Normal view

Ok Boomer? Gen Z e accademici a confronto. Scopri il nuovo vodcast del Fatto Quotidiano sul futuro digitale

By: F. Q.
12 June 2026 at 13:37

Sapete che rispondere con una emoji col pollice alzato può essere interpretato come un comportamento passivo-aggressivo? O che non bisogna parlare di skin care a un professore universitario, perché potrebbe non sapere cosa sia? O ancora: sapete che persino i travel influencer hanno un cuore e sono capaci di non girare un video in un luogo che vogliono preservare dal turismo di massa?

Ecco, se non lo sapete dovete guardare Ok, Boomer?, il nuovo video-podcast del Fatto che mette a confronto due generazioni che di solito parlano l’una dell’altra, ma quasi mai l’una con l’altra: quella degli accademici – professori, ricercatori, studiosi che hanno passato la cinquantina – e quella di tiktoker, studenti, influencer e content creator che fanno parte della Gen Z. In ogni puntata verrà affrontato uno dei grandi temi che stanno ridefinendo il nostro rapporto con tecnologia, cultura, informazione e società. Da domani alle 15 sul canale Youtube del Fatto e sul fattoquotidiano.it, e da domenica mattina su tutte le altre piattaforme (Spotify, Apple Music e Amazon Music), ogni settimana il format ideato e condotto da Virginia Della Sala farà dialogare due mondi apparentemente molto lontani, con l’obiettivo non di farli scontrare, ma di creare conversazioni vere che aiutino a colmare il gap generazionale.

Ospiti della prima puntata, Raffaele Giuliani e il prof. Christian Ruggiero, chiamati a confrontarsi su social e politica, o meglio su come sia cambiata la politica al tempo dei social e su quanto i nuovi strumenti tecnologici avvicinino (o allontanino) le persone dalla partecipazione attiva. Nessuna lezione universitaria, ma uno scambio franco e ironico. Che, magari, vi aiuterà anche a capire con quale emoji rispondere – o non – a un messaggio whatsapp.

L'articolo Ok Boomer? Gen Z e accademici a confronto. Scopri il nuovo vodcast del Fatto Quotidiano sul futuro digitale proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Mia figlia di 13 anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Quella m***a lì che divora il tempo dei bambini”: parla Fabregas

8 June 2026 at 16:38

“Mi piacerebbe che i miei figli provassero quella gioia, quella sensazione di libertà creativa“. Quando parla della sua infanzia, Cesc Fabregas quasi si commuove. L’ex calciatore, oggi allenatore e protagonista dell’impresa del Como qualificato alla prossima Champions League, è convinto che smartphone e social network stiano facendo perdere tempo alle nuove generazioni: “Ora il tempo è occupato dall’iPad, dai social, da tutta quella merda lì che divora il tempo dei bambini“, accusa il tecnico spagnolo, nel corso della sua intervista a Walter Veltroni per il Corriere della Sera.

È una versione inedita di Fabregas, poco conosciuta. Che investe il suo ruolo di allenatore ma anche di padre: “Mia figlia di tredici anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Ma anche se lei si innervosisce per questo, io tengo duro. Fino a sedici o diciassette anni, l’età minima che dovrebbe essere prevista, non lo avrà. No Instagram, no Twitter, cerco di proteggere la sua adolescenza. Voglio che faccia di questo un uso consapevole, non che si faccia mangiare il tempo della sua vita da un telefono”, spiega Fabregas.

L’allenatore del Como racconta il suo tempo da bambino: “D’estate i miei mi lasciavano dai nonni. Davanti alla loro casa c’era un campetto da cinque contro cinque e io, dalla mattina alla sera, stavo lì. Mi bastava sentire dalla finestra il rumore del pallone e scendevo di corsa. Era una magnifica ossessione“. Oggi, invece, a suo dire tutto è occupato dalla società digitale, che considera pericolosa per una ragione: “L’illusione di vivere in un mondo che non è reale, non esiste. Tutta la gente che ti esalta o che ti insulta sui social, non esiste. Spesso sono dei robot, persone frustrate, rancorose, gente che abita dall’altra parte del mondo e dopo cinque minuti neanche si ricorda di essersi occupata di te“.

È un problema che Fabregas riscontra anche sul campo da calcio, confrontandosi con i suoi calciatori: “Non hanno pazienza, non riescono più a concentrarsi per più di due minuti, devono cambiare sempre tema, non riescono a fare una cosa per volta. Se un giocatore sbaglia un passaggio sembra sia la fine del mondo, ma sbagliare è naturale, direi necessario. Chi debutta in prima squadra dovrebbe essere emozionato, legato al collettivo. Invece no, alcuni di loro stanno seduti con il telefonino in mano. Dov’è la gioia?”. Per questo il tecnico spagnolo lavora a un antidoto: “Li faccio festeggiare. Tutto. Un esordio, un compleanno, il primo gol. Devono percepire l’importanza di quello che fanno”. Anche questo fa parte della ricetta vincente del suo Como: “Bisogna vivere la gioia, celebrare ogni piccolo passo della vita”.

L'articolo “Mia figlia di 13 anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Quella m***a lì che divora il tempo dei bambini”: parla Fabregas proviene da Il Fatto Quotidiano.

Roccella: “Primi sulla tutela dei minori online”. Ma il divieto su pornografia e intelligenza artificiale resta inapplicato

8 June 2026 at 07:05

Mentre negli Usa sono citati in tribunale i giganti di Big Tech per i danni ai più giovani, la ministra della famiglia Eugenia Roccella rivendica i risultati del governo sulla tutela dei minori online. Ma le leggi italiane sono (quasi) lettera morta perché inesistenti i controlli sull’età. Oggi i bambini possono accedere ai siti di pornografia, con un dispositivo e una connessione internet, malgrado il decreto Caivano del 2023 ponga il divieto d’ingresso ai minorenni. E sin dalla tenera età si può usare liberamente l’intelligenza artificiale, sebbene ci sia l’obbligo del consenso dei genitori, grazie alla legge n.132 del 25 settembre 2025. C’è un eccezione: dal 5 giugno ChatGPT inaugura funzioni di verifica dell’età disattivando alcune impostazioni per gli adolescenti. Ma il movente potrebbe essere la causa civile mossa dallo Stato della Florida, più che le leggi italiane in vigore da tempo: il consenso dei genitori infatti non è previsto sulla pagina del sito che informa sui controlli. Del resto, il divieto di accesso ai social da parte dei minori è rimasto congelato a lungo per volontà di palazzo Chigi.

Roccella, il 4 giugno in Parlamento per il question time, ha esultato: “L’Italia è stata tra i primi Paesi a porsi il problema della tutela dei minori in ambiente digitale”. Sì, ma con risultati quantomeno discutibili. “Siamo il primo Paese europeo – ha ricordato la ministra – che si è dotato di una disciplina specifica per impedire ai minori di accedere a siti pornografici attraverso sistemi di verifica dell’età”. Peccato che i controlli siano ancora in alto mare e lo abbia ammesso anche Roccella: “Una recente sentenza del Tar del Lazio, nel marzo 2026 pur confermando la validità dell’impianto elaborato dall’Agcom, è intervenuta con ulteriori e complesse richieste procedurali che dovranno essere espletate prima di rendere la verifica dell’età pienamente efficace”. La ministra omette due dettagli, sul decreto Caivano. Il primo: le “complesse richieste procedurali” sono le notifiche ai Paesi e alla Commissione che ospitano le sedi legali delle piattaforme hard, in omaggio alla direttiva europea “e-commerce”. Dunque, probabilmente, bastava avvisare Cipro e Bruxelles per obbligare Pornhub ad escludere i minori dai video pornografici, disinnescando ricorsi al Tar. Roccella, al question time, non ha neppure spiegato il mancato appello al Consiglio di Stato da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) di fronte alla bocciatura del tribunale amministrativo. In questo modo, l’obbligo della verifica dell’età per le piattaforme pornografiche potrebbe restare in vigore, nell’attesa del pronunciamento definitivo. Invece, ad oggi, Onlyfan ha rispettato il divieto e quasi nessun altro. Con un paradosso: i giganti stranieri con sede in Europa proseguono indisturbati senza controlli sull’età, mentre i piccoli siti italiani sono stati oscurati. Dunque porno sì, ma solo d’importazione.

“La situazione italiana è folcloristica, perseveriamo ad approvare leggi sulla tutela dei minori online che non vengono rispettate”, dice Nicola Bernardi a ilfattoquotidiano.it. Il presidente di Federprivacy ricorda il Gdpr europeo approvato nel 2018: “Stabilisce il limite dei 16 anni per l’accesso autonomo alle piattaforme tecnologiche, prima serve il consenso dei genitori”. Da otto anni tuttavia i vincoli di Bruxelles sono ignorati dai colossi. L’Europa ha lasciato facoltà ai Paesi di abbassare la soglia fino ai 13 anni. L’Italia ha fissato l’asticella a 14, con il decreto legislativo n. 101 del 2018, modificando il codice della privacy risalente al 2003. Dunque la legge per tutelare i minori online c’è già. Eppure ne vengono sfornate altre, parimenti destinate a cadere nel vuoto. “Non è una vittoria ma pura propaganda politica, dovremmo far rispettare le leggi già esistenti senza tirarne fuori altre dal cilindro”, ammonisce il presidente di Federprivacy. “Mi chiedo se ci sia la volontà politica di rafforzare la tutela dei minori, oppure se si strizza l’occhio alle multinazionali tecnologiche”. All’origine dei “divieti fantasma” c’è la mancanza di un sistema collaudato per la verifica dell’età, sino ad oggi un vero rebus, tra rischi per la privacy e di sicurezza. Anche se Bernardi e diversi addetti ai lavori coltivano un dubbio: “Come è possibile che i giganti tecnologici, l’avanguardia globale dell’innovazione con più miliardi in cassa degli Stati, non abbiano strumenti per verificare l’età degli utenti?”.

In attesa di un sistema a prova di riservatezza, senza rischi di furto dell’identità, di fatto ogni divieto per i minori sembra un’illusione. Come l’obbligo di accedere ai servizi dell’intelligenza artificiale solo con il consenso dei genitori, fino a 14 anni. Lo stabilisce la legge n. 132 del 25 settembre 2025, nata da un ddl governativo. Ma fino ad ora inapplicata, perché i chatbot sono a disposizione senza vincoli di età, su una miriade di piattaforme e servizi digitali.

Da allora, un cambiamento c’è: il 5 giugno ChatGPT ha avviato nuove procedure per la verifica dell’età. Leggiamo sul sito: “Per aiutare gli adolescenti ad avere un’esperienza adeguata alla loro età, utilizziamo segnali per prevedere se un account possa appartenere a una persona sotto i 18 anni”. Quali segnali? “Ad esempio, argomenti generali di cui parli o i momenti della giornata in cui utilizzi ChatGPT”. Se il sospetto è che l’utente sia minorenne, “alcuni argomenti vengono trattati con maggiore attenzione per ridurre i contenuti sensibili, come la violenza esplicita o scene cruente; sfide virali che potrebbero indurre comportamenti rischiosi o dannosi; giochi che parlano di sesso, amore o violenza, contenuti che spingono a seguire ideali di bellezza impossibili, diete poco sane o a criticare il proprio corpo”. Giova ricordare come OpenIa sia sotto processo penale e civile, contro lo Stato dello Florida negli Usa.

L'articolo Roccella: “Primi sulla tutela dei minori online”. Ma il divieto su pornografia e intelligenza artificiale resta inapplicato proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Profitti sulla pelle degli adolescenti”: non solo social, anche l’Intelligenza artificiale finisce in tribunale. La Florida accusa Altman e ChatGPT

6 June 2026 at 07:56

Dopo i social network anche l’intelligenza artificiale finisce in tribunale per i possibili nefasti effetti sugli utenti. Mentre Meta accetta per la prima volta di pagare una sanzione, milionaria, lo Stato americano della Florida ha accusato OpenAI di badare più ai miliardi che al benessere di bambini e adolescenti. “Sam Altman e ChatGPT hanno scelto la corsa all’intelligenza artificiale a discapito della sicurezza dei nostri figli. Hanno scelto il profitto a discapito della sicurezza pubblica e noi in Florida non lo tollereremo”, ha dichiarato il primo giugno in conferenza stampa il procuratore generale James Uthmeier. Nel mirino di quest’ultimo c’è il design della tecnologia: ChatGPT “è progettato per comportarsi come un amico, incoraggiando l’utilizzo del chatbot, per poi abbandonare gli adolescenti vulnerabili dinanzi a qualsiasi spaventoso bisogno rivelino al loro ‘confidente’. Nella migliore delle ipotesi, questa caratteristica progettuale è imprudente, nella peggiore è intenzionale”.

L’esperto: “Sotto accusa la progettazione delle tecnologie”

Non solo ChatGPT, ma anche i social network sono sul banco degli accusati per le caratteristiche dell’algoritmo: contro Meta, casa madre di Facebook e Instagram, negli Usa ballano 2400 cause intentate intentate da bambini, famiglie, distretti scolastici, 42 procuratori generali statali. Dunque potrebbe essere solo l’inizio della valanga. “La vera novità, sul piano giuridico, è che si prova a far rispondere il modo in cui il prodotto è progettato, non solo l’uso che ne fa chi lo adopera”, commenta con ilfattoquotidianoi.it Marco Martorana, avvocato, docente all’università di Parma, specializzato in tecnologie digitali. “Che a citare OpenAI sia uno Stato, e non più soltanto le famiglie delle vittime, cambia la natura della partita: l’Ia non è solo un affare tra privati ma può diventare un questione di salute pubblica”, prosegue il legale. Tuttavia appare concreto il rischio che i colossi sfuggano ai tribunali con la scorciatoia delle multe milionarie, per loro leggere come noccioline. “La scelta di Meta di chiudere con una transazione il caso del Kentucky, pochi giorni prima del processo e senza ammettere alcuna responsabilità, mostra il rovescio – avvisa Martorana – pagare diventa il modo per dare un prezzo al rischio ed evitare quel confronto in aula”.

Meta accetta la sanzione: 9 milioni alle scuole del Kentucky per la salute mentale dei più giovani

Meta per la prima volta (il 21 maggio secondo i documenti visionati dall’agenzia Reuters) ha accettato la sanzione, da 9 milioni, per evitare il processo contro il distretto scolastico della Contea di Breathitt, nello Stato del Kentucky. Le scuole otterranno 27 milioni per affrontare i problemi di salute mentale dei più giovani. Anche Snap, Youtube e TikTok sono usciti dal processo previsto a giugno pagando la loro parte della multa. Ma alle porte ci sono le denunce di altri 1200 distretti scolastici. “La condotta degli imputati ha portato a una crisi di salute mentale tra i giovani americani e non è un’iperbole”, scrivono i legali della contea di Breathitt nell’atto di citazione. Anzi, le parole sono da intendersi letteralmente, suffragate dalle società scientifiche di pediatria e psicologia. “Il fatto che sia presente una crisi di salute mentale tra i giovani americani è stato dichiarato dall’American Academy of Pediatrics, dall’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, dalla Children’s Hospital Association e dal Surgeon General degli Stati Uniti”. Nel mirino ci sono le scelte di progettazione compiute dalle piattaforme per tenere agganciati gli utenti il più a lungo possibile, con il rischio di alimentare dipendenza soprattutto nei più giovani. Lo scopo? “Generare profitti”. Lo strumento? I ragazzi. “Se perdiamo il contatto con gli adolescenti negli Stati Uniti, perdiamo il flusso di clienti”, sosteneva un documento interno di Instagram rivelato dal New York Times nel 2023. Secondo gli accusatori del Kentucky, i colossi dei social network sarebbero consapevoli dei pericoli. E’ la stessa ipotesi del procuratore del New Mexico, dove è corso la seconda fase del processo civile contro Meta, dopo la condanna del marzo al risarcimento da 375 milioni di dollari. Ora il New Mexico ne chiede 10 volte di più: 3,7 miliardi, per risolvere i problemi di salute mentale dei più giovani.

La Florida contro Sam Altman e OpenIA

Lo Stato della Florida rivolge a OpenAi accuse molto simili a quelle piovute sulle piattaforme social. Secondo il procuratore Uthemier la multinazionale e Sam Altman erano a conoscenza dei rischi, soprattutto per i minori. Dunque il Ceo dovrebbe essere ritenuto “personalmente responsabile per il danno causato ai cittadini della Florida”: colpevole di “totale disprezzo per il rischio per la vita umana derivante dalla condotta della sua azienda”. Sulla multinazionale pende una sanzione “potenzialmente da miliardi di dollari”, secondo le dichiarazioni di Uthemier riportate da Cnn.

La causa civile è una costola dell’indagine penale annunciata dal procuratore il 21 aprile scorso, frutto della sparatoria avvenuta il 17 aprile 2025 nel campus dell’università dello Stato, con un bilancio di 2 morti e 6 feriti. L’imputato Phoenix Ikner avrebbe consultato l’intelligenza artificiale per ricevere consigli su armi e munizioni, l’orario e l’area migliore per colpire il maggior numero di persone. “Se quel bot fosse una persona, verrebbe accusato di concorso in omicidio premeditato”, aveva dichiarato Uthmeier in una conferenza stampa. Nell’occasione il procuratore della Florida aveva rammentato il lavoro del suo ufficio per perseguire i crimini legati all’uso dell’intelligenza artificiale: una condanna a 135 anni di carcere per un predatore sessuale; il processo in corso ad un presunto pedofilo, con 46 capi d’accusa relativi a materiale pedopornografico generato dall’IA .

La causa civile presentata il primo giugno invece accusa OpenAI di pratiche commerciali ingannevoli e sleali per accelerare i guadagni in barba ai rischi: “A causa delle false dichiarazioni degli imputati su ChatGPT e della loro negligente introduzione di ChatGPT in Florida e nel mondo, gli omicidi di massa sono stati aiutati (…), le persone vulnerabili sono state incoraggiate al suicidio (…) gli utenti hanno perso capacità di pensiero critico e i minori sono diventati dipendenti da uno strumento che finge compassione umana per raccogliere i propri dati senza la supervisione dei genitori. Lo sscopo del colosso? “Accumulare grandi fortune, nonostante conoscano il pericolo di ChatGPT”. In una dichiarazione, OpenAI ha affermato di ritenere che i minori “necessitino di una protezione significativa” e di aver “messo in atto protezioni e politiche all’avanguardia nel settore”. Anche le piattaforme social come Facebook, Instagram e TikTok ripetono da anni di fare tutto il possibile per tutelare gli utenti, soprattutto i minori. Ma la palla ora passa ai tribunali.

L'articolo “Profitti sulla pelle degli adolescenti”: non solo social, anche l’Intelligenza artificiale finisce in tribunale. La Florida accusa Altman e ChatGPT proviene da Il Fatto Quotidiano.

La vacanza la decide l’algoritmo: il 79% dei giovani sceglie mete e itinerari dai social ed è disposto a fare qualcosa di completamente fuori dall’ordinario al solo scopo di poterlo raccontare online

4 June 2026 at 14:19

Il viaggio moderno non inizia in agenzia o preparando la valigia, ma scorrendo il feed di uno smartphone. Oggi il 79% dei Millennials e della Generazione Z dichiara di lasciarsi guidare dai social media per pianificare i propri itinerari, e l’82% ammette di essere disposto a fare qualcosa di completamente fuori dall’ordinario al solo scopo di poterlo raccontare online. I dati delineano uno scenario rivoluzionato: il turismo è ormai un ecosistema plasmato dall’Intelligenza Artificiale e dal social selling, dove le esperienze non vengono cercate solo per essere vissute, ma per risultare “condivisibili“.

La “Trendification” del viaggio: l’algoritmo come tour operator

Il 35% dei viaggiatori utilizza le piattaforme social per organizzare le proprie vacanze, registrando una crescita del 13% anno su anno. Il contenuto digitale non si limita più ad accompagnare il settore turistico, ma ne orienta attivamente la domanda attraverso dinamiche ben precise:

  • Ispirazione costante: su Instagram, la parola “travel” è associata a oltre 700 milioni di post; il 76% degli utenti che consuma contenuti di viaggio afferma di aver trovato l’ispirazione per partire proprio grazie a queste piattaforme.
  • L’ossessione per la condivisione: quasi un viaggiatore su due sceglie la propria meta valutando quanto questa sarà esteticamente e culturalmente “condivisibile”, con l’intento esplicito di pubblicare foto e video durante il soggiorno.
  • La caccia alla viralità: secondo il report Global Travel Trends 2026, oltre il 75% dei giovani appartenenti a Millennials e Gen Z pianifica in anticipo di assaggiare cibi o pietanze diventati virali sul web.

Questo fenomeno, battezzato dagli analisti come trendification, permette agli algoritmi di rendere virale una località nel giro di poche settimane, influenzando pesantemente i flussi turistici, le disponibilità delle strutture e l’andamento dei prezzi.

La fine della vecchia pubblicità e l’ascesa del Social Selling

In questo panorama, la qualità del servizio resta un pilastro, ma non è più l’unico. A fare la differenza è la reputazione online. Gianni Adamoli, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Execus S.p.A. (MarTech Company quotata su Euronext Growth Milan), fotografa così il cambiamento: «Per gli operatori del settore questo significa ripensare il modo di presentarsi al pubblico. La qualità della struttura o del servizio resta centrale, ma da sola non basta più. Conta anche la capacità di presidiare le conversazioni digitali, costruire una reputazione credibile e mantenere un dialogo costante con gli utenti».

La semplice promozione unidirezionale ha lasciato il posto a interazioni reali: «È in questo contesto che il social selling è ormai sempre più necessario», aggiunge Adamoli. «Non si tratta di una semplice promozione sui social network, ma di una strategia di marketing fondata sulla costruzione di relazioni autentiche e sulla condivisione di valore attraverso i social media, con l’obiettivo di avvicinare gli utenti e accompagnarli fino alla decisione d’acquisto». I numeri confermano l’efficacia di questo dialogo:

  • Oltre il 60% delle persone ha maggiore propensione a visitare un’attività in seguito a un’interazione positiva sui social media.
  • Il 52% dei turisti si dice più propenso a prenotare dopo aver visto contenuti online, e il 67% usa i social per cercare raccomandazioni durante la vacanza stessa.
  • Più del 70% condivide le proprie esperienze positive post-soggiorno, innescando una visibilità organica che spesso risulta più incisiva della pubblicità tradizionale.

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale: un mercato da 13 miliardi

A potenziare enormemente l’efficacia di questi strumenti intervengono i Big Data e l’Intelligenza Artificiale. Le stime di mercato indicano una traiettoria impressionante: il mercato globale dell’AI applicata al settore turistico, partito da 2,95 miliardi di dollari nel 2024, potrebbe superare la soglia dei 13 miliardi entro il 2030. «L’AI è già utilizzata in diversi ambiti operativi: chatbot per l’assistenza continua, sistemi di pricing dinamico, suggerimenti personalizzati basati sui comportamenti degli utenti e strumenti di analisi delle conversazioni online», chiarisce Adamoli. «Questo si traduce soprattutto in una maggiore capacità di anticipare bisogni, intercettare tendenze emergenti e adattare l’offerta in tempo reale».

Il rischio “Instagram vs Realtà” e il ritorno all’autenticità

Nonostante la precisione algoritmica, esiste un’insidia che la tecnologia non può risolvere: l’effetto delusione. La sovraesposizione a immagini e video fortemente estetizzati ha innalzato le aspettative, e i dati lo dimostrano senza appello: il 60% degli utenti ammette di aver visitato destinazioni che, online, sembravano decisamente più attraenti rispetto alla realtà concreta. Una discordanza che rischia di generare un pericoloso boomerang reputazionale. Su questo punto, l’analisi di Adamoli è perentoria: «Per questo motivo la sfida per gli operatori turistici non riguarda soltanto la visibilità, ma soprattutto la coerenza tra racconto digitale ed esperienza reale. Chi lavora costruendo aspettative irrealistiche paga prima o poi il conto in termini di reputazione. Il social selling autentico è quello che mostra la vera identità di una struttura o di una destinazione: i suoi limiti, le sue peculiarità, ciò che la rende unica. È la strada più lunga, ma anche quella che porta a clienti soddisfatti, recensioni positive e fidelizzazione nel tempo».

L'articolo La vacanza la decide l’algoritmo: il 79% dei giovani sceglie mete e itinerari dai social ed è disposto a fare qualcosa di completamente fuori dall’ordinario al solo scopo di poterlo raccontare online proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌