È morto a novant’anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e una delle voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano (L’Aquila), avvocato e professore ordinario, è stato accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e dal 1977 docente all’Università La Sapienza di Roma, dove ha insegnato istituzioni di diritto privato, diritto civile e teoria generale del diritto, contribuendo alla formazione di generazioni di magistrati, avvocati e accademici. È stato anche presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio d’amministrazione dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale) e del Comitato per le privatizzazioni. Il nome di Irti resta legato soprattutto a “L’età della decodificazione”, opera con cui ha interpretato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi, governati da logiche e principi propri. Una riflessione che ha segnato in profondità il modo di leggere il diritto privato nell’Italia contemporanea, aprendo un confronto sul ruolo della dottrina, sulla certezza del diritto e sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.
“Con Natalino Irti scompare uno dei protagonisti assoluti del pensiero giuridico italiano”, lo ricorda il presidente del Consiglio nazionale forense (l’organismo di vertice dell’avvocatura) Francesco Greco. “La sua riflessione ha attraversato il diritto nella sua dimensione più profonda, interrogandosi non solo sugli istituti ma sul senso stesso dell’ordinamento. Ha ridefinito il modo di leggere il codice civile e il diritto privato contemporaneo ed è stato sempre un osservatore attento alle trasformazioni profonde della società. Il Consiglio nazionale forense tutto lo ricorda con gratitudine e reverenza e si stringe al dolore della famiglia”. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, “ricorda commosso la limpida figura di Natalino Irti, che è stato anche banchiere e che fino alla scomparsa era proboviro” dell’associazione: “Di Natalino ho sempre ammirato la profonda cultura giuridica dell’insigne docente, le grandi e poliedriche sensibilità culturali e l’impegno professionale rigoroso. Con lui già negli anni Ottanta parlavamo di privatizzazioni bancarie, in anticipo rispetto a quanto poi sarebbe avvenuto”, dichiara in una nota.
Tommaso Miele, l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti indagato per corruzione nell’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto, si è dimesso dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Consiglio superiore della magistratura. Come riportato da alcuni quotidiani, Miele aveva assunto l’incarico ad aprile del 2025, prima a titolo gratuito e poi, dopo il pensionamento dello scorso febbraio, dietro un compenso di 27mila euro lordi annui. La presenza di due magistrati contabili nel collegio è prevista dal regolamento interno del Csm.
Secondo l’accusa dei magistrati romani, Miele è stato avvicinato dall’imprenditore Vincenzo Virgiglio e dall’avvocato Francesco Saccomanno al fine – si legge in un comunicato emesso dalla Procura – di “condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione” del Ponte sullo Stretto. L’ex magistrato, ipotizzano i pm, si è messo a disposizione dei presunti corruttori fornendo continui aggiornamenti e informazioni riservate, “in cambio del loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento”.
Il paradiso terrestre, una bellissima Eva circondata dalle divinità, il diavolo tentatore nei panni del serpente, il morso della mela, la caduta negli inferi per poi risalire e purificarsi alla Fontana di Trevi nella città eterna, con un chiaro riferimento alla iconica scena del bagno di Anita Ekberg in “La dolce vita” di Fellini. Benvenuti nel Paradiso di Achille Lauro (suddiviso in 4 atti) che ha così aperto le porte ai 60mila, come dichiarato dall’organizzatore, accorsi allo Stadio Olimpico di Roma. Non è un caso che la frase conclusiva del cortometraggio proiettato sui mega schermi (nato da una idea di Lauro e del suo team, che lascia presagire anche una incursione nel cinema prossimamente) siano le parole: “E così persero il cielo e con esso il diritto all’eterno condannati a vivere una vita soltanto. Comuni Immortali”. Un omaggio alla sua gente, al popolo composto da nonne, mamme, nipoti e coppie di fidanzati.
“Più che un concerto ho realizzato per gli stadi un film narrativo, legato allo spettacolo, tenuto in piedi dalle canzoni. – ci ha raccontato l’artista poche ore prima dello show – Per mia fortuna ho molti brani che sono diventati, in qualche modo, parte della storia della mia fanbase. Vengo dalla data zero di Rimini e ancora prima dai 15 palazzetti, sull’onda di una magia bellissima perché si vede quanto le canzoni poi siano entrate nelle vite delle persone. Questo è un anno davvero fortunato con questi tre stadi (7 e 10 giugno allo Stadio Olimpico di Roma e il 15 giugno allo Stadio San Siro di Milano, ndr) che mi aspettano e il prossimo anno ce ne saranno altri dieci che stanno andando benissimo. Posso dire che con un anno di anticipo l’Olimpico è già sold out mentre questa sera aggiungiamo una data il primo luglio 2027. Anche le altre date del 2027 sono molto vicine alla chiusura dei biglietti”.
Lauro anche all’Olimpico – dopo le date nei palazzetti – conferma di essere in una fase felice della sua carriera e ha messo a segno un traguardo importante nella sua città. Un traguardo che però viene da lontano, dalla gavetta fatta di porte sbattute in faccia: “Il mio primo concerto? – ha confessato Lauro – Nessuno mi faceva suonare, mi affittavo il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”.
“Antonello è veramente come questa città. – ha detto Lauro – Quando ero piccolo andavamo al mare e con gli amici ascoltavamo le canzoni di Venditti. Devo ringraziarlo per aver deciso di duettare con me ‘Che tesoro che sei’. E oggi veramente stiamo realizzando qualcosa incredibile”.
E ancora: “Una sorpresa per questo brano che uscirà venerdì 12 giugno. E poi ho chiesto ad Antonello un altro regalo. Non potevamo andare via così. Quindi adesso ragazzi mi tolgo le cuffie e chiedo un applauso al maestro Venditti”.
I due si sono salutati affettuosamente al termine dell’esibizione. Un vero attestato di stima e di amicizia tra due artisti romani.
“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia.Settima puntata
Valerio Bianchini, 80 anni il prossimo 22 luglio, è sempre proiettato al futuro con una tenacia che, mentre parla, pare ancora di vederlo a bordo parquet mentre dirige come un direttore d’orchestra il suo quintetto. É talmente proiettato al futuro che è stato scelto per “posare la prima pietra” della nuova società che si propone di riportare Roma in Serie A (con il titolo sportivo acquisito dalla Vanoli Cremona dalla cordata americana di Donnie Nelson e LukaDoncic) e, soprattutto, di aprirle le porte della nuova massima competizione continentale Nba Europe che dovrebbe cominciare nell’autunno 2027. Infatti, è una sorta di senior advisor della nuova compagine, proprio Bianchini che da coach negli anni Ottanta tra Cantù e Roma (Virtus) vinse ben due volte la vecchia Coppa dei Campioni.
Come si chiamerà la nuova squadra di Roma? Roma Basket Club. Forse ci sarà un suffisso, un nickname, come da tradizione americana. Ma siccome non vogliamo neppure fare un’americanata, può anche essere che rimanga solo Roma Basket Club, è allo studio. In ogni caso il 25 giugno ci sarà la presentazione e sarete invitati. Saranno svelati anche i colori delle canotte.
I colori? Giallorossi? Biancocelesti? Lupi? Aquile? Assolutamente no. Niente di questo. É tutto ancora allo studio, ma ci siamo quasi.
C’è un po’ di affollamento attorno all’idea di Nba Europe per Roma: c’è anche il progetto di Paul Matiasic che si è aggiudicato già il PalaEur per giocare… La differenza è che il nostro gruppo è tutto di gente di sport. Donnie Nelson, figlio di Don, è stato il general manager dei Mavericks che ha portato a Dallas prima Dirk Nowitzki e poi Luka Doncic. Insomma, uno che se ne intende sia di Nba sia di pallacanestro europea direi… e quel che mi ha convinto a partecipare e metterci il mio impegno è l’interesse primario per approdare a Nba Europe, ma soprattutto un’idea di sviluppo della pallacanestro romana e di tutte le sue risorse che condivido e sposo in pieno. Faremo un accordo con una realtà esistente e di pregio per far crescere anche un settore giovanile. Rispetto al PalaEur che dire… è stato fermato con cifre vertiginose dall’avvocato Matiasic per una squadra che presto sapremo se ci sarà veramente o no. Noi partiremo al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano.
Dove adesso gioca la Virtus Roma, la storica squadra della capitale, che sta provando a risalire dalla B nazionale alla A2 proprio in questi giorni con le finali dei playoff. Non ci sarebbero poi troppe squadre? Tre sarebbero troppe, due sarebbe perfetto e l’altra per quel che mi riguarda dovrebbe essere la Virtus con il nome e la storia che porta avanti. E sarebbe preziosa, anzi, una collaborazione di ampio livello tra noi e la Virtus.
Avete già pensato al coach? Matiasic, si legge, cerca Ettore Messina… Mi auguro che ci riescano… Il mio preferito in assoluto sarebbe Luca Banchi, ma è il ct della nazionale. Bisogna vedere se arriverà dal bacino americano o da quello europeo. Probabile alla fine sia un italiano, che conosca bene l’ambiente. Anche se ricordatevi di Dan Peterson, è vero che prima di venire qua ebbe un’esperienza in Cile, ma era pur sempre americano. E che allenatore è stato…
Per Nba Europe si parla di due squadre per nazione, quindi Milano e Roma. Certo alla Virtus Bologna avrebbero di che lamentarsi, no? Io penso che se la città produce pallacanestro e infrastrutture per la pallacanestro gli americani capiranno che potranno essere anche più di due per paese. Anche a Napoli, proprietà americana per altro, stanno provando a perseguire questo progetto e fanno bene. Il punto è non solo sognare più l’Nba, ma averla qui. Come richiamo e immaginario, perché il livello della pallacanestro in Italia e in Europa è già altissimo. Eppure provate a chiedere ai ragazzini delle scuole nomi di giocatori italiani, risponderanno Bargnani, Datome, Gallinari, Fontecchio… quelli che sono stati o sono in Nba, insomma.
A Milano si è parlato anche dei club di calcio ma alla fine dovrebbe essere l’Olimpia? L’Olimpia è molto legata all’Eurolega. Ma sarà importante un accordo di Nba con Eurolega e Fiba per avere una sola competizione europea di massimo livello e credo che ormai il tempo sia maturo perché ciò avvenga.
L’Olimpia Milano vincerà lo scudetto o ci sarà la sorpresa Reyer Venezia? (Gara 1 è giovedì 11 giugno). Venezia è stata una mina vagante per tutta la stagione. Ha rotto il duopolio Milano-Bologna. Ha Amedeo Tessitori, per cui stravedo e non a caso recuperato in ottica nazionale dal ct Banchi. Un pivot che sa giocare la pallacanestro con intelligenza, sapendo cosa fare, in un’epoca in cui in quel ruolo conta soprattutto la fisicità. Infatti, una delle cose più belle della finale sarà la sfida tra i due pivot, tra il talento di Tessitori e la fisicità di Josh Nebo.
Qual è il valore che il basket le ha dato? Enormi valori. Ero un ragazzino che si nascondeva dietro ai libri. Vivevamo a Milano. Avevo difficoltà ad avere amici, non volevo andare in cortile a giocare a calcio con gli altri, odiavo giocare a calcio. Invece, un giorno, verso i 10 anni credo, mia mamma mi portò in parrocchia dove c’era un campetto di pallacanestro. É stato subito amore. Poi arrivarono gli anni Sessanta, l’American Dream, prima fui un modesto giocatore e poi un allenatore, ma non è stata Milano ma Roma a farmi diventare un grande allenatore. Prima con la Stella Azzurra, in Serie B, quando la società ebbe il coraggio di riportare il basket al PalaEur. Ricordo di aver portato i ragazzi a vedere il parquet e ricordo cosa dissi loro: “Qui ci sono ancora le impronte di Jerry West” (la leggenda dei Lakers, l’uomo-logo dell’Nba, che a Roma nel 1960 vinse l’oro olimpico con la nazionale statunitense). E uno dei miei ragazzi ruppe la poesia rispondendo: “Per forza coach, non hanno più spazzato qui”. Luciano e Alberto Acciari, proprietari della Stella Azzurra, erano secoli avanti, s’inventarono gli spettacoli tra primo e secondo tempo, rivitalizzarono il movimento della pallacanestro a Roma. Poi arrivò la Serie A e poi, per me, anche scudetti e coppe Campioni prima con il passaggio a Cantù e poi col ritorno nella capitale alla Virtus.
Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli? Pensare che nel basket sia più importante una prospettiva da professionista rispetto alla capacità formativa straordinaria che questo sport ha. Un giocatore timido impara a prendersi le sue responsabilità tirando quando è nella posizione migliore rispetto ai compagni e viceversa il cestista egoista per giocare bene deve imparare a passarla quando ha compagni in posizione migliore per il tiro. E s’impara il rispetto per l’avversario che nella pallacanestro comincia dall’essere un no contact game per definizione.
Eni, presentata a Roma “Eni for 2025”: transizione giusta tra decarbonizzazione, tecnologia e territori
Una transizione energetica che non sia soltanto industriale e tecnologica, ma anche sociale. È il messaggio al centro di “Eni for 2025 – A Just transition”, il report volontario di sostenibilità pubblicato da Eni e giunto alla ventesima edizione. Il documento racconta i risultati raggiunti nel corso del 2025 e le azioni messe in campo dal gruppo per integrare gli obiettivi ambientali e sociali nel proprio modello di business.
Alla pubblicazione del report Eni ha affiancato un momento di confronto con gli stakeholder, organizzato l’8 giugno al Gazometro di Roma Ostiense. L’incontro, su invito, ha riunito rappresentanti di istituzioni, associazioni, imprese, sindacati, mondo finanziario, università, organizzazioni non governative e realtà già coinvolte in iniziative promosse dall’azienda, come Open-es e Joule. L’obiettivo: allargare la consapevolezza sulle sfide della sostenibilità e sul percorso di trasformazione energetica e tecnologica intrapreso dal gruppo.
Il report si sviluppa lungo cinque direttrici: neutralità carbonica al 2050, protezione dell’ambiente, valore delle persone, alleanze per lo sviluppo e sostenibilità nella catena del valore. Una struttura che restituisce l’immagine di una transizione intesa non come processo lineare, ma come equilibrio tra sicurezza energetica, decarbonizzazione, competitivitàindustriale e impatto sui territori.
“Eni affronta queste sfide con un modello industriale distintivo, che combina in modo pragmatico business tradizionali e nuove fonti energetiche e coniuga innovazione tecnologica, efficienza operativa e integrazione lungo la catena del valore. Il nostro modello aziendale mette al centro le persone, tutela la sicurezza di tutti coloro che lavorano in Eni e per Eni, contribuisce al benessere delle comunità in cui operiamo e a una sempre maggiore protezione dell’ambiente. Tutto ciò ci consente di affrontare con resilienza le discontinuità del contesto e di proseguire con coerenza nel nostro percorso di trasformazione”, ha commentato l’Amministratore Delegato di EniClaudioDescalzi.
Tra i dati più significativi del 2025 emerge la riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream: -31% rispetto al 2024 e -68% rispetto alla baseline 2018. Il risultato si inserisce nel percorso verso l’azzeramento delle emissioni nette Scope 1 e 2 dell’Upstream entro il 2030 e dell’intera Eni entro il 2035. A contribuire alla riduzione sono stati anche il controllo delle emissioni di metano e il raggiungimento del target di zero routine flaring nelle attività operate.
La trasformazione del gruppo passa anche dai business legati alla transizione. Plenitude ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata, con una crescita del 41% rispetto all’anno precedente, e ha avviato in Texas il suo più grande impianto di stoccaggio a batterie, da 200 MW. Enilive, invece, prosegue l’espansione nella bioraffinazione, con una capacità attuale di 1,65 milioni di tonnellate l’anno e l’obiettivo di arrivare a 5 milioni entro il 2030 per la produzione di biocarburanti HVO e SAF.
Nel 2025 Eni ha inoltre costituito, in joint venture con il fondo di private equity GIP, una società satellite dedicata alla Carbon Capture & Storage, pensata per valorizzare i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂. È un tassello del cosiddetto modello satellitare, attraverso cui Eni punta a far crescere singoli business con risorse dedicate, partner strategici e maggiore capacità di attrarre capitali.
La tecnologia resta una delle leve principali della strategia. Nel 2025 il gruppo ha destinato oltre 460 milioni di euro a ricerca e sviluppo, open innovation, soluzioni digitali avanzate e tecnologie di frontiera. Tra gli ambiti di maggiore attenzione figurano la fusione a confinamento magnetico, il supercalcolo, le tecnologie per la bioraffinazione, il riciclo chimico delle plastiche e le soluzioni per la cattura e lo stoccaggio della CO₂.
Ma la “Just Transition” descritta nel report non riguarda soltanto energia e industria. Ampio spazio è dedicato alle persone, alla sicurezza, ai diritti umani e alle comunità. Eni segnala il primo posto nel Corporate Human Rights Benchmark e il conseguimento della certificazione UNI/PdR 125:2022 per la parità di genere. Sul fronte della formazione, il report indica oltre 1 milione di ore erogate, con una media di 33,5 ore per persona.
Nel corso dell’anno l’azienda ha investito 81 milioni di euro in progetti di sviluppo locale, raggiungendo circa 3 milioni di persone nei Paesi in cui opera. Gli interventi riguardano accesso all’energia, acqua, salute, educazione, diversificazione economica e tutela del territorio, spesso attraverso partnership con istituzioni, ONG, organizzazioni internazionali e comunità locali.
Proprio il tema delle alleanze è stato al centro dell’evento romano. Il programma ha previsto interventi dei vertici Eni sui risultati 2025 e sulla sostenibilità, un contributo istituzionale del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, e tavole rotonde dedicate alla JustTransition in Italia, alle soluzioni per l’acqua e alle partnership per lo sviluppo locale. Tra i relatori anche rappresentanti di Legambiente, MIMIT, Bancad’Italia, Politecnico di Milano, MAECI, AICS e Medici con l’Africa CUAMM.
Il quadro che emerge da “Eni for 2025” è quello di una sostenibilità sempre più integrata nella strategia industriale: riduzione delle emissioni, crescita delle rinnovabili, sviluppo dei biocarburanti, investimenti in innovazione, attenzione alle risorse naturali e coinvolgimento della filiera. Una transizione che Eni presenta come pragmatica e multilivello, costruita su tecnologie, partnership e investimenti, ma anche sulla capacità di generare valore condiviso nei territori in cui opera.
Da simbolo della rinascita italiana a icona globale del design: la Vespa compie 80 anni e continua a conquistare le strade del mondo.
Dalla ricostruzione del dopoguerra a regina delle città
C’è chi a ottant’anni colleziona ricordi e chi, invece, continua a macinare chilometri. La Vespa appartiene decisamente alla seconda categoria. Nata nel 1946, in un’Europa che cercava di rialzarsi dalle macerie della guerra, la due ruote italiana è diventata molto più di un semplice mezzo di trasporto: un simbolo di libertà, stile e innovazione riconosciuto in ogni angolo del pianeta.
In un’epoca in cui l’automobile era ancora un lusso per pochi, la Vespa rappresentò una rivoluzione silenziosa. Agile, economica e dal design immediatamente riconoscibile, contribuì a cambiare il modo di muoversi degli italiani e accompagnò la trasformazione sociale ed economica del Paese. Da Roma a Milano, passando per le piazze delle città di provincia, divenne presto protagonista della quotidianità e dell’immaginario collettivo.
Icona che continua a correre
Ottant’anni dopo il suo debutto, la Vespa non mostra alcuna intenzione di rallentare. Oltre 19 milioni di esemplari prodotti e diffusi nei cinque continenti raccontano una storia industriale senza paragoni. Ancora più significativo è il dato degli ultimi dieci anni: più di due milioni di mezzi realizzati, a conferma di una vitalità commerciale che molti marchi possono soltanto invidiare.
Il segreto del successo? La capacità di restare fedele a se stessa pur evolvendosi. Design elegante, tecnologia sempre aggiornata e un’identità inconfondibile hanno trasformato la Vespa in un brand globale, amato da generazioni diverse e da culture lontanissime tra loro.
La vespa, l’unica influencer nata prima dei social
Mentre marchi e prodotti combattono ogni giorno per conquistare visibilità sui social network, la Vespa può vantare un primato curioso: essere diventata un fenomeno mondiale quando internet non esisteva nemmeno. Ha attraversato decenni, mode e rivoluzioni tecnologiche senza perdere fascino, confermandosi uno dei simboli più forti del Made in Italy.
A ottant’anni dalla sua nascita, continua a rappresentare un pezzo di storia italiana che non vive nei musei, ma sulle strade. E se il tempo passa per tutti, per la Vespa sembra valere un’eccezione: più che invecchiare, si limita ad aggiungere stile al proprio curriculum.
Una grande festa in suo onore
Sarà la voce di Ditonellapiaga ad aprire ufficialmente le celebrazioni per gli 80 anni di Vespa, in programma a Roma dal 25 al 28 giugno nell’ambito di “Vespa Roma 2026 – 80 Years of an Icon”, il grande evento internazionale dedicato allo scooter più celebre del mondo. La cantautrice romana salirà sul palco del Vespa Village, allestito all’interno del Foro Italico, nella serata inaugurale di giovedì 25 giugno. A partire dalle 21, l’artista proporrà uno showcase speciale di quattro brani, dando il via al programma musicale organizzato in collaborazione con Radio Deejay.
Reduce dal successo ottenuto al Festival di Sanremo 2026, Ditonellapiaga rappresenta una delle personalità più originali e riconoscibili della nuova musica italiana. Il suo stile, che fonde pop, elettronica e cantautorato, ha conquistato pubblico e critica, consolidando il suo ruolo di protagonista della scena musicale contemporanea.
La scelta dell’artista assume un significato particolare anche per il forte legame con la Capitale. Nata e cresciuta a Roma, Margherita Carducci – questo il suo vero nome – ha spesso raccontato attraverso la propria musica atmosfere, suggestioni e contraddizioni della città che l’ha vista crescere artisticamente. Dopo la sua esibizione, la serata proseguirà con il dj set di Molella, che accompagnerà il pubblico fino alla chiusura della prima giornata di festeggiamenti.
L’appuntamento romano si annuncia come il più grande raduno internazionale mai organizzato nella storia di Vespa, una celebrazione che unirà generazioni diverse sotto il segno di un’icona capace, dopo otto decenni, di continuare a parlare al presente
La stretta creditizia non è più una sensazione: per le piccole e medie imprese romane è diventata una condizione strutturale. Le banche, spinte da requisiti patrimoniali più severi e da un approccio al rischio molto più prudente, stanno applicando criteri di selezione sempre più rigidi. Il risultato è un rallentamento nell’erogazione dei prestiti e un aumento dei tassi che pesa soprattutto sulle aziende con margini ridotti o cicli di cassa irregolari.
In questo scenario, le Pmi della Capitale stanno accelerando la ricerca di fonti alternative di finanziamento, aprendo un mercato che fino a pochi anni fa era considerato di nicchia. I minibond, ad esempio, stanno vivendo una seconda giovinezza: strumenti snelli, pensati per imprese solide ma non abbastanza grandi da accedere ai canali obbligazionari tradizionali. A Roma, diversi operatori specializzati segnalano un aumento delle emissioni, soprattutto nei settori servizi, costruzioni e tecnologie applicate al turismo.
Private debt, una soluzione che piace alle aziende ambiziose
Accanto ai minibond cresce il ricorso al private debt, con fondi che offrono capitali a medio termine in cambio di rendimenti più elevati e covenants più flessibili rispetto al sistema bancario. Una soluzione che piace alle aziende con piani di crescita ambiziosi, ma che richiede governance trasparente e capacità di dialogo con investitori professionali.
Poi c’è il capitolo crowdfunding, ormai maturo anche in Italia. Le piattaforme di equity e lending stanno diventando una valvola di sfogo per startup e microimprese che cercano capitali senza passare per gli istituti di credito. Nel Lazio, il numero di campagne è cresciuto a doppia cifra nell’ultimo anno, con particolare dinamismo nei settori food, cultura, green tech e servizi digitali.
Il ruolo sempre più centrale della finanza agevolata
Un ruolo sempre più rilevante lo gioca anche la finanza agevolata, tra bandi regionali, fondi europei e strumenti di garanzia pubblica. Le imprese romane stanno imparando a muoversi in un ecosistema complesso ma ricco di opportunità, spesso con il supporto di consulenti specializzati. La Regione Lazio, dal canto suo, sta spingendo su innovazione, transizione energetica e digitalizzazione, tre assi che attraggono sia contributi a fondo perduto sia finanziamenti a tasso agevolato.
Le startup e le imprese innovative rappresentano un capitolo a parte. Per loro, la difficoltà di ottenere credito bancario non è una novità. Ma oggi, rispetto al passato, possono contare su un ecosistema più maturo: fondi di venture capital, business angel, acceleratori e investitori privati che guardano con crescente attenzione alla scena romana, soprattutto nei settori AI, biotech, cybersecurity e mobilità sostenibile.
Le imprese non possono considerare il credito bancario l’unica soluzione
Il quadro generale è chiaro: la Capitale sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. Le Pmi non rinunciano al credito bancario, ma non possono più considerarlo l’unica strada. La diversificazione delle fonti finanziarie non è più una scelta strategica: è una necessità per sopravvivere in un mercato competitivo, volatile e sempre più selettivo. E la caccia ai capitali alternativi è appena iniziata.
Andrea Candeo entra tra i protagonisti dell’edizione 2026 del Premio Segni di Pace, il riconoscimento europeo promosso dalla Cattedra della Pace di Assisi e destinato a personalità che si distinguono per il loro contributo alla diffusione di valori quali la solidarietà, la responsabilità sociale e la tutela del bene comune.
La cerimonia si è svolta a Palazzo Valentini, a Roma, dove l’attore, modello e agronomo ha ricevuto il Diploma Onorifico Segni di Pace per il suo impegno nella sensibilizzazione ambientale e nella difesa degli animali, temi che da anni caratterizzano il suo percorso professionale e sociale.
Il riconoscimento arriva dopo un periodo di intensa attività pubblica per Candeo, già vincitore del concorso “Il più bello d’Italia 2024” e testimonial di diverse campagne promosse dall’associazione nazionale no-profit “Rispetto per tutti gli animali”, attraverso le quali ha sostenuto iniziative dedicate alla tutela della biodiversità e al rispetto di ogni forma di vita.
Andrea Candeo con il Diploma Onorifico Segni di Pace promosso dalla Cattedra della Pace di Assisi
Le motivazioni del premio europeo Segni di Pace
Secondo le motivazioni del premio, Andrea Candeo si è distinto per la capacità di utilizzare la comunicazione come strumento di educazione e sensibilizzazione, coinvolgendo soprattutto le nuove generazioni nella costruzione di una cultura fondata sul rispetto della natura e della convivenza civile.
Nel suo intervento durante la cerimonia, il premiato ha voluto sottolineare il legame profondo tra pace, ambiente e responsabilità individuale.
«Siamo abituati a pensare alla pace come a qualcosa di lontano, quasi astratto. Io credo invece che si costruisca ogni giorno attraverso i nostri comportamenti. La tutela degli animali, il rispetto dell’ambiente e la cura della Terra sono gesti concreti che ci aiutano a creare una società più giusta e più umana», ha dichiarato.
Per Candeo, infatti, la pace non coincide soltanto con l’assenza di conflitti, ma rappresenta una forma di partecipazione attiva e di attenzione verso il mondo che ci circonda.
«La pace non è soltanto assenza di conflitto, ma anche partecipazione, rispetto e consapevolezza. Ogni gesto rivolto alla tutela dell’ambiente e delle creature che lo abitano rappresenta un passo verso una società più umana».
Ponte sullo Stretto, fari sull’approvazione del progetto definitivo
La Procura di Roma ha delegato il Ros dei Carabinieri all’esecuzione di un decreto di perquisizione personale, domiciliare, informatica e conseguente eventuale sequestro a carico di tre persone.
Nel dettaglio, si tratta di un avvocato 71enne della provincia di Reggio Calabria già Consigliere di amministrazione della società ”Stretto di Messina Spa’‘, un imprenditore 65enne reggino, residente a Roma e un 70enne ex presidente aggiunto della Corte dei Conti (in quiescenza dal febbraio 2026) indagati, in concorso tra loro, per corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio.
Le indagini, come si spiega in una nota della procura di Roma, hanno documentato le condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera pubblica ”Ponte sullo Stretto di Messina”.
Parte una maxi consultazione tra sostenitori giallorossi e abbonati: il club vuole raccogliere idee, esigenze e aspettative sul futuro stadio di Pietralata.
Il nuovo stadio della Roma passa anche dalla voce dei tifosi
Il futuro stadio della Roma non sarà soltanto una questione di cemento, tribune e infrastrutture. Prima ancora che sorgano gradinate e sky box, il club giallorosso ha deciso di ascoltare chi quello stadio dovrà viverlo ogni settimana: i tifosi. Nelle prossime ore migliaia di sostenitori riceveranno infatti una mail contenente un questionario dettagliato dedicato al progetto dell’impianto di Pietralata.
L’iniziativa coinvolgerà non solo gli oltre 40 mila abbonati dell’Olimpico, ma anche chi ha acquistato almeno un biglietto negli ultimi anni o ha manifestato interesse verso le comunicazioni ufficiali della società. Un bacino enorme, che conferma la volontà della proprietà di costruire un impianto sempre più vicino alle esigenze della propria comunità.
Accessi, servizi e posti premium: cosa chiede il club
La consultazione affronterà numerosi aspetti legati all’esperienza stadio. Dalle modalità di ingresso alla disposizione dei settori, passando per servizi aggiuntivi, fasce di prezzo, comfort e nuove aree dedicate all’intrattenimento. Tra i temi più interessanti figurano anche le esperienze premium, come le lounge panoramiche e gli spazi esclusivi pensati per chi cerca una fruizione diversa della partita.
Nel questionario compariranno inoltre alcune immagini illustrative del futuro impianto. Si tratta però di rappresentazioni preliminari, senza alcun valore progettuale definitivo, utilizzate esclusivamente per aiutare i tifosi a comprendere meglio le possibili soluzioni allo studio.
Che ne dite di un abbonamento a vita?
Tra le domande destinate a suscitare maggiore curiosità spicca quella relativa a una formula di abbonamento di lunghissima durata, fino a trent’anni. Un’idea che, se sviluppata, potrebbe trasformarsi in una sorta di tessera permanente per i sostenitori più fedeli.
La survey, completamente anonima e priva di finalità commerciali immediate, richiederà un tempo di compilazione compreso tra dieci e venti minuti. I partecipanti potranno inoltre candidarsi per successivi focus group previsti nelle prossime settimane, durante i quali alcuni temi emersi saranno approfonditi direttamente con i rappresentanti della tifoseria.
Mentre l’iter amministrativo dello stadio di Pietralata continua il proprio percorso nelle sedi istituzionali, la Roma prova così a costruire un altro tassello fondamentale del progetto: il consenso e la partecipazione di chi, un giorno, riempirà quelle tribune. Perché uno stadio moderno non si misura soltanto in posti a sedere, ma anche nella capacità di trasformare i tifosi da semplici spettatori a protagonisti del cambiamento.
Uma planta que desempenhou um papel importante na medicina e na vida quotidiana da Antiguidade desapareceu há séculos, deixando várias dúvidas aos cientistas. O silphium de Cirene, ou silphion, era uma planta líbia famosa pelo seu uso em contraceção, medicina e comércio. O seu desaparecimento continua a ser um mistério histórico, e os cientistas continuam à procura de possíveis descendentes sobreviventes. Diz-se que o líder romano Júlio César mantinha uma reserva desta planta no tesouro. O escritor Plínio, o Velho, afirmou que o imperador romano Nero possuía o último exemplar conhecido da planta. Alguns investigadores sugerem ainda que a procura excessiva,
La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir per le violenze nei confronti degli attivisti della Global Sumud Flotilla a fine maggio. Il titolare del ministero di Gerusalemme che controlla la polizia e la penitenziaria, ma anche responsabile di aver schernito gli attivisti della Flotilla in arresto al porto di Ashdod, dopo l’abbordaggio in acque internazionali, e di aver colpito una donna al volto, immortalato da un video.
La procura di Roma ha iscritto Ben-Gvir per il reato di sequestro di persona etortura, le ipotesi su cui si è mossi gli accertamenti dei pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, coordinati da Francesco Lo Voi. È il primo indagato nel procedimento aperto dopo i fatti del 29-30 aprile e del 18-19 maggio di quest’anno, i due abbordaggi in acque internazionali lanciati dalla marina israeliana contro le barche della Flotilla a ovest di Creta a sud di Cipro, e sui maltrattamenti documentati successivamente, quando gli oltre 430 attivisti della missione politica e umanitaria per Gaza sono stati detenuti prima su due navi prigione al largo, poi in un hangar militare del porto di Ashdod, gestito dai militari dell’Idf insieme alla polizia di Ben-Gvir, e poi ancora nel carcere di Ketziot prima dell’espulsione da Israele il 21 maggio.
Con ogni probabilità Ben-Gvir non sarà l’unico iscritto. Sono ancora al vaglio le responsabilità di altre figure dell’establishment politico e militare israeliano. Ci sono altri otti dei nove nomi comunicati alla procura dalla fondazione Hind Rajab, che apre casi giudiziari in vari Paesi del mondo contro singoli israeliani che ritiene responsabili di crimini di guerra contro i palestinesi. Ci sono almeno altre sei figure, già rivelate da Haaretz, tra il direttore (passato e presente) del carcere di Ketztiot al comandante il comandante dell’unità Nachson, che ha operato i sequestri in mare.
Il quadro delle iscrizioni degli indagati sarà completato solo dopo che in procura arriveranno, tra martedì e mercoleì, i verbali delle deposizioni raccolte dai carabinieri, incluse quelle dell’inviato del FattoAlessandro Mantovani e del parlamentare M5S Dario Carotenuto, e le testimonianze dirette degli attivisti raccolte dai legali della Flotilla.
Il mito del cinema torna tra la gente, nella sua città
E’ stato svelato il prototipo della statua per Alberto Sordi realizzata da Fonderia Domus del 1963 e sarà visibile ai visitatori di Villa de Sanctis dal 15 Giugno, quando ci sarà l’inaugurazione nel parco del Municipio V, davanti alla casa della cultura Silvio Di Francia proprio nel giorno in cui Albertone avrebbe compiuto 106 anni, per restituire Alberto Sordi al suo ambiente più autentico, cioè tra la gente, nei luoghi più popolari e genuini, di cui Sordi ha sempre incarnato lo spirito più vero.
Sul mercato immobiliare le sue dimore
Nel frattempo è stata messa in vendita la dependance della villa estiva del grande attore, 160 mq e a due passi dal mare, a 600.000 Euro.Si trova a Vindicio, un tempo luogo di ritrovo di attori e registi in cerca di relax e tranquillità. Stesso destino per la villa estiva di Sordi, a Castigliocello, nella Maremma Livornese, in vendita per 6 milioni di euro, 900 mq, con due dependance, piscina di acqua salata, che lui chiamava la villa delle vacanze meravigliose, che, nell’Ottocento apparteneva al pittore Vittorio Corcos e che Sordi acquistò nel 1962. Un vero paradiso terrestre dove Alberto Sordi, che ospitava qui Mastroianni e Trapani, solo per citare alcuni illustri personaggi del mondo del cinema, passava parte delle sue vacanze dal 1962 al 1997 e che apparve anche nel famosissimo film “Il Sorpasso”.
Uno dei suoi rifugi tra arte e silenzio
Sordi non era un grande amante della mondanità e preferiva passare le sue vacanzeimmerso nella quiete e nella privacy di questo luogo magico. Il pittore Corcos, antico proprietario di questa meraviglia, noto per i suoi ritratti realistici, qui lasciò anche diversi suoi quadri. Il proprietario attuale, che acquistò la villa da Sordi nel 1996, ha ristrutturato la proprietà con un occhio di riguardo alla conservazione di ogni affresco, mobile d’epoca e statua. Anche lo studio di Sordi è rimasto intatto.
Carlo Conti e Andrea Delogu per il terzo anno consecutivo tornano al timone di Tim Summer Hits che apre l’estate 2026 a Roma. Quattro serate-evento nel cuore della Capitale: sul palco di Piazza del Popolo si alterneranno le star della musica per cantare insieme al pubblico i loro successi del momento, dando vita a performance live.
Gli appuntamenti sono fissati per domenica 21, lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 giugno. Una delle piazze di Roma tra le più conosciute al mondo si trasformerà così nel più grande palcoscenico a cielo aperto di questa stagione, accogliendo i gli artisti e le artiste delle classifiche, le icone pop con le canzoni che si candidano a diventare tormentoni dell’estate.
Le serate (ad ingresso gratuito) saranno registrate e trasmesse prossimamente in prima serata su Rai1, in contemporanea su Rai Radio2 e disponibili anche su RaiPlay.
“La Gran Milano non me la posso permettere. Mi dispiace lasciare questa città ma qui con 1.480 euro non riesco più a vivere. Non mi vergogno a dirvi che spesso il cinque del mese, il mio stipendio è già prosciugato. Torno a Battipaglia dove vive la mia famiglia”. MariangelaBukne, 52 anni, tarantina di nascita ma nomade per lavoro, è una dei 46.826 docenti che hanno ottenuto la mobilità, ovvero che a settembre si trasferiranno in un’altra scuola. Di questi poco più di 11mila hanno chiesto di andare in un’altra provincia, spesso dal Nord al Sud. Il fenomeno si registra ogni anno. È una vera e propria emorragia che colpisce soprattutto le scuole Settentrionali, mettendo in crisi la cosiddetta continuitàdidattica. In parole povere: chi vive in Campania, Sicilia, Calabria spesso diventa di ruolo a Milano, a Torino, Venezia o Bologna (e zone limitrofe), ma dopo il triennio obbligatorio in quella sede, lascia baracca e burattini perché con uno stipendio netto intorno ai 1.480 euro al mese non ce la fa a sostenere le spese di affitto ma non solo.
I numeri dell’esodo
La vita di queste persone si limita obtorto collo al tragitto casa-scuola-casa. Nulla di più. Diventa proibitivo andare a cena fuori, fare un viaggio, andare al cinema. L’esercito dei maestri e dei professori scappa dalle grandi città del Nord per tornare a casa così da avere il sostegno del welfarefamigliare. A parlare sono i dati raccolti dalla Flc Cgil. Sia pur con numeri maggiori per la primaria e la secondaria di secondo grado, ma in percentuale il numero dei docenti che si spostano di provincia si attesta intorno al 20%. Quest’anno nella scuola dell’infanzia ci sono stati 1.444 movimenti verso un’altra provincia su un totale di 6.918 domande. Le province che hanno “ceduto” più docenti sono state Roma (153 movimenti), Milano (140), Firenze (62), Torino (53), Catania (43). Passando alla primaria i trasferimenti territoriali e professionali tra province diverse sono stati 3.358 su 16.363 richieste. Nel dettaglio ci sono in uscita 493 docenti dalla provincia di Roma, 334 da Milano (di cui 101 trasferiti in Sicilia), 110 da Firenze, 108 da Torino, 93 da Modena.
Anche la scuola secondaria di primo grado ha la sua porzione di trasferimenti interprovinciali: sono 2.795 su 13.579 richieste. In questo caso il primato dei docenti in uscita lo conquista Milano (231), Roma è al secondo posto (134), seguono Bergamo (89), Varese (85) e Monza-Brianza (82). Infine, la secondaria di secondo grado che ha il volume più alto di movimenti in assoluto e anche di movimentiinterprovinciali. Il primato se lo contendono Roma e Milano che registrano entrambe 238 docenti in uscita, segue Napoli con 116 docenti e ancora un parimerito tra Varese e Torino con 108 docenti in uscita. Entrando nei dettagli sono i grafici forniti al nostro giornale dalla Uil Scuola a far comprendere la questione ancor più in profondità. Nel capoluogo milanese sono quasi 5.500 i docenti che hanno presentato domanda per lasciare Milano e la sua provincia e trasferirsi in altre regioni italiane. Poco meno di mille hanno ottenuto esitopositivo: ad andarsene saranno 334 maestri della primaria, 140 dell’infanzia, 231 delle mede e 238 delle superiori. Non cambia la musica nella capitale dove a far le valige sono 1.018 insegnanti: 493 della primaria, 153 dell’infanzia, 134 della secondaria di primo grado e 238 di quella di secondo grado.
Le proposte dei sindacati
Ad analizzare questi dati è il segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Quando migliaia di insegnanti chiedono di lasciare le grandi città emerge una questione che meritaattenzione – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – il rapporto tra retribuzioni e costo della vita. Un docente a inizio carriera percepisce mediamente circa 1.480 euro netti al mese e nelle grandi aree metropolitane una quota rilevante di questo reddito viene assorbita da affitti, trasporti e spese quotidiane. I dati della mobilità evidenziano che, accanto alle esigenze di ricongiungimentofamiliare, nella scelta di trasferirsi, cresce il peso delle condizionieconomiche. È un tema che riguarda non solo Milano ma interessa, con intensità diverse, anche altre grandi città del Paese. Le risorse stanziate negli ultimi contratti producono un beneficio netto in busta paga solo se si interviene sulla tassazione. Oggi gli aumenti contrattuali sono tassati a volte anche al 35%. Un primo segnale, per il settore privato, è arrivato con la legge di bilancio 2026: è necessario estendere la detassazione anche alle retribuzioni del personale della scuola statale. Si tratta di una misura “non più procrastinabile che richiede un intervento politico”. Il numero uno della Uil Scuola conosce bene lo stato dell’arte del fenomeno.
D’Aprile ha anche una proposta chiara, necessaria: “Accanto agli interventi sulle retribuzioni, è necessario sviluppare strumenti di welfare contrattuale che aiutino concretamente il personale della scuola ad affrontare i costi legati all’abitare, alla mobilità, alla genitorialità e alla formazione. Soprattutto nelle grandi aree urbane, investire nel welfare può rappresentare un supporto importante per migliorare la qualità della vita e del lavoro del personale della scuola”. Anche VitoCastellana, coordinatore nazionale Gilda Scuola punta il dito contro il Governo: “I docenti tendono a trasferirsi dove c’è la famiglia di origine che fa da ammortizzatoresociale. Nella Scuola a parità di titolo di studio si guadagna 30-40% in meno degli altri dipendenti della pubblica amministrazione”. Secondo il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani tra i settori più colpiti da questa fuga dalle cattedre c’è quello del sostegno: “La mancanza di stabilità didattica penalizza duramente gli alunni e le loro famiglie, che avrebbero diritto a figure competenti e presenti in modo continuativo. Ogni cattedra non coperta stabilmente rappresenta una possibile lesione del diritto all’inclusione e un arretramento rispetto agli obblighi costituzionali e internazionali in materia di tutela delle persone condisabilità”, spiegano.
Le storie e il disagio
“Dal 2020 sono entrata in ruolo a Milano dopo una vita trascorsa in un’azienda lasciata dopo la morte di mio marito – spiega Mariangela Bukne a ilfattoquotidiano.it –. I primi tempi sono arrivata a Novate Milanese dove insegno senza figli andando ad abitare in una camera che affittavano le suore per 420 euro. Avevo il bagno privato ma la cucina in comune con molte colleghe. Poi mi son giocata tutto facendo venire i miei figli qui per frequentare l’università. Abitare a Milano o nell’hinterland con uno stipendio come il nostro non è vita – ha aggiunto – Gli affitti di un monolocale sono attorno ai 600-700 euro. Qui se ho bisogno di una visita medica devo pensarci ben due volte. Da anni non viaggio. Le mie vacanze sono a Battipaglia, dalla mia famiglia perché non posso permettermi altro. A Milano nel momento in cui vai in un supermercato ti accorgi che il tuo stipendio non vale nulla. Non potevo più stare in questo luogo…”.
Lo sa bene FedericoBlanco, docente di scuola secondaria di secondo grado prossimo ai 50 anni che ha richiesto e ottenuto la mobilità. Originario di Catania, vive e lavora in provincia di Cuneo da nove anni. “Mi sono trasferito al Nord, a Savigliano, per la quasi impossibilità di trovare – racconta – una posizione stabile in Sicilia. Anche la mia compagna mi ha seguito e entrambi abbiamo ottenuto il ruolo. In quest’ultimi anni l’aumentoesponenziale del costo di affitti e case a Savigliano ha reso la situazione economica difficile. L’affitto per un piccolo appartamento (camera da letto e servizio) supera i 600 euro mensili, escluse le bollette, a fronte di uno stipendio da docente di circa 1600 euro. Ad incidere sono anche le spese di riscaldamento. Se poi hai i genitori al Sud devi calcolare che almeno due-tre volte l’anno devi scendere…”. Blanco ha la valigia pronta ma la sua compagna dovrà restare in Piemonte perché non ha ottenuto la mobilità: “Speriamo in un’assegnazione provvisoria per il ricongiungimento in Sicilia ma è un “salto nel buio”.
Quando si parla di economia del Lazio, il pensiero corre quasi sempre al turismo, alla pubblica amministrazione o ai servizi. Eppure esiste un comparto che negli ultimi anni è diventato uno dei principali motori industriali della regione e che oggi rappresenta una delle eccellenze italiane nel mondo: quello della farmaceutica e delle biotecnologie.
Poco conosciuto al grande pubblico, il settore biotech-farmaceutico laziale sta vivendo una fase di crescita che lo colloca tra i più dinamici d’Europa. Tra Roma, Latina, Frosinone e Pomezia si concentra infatti uno dei più importanti poli italiani della ricerca, della produzione farmaceutica e delle scienze della vita, con la presenza di grandi gruppi multinazionali e di un numero crescente di imprese innovative.
La farmaceutica attrae investimenti nazionali e internazionali
I numeri raccontano una realtà spesso sottovalutata. La farmaceutica rappresenta una delle principali voci dell’export regionale e continua ad attrarre investimenti nazionali e internazionali. Stabilimenti produttivi ad alta tecnologia, laboratori di ricerca e centri di sviluppo impiegano migliaia di lavoratori altamente qualificati, tra ricercatori, biologi, chimici, farmacisti, ingegneri e tecnici specializzati.
A fare la differenza è soprattutto l’ecosistema che si è sviluppato negli anni attorno alle università e ai centri di ricerca del territorio. Roma ospita alcune delle principali istituzioni scientifiche italiane, dalla Sapienza a Tor Vergata fino ai numerosi istituti pubblici e privati impegnati nella ricerca medica e biotecnologica. Un patrimonio di competenze che alimenta un flusso continuo di innovazione e trasferimento tecnologico.
Il Lazio parte da una posizione di vantaggio
Le prospettive di crescita appaiono particolarmente interessanti in un momento storico in cui la domanda globale di farmaci innovativi, terapie avanzate, medicina personalizzata e applicazioni dell’intelligenza artificiale alla salute è in costante aumento. Le biotecnologie stanno rivoluzionando il modo di prevenire, diagnosticare e curare le malattie, aprendo nuovi mercati e creando opportunità economiche sempre più rilevanti.
Il Lazio parte da una posizione di vantaggio. La presenza di grandi aziende farmaceutiche internazionali ha contribuito a costruire una filiera industriale che oggi comprende ricerca, produzione, logistica, servizi specialistici e formazione. Un sistema che genera occupazione qualificata e produce valore aggiunto ben superiore alla media di molti altri comparti produttivi.
Non è un caso che numerose startup innovative abbiano scelto proprio Roma e il Lazio per sviluppare progetti legati alla salute digitale, all’intelligenza artificiale applicata alla medicina, alla genomica e alle nuove tecnologie terapeutiche. Un fenomeno che sta attirando l’attenzione degli investitori e dei fondi di venture capital, sempre più interessati alle prospettive offerte dalle scienze della vita.
Rimane aperta la questione della formazione
Le sfide, naturalmente, non mancano. Le imprese chiedono procedure autorizzative più rapide, maggiori investimenti in ricerca e una strategia nazionale capace di sostenere la competitività internazionale del settore. Rimane inoltre aperta la questione della formazione, con una crescente richiesta di figure professionali altamente specializzate che il mercato fatica spesso a reperire.
Eppure il potenziale resta enorme. In un’economia globale sempre più fondata sulla conoscenza, la capacità di produrre innovazione scientifica rappresenta uno dei principali fattori di competitività. Per questo il biotech e la farmaceutica potrebbero diventare uno dei pilastri dello sviluppo economico regionale nel prossimo decennio.
Il Lazio tra le aree più avanzate dell’industria della salute in Europa
Se il turismo continua a rappresentare il volto più visibile dell’economia laziale, laboratori, centri di ricerca e stabilimenti farmaceutici ne stanno diventando sempre più il motore nascosto. Un motore che produce occupazione qualificata, attrae capitali e contribuisce a posizionare il Lazio tra le aree più avanzate dell’industria della salute in Europa.
La sfida ora è trasformare questa eccellenza in un vero brand territoriale, capace di attrarre nuovi investimenti e consolidare il ruolo della regione come una delle capitali italiane delle scienze della vita. Perché il futuro dell’economia non passa soltanto dalle infrastrutture e dal turismo, ma anche dai laboratori dove si studiano le cure e le tecnologie che cambieranno il mondo.
La potenza del mito classico raccontata con linguaggio contemporaneo. Il sodalizio perfetto tra classicità e modernità torna dal 25 giugno al 18 luglio tra gli scavi di Ostia Antica. Dopo il successo delle oltre 11.000 presenze complessive registrate nella prima stagione, la kermesse dell’estate 2026 rimette al centro il Teatro di Roma, protagonista con un affasciante cartellone dal respiro internazionale. Una riprova che l’arte ed il teatro riescono a creare indotto e posti di lavoro e che Ostia non è soltanto polemiche e lidi chiusi.
Se l’apertura estiva del litorale romano rappresenta uno scatto deludente per i cittadini della Città Metropolitana – ancora chiuso, infatti, un terzo degli stabilimenti balneari a causa di sigilli, inagibilità e problemi legati alla burocrazia – il teatro del Parco Archeologico di Ostia Antica registra il sold out, confermandosi una realtà artistica motore di sviluppo culturale e aggregatore di energie creative. Un’opportunità di valorizzare il territorio metropolitano nel più ampio contesto nazionale, con una programmazione che prosegue lungo la linea della ricerca tragica, intesa come strumento vivo per esplorare tutte le diverse sfaccettature umane.
Saranno state le complessità e le sfide del nostro tempo portate in scena nel prezioso calendario – dalla tragedia di Euripide, alla commedia di Aristofane – ad aver suscitato un interesse sempre più crescente da parte di un pubblico alla ricerca di risposte concrete. Il dato è che la prima de Le Baccanti di Euripide con la regia di Theodoros Terzopoulos – in cartellone il 25 giugno, con replica il 26 – sottolinea il valore del progetto: posti esauriti da giorni, con tariffe per tutte le tasche (tra i 16 ed i 50 euro).
L’incontro tra tradizione e innovazione
Dalla tragedia greca, alla danza d’avanguardia; tradizione ed innovazione della scena contemporaneasi incontrano – in questa edizione sottotitolata Il Senso del Passato – grazie alle creazioni di quattro maestri della scena nazionale e internazionale.
Si parte, appunto, con Le Baccanti diretto da Terzopoulos, vera e propria celebratio della radice dionisiaca: il grande maestro greco riporta in scena per la settima volta il testo di Euripide in cui Dioniso è l’archetipo del rifugiato e l’arte del teatro rappresenta un viaggio di esuli con continue trasformazioni. La messa in scena maestosa che spoglia la tragedia euripidea di ogni storicismo, trasformandola in un’esperienza metafisica e in un’urgente riflessione sull’archetipo dello “straniero”.
Si prosegue – nelle serate del 4 e 5 luglio – con la prima nazionale di Lysistratacon l’adattamento e regia di Asterios Peltekis. Si tratta di un’opera profondamente politica ed allo stesso tempo, profondamente umana, incentrata su quel momento in cui una società, stremata dalla sofferenza, cerca urgentemente un nuovo modo di organizzarsi. Non solo sulla guerra e sull’amore, questa dirompente ed attualissima commedia di Aristofane si proietta nello specchio dei conflitti moderni, trasformando lo storico “sciopero del sesso” in un atto di disobbedienza politica contro l’entropia della guerra.
Spiritualità ed estetica – confine tra limiti dell’uomo ed eternità dell’arte – nel Requiem(s)di Angelin Preljocajdal 10 all’11 luglio. La coreografia di Preljocaj è un’architettura di corpi e bellezza che trasforma la ferita del lutto in inno alla vita. Un’intensa riflessione su memoria e perdita.
La manifestazione si chiude con l’Alcestidi Filippo Dini– 17 e 18 luglio – un invito ad indagare sull’amore, sull’ambiguità di questo sentimento, sul sacrificio, sulla morte, sempre inaccettabile. Per i filosofi, quest’opera rappresenta la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente. Vi è una sorta di soglia tra la vita e la morte e quest’opera ne offre una rilettura che scava nelle zone d’ombra del mito per scandagliare le implicazioni umane più profonde.
Quarantaquattro euro per due coppette di gelato e alcuni extra che, secondo lei, credeva fossero inclusi. È quanto racconta Nicole Ann, turista della Florida in vacanza a Roma con il marito, che sui social ha definito l’episodio una vera e propria “trappola per turisti”. La sua storia, pubblicata nel gruppo Facebook “Rome Travel Tips – Italy – Sistine Chapel – Colosseum – Vatican“, è stata rilanciata da Repubblica.
Tutto è accaduto il 3 giugno in una gelateria a due passi da piazza Navona. Nicole racconta di aver ordinato due coppette piccole, salvo poi trovarsi davanti a uno scontrino molto più salato del previsto. Il motivo, spiega, è una serie di aggiunte che aveva interpretato come omaggi del locale.
“Abbiamo chiesto due coppette e ci è stata proposta la misura più piccola”, scrive nel post. “Poi sono stati aggiunti cannoli e macaron, facendoci pensare che fossero inclusi“. La turista sostiene di aver capito soltanto alla cassa che quelle aggiunte avevano un costo. “Pensavo avesse detto 14 dollari”, racconta, spiegando di essersi resa conto dell’importo reale solo dopo aver controllato lo scontrino: 44 euro.
Le immagini pubblicate online mostrano però che il conto non riguarda esclusivamente il gelato. Oltre alle due porzioni compaiono infatti panna, due macaron e due cannolini al pistacchio. È proprio qui che nasce la contestazione: non tanto sul prezzo finale in sé, quanto sul fatto che la coppia sostiene di non aver compreso che quei prodotti sarebbero stati addebitati separatamente.
La vicenda ha acceso il dibattito tra gli utenti del gruppo Facebook. C’è chi parla di un costo sproporzionato rispetto a quanto consumato e chi, al contrario, osserva che lo scontrino comprende diversi extra oltre alle coppette di gelato. “È un prezzo altissimo per quello che avete ricevuto”, commenta un’utente.
Altri invitano invece i turisti a chiedere sempre il costo di ogni aggiunta prima di confermare l’ordine. E Nicole Ann, proprio a questo proposito, ha precisato di non voler contestare il conto: “Avrei dovuto controllare il costo dei gelati“. Poi aggiunge: “In Italia abbiamo mangiato gelati eccellenti e non abbiamo mai speso più di 10 dollari, nemmeno per una porzione grande. Per questo è stato uno shock. Succede, ma è scoraggiante“.
Ha voluto metterci un bel punto (e che punto) Cesare Cremonini con CremoniniLive26 al Circo Massimo di Roma davanti a 65mila presenze sabato 6 giugno (si replica il 7 giugno). Cremonini è l’ultimo dei divi della nostra musica italiana: occhiali neri sempre presenti, sempre all’erta contro “il gossip”, meglio parlare degli strumenti come metafora di vita, disponibile sì ma con il giusto distacco, a ricreare l’aurea volutamente “alta” per certificare la patente del cantautore duro e puro. Guardare ma non toccare.
L’artista si è calato nei panni del perfomer per trascinare il suo “popolo”, ancora una volta, in uno dei suoi spettacolari show che hanno caratterizzato l’ultima parte della sua carriera live e musicale. Ma forse sarà l’ultima, prima di un ulteriore cambio di passo, come lui stesso ha preannunciato poco prima del concerto, verso il rock and roll e lontano dagli stadi.
Lo spettacolo – 2 ore e 30 minuti che racchiude oltre venticinque anni di carriera – ricalca in qualche modo il tour dello scorso anno, che si è tenuto nei principali stadi italiani tra giugno e luglio 2025, ma ci sono degli elementi importanti di novità. Soprattutto negli arrangiamenti e nella perfomance di tutto il rinnovato team musicale con Alessandro “Doc” De Crescenzo (chitarra e direzione musicale), Nicola “Ballo” Balestri (basso), Andrea Fontana (batteria), Andrea Morelli (chitarra), Giovanni Boscariol (pianoforte/tastiere), Alessio Natalizia (polistrumentista), Roberta Granà (coro), Yuri “Jury” Magliolo (coro), Daniele D’Alessandro (clarinetto, sax e arrangiamento fiati), Gabriele Polimeni (tromba), Federico Pierantoni (trombone) e Matteo Valentini (sax e arrangiamento fiati).
Sax e tromboni sottolineano diversi momenti dello show e non è un caso perché i fiati avranno parte preponderante nel nuovo album in uscita entro l’anno. Quindi è stata una sorta di anticipazione già subito evidente con il secondo brano in scaletta “Alaska Baby”, dove anche il corpo di ballo si trasforma in angeli serafini con la tromba, disposto ai lati del palco. Piccola chicca per i fan romani, Cremonini prima di “Latin Lover” alla chitarra intona “Roma Capoccia” di Antonello Venditti. Poi la dedica alla madre Carla presente a Roma. “Quando andavamo in vacanza tutti assieme a Maratea d’estate – ha ricordato -, il tempo non passava mai. Così ho scritto questa canzone ‘Vorrei’, a quindici anni che dedico a mia madre, ma anche a tutte le persone che amano”.
Tra i momenti più “caldi” dello show i duetti con Jovanotti su “Mondo” e “L’ombelico del mondo”, dove le percussioni travolgono il Circo Massimo. Se Cremonini definisce il collega “il numero uno”, Jovanotti lo “incorona” con gli occhiali da sole “imperatore” di Roma. A sorpresa tra i due spunta Valentino Rossi, direttamente dalla prima fila della transenna. Poi ancora la magica “Aurore Boreali” dove con un effetto di laser e fumo si ricrea il fenomeno atmosferico che si adagia sulla voce di Cremonini ed Elisa. Applausi ed ovazioni a Luca Carboni apparso per duettare su “San Luca”. E poi ancora la potentissima “Poetica”, il karaoke colletivo su “50 Special” e “Nessuno vuole essere Robin”. Chiusura affidata a “Un giorno migliore”.
Due i punti di forza il progetto e la regia luci di Mamo Pozzoli, lighting designer che collabora con Cremonini da diversi anni, e i contenuti video realizzati dallo studio creativo londinese NorthHouse, assieme alla direzione creativa e lo stage design dello spettacolo che portano la firma di Claudio Santucci, dello studio Giò Forma.
Insomma si chiude un cerchio, adesso c’è da scommettere che Cremonini torni per il prossimo disco e progetto live ad una dimensione più “intima”, forse anche una residency per più serate in una location suggestiva.