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Gli Stati Uniti ridimensionano i contributi al piano Nato per le crisi

Gli Stati Uniti hanno avviato una riduzione dei propri contributi al Nato Force Model, il meccanismo con cui l’Alleanza atlantica pianifica le forze ad alta prontezza da impiegare in caso di crisi o conflitto. La decisione, comunicata in una nota del comando in Europa, rientra in un più ampio processo di rightsizing delle capacità statunitensi assegnate alla Nato e comporta una diminuzione del pool di forze statunitensi pre-allocate per scenari di emergenza.
Nel concreto, la misura riguarda la riduzione di assetti che includono aerei da rifornimento in volo, caccia, sistemi a pilotaggio remoto e unità navali. Si tratta, in larga parte, di capacità abilitanti – intelligence, sorveglianza, ricognizione e proiezione aerea e marittima – che costituiscono una componente essenziale della risposta militare Nato nelle fasi iniziali di una crisi ad alta intensità.
Non è un semplice aggiustamento tecnico. È il segnale di un riequilibrio più profondo della condivisione degli oneri operativi all’interno dell’Alleanza. La riduzione delle cosiddette enabling capabilities americane indica infatti una volontà di ridurre la dipendenza strutturale della Nato dalle risorse statunitensi, soprattutto nei settori che consentono la condotta di operazioni complesse su larga scala.
Il generale Alexus Grynkewich, comandante delle forze statunitensi in Europa e Comandante supremo alleato in Europa, ha spiegato che esisteva una «co-dipendenza non sana» nel Force Model basata sull’assunto implicito della disponibilità automatica di capacità americane in caso di crisi. Washington, ha spiegato, intende ridurre questa impostazione per rispondere alla possibilità di conflitti simultanei su più teatri operativi, in particolare Europa e Indo-Pacifico.
Reuters ha riportato che la riduzione riguarderebbe in modo significativo alcuni sistemi specifici, tra cui i caccia F-15 e F-15E e i droni MQ-9 Reaper e MQ-4, con un taglio sensibile della loro disponibilità per la pianificazione Nato. Si tratta di piattaforme centrali per le capacità di sorveglianza e superiorità aerea dell’Alleanza, la cui riduzione potrebbe incidere sulla densità iniziale delle operazioni in caso di crisi.
Dal punto di vista politico, la decisione si inserisce nella linea più volte espressa dall’amministrazione statunitense secondo cui gli alleati europei e il Canada devono assumere una quota maggiore della difesa convenzionale del continente. In questo quadro, la riduzione del contributo al Nato Force Model non implica un ritiro degli Stati Uniti dalla Nato, né una diminuzione del loro ruolo complessivo nella deterrenza europea, che resta ancorato a elementi strutturali come il comando integrato e la componente nucleare. Il punto centrale, piuttosto, riguarda la trasformazione del grado di «certezza operativa» su cui si è basata la pianificazione dell’Alleanza negli ultimi decenni. Se in passato le capacità americane erano considerate implicitamente disponibili e rapidamente integrabili nei piani Nato, la nuova impostazione riduce questa presunzione, spingendo gli alleati europei a colmare più direttamente i gap nelle fasi iniziali di una crisi.
In questo senso, il rightsizing del Nato Force Model non rappresenta una rottura dell’architettura atlantica, ma un suo riequilibrio progressivo. La Nato rimane un’Alleanza a leadership americana, ma con una crescente richiesta di autonomia operativa europea nelle capacità di combattimento avanzato e nelle funzioni abilitanti.
Più che un arretramento degli Stati Uniti dall’Alleanza, si tratta quindi di una revisione delle aspettative reciproche: Washington riduce la disponibilità pre-allocata di alcune capacità chiave, mentre gli alleati sono chiamati a garantire una maggiore prontezza autonoma nelle prime fasi di una crisi. Una trasformazione che non modifica la centralità della Nato nel sistema di sicurezza euro-atlantico, ma ne aggiorna in modo sostanziale il funzionamento operativo.
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“Troppe spese per la difesa”: mozione unitaria di Pd, M5s, Avs e Iv per chiedere di “riconsiderare gli impegni Nato”
Alla fine hanno trovato l’intesa. I gruppi alla Camera di Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza verdi e sinistra e Italia viva, hanno chiesto, in una mozione unitaria, di “riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa“, considerando quanto queste abbiano un “impatto strutturale sulla finanza pubblica di fatto insostenibile alla luce dei dati Istat”.
Da giorni, come anticipato dal Fatto Quotidiano, i partiti dell’opposizione stavano lavorando per trovare una quadra unitaria che desse anche un segnale di alternativa possibile al governo Meloni.
Nel documento, presentato a prima firma dell’esponente del M5s Filippo Scerra, viene chiesta anche “una revisione integrale del patto di stabilità“.
Sono quindi due i punti chiave sui quali l’opposizione chiede che “un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno per la sanità pubblica e per famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, escludendo che le risorse disponibili siano assorbite da impegni di spesa militare”. In aggiunta Pd, M5s, Avs e Iv chiedono di “promuovere una politica di difesa comune europea attraverso la pianificazione, l’acquisizione e la gestione di capacità condivise, al fine di efficientare le risorse già previste e sfruttando le economie di scala”.
In tutto i punti su cui la mozione unitaria impegna il governo sono 10. Sul patto di stabilità le opposizioni chiedono al governo di “adottare iniziative urgenti in sede di unione europea volte a pro-muovere una revisione integrale del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica”. Per questo, scrivono ancora, va sostenuto “un piano di investimenti comuni sul modello di Next Generation EU da 750-800 miliardi annui, anche ricorrendo a debito comune, finalizzato alla crescita economica, nonché a promuovere azioni volte a realizzare lo scorporo dal calcolo degli indicatori sul deficit per gli investimenti nazionali destinati ad interventi di carattere economico sociale a sostegno delle famiglie e imprese, evitando pesanti tagli allo Stato sociale e sostenendo una crescita inclusiva e sostenibile di medio e lungo termine”.
Il campo largo chiede inoltre di “adoperarsi per la revisione delle regole fiscali comprese nel Patto di stabilità e crescita, al fine di adattarle alle nuove sfide che l’Unione europea e i suoi Stati membri sono chiamati ad affrontare, nonché a perseguire politiche di bilancio sostenibili, prevedendo percorsi di rientro dal debito più realistici che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo” e a “promuovere iniziative volte a porre le basi di una riforma sul tema della creazione di un’adeguata capacità fiscale dell’Unione, che riveste un’importanza centrale per il processo di integrazione europea ed è strumento essenziale di governance economica in quanto strettamente complementare alla disciplina di bilancio per gli Stati, in particolare chiedendo che le politiche economiche nazionali siano sostenute e integrate da efficaci politiche europee, uniche in grado di far fronte a gravi shock (simmetrici o asimmetrici) o farsi carico della produzione di beni pubblici di interesse generale”.
Le opposizioni chiedono poi al governo di impegnarsi ad “adottare iniziative in sede europea volte ad adattare alcuni elementi di successo dell’esperienza del Dispositivo di ripresa e resilienza alla nuova architettura della politica di bilancio europea”. Un impegno possibile, secondo il documento, “trasformando il programma Next generation EU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell’Unione europea e l’inclusione dell’emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l’impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di ‘beni pubblici’ che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come ricerca, innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all’Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anticiclica, che la sottragga a quelli che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano ‘ricatti’ dei contributi nazionali”.
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Escalation tra Russia e Ucraina: attacchi ai porti, guerra dei droni e rischio coinvolgimento NATO nel Baltico
Mercadinho de velharias e antiguidades anima domingo em Querença
A Junta de Freguesia de Querença vai organizar no próximo domingo, dia 7 de Junho, o Mercadinho Relíquias de Querença, no polidesportivo local.
Para além das velharias e antiguidades, o evento contará também com artesanato local, sabores regionais e animação de rua.
A iniciativa realiza-se no Polidesportivo de Querença, entre as 8h00 e as 13h00, com entrada livre.
A Cooperativa QRER vai marcar presença neste evento, com um espaço dedicado à divulgação do seu trabalho e dos seus cooperadores.

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