Para BCE decisão de subir juro era "óbvia". Governo discorda

© Lorena Deidda/ECB

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Mentre la Banca centrale europea interviene nuovamente sui tassi in un contesto segnato da inflazione persistente e nuove tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente, l’Europa si trova a gestire un equilibrio sempre più fragile tra contenimento dei prezzi e sostegno alla crescita economica. Le decisioni di Francoforte si inseriscono in uno scenario in cui mercati finanziari, famiglie e imprese fanno i conti con un costo del denaro ancora elevato e con prospettive di medio periodo tutt’altro che stabili.
Sul fronte macroeconomico, il rischio di una nuova fiammata inflattiva legata all’energia riapre il dibattito sull’efficacia della politica monetaria in presenza di shock esterni, mentre si riaccende la discussione sulle possibili mosse future della BCE e sui margini di manovra ancora disponibili per evitare un rallentamento eccessivo dell’economia.
A fare il punto è Antonio Tognoli, economista ed esperto dei mercati finanziari, che analizza ad Affaritaliani gli effetti del rialzo dei tassi, le prospettive per i prossimi mesi e i principali rischi per l’economia europea.
La BCE ha alzato i tassi: cosa cambierà concretamente per famiglie, imprese e mutui?
“I mercati avevano ampiamente anticipato la mossa, tant’è vero che le borse non hanno reagito in modo scomposto. Per quanto riguarda i mutui, invece, l’impatto ci sarà: le banche tenderanno inevitabilmente ad adeguarli. Forse non assisteremo a un incremento immediato di 25 punti base sui mutui a tasso variabile, ma lo scenario è mutato: se fino a ieri la tendenza virava verso un lento ribasso, ora la direzione punta a un progressivo rialzo. Gli analisti stimano infatti un nuovo ritocco in autunno, probabilmente a settembre. Molto dipenderà dalla durata della crisi in Medio Oriente e dalla capacità del rincaro dei prezzi di infiltrarsi nell’economia reale”.
L’inflazione legata alla crisi in Medio Oriente torna a preoccupare: la BCE rischia di frenare troppo la crescita pur di contenere i prezzi?
“Sì, il rischio è concreto. Il nodo centrale, tuttavia, è un altro: ci troviamo di fronte a un’inflazione da costi, cioè importata dall’esterno. Su questo tipo di inflazione le banche centrali non hanno praticamente alcun potere, poiché non è alimentata da un eccesso di domanda. Di conseguenza, continuare ad alzare i tassi d’interesse riduce sì la corsa dei prezzi, ma lo fa necessariamente provocando una contrazione della crescita economica.
Non a caso la stessa BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita che, a mio avviso, restano fin troppo ottimistiche. Il prezzo da pagare per frenare la crescita dei prezzi è, purtroppo, il rallentamento dello sviluppo. Quando l’economia frena, anche l’inflazione da domanda si azzera, ma sulla componente energetica – che è la vera spinta di questa crisi – la leva monetaria può fare ben poco, se non penalizzare fortemente il Pil”.
Dopo il rialzo di oggi, dobbiamo aspettarci altri aumenti nei prossimi mesi o siamo vicini al punto di arrivo?
“In uno scenario base, quindi standard e non necessariamente pessimistico, gli analisti prevedono un ulteriore aumento a settembre. La stessa BCE ha chiarito che le prossime decisioni saranno subordinate ai dati macroeconomici e, soprattutto, all’evoluzione del conflitto mediorientale. Sarà decisivo monitorare la trasmissione dei costi all’economia reale: banalmente, se i trasporti su gomma pagano il gasolio a prezzi più alti, la spesa al supermercato costerà di più. La risposta è quindi sì: un nuovo aumento in autunno resta del tutto probabile”.
Tra tensioni geopolitiche e rincaro dell’energia, qual è oggi il principale pericolo per l’economia europea?
“Il vero pericolo è la stagflazione. L’Europa è l’anello debole della catena globale: gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l’India e il Sud America perseguono i propri interessi e il vecchio continente è rimasto isolato. È venuto meno il traino americano alla crescita europea. Per invertire la rotta non basta più una strategia “all’acqua di rose” come l’agenda Draghi; serve un punto di rottura politico radicale.
La soluzione non risiede solo nel riarmo o negli investimenti per l’Ucraina nella speranza che la futura ricostruzione riattivi l’economia. È necessario investire massicciamente nel Green e nel sostegno strutturale alle industrie europee. Se non si agisce come un’unica entità politica – emettendo bond sovrani europei e conferendo poteri decisionali diretti al Parlamento Europeo, superando i veti dei singoli parlamenti nazionali – l’Unione è destinata alla stagnazione dello “zero virgola”.
I capitali ci sono, manca la volontà politica di mobilitarli. Questo cambio di paradigma richiede anche una revisione profonda del Patto di Stabilità: non ha senso imporre vincoli rigidi sul deficit al 3% o sul debito al 60% e sanzionare chi è già in difficoltà. Dinanzi a istituzioni sorde, la reazione dei cittadini è la svolta a destra e la crescita del populismo a cui stiamo assistendo in tutta Europa. Se l’Unione non si darà una svegliata immediata e vigorosa, saremo costretti a subirne le conseguenze”.
L'articolo La Bce alza i tassi, l’esperto: “L’Europa si deve svegliare. Rischio concreto di stagflazione” proviene da Affaritaliani.it.



© OLIVIER HOSLET/EPA


Par Vincent Clairmont
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JE M'INSCRIS lecourrierdesstrateges.frD'abord le contexte, en bref, parce qu'il commande tout le reste. Cette hausse n'est pas un cadeau aux épargnants : c'est une banque centrale qui court derrière une inflation importée — choc pétrolier d'Ormuz, prix de l'énergie — qu'un quart de point ne fera pas reculer. Une seconde hausse est attendue dès septembre par une partie du marché. Retenez l'ordre des grandeurs : votre « sans risque » rapportera environ 2,25 % dans un monde à 3,2 % d'inflation. Le rendement réel reste négatif. Tout ce qui suit s'inscrit dans ce cadre.
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O ministro das Finanças considerou hoje que a subida das taxas de juro anunciada pelo Banco Central Europeu devido às pressões inflacionistas da guerra no Médio Oriente “não era absolutamente necessária”, sendo uma “crise diferente da de 2022”.
“Naturalmente há uma preocupação do Banco Central Europeu [BCE]. O BCE, que teve uma ação muito importante em 2022 [na anterior crise energética], entendeu dar este primeiro sinal ao mercado, mas veremos nos próximos meses. Eu mantenho a minha opinião de que podia não ter dado este sinal e não era absolutamente necessário, mas respeito naturalmente o mandato e a independência do BCE”, disse Joaquim Miranda Sarmento.
Falando aos jornalistas portugueses no Luxemburgo, à chegada para a reunião do Eurogrupo, o governante apontou que “esta é uma crise diferente de 2022”, que foi causada pela invasão russa da Ucrânia e que levou a máximos da inflação.
“O Banco Central Europeu, em todo caso, decidiu subir as taxas de juros, mas estamos numa situação muito diferente, quer do ponto de vista da inflação, quer do ponto de vista das taxas de juros do Banco Central”, adiantou o ministro das Finanças.

La decisione della Banca centrale europea di rialzare i tassi d’interesse per la prima volta dal 2023 segna una brusca inversione di rotta spinta dalle pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente che ha gonfiato i prezzi dell’energia. Tra mutui più costosi e acquisti a rate che richiederanno esborsi maggiori, a subirne gli effetti saranno anche i bilanci delle famiglie.
L’Euribor a tre mesi, il parametro di riferimento per gran parte dei mutui variabili, era già risalito dal 2,01% di fine febbraio al 2,31% del 5 giugno, incorporando le aspettative dei mercati su una stretta monetaria. Secondo le simulazioni di Facile.it, la rata di un mutuo variabile standard da 126mila euro in 25 anni, che a gennaio era pari a 578 euro, è già salita a circa 590 euro a giugno. Con il rialzo di 25 punti base deciso dalla Bce, la rata arriverà a circa 606 euro al mese. E le previsioni indicano ulteriori rincari nei prossimi mesi. Sulla base delle quotazioni dei futures, Facile.it stima che la rata possa raggiungere i 626 euro entro la fine dell’anno o all’inizio del 2027. Rispetto a gennaio, l’aumento complessivo sarebbe quindi vicino ai 50 euro mensili, pari a circa 600 euro l’anno. L’impatto degli aumenti sarà però diverso per ciascun mutuatario in base all’importo residuo del finanziamento e al numero di rate ancora da pagare: più si è vicini alla fine del piano di ammortamento, minore sarà l’effetto.
La Federazione Autonoma Bancari Italiani stima che per un finanziamento da 50.000 euro la maggiore spesa mensile oscillerà tra 29 euro su una durata di 10 anni e 35 euro su trent’anni. Per un mutuo da 100.000 euro l’aumento della rata va da 59 a 70 euro al mese, mentre per un finanziamento da 150.000 euro la crescita è compresa tra 88 e 106 euro mensili. L’impatto aumenta al crescere dell’importo richiesto. Su un mutuo da 200.000 euro l’incremento della rata è compreso tra 118 e 141 euro al mese, mentre per un finanziamento da 250.000 euro si arriva fino a 176 euro in più ogni mese, pari a oltre 2.100 euro nell’arco di un anno.
Il rialzo dei tassi non colpisce soltanto chi ha un mutuo. Anche il credito al consumo è destinato a diventare più oneroso. Secondo uno studio della Fabi, una lavatrice da 700 euro acquistata con un finanziamento quinquennale arriva a costare complessivamente 877 euro, mentre uno smartphone da 850 euro pagato in due anni supera i 930 euro. Per gli acquisti di importo più elevato l’effetto degli interessi diventa molto più pesante: un viaggio da 5mila euro finanziato in quattro anni costa oltre 6mila euro e un’automobile da 20mila euro acquistata a rate nell’arco di sei anni arriva a richiedere più di 26mila euro complessivi.
Più aumenta il costo del denaro, insomma, più cresce la quota di reddito che le famiglie devono destinare al pagamento degli interessi, riducendo le risorse disponibili per altre spese. È proprio questo del resto uno dei canali attraverso cui la Bce punta a raffreddare l’inflazione: frenare domanda e consumi per contenere la crescita dei prezzi.
L'articolo Che succede a mutui e prestiti dopo l’aumento dei tassi? L’impatto sui bilanci delle famiglie proviene da Il Fatto Quotidiano.

© RUI MINDERICO/LUSA

La Banca centrale europea come da attese alza i tassi di un quarto di punto portando il tasso sui depositi dal 2 al 2,25%. Il tasso sui rifinanziamenti principali sale dal 2,15% al 2,40%; quello sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%. È la prima stretta monetaria dal settembre 2023. Gli analisti la davano per certa visto lo choc energetico causato dalla guerra all’Iran.
Il consiglio direttivo dell’Eurotower a fronte del prolungarsi del conflitto ha ulteriormente tagliato le previsioni sulla crescita e alzato quelle sull’inflazione. Nel nuovo scenario ‘di base’ il progresso del pil è ora atteso a +0,8% per il 2026 (dallo 0,9% delle precedenti proiezioni di marzo) e +1,2% per il 2027 (da 1,3%), mentre è stato alzato a +1,5% (da 1,4%) per il 2028. L’inflazione è vista al 3% per quest’anno e 2,3% per il 2027 per poi frenare al 2%, rispettivamente da 2,6%, 2% e 2,1% delle precedenti previsioni. “Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, si lege in una nota della Bce. “Le implicazioni complessive della guerra per l’inflazione e la crescita a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto”.
L'articolo La Bce alza i tassi di 25 punti base: è il primo aumento dal 2023. Inflazione su al 3% causa guerra in Medio Oriente proviene da Il Fatto Quotidiano.

Nessun colpo di scena da Francoforte. Come ampiamente atteso dagli economisti la Banca centrale europea ha deciso di alzare i tassi di un quarto di punto portando il tasso sui depositi dal 2 al 2,25%. La decisione, in parte arrivata a seguito dello choc energetico causato dalla guerra all’Iran, rappresenta la prima stretta monetaria dal settembre 2023. Il tasso sui rifinanziamenti principali saledal 2,15% al 2,40%; quello sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%.
La Bce ha ulteriormente tagliato le previsioni sulla crescita, e alzato quelle sull’inflazione, a fronte del prolungarsi della guerra di Usa e Israele all’Iran. La crescita – nel nuovo scenario ‘di base’ – è ora attesa a 0,8% per il 2026 (da 0,9% delle precedenti ‘staff projections’ di marzo), 1,2% per il 2027 (da 1,3%) e alzata a 1,5% (da 1,4%) per il 2028. L’inflazione è alzata a 3% per quest’anno, 2,3% per il 2027 e poi frena al 2%, rispettivamente da 2,6%, 2% e 2,1% delle precedenti previsioni. “Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica“, si lege in una nota della Bce.
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Evento em destaque: O Governo vai voltar a disponibilizar apoios à compra de veículos elétricos em Portugal, com a abertura de candidaturas a acontecer esta quinta-feira. Depois de os incentivos anteriores terem esgotado rapidamente, surge agora uma nova fase do programa, financiada pelo Fundo Ambiental, com uma dotação inicial de 10 milhões de euros. Saiba mais aqui.
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La Banca centrale europea è intervenuta lo scorso anno per frenare temporaneamente alcune attività di Revolut nel mercato europeo, imponendo limitazioni alla fintech più valorizzata del continente per timori legati alla velocità con cui venivano autorizzati e commercializzati nuovi prodotti finanziari. Secondo quanto riportato dal Financial Times, nell’estate del 2025 l’autorità di vigilanza ha circoscritto la possibilità per la divisione europea del gruppo di lanciare nuovi servizi nello Spazio economico europeo, chiedendo la correzione di alcune criticità riscontrate nelle procedure interne di approvazione.
L’istituto è stato inoltre tenuto ad affidare a un soggetto indipendente una verifica delle funzioni di gestione del rischio, compliance e supporto legale coinvolte nello sviluppo e nel lancio di nuovi prodotti. L’iniziativa della Bce mette in luce il delicato rapporto tra le strategie di espansione rapida delle fintech e le esigenze di controllo delle autorità, chiamate a tutelare i consumatori e a preservare la solidità del sistema finanziario.
La vicenda si inserisce anche nel più ampio confronto europeo sul difficile equilibrio tra regolamentazione e sostegno alla crescita di campioni tecnologici in grado di competere a livello globale, in particolare con i colossi statunitensi. Le attività europee di Revolut sono sottoposte alla supervisione congiunta della Bce e della banca centrale lituana, che nel 2018 ha rilasciato all’azienda la licenza bancaria europea.
Una fonte vicina alla società ha riferito che, a partire dalla scorsa estate, Revolut ha potenziato le proprie procedure interne di approvazione, introducendo controlli più stringenti e un maggiore coinvolgimento degli specialisti aziendali. Non è però chiaro se tutte le misure restrittive imposte dalle autorità siano state successivamente rimosse.
Nel frattempo, la fintech ha continuato ad ampliare la propria presenza sul mercato europeo, introducendo nuovi servizi come mutui, conti dedicati agli adolescenti e ulteriori sedi operative. Contattata dal quotidiano britannico, Revolut ha dichiarato di mantenere un “dialogo costante e costruttivo” con gli organismi di vigilanza, compresa la Bce, ribadendo il proprio impegno nel rispettare i più elevati standard di governance e controllo dei rischi.
L'articolo Revolut, la rivelazione del Ft: “Nel 2025 la Bce è intervenuta per limitare la crescita in Ue” proviene da Affaritaliani.it.


A Euribor subiu esta quarta-feira a três meses, para um máximo desde março de 2025, e desceu a seis e a 12 meses, face a terça-feira.
Com as alterações de hoje, a taxa a três meses, que avançou para 2,397%, continuou abaixo das taxas a seis (2,592%) e a 12 meses (2,841%).
A taxa Euribor a seis meses, que passou em janeiro de 2024 a ser a mais utilizada em Portugal nos créditos à habitação com taxa variável, recuou hoje, ao ser fixada em 2,592%, menos 0,014 pontos do que na terça-feira.
Dados do Banco de Portugal (BdP) referentes a abril indicam que a Euribor a seis meses representava 39,56% do ‘stock’ de empréstimos para a habitação própria permanente com taxa variável.
Os mesmos dados indicam que as Euribor a 12 e a três meses representavam 31,53% e 24,55%, respetivamente.
No prazo de 12 meses, a taxa Euribor caiu hoje para 2,841%, menos 0,025 pontos do que na sessão anterior.
Em sentido oposto, a Euribor a três meses avançou hoje, fixando-se em 2,397%, mais 0,024 pontos que na terça-feira e um novo máximo desde 19 de março de 2025.
Esta semana realiza-se a reunião de política monetária do Banco Central Europeu (BCE), que termina na quinta-feira e é a terceira depois do início da guerra com o Irão, e o mercado prevê que a entidade suba as taxas diretoras, pela primeira vez em quase três anos.
Na anterior reunião, em 30 de abril, o BCE manteve as taxas diretoras, pela sétima reunião de política monetária consecutiva, como tinha sido antecipado pelo mercado e depois de oito reduções desde que a entidade iniciou o ciclo de cortes em junho de 2024.
A média mensal da Euribor subiu, de novo, nos três prazos em maio, mas de forma menos acentuada do que em abril.
Em maio, a média mensal da Euribor subiu 0,051 pontos para 2,226% a três meses.
Já a seis e a 12 meses, a média da Euribor avançou 0,082 pontos para 2,536% e 0,057 pontos para 2,804%, respetivamente.
As Euribor são fixadas pela média das taxas às quais um conjunto de 19 bancos da zona euro está disposto a emprestar dinheiro entre si no mercado interbancário.

© CHRISTOPHE PETIT TESSON/EPA

O Banco Central Europeu (BCE) tomou medidas para restringir as operações da fintech Revolut no ano passado, avançou esta quarta-feira o Financial Times. Estas limitações à filial europeia da fintech, com sede no Reino Unido, deveu-se às preocupações sobre a rapidez com que a empresa aprovava novos produtos financeiros.
De acordo com fontes consultadas pela publicação britânica estas restrições temporárias, que foram aplicadas no verão passado, continuariam em vigor até que fossem corrigidas as “deficiências” nos processos de aprovação. A Revolut foi obrigada a realizar uma revisão por terceiros das suas funções de risco, conformidade e jurídicas que regem os lançamentos de novos produtos na Europa.
O Financial Times adianta também que as restrições foram ainda mais apertadas fora do bloco para a filial europeia da Revolut, impedindo-a de fazer aquisições ou de conquistar novos clientes fora do continente.
A publicação britânica referiu que o conselho europeu da Revolut foi informado das restrições em julho de 2025. Uma fonte referiu ao Financial Times que, desde o verão passado, a Revolut melhorou o seu processo interno de lançamento de produtos, com análises mais rigorosas de novas iniciativas por parte de especialistas internos.
A Revolut citada pela publicação britânica referiu que mantém um “diálogo contínuo e construtivo” com os seus reguladores, incluindo o Banco Central Europeu, como parte das suas operações normais enquanto banco totalmente licenciado. “A Revolut está empenhada nos mais elevados padrões de governação e gestão de riscos. Em conformidade com as expectativas de supervisão, reforçamos regularmente o nosso ambiente de controlo interno e os nossos processos operacionais”, acrescentou a fintech.
Já o BCE não prestou comentários.