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Arrestata a Dubai l’ex moglie dello sceicco e nipote del sovrano: Zeynab Javadli accusata di avergli sottratto i figli
La Procura di Dubai ha confermato l’arresto di Zeynab Javadli, ex moglie dello sceicco Saeed bin Maktoum bin Rashid Al Maktoum, nipote del sovrano di Dubai. Come riporta Bbc, la donna è stata fermata dopo una denuncia presentata dall’ex marito e padre dei suoi tre figli. I familiari e gli amici della donna hanno perso i contatti con lei e con i figli il 2 giugno e hanno subito lanciato l’allarme. Per due giorni non si sono avute notizie su dove fossero. Saeed l’ha accusata di aver rapito i bambini durante un incontro di visita autorizzato dal tribunale.
La vicenda ha origine dal divorzio avvenuto nel 2019, dopo il quale si è aperto un contenzioso tra le due parti, soprattutto per l’affidamento dei figli. Nel corso degli anni, secondo quanto ricostruito dalla Bbc, entrambi gli ex coniugi si sarebbero accusati a vicenda di aver sottratto i bambini, con i minori più volte al centro di passaggi tra un genitore e l’altro in un clima altamente conflittuale. Per questo motivo, per mesi Javadli non è quasi mai uscita di casa, nella convinzione che gli agenti della sicurezza la stessero aspettando per portarle via i figli e arrestarla.
Entrambi sono stati due star del mondo dello sport. Javadli è un ex ginnasta di livello internazionale, mentre lo sceicco ha avuto una carriera nel tiro al volo, disciplina nella quale ha rappresentato gli Emirati Arabi Uniti in diverse competizioni internazionali e ai Giochi Olimpici. La donna ora rischia l’arresto anche per crimini informatici, perché lo scorso anno ha trasmesso in diretta streaming alcuni scontri per le strade della città. “Sapevo che era l’ultima occasione per stare con i miei figli, perché non mi avrebbero mai più permesso di vederli – ha spiegato all’avvocato britannico per i diritti umani David Haigh -. Credevo sinceramente che fosse la mia ultima possibilità, quindi ho semplicemente avviato una diretta streaming e ho chiesto aiuto”. Per questi motivi l’avvocato ne ha chiesto l’immediato rilascio e di consentirle di contattare il suo legale, il consolato e la famiglia.
Gli avvocati dello sceicco, durante le udienze in tribunale per la causa di affidamento dei figli, hanno accusato Javadli di essere una madre inadatta, che non mandava i figli a scuola e che il luogo in cui viveva con loro, un hotel, non fosse idoneo per dei minori. Alle accuse hanno aggiunto anche che l’ex ginnasta avrebbe messo a rischio la salute della figlia più piccola. Il 4 giugno, la Procura di Dubai ha reso noto che la questione rimane oggetto di indagine e di procedimenti legali in corso. “Continueremo ad adottare le misure legali necessarie in conformità con le leggi applicabili, tutelando al contempo il benessere e il superiore interesse dei minori“, ha concluso.
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- Non solo Milo Infante, anche Sottile e Giletti contro Bruzzone. La criminologa replica: “Partita la prima querela, ho raccolto parecchio materiale in questi mesi”
Non solo Milo Infante, anche Sottile e Giletti contro Bruzzone. La criminologa replica: “Partita la prima querela, ho raccolto parecchio materiale in questi mesi”
Non solo lo scontro a distanza tra Milo Infante e Roberta Bruzzone: la cronaca nera diventa un caso a Viale Mazzini. Come segnala il sito Open, anche Salvo Sottile, conduttore del talk “Far West” su Rai3, avrebbe fornito una corposa documentazione all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi e al direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini. Pure Massimo Giletti si sarebbe lamentato con i vertici del comportamento della criminologa dopo un dissidio con la troupe del programma “Lo Stato delle Cose”.
“Con Sottile non ho mai avuto un grande rapporto. Certamente anche lui è già oggetto di mie iniziative giudiziarie. L’ultima puntata del suo programma è stata strumentalizzata per veicolare informazioni false e distorte sul mio conto, con un chiaro intento diffamatorio. Ho già dato mandato ai miei legali – annuncia Bruzzone ad Open – di procedere penalmente nei suoi confronti e nei confronti della sua casa di produzione: l’ho querelato. E per quanto riguarda Infante, una volta visti gli atti, valuteremo. Dalla diffamazione agli atti persecutori il passo è breve”. La rottura con Infante era avvenuta lo scorso novembre, dopo una lunga collaborazione, quando la criminologa aveva lasciato lo studio di “Ore 14” invitando gli ospiti a “leggere le carte” suscitando la reazione immediata del padrone di casa: “Lo facciamo anche noi lo sforzo di leggerli, non le ha lette solo lei”. Come svelato dal Domani, Infante, che è anche vicedirettore degli Approfondimenti, si è rivolto al Comitato Etico della Rai e ai direttori di competenza con la richiesta di audit per fare chiarezza sui comportamenti di Roberta Bruzzone.
Un dossier che raccoglie sei mesi di attività social della criminologa che è anche un volto Rai, non solo come opinionista de “La Vita in Diretta“, ma anche conduttrice della docuserie “Nella mente di Narciso“, in onda su RaiPlay e Rai2. Per la cronaca un titolo prodotto da “La Casa Rossa” di Francesca Verdini, compagna di Matteo Salvini. “Apprendo dalla stampa che Milo Infante avrebbe ritenuto opportuno investire della questione il Comitato Etico Rai. Ne prendo atto con assoluta serenità. Anzi: non vedo l’ora di essere convocata, se davvero questo accadrà”, aveva replicato Bruzzone a Fanpage.it: “Sarà quella la sede più opportuna per rappresentare, con puntualità e documentazione, tutto ciò che anche io ho da riferire in merito a condotte, modalità e dinamiche che mi riguardano direttamente. E che riguardano Infante. A quel punto vedremo, carte alla mano e non a colpi di suggestioni, chi abbia davvero rispettato il codice etico e chi, invece, lo abbia violato. Io sono pronta. Come sempre”, aveva concluso la criminologa.
Ad Open ricostruisce l’origine delle tensioni social con i volti Rai: “Ho raccolto parecchio materiale in questi mesi. Mi sono arrivati attacchi molto gravi e documentati da parte di Infante e Sottile, veicolati anche attraverso i loro programmi televisivi. Di recente ho smentito Infante perché aveva diffuso informazioni completamente false su un messaggio dell’avvocato Tizzoni (l’avvocato della famiglia di Chiara Poggi, ndr). Ho semplicemente ripreso un post di Selvaggia Lucarelli che lo sbugiardava pubblicamente. Evidentemente questa cosa di essere stato sbugiardato in pubblico gli ha dato molto fastidio, so che subito dopo si è molto agitato. Se se l’è presa ne prendo atto, ma non è colpa mia se rappresenta le cose in maniera distorta. L’autocritica forse non è tra le sue qualità migliori”.
Bruzzone difende la legittimità dei suoi interventi, escludendo di aver violato i regolamenti di viale Mazzini: “Il codice etico della Rai dà grande risalto al fatto che l’informazione, soprattutto nei casi di cronaca nera, non debba essere spettacolarizzata o infarcita di suggestioni”. “Se ho scritto dei post, non erano certo contro la Rai, ma contro un certo modo di fare informazione. E se lui si è riconosciuto in quelle critiche, ne prendo atto. Con Milo Infante ho deciso di interrompere la collaborazione a Ore 14 nel novembre dello scorso anno perché la sua linea editoriale, in particolare sul caso Garlasco, era inconciliabile con la mia. Per me la cosa finiva lì, poi sono seguite condotte discutibili da parte sua per attaccarmi, inclusi passaggi in un podcast e a Le Iene. Con questa persona ho chiuso in maniera definitiva e irreversibile per il resto della vita”, spiega la criminologa alla testata diretta da Franco Bechis.
Per il futuro e la sua permanenza in Rai Bruzzone mostra sicurezza: “La mia docuserie Nella mente di Narciso è regolarmente in onda e non c’è alcun rischio. Ho un altro programma in corso di realizzazione e sono già stata convocata per le riprese. Che l’obiettivo di Infante sia quello di farmi saltare il programma mi sembra piuttosto evidente, ma sostituire me è un tantino complesso. Il formato è costruito interamente su di me, sono una parte autorale fondamentale ed ho il ruolo di esperto principale. Sostituirmi è praticamente impossibile, un programma del genere senza la mia impostazione sarebbe improbabile”.
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- Voters in California city become first in US to approve permanent ban on data centers
Voters in California city become first in US to approve permanent ban on data centers


This story originally appeared in Common Dreams on June 04, 2026. It is shared here under a Creative Commons (CC BY-NC-ND 3.0) license.
Voters in Monterey Park, California on Tuesday overwhelmingly approved a permanent ban on data centers within city limits, becoming the first city in the US to prohibit the power-hungry facilities via a ballot initiative.
In total, the anti-data center resolution passed with 86% voter support, with only 14% of voters opposed. The resolution’s text said that a ban was necessary to “protect air quality, drinking water resources, and public health” and “prevent impacts to electricity and water rates.”
Steven Kung, a leader of the local initiative, told ABC 7 Eyewitness News that the result was “a landslide victory.”
Kung listed multiple reasons why residents in the city resoundingly rejected building data centers in their community.
“The noise pollution, the air pollution, the rise in the electricity rates,” he said, “the deal just didn’t make sense and it doesn’t make sense for most, if not all, cities data centers go to.”
In an interview with Politico, Monterey Park Mayor Elizabeth Yang predicted that her city would be far from the last to pass data center bans, noting data center projects have spurred protests across the country.
“A lot of the other cities that are facing data center proposals are going to follow suit,” said Yang. “There’s [a] bad reputation across the board, across the country, from other data centers that have been built in neighborhoods.”
Monterey Park city councilmember Jose Sanchez expressed a similar sentiment, telling The Guardian that he hoped his city would become a inspiration to others.
“We hope that other communities will use the model set by residents here in Monterey Park,” said Sanchez, “as inspiration to stop data centers from encroaching in their backyard.”
Data centers have become political lightning rods in recent months, as residents across the country object to their massive resource consumption, which is leading to a major spike in utility bills, as well as the noise pollution they generate.
Sen. Bernie Sanders (I-Vt.) and Rep. Alexandria Ocasio-Cortez (D-NY) earlier this year introduced a bill that would impose a nationwide moratorium on AI data center construction “until strong national safeguards are in place to protect workers, consumers, and communities, defend privacy and civil rights, and ensure these technologies do not harm our environment.”
A poll released on Wednesday by Public First showed US residents more opposed to data center construction than any nation in the world, with just 26% of Americans registering support for building more data centers.
This opposition isn’t merely abstract, as it has caused major headaches for Big Tech firms that have been scrambling to increase their AI models’ compute power.
As The Financial Times reported on Thursday, “dozens of projects collectively worth at least $156 billion have been blocked or stalled since 2025” thanks to local opposition to their development.
Deputados governistas vão aos EUA para reforçar diálogo em meio à crise
Deputados aliados do presidente Lula (PT) desembarcaram nesta semana em Washington em uma tentativa de ampliar a interlocução com parlamentares democratas e apresentar uma narrativa alternativa à levada aos Estados Unidos pelo senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ) e pelo ex-deputado federal Eduardo Bolsonaro.
A missão ocorre em um momento de tensão nas relações bilaterais. Inicialmente, a viagem foi marcada para que os parlamentares discutissem sobre a importância das eleições sem interferência dos EUA. Porém o encontro tomou novos desdobramentos após as recentes decisões do governo Trump contra o Brasil. A missão dos deputados foi organizada junto com a WBO (Washington Brazil Office).
Na semana passada, os americanos classificaram as facções criminosas PCC (Primeiro Comando da Capital) e Comando Vermelho como organizações terroristas, medida que, na avaliação do governo brasileiro, pode gerar impactos econômicos.
Além disso, investigações anunciadas pelo governo americano podem resultar em tarifas de até 37,5% sobre produtos brasileiros. Em meio a esse cenário, o secretário de Estado dos EUA, Marco Rubio, afirmou nesta semana que o Brasil não está entre os países considerados “amigáveis” aos Estados Unidos.
Na comitiva estão os deputados federais Jandira Feghali (PC do B-RJ), Pedro Uczai (PT-SC), Pedro Campos (PSB-PE) e André Janones (Rede-MG). Segundo eles, a viagem busca fortalecer canais de diálogo com congressistas democratas e organismos internacionais, além de apresentar propostas de cooperação bilateral em áreas como combate ao crime organizado, inteligência financeira e tráfico internacional de armas.
Apesar de a agenda incluir apenas encontros com representantes do campo democrata, os parlamentares afirmaram ter solicitado uma reunião com o Departamento de Estado, comandado por Rubio, mas ainda aguardam resposta.
Críticas à atuação da família Bolsonaro
Em entrevista a jornalistas nesta quarta-feira (3), os deputados criticaram a atuação da família Bolsonaro junto à Casa Branca e defenderam uma reação mais organizada do campo progressista brasileiro nos Estados Unidos.
Janones afirmou que a esquerda demorou a perceber a importância da aproximação construída pela família Bolsonaro com setores do governo americano. “Eu acho que, do nosso campo, do campo progressista, faltou um pouco de humildade de levar a sério essa aproximação da família Bolsonaro na Casa Branca, em especial com Donald Trump”, disse.
Segundo ele, as viagens de integrantes da família Bolsonaro aos Estados Unidos foram frequentemente tratadas com desdém por setores da esquerda, mas acabaram produzindo resultados concretos. “Sempre que saía alguma matéria tinha aquele tom de menosprezo. ‘Ah, foi lá para implorar uma foto’. ‘Ah, foi lá para tentar um espaço’. E cada vez eles vêm entregando mais resultado”, afirmou.
Para o parlamentar, a missão representa uma tentativa de ampliar a interlocução com parlamentares americanos e evitar que aliados do ex-presidente monopolizem a narrativa sobre o Brasil em Washington.
A deputada Jandira Feghali também responsabilizou aliados de Bolsonaro pelo agravamento das tensões bilaterais. “São pessoas que em tese pensam representar o Brasil, mas que chegam aqui e articulam medidas contra o país”, afirmou.
Cooperação e combate ao crime organizado
Os deputados também contestaram a classificação do PCC e do Comando Vermelho como organizações terroristas. Embora defendam cooperação internacional contra as facções, argumentam que a medida pode produzir efeitos econômicos e políticos que extrapolam o combate ao crime organizado.
Pedro Uczai afirmou que a delegação apresentará um documento propondo mecanismos de cooperação entre os dois países em áreas como rastreamento de recursos financeiros, combate à lavagem de dinheiro, tráfico internacional de armas e intercâmbio de informações entre órgãos de investigação.
“Ao invés de ter posturas unilaterais, nós queremos cooperação”, disse.
Segundo o parlamentar, parte significativa das armas apreendidas em ações contra o crime organizado no Brasil tem origem nos Estados Unidos, o que exigiria uma atuação conjunta dos dois governos. Uczai também criticou as novas tarifas impostas por Trump, classificando a medida como unilateral e incompatível com a tradição diplomática construída entre os dois países.
Eleições e soberania nacional
Já o deputado Pedro Campos afirmou que a missão foi planejada originalmente para discutir riscos de interferência externa no processo eleitoral brasileiro, mas acabou incorporando os temas do comércio internacional e do combate ao crime organizado diante dos acontecimentos recentes.
“Existe um desejo do povo brasileiro de ter eleições livres esse ano e que a gente possa fazer isso sem influências externas”, afirmou.
Segundo Campos, tanto as discussões sobre tarifas quanto as iniciativas relacionadas ao crime organizado passaram a ser vistas pelo grupo dentro de um contexto político mais amplo, marcado pela proximidade do calendário eleitoral brasileiro.
Durante a viagem, os parlamentares pretendem se reunir com congressistas democratas e representantes de organismos internacionais. A expectativa é usar os encontros para defender a soberania brasileira, contestar medidas adotadas pelo governo Trump e ampliar a interlocução política do campo governista nos Estados Unidos. (Isabella Menon/FOLHAPRESS)
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- “Non vedo l’ora. Presenterò tutta la documentazione”: si accende lo scontro a distanza tra Milo Infante e Roberta Bruzzone. Il conduttore ha segnalato il comportamento della criminologa al Comitato etico Rai
“Non vedo l’ora. Presenterò tutta la documentazione”: si accende lo scontro a distanza tra Milo Infante e Roberta Bruzzone. Il conduttore ha segnalato il comportamento della criminologa al Comitato etico Rai
Si accende lo scontro a distanza tra Milo Infante e Roberta Bruzzone. Una grana, l’ennesima, da risolvere per il servizio pubblico. La rottura tra la criminologa e il giornalista era avvenuta lo scorso novembre, dopo una lunga collaborazione, quando Bruzzone aveva lasciato lo studio di “Ore 14”invitando gli ospiti a “leggere le carte” suscitando la reazione immediata del padrone di casa: “Lo facciamo anche noi lo sforzo di leggerli, non le ha lette solo lei”.
Uno scontro che ha certamente lasciato strascichi. Bruzzone ,oltre a partecipare come opinionista a “La Vita in Diretta“, è anche conduttrice di “Nella mente di Narciso“, una docuserie in onda su RaiPlay e Rai2 prodotta da “La Casa Rossa”, la società di proprietà di Francesca Verdini, compagna di Matteo Salvini. Infante, conduttore ma anche vicedirettore degli Approfondimenti, ha segnalato il comportamento di Roberta Bruzzone al Comitato etico della Rai oltre che ai direttori Rai di competenza.
“Il conduttore sarebbe particolarmente risentito per alcuni commenti che la criminologa ha condiviso sui propri account social dopo la rottura. (…) Ha consegnato un dossier sugli insulti rivolti a lui al comitato, che ora dovrà decidere se sia opportuno affidare un ulteriore programma alla criminologa. La decisione è ancora lontana dal venire e, nel caso, non è detto che non si possa rimediare con delle scuse o altre tipologie di accordi”, fa sapere il Domani. Dopo la rottura Bruzzone aveva parlato di una “scelta doverosa” spiegando nel podcast Burnout di Selvaggia Lucarelli di aver lasciato il programma “perché è venuto meno il rapporto di amicizia con Milo Infante e di conseguenza tutto il resto“.
Domenica scorsa Giuseppe Malara, vicedirettore degli Approfondimenti, avrebbe incontrato la produttrice Francesca Verdini per discutere di quanto accaduto e valutare le diverse opzioni. “Apprendo dalla stampa che Milo Infante avrebbe ritenuto opportuno investire della questione il Comitato Etico Rai. Ne prendo atto con assoluta serenità. Anzi: non vedo l’ora di essere convocata, se davvero questo accadrà”, replica la criminologa a Fanpage.it: “Sarà quella la sede più opportuna per rappresentare, con puntualità e documentazione, tutto ciò che anche io ho da riferire in merito a condotte, modalità e dinamiche che mi riguardano direttamente. E che riguardano Infante. A quel punto vedremo, carte alla mano e non a colpi di suggestioni, chi abbia davvero rispettato il codice etico e chi, invece, lo abbia violato. Io sono pronta. Come sempre”, conclude Bruzzone.
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AI will consume as much water in 2030 as 1.3 billion people
By 2030, water consumption linked to the use of artificial intelligence will be equivalent to that of 1.3 billion people in sub-Saharan Africa, while it will require nearly three times the annual energy consumption of Pakistan, Bangladesh and Nigeria — countries with a combined population of 650 million. In terms of carbon emissions, these could reach 400 million tonnes of CO₂ equivalent, comparable to the United Kingdom’s total emissions. The operation of AI will require 14,500 square kilometres of land, including infrastructure and supply chains — twice the size of the Jakarta metropolitan area, a megacity with more than 32 million inhabitants, or 10 times that of Mexico City (21 million).

Bain: “The (AI) Value Didn’t Arrive”
Greece Expands Drone Fleet for Aegean Surveillance Missions

Greece has signed an agreement to expand its fleet of Shield AI V-BAT unmanned aerial systems for maritime surveillance operations across the Aegean Sea, the American company announced June 2.
The deal deepens an existing partnership that has already seen the Hellenic Army deploy these advanced drones for intelligence and reconnaissance missions.
Concluded between Shield AI and the Hellenic Army, the agreement bolsters Greece’s existing V-BAT fleet. The company says that the agreement will enhance the nation’s capacity to maintain persistent situational awareness over hundreds of islands, remote coastlines, and contested maritime approaches.
Company says drone is ideal for Greece’s needs
The V-BAT can launch from ship decks or small island clearings without a runway, fly for over 12 hours on a single sortie, and operate seamlessly despite aggressive electronic warfare attempts to disrupt its navigation and communications.
“V-BAT is exceptionally well-suited for operations in Greece, where forces operate across dispersed islands, remote coastlines, deep valleys, mountain ranges, and complex maritime environments,” said James Lythgoe, Shield AI’s regional director for Eastern and Southeast Europe. “V-BAT has proven itself in combat operations in Ukraine, including in GPS- and communications-denied environments, and was built for exactly these kinds of operational realities.”
Combat-proven resilience
In Ukraine, the V-BAT has successfully operated amid intense Russian electronic warfare, where GPS signals are actively jammed and drone communications are disrupted. This proven resilience against satellite spoofing and signal jamming ensures the system remains operational against sophisticated adversaries, rather than falling out of the sky.
Classified as a NATO Class I unmanned aircraft (weighing under 330 pounds), the V-BAT acts as a highly tactical asset deployable by ground units and small naval vessels without requiring massive support infrastructure. Its twelve-hour flight endurance allows a single aircraft launched at dawn to maintain continuous coverage through the entire day. This enables crucial “pattern-of-life” analysis to reveal suspicious maritime activity.
By expanding its V-BAT fleet, the Hellenic military strengthens its layered early-warning architecture across the Aegean, giving commanders the vital reaction time needed to respond to maritime intrusions before situations escalate.
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Portugal elege as suas novas maravilhas arquitetónicas
As Novas 7 Maravilhas de Portugal regressaram em 2026, quase duas décadas após a primeira edição, com o objetivo de eleger, através do voto popular, os mais emblemáticos exemplos do património construído português. A iniciativa decorre ao longo deste ano…
O post Portugal elege as suas novas maravilhas arquitetónicas aparece primeiro no Diáspora Lusa.
Google Admits to Using Content from Publishers Who Opt Out to Train its Search AI
After Pope slams AI, can employees request religious AI exemptions at work?

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After The AI Binge, Companies Balk At Soaring Bills
Alarming: Wi-Fi Routers Can Scan Your Body to Identify Exactly Who You Are
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- Parcerias e Negócios anuncia parceria com a Diáspora Lusa para aproximar empresários portugueses no mundo
Parcerias e Negócios anuncia parceria com a Diáspora Lusa para aproximar empresários portugueses no mundo
A Convenção Anual da Parcerias e Negócios realizou-se no dia 23 de Maio, no SDivine Fátima Hotel, reunindo empresários, empreendedores, oradores, dirigentes e profissionais de diferentes sectores de actividade. O encontro ficou marcado pela partilha de experiências, pela apresentação de…
O post Parcerias e Negócios anuncia parceria com a Diáspora Lusa para aproximar empresários portugueses no mundo aparece primeiro no Diáspora Lusa.
Karen Hao: “I Saw Up Close The Dark Reality Of OpenAI’s Race To Create God”
Authoritarianism Doesn’t Arrive With A Coup. It Arrives With a Login
La difficile scommessa di Anthropic *
Il fatturato 2026 di Anthropic è sui 30 miliardi di dollari e poggia su una scommessa: una politica di prezzo mai usata prima su scala così larga. Se la scelta non paga, il problema non investe solo l’azienda, ma il modello finanziario dell’intero settore.
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La scelta europea tra IA open source e sovranità *
Usa, Cina ed Europa hanno approcci diversi all’IA e al finanziamento del suo sviluppo. Per l’Unione europea è però arrivato il momento di decidere se la dipendenza tecnologica dai modelli americani è un fatto da gestire o un problema da affrontare.
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