’affari di Enrico Cuccia, facendone il primo azionista della cassaforte d’Italia. Nella nota si sottolineano infatti gli “ulteriori benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A. (“Generali”), la cui decisiva rilevanza consentirebbe di ampliare il perimetro delle opzioni strategiche a disposizione del Gruppo, nell’interesse degli azionisti di tutte le entità e dei rispettivi stakeholders”. Complessivamente, calcolano dalla Popolare di Milano, le nozze avrebbero un “significativo potenziale sinergico a regime superiore a Euro 1,1 miliardi al lordo delle imposte”, con una potenziale generazione di utile netto a regime di circa 6 miliardi di euro, una crescita degli utili per azione a doppia cifra e una creazione di valore di almeno 5,5 miliardi di euro.
“Nessun commento da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena in attesa che si riunisca il consiglio di amministrazione della banca”, in calendario per lunedì 8, fanno sapere dall’istituto milanese dopo che nei giorni scorsi l’amministratore delegato Luigi Lovaglio aveva risposto a chi gli chiedeva notizie sulle nozze che “siamo focalizzati sull’integrazione” con Mediobanca. Ancor prima il grande socio di Mps, Francesco Gaetano Caltagirone, aveva esternato tramite il Corriere della Sera, il suo disappunto per un ipotetico matrimonio tra Siena e Milano, con velati ma chiari riferimenti agli appoggi politici del Banco. “Temo che il risultato della recente assemblea (di Mps, ndr) favorisca da un lato la fusione di Mps in Bpm distruggendo qualcosa che da cinque secoli esiste a Siena, e dall’altro che ci possa essere un nuovo assalto al risparmio italiano. Ho la percezione che esistano forti istanze perché in un’eventuale fusione tra Bpm e Mps sia Bpm a incorporare Mps e non viceversa, con l’effetto di spostare la sede a Milano e disperdere sia l’indotto sia quel tesoro di professionalità che si è accumulato negli anni nella più antica banca del mondo”, aveva detto. E così oggi Milano prova a sua volta a mandare messaggi rassicuranti sulla parità territoriale oltre che di governo societario.
Poi però c’è la questione del socio francese primo azionista di Bpm, il Credit Agricole, che un anno fa il governo ha favorito nella scalata alla ex popolare milanese pur di tenere Unicredit fuori dalla partita. “No comment”, fanno sapere ora da oltralpe anche se i rappresentanti del gruppo francese nel consiglio del Banco hanno sostenuto la decisione di avviare un dialogo con il Monte, contribuendo all’”unanimità” con cui è passata la delibera. Da non trascurare il riassetto in corso in casa Del Vecchio, primi azionisti di Mps e secondi delle Generali, ma anche legati a doppio filo con Unicredit e l’Agricole, banche capofila del prestito di 11 miliardi che consentirà a Leonardo Maria Del Vecchio di prendere in mano le redini del gruppo. A che prezzo, ancora, non si sa. E proprio Unicredit, come Intesa Sanpaolo e pure il governo, sono gli osservatori più interessati della partita che li riguarda da vicino.
Non dovrà essere facile per l’ossuto cancelliere Merz accettare quello che sta succedendo in queste ore sul suolo teutonico: Unicredit, il nemico additato come predatore, sta salendo oltre il 50% di Commerzbank e ormai la valanga sembrerebbe essere partita senza possibilità che si fermi. Un bene? Un male? Si vedrà. Quello che sicuramente andava evitato a ogni costo era l’ennesima intromissione di uno Stato europeo in una dinamica tipicamente di mercato. Missione compiuta, per ora. Unicredit ormai è lanciatissima, vale oltre 110 miliardi di euro in Borsa (quintuplicato il valore durante la gestione di Andrea Orcel).
Bene, e ora? Naturale pensare che l’aggregazione con Commerzbank debba rappresentare una bella stelletta da apporre sul petto di un banchiere che però, se vuole presentarsi all’assemblea del prossimo anno da trionfatore, deve trovare un’altra sponda. Che ha le sembianze di un leone alato. L’abbiamo già scritto nei giorni scorsi e torniamo a farlo: la scelta di LMDV di comprare le quote dei due fratelli ricorrendo a un finanziamento da 11 miliardi dando in pegno tutta l’argenteria di casa difficilmente manterrà lo status quo.
Gli almeno 400 milioni di euro all’anno solo di interessi rappresentano un bell’ostacolo da superare e non è da escludere che a un certo punto si decida di trovare una soluzione che accontenti tutti. Sapendo che Francesco Milleri, il grande architetto della stagione delle partecipazioni di Delfin, potrebbe anche decidere di lasciare una volta risolta la querelle sull’eredità e sulla sua fetta (dal controvalore di quasi 400 milioni). E per la holding della famiglia Del Vecchio potrebbe aprirsi una nuova stagione, in cui Generali e Mediobanca, ma anche Siena e Bpm, non sarebbero più così tanto strategiche.
Chiosa finale su Siena. In questi giorni dovrebbe risolversi l’anomalia di un consiglio di amministrazione monco senza due consiglieri di “minoranza”. Una volta integrati i due nomi, si partirà poi con l’operazione di integrazione e delisting di Mediobanca. Altro tassello della partita di Luigi Lovaglio, con le incognite dell’inchiesta di Milano e delle crescenti tensioni con Francesco Gaetano Caltagirone il quale è ormai in rotta di collisione con il banchiere lucano. Ma non è persona da accettare di essere contraddetto o sconfitto. Si vedrà nei prossimi mesi.