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Fondali, cavi e gasdotti: il modello Italia contro la guerra ibrida sottomarina

Al 23esimo forum internazionale “Shangri-La” dell'Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS) a Singapore, tenutosi tra il 29 e il 31 maggio, è stato presentato il documento “Guiding Principles for Underwater Infrastructure Defence Exchanges” (Guide) approvato da 17 Paesi con interessi comuni nella sicurezza delle infrastrutture sottomarine critiche che rappresenta un accordo su principi condivisi e potenziali aree di collaborazione tra gli enti di difesa per rafforzarne la sicurezza.

Il documento è stato sottoscritto da Australia, Brunei, Estonia, Finlandia, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Malesia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Filippine, Qatar, Singapore, Svezia, Thailandia e Regno Unito. Il Ministero della Difesa di Singapore ha sottolineato in una nota come “la natura interregionale del documento Guide riflette la volontà dei paesi di collaborare su sfide di sicurezza comuni che trascendono le aree geografiche. Il documento è un esempio di come la geografia non rappresenti una barriera e di come i paesi possano collaborare in gruppi flessibili e tematici per definire regole e norme in ambiti emergenti”. Il ministro della Difesa di Singapore ha aggiunto che “oggi, le vie navigabili non sono solo vie di comunicazione per i nostri scambi commerciali, ma sotto la superficie dell'acqua si trovano anche infrastrutture sottomarine cruciali che collegano la nostra rete energetica e quella delle telecomunicazioni”.

Contrasto alla guerra ibrida sottomarina

Com'è noto, le infrastrutture sottomarine come cavi di comunicazione e linee di trasporto di idrocarburi, sono fondamentali per la sicurezza di un Paese e sono esposte a minacce crescenti di interruzioni casuali o deliberate nel contesto delle azioni nella “zona grigia dei conflitti”.

Il taglio di cavi sottomarini di comunicazione è diventato più frequente in alcune zone del globo, provocando disagi che possono diventare dirompenti qualora queste troncature dovessero diventare sistematiche e concomitanti. La protezione delle infrastrutture sottomarine – comprese quelle per l'estrazione di idrocarburi – diventa quindi fondamentale in un mondo sempre più soggetto a questo tipo di minaccia di difficile attribuzione.

Il documento Guide ha fissato alcuni punti molto importanti di azione per la protezione delle infrastrutture sottomarine: l'importanza del coordinamento e della cooperazione tra le diverse parti interessate come i governi e le autorità nazionali competenti degli Stati costieri e degli Stati utilizzatori dei cavi; l'industria privata, come gli operatori di cavi e condotte sottomarine, le parti interessate del settore marittimo; nonché organizzazioni internazionali e non governative come le Nazioni Unite.

Si è certificata anche l'importanza del dialogo col mondo accademico e degli esperti di settore, nonché l'integrazione civile-militare per sviluppare e operare sistemi di controllo e difesa, sempre nel rispetto delle specifiche strutture nazionali e della divisione delle responsabilità all'interno di ciascun Paese, con le autorità civili e gli operatori privati che hanno la responsabilità primaria della progettazione, regolamentazione, costruzione e riparazione delle infrastrutture. Guide ha anche stabilito l’avvio, tra i Paesi aderenti, di un dialogo strutturato e di scambi di esperienze e soluzioni.

L’ispirazione arriva dall’Italia

In buona sostanza, l'accordo ha ripreso l'architettura italiana per lo sviluppo e difesa delle infrastrutture sottomarine che vede nel Polo Nazionale della dimensione Subacquea (Pns) il suo centro principale.

Il nostro Paese, con la legge 9/2026, ha stabilito il contesto giuridico/operativo per inaugurare una robusta architettura interagenzia, alle dipendenze della presidenza del Consiglio, incentrata sulla nascente Agenzia per la sicurezza subacquea (Asas) e sul Pns, che è attivo a La Spezia dal 2023. Questa architettura ha sostanzialmente fornito ispirazione per molti dei principi del Guide: l’Asas, ad esempio, è incaricata di “promuove accordi internazionali… con istituzioni, enti e organismi di altri Paesi”.

Anche l'attenzione data alla cooperazione tra mondo militare, dell'industria e dell'accademia indicata nel Guide è uno dei principi cardine del modus operandi del Pns, dove i tre ambienti nazionali lavorano a stretto contatto. Il Polo è quindi un incubatore di idee, in grado di aggregare e capitalizzare le competenze del mondo accademico, della ricerca e industriale, con un impianto da hub strategico per sviluppare mezzi e competenze per esplorare, conoscere, difendere e valorizzare il mondo subacqueo in modo sostenibile e consapevole.

Per capire quanto il modello italiano sia stato preso a ispirazione, nelle linee guida del Guide si può leggere la volontà di “condividere le migliori pratiche e le conoscenze tecniche attraverso l'organizzazione di scambi di esperti in materia di sicurezza delle informazioni delle infrastrutture sottomarine strategiche tra gli Stati e con le agenzie civili, ad esempio tramite workshop, nonché integrando elementi sulla sicurezza delle informazioni nelle attività multilaterali”. L'enfasi è stata data soprattutto alla cooperazione internazionale, per varare una rete sovranazionale di esperti di settore che possa scambiare punti di contatto e condividere informazioni al fine di facilitare gli impegni intraregionali e migliorare la potenziale risposta a incidenti e crisi relative alla sicurezza delle infrastrutture, qualora se ne presentasse la necessità.

Questo nuovo partenariato internazionale, potenzialmente, amplierà il raggio d'azione “accademico” del Pns tramite gli scambi coi Paesi firmatari, e permetterà anche alla Marina Militare italiana di lavorare a più stretto contatto con quelle dei Paesi sottoscrittori nell'ambito underwater, facendo tesoro delle esperienze maturate ma soprattutto individuando nuovi scenari operativi e relative criticità, con un occhi attento al futuro della seabed warfare.

U.S. job market is strong, but many Americans still frustrated by prospects and rising prices

With just five months to go before consequential midterm elections in the U.S., Americans have grown increasingly frustrated by rising costs, and it's unclear if the strong job numbers this year will change their gloomy view of the economy.

Graham Platner to hold Maine rally with Rep. Ro Khanna as scandals shake up campaign

Last weekend, his campaign wrestled with stories about sexually explicit messages that Platner sent to several women while he was married. Then on Thursday, The New York Times reported about his relationships with previous girlfriends. Some viewed him positively but others described him as volatile and insulting.

“Accuse false nel libro con Sallusti”: Palamara condannato a risarcire 23mila euro all’ex pg della Cassazione Salvi

6 June 2026 at 15:30

Luca Palamara è stato condannato a risarcire con 23mila euro Giovanni Salvi, ex procuratore generale della Corte di Cassazione, che lo aveva citato in giudizio per alcune affermazioni contenute nel best-seller Il Sistema, scritto con l’attuale direttore di Libero Alessandro Sallusti. Il Tribunale civile di Roma ha giudicato diffamatorio il racconto dell’ex pm – radiato dall’ordine giudiziario in seguito allo scandalo nomine – in merito a un pranzo tra i due avvenuto il 23 giugno 2017, nel periodo in cui Salvi, allora procuratore generale di Roma, aveva presentato per la prima volta la sua candidatura per il vertice dell’ufficio requirente della Suprema Corte, poi ottenuto due anni dopo. In quel momento Palamara era presidente della Quinta Commissione del Consiglio superiore della magistratura, quella che si occupa delle assegnazioni degli incarichi direttivi. “In giugno – ce n’è traccia sul mio cellulare – vedo Giovanni Salvi, che mi invita su una splendida terrazza di un lussuoso albergo romano nei pressi di corso Vittorio Emanuele”, scrive nel libro. “Un candidato che incontra privatamente il presidente designato della commissione che dovrà giudicarlo?”, lo imbecca Sallusti. “Se lo fanno un politico su una nomina pubblica o un imprenditore su un appalto finiscono diritti sotto inchiesta, se lo fa un magistrato nulla da dire”, risponde l’ex magistrato. E ancora: “Nel momento stesso in cui uno si raccomanda per una nomina vìola le regole del gioco, ammette che i curricula e l’oggettività del giudizio non sono l’unico criterio possibile e accettabile. (…) Quando il procuratore Giovanni Salvi si apparecchiò con me su una terrazza romana per diventare procuratore generale della Corte di Cassazione, cosa si aspettava? Che ne avrei parlato la sera a cena con mia moglie o che avrei messo in campo tutte le mie relazioni per fargli raggiungere l’obiettivo?”.

Insomma, Palamara sostiene che Salvi lo invitò a pranzo per “autoraccomandarsi” per la nomina a pg. Una ricostruzione che la sentenza – depositata il 4 giugno – definisce falsa e diffamatoria sotto più aspetti: in primo luogo, scrive il giudice Francesco Rossini, dallo scambio di messaggi tra i due “non è possibile determinare con ragionevole certezza da chi sia partito l’invito per l’incontro conviviale oggetto della contestazione”. Ma “da ritenersi falsa” è soprattutto “la circostanza riferita dal dottor Palamara sul contenuto dell’incontro”: l’ex ras delle nomine, infatti, non ha “prodotto né registrazioni, né documenti, né articolato prove testimoniali che dimostrino la verità delle dichiarazioni rese nel libro”. L’ex pg della Cassazione, invece, ha fornito una versione diversa, spiegando che l’oggetto dell’incontro era la comunicazione della Prefettura di Roma di non voler rinnovare la scorta a Palamara: per il rinnovo della tutela era necessario il parere del procuratore generale della Capitale, ruolo in quel momento ricoperto dallo stesso Salvi. Una ricostruzione, riconosce il giudice, “supportata dalla documentazione acquisita agli atti” e in particolare da cinque sms scambiati tra i due. Secondo il Tribunale, “il tenore complessivo” del libro-intervista “induce il lettore alla constatazione per cui anche il dottor Salvi faceva parte delsistema” descritto dal Palamara”, attraverso affermazioni che “sviliscono l’onorabilità” dell’ex alto magistrato con “modalità espositive suggestive”.

Palamara ha commentato la decisione con una nota, rivendicando il fatto che il Tribunale abbia “escluso la sussistenza di qualsiasi profilo diffamatorio” rispetto ad altri passaggi del libro oggetto della causa, in cui si faceva riferimento a Salvi relativamente alla sua nomina a pg di Catania e poi di Roma. “In particolare, sulla vicenda della Procura generale di Roma, il Tribunale ha riconosciuto che la descrizione delle dinamiche correntizie e del confronto interno al Csm sulle nomine degli incarichi direttivi rientrava nel legittimo racconto di fatti di interesse pubblico, escludendo che tale ricostruzione potesse integrare una lesione della reputazione personale di Salvi”, afferma l’ex presidente dell’Associazione magistrati. Sulla vicenda del pranzo per la nomina in Cassazione, lamenta invece, “il giudizio si è formato senza che fosse ammessa la prova testimoniale richiesta dalla mia difesa, che avrebbe consentito di dimostrare la veridicità della ricostruzione contenuta nel libro e il contesto nel quale si svolse l’incontro richiamato. Lo stesso Tribunale dà atto che la richiesta istruttoria è stata rigettata (per irrilevanza in quanto volta a “a provare fatti diversi rispetto a quanto controverso”, ndr). Per questa ragione”, conclude Palamara, “ho già conferito mandato ai miei legali di proporre appello dinanzi alla Corte d’Appello di Roma, affinché possa essere svolto un pieno accertamento dei fatti e possano essere valutati tutti gli elementi di prova”.

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Responsabilità dei magistrati, Fi insiste per una legge: “Per noi è irrinunciabile”. Ma Nordio fa muro: “Inutile e insensata”

6 June 2026 at 14:24

“Sosteniamo il sacrosanto diritto del cittadino colpito da malagiustizia a essere risarcito”. Dopo lo scontro con Fratelli d’Italia al vertice di maggioranza di mercoledì, Forza Italia torna a sfidare gli alleati sul tema della responsabilità civile dei magistrati, la bandiera scelta dagli azzurri in tema giustizia per l’ultima parte di legislatura. Nelle scorse settimane, nell’ambito del nuovo corso chiesto da Marina Berlusconi, il capogruppo alla Camera Enrico Costa ha chiesto un provvedimento per ampliare i casi in cui giudici e pm possono essere chiamati a risarcire i danni causati dalle loro decisioni: l’idea è di intervenire sulla norma per cui “non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove“, nonché sulla definizione di “colpa grave” che fonda la responsabilità. Il ministro Carlo Nordio – ispirato da FdI – aveva alzato un muro da subito: “Non è nel programma, né all’ordine del giorno e, per quanto mi riguarda, non lo sarà”, ha tagliato corto. Costa, però, non si arrende e rilancia con una nota congiunta firmata insieme all’omologa al Senato, Stefania Craxi: “Rendere effettiva la responsabilità civile del magistrato significa mettere al centro la persona, i suoi diritti e le sue libertà”, si legge. “La centralità della persona è un principio che appartiene al dna di Forza Italia e della sua azione politica, ed è la chiave con cui va affrontato il tema”.

“A scanso di equivoci”, sottolineano i due capigruppo, “non parliamo di censure alla discrezionalità di giudizio delle toghe, ma di errori gravi per i quali le persone hanno perso libertà, lavoro, risparmi e occasioni professionali e imprenditoriali, hanno avuto la reputazione infangata e subìto il tracollo della propria attività e la disgregazione della famiglia. In 15 anni, soltanto 15 vittime di malagiustizia hanno ottenuto il risarcimento del danno: una all’anno, per colpa di una legge inadeguata. È mai possibile? Nell’identità liberale che ci anima, la priorità è la tutela del cittadino e dei suoi diritti, specialmente se a violarli è lo Stato”, incalzano. I berlusconiani replicano anche al mantra di Nordio – ripetuto ancora sabato in un’intervista a Repubblica – secondo cui i magistrati inadeguati “non vanno colpiti nel portafoglio ma nella carriera“, cioè sul piano disciplinare: “La responsabilità civile non è uno strumento per “colpire” nel portafoglio il magistrato che sbaglia, ma un istituto di tutela di fronte alle ingiustizie. Ecco perché il ballottaggio tra responsabilità civile e responsabilità disciplinare a nostro parere non è appropriato: si tratta di istituti giuridici con natura e finalità diverse. E dev’essere chiaro che per Forza Italia la tutela dei diritti del cittadino è una missione irrinunciabile”.

Non passa nemmeno mezza giornata, però, che il Guardasigilli torna a respingere gli alleati usando la stessa argomentazione: “La responsabilità civile dei magistrati secondo me è un provvedimento inutile, perché colpire il magistrato inetto, inadeguato, indegno, impreparato sul portafoglio non ha nessuna deterrenza e non ha neanche nessuna efficacia sanzionatoria, perché sono e siamo tutti ultra-assicurati”, dice alla festa del Foglio a Venezia. “Io capisco il principio “chi sbaglia paga”, e il nostro referendum era fondato su quello, perché avevamo previsto il sorteggio nella sezione disciplinare (del Csm, ndr) proprio per evitare la giustizia domestica. Bocciato questo, l’idea anche di costituire un tavolo tecnico per discutere la responsabilità civile dei magistrati, a parte che in questa legislatura non avremmo il tempo di portarlo in Parlamento, rischia di essere una specie di surrogato – su cui discuteremo – ma che vedo inutile”, ripete. “Non c’è nessun senso nel sanzionare pecuniariamente un magistrato inadeguato. Va invece sanzionato nella carriera, nella promozione o addirittura nel caso di inadeguatezza assoluta con la rimozione. Cioè, o deve cambiare mestiere o magari deve cambiare ufficio”. Nordio frena anche sulle altre riforme spinte da Forza Italia, quelle della prescrizione e del sequestro degli smartphone, già approvate in un ramo del Parlamento ma ferme rispettivamente al Senato e alla Camera: “Il Parlamento è sovrano e deciderà”, si limita a dire. Ma allo stesso tempo pronuncia parole simili a una resa dopo la sconfitta al referendum costituzionale: “È chiaro che di fronte a una manifestazione di volontà popolare, che può essere interpretata in mille modi – politico, emotivo o altro – però è stata manifestata e va rispettata, il cammino delle riforme è molto più difficile“, ammette.

Forza Italia però non ha intenzione di abbandonare la sua crociata. Sull’ampliamento della responsabilità civile Costa ha battuto sabato anche in un’intervista al Corriere: “È falso che metta a rischio l’indipendenza della magistratura. Autonomia non significa immunità. Anche di fronte a macroscopici errori, il magistrato non è mai chiamato a rispondere”. La legge attuale, sostiene il deputato, “prevede limitazioni che non fanno scattare la responsabilità del magistrato neppure di fronte a enormi ingiustizie. Addirittura, gli errori sulla valutazione del fatto e della prova non sono sindacabili. Questo impedisce al cittadino di far valere il proprio diritto al risarcimento del danno”. Sulla stessa linea il viceministro azzurro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: “Nella riunione di maggioranza abbiamo chiesto un tavolo per discutere della responsabilità civile dei magistrati. È chiaro che non esiste una responsabilità senza sanzioni: un intervento è necessario. Non c’è nessun revanchismo, non c’è voglia di punire nessuno, ma di responsabilizzare tutti. È necessario stabilire delle regole per cui, come per tutti gli altri, i magistrati siano effettivamente chiamati a dare conto degli errori gravi”, ha detto al Quotidiano nazionale.

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Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologie

Le rejet en commission de la proposition de loi autorisant l’exploration et l’exploitation des hydrocarbures en outre-mer provoque une rupture entre les députés guyanais Jean-Victor Castor et Davy Rimane et la gauche française. Les deux élus dénoncent une « bien-pensance » idéologique qui, selon eux, condamne la Guyane à la dépendance économique alors que ses voisins profitent pleinement du boom pétrolier régional.

Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologie
Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologie

Les deux députés guyanais Jean-Victor Castor et Davy Rimane (GDR) ont officialisé jeudi leur rupture avec la gauche française. Ils dénoncent une « bien-pensance » qui a conduit au rejet en commission d’une proposition de loi visant à autoriser l’exploration et l’exploitation des hydrocarbures en outre-mer. Adopté en janvier au Sénat grâce au sénateur macroniste Georges Patient, le texte doit être examiné le 11 juin à l’Assemblée. Mercredi, la commission des affaires économiques l’a vidé de son contenu, sur amendements de LFI et des Écologistes (28 voix contre 18).

Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologie

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Un texte sabordé à 28 contre 18

La scène s'est jouée mercredi en commission des affaires économiques de l'Assemblée nationale : la proposition de loi portée par le sénateur macroniste Georges Patient, visant à lever l'interdiction d'exploration et d'exploitation des hydrocarbures dans les territoires ultramarins, a été vidée de sa substance.

Hydrocarbures en Guyane : Paris décide, Cayenne subit
Niche GDR du 11 juin : la PPL hydrocarbures de Castor rejetée en commission. La gauche hexagonale refuse aux Guyanais le droit de décider de leur développement.
Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologiel'Avant-Garde.fr
Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologie

Adoptée au Sénat en janvier, elle devait passer en séance le 11 juin. Les groupes LFI et Écologistes ont fait adopter les amendements de suppression de son article unique par 28 voix contre 18. Résultat : le texte n'existe plus.

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L’UE confirme la catastrophe : la stagflation s’installe et va faire très mal, par Elise Rochefort
Le grand virage : Bruxelles vient de briser l’espoir d’une reprise sereine en 2026. Valdis Dombrovskis, vice-président de la Commission, confirme officiellement que l’Union européenne entre dans un “choc stagflationniste” majeur. 65% de risque de stagflation en France dans les 6 mois : comment s’y préparer? Par Vincent ClairmontL’économie française
Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologieLe Courrier des StratègesRédaction
Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologie

Les deux députés guyanais Jean-Victor Castor et Davy Rimane (Gauche Démocrate et Républicaine) ont immédiatement tiré les conclusions politiques de ce vote. Dans un communiqué sans ambages, ils ont acté leur « rupture avec la gauche française », dénonçant « une bien-pensance de gauche rejointe par les macronistes » , une coalition de circonstance parfaitement révélatrice des priorités réelles de chaque camp.

La Guyane face au paradoxe pétrolier

Les deux élus mettent en avant une Guyane confrontée à une forte précarité, à un chômage élevé et à une dépendance persistante aux transferts publics. Selon eux, refuser même la possibilité d’explorer les ressources énergétiques locales revient à priver le territoire d’un levier potentiel de développement.

Écologie : Macron invente la planification sans calendrier
Attendues depuis plusieurs mois, et plusieurs fois repoussées par le Président, notamment faute de souffle, les annonces officielles en matière
Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologieLe Courrier des StratègesÉric Verhaeghe
Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologie

Le contraste est d’autant plus frappant que le Guyana, le Suriname et, dans une moindre mesure, le Brésil connaissent depuis plusieurs années un véritable essor économique grâce à la découverte de gigantesques gisements offshore. Le Guyana est devenu l’un des pays à la croissance la plus rapide du monde grâce aux investissements pétroliers menés notamment par ExxonMobil.

Pétrole: la Guyane sacrifiée sur l’autel de l’écologie

Face à cet argument, les organisations écologistes rappellent que les précédentes campagnes d’exploration menées au large de la Guyane n’ont pas permis d’identifier de réserves commercialement exploitables. Le permis détenu par Total, devenu TotalEnergies en 2021, a expiré en juin 2019 sans découverte décisive. PDG, Patrick Pouyanné, avait déclaré : «Il n’y a pas d’hydrocarbures accessibles en Guyane”. Soit. Mais alors pourquoi le Suriname, frontalier, produit-il aujourd'hui à grande échelle ? La géologie ne s'arrête pas aux frontières administratives françaises.

L'argument écologiste mérite d'être soumis à son propre tribunal. La France a abandonné le nucléaire, une énergie pilotable et décarbonée, au profit d'éoliennes dont la filière industrielle est largement étrangère et dont la rentabilité réelle reste un sujet de débat sérieux. Elle subventionne du solaire produit à 80 % en Chine, dans des conditions sociales et environnementales que nul n'ose auditer. Et c'est au nom de cette cohérence-là qu'on refuse à la Guyane le droit d'exploiter ses propres ressources pour sortir de la dépendance aux transferts publics.

Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justice

Condamné à deux ans de prison avec sursis, 75.000 euros d’amende et cinq ans d’inéligibilité, l’ancien député LREM Jean-Jacques Bridey rejoint la longue liste des élus sanctionnés pour détournement de fonds publics. Le motif : 230 000 euros de fonds publics détournés au fil de mandats cumulés. L’affaire illustre une nouvelle fois les dérives d’un système où le contrôle intervient souvent bien après les faits.

Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justice
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justice

Jean-Jacques Bridey, ancien pilier LREM et premier soutien d’Emmanuel Macron en 2016, a été condamné jeudi 4 juin par le tribunal correctionnel de Paris à deux ans de prison avec sursis, 75 000 euros d’amende et cinq ans d’inéligibilité pour détournement de fonds publics et concussion. Le tribunal a ordonné l’exécution provisoire de l’inéligibilité : l’ex-député du Val-de-Marne a immédiatement démissionné de son mandat de conseiller municipal d’opposition à Fresnes. Au total, ce sont près de 230 000 euros de préjudice qui ont été relevés, soit l’équivalent de 3 200 euros par mois prélevés sur la collectivité.

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Des spas, du vin et des vêtements aux frais du contribuable

Élu socialiste puis passé en 2017 dans le sillage macroniste, Jean-Jacques Bridey cumulait les mandats depuis plus de vingt ans. Le tribunal a estimé qu’il lui incombait de connaître les règles élémentaires de rémunération et de frais.

Spa, bouteilles… L’ex-député Bridey condamné pour avoir détourné ses frais de mandat
Jean-Jacques Bridey était notamment poursuivi pour avoir dépensé 145.000 euros supposément en frais de mandat de député pour des séances de spa, des amendes pour des contraventions routières, des bouteilles de vin…
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justice20 MinutesElise Martin
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justice

Or, sur les 145 000 euros déclarés en frais de mandat de député, une partie significative a servi à financer des séances de spa, des bouteilles de vin, des amendes routières et des vêtements féminins.

Menacée d’inéligibilité pour détournement de fonds publics, Marine Le Pen sauve Macron et Barnier…
Y a-t-il un gouvernement des juges en France ? Chacun en tirera les conséquences qu’il voudra, mais enfin, quelques coïncidences
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justiceLe Courrier des StratègesÉric Verhaeghe
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justice

Lors de l’audience du 3 avril, l’intéressé avait invoqué son besoin de « détente » dans les bains bouillonnants ou affirmé que les tenues étaient destinées à sa collaboratrice en représentation. Le tribunal a été clair : « Aucun lien avec l’exercice du mandat parlementaire. »

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Parallèlement, la concussion porte sur le cumul illégal d’indemnités dépassant de plus de 84 000 euros le plafond légal. L’Assemblée nationale doit déjà récupérer les 145 000 euros ; une audience complémentaire le 20 janvier fixera les montants dus à la commune de Fresnes et aux autres parties civiles.

Une affaire de plus dans une série devenue banale

Ce jugement, aussi sévère soit-il sur le papier, intervient après des années de mandats cumulés et illustre une mécanique bien rodée : des élus qui considèrent les fonds publics comme une rente personnelle.

Assistants parlementaires : la justice referme le dossier Mélenchon
La justice française a clôturé, mardi 26 mai 2026, l’instruction ouverte depuis novembre 2018 contre Jean-Luc Mélenchon et La France insoumise pour détournement présumé de fonds publics européens. Aucune mise en examen n’a été prononcée. Seuls deux anciens assistants restent en statut de témoin assisté. LFI célèbre une
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justiceLe Courrier des StratègesLalaina Andriamparany
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justice

L’ancien maire de Fresnes, reconverti en député LREM, incarne cette génération politique qui a prospéré sous les couleurs successives du socialisme puis du macronisme sans jamais vraiment changer de pratiques.

Socialiste hier, marcheur demain, il fut de ceux qui permirent à Emmanuel Macron de se draper dans une respectabilité de gauche au moment décisif de 2016. La récompense fut un mandat de député et manifestement, la conviction que l'argent public était un prolongement naturel du confort privé.

L’étrange procès de Marine Le Pen sera-t-il vraiment impartial ?
Donc on récapitule : Michel Barnier prononce une déclaration de politique générale aujourd’hui. Il a besoin du soutien du RN
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justiceLe Courrier des StratègesÉric Verhaeghe
Détournement de fonds : un élu macroniste rattrapé par la justice

Ce que cette affaire révèle, c'est la logique d'un système où les élites recyclées d'un bord à l'autre n'ont comme boussole que leurs propres intérêts. La justice a dit son mot. Elle s'est, pour une fois, montrée plus lucide que l'électeur.

Finalement, au vu du nombre d’affaires n’ayant qu’un seul objet le détournement de fonds , on ferait mieux de demander qui n’en a pas commis, ça irait plus vite.

Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiers

Quand un mensonge suffit à faire d'une victime un suspect... Henry Nowak, 18 ans, agonisait sur le trottoir, poignardé cinq fois. La police l'a menotté. Elle croyait la version de son agresseur invoquant des « injures racistes ». La vidéo diffusée lundi soir a provoqué une onde de choc et des émeutes à Southampton. Derrière l’émotion, c’est tout un système fondé sur l’identité ethnique qui vacille.

Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiers
Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiers

Le 2 juin 2026, Vickrum Digwa est condamné à la prison à vie avec une peine de sûreté de 21 ans . Sa condamnation n’a pas clos l’affaire. Bien au contraire. Depuis la diffusion des images de l’intervention policière survenue le 3 décembre 2025 à Southampton, l’émotion s’est transformée en colère.

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Une erreur policière aux conséquences dramatiques

Cette nuit-là, Henry Nowak, étudiant de 18 ans, est poignardé à cinq reprises alors qu’il rentre d’une soirée. Lorsque les policiers arrivent sur place, son agresseur affirme avoir été victime d’insultes racistes et avoir agi en état de légitime défense. Les agents prennent alors son récit pour argent comptant.

Royaume-Uni : des centaines de personnes défilent après la condamnation du meurtrier d’Henry Nowak
Henry Nowak a été poignardé par Vickrum Digwa, jeune sikh de 23 ans, qui a assuré avoir agi en légitime défense après l’avoir accusé à tort d’injures racistes. Lundi, il a été condamné à la prison à perpétuité.
Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policierseuronewsNathan Rennolds
Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiers

La vidéo montre pourtant une scène glaçante. Allongé au sol, la victime répète à plusieurs reprises : « Je n’arrive pas à respirer » et « J’ai été poignardé ». Malgré cela, les policiers menottent Henry Nowak et lui notifient son arrestation alors qu’il est déjà à l’agonie.

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Royaume-Uni :arrestation musclée d’un humoriste après ses tweets jugés “homophobes”
L’humoriste Graham Linehan a été arrêté à Heathrow à son retour des États-Unis, il est accusé d’avoir publié trois tweets jugés offensants par des militants trans. Un épisode qui interroge sur les limites de la liberté d’expression au Royaume-Uni. L’auteur a révélé que le stress généré par
Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiersLe Courrier des StratègesLalaina Andriamparany
Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiers

Face à l’indignation, la police du Hampshire a reconnu avoir été « trompée » par les mensonges du meurtrier. L'Independent Office for Police Conduct (IOPC) — la "police des polices" a ouvert une enquête dont les conclusions sont attendues sous trois mois. Le lendemain du meurtre, la police découvrait chez Digwa une machette et des épées.

Colère populaire et récupération politique

Mardi soir, plus d’un millier de personnes, dont Tommy Robinson, se sont rassemblées devant le commissariat de Southampton. Des heurts ont éclaté : bouteilles, briques et poubelles lancées sur les forces de l’ordre. Nigel Farage, chef de Reform UK, à deux semaines d'une élection partielle, a dénoncé un pays « à deux vitesses » et reproche que "les droits des Blancs comptent moins".

Royaume-Uni: la prison pour un tweet, le cas de Lucy Connolly
Lucy Connolly n’avait rien d’une militante. Mère de deux enfants de 42 ans, vivant à Northampton, elle menait une vie discrète jusqu’au jour où un massacre à Southport – où trois jeunes filles furent tuées – bouleversa le pays. Dans un moment de colère, elle posta un message sur
Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiersLe Courrier des StratègesLalaina Andriamparany
Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiers

Elon Musk s’est lui aussi emporté, et a fustigé un «deux poids deux mesures» médiatique de la presse anglo-saxonne, comparé à la mort de George Floyd aux États-Unis. Il se dit prêt à financer une action judiciaire contre la police du Hampshire. Cette dernière s’est excusée, admettant avoir été « trompée » par les mensonges de Digwa, tout en dénonçant un « flot de désinformation ».

Keir Starmer a parlé d’images « atroces » lui ayant donné la nausée, tandis que la ministre de l’Intérieur Shabana Mahmood accuse certains responsables politiques de chercher à tirer profit d’une tragédie.

Affaire Nowak : quand la peur du racisme paralyse le jugement des policiers

L'affaire Nowak est la preuve que des procédures policières mal calibrées, dans un contexte de pression idéologique réelle sur la notion de racisme, peuvent conduire à des décisions absurdes et mortelles.

Les élites travaillistes, comme les précédentes, préfèrent dénoncer l’« extrême droite » plutôt que d’interroger les effets d’une immigration de masse non assimilée et d’une justice à géométrie variable.

Le Royaume-Uni, sorti de l’Union européenne, reste prisonnier d’une idéologie multiculturaliste qui broie l’individu au profit des groupes. Henry Nowak en est mort.

Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimper

Le gouvernement se félicite de 636 500 demandes reçues pour son aide aux "grands rouleurs" et de 14 millions d'euros de prêts aux entreprises. Derrière les chiffres flatteurs, un dispositif bureaucratique qui ne traite qu'une fraction infime des victimes de la guerre des prix énergétiques.

Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimper
Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimper

Depuis le 1er juin 2026, les aides gouvernementales liées à la flambée des carburants provoquée par l'escalade au Moyen-Orient sont obligatoirement "en vigueur". Le ministère de l'Économie s'est empressé de communiquer ses premiers bilans dès le 2 juin. Le résultat : 636 500 demandes reçues pour une aide forfaitaire de 100 euros destinée aux "grands rouleurs", sur un vivier théorique de trois millions d'éligibles. En clair, après cinq jours d'ouverture du guichet, moins d'un Français sur cinq concernés a réussi à naviguer dans les méandres d'impots.gouv.fr.

Un État qui subventionne ce qu'il taxe

Le paradoxe central de ce dispositif mérite d'être posé franchement : l'État distribue des aides carburant avec la main droite tout en prélevant, via la TICPE, près de 60 centimes de taxe par litre d'essence avec la main gauche.

“Grands rouleurs”, agriculteurs, transporteurs... Combien de Français ont déjà demandé une aide carburant ? | TF1 Info
[VIDÉO] Dans le sillage de la hausse des coûts de l’énergie liée à la guerre au Moyen-Orient, le gouvernement a mis en place plusieurs aides ciblées. Dans un point de situation ce mercredi 3 juin, l’exécutif fait notamment état de 636.500 demandes pour l’aide “grands rouleurs”, accessible depuis la semaine passée. Des milliers de dossiers ont aussi été déposés pour les dispositifs par secteurs professionnels, tandis que les prêts “flash” rencontrent un “succès important”. - “Grands rouleurs”, agriculteurs, transporteurs... Combien de Français ont déjà demandé une aide carburant ? (Économie).
Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimperTF1 InfoM.L.
Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimper

La "prime carburant doublée" jusqu'à 600 euros que les employeurs peuvent verser n'est "défiscalisée et désocialisée" que parce qu'elle échappe à un prélèvement que l'État aurait lui-même institué.

Crise du carburant, aides sélectives : les « vrais travailleurs » d’abord, les autres après
Pas de bouclier universel, pas de blocage des prix, pas de date pour les nouvelles mesures. Maud Bregeon annonce des soutiens « dans les jours à venir »… sans dire à qui ni pour combien. Face à cette crise, l’exécutif assume : pas d’aide pour tous. Après les pêcheurs et les
Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimperLe Courrier des StratègesRédaction
Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimper

La revalorisation de 3,2 % des indemnités kilométriques des fonctionnaires soit 20 centimes/litre entre juin et décembre est une correction partielle d'une distorsion structurelle, présentée en bonne fortune politique.

Bpifrance, bénéficiaire silencieux

Du côté des entreprises, 9 500 dossiers ont été déposés pour les "prêts flash" via Bpifrance, pour 14 millions d'euros déjà financés et 22 millions en cours d'instruction.

Hausse du prix du carburant: Bercy préfère aider certains plutôt que tous
Le gouvernement persiste. Face à la hausse des prix du carburant, Roland Lescure, ministre de l’Économie, a exclu ce 26 mars sur RTL toute baisse générale des taxes ou tout plafonnement à la pompe. Seules des aides ciblées, réservées aux « gros rouleurs » et à certains professionnels, seront annoncées « dans
Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimperLe Courrier des StratègesLalaina Andriamparany
Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimper

Les transporteurs raflent 70 % des demandes, suivis des agriculteurs (20 %) et du BTP (10 %). Le guichet, ouvert le 13 avril 2026 pour les transports, agriculture et pêche, a été étendu au BTP le 13 mai.

Carburant : l’État distribue les aides, mais la facture continue de grimper

Ces chiffres révèlent une réalité classique : les secteurs les mieux organisés et les plus proches de l’administration captent l’essentiel des fonds publics. Les pêcheurs, symboliquement présents à 0,1 %, illustrent la marginalisation des plus petits acteurs.

Au final, l'État crée le problème, le refinancement à crédit, et présente la note au contribuable. Un grand classique du capitalisme de connivence à la française où l'urgence sert invariablement de paravent à l'extension discrète de l'appareil étatique.

L'Armenia tra Unione e Russia. Sfida Pashinyan-Karapetyan (con l'endorsement di Trump)

Tra Europa e Russia, tra il peso della storia e l'incertezza del futuro. Domani gli armeni si recheranno alle urne per un voto che potrebbe ridisegnare gli equilibri del Caucaso meridionale. In gioco non c'è soltanto la maggioranza parlamentare, ma la collocazione geopolitica di un Paese che da anni vive sospeso tra l'eredità sovietica e la tentazione occidentale. Dopo oltre trent'anni di dipendenza politica, economica e militare da Mosca, Erevan si trova infatti davanti a una scelta che molti osservatori descrivono come storica: proseguire il percorso di avvicinamento all'Occidente avviato dal premier Nikol Pasinyan oppure tornare nell'orbita russa sostenuta da una parte consistente delle opposizioni. Il voto assume i contorni di un referendum sulla leadership di Pasinyan, al potere dal 2018 dopo la «rivoluzione di velluto» che pose fine al lungo dominio delle élite post-sovietiche. Il premier ha puntato sulla lotta alla corruzione, sul rafforzamento delle istituzioni e su una progressiva emancipazione da Mosca. La svolta è arrivata dopo la sconfitta nel Nagorno Karabakh e l'offensiva azera del 2023, vissute da molti armeni come la prova dell'inaffidabilità russa. Da allora Erevan ha raffreddato i rapporti con il Cremlino, intensificato

quelli con Bruxelles, Usa e rilanciato il dialogo con Azerbaigian e Turchia.

È questa la linea che oggi divide l'Armenia: da un lato il partito di governo, che vede nella pace con Azerbaigian e Turchia e nell'apertura all'Occidente la chiave per il futuro del Paese; dall'altro le opposizioni, che accusano Pasinyan di aver concesso troppo a Baku e di aver compromesso il rapporto con Mosca senza ottenere sufficienti garanzie di sicurezza.

La campagna elettorale è stata segnata dallo scontro tra Russia e Occidente. Nelle ultime settimane Mosca, attraverso il ministro degli Esteri Lavrov, ha aumentato la pressione su Erevan con minacce economiche e avvertimenti politici, arrivando persino a evocare il precedente ucraino. Dichiarazioni interpretate come tentativo di influenzare il voto. Pasinyan si presenta come il garante della pace e della modernizzazione del Paese, puntando sull'avvicinamento all'Unione Europea, sul rafforzamento dei rapporti con gli Stati Uniti e sulla trasformazione dell'Armenia in un hub strategico tra Europa e Asia.

I sondaggi indicano il premier favorito (preferenze fino al 42%), anche grazie a un'opposizione filorussa frammentata tra Armenia Forte di Samvel Karapetyan, l'Alleanza Armenia dell'ex presidente Robert Kocharyan e Armenia Prospera di Gagik Tsarukyan. A rafforzare la sua immagine internazionale è arrivato l'endorsement di Donald Trump, che lo ha definito «un amico e un grande leader» capace di condividere la sua «visione di pace e prosperità». Senza dimenticare che un accordo siglato con Vance durante una visita a Erevan quest'anno aprirebbe la strada alla costruzione di una centrale nucleare da parte di un'azienda Usa.

Gli scenari possibili sono tre. Il più probabile è una riconferma di Pasinyan con una maggioranza sufficiente a governare, che consoliderebbe l'avvicinamento all'Occidente. Più complessa una vittoria senza una maggioranza autosufficiente, che costringerebbe il premier a cercare alleati e renderebbe più difficile portare avanti le riforme necessarie agli accordi con Baku. Infine, un Parlamento frammentato e dominato da opposizioni divise potrebbe aprire una fase di instabilità, rallentando il riavvicinamento a Europa e Stati Uniti.

Lyhanna uccisa da un pedofilo segnalato nove anni fa

Choc in Francia dopo il ritrovamento del corpo di una bambina di 11 anni scomparsa una settimana fa. Lyhanna Rameau Bernard sarebbe stata vittima di un pedofilo, un uomo con diversi precedenti a accuse di stupro, in particolare su minori, alcune archiviate, noto dal 2017, segnalato più volte e mai fermato. Un caso che ha fatto finire sotto accusa il governo e il sistema giudiziario, sul quale è intervenuto anche il presidente Emmanuel Macron, parlando di "disfunzionamento inaccettabile" della giustizia.

Il cadavere della bambina è stato trovato giovedì in un'azienda agricola abbandonata vicino al villaggio di Puycasquier, nel dipartimento del Gers. I risultati dell'autopsia confermeranno come è stata uccisa. Lyhanna era scomparsa il 29 maggio, quel giorno non era tornata da scuola. Un testimone racconterà di averla vista salire su un'auto guidata da un uomo, che sarà poi identificato e incriminato per sequestro di persona grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza. Jerome Barella, 41 anni, padre di famiglia, aveva lavorato nella fattoria dove è stato trovato il corpo. Conosceva l'undicenne perché era amica di sua figlia, che frequenta la stessa scuola media. Anche i genitori di Lyhanna lo conoscono e avevano imposto alla figlia di stare alla larga da lui dopo che, ad pigiama party in casa sua - secondo quanto raccontato dalla madre della vittima alla stampa - l'uomo avrebbe avuto delle attenzioni particolari nei confronti di Lyhanna e le avrebbe fatto "il solletico". Dopo avrebbe continuato a vederla davanti alla scuola e a portarle la merenda. Tra segnalazioni di molestie su minori a partire dal 2017 e denunce, una delle quali nell'estate del 2025 per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 10 anni, l'uomo poteva essere fermato molto prima. Invece niente. Tanto che dopo la scomparsa di Lyhanna, la mamma della bimba che lo aveva denunciato nel 2025 aveva protestato contro la lentezza della giustizia che non lo aveva ancora neppure mai interrogato.

La vicenda ha suscitato un'ondata di indignazione in Francia, sia nella politica che nella società civile. Macron ha espresso "la solidarietà e l'affetto dell'intera nazione" ai genitori della bambina: "Le cose non sono andate come avrebbero dovuto, questo è ovvio. Non possiamo guardare negli occhi la famiglia di Lyhanna e dire che tutto è andato bene, dobbiamo esaminare le responsabilità collettive, sistemiche e individuali". Il primo ministro Sébastien Lecornu si è detto "particolarmente scioccato" dalle irregolarità giudiziarie segnalate in relazione al rapimento di Lyhann e ha chiesto di verificare "se tutti i segnali d'allarme siano stati presi in considerazione". Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin e il ministro degli Interni Laurent Nuñez hanno tenuto un incontro d'emergenza a Matignon durante il quale si sarebbe parlato di "prove schiaccianti" che sarebbero state ignorate. I due ministri hanno detto di considerare "incomprensibile" che il principale sospettato non sia stato interrogato nell'ambito delle indagini successive alla denuncia di stupro presentata lo scorso agosto. Darmanin ha chiesto scusa alla famiglia di Lyhanna: "Il sistema giudiziario non è riuscito a proteggerla".

Transportes construirá un nuevo enlace a la autopista AP-68 una vez se libere el peaje

6 June 2026 at 11:00

El pasado 27 de mayo, el Ministerio de Transportes anunció que ya se ha licitado por 718.908,44 euros el contrato para la redacción del proyecto que pretende mejorar la conectividad en La Rioja Baja.

Este nuevo enlace se situará en el kilómetro 186,2 de la autopista Vasco-aragonesa y se conectará con la N-232, en torno al kilómetro 351,6 de esta vía, mediante la carretera autonómica LR-384. Desde el ministerio dirigido por Óscar Puente, se estima que la actuación contará inicialmente con un presupuesto de 11,2 millones de euros.

¿Qué objetivos y plazos tiene el proyecto de Aldeanueva de Ebro?

Esta intervención nace de la necesidad de mejorar la conectividad de la AP-68 con la red viaria regional. El enlace reducirá la distancia actual existente de 27,6 kilómetros entre los enlaces de Corella/Alfaro y Calahorra.

En cuanto a los tiempos, el contrato para la redacción del proyecto tiene un plazo de ejecución de 24 meses. Según la planificación oficial, los trabajos de diseño deberían comenzar en marzo de 2027 para finalizar en febrero de 2029, por lo que el inicio de las obras físicas en el terreno no se prevé hasta mediados de 2029.

¿Qué otro enlace se va a construir en La Rioja?

Además de la actuación en Aldeanueva, el Ministerio de Transportes ha impulsado recientemente el enlace de Fuenmayor, una infraestructura clave para la Ronda Sur de Logroño (A-68) que ha requerido una inversión de 36 millones de euros.

Este nudo conecta la futura autovía con la A-12, la LO-20, la N-120 y la N-232 y contará con 13 ramales, de los cuales ya se han puesto en servicio 8. La misión de esta infraestructura es dejar preparadas las conexiones ante la liberalización del peaje de la AP-68, prevista para finales de este año.

Por otro lado, desde el ministerio confirman que se está redactando un proyecto adicional para mejorar específicamente la funcionalidad del enlace de Calahorra, reforzando así la capacidad de todo el corredor riojano.

Il ct Luca Banchi: “Ben venga Nba Europe, ma si conservi la passione dei nostri palazzetti. I ragazzi che giocano a Marano senza il ferro? Si curino i campetti, lì nasce il talento”

6 June 2026 at 08:00

“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia. Sesta puntata

Prima puntata: Datome
Seconda puntata: Capobianco
Terza puntata: Sottana
Quarta puntata: Bufacchi
Quinta puntata: Linton Johnson

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Luca Banchi, 60 anni, spirito da ragazzino, vive in simbiosi con la pallacanestro da sempre, ed è uno dei migliori coach in circolazione. Ha allenato negli Stati Uniti, in Russia, in Grecia, in Turchia, in Francia, in Germania e top team italiani tra Milano, Bologna e Siena. Oggi siede sulla panchina azzurra dopo un’esperienza epica su quella della nazionale lettone, dove è riuscito a mettere in fila 24 vittorie su 25 partite nei tornei di qualificazione e il miglior risultato di sempre col quinto posto al campionato del mondo. Parlerebbe di pallacanestro per ore senza fermarsi ed è un piacere ascoltarlo, piacere che qui proviamo a riproporre ai lettori nella necessaria sintesi di un’intervista.

Qual è il valore che il basket le ha dato?
Il fortissimo senso di appartenenza a qualcosa che è molto più grande di me. Partecipare a qualcosa che va ben al di là dell’affermazione di sé: il risultato della squadra, i cui progressi come gruppo sono un valore maggiore della gratificazione individuale. Per questo motivo mi sono attaccato a questo sport in un’altra veste una volta che ho smesso di giocare. Il legame era troppo forte e all’epoca, avevo appena diciotto anni, per prendere il patentino di allenatore bisognava per regolamento arbitrare per ventiquattro mesi almeno quaranta partite l’anno. Era positivo perché in un territorio vasto come la provincia di Grosseto in questo modo si riusciva a dare regolare copertura ai campionati giovanili. E, personalmente, mi ha aiutato molto a capire le problematiche dell’arbitraggio e mettermi in quei panni, rendermi conto della gestione del ruolo dell’arbitro rispetto al pubblico, ai genitori soprattutto, ed è stato molto utile per la successiva esperienza da allenatore. In quei momenti, in quegli anni, ho percepito che la pallacanestro era parte della mia vita a prescindere dal ruolo.

E cosa le hanno insegnato gli anni successivi da allenatore?
Che la qualità del lavoro di un istruttore di bambini e ragazzi non la misuri dal numero di partite vinte, ma dal numero di atleti che fai ereditare alla categoria di età successiva, a quanto riesci ad allargare la base dei partecipanti e quanti di questi giovani contribuisci a far rimanere nel movimento della pallacanestro: come futuro ct della nazionale, come dirigente sportivo, come genitore che possa indirizzare il figlio al basket pensandolo come il posto migliore in cui stare.

Archivio FIP/Ciamillo-Castoria
Archivio FIP/Ciamillo-Castoria

Ci sono le finali under19 eccellenza domenica 7 giugno a Roma, negli ultimi anni sempre vetrina di nuovi talenti, e sono in corso le conclusive spettacolari serie per lo scudetto, ma si parla molto di titoli sportivi ceduti, società che spariscono e altre che dovrebbero nascere. Sullo sfondo il sogno o lo spauracchio di Nba Europe. Qual è lo stato di salute della pallacanestro italiana?
Nell’ultima stagione ci sono stati episodi capaci di gettare discredito sull’intero movimento, con Serie A e A2 che hanno perso una squadra a stagione in corso. Ma non si può ridurre solo a questo lo stato di salute della nostra pallacanestro. Le categorie giovanili continuano a sfornare ragazzi di grande talento e prospettiva e ci sono dei fiori all’occhiello di cui farci vanto: presenza diffusa sul territorio e organizzazione. Le finali under19 in questi ultimi anni stanno trovando a Roma un palcoscenico capace di esaltare l’evento e impreziosirlo sempre di più: al clinic per allenatori con Zeljko Obradovic c’erano quattrocento giovani coach in apertura di manifestazione… In generale a livello di nazionali giovanili mi pare si ottengano spesso risultati positivi, sia a livello maschile sia femminile e c’è un grande impegno della Fip per dare impulso alle attività per le ragazze e ottenere numeri più elevati di partecipazione. Rispetto ai titoli sportivi trasferiti bisogna dire che il regolamento lo concede e che nessun aspetto di quelle operazioni viola l’etica sportiva. Il basket ha costi sempre più importanti, certo capisco che la delusione sia tanta se realtà con grandi tradizioni vedono scomparire la propria squadra, c’è la passione e c’è il cuore, ma purtroppo non bastano per mantenere in piedi un’impresa sportiva sostenibile. Dove accade, dove appunto squadre di grande tradizione scompaiono, non bisogna affliggersi, nella consapevolezza che le rinascite e il ritorno al vertice sono percorsi possibili: penso a quanto è successo a Bologna, Treviso, Torino… Nella nostra Serie B nazionale, la terza divisione italiana, abbiamo realtà rinate come la Juve Caserta, la Virtus Roma, la Pielle Livorno, Montecatini; queste compagini, se trovano nella presenza dei tifosi e nella gestione sostenibile del club pilastri solidi, sono destinate a ritornare protagoniste ad alti livelli.

Quindi Nba Europe potrà far bene al movimento?
Mi pare che ci sia questa volontà di Nba di estendere il marchio nel nostro continente e credo che l’operazione possa riuscire molto bene se si terrà conto delle peculiarità europee, della passione che si vive nei nostri palazzetti. A proposito di palasport, l’arrivo qui di Nba credo possa far fare un salto di qualità alle strutture. E in Italia qualcosa si è già mosso a prescindere, non vedo l’ora di vedere i nuovi impianti avveniristici che dalla prossima stagione avremo a Cantù, Venezia e Bologna. E ipoteticamente anche a Roma, tra ritorno al PalaEur e copertura del Centrale del Foro italico. In ogni caso penso che Nba Europe possa funzionare se sapranno creare una sinergia con Fiba ed Eurolega.

Nazionali. Nei tre più popolari sport di squadra stiamo tra il disastro del calcio fuori per tre mondiali consecutivi alla pallavolo con maschile e femminile contemporaneamente campioni del mondo. L’Italbasket sta un po’ nel mezzo, cosa possiamo aspettarci dai suoi azzurri? Si può sognare?
Difficile fare dei confronti. Nel caso del calcio tutti i campionati si fermano a livello mondiale per le finestre di qualificazione delle nazionali, tutte le federazioni riconoscono la Fifa. Però anche loro hanno pochissimo tempo come noi per radunare le squadre e organizzare allenamenti. Noi in più conviviamo con realtà come Nba, Wnba ed Eurolega i cui calendari non coincidono con gli impegni delle nazionali. Abbiamo giocato un match con la nazionale, fondamentale per la qualificazione ai mondiali (in Qatar dal 27 agosto al 12 settembre 2027), preparato con i giocatori della Virtus Bologna che sono arrivati a Livorno subito dopo la partita a Barcellona per poi venire con noi a Newcastle. I club spesso percepiscono le gare delle nazionali come una minaccia per l’integrità fisica dei giocatori. Bisognerebbe sedersi a un tavolo con federazioni e leghe e ragionare su calendari meno fitti. Adesso io devo lavorare con finestre per le qualificazioni che consentono al massimo tre allenamenti, impossibile dare una identità di squadra in così poco tempo a giocatori che non hanno alcun vissuto comune. Nel volley è un altro discorso, oltre al grande talento di giocatori e giocatrici e ad allenatori favolosi, bisogna osservare come l’attività delle nazionali sia al centro e come i campionati dei club siano disegnati in funzione di quelle attività: la nazionale maschile è stata assieme tre mesi per il mondiale vinto. Un territorio che per noi nel basket è totalmente sconosciuto. Ma conosco il contesto in cui siamo e ci combatto ogni giorno, in ogni caso dobbiamo sapere che i risultati delle nazionali non indicano lo stato di salute del movimento sportivo.

É virale un video di ragazzi che giocano in un campetto privo del ferro del canestro a Marano di Napoli. Giocano lo stesso, lo immaginano. Si legge degrado o si legge forza dello sport?
É talmente forte l’amore per lo sport che non lo ferma il degrado degli impianti all’aperto. Non è solo carenza, ma anche scarsa cura e qui mi appello alle amministrazioni locali: mettetecela la cura perché dal piacere di giocare all’aperto nei nostri sport di squadra sono emersi i più grandi talenti. Per giocare a calcio è sempre bastato un parcheggio, un pallone sgonfio e due sassi grandi per immaginare le porte. Per giocare a pallacanestro basta disegnare un bersaglio sul muro e non serve la palla a spicchi di ultima generazione. Ma curiamoli questi campetti all’aperto, coccoliamo i nostri talenti dove è possibile.

Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli?
Parlerei piuttosto di quello che devono fare: partecipare e sostenere! I genitori sono una risorsa indispensabile per far funzionare le cose. Non demonizzo la loro presenza, non tutti i ragazzi hanno le risorse per vivere lo sport in autonomia dalle famiglie. Anzi, alimentate il loro entusiasmo, certo senza intromissioni tecniche, ma partecipate e restate vigili. Lo sport deve essere inteso per i ragazzi come legato a una collettività che si muove insieme e a un divertimento. Il ruolo dei genitori, ripeto, è fondamentale.

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“Profitti sulla pelle degli adolescenti”: non solo social, anche l’Intelligenza artificiale finisce in tribunale. La Florida accusa Altman e ChatGPT

6 June 2026 at 07:56

Dopo i social network anche l’intelligenza artificiale finisce in tribunale per i possibili nefasti effetti sugli utenti. Mentre Meta accetta per la prima volta di pagare una sanzione, milionaria, lo Stato americano della Florida ha accusato OpenAI di badare più ai miliardi che al benessere di bambini e adolescenti. “Sam Altman e ChatGPT hanno scelto la corsa all’intelligenza artificiale a discapito della sicurezza dei nostri figli. Hanno scelto il profitto a discapito della sicurezza pubblica e noi in Florida non lo tollereremo”, ha dichiarato il primo giugno in conferenza stampa il procuratore generale James Uthmeier. Nel mirino di quest’ultimo c’è il design della tecnologia: ChatGPT “è progettato per comportarsi come un amico, incoraggiando l’utilizzo del chatbot, per poi abbandonare gli adolescenti vulnerabili dinanzi a qualsiasi spaventoso bisogno rivelino al loro ‘confidente’. Nella migliore delle ipotesi, questa caratteristica progettuale è imprudente, nella peggiore è intenzionale”.

L’esperto: “Sotto accusa la progettazione delle tecnologie”

Non solo ChatGPT, ma anche i social network sono sul banco degli accusati per le caratteristiche dell’algoritmo: contro Meta, casa madre di Facebook e Instagram, negli Usa ballano 2400 cause intentate intentate da bambini, famiglie, distretti scolastici, 42 procuratori generali statali. Dunque potrebbe essere solo l’inizio della valanga. “La vera novità, sul piano giuridico, è che si prova a far rispondere il modo in cui il prodotto è progettato, non solo l’uso che ne fa chi lo adopera”, commenta con ilfattoquotidianoi.it Marco Martorana, avvocato, docente all’università di Parma, specializzato in tecnologie digitali. “Che a citare OpenAI sia uno Stato, e non più soltanto le famiglie delle vittime, cambia la natura della partita: l’Ia non è solo un affare tra privati ma può diventare un questione di salute pubblica”, prosegue il legale. Tuttavia appare concreto il rischio che i colossi sfuggano ai tribunali con la scorciatoia delle multe milionarie, per loro leggere come noccioline. “La scelta di Meta di chiudere con una transazione il caso del Kentucky, pochi giorni prima del processo e senza ammettere alcuna responsabilità, mostra il rovescio – avvisa Martorana – pagare diventa il modo per dare un prezzo al rischio ed evitare quel confronto in aula”.

Meta accetta la sanzione: 9 milioni alle scuole del Kentucky per la salute mentale dei più giovani

Meta per la prima volta (il 21 maggio secondo i documenti visionati dall’agenzia Reuters) ha accettato la sanzione, da 9 milioni, per evitare il processo contro il distretto scolastico della Contea di Breathitt, nello Stato del Kentucky. Le scuole otterranno 27 milioni per affrontare i problemi di salute mentale dei più giovani. Anche Snap, Youtube e TikTok sono usciti dal processo previsto a giugno pagando la loro parte della multa. Ma alle porte ci sono le denunce di altri 1200 distretti scolastici. “La condotta degli imputati ha portato a una crisi di salute mentale tra i giovani americani e non è un’iperbole”, scrivono i legali della contea di Breathitt nell’atto di citazione. Anzi, le parole sono da intendersi letteralmente, suffragate dalle società scientifiche di pediatria e psicologia. “Il fatto che sia presente una crisi di salute mentale tra i giovani americani è stato dichiarato dall’American Academy of Pediatrics, dall’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, dalla Children’s Hospital Association e dal Surgeon General degli Stati Uniti”. Nel mirino ci sono le scelte di progettazione compiute dalle piattaforme per tenere agganciati gli utenti il più a lungo possibile, con il rischio di alimentare dipendenza soprattutto nei più giovani. Lo scopo? “Generare profitti”. Lo strumento? I ragazzi. “Se perdiamo il contatto con gli adolescenti negli Stati Uniti, perdiamo il flusso di clienti”, sosteneva un documento interno di Instagram rivelato dal New York Times nel 2023. Secondo gli accusatori del Kentucky, i colossi dei social network sarebbero consapevoli dei pericoli. E’ la stessa ipotesi del procuratore del New Mexico, dove è corso la seconda fase del processo civile contro Meta, dopo la condanna del marzo al risarcimento da 375 milioni di dollari. Ora il New Mexico ne chiede 10 volte di più: 3,7 miliardi, per risolvere i problemi di salute mentale dei più giovani.

La Florida contro Sam Altman e OpenIA

Lo Stato della Florida rivolge a OpenAi accuse molto simili a quelle piovute sulle piattaforme social. Secondo il procuratore Uthemier la multinazionale e Sam Altman erano a conoscenza dei rischi, soprattutto per i minori. Dunque il Ceo dovrebbe essere ritenuto “personalmente responsabile per il danno causato ai cittadini della Florida”: colpevole di “totale disprezzo per il rischio per la vita umana derivante dalla condotta della sua azienda”. Sulla multinazionale pende una sanzione “potenzialmente da miliardi di dollari”, secondo le dichiarazioni di Uthemier riportate da Cnn.

La causa civile è una costola dell’indagine penale annunciata dal procuratore il 21 aprile scorso, frutto della sparatoria avvenuta il 17 aprile 2025 nel campus dell’università dello Stato, con un bilancio di 2 morti e 6 feriti. L’imputato Phoenix Ikner avrebbe consultato l’intelligenza artificiale per ricevere consigli su armi e munizioni, l’orario e l’area migliore per colpire il maggior numero di persone. “Se quel bot fosse una persona, verrebbe accusato di concorso in omicidio premeditato”, aveva dichiarato Uthmeier in una conferenza stampa. Nell’occasione il procuratore della Florida aveva rammentato il lavoro del suo ufficio per perseguire i crimini legati all’uso dell’intelligenza artificiale: una condanna a 135 anni di carcere per un predatore sessuale; il processo in corso ad un presunto pedofilo, con 46 capi d’accusa relativi a materiale pedopornografico generato dall’IA .

La causa civile presentata il primo giugno invece accusa OpenAI di pratiche commerciali ingannevoli e sleali per accelerare i guadagni in barba ai rischi: “A causa delle false dichiarazioni degli imputati su ChatGPT e della loro negligente introduzione di ChatGPT in Florida e nel mondo, gli omicidi di massa sono stati aiutati (…), le persone vulnerabili sono state incoraggiate al suicidio (…) gli utenti hanno perso capacità di pensiero critico e i minori sono diventati dipendenti da uno strumento che finge compassione umana per raccogliere i propri dati senza la supervisione dei genitori. Lo sscopo del colosso? “Accumulare grandi fortune, nonostante conoscano il pericolo di ChatGPT”. In una dichiarazione, OpenAI ha affermato di ritenere che i minori “necessitino di una protezione significativa” e di aver “messo in atto protezioni e politiche all’avanguardia nel settore”. Anche le piattaforme social come Facebook, Instagram e TikTok ripetono da anni di fare tutto il possibile per tutelare gli utenti, soprattutto i minori. Ma la palla ora passa ai tribunali.

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L’Ai ci rende più soli? Così il Papa lancia l’allarme con la Magnifica humanitas

6 June 2026 at 06:42

Il valore dell’umano nelle nostre società? Basterebbe soltanto questo: i parcheggi dei centri commerciali sono gratuiti, quelli degli ospedali si pagano.

Ma tentiamo di comprendere meglio, alla luce dell’enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas. Secondo uno studio del 2019, erano centinaia di milioni le persone che le davano quotidianamente il buongiorno. Mezzo milione di uomini le avevano dichiarato il proprio amore e oltre 250mila le avevano fatto una proposta di matrimonio. Non sto parlando di una signorina particolarmente avvenente, bensì di Alexa, il noto chatbot di Amazon.

E dire che il primo robot parlante risale al 1966, si chiamava Eliza ed era stata programmata dallo scienziato Joseph Weizenbaum per fare la psicologa. Peccato che, dopo svariati colloqui con Eliza, si era visto che le condizioni psicologiche degli esseri umani peggioravano vistosamente. Questo condusse lo scienziato tedesco a una vera e propria crociata per denunciare che, nel “dialogo” fra la macchina e l’essere umano, è quest’ultimo a finirci sotto malamente. La denuncia di Weizenbaum rimase perlopiù inascoltata, e si stava parlando di chatbot ancora rudimentali. Oggi sono parecchie le persone, soprattutto giovani, che si rivolgono a psicologi creati con l’Intelligenza artificiale per confrontarsi su questioni assai profonde. Ragazzi pronti ad affermare che l’IA li capisce e non giudica, li tratta meglio degli adulti.

Le poche multinazionali che ottengono profitti esorbitanti da tutto ciò che ruota attorno all’IA, in nome del sacro profitto, non si sono fatte alcuno scrupolo a generare una tossicodipendenza universale. Social network e dimensioni virtuali di vario genere, infatti, sono state metodicamente programmate per creare dipendenza. Chi li utilizza rimane come ipnotizzato e drogato da una produzione massiva di sostanze del benessere (endorfine, dopamina, serotonina). Questo aspetto, che colpisce soprattutto i più giovani – per via del lobo prefrontale scarsamente sviluppato, ossia la parte del cervello in grado di gestire le emozioni – produce un duplice effetto: persone sempre più impegnate a trascorrere ore scrollando i video, da una parte, e una vita reale che risulta sempre più noiosa, priva di senso e di stimoli perché non in grado di “regalare” le sostanze stupefacenti di cui sopra.

Risultati? Tre giovani su quattro dichiarano di aver bisogno di un supporto psicologico per ansia, senso di inadeguatezza, depressione, incapacità di allacciare relazioni profonde. Non era mai successo prima nella Storia, ma questa si sta avviando ad essere la prima generazione di giovani e giovanissimi in cui il suicidio è la principale causa di morte. Del resto, un nuovo e imponente studio longitudinale condotto su oltre 4mila preadolescenti – pubblicato su International Journal of Clinical and Health Psychology – ha rivelato che i ragazzi che più fanno uso degli schermi colorati sono anche quelli con più probabilità di manifestare i sintomi di cui sopra.

Basterebbe soltanto un dato per capire che i governanti mondiali sanno tutto ciò: TikTok, il social più famoso e usato fra i giovani, è un prodotto cinese vietato in un solo paese del mondo: la Cina. In nome del progresso tecnologico e del profitto economico, ormai gli unici due parametri con cui si riconosce valore a persone, cose e iniziative, si stanno volutamente trascurando gli effetti deleteri dell’IA sulle persone, ma anche sul pianeta, considerando che questa tecnologia è la più energivora e consumatrice di acqua (le “terre rare” per cui si fanno le guerre sono quelle ricche di minerali indispensabili all’IA).

La Magnifica humanitas di Leone XIV denuncia questo potere assoluto che il sistema tecno-finanziario esercita su democrazie degradate e impotenti, nel silenzio assordante di una politica largamente ignorante e genuflessa. Nonché di una Sinistra ancora una volta agevolmente scavalcata alla sua sinistra (dal Papa!), incapace di difendere le classi subalterne rispetto ad argomenti che hanno un impatto reale sulle persone. Anche a fine Ottocento ci volle un’enciclica, la Rerum novarum di Leone XIII (1891), per denunciare le ingiustizie del mercato e proporre azioni alternative alle tanto velleitarie quanto sanguinose rivoluzioni comuniste.

Il Papa di allora, cui dichiaratamente si ispira l’attuale, rimase inascoltato e questo fece piombare il mondo in due terribili guerre mondiali. Oggi si rischia perfino di più, considerato che la filosofia cui aderiscono tutti i grandi guru dell’IA è quel transumanesimo che si pone come scopo il superamento della magnifica umanità pensante e senziente. Assai meno redditizia della munifica superumanità di docili robot.

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Più che una band, una “Dimensione”. Eccoli i Brama mentre danno ordine al caos

6 June 2026 at 05:50

Nel giro di pochi anni i Dimensione Brama sono passati dai live abusivi sui tetti di Roma durante il Covid-19 ai palchi televisivi di X-Factor, portandosi dietro un immaginario alto in cui convivono Bertolt Brecht, TikTok, David Bowie, Joy Division e i CCCP, la tragedia trasformata in contenuto e la sensazione costante che il mondo stia andando in malora. Qualcuno li ricorderà proprio per il passaggio nel talent di Sky, quando Manuel Agnelli, dopo una loro reinterpretazione degli Smiths, commentò che era come aver costruito un parcheggio sopra la sua adolescenza. Con Teatral Politik la band romana prova a dare una forma al suo caos: dentro ci sono politica-spettacolo, collasso emotivo, desiderio, alienazione digitale e una domanda che torna continuamente durante la conversazione: cosa significa fare arte oggi, in un’epoca in cui tutto sembra diventare immediatamente consumo, estetica, distrazione? Li ho raggiunti poco prima dei loro live tra Roma e Milano.

Vi definite “dimensione”, non band: state creando musica o un luogo in cui rifugiarvi per tempi meno buoni?
Entrambe le cose. L’immagine del rifugio, dell’autarchia, della città che resiste, ci appartiene molto. Stiamo cercando un modo e un senso per fare arte oggi, e questa ricerca si intreccia continuamente con una domanda: a cosa serve fare musica? E a chi serve? Il presagio di tempi più oscuri lo sentiamo tutti. Attorno a noi percepiamo un clima da ‘si salvi chi può’, ma non vogliamo accettarlo come destino. Altrimenti basterebbe cercare un lavoro stabile, una casa, accumulare denaro e chiudersi lì. Noi stiamo provando a costruire qualcosa che abbia una prospettiva più lunga.

Nel vostro immaginario convivono punk e barocco, X-Factor e Brecht: da dove nasce questa necessità di tenere insieme cose che sembrano incompatibili?
Probabilmente dal fatto che siamo un gruppo di persone diverse. Ognuno vive dentro la propria trama e tutte queste necessità finiscono per confluire nello stesso progetto. Al liceo un professore ci disse una cosa che ci è rimasta impressa: esiste una medicina per l’anima e sono le belle parole. Non solo quelle dei libri, ma anche quelle. Da lì nasce un immaginario in cui la cultura cosiddetta alta si mescola con il pop, il trash, TikTok, la psicanalisi e tutto ciò che attraversa il presente. Siamo figli del nostro tempo e passare da Brecht alla cultura pop ci sembra naturale.

Brama deriva da un termine germanico che significa “urlo”: cosa cercavate di urlare quando siete nati nel 2021?
Venivamo dalla pandemia, da un momento storico che ha lasciato un segno molto profondo. Quell’urlo era insieme liberazione, paura, rabbia. Ma dentro c’è anche il significato italiano della parola: desiderio. Un desiderio ostinato, difficile da sradicare. All’inizio eravamo un collettivo enorme, poi il progetto si è trasformato. La necessità però era chiarissima: volevamo fare concerti, stare insieme alle persone. Non siamo partiti pensando a Spotify o a X-Factor. Volevamo riunire corpi e creare comunità in un momento in cui il senso di prossimità tra gli esseri umani sembrava sgretolarsi.

Che ricordo avete del vostro primo concerto?
Il primo concerto fu completamente abusivo: fine 2021, un terrazzo nel centro di Roma, il G7 in città, gli elicotteri sopra la testa. A un certo punto arrivarono i carabinieri per fermarci, ma riuscimmo comunque a concludere il live. Paradossalmente fu proprio quella serata a farci capire la forza di ciò che stavamo costruendo.

A un certo punto siete finiti a X-Factor: vi sentite adatti a quel mondo o vi siete sentiti degli infiltrati?
Entrambe le cose. Sentivamo che quel contesto poteva appartenerci e allo stesso tempo avevamo la sensazione di essere infiltrati. Ci interessava osservare da vicino il rapporto ambiguo tra autenticità e spettacolarizzazione delle emozioni. La cosa che ci ha colpito davvero è stata scoprire quanto poco controllo abbiano i concorrenti. Più si va avanti e più ci si accorge che esiste un copione implicito, anche se nessuno lo dichiara apertamente. All’inizio ci sentivamo molto più liberi, poi arrivavano indicazioni precise: stare fermi sul palco, incarnare una certa eleganza, non essere troppo punk perché quel ruolo era già occupato, non essere troppo altro perché c’era già qualcuno a rappresentarlo. È interessante perché questa pressione non agisce soltanto sull’estetica, ma finisce per entrare dentro le persone.

E il rapporto con i giudici? Manuel Agnelli, dopo una vostra esibizione, sembrava molto contrariato…
Lì c’è stato soprattutto un equivoco. Poco prima dell’esibizione si stacca il jack della chitarra e siamo costretti a fermarci. Mentre i tecnici lavorano al problema, improvvisiamo un can can delirante in mezzo al pubblico. Per noi era un momento spontaneo, quasi clownesco. Per Manuel fu una mancanza di rispetto verso il brano che stavamo suonando, perché lui ha una concezione molto sacrale della musica. Il paradosso è che quel pezzo lo avevamo scelto per omaggiare il giornalista Ernesto Assante, che ci aveva sempre incoraggiato a partecipare al programma. Dopo la sua scomparsa siamo stati contattati dalla produzione e abbiamo vissuto tutto con un forte coinvolgimento emotivo. Quella cover era dedicata a lui.

Nel nuovo album parlate di un mondo che “va a fuoco e sembra anche bello”: quanto vi spaventa il fatto che siamo capaci di trasformare qualsiasi tragedia in estetica?
La tragedia oggi viene continuamente trasformata in immaginario. Ma nel momento in cui diventa soltanto estetica, smette di essere tragedia. Non si tratta di censurarla, ma di continuare a riconoscerla per quello che è. Il problema è che ormai la tragedia è ovunque: nei telegiornali, nei feed, nelle immagini che scorrono senza sosta. E questa esposizione permanente produce assuefazione. Forse la forma contemporanea della censura consiste proprio nel mostrare tutto, fino a rendere tutto invisibile.

Il disco si intitola Teatral Politik, come a sottolineare che è lo spettacolo ad aver preso il posto della politica…
Per esistere davvero, la politica avrebbe bisogno di capacità, profondità e lungimiranza. Qualità che sembrano rare sia nella vita pubblica sia in quella privata. Oggi i politici assomigliano sempre più a influencer. La politica sembra ormai una serie televisiva, c’è uno scollamento crescente tra rappresentazione e realtà e noi consumiamo tutto questo come intrattenimento.

Tra dieci anni, cosa sperate di non essere diventati?
Avidi. E aridi. Vorremmo soprattutto evitare di diventare la copia di noi stessi. Ci affascinano modelli come i Nomadi o i Gong: esperienze capaci di attraversare il tempo trasformandosi continuamente senza perdere la propria identità. Insomma, preferiremmo lasciare un’eredità che altri possano raccogliere e reinventare.

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La Biennale Teatro diretta da Willem Dafoe apre con Miyagi e Banushi: purezza o disimpegno?

6 June 2026 at 05:40

“E qualcosa rimane/ tra le pagine chiare e/ le pagine scure”: con l’eco di anni lontani che furono detti ‘di piombo’, la polemica sul dichiarato disimpegno di Francesco De Gregori continua a tener banco. Eppure, si sa che ’sono solo canzonette’, ormai dal 1980, da quando Edoardo Bennato ha voluto mettere la parola fine a un certo cantautorismo politico. Ma il mondo delle rappresentazioni cosiddette artistiche della realtà offre ogni giorno sempre buoni pretesti per accapigliarsi.

Si apre a Venezia, per esempio, una Biennale Teatro dal maiuscolo titolo “ALTER NATIVE”, che fa tanto contro-cultura da sembrare pescato in un vecchio numero della rivista ‘Re Nudo’. Ciò non toglie che sia la rassegna istituzionale che segna l’apice internazionale di una stagione dei festival che anche in Italia si sta presentando con scelte diverse. Così pare da quanto s’è visto ai primi assaggi a Milano, con un eccellente FOG 2026 in Triennale Teatro, poi con LIFE di Zona K, dedicato alla polarizzazione politica, con ‘Presente Indicativo’ al Piccolo Teatro, piuttosto che, in questi stessi giorni, con il sostanzioso 30mo festival Da vicino nessuno è normale di Olinda all’ex ospedale psichiatrico Pini. E anche se si alza lo sguardo verso le grandi manifestazioni europee per studiarne i programmi, si nota che oggi i nomi di punta del teatro, della danza e delle arti performative privilegiano uno spiccato interesse per la realtà, prima ancora che la ricerca della bellezza e della poesia, o meglio attraverso di essa.

Di questa seconda edizione di Biennale affidata a Willem Dafoe – sempre che si possa parlare di costruzioni coerenti di linee editoriali – si nota una scelta di fondo legata invece all’idea di un teatro artistico per così dire ‘allo stato puro’. Questa linea s’intuisce fin dalla doppia apertura, davvero originale, di domenica 7 giugno: la riproposta di ‘Ragada’, primo atto del Romance Familiare di Mario Banushi, che avverrà nel contesto di un salotto privato, in Ca’ Malcanton; e la prima europea, al Teatro Piccolo Arsenale, di ‘Mugen Noh Othello’ di Satoshi Miyagi, rivisitazione allegorica orientale di un classico shakespeariano.

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Mugen Noh Othello_2018.02.10-487_Ph K. Miura

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6- Willem Dafoe_ph. Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia_AVZ-8125

Banushi è una sorta di nuova stella del post-teatro europeo, greco di origine albanese, giovane autore di una prima trilogia di storie di famiglia rappresentate senza che in scena sia pronunciata una sola parola, la sua visionarietà oscilla tra la tradizione popolare mediterranea e un’estetica che si direbbe queer. Satoshi Miyagi è un maestro riconosciuto del teatro classico giapponese: in questo suo recente capolavoro ribalta Otello nella chiave di una Desdemona dall’immenso potere mistico, riportando addirittura Shakespeare dentro il Mugen Noh, ‘variazione ancora più spirituale del Teatro Noh che guarda a un’antica pratica religiosa di pacificazione degli spiriti rabbiosi’.

Così lo stesso Miyagi ha dichiarato in un’intervista recente a Cristina Piccino su ‘Alias’, dove ha poi toccato con invidiabile chiarezza i temi forti dell’attualità del teatro: ‘Abbiamo la tecnologia, l’intelligenza artificiale ma se guardi la tragedia greca le questioni e i conflitti i dei suoi personaggi sono gli stessi ai quali ci si confronta oggi. C’è poi un altro punto: i testi moderni si identificano col punto di vista di una singola persona mentre nei testi classici la visione è generale. Va oltre una vita, una storia, una realtà specifica che di per sé va bene ma restituisce una immagine più individuale. I classici invece permettono una lettura universale che come in Shakespeare non appartiene solo al suo tempo’.

Ecco, l’accostamento di questo ‘Mugen Noh Othello’ dichiaratamente spirituale e universalista, in apertura di Biennale, con il primo atto teatrale domestico, e per pochi intimi, del romanzo familiare personale di Banushi, fa riflettere ben aldilà dei contrasti estetici e poetici che rivela. In fondo ci racconta di un mondo occidentale che, pur ancora intriso di tossicità ideologiche e derive pseudo-identitarie, vede le classi medio-alte delle nuove generazioni imboccare decisamente la via d’uscita sociale e culturale della singolarità (o della singolarizzazione).

Attenzione: l’atteggiamento ‘singolarista’ è qualcosa di diverso dal cosiddetto individualismo, inteso anche nel senso buono, di un certo anticonformismo alla De Gregori, per intenderci. E’ quello che la filosofa Francesca Rigotti, in un pamphlet del 2021 per Einaudi, aveva definito L’era del singolo, in cui ‘ognuno è originale e speciale e realizza un’opera d’arte unica e irripetibile, la propria vita’. Ed è questo profilo intenzionalmente singolarista a dividere il pubblico di età più matura o più engagé rispetto al ‘romance familiare’ di Banushi, che in fondo è l’esempio aulico di un certo teatro generazionale che si vede sovente in scena anche in Italia. Forse questa Biennale Teatro, con un programma tanto internazionale, sarà davvero così ‘alternativa’ da evocare in concreto la suggestione che si possa superare lo steccato tra singolare e plurale?

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Cabrero Segundo’s exchange

6 June 2026 at 05:00

Everything in this story comes back to El Cabra. Everything leads to him, Cabrero Segundo, the “famous Lacandón,” the boss, a man of average height, about five foot five, brown-skinned, with a paunch, a goatee and tattoos: a cross on his left shoulder and a jaguar on his right. An eccentric character. In the film he had made about his life, he cast a hulking actor who was eight inches taller. At the height of his power he built a clandestine airstrip two minutes from his house to receive drug shipments. The night he kidnapped 33 soldiers, disarmed and stripped them — no one in the jungle forgets that — he spent the final hours before dawn snorting cocaine in front of them, using a banknote. El Cabra, a man with ambition.

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The house that witnesses identify as the property of Cabrero Segundo López, alias 'La Cabra.'View of the old illegal light-plane runway used for drug trafficking in the Lacandon Jungle.Esquivel Cruz, councilor of the municipality of Ocosingo, Chiapas.Lawyer Rufino Gómez shows a video in which Chiapas police carry out the operation in Lacanjá to arrest 20 alleged collaborators of El Cabra, not on the road as the local prosecutor claimed.

Photography and video:

Quetzalli Nicte-Ha

Visual editing:

Gladys Serrano and Mónica González

Layout and design:

Mónica Juárez Martín and Ángel Hernández

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