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“Magari dico una bestialità, ma ascoltare Lucio Dalla a teatro equivale ad ascoltare Beethoven”: Pierdavide Carone nell’opera “L’anno che verrà”, dedicata al grande artista

Le musiche, le parole, le canzoni e il talento di Lucio Dalla vengono celebrati con l’opera “L’anno che verrà” da dicembre in tour nei teatri. Il progetto è ideato da Marcello Corvino e diretto da Manuel Renga. La storia si svolge in un grande hotel sul mare, alla vigilia di Capodanno, dove si incrociano le vicende di alcuni viaggiatori: una giovane coppia in fuga, una cantante di piano bar alla ricerca di un amore perduto, un musicista disilluso e un uomo d’affari colpito da una crisi esistenziale. Ad accoglierli è un enigmatico portiere, che avrà il volto di Pierdavide Carone, che Dalla lo ha conosciuto bene. Il cantautore scomparso, infatti, non solo ha prodotto l’album “Nanì e altri racconti”, ma è salito sul palco del Festival di Sanremo 2012 per dirigere l’orchestra e duettare con Carone.

“Sarebbe assurdo immaginare un futuro in cui i ragazzi non conoscano Lucio Dalla o lo scoprano solo attraverso le piattaforme digitali – ha dichiarato Carone -. Magari dico una bestialità, ma ascoltare Dalla a teatro equivale ad ascoltare Beethoven. La musica pop che supera il tempo deve avere lo stesso peso della sinfonica, perché parla alle generazioni e le attraversa”.

E ancora: “La vocalità di Dalla era talmente esuberante che l’unico modo per cantare, soprattutto quando si aggiungerà l’orchestra, è quasi ‘aggredire’ le canzoni, cercando di farlo in modo degno. Quando devo cantare Lucio sono sempre preoccupato, però il concetto di preoccupazione si trasforma in sfida, per quel senso di gratitudine nei confronti di una persona a cui dobbiamo molto”.

Il regista Manuel Renga ha aggiunto: “Questa nuova opera pop è un lavoro che non racconta la vita del grande Lucio Dalla, ma prende a piene mani dalla sua creatività musicale e traduce in scena il grande affresco umano che le sue canzoni compongono. Lucio Dalla diventa per noi il ‘custode dei sogni’ colui che è in grado di leggere chiaramente le paure, i desideri, i sogni e le delusioni dell’uomo e trasformarle in situazioni musicali popolari, dirette, emozionanti”. Lo spettacolo è composto dai brani più conosciuti come “La sera dei miracoli” e “L’anno che verrà” e quelli contenuti in album meno popolari “per tenere conto di tutte le anime musicali di Dalla”. È un viaggio onirico, “dove i personaggi sono le incarnazioni di quei sogni, di quelle paure e speranze, racconti di vita che si intrecciano sulle note musicali”.

Il debutto è previsto per l’11 e 12 dicembre a Ferrara, si proseguirà il 18, 19 e 20 dicembre con tre spettacoli a Reggio Emilia, per poi salutare il 2026 il 22 e 23 dicembre con una doppia data a Ravenna. In tabellone a gennaio anche appuntamenti a Piacenza e Modena, mentre il Teatro Duse di Bologna ospiterà lo spettacolo il 10, 11 e 12 settembre. Sul palco ci saranno fino a cento artisti, tra attori, orchestra sinfonica e la compagnia di danza di Michele Merola, che curerà le coreografie.

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Contaminazioni riuscite: i dieci anni del FestiValle nella Valle dei Templi

C’è un momento al tramonto in cui il tufo calcareo della Valle dei Templi si fonde con il paesaggio; come in un rito collettivo la folla danza al ritmo di esibizioni live insolite per un sito archeologico che ha visto scorrere 2600 anni di storia. In dieci anni, per quattro giorni consecutivi, FestiValle è riuscito a costruire proprio questo: un festival che non usa i luoghi come sfondo scenografico, ma li trasforma in parte integrante dell’esperienza. Nato ad Agrigento da un’intuizione di Fausto Savatteri, FestiValle ha attraversato un decennio di mutazioni del mercato musicale senza cedere alla logica delle lineup fotocopia o dei grandi nomi messi lì per accumulare biglietti. Al contrario, ha costruito la propria reputazione attorno alla ricerca, alla contaminazione tra discipline, alla valorizzazione del patrimonio archeologico e a un’idea romantica, quella della musica suonata dal vivo.

Per il decennale, dal 7 al 10 agosto, il festival torna nella Valle dei Templi con una programmazione che tiene insieme Ezra Collective, Apparat live band, Greentea Peng, Cory Henry & The Funk Apostles, Octave One, Mace e una costellazione di artisti internazionali, live site specific, aftershow e produzioni originali come Il Risveglio degli Dèi, performance all’alba al Tempio della Concordia diventata ormai uno dei momenti simbolici della manifestazione. FestiValle è anche il racconto di una sfida culturale e territoriale. Quella di dare vita ad un festival internazionale in una città periferica, fuori dalle grandi rotte europee dei concerti. Di continuare a scommettere sulla scoperta in un momento storico in cui, come ci ha raccontato Savatteri «c’è meno volontà di ascoltare musica autentica». Ci abbiamo chiacchierato in occasione dei dieci anni del festival.

Courtesy of FestiValle

FestiValle nasce in un luogo che, geograficamente e culturalmente, non era il contesto più semplice in cui immaginare un festival internazionale. Come è iniziato tutto?
Agrigento è un luogo di svantaggio geografico, territoriale e anche culturale. Quando abbiamo iniziato, l’idea era educare la gente locale all’ascolto di sonorità non convenzionali e, dall’altra parte, attrarre un turismo musicale. Il nostro obiettivo è sempre stato creare un contenitore capace di mettere ancora più in risalto luoghi oggettivamente mozzafiato come quelli che abbiamo in Italia e in Sicilia.

Negli ultimi anni molti festival sono diventati esperienze ibride, dove musica, arti visive, performance e paesaggio convivono. Qual è la tua opinione in merito a questa contaminazione tra discipline?
Dipende dalla manifestazione e dal territorio. Con FestiValle abbiamo sempre cercato di evitare le lineup fotocopia. È una scelta identitaria, anche se non sempre è quella che ti premia di più. Oggi noto che c’è meno voglia di scoprire musica autentica, suonata davvero. L’ascoltatore medio italiano preferisce spesso rivedere per la decima volta gli stessi artisti invece di soffermarsi su un gruppo internazionale, magari famosissimo all’estero. Quello che conta per noi è raccontare il festival in maniera originale: allo straniero offriamo una Valle dei Templi da vivere, non da visitare in un giorno; allo stesso tempo, il residente si riappropria di una Valle che magari non aveva mai sperimentato prima.

Negli anni avete continuato a portare artisti molto ricercati, anche quando economicamente sarebbe stato più semplice puntare altrove.
Certo. Prendiamo gli Ezra Collective per esempio: nel Regno Unito sono delle star, ma in Sicilia li conoscono ancora in pochi. Eppure, costano quanto, se non più, di molti artisti pop italiani che farebbero numeri infinitamente superiori. È una sfida continua. In questi anni abbiamo cercato di costruire un’identità precisa: musica contemporanea, jazz, elettronica, format multidisciplinari. Ma senza snaturarci. Posso affermare con orgoglio che a FestiValle non è mai salito sul palco un artista con l’autotune. Ciò che conta per noi sono il concetto di spettacolo dal vivo, di sinergia con il pubblico.

Quanto conta il sito nella costruzione della programmazione?
Tutto parte dai luoghi. Ho sempre cercato l’artista giusto per ogni angolo della Valle. All’inizio c’erano il Tempio di Giunone e il Tempio dei Dioscuri, agli estremi opposti della Via Sacra. Poi negli anni il festival si è espanso e ci ha aiutato anche a raccontare altri spazi di Agrigento. Durante il Covid, per esempio, abbiamo trasformato un’area del giardino della Kolymbethra in un palco circolare al tramonto. Oggi è diventato uno dei simboli del FestiValle. La gente entra al tramonto ed esce all’alba attraversando tutta la Valle. Ad un certo punto, abbiamo perso il palco principale storico sotto il Tempio di Giunone. Sembrava un dramma, invece ci siamo reinventati nella Cava di Tufo, che per me è ancora più significativa: è da qui che si estraeva il materiale per costruire la Valle dei Templi. Non celebriamo solo il monumento finito, patrimonio dell’UNESCO, ma anche il colossale lavoro umano che c’è stato dietro.

Fausto Savatteri. Photo by Fabiana Amato. Courtesy of FestiValle

Edizione dopo edizione, avete introdotto sempre più elementi visivi e performativi. Quando hai capito che il festival poteva diventare qualcosa di più di una rassegna musicale?
Quando abbiamo iniziato a lavorare in modo site-specific. Nella Cava di Tufo organizziamo videoproiezioni, spettacoli audiovisivi, visual immersivi. L’anno scorso, per esempio, con i Cinematic Orchestra abbiamo costruito un’esperienza pensata apposta per quello spazio. Anche Il Risveglio degli Dèi nasce da questa idea: oltre quaranta performer al Tempio della Concordia, all’alba, in una produzione originale che mette insieme musica, teatro e ritualità contemporanea. Tutto rigorosamente dal vivo, ci tengo moltissimo.

FestiValle è cresciuto molto anche nei numeri, pur restando volutamente un boutique festival.
L’anno scorso abbiamo accolto 10.500 spettatori paganti in quattro giorni. Potremmo fare numeri più grandi, ma non è la direzione verso cui spingere. Più della metà del pubblico arriva con l’abbonamento completo e vive il festival come un’esperienza immersiva. La soddisfazione più grande è vedere persone che arrivano magari per un headliner e poi scoprono artisti che non conoscevano. È sempre stato questo il senso del festival: unire musiche diverse ma affini e creare connessioni.

In questi dieci anni hai avuto la sensazione di anticipare alcuni trend?
Ci è successo di ospitare artisti molto prima che diventassero popolari in Italia. Marco Castello, per esempio, l’abbiamo chiamato quando era meno conosciuto. Lo stesso discorso vale per Kokoroko o i Nu Genea, quando si chiamavano ancora Nu Guinea. Non siamo stati gli unici ma siamo stati sicuramente tra i primi a crederci, ad apprezzare la loro musica senza calcoli su quanti biglietti avrebbero venduto. Mi piace pensare a FestiValle come a un luogo dove certi artisti trovano finalmente spazio anche in Italia, il nostro mercato è diverso rispetto a quello francese, tedesco o inglese.

Quanto è difficile oggi tenere in piedi un festival indipendente in Italia?
È molto più difficile rispetto a dieci anni fa. I costi sono aumentati e spesso i sostegni non seguono il passo. Il paradosso è che il riconoscimento del Ministero, invece di facilitare le cose, a volte ha complicato i rapporti con gli enti territoriali: alcuni pensano che se hai il ministero allora non hai bisogno di altro supporto. Ogni volta devi ricominciare da zero, spiegare chi sei, cosa fai, perché vuoi organizzare una manifestazione in un sito archeologico. A mio parere, quei luoghi non devono appartenere a nessuno: bisogna piuttosto trovare idee creative per valorizzarli nel modo giusto. Sono molto critico verso certi utilizzi dei siti archeologici trasformati semplicemente in discoteche a cielo aperto. Per me il senso è creare un dialogo autentico tra cultura, performance e patrimonio.

Courtesy of FestiValle

Guardando alla line up del decennale, qual è il filo rosso di questa edizione?
La scena UK resta per me una delle più interessanti degli ultimi anni, quindi abbiamo invititato Ezra Collective, Greentea Peng, The Josh Barry Experience. Poi Apparat live band, Octave One, Cory Henry & The Funk Apostles. Mi interessava portare in scena una celebrazione coerente dei dieci anni, invitando artisti che avessero un senso dentro il percorso del festival. Anche quest’anno ci saranno molti debutti italiani e tanti artisti su cui scommettiamo. Per me il festival funziona quando qualcuno viene magari per Mace o Apparat e poi torna a casa dicendo che il concerto più bello è stato quello dell’opening act o dell’aftershow. È lì che succede davvero qualcosa.

E tu, dopo dieci anni, cosa senti di aver costruito?
Sicuramente una comunità. E forse anche un modo diverso di vivere la Valle dei Templi. Non è stato un percorso semplice. Però quando vedi migliaia di persone attraversare la Valle dei templi dalla sera fino all’alba, godersi la musica, scoprire artisti, vivere il territorio in modo rispettoso, allora capisci che forse qualcosa di buono è stato fatto per davvero.

FestiValle
Dal 7 al 10 agosto
Valle dei Templi, Agrigento
https://festivalle.it/

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Novo festival em Olhão quer ser «referência internacional» no circuito de jazz

Música jazz ao vivo, ambiente de fim de dia e vivência ao ar livre no cenário natural da Ria Formosa são os principais ingredientes do Olhão South Jazz, com 1ª edição marcada para 24 e 25 de Julho e que, a longo prazo, quer ser uma «referência internacional».

Júlio Resende, Áurea, Orquestra de Jazz do Algarve e Sara Badalo são alguns dos artistas nacionais que vão passar pelos dois palcos do recinto, no novo Parque Ribeirinho Poente, anunciou a organização, durante a apresentação do evento, esta terça-feira, dia 9 de Junho.

A sessão de lançamento dos primeiros e principais detalhes antecipou, de certo modo, o ambiente esperado para a edição inaugural desta nova proposta cultural de Verão para a região, decorrendo ao pôr-do-sol e terminando com a atuação de Sara Badalo, uma das artistas do cartaz.

Em declarações ao Sul Informação, à margem da apresentação, o presidente da Câmara de Olhão afirmou que o evento integra uma abordagem mais ampla de diversificação e valorização da cultura no concelho – no momento em que a autarquia prepara o lançamento de uma nova estratégia para o setor –, aproveitando também o potencial do espaço envolvente.

«Acreditamos que é através do ensino da cultura que conseguimos fazer com que os nossos jovens e os nossos cidadãos consigam estar cada vez mais despertos para as verdadeiras necessidades e os verdadeiros alicerces da construção de uma comunidade coletiva. Por isso, achamos que é fundamental criar vários momentos de acesso à cultura nas suas mais diversas dimensões», realçou Ricardo Calé.

O Parque Ribeirinho Poente, inaugurado em Dezembro de 2025 depois de ter sido recuperada uma zona que era «um depósito de inertes» abandonados, «é um autêntico paraíso acessível a qualquer cidadão» e deve ser potenciado com «melhores momentos» e eventos de maior dimensão, salientou o autarca.

Sul Informação

«Naturalmente que, havendo este potencial, havendo esta vontade e havendo aqui a criação dessa estratégia cultural nas suas mais diversas dimensões, achamos que um festival de jazz de referência no Algarve poderia fazer todo o sentido», enquadrou.

Para o presidente da Câmara de Olhão, este «é um casamento perfeito», porque o espaço, um anfiteatro natural em plena Ria Formosa, cria as condições para «um festival único, acolhedor e familiar».

As primeiras edições «são as mais desafiantes» e vão permitir tirar conclusões para o futuro, mas o objetivo é fazer do Olhão South Jazz, a longo prazo, «um festival de referência a nível europeu e mundial» no circuito do jazz, frisou Ricardo Calé.

O festival vai ter lugar nos dias 24 e 25 de Julho, entre as 18h00 e as 00h00, e pretende juntar «música ao vivo, ambiente de fim de dia, território e vivência ao ar livre», com uma programação construída com curadoria artística de Júlio Resende, artista natural de Olhão.

Pelo palco principal e pelo segundo palco, denominado Cantaloupe – em parceria com o bar situado nos Mercados de Olhão onde desde há 20 anos há concertos de jazz todas as semanas –, vão passar, no primeiro dia, Aurea, Orquestra de Jazz do Algarve com Raul Reyes & Osvaldo Pegudo, com o espetáculo “Caribe Libre”, e Cátia Ribeiro Trio.

No segundo e último dia, atuam Sara Badalo Jazz Quintet, Vânia Fernandes & Júlio Resende 4teto, com o espetáculo “My favorite songs”, e Susana Travassos Trio.

A presença de Salvador Sobral, que tinha sido anunciada em Março pelo autarca ao nosso jornal, acabará por não acontecer, porque o artista decidiu tirar um ano sabático. «Respeitamos a decisão e queremos que o Salvador Sobral seja uma aposta já numa edição muito próxima do festival», afirmou Ricardo Calé.

Sul Informação

Além dos concertos, o recinto contará com várias áreas pensadas para acolher diferentes formas de estar no evento, como a zona lounge, a food zone, bar, photospot e espaços de ativação.

A organização pretende criar «uma experiência cuidada, com ambiente elegante, zonas diferenciadas e uma relação próxima entre música, público e lugar».

No ano de estreia, o Olhão South Jazz vai também integrar o Ria Market, uma área dedicada ao artesanato, marcas independentes e projetos locais, «reforçando a ligação do evento à criatividade algarvia e à identidade da região».

O recinto terá capacidade para 10 mil pessoas e os bilhetes, que já estão à venda, vão custar 10 euros (diário) e 15 euros (passe de dois dias).

Quanto ao orçamento, de acordo com Ricardo Calé, a Câmara de Olhão «vai investir 60 mil euros» no festival, que será promovido «em coprodução» com a empresa White Coffee Agency, liderada por Pedro Barros, que partilhou a apresentação com o autarca.

Fotos: Edgar Pires | Sul Informação

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Ricardo Calé, Sara Badalo e Pedro Barros

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Ricardo Calé, Sara Badalo e Pedro Barros

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Achille Lauro apre le porte del suo paradiso ai 60mila all’Olimpico. Gavetta e successo: “Il mio primo concerto? Nessuno mi faceva suonare, mi affittavo il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”

Il paradiso terrestre, una bellissima Eva circondata dalle divinità, il diavolo tentatore nei panni del serpente, il morso della mela, la caduta negli inferi per poi risalire e purificarsi alla Fontana di Trevi nella città eterna, con un chiaro riferimento alla iconica scena del bagno di Anita Ekberg in “La dolce vita” di Fellini. Benvenuti nel Paradiso di Achille Lauro (suddiviso in 4 atti) che ha così aperto le porte ai 60mila, come dichiarato dall’organizzatore, accorsi allo Stadio Olimpico di Roma. Non è un caso che la frase conclusiva del cortometraggio proiettato sui mega schermi (nato da una idea di Lauro e del suo team, che lascia presagire anche una incursione nel cinema prossimamente) siano le parole: “E così persero il cielo e con esso il diritto all’eterno condannati a vivere una vita soltanto. Comuni Immortali”. Un omaggio alla sua gente, al popolo composto da nonne, mamme, nipoti e coppie di fidanzati.

“Più che un concerto ho realizzato per gli stadi un film narrativo, legato allo spettacolo, tenuto in piedi dalle canzoni. – ci ha raccontato l’artista poche ore prima dello show – Per mia fortuna ho molti brani che sono diventati, in qualche modo, parte della storia della mia fanbase. Vengo dalla data zero di Rimini e ancora prima dai 15 palazzetti, sull’onda di una magia bellissima perché si vede quanto le canzoni poi siano entrate nelle vite delle persone. Questo è un anno davvero fortunato con questi tre stadi (7 e 10 giugno allo Stadio Olimpico di Roma e il 15 giugno allo Stadio San Siro di Milano, ndr) che mi aspettano e il prossimo anno ce ne saranno altri dieci che stanno andando benissimo. Posso dire che con un anno di anticipo l’Olimpico è già sold out mentre questa sera aggiungiamo una data il primo luglio 2027. Anche le altre date del 2027 sono molto vicine alla chiusura dei biglietti”.

Una delle sorprese della serata è stata la presenza di Antonello Venditti con “Che tesoro che sei” (esce il 12 giugno; ndr): “Io, come tutti gli italiani, siamo cresciuti con lui. – ha detto il cantautore – Gli ho chiesto anche di suonare insieme ‘Notte prima degli esami’. Se c’è un ospite che ho voluto fortemente è Antonello per tutto quello che ha rappresentato nella nostra adolescenza e poi è anche il simbolo della mia città”.

Lauro anche all’Olimpico – dopo le date nei palazzetti – conferma di essere in una fase felice della sua carriera e ha messo a segno un traguardo importante nella sua città. Un traguardo che però viene da lontano, dalla gavetta fatta di porte sbattute in faccia: “Il mio primo concerto? – ha confessato Lauro – Nessuno mi faceva suonare, mi affittavo il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”.

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Achille Lauro e Antonello Venditti all’Olimpico di Roma duettano in anteprima su “Che tesoro che sei”. Poi i cori per “Notte prima degli esami” – IL VIDEO

Sul palco dello stadio Olimpico di Roma di Achille Lauro, mercoledì 10 giugno, davanti a 60mila spettatori come dichiarato dall’organizzatore, è apparso Antonello Venditti. I due artisti hanno duettato in anteprima su “Che tesoro che sei”, brano del 1999 di Venditti, che uscirà nelle piattaforme dal 12 giugno. Al termine dell’esecuzione Venditti ha intonato “Notte prima degli esami” con un coro fortissimo da tutto lo stadio.

“Antonello è veramente come questa città. – ha detto Lauro – Quando ero piccolo andavamo al mare e con gli amici ascoltavamo le canzoni di Venditti. Devo ringraziarlo per aver deciso di duettare con me ‘Che tesoro che sei’. E oggi veramente stiamo realizzando qualcosa incredibile”.

E ancora: “Una sorpresa per questo brano che uscirà venerdì 12 giugno. E poi ho chiesto ad Antonello un altro regalo. Non potevamo andare via così. Quindi adesso ragazzi mi tolgo le cuffie e chiedo un applauso al maestro Venditti”.

I due si sono salutati affettuosamente al termine dell’esibizione. Un vero attestato di stima e di amicizia tra due artisti romani.

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Praia e ruas do Carvoeiro voltam a transformar-se na 12ª Noite Black & White

A praia e as ruas do centro do Carvoeiro vão transformar-se, no dia 20 de Junho, numa gigantesca celebração ao ar livre, com música, arte e muita animação no programa da 12ª Noite Black & White, anunciou o município de Lagoa.

Com vários palcos e cenários de animação espalhados por diferentes zonas do Carvoeiro, o evento, que decorre das 20h30 às 3h00 da madrugada do dia seguinte, apresenta um programa diversificado que cruza diferentes estilos musicais e expressões artísticas.

Nesta edição, sobem ao palco, entre outros, os mexicanos Mariachi Mezcal, a cantora brasileira Lidia Brandão, os portugueses Six Irish Men e os DJ nacionais Francisco Gil, Pedro Carrilho e Christian F, que prometem contagiar o público com ritmos que atravessam décadas — dos clássicos dos anos 70, 80 e 90 aos grandes sucessos da dance music atual.

«Mais do que a primeira grande festa de verão do Algarve, o Carvoeiro Noite Black & White consolidou-se, ao longo dos últimos 12 anos, como uma das maiores festas de verão realizadas em Portugal, reunindo mais de 30 mil pessoas numa única noite», sublinha a organização, a cargo do município de Lagoa.

O branco e o preto assumem-se como elementos centrais de toda a experiência, inspirando a decoração, os espetáculos, a animação de rua e a energia vibrante que invade cada recanto da vila.

Com entrada livre e transportes gratuitos assegurados pelo município, entre os parques de estacionamento de apoio e o centro de Carvoeiro, o evento «convida residentes e visitantes a celebrar o início do verão numa noite memorável junto ao mar».

Pode consultar o programa completo aqui ou na imagem em baixo.

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Delfins recordam os grandes êxitos no Dia da Cidade de Tavira

Tavira assinala a 24 de Junho mais um Dia da Cidade, o qual inclui a atribuição de medalhas de mérito municipal e de bons serviços aos funcionários municipais, e o concerto da banda Delfins.

As comemorações integram, pelas 10h30, o hastear das bandeiras, nos Paços do Concelho, seguido da sessão solene, pelas 11h00, no Teatro Municipal António Pinheiro.

A cerimónia contempla a distinção de um trabalhador com medalha de bons serviços e dedicação grau prata (30 anos de serviço) e 14 funcionários com medalhas de bons serviços e dedicação grau cobre (20 anos de serviço).

A autarquia presta, ainda, homenagem, através da atribuição de medalha de mérito municipal grau prata e cobre a cidadãos e entidades locais que se distinguiram, na sociedade, pelo seu percurso.

Os Delfins marcam o momento alto das celebrações, no dia 24, pelas 22h00, na Praça da República.

Os fãs vão poder reviver temas que marcaram várias gerações, como “Sou Como Um Rio”, “Baía de Cascais”, “Aquele Inverno”, “Um Lugar ao Sol” e “Saber Amar”, os maiores êxitos da banda.

A “Lenda da Moura Encantada”, o espetáculo piromusical, a marcha de São João (“Todos a caminhar sob as estrelas”) e os arraiais dos Santos Populares completam o programa de festividades.

A Rua do Cais e o Jardim do Coreto voltam a ser palco dos arraiais promovidos pela Câmara Municipal, a partir das 21h00, com a seguinte agenda: dia 20 – Grupo Gerações; dia 21 – Ruben Filipe; dia 23 – Nelson Campos e Rancho Folclórico de Santo Estêvão (22h00); dia 24 – Silvino Campos; dia 27 – Cristiano Martins; e dia 28 – Hélder Reis

Para além do Jardim do Coreto decorrem, um pouco por todo o concelho, num ambiente de festa, diversos arraiais que prometem alegrar as primeiras noites de verão.

Ainda na noite de São João tem lugar, no Castelo de Tavira, pelas 22h30, a encenação da “Lenda da Moura Encantada” pela Armação do Artista, e segue-se, pelas 23h59, na Ponte dos Descobrimentos, o espetáculo piromusical que dá as boas-vindas ao Dia da Cidade.

Mais tarde, pelas 06h00, realiza-se a marcha de São João “Todos a caminhar sob as estrelas”, uma iniciativa do município de Tavira dinamizada pela Casa do Povo de Santo Estêvão.

Sul Informação

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“Il malanno è andato a colpire proprio quello che è sempre stato un mio motivo di vanto, la capacità polmonare. Ma mi avete dato fiato per continuare”: Claudio Baglioni torna sui social

“Otto giorni fa ho fatto un annuncio attraverso un videomessaggio, uno dei più difficili della mia intera carriera, sicuramente il più difficile di questa fase così significativa della mia vita: quello di essere costretto a rinviare di un anno il progetto GrandTour La Vita è adesso“. Inizia così il video pubblicato da Claudio Baglioni sui social per ringraziare le tante persone che gli hanno manifestato affetto e vicinanza dopo la notizia dello stop.

Nei giorni scorsi il cantautore aveva annunciato il rinvio del tour a causa dei postumi di una polmonite interstiziale. Seduto al pianoforte, Baglioni spiega le ragioni della scelta: “Perché un anno intero? Perché quelli erano i luoghi giusti per questo itinerario, che non è soltanto artistico ma anche umano e documentaristico. Mi seccava doverlo modificare per una costrizione, per un malanno che andava a colpire proprio quello che è sempre stato uno dei miei motivi di vanto: la capacità polmonare”.

L’artista ricorda quindi un episodio: “Quando studiavo canto mi fecero misurare la capacità respiratoria e risultò superiore ai sette litri, un valore considerevole. Me ne sono sempre vantato. Con i colleghi scherzavamo e facevamo a gara a chi riusciva a tenere le note più lunghe”.

Da qui anche il ricordo di un episodio avvenuto 41 anni fa, durante uno dei concerti del primo tour de La Vita è adesso allo stadio Flaminio di Roma. “L’Istituto di Medicina dello Sport monitorò la mia capacità respiratoria durante lo spettacolo. I medici si meravigliarono perché, pur essendo un cantante, sembravo quasi un atleta di fondo“.

Proprio per questo, ammette Baglioni, la malattia lo ha colpito anche sul piano emotivo: “Essere fermato proprio da ciò che avevo sempre considerato un gioiello da esibire mi ha messo in serio imbarazzo e in grave disagio. Però ho pensato che questo tempo potrà servire anche a rimettere a posto alcune cose, a riprendere tecniche nuove di emissione vocale e di utilizzo del respiro che stavo già sperimentando prima dell’interruzione”.

Il cuore del videomessaggio arriva però nel finale, dedicato ai fan: “In questi otto giorni abbiamo sentito un riscontro straordinario di interesse, attenzione, cura e affetto. Non era scontato. Una situazione del genere può anche prestarsi a essere dileggiata. Invece abbiamo percepito un vento favorevole, un respiro che a volte fa bene quanto le medicine e aiuta perfino i farmaci a fare meglio il loro lavoro”.

Poi il ringraziamento conclusivo, affidato a una citazione della sua canzone più celebre: “C’è un verso de La Vita è adesso che dice: ‘E un altro che ti dia respiro e che si curvi verso te‘. Ecco, io ho visto questo curvarsi. Un po’ come facciamo noi artisti sul palco. Per una volta ho immaginato persone che si inchinavano per comprendere e soccorrere questa situazione, dandomi il fiato necessario per continuare a suonare e cantare. Perché La Vita è adesso”.

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Eros Ramazzotti a San Siro dopo 28 anni: “Sono arrivato qui con un peso sullo stomaco. Questa è umanità? Non credo, ma l’amore vincerà su tutto” – La scaletta

“Cosa stiamo vivendo? Cosa stiamo passando? Ma questa è umanità? Non credo. Penso che ci sia ancora gente meravigliosa al mondo. Non disperiamo, non molliamo. L’amore vincerà sempre”, ha recitato un voice over di Eros Ramazzatti, durante il suo concerto di ritorno, “dopo quasi 30 anni”, allo stadio San Siro. “Una storia importante”, questo il nome del tour mondiale di Eros, che “nasce nel 2025” e conta “31 date in tutta Europa”, con l’aggiunta di “7 date negli stadi”, ci ha comunicato il fondatore di Friends & Partners, Ferdinando Salzano, poco prima che iniziasse lo show di Ramazzotti. “Siamo oltre 800.000 biglietti già venduti”, ha proseguito Salzano.

Ma il ghiotto obiettivo rimane quello a sei zeri. E, per raggiungere il milione di paganti, Eros tornerà anche in Italia nel 2027, con quattro appuntamenti nei principali palasport: l’Unipol Dome (Milano), l’Unipol Arena (Bologna), il Nelson Mandela Forum (Firenze), e l’Inalpi Arena (Torino).

Con un sold out da “51.000 biglietti venduti” ieri sera, martedì 9 giugno, San Siro ha risposto più che presente. Il live si è aperto con una riflessione di Ramazzotti: “La vita non l’ho mai capita. Arriva, va, inizia, finisce, scorre, pulsa, cresce, meraviglia, confonde, cura, ferisce, costruisce, distrugge. La vita moltiplica, sorprende, accompagna, tradisce, perdona, diverte, gioca, reclama, ricomincia, genera, fiorisce, illumina, svanisce, ama. Io non l’ho mai capita, voi?”, ha indirettamente chiesto l’artista al suo pubblico. Si è cominciato con un’entrata vagamente cinematografica, sulle note di “Taxi story”. “Un cuore con le ali”, è stato introdotto da un raffinato arrangiamento iniziale e, col brano, la platea ha trasformato le prime file in un parterre vero e proprio.

La produzione, che è rimasta quella dei concerti indoor, è stata però riadattata e allargata per lo stadio. Il palco è stato pensato per valorizzare la dimensione live con due passerelle che si aprivano verso il pubblico per ridurre la distanza con l’artista. “Buonasera Milano, l’emozione è forte. Sono arrivato qui con un peso sullo stomaco”, ha esordito Eros. “Il messaggio che voglio trasmettere è sempre lo stesso, di pace. Perché soprattutto oggi di questo ce n’è tantissimo bisogno. Ho sempre cantato canzoni un po’ più leggere, ma che hanno anche tirato su un problema che c’è sempre stato, come la guerra ed i problemi dell’infanzia”, ha detto il cantante.

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Enrico Sangiuliano porta “Journey of Sound” alla Triennale di Milano

Milano si prepara a entrare nel clima del Kappa FuturFestival con un appuntamento che punta sull’ascolto e sull’immersione sonora più che sul formato classico da club. Sabato 13 giugno, alle 21, Enrico Sangiuliano sarà protagonista di Journey of Sound negli spazi di Voce Triennale, all’interno della Triennale Milano.

L’evento fa parte del calendario di Road to Kappa FuturFestival, la serie di iniziative che anticipano il festival torinese in programma dal 3 al 5 luglio al Parco Dora. Non un semplice warm up, ma un percorso di avvicinamento che mette al centro la cultura elettronica e le sue possibilità espressive fuori dai contesti consueti.

Per l’occasione Sangiuliano proporrà una listening session di tre ore costruita come un viaggio sonoro collettivo. L’idea è superare la dimensione del dancefloor per trasformare il set in un’esperienza di ascolto immersiva, dove spazio, ritmo e progettazione del suono assumono un ruolo centrale. Un formato che riflette l’evoluzione artistica del producer emiliano, da tempo interessato a un rapporto più narrativo e sensoriale con la musica elettronica.

Nato a Reggio Emilia, Enrico Sangiuliano è considerato uno dei nomi più influenti della techno contemporanea. DJ, produttore, performer e sound designer, ha costruito una carriera internazionale grazie a produzioni riconoscibili per struttura cinematica, ricerca timbrica e forte impatto emotivo. Negli ultimi anni ha consolidato la propria posizione ai vertici della scena mondiale, esibendosi nei principali festival e club internazionali.

Il 2026 ha segnato per lui la chiusura del progetto concettuale NINETOZERO, concluso con l’EP finale Absence e con l’ultimo evento SOLO All Night Long. Archiviata quella fase, Sangiuliano ha iniziato a esplorare nuove forme di performance, orientate verso esperienze più immersive e meno legate alla dinamica del party tradizionale. Journey of Sound nasce proprio da questa direzione artistica.

La scelta della Triennale Milano non è casuale. Voce Triennale è uno spazio pensato per progetti di ascolto, ricerca sonora e contaminazione tra musica, arti visive e design. Inserire qui un artista abituato ai grandi palchi internazionali significa spostare l’attenzione dal volume e dall’energia della folla alla qualità dell’ascolto e alla costruzione del paesaggio sonoro.

L’appuntamento milanese rappresenta anche un’anteprima significativa del Kappa FuturFestival 2026. La manifestazione torinese, giunta alla tredicesima edizione, è considerata il più grande festival open air di musica elettronica in Italia e figura stabilmente nella Top 10 mondiale stilata da DJ Mag. Dal 3 al 5 luglio il Parco Dora ospiterà oltre 130 artisti internazionali, con una line up che include, oltre a Sangiuliano, nomi come Peggy Gou, Skrillex, Diplo, Solomun e Charlotte De Witte.

Negli ultimi anni il Kappa FuturFestival ha contribuito in modo decisivo a trasformare Torino in una delle capitali europee dell’elettronica estiva. La combinazione tra archeologia industriale, grandi produzioni e programmazione internazionale ha reso il festival un punto di riferimento non solo per il pubblico italiano, ma anche per migliaia di visitatori provenienti dall’estero.

L’iniziativa milanese si inserisce in questo contesto come un momento di approfondimento culturale e artistico. Più che una semplice anticipazione del festival, Journey of Sound propone un’altra idea di fruizione della techno: meno legata all’intrattenimento immediato, più vicina all’ascolto attivo e alla dimensione immersiva del suono.

L’ingresso alla serata è previsto negli spazi della Triennale Milano, in viale Emilio Alemagna 6, con inizio alle 21. Informazioni e dettagli sono disponibili sui siti ufficiali della Triennale e del Kappa FuturFestival.

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“Ho trovato strepitoso Bruce Springsteen contro Trump. Non sono d’accordo per niente con De Gregori, anche se lo amo. La Costituzione è il punto più alto della nostra politica”: così Daniele Silvestri

Si intitola “Canzoni a sdraio (Live in studio)”, il nuovo progetto discografico di Daniele Silvestri, disponibile dal 12 giugno, che raccoglie alcuni brani meno noti della sua ricca discografia, riletti e riarrangiati in trio. Il progetto sarà accompagnato anche da “Canzoni a sdraio Tour 2026”, prodotto e organizzato da OTR Live, al via il 26 giugno da Porto Torres. Ad anticipare il disco è stato l’inedito, unico del disco, “Sana e robusta Costituzione”. E non è un caso.

“Eravamo in studio e ci separavamo pochi giorni dal Referendum sulla Giustizia – ha affermato Silvestri nel presentare il suo ultimo progetto discografico -. Un tema che ci ha appassionato. La Costituzione ha una storia meravigliosa, che va raccontata. Ha tantissimi pregi perché non è solo un insieme di articoletti di leggi è proprio una scoperta. Secondo il mio punto di vista è il momento più alto della nostra storia politica”.

La scelta della sedia a sdraio è precisa: “Quando sono in studio, e le persone che lavorano con me lo sanno bene, gli orari non esistono più. Riesco a lavorare solo con persone che condividono la stessa passione che non è abnegazione è proprio quella roba che ‘finché non sei contento di quello che hai fatto non smetti’. E devo dire che si sono fatte anche le quattro di mattina (ride, ndr). La sdraio si inserisce in questo contenso. Questo è un disco che non ci è stato ordinato da nessuno, c’era però l’urgenza di comunicare, ma di farlo con il giusto relax. Intendiamoci non è il relax vacanziero, ma quello che si toglie dal flusso a cui siamo abituati, che ci impone sempre di correre e andare veloci. Questo disco ha senz’altro un ritmo diverso”.

Nessuna corsa alla performance né ai numeri: “Ci sono tante sfumature di grigio, ma c’è stato il Circo Massimo pure per me e miei due amichetti (Niccolò Fabi e Max Gazzè; ndr). Ci siamo ritrovati dentro la ‘bolla’, ma magari ci torneremo. Comunque è una esperienza che non rinnegherò mai. Sicuramente non ho l’esigenza di rincorrere i numeri, annunciare sold out, insomma non mi interessa, non mi riguarda e ti dirò di più non ho nemmeno i mezzi per arrivarci. Noi artisti abbiamo bisogno di connessione. C’è chi lo fa con show spettacolari che hanno come obbiettivo quello di stupire le persone che vengono ad ascoltarti e poi c’è chi, invece, preferisce una dimensione intima per affascinare la comunità”.

Infine sul dibattito acceso da De Gregori sull’opportunità o meno degli artisti di esporsi e sulla utilità di Springsteen di fare proclama contro Trump, Silvestri ha le idee chiare: “Nonostante io ami De Gregori, credo che abbia perso un’occasione per non dire nulla, forse era meglio nel suo caso. Io sono totalmente contrario a quelle sue parole. A parte che, nello specifico, quando ho sentito quello che aveva scritto Bruce Springsteen e gliel’ho visto cantare un istante dopo, nell’immediatezza delle cose che stavano succedendo (Trump e le guerre, ndr), l’ho trovato strepitoso. Non ci ho visto proprio niente di ridicolo come è sembrato dire Francesco. Ognuno ha le sue opinioni ed è libero di esprimerle”.

E ancora: “La mia storia credo chiarisca abbastanza bene che, dal mio punto di vista, non penso sia un obbligo che ogni artista debba per forza prendere posizione. Ognuno ha il diritto di ritagliarsi un ruolo diverso che può essere altrettanto utile alla società, anche se non c’entra con lo schierarsi. Non penso che si svaluti chi è solo poeta nel senso più lirico del termine, perché anche dentro quello, dal mio punto di vista, c’è una visione dell’essere umano. La politica è quella che cerca di mettere insieme gli esseri umani nel loro essere società e collettività. Però, per come sono fatto io e per quello che ho sempre pensato, non sono capace di descrivere il mondo che vedo intorno senza darne la mia interpretazione. Non lo riesco a fare, perché è l’unico modo in cui poi sento che sia vero quello che scrivo, che nel mio caso ha spesso a che fare con una dimensione sociopolitica. Quindi è molto improbabile che io possa essere d’accordo con quel tipo di posizione, e nello specifico non lo sono per niente. Però amo De Gregori”.

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Projeto artístico em Odemira lança programa para jovens de diferentes culturas

Teatro, cinema, música e dança são algumas das propostas do programa para jovens de diferentes culturas que o projeto artístico “Novo Bowing” promove, entre os dias 15 e 19 deste mês, em Odemira.

A iniciativa Summer Bowing é promovida pela cooperativa cultural Lavrar o Mar, sediada em Aljezur, e vai decorrer na Casa Novo Bowing – Centro para as Relações Planetárias, em Odemira, destinando-se a jovens dos 10 aos 18 anos.

«A Summer Bowing propõe durante seis dias um espaço de criação, convivência e descoberta, onde jovens de diferentes culturas, línguas e percursos se encontram através da arte e da vida em comum», explicou a cooperativa, em comunicado enviado à agência Lusa.

De acordo com a Lavrar o Mar, «mais do que uma escola de verão convencional, a Summer Bowing procura criar experiências de imaginação, autonomia, criação coletiva e encontro intercultural».

«Num território marcado pela diversidade cultural e pela presença de comunidades migrantes de diferentes partes do mundo”, esta iniciativa “afirma-se como uma experiência de encontro entre jovens com origens, referências e sensibilidades distintas, valorizando a convivência, a escuta e a criação artística enquanto ferramentas de aproximação humana», justificou a cooperativa.

Nesse âmbito, ao longo da semana, os participantes poderão explorar atividades ligadas ao teatro, cinema, música, dança, barro, desenho, cozinha e criação coletiva.

O programa inclui «experiências tão diversas quanto inventar personagens, realizar pequenos filmes, criar playlists para a casa, modelar criaturas fantásticas em barro, cozinhar em conjunto, entrevistar pessoas, construir objetos, dançar, escrever, ouvir música ou simplesmente conversar e partilhar tempo em comum», pode ler-se no comunicado.

A programação vai desenvolver-se «num ambiente aberto e colaborativo, onde cada participante pode encontrar a sua própria forma de participar, seja através do movimento, da palavra, da observação, da construção manual, da música ou da convivência quotidiana», explicou a cooperativa.

A iniciativa termina a 21 de Junho, com o Dia Aberto ao Planeta #9, evento promovido regularmente pela Lavrar o Mar e que reúne comunidade, artistas, famílias e participantes em torno de experiências de encontro, criação e convivência.

Nesta edição, o dia funcionará também como momento de partilha pública desta escola de verão, abrindo a Casa Novo Bowing a amigos, vizinhos e curiosos para conhecerem as experiências e criações desenvolvidas ao longo da semana, adiantou a cooperativa.

O “Novo Bowing” é um projeto artístico e social da Lavrar o Mar, que visa promover a integração através da arte, «fortalecendo os laços entre as comunidades oriental e ocidental do concelho de Odemira».

Apoiado pelo programa operacional Alentejo 2030 e cofinanciado pela União Europeia, pela Fundação Calouste Gulbenkian e pela Câmara de Odemira, o projeto é coordenado por Madalena Victorino.

A iniciativa baseia-se em três eixos de intervenção, visando o desenvolvimento de práticas artísticas como ferramenta de inclusão e aprendizagem no contexto escolar, a dinamização de atividades culturais e colaborativas que promovem o encontro e o diálogo, e a valorização do conhecimento e capacitação para a inclusão laboral e social da população migrante.

«Mais do que um projeto artístico, o ‘Novo Bowing’ é um gesto de futuro: uma proposta de encontro onde a arte serve de linguagem comum para imaginar e construir uma comunidade mais coesa, justa e plural», concluiu a Lavrar o Mar.

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Stop ai concerti di Kanye West e Travis Scott e annullati gli show previsti il 4, 5 e 11 luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Le modalità di rimborso dei biglietti

Nulla da fare per i concerti di luglio previsti alla Rcf Arena di Reggio Emilia. “Avendo dovuto constatare che non sussistono le condizioni necessarie per lo svolgimento dei concerti del 4, 5 e 11 luglio 2026, si comunica l’annullamento delle date. I biglietti acquistati in prevendita verranno rimborsati secondo le modalità previste”.

Così in una nota gli organizzatori comunicano l’annullamento dei concerti della Rcf Arena, nota anche come Campovolo, la più grande venue per concerti all’aperto d’Europa. Dopo il divieto da parte del prefetto ai concerti di Travis Scott, previsto per il 17 luglio, e Ye/Kanye West, in programma il 18 luglio, i due eventi di punta del “Pulse of Gaia Festival”, gli organizzatori hanno deciso di annullare anche gli eventi previsti nelle altre tre giornate, quelli del 4, 5 e 11 luglio.

Il 4 luglio erano in cartellone Martin Garrix, Lost Frequencies, Offset, Ice Spice, Ty Dolla $ign, Wiz Khalifa, Poison Beatz e Baby Gang; il 5 luglio The Chainsmokers, Rita Ora, Ozuna, Nicky Jam, Lolita, Afrojack, Dimitri Vegas e Like Mike, DJ Snake, mentre l’11 luglio si sarebbero dovuti esibire invece Swedish House Mafia, Alok, Benny Benassi e Clean Bandit.

“Siamo profondamente dispiaciuti per la decisione che abbiamo dovuto prendere – dichiara Andrea Cattini, Presidente C.Volo S.p.A. – Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare degli eventi di qualità per il pubblico e fino all’ultimo abbiamo cercato una soluzione che ci permettesse di confermare i concerti di queste tre giornate ma, a seguito di una serie di valutazioni complesse, non possiamo procedere. Confidiamo nella comprensione di questa decisione, alla quale siamo giunti spinti da circostanze al di fuori del nostro controllo. Ringraziamo tutti i professionisti coinvolti per il sostegno e l’impegno dimostrati in questi mesi”.

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Câmara Municipal de Lagoa promove 12.ª Carvoeiro Noite Black & White

Inspirado na tradição celta de Litha, este momento do ano em que o Sol permanece por mais tempo no céu será assinalado com performances de dança tribal com fogo e a atuação vibrante da banda de música celta Deira Band, prometendo envolver o público numa atmosfera mágica, marcada pela ancestralidade e pelo espírito festivo.

Desde a sua criação, esta iniciativa da Câmara Municipal de Lagoa tem crescido exponencialmente, deixando de ser apenas a primeira grande festa do verão algarvio para se afirmar como uma das maiores celebrações ao ar livre do país, reunindo, numa só noite, mais de 30 mil visitantes nacionais e estrangeiros.

Como habitual, o evento decorre no coração da Praia do Carvoeiro, com vários cenários de animação distribuídos por diferentes zonas da vila. O programa arranca no dia 20 de junho às 20h30 e prolonga-se até às 03h00, com especial destaque para a grande pista de dança montada no largo e areal da Praia do Carvoeiro, onde serão ouvidos alguns dos maiores êxitos da dance music, num ambiente único de festa e partilha.

O preto e o branco são o dress code obrigatório, refletindo-se também nas múltiplas expressões artísticas que animarão a noite – da música à dança, passando pela magia, o cinema e a animação de rua.

Para facilitar o acesso ao evento, o Município voltará a disponibilizar a linha regular de autocarros gratuitos, que assegurará a ligação contínua entre a Praia do Carvoeiro e os parques de estacionamento localizados no Parque Municipal de Feiras e Exposições de Lagoa (recinto da Fatacil), Intermarché, Apolónia, Aldi e Gramital (em frente ao Aldi), entre as 18h00 e as 04h00. 

A Carvoeiro Noite Black & White é uma celebração da cultura, da música e da energia do verão, e promete, uma vez mais, transformar a Praia do Carvoeiro num palco vibrante de experiências inesquecíveis.

A sugestão do Município de Lagoa é que vá vestido de preto e branco e se junta aos milhares que fazem da Carvoeiro Noite Black & White uma das maiores festas ao ar livre do país, a qual tem entrada livre e transporte gratuito disponível.

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Evento em Aracelis junta cultura, inovação e património de Alentejo e Andaluzia

A cultura, tradição e inovação territorial de Alentejo e Andaluzia vão estar em destaque num evento marcado para a Ermida de Nossa Senhora de Aracelis, na fronteira entre os concelhos de Castro Verde e Mértola, na quarta-feira, dia 10 de Junho.

O evento “O Que Move as Pessoas – Aracelis | Evento Satélite NEB Festival 2026” é promovido pela Incubadora de Inovação Social do Baixo Alentejo (IISBA) e pela Comissão de Coordenação e Desenvolvimento Regional do Alentejo.

Integra também a programação oficial do New European Bauhaus Festival 2026, organizado pela Comissão Europeia.

Em comunicado, a IISBA explicou que o evento «convida a refletir sobre aquilo que (…) faz partir, regressar, permanecer, cuidar e criar pertença aos territórios».

Também em comunicado, a Câmara de Castro Verde, parceira da iniciativa, juntamente com o município de Mértola, frisou que esta «procura lançar uma reflexão contemporânea sobre os territórios do interior».

Nesse âmbito, o programa do evento vai cruzar «três grandes dimensões», incluindo uma feira para dar «a conhecer projetos, artesãos, produtores e iniciativas territoriais do Alentejo e da Andaluzia».

Estão igualmente previstos os colóquios “Territórios Vivos”, às 11:00, e “T(i)erras de Futuro”, às 15:30, «dedicados aos desafios dos territórios rurais, à sustentabilidade, à inovação, à cooperação e às novas formas de habitar e valorizar estes lugares», acrescentou a IISB.

O programa inclui também a performance “(L)Leva Aracelis no Coração”, que reunirá artistas, comunidades e expressões culturais do território, e um espetáculo do grupo Bandidos do Cante, ambos com transmissão em direto no âmbito do NEB Festival, em Bruxelas, na Bélgica.

«Esta ligação internacional levará a identidade, a paisagem e a energia de Aracelis até ao palco europeu», lê-se no comunicado da IISBA.

A programação cultural do evento contará também com a atuação de grupos tradicionais de Puebla de Guzmán (Espanha), assim como do grupo coral Os Ganhões de Castro Verde e de alunos dos agrupamentos de escolas de Castro Verde e Mértola que frequentam aulas de cante alentejano.

«Mais do que um evento, ‘O Que Move as Pessoas’ afirma Aracelis como um laboratório vivo de celebração, reflexão e cooperação sobre o futuro dos territórios de baixa densidade», concluiu a IISBA.

Foto de destaque: Elisabete Rodrigues | Sul Informação

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Francesca Michielin: “Che tempi di me**a di finto ordine, ma di vera guerra. La libertà di Emma e la mia danno fastidio. Mi sposo con Davide, che è empatico e vede il buono in ogni cosa”

Nuovo management (dopo dieci anni con Marta Donà), nuova visione artistica e il coronamento del suo rapporto con il compagno Davide Spigarolo con un matrimonio. In tutto questo c’è il nuovo album dal titolo “Magia Bianca”, in uscita il 12 giugno. Insomma Francesca Michielin sorprende ancora una volta e lo fa trattando temi e figure lontane nel tempo come il Medioevo, la magia bianca e nera, le streghe, per analizzare, criticare anche duramente, la società di oggi. Un lavoro che dal punto di vista produttivo e musicale si attesta come tra i migliori realizzati dalla cantautrice e musicista. I riferimenti sono: dungeon synth, suggestioni fantasy, pop contemporaneo, R&B, Anni 90, casse Anni 80, videogiochi fantasy, Kate Bush, Peter Gabriel, Mike Oldfield e Jethro Tull.

L’album è stato anticipato dai singoli “Una donna non può”, accompagnato dal videoclip diretto da The Rings con la partecipazione di Giovanna Mezzogiorno, e “Strega Comanda”, uscito il 5 giugno insieme al videoclip ufficiale girato durante il Mi Ami Festival. Proprio al festival, Francesca Michielin è apparsa sul palco sotto lo pseudonimo di Costanza D’Este, presentando in anteprima il nuovo progetto attraverso un immaginario sonoro e visivo completamente inedito.

Francesca Michielin tornerà live per l’estate 2026 con Strega comanda Summer Tour. I live estivi, che vedranno in azione due formazioni (trio acustico e full band), anticipano gli appuntamenti nei teatri italiani in programma il prossimo autunno.

“Questo disco è un omaggio alle mie terre (è nata a Bassano del Grappa, ndr). Tutto è iniziato da un viaggio di ricerca sugli elementi magici, folclorici, esoterici che poi mi hanno portato a decidere di scrivere un concept album sulle streghe. Elisa nel 2019 mi ha detto una cosa, che ho realizzata a disco fatto finito e masterizzato. Lei mi disse: ‘Dobbiamo decidere se fare musica con la magia bianca o con quella nera. Se seguire una logica commerciale o vivere questo lavoro come missione’. E questo per me racchiude l’essenza di questo progetto. Chiaro che io avrei potuto fare scelte molto più convenienti, molto più comode, molto più sensate per molti. Però con questo disco volevo prendermi tante libertà sia per il sottotesto politico, ma anche la libertà sonora di giocare”.

Nel brano che apre il disco “1484” non le mandi a dire: che mondo noioso, che tempi di merda di finto ordine ma di vera guerra. Come mai parti subito diretta?
Mi riferisco a un momento storico specifico che è il tardo Medioevo che è proprio l’inizio di quella che è veramente l’epoca oscura. È l’anno della bolla papale che diede avvio alla caccia alle streghe. Quindi di roghi, di caccia, di inquisizioni facendo un parallelismo, chiaramente con la società italiana di oggi.

Come trovi l’Italia?
La nostra è una società che riflette un mondo noioso, perché io, su tante cose, lo trovo estremamente noioso e ripetitivo, dove nessuno ha più voglia di rischiare e lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Ma è tutto molto rassicurante perché quando c’è inquietudine, in qualche modo, sentiamo tutti che dobbiamo rassicurare e non stridere. E poi c’è la guerra lì fuori, però sembra tutto molto composto, molto rigoroso, anche se c’è il caos totale, in realtà.

Dici anche che viviamo nella mediocrità perché?
Perché viviamo in una società mediocre che vuole ancora una donna sempre perfetta, composta, pulita tutta, senza una virgola fuori posto, magra, anche lì c’è un un tema che si apre.

Quale?
Perché io non posso essere un po’ sbagliata?

Che risposta ti sei data?
Perché devo essere per forza dotta e sapiente, non sbagliare nulla È impossibile perché poi c’è una mediocrità spesso maschile che viene manifestata serenamente e non so come dire, anzi, è diventata quasi un un valore. Essere basic è, in realtà, un valore.

Qual è il modo per superare ciò?
Dovrebbe essere un valore essere innanzitutto riconoscere che siamo tutti imperfetti, ma soprattutto i valori sono ben altri.

Emma, tu, ma anche altre tue colleghe siete costantemente criticate sui social, perché?
Emma la stimo tantissimo, proprio non gliene frega più niente di certe cose ed è estremamente libera e questa libertà purtroppo a tante persone dà fastidio.

Come mai?
Perché se tu non riesci ‘incasellare’ una persona allora, come le streghe, sei perturbante, crei uno scompiglio. Ci si chiede ‘perché questa si veste così?’ oppure ‘perché si trucca così’. Invece è bene che ci siano queste figure che, in qualche modo, vanno a creare una sorta di frizione, perché questa cosa ci aiuta tantissimo. E credo che il motivo sia perché più andiamo avanti nell’era digitale, più tutto si polarizza e quindi tutto sia assolutizza.

In “Solstizio d’estate” canti “è così bello, sembra un velo da sposa”. Alla fine ti sposerai veramente?
Eh sì. Anche se non ho mai amato parlare della mia vita privata e soprattutto non avrei mai detto del matrimonio, ma sono apparse le pubblicazioni nei nostri Comuni…

Perché hai deciso di sposarti?
Sono felice di sposare Davide, perché comunque è una persona che è vero che fa tutt’altro lavoro, fa l’osteopata, il preparatore atletico. Però lui arriva dal mondo dell’atletica, è stato un atleta e forma atleti, quindi sa che cos’è sacrificio. Sa soprattutto che cosa significhi cadere, farsi male, infortunarsi, vivere anche un rapporto con il proprio corpo che è costantemente di dialogo. Sa che cos’è essere affaticati, perché devi fare un tour, non puoi tornare mai a casa e soprattutto è una persona che ha una grandissima empatia e sa sempre trovare il buono in ogni cosa. Sono molto felice poi, in realtà, non c’è mai un motivo secondo me, perché se ti metti a fare la lista dei pro e contro vuol dire che non è quello giusto ed è meglio essere semplicemente sicuri.

Cosa è cambiato dopo la chiusura dei rapporti con il vecchio management La Tarma. Quanto ha influito nel nuovo processo di creazione?
Io ho lavorato 10 anni con uno dei team manageriali più capaci e importanti in Italia. Avevo 16 anni quando ci siamo incontrate io e Marta (Donà, ndr). Quindi ho assimilato tanto di quel modo di lavorare e vedere le cose. Però Marta mi ha sempre riconosciuto che comunque ho sempre avuto tante idee… Ho una visione, un certo modo di vivere la musica. Sono una stacanovista, cioè non faccio solo ‘l’artista’ ma penso alle grafiche, mi scrivo i videoclip. Cioè sono molto dentro le cose che faccio, quindi semplicemente ad un certo punto, volevo provare a fare questa cosa, sempre con gratitudine nei suoi confronti, volevo provare a prendere proprio le redini della mia visione artistica. Poi io penso che, in generale, gli artisti debbano sempre sentirsi appunto liberi di poter esprimere la propria visione artistica. Io faccio questo lavoro da metà della mia vita, sono 15 anni. Ho imparato un sacco di cose e avevo forse anche il bisogno di sbattere il muso per terra.

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Desfile de 23º aniversário ACREMS – São Brás de Alportel 

A Associação Cultural e Recreativa Escola de Música Sambrazense – ACREMS – assinala, a 10 de junho, 23 anos de atividade, numa data que a instituição partilha com a comunidade através de um desfile. Após a cerimónia comemorativa do Dia de Portugal e do hastear da bandeira nos Paços do Concelho, será executado o Hino […]

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Rock in Rio 2026 abre venda geral de ingressos após pré-venda histórica

Os fãs do Rock in Rio já podem garantir presença na edição de 2026. A venda geral de ingressos começou nesta segunda-feira (8), às 19h, pelo site oficial do festival, após uma pré-venda que bateu recordes e teve todos os lotes disponíveis esgotados em menos de duas horas.

Inicialmente, a compra das entradas foi liberada para membros do Rock in Rio Club e clientes Itaú. Entre os dias mais disputados estavam 6 e 12 de setembro, que contam com apresentações de Calvin Harris e Maroon 5 como atrações principais. As entradas dessas datas acabaram em menos de uma hora. Pouco depois, os ingressos para os dias 5, 7 e 11 também se esgotaram.

A venda geral de ingressos para o Rock in Rio 2026 se inicia nesta segunda-feira (8) | Foto: Divulgação/RockinRio

A próxima edição do festival será realizada nos dias 4, 5, 6, 7, 11, 12 e 13 de setembro de 2026, na Cidade do Rock, no Rio de Janeiro. Os ingressos custam R$ 870 na modalidade inteira e R$ 435 para meia-entrada. Clientes Itaú têm acesso ao valor promocional de R$ 739,50. O pagamento pode ser parcelado em até seis vezes sem juros.

Entre os artistas já confirmados estão Foo Fighters, Avenged Sevenfold, Elton John, Stray Kids, Maroon 5, Twenty One Pilots, Halsey, Demi Lovato, Ivete Sangalo, Alok, Calvin Harris e Gilberto Gil, além de diversos nomes da música nacional e internacional distribuídos entre os palcos Mundo e Sunset.

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Primavera Sound 2026: Addison Rae in intimo e Olivia Rodrigo fanno impazzire la Gen Z, le hit dei The Cure e i Gorillaz lanciano l’appello per la Palestina: “Grazie perché combattete per Gaza”

Sull’Avinguda diagonal, la strada che porta al Parc del Fòrum di Barcellona, cammina un fiume di gente. Usciti dai tornelli della metro, è impossibile evitare di essere trascinati dalla corrente umana. La direzione è una sola: il Primavera Sound. Un festival contenitore di persone, sorrisi e glitter. Il posto dove scoprire nuova musica e (ri)trovare la propria. Un po’ come il Coachella per l’America e Glastonbury per l’Inghilterra, con differenze di luoghi e organizzazione.

Per chi abita l’Europa mediterranea e vive con gli auricolari alle orecchie, il Primavera è la manifestazione che si sogna da bambini, si vive da adolescenti e adulti e si ricorda da anziani. Non solo per i set, la line-up e i concerti in riva al mare. Ma soprattutto perché in un mondo in cui la soglia di attenzione è sempre più bassa e ci scocciamo in fretta di tutto, la sensazione è che sia capace di restituire l’unione e la solidarietà di un rito collettivo.
E anche quest’anno, per gli appassionati di live, la Catalogna era il posto dove stare dal 3 al 7 giugno. Nei prossimi mesi la rassegna si sposterà a Porto, Buenos Aires e San Paolo, ma è in Spagna che il Primavera è nato e continua a fissare e anticipare le tendenze della musica internazionale.

L’anima indie del Primavera Sound

In pochi giorni, Barcellona ha ospitato più di 330 concerti in otto venue diverse e radunato al festival 287.000 persone, di cui il 62% pubblico internazionale. Dal 2005, quando si è spostata al Fòrum distaccandosi un po’ dalla dimensione underground per non estinguersi, la rassegna è diventata sempre più attraente. Si è fatta un nome, ha attirato investimenti e raggiunto una dimensione globale. Ha avuto sulla città un impatto turistico, sociale ed economico. L’ha piazzata sulla cartina delle realtà musicali, amplificando una cultura già radicata nel jazz e nel canto popolare delle scuole e dei conservatori, da cui è passata anche la star di casa Rosalía. Alcuni parlano di “coachellization” (dal Coachella di Los Angeles), una transizione dei grandi festival musicali verso prezzi meno accessibili, zone vip e sempre più spazio al mainstream. “Chi viene dagli Usa e dal Regno Unito trova il Primavera economico, ma qui siamo in Spagna e ci teniamo a mantenere i biglietti su costi adatti alla nostra vita”, hanno però tenuto a sottolineare gli organizzatori.

E in effetti la tre giorni della kermesse costa 350 euro. Circa la metà del Coachella, che gravita sui 649 dollari. Una tendenza che si rispecchia anche nell’arte: se le proposte locali faticano sempre di più a competere con l’attrattività degli artisti internazionali, dall’altra parte il Primavera sembra in parte riuscire a preservare l’anima indie con cui è nato: lo scouting di future star, l’ammasso di corpi sottopalco, i balli sfrenati. Birra e cibo con gli amici su un prato finto o sulla spiaggia fino a tarda notte, ascoltando con la stessa attenzione emergenti e celebrità mondiali. Anche nel 2026, la manifestazione ha cercato di mantenere questa promessa, intrecciando linguaggi distanti e generazioni diverse.

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Noemi: ”Ho scoperto la mia femminilità con il tango e Nikita Perotti. Mio marito si è pure ingelosito! Insultare sui social? Ho paura che possa diventare ‘normale’. Tiziano Ferro è un artista meraviglioso e va rispettato”

Si intitola “Tu cosa fai questa sera”, il nuovo brano inedito di Noemi, che rappresenta un tassello in più nel suo percorso di ricerca e sperimentazione musicale dopo “Non sono io”, “Oh ma!” con Rocco Hunt e “Bianca”. Da fine maggio la cantante è impegnata con Noemi Live 2026, il tour che in giro per l’Italia che culminerà a dicembre il 14 al Teatro Arcimboldi di Milano e il 22 all’Auditorium Parco della Musica di Roma,

“Questa nuova canzone è il frutto di una collaborazione molto bella con Paolo Antonacci e Vito Salamanca – ci ha raccontato Noemi – che hanno questo spirito molto moderno ma allo stesso tempo, mi si perdoni il termine, antico. Mi ricorda un po’ gli Anni 60, la spiaggia, la solitudine, per questo mi sono agganciata a questa dinamica un po’ teatrale. È un brano molto leggero, ma molto consapevole nello stesso tempo. C’è il racconto di questa persona che vuole vivere il rapporto con quest’altra persona con la leggerezza del divertimento e della irrazionalità”.

E ancora: “Ho cercato di fare un passo in avanti verso una dimensione musicale diversa, nuova, però porto anche me stessa perché mantengo la mia natura un po’ blues, dove ho bisogno della poesia e del teatro. Avevo voglia di raccontare con questa canzone la passione di raccontare questa questa voglia di guidare il rapporto a due, attraverso la consapevolezza di quello che siamo, delle nostre volontà e anche della nostra natura. Per esempio il contatto con la sensualità e con la femminilità che poi sono riuscita anche a fare io stessa”.

E come?
Per raccontare questa canzone con un video abbiamo scelto di lavorare con il movimento. E qui la scelta è caduta sul ballerino (vincitore di Ballando con le stelle 2025, ndr) Nikita Perotti, che è bravissimo, con le coreografie di Marcello Sacchetta. È stato bello anche prendere lo spunto dal tango, io che non l’ho mai ballato.

Com’è andata?
Abbiamo cercato attraverso il movimento di raccontare proprio questa dinamica anche di guidare di farsi, guidare, di avvicinarsi e di respingersi. Mi sono preparata per 34 giorni e ho visto che i ballerini sono pazzeschi.

Perché?
Hanno un rapporto con loro corpo molto dinamico, molto vicino a se stessi. Io invece non tocco nessuno (ride, ndr)… Invece ho preso consapevolezza anche del mio movimento. Nikita mi diceva come fare le cose, ad esempio la postura, lo stare dritti, appoggiarsi all’altro. E qui ho scoperto una cosa…

Cosa?
La mia femminilità. A volte, anche nei rapporti, sono anche molto bambina faccio difficoltà a percepirmi come una donna e invece questa cosa che ho fatto mi ha mi ha fatto in qualche modo avvicinare a questa parte di me, anche se un po’ mi faceva paura. È stato bello, divertente e mio marito si è pure un po’ ingelosito (ndr). È stato uno dei video più divertenti che abbiamo fatto.

Che voto ti dai come ballerina? 

Come impegno direi otto! È stato bello perché è stato anche un viaggio dentro me stessa e la mia parte più passionale, più sensuale. Una lezione di tango la consiglio a tutti!

”Forse è meglio andare, forse voglio stare”, canti nel brano. L’amore come contraddizione?
Ci sono quei momenti in cui ti accorgi che hai un dubbio dentro di te, che poi è anche un po’ il sale della vita. Ci si divide spesso tra la tentazione di vivere una passione oppure scappare via, ma con il rimpianto. Sempre in bilico tra la paura della delusione e la paura del rimpianto. Secondo me è sempre meglio la tensione perché è sempre meglio restare e viverle le cose con la consapevolezza di poterle anche superare con più leggerezza.

Questo nuovo percorso musicale potrebbe portati a Sanremo?
Sanremo è sempre bellissimo, è sempre un grande palco. Capisco le persone che hanno paura di quel palco, anche quelli che per anni lo hanno allontanato, ma poi hanno partecipato. Perché è un palco importante, pieno di energie, dove una canzone viene anche raccontata per immagini. Sarei felice di poter portare il mio nuovo progetto. Poi c’è questo direttore artistico, Stefano De Martino, super determinato e mi piace perché moderno e contemporaneo, come tutti i napoletani!

Cosa accadrà per i tuoi due eventi di dicembre a Milano e Roma?
Voglio capire come arriverò a settembre-ottobre. Amo il live, mi piace cantare con le persone e condividere ogni attimo sul palco. Per me è sempre un grande regalo sentire gli altri che cantano le mie canzoni, le nostre canzoni. Sto pensando alla dimensione da dare allo show, che sicuramente sarà teatrale. Insomma ci stiamo pensando.

Si è molto parlato del pensiero di De Gregori e sul fatto che un artista non debba esporsi. Tu sei sempre stata in prima linea, che ne pensi?
Credo profondamente nella democrazia, quindi chi vuole esporsi deve farlo mentre chi non si sente perché magari non ha le idee chiare, può anche evitare. Tutto questo sempre nell’ottica di essere sempre sinceri con le persone che ci seguono e con il pubblico a cui ci rivolgiamo. Insomma ritengo che sia una scelta totalmente personale. Io, nel mio piccolo, lo faccio anche con le iniziative di Una Nessuna Centomila e per la difesa delle donne. Mi sembra un po’ di restituire, a chi è meno fortunata, quella che è la mia fortuna, di vivere la vita che amo.

Sui social donne e uomini dello spettacolo vengono insultati ormai giornalmente. Non ultimo le critiche feroci contro Tiziano Ferro. Che impressioni ne hai?

La mia più grande paura è che la maleducazione sui social arrivi ad essere accettata nella vita di tutti i giorni, quindi diventi ‘normale’. Secondo me è molto importante che ci sia una regolamentazione sull’identità digitale, che tutti siano identificati e forse così le persone si sentono meno libere di sfogarsi online. Noi ci mettiamo la faccia, il nome cognome, abbiamo pure il ‘baffetto’ blu per il profilo verificato, perché non deve valere per tutti? Il problema è che questo modo di sfogarsi è molto becero. Trovo tristissimo che la gente insulti personalità come Tiziano Ferro e mi dispiace tantissimo per lui perché un grande artista con un repertorio meraviglioso. Al di là dell’artista che è un gigante, ci vuole proprio il rispetto per Tiziano Ferro come essere umano.

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