O Estreito de Schrödinger está aberto e fechado ao mesmo tempo (e funciona)


© REUTERS

© REUTERS

Una significativa compromissione della sicurezza informatica avrebbe interessato per oltre dodici mesi una delle principali formazioni operative delle Forze Armate russe. L’esistenza di un gruppo Telegram accessibile pubblicamente avrebbe consentito la condivisione continuativa di documentazione classificata, ordini operativi e dati sensibili relativi alle attività militari russe sul teatro ucraino. La vicenda, emersa grazie a un’indagine giornalistica indipendente, sembra evidenziare profonde criticità nei protocolli di protezione delle informazioni adottati dalle strutture di comando coinvolte.
Secondo quanto emerso dall’analisi dei contenuti pubblicati nel canale, il gruppo veniva utilizzato come piattaforma informale per la distribuzione quotidiana di collegamenti alle videoconferenze ospitate sulla piattaforma Y-T e destinate ai comandanti sul campo. Parallelamente, venivano trasmessi ordini provenienti dal quartier generale della quinta Armata, oltre a elenchi nominativi di militari, richieste logistiche per la distribuzione di munizionamento, dati relativi ai sistemi di videosorveglianza e documentazione amministrativa interna.
Tra i materiali rinvenuti figuravano anche fogli di calcolo contenenti credenziali di accesso, password e chiavi per l’autenticazione a due fattori utilizzate dai comandanti di reparto per monitorare in diretta i flussi video provenienti dai droni impiegati sul fronte. Ulteriori documenti facevano riferimento a nomenclature codificate per elementi geografici, procedure di occultamento tattico, attività di raccolta informativa e misure connesse alla guerra cognitiva e all’influenza informativa.
Tra i documenti più rilevanti compare una direttiva dell’agosto 2025. Il documento evidenziava l’elevato tasso di perdite registrato dalle unità d’assalto, attribuito a insufficienze logistiche e alla limitata efficacia dei sistemi robotizzati impiegati nelle operazioni. In un successivo ordine, il comando disponeva l’installazione di terminali Starlink su piattaforme terrestri automatizzate e richiedeva aggiornamenti periodici sulla loro disponibilità.
Un ulteriore provvedimento, datato 7 dicembre 2025, delineava una complessa attività di deception militare nel settore di Vremivka. Il piano prevedeva, secondo le fonti, la realizzazione di obiettivi fittizi destinati a simulare la presenza di mezzi, personale e infrastrutture di supporto logistico, comprese cucine da campo e movimenti veicolari. Le autorità militari richiedevano inoltre la produzione di materiale fotografico e video che apparisse come registrato clandestinamente da civili locali filo-ucraini, con l’obiettivo di veicolare informazioni ingannevoli verso l’intelligence di Kiev. Il documento identificava con precisione le unità coinvolte, tra cui la cento ventisettesima Divisione fucilieri motorizzati, il trecentonovantaquattresimo Reggimento fucilieri motorizzati, il duecento diciottesimo Reggimento carri armati, il mille e cento settantunesimo Reggimento missilistico antiaereo e l’otto centosettantaduesimo Reggimento di artiglieria semovente, indicando anche specifiche coordinate geografiche per le attività pianificate.
All’interno del gruppo sarebbero stati inoltre individuati documenti relativi alle operazioni di intelligence nelle aree occupate dalle forze russe. La documentazione comprendeva piani d’inganno radioelettronico, procedure per operazioni psicologiche e linee guida destinate a influenzare la percezione del nemico e della popolazione locale.
Il canale avrebbe continuato a funzionare regolarmente per circa un anno, interrompendo la pubblicazione di nuovi contenuti all’inizio di maggio 2026. Già nelle settimane precedenti, uno degli amministratori aveva segnalato accessi non autorizzati da parte di soggetti sconosciuti. La successiva divulgazione pubblica dei materiali avrebbe innescato verifiche e controlli interni nelle strutture militari interessate, alimentando interrogativi sulla resilienza dei sistemi di sicurezza delle comunicazioni operative russe e sulla protezione delle informazioni strategiche in tempo di guerra.
Il presidente Usa Donald Trump esulta: "Finita la guerra all'Iran". Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Araghchi, in un tweet scrive che "il memorandum d'intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione". A Ginevra è tutto pronto per la firma. Hormuz, nucleare e beni congelati: la tenuta dell'intesa si gioca sui dettagli. Intanto l'ottimismo contagia i mercati: frena l'energia. Nella notte, però, si è continuato a combattere. L'Iran ha lanciato diversi droni d'attacco per colpire navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, le forze statunitensi fanno sapere di averli abbattuti.

Polonia comparte frontera con Ucrania, Bielorrusia y el enclave ruso de Kaliningrado. Por meras cuestiones geográficas, pero también históricas, Varsovia se toma muy en serio las ambiciones estragégicas de Moscú que, sostiene, no se limitan a Ucrania. El Gobierno de coalición liberal encabezado por Donald Tusk urge a los socios europeos de la OTAN a tomarse en serio la amenaza rusa. A Varsovia le preocupa, porque como dice el secretario de Estado de Exteriores, Marcin Bosacki (Poznań, 55 años), en una entrevista con EL PAÍS el martes pasado en Madrid, el presidente ruso, Vladímir “Putin percibe divisiones y caos en la OTAN”. Bosacki contestaba así acerca del mensaje que envían al Kremlin algunas decisiones de los socios, como las declaraciones erráticas de Donald Trump, presidente de Estados Unidos, tradicional garante de la seguridad europea, aunque Polonia sigue siendo el más firme defensor de la alianza euroatlántica.

Tomarse una baja por enfermedad es tanto un derecho como un deber inalienables del trabajador, pero en el caso de la gobernadora del Banco Central de Rusia, Elvira Nabiúllina, también se convierte en una cuestión de Estado. La economía rusa atraviesa un momento delicado y el paradero de su salvadora ha provocado una ola de rumores desde que suspendió a última hora su intervención en el Foro Económico Internacional de San Petersburgo el pasado 3 de junio. En estos últimos nueve días ni la economista ni su equipo han acudido tampoco a otra reunión con el presidente, Vladímir Putin, para discutir la política monetaria. De hecho, la economía rusa encara una encrucijada en la que los deseos del Kremlin son incompatibles con la visión de los expertos del banco central. Estos intentan mantener bajo control la inflación y el desbarajuste provocados por el gasto militar, mientras que Putin quiere más madera para su guerra.

© ANTON VAGANOV (REUTERS)

El vídeo del pequeño Ayoub Junaid llorando porque sus gafas se han roto acumula más de 50 millones de visualizaciones. Este niño palestino de apenas siete años, desplazado en la franja de Gaza, tiene una grave discapacidad visual y necesita de gafas especiales. En uno de los vídeos que compartió su madre, Eman Junaid, ella escribe: “Mi hijo se cayó mientras caminaba y sus gafas se han roto. Él no puede ver sin ellas. Por favor, ayúdenme”. En las imágenes se ve al pequeño Ayoub con un parche negro sobre el ojo izquierdo. “Ayúdenme a ver, quiero ver cómo los otros niños”, pide.

© Abdalhkem Abu Riash (Anadolu via Getty Images)
La Convención de las Naciones Unidas sobre el Genocidio aprobada en 1948 especifica cinco actos que constituyen este crimen cuando se cometen con la intención de destruir, totalmente o en parte, a un grupo. Los dos primeros abarcan los asesinatos en masa y los daños físicos o mentales de gravedad. El cuarto y el quinto tienen que ver con la interrupción de la continuidad biológica de un grupo. La tercera consideración (…) prohíbe “imponer deliberadamente al grupo unas condiciones de vida calculadas para provocar su destrucción física”. Es decir, las formas indirectas de matar, que no golpean frontalmente a los seres humanos, sino el entorno en el que viven. Para que las “condiciones de vida” sean adecuadas hacen falta edificios, hospitales, infraestructuras sociales, redes de alcantarillado y de suministro de agua, la red eléctrica y la agricultura. La destrucción o degradación intencionada de esas estructuras disminuye la capacidad de sobrevivir de una población y, por consiguiente, es una forma de aniquilación lenta y tortuosa.

© Majdi Fathi (NurPhoto / Getty Images) (EL PAÍS)





O chefe da diplomacia iraniana, Abbas Araghchi, acusou hoje Israel de tentar sabotar um eventual acordo com Washington para pôr fim à guerra no Médio Oriente, anunciado como iminente pelos vários protagonistas.
“Este acordo tem inimigos, entre os quais se destaca o regime sionista, que procura pretextos para o fazer descarrilar”, frisou o ministro dos Negócios Estrangeiros na televisão estatal iraniana.
Abbas Araghchi tinha referido hoje de manhã que um acordo com os Estados Unidos “nunca esteve tão próximo” para pôr fim a esta guerra desencadeada pelos ataques israelo-americanos em 28 de fevereiro.
O primeiro-ministro paquistanês, Shehbaz Sharif, país mediador, avançou hoje numa mensagem no X que “foi alcançado um texto definitivo e consensual do acordo de paz”.
O primeiro-ministro paquistanês assegurou que o seu país está a “colaborar estreitamente com ambas as partes para concretizar os próximos passos” e salientou que “a paz nunca esteve tão perto como está agora”.
O Presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, disse esta quinta-feira que tinha alcançado um “grande acordo” de paz com o Irão, ainda por formalizar, e que poderia ser assinado este fim de semana na Europa.
Chegou a referir que seria o seu vice-presidente, JD Vance, a encarregar-se de comparecer à cerimónia de assinatura.
O Irão negou ter chegado a um acordo após a mensagem de Trump, mas hoje, Abbas Araghchi afirmou que o “memorando de entendimento” com Washington “nunca esteve tão próximo”.
O chefe da diplomacia iraniana acrescentou que “todos os detalhes serão comunicados ao público oportunamente”.
Esta última aproximação surge depois de os EUA e o Irão terem trocado uma nova ronda de ataques esta semana, na sequência do abate de um helicóptero norte-americano pelas forças iranianas.
As negociações entre ambos os países estão num impasse há semanas, enquanto trocavam rascunhos de um acordo de paz, com a mediação do Paquistão.
Apesar do aparente otimismo das duas partes quanto à proximidade de um entendimento, persistem divergências públicas sobre os termos concretos do acordo.
Teerão não confirmou oficialmente as condições enumeradas pelo responsável norte-americano, nomeadamente a alegada aceitação do desmantelamento do programa nuclear iraniano.
O Irão tem reiterado que as suas atividades nucleares têm fins exclusivamente civis e rejeita as acusações de que procura desenvolver armamento atómico.
As negociações decorrem após o cessar-fogo alcançado em abril e procuram consolidar um acordo mais amplo para encerrar o conflito que envolve o Irão, os Estados Unidos e Israel.

