Normal view

Ambra Angiolini: “Quell’emotività in esubero che in passato mi ha fatto attraversare bulimia e depressioni varie qui diventa un superpotere. Se riesco ad avere la meglio su WhatsApp, sono felice”

13 June 2026 at 09:10

Un “soliloquio di gruppo”, così Ambra Angiolini definisce lo spettacolo teatrale “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni, dal 14 giugno in tournée con la prima nazionale sold out al Ravenna Festival, con le composizioni sonore di Dardust. Un testo che l’attrice conosce bene visto che lo ha recitato a gennaio 2010 con la regia di Giorgio Gallione e ora si ritrova proprio a dirigere se stessa. “Il primo anno scrissero che era meglio che tornassi a cantare, il che è tutto dire, il secondo che ero interessante, il terzo bravissima. Con Stefano ridevamo, la verità è che ci stavo provando, non ero in guerra con nessuno se non con me stessa”, ha raccontato

Il 9 settembre 2025 Stefano Benni, “il Mick Jagger della letteratura”, è morto: “Ho pensato che il modo più bello per ringraziarlo fosse metterlo di nuovo sul palco”.

E quindi: “Partire da qui come primo passo nel- la regia mi è sembrato naturale. Ho voluto ampliare la mia responsabilità creativa, prendendomene rischi e paure, per andare oltre il lamento che condivido con molte donne che hanno l’ambizione di essere proprietarie del proprio marchio e trasformarlo in azione. O quanto meno provarci”.

“Se per quell’ora e qualcosa riesco ad avere la meglio su WhatsApp, sono felice. – ha concluso – Quell’emotività in esubero che in passato mi ha fatto attraversare bulimia e depressioni varie qui diventa un superpotere, come le ragnatele di Spiderman. Il teatro è la mia dimensione più reale. Anche quando va male sento di aver fatto qualcosa che mi corrisponde davvero. Mi fa sentire in pace. Non risolta, ma in pace”.

L'articolo Ambra Angiolini: “Quell’emotività in esubero che in passato mi ha fatto attraversare bulimia e depressioni varie qui diventa un superpotere. Se riesco ad avere la meglio su WhatsApp, sono felice” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Leone d’Oro a Emma Dante tra Beatrice Venezi e spillette ProPal: alla Biennale Teatro è arrivato un po’ di pepe

12 June 2026 at 17:45

No, il generale Roberto Vannacci ancora non si è presentato alla Biennale di Venezia, nonostante il suo plauso per la riapertura del padiglione russo, ma potrebbe persino sbarcare presto in Arsenale, chissà. Intanto, ha fatto capolino alla cerimonia ufficiale dei Leoni d’Oro alla Biennale Teatro, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian – assenti in blocco le autorità politiche e ministeriali – un’elegantissima Beatrice Venezi.

Sì, la direttrice d’orchestra che ora ha intentato causa al Teatro La Fenice e dichiarato chiaro e tondo: ‘Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via’. E’ anche salita sulla magnifica terrazza sopra il palazzo e si è seduta proprio al primo tavolo riservato agli ospiti d’onore, per il notevole buffet che segue ogni premiazione: sorridente e ammiratissima, non si è quasi mai mossa dal posto accanto al Presidente Pietrangelo Buttafuoco.

In quanto a smarcarsi dai suoi ex Fratelli d’Italia ormai va via sereno, il giornalista-scrittore d’origine siciliana: ha entusiasticamente partecipato a una premiazione caratterizzata dalla presenza per il Leone d’Oro alla carriera della sua conterranea Emma Dante, alla quale si è rivolto con un amichevole tu. L’illustre regista, peraltro alquanto profilata politicamente sul fronte progressista, è un’orgogliosa donna femminista dichiarata (come ha sottolineato con una battuta anti-patriarcale alla fine del suo discorso), per così dire un po’ agli antipodi della direttrice-vamp che le dava le spalle dal primo tavolo del buffet. Chissà, se non la stessa Dante magari qualcuno della sua pugnace Sud Costa Occidentale avrà pure messo all’occhiello qualche settimana fa la spilletta con la chiave di violino che gli orchestrali della Fenice hanno coniato per la lotta contro la nomina della Venezi.

A proposito di simboli esibiti e di compagnie, tutta la comitiva che ha accompagnato davvero festosamente il Leone d’Argento Mario Banushi aveva appuntata sui vestiti la piccola chiave della Nakba palestinese. Ancora, il regista greco d’origine albanese, il più giovane premiato in assoluto nella storia della rassegna, ha voluto ringraziare con una toccante dedica i genitori, raccontando le dure traversie della loro migrazione. Ha accennato pure alla sua stessa condizione d’emarginazione sociale da piccolo, con i professori che lo vedevano già destinato tutt’al più ‘a fare le pulizie’ da grande e i crudeli compagni greci che lo buttavano nel bidone della spazzatura. E ha concluso ringraziando la mamma, presente in prima fila: ‘per tutti gli stracci che hai dovuto passare per terra, oggi puoi prendere in pugno un Leone’.

Gli schiaffi alla destra al potere non stati magari plateali, ma tra spillette ProPal e questa celebrazione del riscatto del migrante, considerando pure il doppio scacco al femminile, è arrivato un po’ di pepe sulla seconda Biennale Teatro affidata all’attore americano Willem Dafoe. Almeno negli intenti questa rassegna si proponeva di trovare soprattutto sul piano internazionale espressioni artistiche ‘allo stato puro’, con un titolo come ‘Alter Native’ – o ‘ALTER NATIVE’ in maiuscolo, o ancora in altre due-tre versioni variamente esibite, segnale già anche solo questo di una linea editoriale forse non così nitida.

Si vede che Dafoe si ritrova nell’evocazione di una certa contro-cultura degli anni Settanta del vecchio Novecento, in cui peraltro s’è formato a New York, come ha voluto far vedere alla sua prima Biennale. A questa sensibilità ha reso omaggio anche la stessa Dante, raccontando l’emozione di essersi trovata, a sorpresa, l’attore già piuttosto celebre in platea come spettatore, vent’anni fa ormai, a Roma, per un suo cult intitolato Il festino.

In questa chiave ‘alter-native’ si spiega, per esempio, la produzione di Promemoria di Davide Iodice, lavoro con gli adorabili anziani veneziani nella casa di riposo San Giobbe. Ma un’alternativa si vedrà se maturerà soprattutto dopo, per le prossime edizioni. Il nuovo Presidente ha ridotto a due anni il mandato dei direttori: ora scadono insieme Dafoe al Teatro, Sir Wayne McGregor alla sua sesta rassegna della Danza e la giovane techno-berlinese d’adozione Caterina Barbieri alla Musica.

Vedremo che cosa succederà, anche perché si tratta di nomine che vengono proposte da Buttafuoco, per ora saldo al comando nonostante la quasi rottura con Giorgia Meloni e le ispezioni ministeriali del suo amico-allievo Alessandro Giuli. E’ il Ministro che poi deve sottoscrivere le indicazioni dei nuovi direttori, e magari approvarle con il timbro ‘eccellente’, come ha fatto nel caso della Venezi alla Fenice, salvo repentinamente trovare ‘giusta e insindacabile’ la scelta di licenziarla. Forse l’ospite più notevole della cerimonia e del buffet per i Leoni non era lì per caso.

© Andrea Avezzù per Biennale

L'articolo Leone d’Oro a Emma Dante tra Beatrice Venezi e spillette ProPal: alla Biennale Teatro è arrivato un po’ di pepe proviene da Il Fatto Quotidiano.

El Lliure descabalga a Lluís Pasqual de la celebración del 50 aniversario del colectivo

12 June 2026 at 13:33

Lluís Pasqual, uno de los fundadores del Teatre Lliure y su nombre más reconocido e internacional, no estará presente en la programación del 50 aniversario del colectivo, presentada hoy junto con el resto de la temporada. El Lliure ha descabalgado a Pasqual pese a que estaba comprometida su presencia como director de un espectáculo, y lo ha hecho aduciendo una grabación falsa de unas palabras de Montserrat Caballé que se emitieron en la gala de homenaje a la soprano en 2019 en el Liceo, según desveló recientemente la humorista Judit Martín, verdadera autora de la grabación.

Seguir leyendo

Una imagen de 'Cami de nit' espectáculo inaugural del Lliure en 1976.Una imagen de 'Spiegelneuronen'.Una imagen de 'Lacrima' que se verá en el Lliure.

© Carles Ribas

El director teatral Lluís Pasqual, en una foto de archivo.

‘Quien sea llega tarde’: todos estos objetos nos sobrevivirán

12 June 2026 at 12:36

Una máquina de escribir Hermes Baby roja, versión brasileña de los años setenta del modelo suizo utilizado por Hemingway, reposa sobre una mesita. Varios metros de papel continuo de impresora fabricado en los sesenta, plegado como fuelle de acordeón, les sirve de mantel a dos comensales hambrientas. Un grupo de aisladores eléctricos de porcelana blanca atornillados sobre un panel, es enarbolado como un estandarte por una de ellas: data de los años cuarenta y se encontraba instalado a la entrada de cualquier hogar. Todos los objetos utilizados en Quien sea llega tarde tienen solera: han sobrevivido a sus dueños y probablemente nos sobrevivirán.

Seguir leyendo

Quien sea llega tarde

Texto: Eusebio Calonge. Dirección: Paco de la Zaranda.

Teatro Picadero de Buenos Aires (Argentina). Reparto: Paula Ransenberg y Nayla Pose.

Teatros del Canal. Madrid. Hasta el 21 de junio.

Tres pozos

Un proyecto de Amanda Solano, Andrés Fermín, Marco Canale, Miguel Oyarzun y Pedro Rey.

Teatro de La Abadía, Madrid. 11 y 12 de junio.

© EL PAÍS

Nayla Pose y Paula Ransenberg, en una escena de 'Quien sea llega tarde', de Eusebio Calonge.

Ana Polvorosa: “Admiro la cordura en los delirios de Juana de Arco”

12 June 2026 at 04:30

La actriz Ana Polvorosa (Madrid, 1987) se estrena como narradora de audiolibros con la saga de terror Blackwater (Audible), de Michael McDowell, una colección de seis volúmenes publicada originalmente en 1983 y convertida recientemente en un fenómeno literario en varios países.

Seguir leyendo

© rubén vega (EL PAÍS)

Retrato promocional de la actriz Ana Polvorosa.

Peça “Duas Casas, Um Só Coração” no Centro John Dos Passos

11 June 2026 at 18:27
A Associação Avesso, no âmbito da formação dos alunos da oficina de teatro “Cenas do Avesso” e em parceria com a Associação de Desenvolvimento da Ribeira Brava – ADBRAVA, com o grupo de teatro “Bravinhas à Frente das Cortinas”, apresentam a peça Duas Casas, Um Só Coração. “Pode um coração pertencer a dois lugares ao […]

“Magari dico una bestialità, ma ascoltare Lucio Dalla a teatro equivale ad ascoltare Beethoven”: Pierdavide Carone nell’opera “L’anno che verrà”, dedicata al grande artista

11 June 2026 at 15:14

Le musiche, le parole, le canzoni e il talento di Lucio Dalla vengono celebrati con l’opera “L’anno che verrà” da dicembre in tour nei teatri. Il progetto è ideato da Marcello Corvino e diretto da Manuel Renga. La storia si svolge in un grande hotel sul mare, alla vigilia di Capodanno, dove si incrociano le vicende di alcuni viaggiatori: una giovane coppia in fuga, una cantante di piano bar alla ricerca di un amore perduto, un musicista disilluso e un uomo d’affari colpito da una crisi esistenziale. Ad accoglierli è un enigmatico portiere, che avrà il volto di Pierdavide Carone, che Dalla lo ha conosciuto bene. Il cantautore scomparso, infatti, non solo ha prodotto l’album “Nanì e altri racconti”, ma è salito sul palco del Festival di Sanremo 2012 per dirigere l’orchestra e duettare con Carone.

“Sarebbe assurdo immaginare un futuro in cui i ragazzi non conoscano Lucio Dalla o lo scoprano solo attraverso le piattaforme digitali – ha dichiarato Carone -. Magari dico una bestialità, ma ascoltare Dalla a teatro equivale ad ascoltare Beethoven. La musica pop che supera il tempo deve avere lo stesso peso della sinfonica, perché parla alle generazioni e le attraversa”.

E ancora: “La vocalità di Dalla era talmente esuberante che l’unico modo per cantare, soprattutto quando si aggiungerà l’orchestra, è quasi ‘aggredire’ le canzoni, cercando di farlo in modo degno. Quando devo cantare Lucio sono sempre preoccupato, però il concetto di preoccupazione si trasforma in sfida, per quel senso di gratitudine nei confronti di una persona a cui dobbiamo molto”.

Il regista Manuel Renga ha aggiunto: “Questa nuova opera pop è un lavoro che non racconta la vita del grande Lucio Dalla, ma prende a piene mani dalla sua creatività musicale e traduce in scena il grande affresco umano che le sue canzoni compongono. Lucio Dalla diventa per noi il ‘custode dei sogni’ colui che è in grado di leggere chiaramente le paure, i desideri, i sogni e le delusioni dell’uomo e trasformarle in situazioni musicali popolari, dirette, emozionanti”. Lo spettacolo è composto dai brani più conosciuti come “La sera dei miracoli” e “L’anno che verrà” e quelli contenuti in album meno popolari “per tenere conto di tutte le anime musicali di Dalla”. È un viaggio onirico, “dove i personaggi sono le incarnazioni di quei sogni, di quelle paure e speranze, racconti di vita che si intrecciano sulle note musicali”.

Il debutto è previsto per l’11 e 12 dicembre a Ferrara, si proseguirà il 18, 19 e 20 dicembre con tre spettacoli a Reggio Emilia, per poi salutare il 2026 il 22 e 23 dicembre con una doppia data a Ravenna. In tabellone a gennaio anche appuntamenti a Piacenza e Modena, mentre il Teatro Duse di Bologna ospiterà lo spettacolo il 10, 11 e 12 settembre. Sul palco ci saranno fino a cento artisti, tra attori, orchestra sinfonica e la compagnia di danza di Michele Merola, che curerà le coreografie.

L'articolo “Magari dico una bestialità, ma ascoltare Lucio Dalla a teatro equivale ad ascoltare Beethoven”: Pierdavide Carone nell’opera “L’anno che verrà”, dedicata al grande artista proviene da Il Fatto Quotidiano.

'La escopeta nacional' somos todos (incluso medio siglo después de la película de Berlanga)

11 June 2026 at 09:30

He aquí unos supuestos que a nadie le sonarán demasiado lejanos. Nobles tan vacíos en la ética como en la cuenta corriente. Promotores inmobiliarios a la caza del pelotazo del siglo. Ministros aferrados a la poltrona y a los placeres de la carne. Amantes secretarias enfundadas en verano en costosos abrigos de visón. Hijos bastardos que malviven de las migajas que se escapan del mantel. Meapilas salvapatrias S.A. Banqueros paganinis del festín. Estrellas del momento que evitan su ocaso a golpe de talonario mediante calenturas a izquierda y derecha. Damas alcohólicas de la Cruz Roja expertas en la caridad bien entendida... la que empieza por uno mismo. «Negocietes privados» a costa del erario público. Divisas a buen recaudo en bancos centroeuropeos. Crucifijos con telarañas que presiden las alcobas donde los látigos y las obsesiones se postran a sus pies. Armas cargadas dispuestas a finiquitar a todo lo que se menee por tierra, mar y aire.

La enumeración es cosecha de Juan Echanove y en ella se encuentran muchos de los arquetipos presentes en «La escopeta nacional». Una película de 1978 que, sin embargo, se acomoda como un guante en este 2026, pero no solo. Como confesó Rafael Azcona en más de una ocasión, su humorista favorito era Cervantes, a quien adaptó en su versión del «Quijote». Y es por ello que entre todos esos «personajes» también encontraremos muchas similitudes con el Siglo de Oro. Así que podríamos decir que esta parte de la «tradición» española, además de firme, tiene demasiados años, siglos, de vigencia.

Y con esa idea bien presente en la cabeza, Echanove, como director, recupera el clásico de Luis García Berlanga y Azcona en el Teatro Español, donde presentan una «reinvención» cuya adaptación firma un Bernardo Sánchez Salas que hace bueno aquello de Bernard Shaw de «si vas a contarles la verdad, hazles reír». El chiste como tumba del humor. «La risa amarga que vemos en esta obra es lo que la diferencia del chiste», afirma el adaptador, que ya versionó, en 2000, «El verdugo» (en la que actuaba Echanove). Y en la misma línea se mueve el director: «No hay mejor manera de volverse a mirar en ese espejo de la historia que la risa. Una risa un tanto amarga que nos hace ver que después de 50 años pueden haber cambiado los hilos, pero el telar sigue siendo el mismo», asegura de una pieza que cuenta con 17 actores y tres músicos (Pere Ponce, Marta Ribera, Enrique Viana, Patxi Freytez, Pedro Mari Sánchez...).

La esencia intacta

Echanove y Sánchez presentan así una función que «mantiene la esencia intacta» de los Berlanga y Azcona, aunque «no es una transcripción de la película; son lenguajes distintos»: una sátira mordaz sobre las apariencias, el poder y la corrupción en una España que, aunque cambiante, sigue reconociéndose en el espejo de su pasado. Un empresario catalán busca hacer negocios en Madrid y acude a una cacería con la élite del régimen franquista. Lo que parece una reunión estratégica pronto se convierte en un desfile de intereses cruzados, hipocresía y situaciones absurdas que harán reír y reflexionar al espectador. «Es una película que se actualiza sola. No hace falta forzar nada. Encontramos la picaresca española, que permanece fija pese a variar en su forma».

«La escopeta nacional» sumerge al espectador en un juego de equilibrios entre lo cómico y lo crítico, en la que se recuerda la maestría de la histórica pareja «para retratar la sociedad con ironía y agudeza», apuntan sobre dos hombres que «jugaron» en el séptimo arte una partida que mostraba, en boca de Echanove, «todos estos entresijos de una España que salía de una dictadura para afrontar los caminos luminosos de la Transición. La comedia les proporcionó el telar en el que tejer esta visión hiperrealista de una España deshilachada».

Sánchez, por su parte, señala a la pareja de guionistas como los culpables de trazar «un mapa imprescindible para conocernos como individuos y como país. Juntos, formaron un eje fundamental de la historia del cine español, pero también del internacional».

  • Dónde: Teatro Español, Madrid. Cuándo: del 16 de junio al 26 de julio. Cuánto: de 6 a 22 euros.

© Javier Naval / Teatro Español

Elenco de 'La escopeta nacional' durante un ensayo

© Javier Naval / Teatro Español

Pere Ponce y Juan Echanove, en un ensayo de la pieza que programa el Teatro Español

'Crónica de un mal español': el último Berlanga

11 June 2026 at 07:20

Existe una máxima en la familia: «Un Berlanga nunca se aburre». La «fantasía» prima sobre todo lo demás. Así lo afirma Jorge García-Berlanga, nieto del responsable de «El verdugo», «Plácido», «La escopeta nacional» y tantas otras obras maestras del cine español; y el hombre que recoge ahora el legado de su abuelo en «Crónica de un mal español» para llevarlo al Teatro Español y poner de relieve la vigencia del genio, además de rendirle pleitesía.

Afirma García-Berlanga nieto –y también hijo del escritor– que no se podía imaginar en aquellas comidas de domingo, en las que se peleaba con su abuelo Luis por el último bombón de chocolate, que décadas después acabaría haciendo buena la expresión «de tal palo tal astilla». «Entonces», explica, «solo era un niño introvertido que escuchaba por debajo de la mesa sus intensas reflexiones sobre el porvenir político, mezclados con chistes escatológicos, anécdotas, o chismes de tal y cual estrella». Fue esta su introducción al mundo de esa «fantasía» a la que todo Berlanga está «condenado»: «Siempre encontraremos alguna cosa para matar el tiempo o para salir. Yo mismo, en cualquier conversación, puedo estar imaginándome una nueva historia», explica el aquí responsable de la dramaturgia, de la dirección y hasta de la interpretación del protagonista.

El montaje se introduce de esta manera en la vida y obra de Luis García Berlanga. En concreto, retrocede hasta ese 12 de junio de 1921 que le vio nacer, en Valencia. Un mes antes del desastre de Annual, «el lloro de un niño interrumpe en la tragedia con un afortunado canto de humanidad», presenta el programa de mano. Aquel chiquillo creció, y junto a él, también lo hacía una España «en pleno proceso de pubertad, de rebelión, lucha entre hermanos, de valores absolutos y "tantrums" emocionales, a los que se es difícil ajustar».

La curiosidad de un niño

Pero Berlanga permaneció, denunció y hasta se aprovechó de las circunstancias, «al final sigue siendo un niño curioso y rinde culto a la contradicción», añade su nieto Jorge, que aprovecha esta función para preguntarse cómo era ser español entonces y qué hechos moldearon el corazón de «un hombre dividido». Se sumerge así en la figura familiar y en la de un maravilloso cronista de España en un momento de la temporada teatral en el que esta «Crónica...» coincide en el Español con «La escopeta nacional», que dirigirá Juan Echanove desde el 16 de junio en el escenario principal.

Berlanga, como su «colega» Rafael Azcona, se preocupaba de escuchar a los viejos del lugar, a la calle, a toda esa gente que pasaba por los cafés. Y es en uno de ellos, en el Gijón, donde este montaje se desarrolla. Un escenario que verá desfilar a ilustres de la época; nombres que serán fundamentales para desmenuzar el mundo íntimo del «padre» de «Bienvenido, Mister Marshall», como Fernán Gómez, Conchita Montes, Mingote, Edgar Neville, Umbral, Juan Antonio Bardem... También a su esposa María Jesús y la «Musa». Decenas de personajes a cargo del elenco de la compañía Balmoral: Júlia Roch, Nacho Serrano, Natalia Vellón, Octavio Vellón, Pablo Vélez y el propio director, que se mete en la piel del protagonista de esta historia: «Hay cosas que me salen solas», asegura.

Entre poemas, notas y diarios, cada «aventura» al lado de don Luis sirvió para que el nieto fuera alimentando la bestia. Se adentraba poco a poco en un universo fascinante. «Tal vez algo de esto tuviera que ver con que yo también me acabara dedicando a la farándula, otros dicen que los artistas manamos de un deseo de expresar todo lo callado». Surgió la «necesidad de contar la historia de un hombre que iba mucho más allá del cine, y a través de la que se va moldeando una España, como él, llena de contradicciones».

En palabras de Franco, fue «peor que un comunista», simplemente, «un mal español». Pero, ¿en qué consistía ser buen español? «Definir al régimen como querían desde dentro. Retratar una España feliz, gloriosa y rica». Berlanga hizo lo contrario: «Mostró las carencias de la gente; muchas de las que hoy siguen. Pero también las virtudes», apunta un García-Berlanga que hoy rebusca entre el mito y la verdad de nuestro imaginario patriótico.

La imperdible erótica berlanguiana

Y también esta crónica ahonda en otro aspecto fundamental, para su nieto, en este gigante del cine: la erótica. Se pregunta Jorge García-Berlanga si sus padres sabrían que, «en una de las comunes incursiones en las que acompañaba a mi abuelo a su estudio después de comer, había divisado unos pechos escondidos entre sus papeles y ahora me colaba en secreto a estudiar los cientos de mujeres desnudas que guardaba su preciada colección erótica (...) Era muy elaborada. No estamos hablando de una cosa simple, sino muy literaria. Él decía que la erótica era más importante que el cine».

Donde no hay discusión es en que el arte «berlanguiano» (palabra que incluso está recogida en el Diccionario de la RAE desde 2020) hizo una radiografía del pueblo español de la que «es difícil escaparse», sostiene, en la actualidad: «En esta época en la que cada vez se camina sobre un suelo más fino, ¿podemos todavía reírnos de nuestras desgracias? ¿Podemos recordar lo que nos une?».

  • Dónde: Teatro Español (Salón de los balcones), Madrid. Cuándo: hasta el 28 de junio. Cuánto: 10 euros.

© Balmoral

Jorge García-Berlanga, nieto del histórico cineasta, en un posado promocional de la pieza

© Balmoral

Elenco de la obra: Júlia Roch, Nacho Serrano, Natalia Vellón, Octavio Vellón, Pablo Vélez y Jorge García-Berlanga

Projeto artístico em Odemira lança programa para jovens de diferentes culturas

9 June 2026 at 10:44

Teatro, cinema, música e dança são algumas das propostas do programa para jovens de diferentes culturas que o projeto artístico “Novo Bowing” promove, entre os dias 15 e 19 deste mês, em Odemira.

A iniciativa Summer Bowing é promovida pela cooperativa cultural Lavrar o Mar, sediada em Aljezur, e vai decorrer na Casa Novo Bowing – Centro para as Relações Planetárias, em Odemira, destinando-se a jovens dos 10 aos 18 anos.

«A Summer Bowing propõe durante seis dias um espaço de criação, convivência e descoberta, onde jovens de diferentes culturas, línguas e percursos se encontram através da arte e da vida em comum», explicou a cooperativa, em comunicado enviado à agência Lusa.

De acordo com a Lavrar o Mar, «mais do que uma escola de verão convencional, a Summer Bowing procura criar experiências de imaginação, autonomia, criação coletiva e encontro intercultural».

«Num território marcado pela diversidade cultural e pela presença de comunidades migrantes de diferentes partes do mundo”, esta iniciativa “afirma-se como uma experiência de encontro entre jovens com origens, referências e sensibilidades distintas, valorizando a convivência, a escuta e a criação artística enquanto ferramentas de aproximação humana», justificou a cooperativa.

Nesse âmbito, ao longo da semana, os participantes poderão explorar atividades ligadas ao teatro, cinema, música, dança, barro, desenho, cozinha e criação coletiva.

O programa inclui «experiências tão diversas quanto inventar personagens, realizar pequenos filmes, criar playlists para a casa, modelar criaturas fantásticas em barro, cozinhar em conjunto, entrevistar pessoas, construir objetos, dançar, escrever, ouvir música ou simplesmente conversar e partilhar tempo em comum», pode ler-se no comunicado.

A programação vai desenvolver-se «num ambiente aberto e colaborativo, onde cada participante pode encontrar a sua própria forma de participar, seja através do movimento, da palavra, da observação, da construção manual, da música ou da convivência quotidiana», explicou a cooperativa.

A iniciativa termina a 21 de Junho, com o Dia Aberto ao Planeta #9, evento promovido regularmente pela Lavrar o Mar e que reúne comunidade, artistas, famílias e participantes em torno de experiências de encontro, criação e convivência.

Nesta edição, o dia funcionará também como momento de partilha pública desta escola de verão, abrindo a Casa Novo Bowing a amigos, vizinhos e curiosos para conhecerem as experiências e criações desenvolvidas ao longo da semana, adiantou a cooperativa.

O “Novo Bowing” é um projeto artístico e social da Lavrar o Mar, que visa promover a integração através da arte, «fortalecendo os laços entre as comunidades oriental e ocidental do concelho de Odemira».

Apoiado pelo programa operacional Alentejo 2030 e cofinanciado pela União Europeia, pela Fundação Calouste Gulbenkian e pela Câmara de Odemira, o projeto é coordenado por Madalena Victorino.

A iniciativa baseia-se em três eixos de intervenção, visando o desenvolvimento de práticas artísticas como ferramenta de inclusão e aprendizagem no contexto escolar, a dinamização de atividades culturais e colaborativas que promovem o encontro e o diálogo, e a valorização do conhecimento e capacitação para a inclusão laboral e social da população migrante.

«Mais do que um projeto artístico, o ‘Novo Bowing’ é um gesto de futuro: uma proposta de encontro onde a arte serve de linguagem comum para imaginar e construir uma comunidade mais coesa, justa e plural», concluiu a Lavrar o Mar.

O conteúdo Projeto artístico em Odemira lança programa para jovens de diferentes culturas aparece primeiro em Sul Informação.

Doutores da Alegria levam cortejo junino e espetáculo a hospitais públicos do Recife

8 June 2026 at 15:28

O clima de São João vai chegar às alas pediátricas de hospitais públicos do Recife com a nova edição do São Joãozinho dos Doutores da Alegria. Entre os dias 10 e 16 de junho, os palhaços da organização promovem cortejos juninos e apresentam o espetáculo "Presepada de São João" em cinco unidades de saúde da capital pernambucana.

Espetáculo leva humor e tradição junina aos hospitais

Além do cortejo com músicas típicas executadas ao vivo, os artistas apresentam a peça inspirada no cordel "A peleja do noivo que tentou enganar a noiva na festa de São João ou vice e versa".

A trama acompanha as confusões envolvendo o casamento de Dr. Gonda e Dra. Baju, ameaçado pela fuga inesperada do noivo às vésperas da cerimônia. As apresentações também contam novamente com a participação do músico Ricardo Lima, que interpreta o personagem "São Foneiro".

Projeto busca preservar a alegria da infância

Segundo o coordenador artístico da unidade Recife dos Doutores da Alegria, Arilson Lopes, a proposta é levar para dentro dos hospitais elementos afetivos das festas juninas nordestinas.

“O São João é uma festa muito afetiva no Nordeste inteiro e em todas as regiões de Pernambuco. Fazer o São Joãozinho nos hospitais é uma forma de mostrar que a vida também acontece dentro dos hospitais”, afirma.

Programação completa

A temporada 2026 do São Joãozinho dos Doutores da Alegria começa no dia 10 de junho, no Imip, segue no dia 11 pelo Hospital Universitário Oswaldo Cruz e pelo Procape, passa pelo Hospital da Restauração em 15 de junho e encerra a programação no Hospital Barão de Lucena, em 16 de junho.

Todas as apresentações são realizadas dentro das unidades de saúde, em horários distribuídos entre 9h30 e 11h.

Saiba como se inscrever na newsletter JC

© Divulgação/Doutores da Alegria

Doutores da Alegria apresentam cortejos juninos e o espetáculo Presepada de São João em hospitais públicos do Recife

Ideias do Levante apresenta “Vozes na Minha Cabeça”

A associação cultural Ideias do Levante, em parceria com o Município de Lagoa, irá apresentar a sua quadragésima oitava produção teatral, intitulada “Vozes na Minha Cabeça”, no dia 14 de junho de 2026, no auditório do Centro Cultural do Convento S. José, pelas 17h00. O guião e a encenação têm a assinatura de Mário Rui Filipe.

O elenco será composto por Joana Santos, Laura Vicente, Maria Pacheco, Pedro Rodrigues, Rita Beja e Rui Martins. O espetáculo será totalmente apresentado na língua portuguesa.

Mário Rui Filipe inspirou-se em textos de Filipe Pereira que abordam duas realidades distintas: a vida dos artistas no presente e a dor dos amigos que se perdem no mundo das dependências. Ao mesmo tempo, exploram as vozes que ecoam na mente de quem tem memória — vozes que desejam consertar o passado, mas que, entre o consciente e o inconsciente, perturbam ao ponto de questionarmos toda uma existência.

São textos contemporâneos que, mergulhados na atualidade, servem para transmitir uma mensagem de esperança e resiliência em tempos difíceis.

O espetáculo é totalmente amador, de entrada gratuita, recomendado para maiores de 12 anos e limitado à lotação da sala (84 lugares). Apesar de gratuito, qualquer donativo será bem-vindo para apoiar a associação. Existe a possibilidade de reservar via clicando AQUI , pois uma parte da lotação encontra-se destinada a pedidos de reserva.

O Centro Cultural Convento de São José fica localizado na Rua Joaquim Eugénio Júdice, 8400-325 Lagoa, dispondo de uma pequena área de estacionamento junto ao espaço com cerca de 20 lugares.

Camila Pitanga celebra noivado e destaca valor do amor maduro

O Dia dos Namorados deste ano terá um significado diferente para Camila Pitanga. Aos 47 anos, a atriz vive uma nova etapa da vida amorosa após ter sido pedida em casamento pelo dramaturgo Patrick Pessoa. Entre os preparativos para a cerimônia e os novos projetos profissionais, ela define o momento como uma fase de maturidade, emoções e esperança no futuro.

“O amor sempre foi um norte na minha vida, algo para cultivar e celebrar”, afirma. Pela primeira vez noiva, ela conta que tem vivido cada etapa dos preparativos como parte de um ritual afetivo compartilhado. “A alegria é muito poderosa. Me vejo mais emotiva e vibrante.”

Camila diz enxergar valor na construção de uma relação baseada em tranquilidade e parceria. Segundo ela, a experiência de viver um amor maduro traz uma perspectiva diferente sobre a data comemorativa. “É uma dádiva viver um amor tranquilo e maduro que aposta no futuro.”

Interpretações e aprendizados sobre o amor

Ao longo de mais de três décadas de carreira, a atriz interpretou personagens que atravessaram paixões arrebatadoras, crises e reencontros. Para ela, essas histórias ajudaram a reforçar uma percepção que também surgiu da vida fora das telas: não existe amor sem vulnerabilidade.

Ela avalia que os vínculos afetivos são construídos a partir da imperfeição e da capacidade de transformação. Afirma que tanto a convivência com outras mulheres quanto a experiência de emprestar o corpo e a voz a diferentes personagens contribuíram para essa compreensão sobre os relacionamentos.

Entre as histórias de amor que viveu na ficção, uma ocupa lugar especial na memória do público e da atriz: o romance entre Bebel e Olavo, personagens de “Paraíso Tropical” (2007). A atriz lembra que a relação não estava prevista nos planos iniciais da trama e o autor Gilberto Braga foi construindo ao longo da novela.

“A relação começa, segundo a própria Bebel, ‘na profissa’ e foi se transformando numa paixão não assumida até enfim se tornar um amor com toques de humor e drama”, recorda. Para ela, era uma história marcada por contradições, o que ajudou a torná-la tão memorável.

Arte e conexões humanas

Em um momento em que grande parte das relações passa por telas e redes sociais, Camila acredita que a arte continua exercendo um papel importante na criação de conexões humanas. Ela vê semelhanças entre a capacidade da arte de ampliar horizontes e como o amor pode expandir a experiência de quem o vive. “O vínculo, a entrega, é que sustenta, dá alicerce”, resume.

Essa visão esteve presente na participação da atriz em um evento promovido pela joalheria italiana Bvlgari para celebrar o Dia dos Namorados. A programação reuniu poesia, dança, música e iniciativas filantrópicas em uma proposta que buscava discutir o amor para além do romance.

Responsável pela leitura de uma poesia durante a celebração, ela defende que ações desse tipo ajudam a valorizar a produção cultural brasileira e a fortalecer instituições ligadas à arte. Segundo ela, cultura não deve ser vista apenas como entretenimento, mas também como memória, identidade e transformação social.

A atriz também destaca o encontro entre diferentes linguagens artísticas como uma forma de aproximar pessoas e criar diálogos. “A arte tem essa força de atravessar fronteiras e construir encontros”, afirma.

Novos projetos

Enquanto vive esse momento especial na vida pessoal, Camila prepara novos trabalhos para os próximos meses. Atualmente, ela está em cartaz com a peça “Lia, Lia”, adaptação do romance de Caetano Galindo, ao lado da atriz Beth Coelho. Em julho, o espetáculo chega a São Paulo para uma curta temporada no Teatro SESI da Avenida Paulista.

Já no fim do ano, a atriz volta a interpretar Lola em uma nova fase de “Beleza Fatal”. Mas, antes de mergulhar novamente na personagem, ela pretende aproveitar uma temporada que, dentro e fora dos palcos, tem sido guiada pelo mesmo sentimento. (FOLHAPRESS)

The post Camila Pitanga celebra noivado e destaca valor do amor maduro appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.

LAMA leva “O Pior Professor do Mundo” a Macau

8 June 2026 at 13:02

A peça “O Pior Professor do Mundo”, do LAMA Teatro, vai ter duas exibições, a 17 e 18 de Junho, em Macau, no âmbito do Festival da Língua Portuguesa.

As sessões será destinadas à comunidade escolar e também ao público em geral, na Escola Portuguesa de Macau.

«Esta digressão marca um passo decisivo na estratégia de internacionalização do LAMA Teatro, que reforça a sua aposta na circulação das suas criações fora de Portugal, levando o seu repertório a novos públicos e contextos culturais, e consolidando a sua presença no panorama teatral lusófono», diz a companhia.

O conteúdo LAMA leva “O Pior Professor do Mundo” a Macau aparece primeiro em Sul Informação.

❌