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Il tribunale social prende di mira Tiziano Ferro dopo l’inizio del suo tour: ora tocca a noi fan supportarlo

di Laura Ruzzante

La “data zero” è, da sempre, un patto di sangue tra l’artista e il suo pubblico. Non è la perfezione della prima alla Scala; è il motore che si scalda, la carne viva che si rimette in gioco. E a Lignano Sabbiadoro, davanti a un colossale, monumentale schermo di 60 metri che tagliava il cielo, Tiziano Ferro ha fatto esattamente questo: ha rimesso in gioco la vita. Dopo gli anni bui, i problemi di salute, il dolore lacerante di un divorzio sbattuto in piazza, il “Sono un grande” tour è partito. E puntuali, immancabili, tragici come una cambiale scaduta, sono partiti anche i cecchini del web.

La gogna dei mediocri

Il tribunale dei social, quella fogna a cielo aperto dove chiunque si sente autorizzato a fare il critico musicale, il dietologo e il confessore, ha emesso la sua sentenza preventiva: “è sovrappeso”, “ha il fiatone”, “ha perso la voce”. La fiera della meschinità. Gente che fatica a fare le scale di casa che pretende la perfezione atletica da un uomo che ha passato l’inferno e ha avuto il coraggio di ripresentarsi su un palco.

Siamo alle solite: “Le persone ti perdonano tutto, tranne il successo”, diceva il saggio. È il cancro della gogna social, quel bullismo digitale che, nei casi più tragici, spinge le persone al baratro. Ma la dinamica psicologica di questi leoni da tastiera è tanto feroce quanto ridicola: se incontrassero Ferro per strada, quegli stessi odiatori seriali sarebbero i primi a calare le braghe, a sfoderare il sorriso migliore e a mendicare un selfie da esibire come un trofeo.

L’anima contro l’algoritmo

Parliamoci chiaro, con la schiettezza che si deve alla verità: è stato un concerto perfetto? No. Ci sono state sbavature? Sì. Ma è stato un problema? Nemmeno per idea.

In un’epoca musicale desolante, dominata dall’autotune che rende i cantanti tutti simili a robot da catena di montaggio, in un mercato saturato dai vari Bangaranga che vincono l’Eurovision all’insegna del rumore e della provocazione spicciola, uno come Tiziano Ferro è un patrimonio dell’umanità pop. Ad avercene, di artisti così. Musicisti che sul palco non portano una chiavetta Usb con le tracce pre-registrate, ma portano il cuore. Tiziano dà tutto: ride, piange, esulta, arranca, risorge. E, soprattutto, emoziona. Fa sorridere il cuore.

Un abbraccio collettivo

Dietro i numeri di una scaletta stordente, che fila via come la colonna sonora della nostra giovinezza — da Sere nere a Non me lo so spiegare, da Xdono a La fine, passando per la potenza emotiva de Il conforto e Accetto miracoli — c’è la storia di un uomo che ha deciso di non nascondersi. Ed è qui che la critica deve fermarsi per lasciare spazio all’empatia, all’umanità profonda che da sempre unisce un artista vero a chi lo ascolta.

Tiziano ci ha regalato testi indimenticabili, ha dato voce ai nostri silenzi, ha curato le nostre ferite quando eravamo noi a non sapercelo spiegare. Ora i ruoli si invertono. Un uomo che ha sofferto così tanto e che si rimette davanti a uno stadio merita ammirazione, rispetto e supporto. Non i pollici versi di quattro frustrati. Adesso sta al pubblico, quello vero, fare da scudo. Sta a noi stringerci attorno a lui e restituirgli, con gli interessi, la vicinanza di cui ha bisogno per tornare a essere quel gigante che non ha mai smesso di essere. Il resto è solo rumore di fondo.

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È morto Peabo Bryson, la voce della colonna sonora di “Aladdin” e “La Bella e la bestia”. Pilastro del Rythm and Blues americano. La famiglia: “Ha avuto un ictus”

La sua voce e le sue canzoni hanno incantato i fan dei capolavori della Disney come “Aladdin” e “La bella e la bestia”. Oggi quella voce si è spenta. Peabo Bryson, tra i pilastri del Rythm and Blues americano, è morto martedì 2 giugno a Marietta, nello Stato della Georgia, all’età di 75 anni. La famiglia ha annuciato il decesso, spiegando che il cantante è morto a causa delle complicazioni seguite a un ictus che lo ha colpito lo scorso fine settimana.

“Siamo profondamente commossi dall’affetto, dalle preghiere e dal sostegno ricevuti da fan, amici e colleghi di tutto il mondo – ha dichiarato la famiglia in una nota – Sebbene i nostri cuori siano spezzati, troviamo conforto nel sapere quanto Peabo fosse amato e quante vite abbia toccato con la sua voce e il suo spirito generoso. La sua eredità musicale vivrà per generazioni”.

Negli ultimi anni aveva affrontato seri problemi di salute. Nel 2019 era sopravvissuto a un grave infarto che lo aveva lasciato clinicamente morto per quasi trenta minuti. Dopo quella esperienza aveva scelto di dedicarsi maggiormente al benessere fisico e alla salute, continuando comunque a esibirsi dal vivo. Solo poche settimane fa aveva tenuto un concerto in Georgia, nell’ambito delle celebrazioni per i suoi cinquant’anni di carriera.

Tra i successi “Tonight I Celebrate My Love” e “If Ever You’re in My Arms Again”. Poi i due classici Disney, entrambe vincitori del Golden Globe e dell’Oscar per la migliore canzone. Nel 1992 l’apice della popolarità con “A Whole New World”, interpretata insieme a Regina Belle per il film d’animazione “Aladdin”. Il brano conquistò le classifiche, diventando uno dei simboli musicali dell’epoca.

L’anno successivo Bryson vinse il primo Grammy Award grazie al duetto con Céline Dion in “Beauty and the Beast”, canzone portante del film di animazione “La Bella e la Bestia” (1991). Nel 1994 arrivò il secondo Grammy consecutivo proprio per “A Whole New World” (nella versione in italiano della colonna sonora di “Alladin” il titolo della canzone è “Il mondo è mio”).

Il nome completo è Robert Peapo Bryson ed è nato il 13 aprile 1951 a Greenville, nella Carolina del Sud. L’artista sviluppò fin dalla più tenera età una profonda passione per la musica, coltivata grazie all’influenza determinante della madre, che lo introduceva regolarmente al mondo dei concerti. Nell’adolescenza, aveva maturato la ferma convinzione di voler dedicare l’intera esistenza alla musica, una scelta coraggiosa che non mancò di suscitare le preoccupazioni della famiglia, consapevole delle insidie e delle incertezze che il mondo dello spettacolo riserva.

Mossi i primi passi nel panorama musicale come corista in diversi ensemble, decise in seguito di semplificare la grafia del suo secondo nome, adottando la forma “Peabo”, più immediata e d’impatto. Nel 1967 siglò il suo primo contratto discografico, un traguardo che aprì le porte a una carriera destinata a lasciare un segno indelebile nella storia della musica. Il debutto ufficiale come artista solista giunse nel 1976 con la pubblicazione dell’album “Peabo”, cui fecero seguito i fortunati lavori “Reaching for the Sky” e “Crosswinds”, entrambi insigniti della prestigiosa certificazione disco d’oro, a testimonianza del rapido e meritato consenso riscosso dal pubblico.

Tantissimi duetti nel corso della carriera: Minnie Riperton, Natalie Cole, Roberta Flack, Regina Belle, Melissa Manchester, Deborah Gibson e Linda Eder.

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Caro Rino ti scrivo, così mi distraggo un po’: ho il magone a pensare che non ci sei più da 45 anni

di Eugenio Lanza

Caro Rino ti scrivo, così mi distraggo un po’. Perché a pensare che questo 2 giugno sono 45 anni che non ci sei, un po’ mi viene il magone, e allora tanto vale parlarti direttamente.

E confessarti che questa triste ricorrenza mi fa così male anche perché non ti ho mai incontrato. Non t’ho mai potuto dire che avrei voluto un amico come te, e oggi non posso dirti che nel ‘79 avevi ragione, quando proferisti parole pesantissime durante un concerto. “C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio. Io non li temo. Non ci riusciranno. Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno che cosa voglio dire questa sera”.

È vero, non ci sono riusciti. Anche se tu, delle cose sbagliate di quell’Italia, conoscevi anche quelle occulte.
Sapevi dove si trovasse la sede della P2 prima che venisse scoperta, e che il suo maestro venerabile fosse l’ex direttore commerciale della Permaflex Licio Gelli, tanto per dirne una. Sta di fatto che l’8 gennaio del 1979 venisti scagliato contro il guard-rail da un fuoristrada che correva contromano, e ti salvasti per miracolo, all’interno della tua amata Volvo. Ditta da cui ti affrettasti a ricomprare un nuovo modello, che divenne la tua ultima casa quando alla fine un altro “incidente” riuscì ad esserti fatale. Ma io voglio ricordare quel che sei stato prima.

Nato a Crotone e vissuto a Roma, hai sempre amato quella vita spezzata così presto, riempiendola di colori. Tanto che quando tuo padre ti assicurò un grigio posto fisso in banca tu rifiutasti, pretendendo fiducia nelle tue capacità. Dimostrate in un tempo piccolo ma denso, scandito dai tuoi sei album.

Nel 1974 l’esistenzialista Ingresso libero, con cui ci hai fatto entrare nel tuo animo sensibile e riflessivo. Chiuso con L’operaio della Fiat la 1100: dove la follia di vivere per il padrone è punita con un contrappasso: trovarsi l’auto bruciata da qualche altro folle. Nel 1976 l’improvviso successo, con uno dei dischi più belli di sempre: Mio fratello è figlio unico. Nella cui title track dichiari il tuo amore a tutti i Mario del mondo: quei battitori liberi dall’animo fragile, ma incapaci di accettare le ingiustizie che la gente fingeva di non veder più.

Nel 1977, con Aida, sei passato dall’introspezione all’attacco, facendo a pezzi quell’Italia che avresti voluto diversa. Senza smettere di chiederti, escluso il cane, chi è che ci dice “ti amo”. L’apice del successo nazionale arriva con Nuntereggae più, nel 1978. L’album più diretto e aggressivo di tutti, ma anche il più adatto alle radio. Tanto che, con Gianna, arrivasti terzo al Sanremo ’78. Infine, nel 1979 Resta vile maschio, dove vai?, e nel 1980 l’ultimo album: E io ci sto. Nuovi nemici, stessa energia.

E chissà quante altre intemerate avresti scritto oggi, in un mondo crudele quanto ieri, ma immerso nel silenzio assordante d’una musica che non se ne preoccupa più. Pensa che c’è addirittura qualcuno, tra i tuoi seriosi ex colleghi, che adesso ha elevato l’ignavia a valore morale da custodire, e addirittura indispensabile per un cantautore. Penso proprio facessi bene a sbertucciarli, perché privi di quel coraggio necessario a dire sempre quello che si pensa, anche a costo di morire come hai fatto tu. Servirebbe oggi un artista così coraggioso, al posto di chi ama abbandonarsi a una vacua malinconia, o alla risibile imitazione di disimpegnate pose statunitensi.

Prima di salutarti, Rino, voglio ringraziarti per l’unica tessera che manca in questo magnifico puzzle. Il 1975, che dedicasti a una canzone sola. Mi capita di alzare gli occhi e cercarti, soprattutto nelle giornate storte. Quelle in cui vorrei accartocciare l’esistenza e ricominciare da capo, come capita a tutti. Allora mi metto un paio di cuffie e ascolto i tuoi consigli, realizzando che mi manca solo un po’ della tua filosofia. E alla fine me lo ricordo. Che per quanto nera possa apparirmi una situazione, Il cielo è sempre più blu.

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Noa: “Rispetto l’opinione di De Gregori, ma non può dire agli altri cosa devono fare. Springsteen è un eroe, che rischia la vita. Netanyahu è una maledizione per il mio popolo, Ben Gvir è un mostro”

Noa, partiamo da quella sera. 4 novembre 1995, Tel Aviv, la manifestazione per celebrare gli Accordi di Oslo. Sono le 21.30.
“Avevo cantato, ero già scesa dal palco per dare un abbraccio e un bacio a Yitzhak Rabin. Il premier sale su per fare il coro, stonatissimo e imbarazzato, in ‘Shira LaShalom’ con Miri Aloni, che aveva reso famoso questo pezzo pacifista quando era nell’esercito”.

E dopo?
“È sceso anche lui, il foglio con il testo della ‘Canzone della pace’ ripiegato nel taschino della giacca. È stato quello, dei tre proiettili sparati dal killer, un estremista di destra ebreo, a risultare fatale. Trapassando il foglio e inondandolo del suo sangue. Lo conserviamo al Centro Rabin per la Pace. Fu un momento tragicamente mitologico”.

Che le cambiò la vita.
“A 25 anni ero una star. La beniamina di Israele, con i riccioli e la voce d’oro. Riempivo gli auditorium, avevo un disco con la Geffen Records. Mi consideravano la nuova Celine Dion. Ricordo l’istante in cui ho pensato: ‘Riuscirai a fuggire da questa gabbia, Noa? Ti dedicherai solo a inseguire il successo o ti tufferai nelle acque insanguinate, sapendo che ci sarà un prezzo da pagare? Molti ti odieranno’. Decisi di diventare come Neytiri”.

Il personaggio di Avatar.
“Mi trasformai in uno spirito guerriero. Sono da 30 anni in questa missione, è il mio destino, tra un paio di generazioni forse il mio seme avrà generato qualche piantina. Nessun artista che si reputi tale deve andare in panico per compiacere il pubblico, ma continuare a esplorare, facendo in modo che la musica offra un briciolo di verità. I Beatles, Joni Mitchell, Leonard Cohen, Paul Simon e…i contrappunti di Bach ce lo hanno insegnato. Difendi la tua innocenza, esplora la tua anima, fai in modo che vada a occupare uno spazio ancora vuoto, prima sia troppo tardi”.

Lo dimostra nel suo ultimo album, ‘The giver and the see’, che è baciato dalla grazia. C’è ispirazione a ogni passo. E ci vedi pure, in controluce, l’ombra di questa realtà angosciosa. Eppure lei, diversamente da De Gregori e Vasco, ha scelto di non raccontare le cose solo nelle canzoni.
“Rispetto l’opinione di De Gregori, ma lui non può dire agli altri cosa debbano fare o meno. Ha optato per non parlare se non con la sua musica? Ok, ma Springsteen è un eroe, che sta mettendo a repentaglio la propria vita con immenso coraggio per schierarsi contro Trump. Da sempre Bruce racconta la cosa più preziosa per lui, l’America: e se capisce che quell’idiota del presidente la sta distruggendo dovrebbe starsene in disparte? De Gregori dice: chi siamo noi cantanti per parlare di politica? Certo, non siamo obbligati. Però puoi parlare di valori, della pace, dei diritti umani, essere contro il razzismo e la xenofobia. O dobbiamo lasciare questi temi agli storici e ai filosofi?”.

Il 3 ottobre ci sarà nel Maryland il Power to the People Festival, con Springsteen, Tom Morello, Foo Fighters…
“Ci andrei a piedi, se mi invitassero. Wow, ci sarà anche Joan Baez”.

Torniamo all’album: è il primo senza la chitarra di Gil Dor, spicca il piano di Ruslan Sirota, che la seguirà nel tour italiano in estate.
“Amo Gil, è un genio, ma ha 17 anni più di me, oggi ha interessi diversi. Il nostro suono era diventato un nodo inestricabile, come Tuck & Patti. Facemmo un disco ai tempi del Covid, ‘Afterallogy’. E poi, e poi…arrivò il 7 ottobre. In un post sui social dissi a chiunque: se avete bisogno di noi, veniamo a suonare a casa vostra. Raccoglievamo fondi per Gaza”.

Subito dopo il 7 ottobre il mondo intero era al fianco di Israele. Però Netanyahu…
“Netanyahu è una maledizione per il mio popolo. Un bugiardo, un disperato che sta facendo la guerra per salvarsi dalla galera e dall’inferno che merita. Il 7 ottobre Hamas ha ucciso i nostri ragazzi, ha trucidato bambini. Un Primo Ministro assennato avrebbe chiuso la questione in fretta, attaccando Hamas e facendosi restituire gli ostaggi. Netanyahu no: ha tradito Israele da quando è al potere, da 20 anni. Si è venduto una prosperità tecnologica regionale foraggiando la stessa Hamas con milioni di dollari e si aspettava che quelli ricambiassero la protezione senza attaccarci. Netanyahu è una merda, così come quel pazzo figlio di puttana di Trump che gli fornisce le armi. E neppure il vecchio, democratico Biden era riuscito a fermare Bibi”.

Come sottrarsi alla morsa dei tiranni?
“Noi israeliani abbiamo un’ultima possibilità: le elezioni in ottobre. Se Netanyahu le rivincerà il mio Paese precipiterà nell’abisso, e io stessa, che vivo in un kibbutz, me ne andrò. C’è questa estrema chance prima della catastrofe. Il dramma è che non abbiamo una costituzione che limiti la sua possibilità di ricandidarsi”.

Ha fiducia che possa essere sconfitto?
“I media internazionali cavalcano la falsa equazione fra Netanyahu e Israele. Perché non vediamo mai nei vostri Tg Meir Golan, il leader della nostra coalizione democratica? Questo è un problema per noi israeliani di sinistra, che siamo moltissimi. Senta questa storia: uno studente va da un saggio e gli chiede: ci sono due lupi, quello della luce e quello delle tenebre, chi vincerà? Il saggio gli risponde: quello che nutri. Ed è così”.

Dunque esiste una solida opposizione da voi.
“Scherza? Un giorno manifestammo attorno alla Knesset, dormimmo lì in tenda. Ci fu un attacco e sbaraccammo la piazza, perché tutti i nostri figli sono mobilitati nell’esercito. Israele è un piccolo Paese sotto tiro costante, siamo terrorizzati che i nostri ragazzi, i nostri fratelli e sorelle non tornino a casa. Io stessa, agli esordi della carriera, passai due anni nell’IDF, come vuole la legge. Due dei miei figli sono arruolati. La più piccola mi ha detto: Mamma, me ne vado all’estero, non posso imbracciare il fucile per questi corrotti e per Netanyahu”.

E per Ben Gvir.
“Lo odio, è un mostro. Ma per i suoi fans le violenze sulla Flotilla lo hanno reso ancora più forte. Lui, Netanyahu e Trump sono banditi, mafiosi, criminali. Occhio: Trump lavora per l’ego e l’avidità. Ben Gvir è persino più pericoloso poichè sostiene di operare per conto di Dio. Crede che la sua missione divina sia liberare la terra dai palestinesi e creare il Regno di Giudea per la venuta del Messia. Dal fiume al mare. E costruire il Terzo Tempio. Questa è gente pericolosissima, malvagia. Sa chi era l’idolo di Ben Gvir?

Dica.
“Si chiamava Meir Kahane, un rabbino ebreo americano, aveva fondato un movimento razzista e suprematista come il Ku Klux Klan, però ebraico”.

All’inizio dei ’70 Dylan, nel suo periodo religioso, ne parlava bene. Lo incontrò- Poi si ricredette.
“Quando Kahane fu eletto in Parlamento tutti gli altri deputati abbandonarono l’aula. Il suo partito fu messo fuori legge. Ora Ben Gvir sta controllando la polizia e la nostra sicurezza interna”.

A proposito, ha sentito del battello della Flotilla senza equipaggio che ha raggiunto la Striscia?
“Un miracolo della corrente, della natura. Spero che a bordo vi fossero ancora cibo e aiuti. Tuttavia, è l’unico risultato concreto della Flotilla. Sapevamo che l’obiettivo praticabile fosse mostrare al mondo, di nuovo, quanto fosse orribile Ben Gvir”.

E la violenza dei coloni? Non dovrebbero essere lì.
“Quelli che vediamo nelle news internazionali sono una ristrettissima minoranza, i cosiddetti Ragazzi delle Colline, così violenti e brutali. I coloni sono negli insediamenti perché i governi di Israele hanno concesso loro terra a buon mercato: Tel Aviv è più cara di Parigi per comprare una casa. I coloni erano andati lì quando subivamo la massima pressione di Arafat e dell’OLP, gli attentati e i missili. Ora lasciare quelle aree significherebbe scatenare una guerra civile. Siamo rimasti nella sindrome dell’accerchiamento. Netanyahu cavalca lo spettro di Hitler per premere sugli israeliani traumatizzati dall’Olocausto”.

Se ne esce?
“Finché lui resta in sella, l’Occidente e l’Italia non debbono interrompere gli accordi commerciali”.

No?
“Le sanzioni lo renderebbero un condottiero impossibile da disarcionare. Detto questo, tutti devono smettere di spararsi addosso. Adesso. Hezbollah non deve tirare razzi entro i nostri confini e noi non dobbiamo avanzare in Libano. Lo stesso deve accadere con l’Iran. I popoli libanesi, iraniani, israeliani sono meravigliosi. I loro leader sono tutti dei bastardi”.

Quindi come si costruisce la pace?
“Convincendoci, tutti in Medio Oriente, di poter convivere. E se penso a Gaza so che non è facile smarcarsi da Hamas: quegli schifosi dei terroristi se ne stanno rintanati a ingrassare in Qatar sulla pelle dei bambini palestinesi. Tengono in ostaggio la gente di Gaza: lì se ti ribelli ad Hamas in cinque minuti ti fanno fuori. Io in Israele posso ancora parlare, non so per quanto”.

Ha sentito la nuova versione di ‘Comfortably Numb’ ricantata da Roger Waters con Mona Mair in inglese e arabo e il video per Gaza?
“Interessante, ma Waters mi ha perso quando ai suoi concerti faceva volare un maiale con la Stella di David. Non puoi usare il nostro simbolo più sacro sovrapponendovi quello meno amato. È come se avesse detto al popolo ebraico: andate tutti a fare in culo. Questo è inaccettabile. Le parole possono essere benedizioni, oppure armi. Waters ha abusato del suo potere e della sua popolarità, diventando così radicale da meritarsi il disprezzo anche degli israeliani di sinistra come me, che pensano che gli abitanti di Gaza debbano essere liberi e che i palestinesi debbano avere un loro stato accanto ad Israele. Coesistendo fianco a fianco”.

Non dicevamo che schierarsi è sempre meglio che tacere?
“Ovvio, ma senza incorrere in errori di prospettiva. Prenda i movimenti pro-Pal: dovrebbero imparare a capire che il sostegno alla Palestina non deve andare a discapito del diritto alla vita e alla sicurezza del mio popolo. Troppi intellettuali occidentali, anche nelle università o nella comunità artistica male informata, confondono Gaza con Hamas, ed è un errore tragico per tutti. Chi vorrebbe sentirsi dire: ‘Gazawi, dovete diventare martiri in nostro nome’? Al tempo stesso, questa miopia fa il gioco di Netanyahu. Dobbiamo costruire ponti per la pace. Crederci allo sfinimento”.

Come ha fatto lei, Noa, organizzando con Mira Awad il Re-Imagine Peace Festival con artisti israeliani, palestinesi e italiani, tra cui Neri Marcorè, all’Anfiteatro delle Cascine di Firenze dal 10 al 12 luglio. Non ha invitato politici, parteciperà il Patriarca di Gerusalemme Pizzaballa.
“Che è un grande uomo, una rockstar! Sono stata davvero a disagio per lui dopo l’incidente della Domenica delle Palme. Pizzaballa si è ricordato di quando feci un concerto nella sua Bergamo destinando i fondi all’ospedale per affrontare il Covid. A Firenze sarà un evento gratuito, tutti i cittadini sono i benvenuti per parlare e capire insieme. Se metti da parte le ideologie, le tifoserie e vedi un essere umano che soffre, schierati dalla sua parte. Se non riesci a sentire il grido d’aiuto di qualcuno, non aspettarti che poi qualcun altro ti soccorra nel tuo momento del bisogno. Io sono una donna ebrea yemenita, dunque di sangue arabo. Quel che conta è la mia identità. Che è come il mantice di una fisarmonica. Se lo comprimo, sarò schiacciato e isolato dalla mia particolarità, se lo espando mi sentirò accolto nel mondo”.

Dove ha coltivato la saggezza?
“Da dieci anni pratico la meditazione estrema, la Vipassana. Non sono più la Noa di un tempo. Un mio amico, il grande storico Yuval Noah Harari, è persino più avanti di me. Riesce a stare in silenzio totale per 60 giorni l’anno. Harari, un conferenziere mondiale. Dice: è la cosa più importante della mia vita. I monaci buddisti insegnavano che se c’è qualcosa che puoi fare, agisci. Altrimenti lascia che sia. O come mi diceva il mio mentore Shimon Peres: ‘Ottimisti e pessimisti sono entrambi destinati a morire. La differenza è come impieghi la tua vita’”.

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Spring Attitude celebra i suoi quindici anni trasformando La Nuvola in una città possibile

Ogni festival, quando trova la sua forma, finisce per raccontare qualcosa di più della musica che porta sul palco. Spring Attitude lo fa da quindici anni, cambiando spazi, attraversando Roma, inseguendo le mutazioni della scena contemporanea senza trasformarle in posa. L’edizione 2026, chiusa alla Nuvola dell’EUR con ventimila presenze in due giorni e un doppio sold out, ha avuto il tono delle cose arrivate a maturità senza perdere irrequietezza: un compleanno importante, ma non celebrativo; un bilancio, ma ancora in movimento; una festa, certo, ma anche un modo per ricordare che la città può essere abitata diversamente quando la musica smette di fare da sottofondo e diventa presenza collettiva.

Il dato numerico conta, certo. Ventimila persone sono una soglia, una misura di scala, una prova di fiducia. Ma raccontano solo una parte della storia. L’altra riguarda il modo in cui quelle persone sono state dentro lo spazio: non da spettatori occasionali, ma da comunità mobile, da pubblico composito, da folla intermittente capace di passare dalla canzone alla club culture, dal live al dj set, dalla ricerca al pop, senza vivere queste traiettorie come contraddizioni. È qui che Spring Attitude continua a distinguersi: nella capacità di costruire un luogo dove la contemporaneità musicale non viene ordinata per compartimenti, ma lasciata circolare.

Non è un caso che Spring Attitude appaia come una risposta possibile alla rassegnazione: un festival capace di trasformare La Nuvola in un esercizio riuscito di “hacking urbano controllato”. Non una rivoluzione, ma un modo concreto per far vivere, per due giorni, uno spazio simbolico e un quartiere spesso percepito come monumentale, direzionale, più attraversato che abitato. La formula funziona perché non si limita a importare un modello festivaliero, ma lo adatta a una specificità romana: grandi architetture, vuoti urbani, stratificazioni, ambizioni passate e nuove possibilità d’uso.

Kimberley Ross. Courtesy of Spring Attitude

La Nuvola, in questo senso, è stata molto più di una location. È diventata una macchina scenica, un contenitore estetico e sociale. La sua scala, la sua freddezza apparente, la sua monumentalità da grande opera pubblica si sono lasciate occupare da una materia opposta: corpi, calore, sudore, code, bassi, luci, bicchieri, voci, abiti, telefoni alzati, incontri. Il festival, realizzato in coproduzione con EUR SpA, ha trasformato ancora una volta il quartiere EUR in un punto di incontro della scena musicale italiana e internazionale.

Sul Ploom Stage si sono alternati alcuni dei nomi più riconoscibili dell’edizione. Nathy Peluso, con il suo CLUB GRASA, ha portato una forma di energia fisica e teatrale, mainstream e laterale allo stesso tempo. I Nu Genea hanno trasformato il loro ritorno in una celebrazione collettiva, tra disco, funk e immaginario mediterraneo. Motta ha celebrato i dieci anni de La fine dei vent’anni, riportando sul palco un disco generazionale senza ridurlo a operazione nostalgia. I PARISI hanno attraversato elettronica, visioni pop e clubbing culture con uno spettacolo costruito sul movimento e sulla precisione.

Intorno ai nomi più grandi, però, Spring Attitude ha continuato a fare quello che gli riesce meglio: tenere insieme centro e margine, riconoscibilità e scoperta. Tony Pitony è stato indicato dal comunicato come uno dei momenti più partecipati e imprevedibili dell’edizione; Yousuke Yukimatsu ha portato un set intenso e fisico; Mind Enterprises, okgiorgio, Yin Yin e Dov’è Liana hanno ampliato il perimetro sonoro del festival, tra psichedelia, italo-french touch, elettronica e forme ibride di intrattenimento intelligente.

La parte più interessante, però, resta forse quella che riguarda le nuove traiettorie del songwriting italiano. Emma Nolde, Lamante, Altea, Birthh e Gaia Banfi hanno mostrato quanto la canzone, quando smette di voler difendere i propri confini, possa dialogare con l’elettronica, l’ambient, il pop obliquo, l’indie più inquieto e le scritture personali. Spring Attitude non le inserisce come quota “cantautorale” dentro un programma dance, ma come parte di una stessa mappa: quella di una musica contemporanea che non si lascia più raccontare con le vecchie etichette.

Kimberley Ross, YOUSUKE KIM. Courtesy of Apring Attitude Festival

È proprio questa la forza dell’edizione dei quindici anni: non aver costruito una celebrazione autoreferenziale, ma un bilancio in movimento. Spring Attitude è nato, cresciuto, cambiato, ha attraversato luoghi e forme diverse, ma ha conservato una postura riconoscibile: curiosità verso ciò che accade nella musica contemporanea, attenzione ai pubblici che cambiano, fiducia nella contaminazione. Andrea Esu, co-fondatore e direttore artistico del festival, ha sintetizzato questa traiettoria sottolineando come Spring Attitude sia cresciuto insieme alla città, mantenendo negli anni la stessa curiosità e vedendo anche in questa edizione pubblici diversi incontrarsi e lasciarsi sorprendere.

Poi c’è lo S/A Block Party, che ha trasformato la terrazza della Nuvola in un dancefloor affacciato sulla città. Non un dettaglio laterale, ma uno degli spazi più partecipati dell’intera manifestazione: la prova che un festival contemporaneo non vive soltanto nel palco principale, ma nelle sue zone di passaggio, nei luoghi in cui il pubblico cambia postura, si ferma, guarda Roma da un’altra altezza, balla dentro un’architettura che per due giorni smette di essere solo icona e diventa esperienza.

Il punto, allora, non è soltanto dire che Spring Attitude ha funzionato. Il punto è capire perché. Ha funzionato perché non ha scelto tra festa e ricerca, tra club e canzone, tra pubblico largo e nicchia, tra architettura e corpo. Ha funzionato perché ha accettato la complessità della musica contemporanea e l’ha trasformata in un’esperienza accessibile senza renderla piatta. Ha funzionato perché, in un Paese in cui spesso si discute di festival inseguendo paragoni impossibili con i grandi modelli internazionali, Spring Attitude conferma una via italiana credibile: più diffusa, più situata, più legata ai luoghi, meno ossessionata dalla gigantomania e più interessata alla qualità dell’incontro.

Kimberley Ross, GAIA BANFI. Courtesy of Spring Attitude Festival

Anche Enrico Gasbarra, presidente di EUR SpA, ha letto l’edizione come un passaggio simbolico: i ventimila ingressi alla Nuvola, i quindici anni del festival e i dieci anni dell’edificio progettato da Massimiliano Fuksas diventano parte dello stesso racconto, quello di un quadrante urbano che vuole essere sempre più punto di riferimento per eventi culturali e internazionali. È una lettura istituzionale, certo, ma non distante da ciò che si percepiva nel pubblico: l’idea che la cultura possa servire anche a cambiare temporaneamente il modo in cui una città guarda i propri spazi.

Alla fine, Spring Attitude 2026 lascia tre immagini. La prima è quella di La Nuvola attraversata da ventimila persone, non più oggetto architettonico da contemplare ma spazio da vivere. La seconda è quella di una line-up capace di far convivere Nathy Peluso e Nu Genea, Motta e Yousuke Yukimatsu, Emma Nolde e Tony Pitony, senza chiedere al pubblico di scegliere una sola appartenenza. La terza è quella di Roma, che per due giorni ha mostrato una sua possibilità diversa: meno cartolina, meno monumento immobile, più corpo collettivo, più movimento, più primavera.

Quindici anni dopo, Spring Attitude non sembra un festival arrivato al punto di consolidarsi per inerzia. Sembra piuttosto un appuntamento che ha capito come restare riconoscibile continuando a cambiare. E forse è questa la sua vera forma di maturità: non diventare istituzione nel senso più fermo del termine, ma restare un’infrastruttura temporanea di desiderio, scoperta e presenza. Un posto in cui la musica non consola dalla città, ma la riattiva.

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Senador Canedo realiza o Celebrai 2026 com a banda Missionário Shallom

O maior evento católico de Senador Canedo vem aí! A Prefeitura, por meio da Secretaria Municipal de Assuntos Comunitários (SEMAC), realiza, em parceria com todas as paróquias da cidade e a Arquidiocese de Goiânia, o Celebrai 2026. O evento, que chega à sua quarta edição, tem como tema neste ano Hóstias vivas no mundo para a glória do Pai e será realizado nesta quinta, dia 04, às 17h, na Praça Criativa Central.

Tradicionalmente realizado no feriado de Corpus Christi, o evento, que faz parte do calendário do município, contará com missa campal, procissão do Santíssimo Sacramento, tapetes de serragem e momentos de música e oração, com a missa presidida por Dom José Roberto, bispo auxiliar da Arquidiocese de Goiânia. A entrada é franca.

A parte musical ficará por conta da banda Missionário Shalom, criada em 1998 pela Comunidade Católica Shalom, com atuação no Brasil e em diversos países, presença em grandes eventos internacionais e forte missão de evangelização, especialmente entre os jovens, com músicas marcadas por alegria, espiritualidade e linguagem atual.

Consolidado como uma das maiores manifestações de fé da cidade, o Celebrai reúne milhares de fiéis e se destaca pela união entre tradição, arte e espiritualidade. Ao longo das três primeiras edições, o evento acumulou aproximadamente 20 mil participantes, fortalecendo a vivência da fé no município e mobilizando a comunidade com expressiva participação popular.

Secretaria de Comunicação e Eventos

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Taylor Swift anuncia música inédita para trilha sonora de Toy Story 5

Nos últimos dias, a campanha de divulgação do filme já vinha despertando curiosidade do público. A conta oficial da Pixar no Instagram publicou imagens de outdoors com a sigla “TS” espalhadas por diferentes cidades dos Estados Unidos, sem revelar inicialmente o significado da ação.

Em publicação nas redes sociais, Taylor Swift comentou sua ligação com a franquia e detalhou o processo criativo da nova música. A artista afirmou que acompanha a saga desde a infância e destacou o desejo antigo de compor para os personagens da animação.

Taylor Swift anunciou parceria com a Disney Pixar para a música inédita “I Knew It, I Knew You”, que fará parte da trilha sonora de “Toy Story 5” | Foto: Reprodução

Segundo a cantora, ela assistiu ao novo filme da série em uma exibição antecipada e escreveu a canção logo após deixar a sessão. “Sempre sonhei em compor para esses personagens que amo desde quando eu era uma criança de cinco anos, assistindo ao primeiro “Toy Story”, declarou.

Na nova trama, Woody, Buzz Lightyear e os demais brinquedos enfrentam um cenário de mudança no comportamento infantil, com a crescente presença de tablets e smartphones no cotidiano das crianças, o que reduz o espaço dos brinquedos tradicionais.

Entre as novidades da história está a introdução de Lilypad, um tablet que surge como nova antagonista da franquia, simbolizando essa transformação tecnológica.

“Toy Story 5” tem estreia marcada nos cinemas brasileiros para o dia 18 de junho de 2026.

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John Cale, Marc Jacobs e Martin Scorsese fotografati da Aidan Zamiri per la copertina del disco di Charli xcx

Metti insieme il produttore discografico John Cale, lo stilista Marc Jacobs e il celebre regista Martin Scorsese fotografati dal regista e fotografo scozzese Aidan Zamiri. Un’accoppiata da far girare la testa eppure Charli xcx ci è riuscita a far immortalare tutti gli artisti per la copertina del suo disco “Music, Fashion, Film“, che uscirà venerdì 24 luglio. Il disco conterrà anche i brani precedentemente usciti come “SS26” e “Rock Music”.

Chi è Charli xcx

Tra le figure più significative del panorama artistico contemporaneo, Charli xcx ha costruito una carriera muovendosi con disinvoltura tra la sperimentazione e il mainstream. Il suo percorso, caratterizzato da una continua reinvenzione, da collaborazioni di alto profilo e da un approccio visionario all’arte, ha lasciato un’impronta indelebile tanto nel suono quanto nel linguaggio visivo della cultura pop moderna.

I riconoscimenti non si sono fatti attendere: numerosi BRIT Awards e Grammy Awards testimoniano il suo status di una delle voci creative più influenti della scena musicale internazionale. La sua presenza, tuttavia, va ben oltre la musica. Charli XCX si è affermata come punto di riferimento nel mondo della moda e dell’immagine contemporanea, estendendo la propria pratica creativa anche al cinema, dove si cimenta come attrice, autrice, produttrice e compositrice di colonne sonore.

Una poliedricità che l’ha portata a collaborare con registi di culto come Takashi Miike, Greg Araki e Cathy Yan, confermando la sua capacità di dialogare con le forme più diverse dell’espressione artistica.

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“È una grande emozione, una delle più grandi della mia vita”: Arisa canta l’Inno di Mameli con il cappello da bersagliera e Tricolore alla festa del 2 giugno – VIDEO

Nel giorno della Festa della Repubblica, 2 giugno, Arisa ha reso omaggio alla sua Potenza. La cantante lucana, con un cappello da bersagliera in testa, ha intonato l’Inno di Mameli in piazza Mario Pagano, la principale piazza del capoluogo lucano, accompagnando la solenne cerimonia dell’alzabandiera e lo srotolamento di un imponente tricolore, calato dai Vigili del Fuoco dalla facciata della Prefettura.

Un momento di profonda emozione per l’artista, cresciuta a Pignola, piccolo comune alle porte di Potenza, che in serata ha ricevuto dal prefetto Michele Campanaro l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana.

“È una grande emozione, una delle più grandi della mia vita”, ha dichiarato Arisa, ribadendo il suo fortissimo legame con la Basilicata, terra in cui vivono ancora i suoi genitori.

E ancora: “La mia famiglia è qui in piazza con me, e sono felicissimi”, ha aggiunto la cantante con un sorriso, visibilmente commossa dagli applausi delle centinaia di cittadini accorsi nel centro storico di Potenza per celebrare la Festa della Repubblica.

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Cineteatro Louletano traz Vera Mantero, PAUS e Cinema Italiano em junho e julho

Vera Mantero, PAUS e a Festa do Cinema Italiano estão entre os destaques da programação de verão do Cineteatro Louletano.

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Em Junho, há dança, ópera e concertos de Tomás Wallenstein e Paus no Cine-Teatro Louletano

A despedida da banda Paus, a dança da coreógrafa Vera Mantero, um concerto intimista de Tomás Wallenstein e uma ópera do Teatro Nacional de São Carlos marcam a programação de Junho no Cine-Teatro Louletano.

A programação do espaço cultural de Loulé cruza dança, música, teatro e cinema, mantendo a aposta na coprodução artística, na diversidade de linguagens e na acessibilidade, com Língua Gestual Portuguesa e Audiodescrição.

O mês arranca com dança a 5 de Junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com “C.C. (Crematística e Contraforça)”, peça da coreógrafa Vera Mantero.

Esta coprodução do Cineteatro Louletano propõe uma reflexão coreográfica e performativa em torno das relações entre economia, poder e corpo, numa criação assinada por uma das mais relevantes figuras da dança contemporânea portuguesa.

Nos dias 6 e 7 de Junho, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe a 19ª edição da Festa do Cinema Italiano, promovida pela Associação Il Sorpasso.

No sábado, dia 6, existem três sessões, às 16h00, às 19h00 e às 21h00, e no domingo duas sessões, intercaladas com cine-jantar pelo chef Sergio Zanotti, inspirado no filme “Louca-Mente”, de Paolo Genovese, que é exibido após a refeição.

No dia 9, às 21h00, o Cineteatro Louletano recebe “As Damas da Noite”, Uma Farsa de Elmano Sancho. O espetáculo, com interpretação em Língua Gestual Portuguesa, recorre à sátira social imergindo no mundo fascinante e provocador do transformismo.

Os artistas transformistas/dragqueens “vestem a pele de um outro, tentam ser um outro”.

Sul Informação

No mesmo dia, às 21h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe mais uma sessão do ciclo Filme Francês do Mês, promovido pela Alliance Française do Algarve. Desta vez é “Fifi”, de Paul Saintillan e Jeanne Aslan (2022), uma obra centrada nas relações humanas, juventude e desigualdade social.

A música ocupa lugar de destaque no dia 13 de Junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com a apresentação da ópera “Relicário Perpétuo”, de Luísa Costa Gomes e Luís Tinoco.

A peça, trazida a Loulé pelo Teatro Nacional de São Carlos, estreia em Lisboa três dias antes, no Dia de Portugal e das Comunidades Portuguesas, e assinala os 500 anos do nascimento de Luís de Camões.

A criação junta literatura e composição musical contemporânea e é marcada pelo cruzamento entre palavra, memória e património cultural.

No dia 14, às 17h00, o Cineteatro Louletano recebe Tomás Wallenstein. Conhecido do grande público enquanto músico e compositor como vocalista e guitarrista dos Capitão Fausto, o artista apresenta-se num formato mais intimista, explorando as suas canções com diferentes sonoridades e novas dimensões.

A 19 de junho, às 21h00, sobe ao palco do Cineteatro Louletano “Álbum de Família”, de Lúcia Pires, pelo Projecto Casa, projeto de apoio à criação tripartido entre o Cineteatro Louletano, o Centro Cultural Vila Flor, em Guimarães, e O Espaço do Tempo, em Montemor-o-Novo.

Esta coprodução, com audiodescrição, propõe uma reflexão sobre memória, relações familiares e identidade, através de uma abordagem intimista e contemporânea.

A 20 de junho, às 17h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe o Grupo Síntese – Concerto no Património, numa fusão única entre a expressão musical contemporânea e o património cultural.

O grupo traz obras de Luciano Berio, Pedro Rebelo, Eduardo Patriarca, Amilcar Vasques-Dias e Jorge Peixinho, numa iniciativa de entrada gratuita que cruza música e valorização patrimonial.

No mesmo dia, às 21h00, os PAUS apresentam-se no Cineteatro Louletano, na digressão que decreta o fim da banda, com o álbum “Enterro”.

Conhecida pela energia dos seus concertos e pela fusão entre rock, percussão e eletrónica, a banda traz a Loulé um espetáculo marcado pela intensidade sonora e performativa e toda a carga de um final anunciado, que culminará com dois concertos em novembro, em Lisboa e Porto.

O mês fecha a 21 de Junho, às 17h00, no Cineteatro Louletano, precisamente com o Concerto de Laureados do Conservatório.

O espetáculo reúne jovens músicos distinguidos pela instituição, celebrando o talento emergente e o ensino artístico especializado no concelho.

Já em Julho, há mais um espetáculo multidisciplinar, com “Ostra feliz não faz pérola”, de Ana Borges, no dia 4, às 21h00. É uma metáfora sobre a vivência no feminino, construída a partir das muitas imposições históricas, sociais, culturais, de corpo e de existência.

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Cineteatro Louletano apresenta dança, música, teatro e cinema em junho e julho

O Cineteatro Louletano apresenta em junho uma programação que cruza dança, música, teatro e cinema, mantendo a aposta na coprodução artística, na diversidade de linguagens e na acessibilidade, com Língua Gestual Portuguesa e Audiodescrição.

O mês arranca com dança a 5 de junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com C.C. (Crematística e Contraforça), peça da coreógrafa Vera Mantero. Esta coprodução do Cineteatro Louletano propõe uma reflexão coreográfica e performativa em torno das relações entre economia, poder e corpo, numa criação assinada por uma das mais relevantes figuras da dança contemporânea portuguesa.

Nos dias 6 e 7 de junho, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe a 19.ª edição da Festa do Cinema Italiano, promovida pela Associação Il Sorpasso. No sábado, 6 de junho, existem três sessões, às 16h00, às 19h00 e às 21h00. E no domingo, duas sessões, intercaladas com cine-jantar pelo chef Sergio Zanotti, inspirado no filme “Louca-Mente”, de Paolo Genovese, que é exibido após a refeição.

No dia 9 de junho, às 21h00, o Cineteatro Louletano recebe As Damas da Noite, Uma Farsa de Elmano Sancho. O espetáculo, com interpretação em Língua Gestual Portuguesa, recorre à sátira social imergindo no mundo fascinante e provocador do transformismo. Os artistas transformistas/dragqueens “vestem a pele de um outro, tentam ser um outro”. Elmano mostra-nos o outro que pode existir em nós.

Damas da Noite

No mesmo dia, 9 de junho, às 21h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe mais uma sessão do ciclo Filme Francês do Mês, promovido pela Alliance Française do Algarve. Desta vez é Fifi, de Paul Saintillan e Jeanne Aslan (2022), uma obra centrada nas relações humanas, juventude e desigualdade social.

A música ocupa lugar de destaque no dia 13 de junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com a apresentação da ópera Relicário Perpétuo, de Luísa Costa Gomes e Luís Tinoco. A peça, trazida a Loulé pelo Teatro Nacional de São Carlos, estreia em Lisboa três dias antes, no Dia de Portugal e das Comunidades Portuguesas, e assinala os 500 anos do nascimento de Luís de Camões. A criação junta literatura e composição musical contemporânea e é marcada pelo cruzamento entre palavra, memória e património cultural.

No dia 14 de junho, às 17h00, o Cineteatro Louletano recebe Tomás Wallenstein. Conhecido do grande público enquanto músico e compositor como vocalista e guitarrista dos Capitão Fausto, o artista apresenta-se num formato mais intimista, explorando as suas canções com diferentes sonoridades e novas dimensões.

A 19 de junho, às 21h00, sobe ao palco do Cineteatro Louletano Álbum de Família, de Lúcia Pires, pelo Projecto Casa, projeto de apoio à criação tripartido entre o Cineteatro Louletano, o Centro Cultural Vila Flor, em Guimarães, e O Espaço do Tempo, em Montemor-o-Novo. Esta coprodução, com audiodescrição, propõe uma reflexão sobre memória, relações familiares e identidade, através de uma abordagem intimista e contemporânea.

Álbum de Família

A 20 de junho, às 17h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe o Grupo Síntese – Concerto no Património, numa fusão única entre a expressão musical contemporânea e o património cultural. O grupo traz obras de Luciano Berio, Pedro Rebelo, Eduardo Patriarca, Amilcar Vasques-Dias e Jorge Peixinho, numa iniciativa de entrada gratuita que cruza música e valorização patrimonial (o Solar da Música Nova é um palácio do séc. XVIII, monumento de interesse municipal, que foi recuperado e adaptado para acolher o Conservatório de Música de Loulé – Francisco Rosado).

No mesmo dia, às 21h00, os PAUS apresentam-se no Cineteatro Louletano, na tour que decreta o fim da banda, com o álbum “Enterro”. Conhecida pela energia dos seus concertos e pela fusão entre rock, percussão e eletrónica, a banda traz a Loulé um espetáculo marcado pela intensidade sonora e performativa e toda a carga de um final anunciado, que culminará com dois concertos em novembro, em Lisboa e Porto.

O mês fecha a 21 de junho, às 17h00, no Cineteatro Louletano, precisamente com o Concerto de Laureados do Conservatório. O espetáculo reúne jovens músicos distinguidos pela instituição, celebrando o talento emergente e o ensino artístico especializado no concelho.

Já em julho, mais um espetáculo multidisciplinar, com Ostra feliz não faz pérola, de Ana Borges, no dia 4, às 21h00. É uma metáfora sobre a vivência no feminino, construída a partir das muitas imposições históricas, sociais, culturais, de corpo e de existência. A peça, que conta com o recurso de Audiodescrição (para pessoas cegas e/ou com baixa visão) nasce da pesquisa sobre as muitas formas que o corpo encontra para existir, quando por vezes parece não haver espaço que o escute, que o veja, que o olhe mesmo e que o sinta.

Com uma programação de referência (que pode ser consultada no site e nas redes sociais do Cineteatro), o Cineteatro Louletano está credenciado pela Rede de Teatros e Cineteatros Portugueses, integrando ainda a Rede de Teatros com Programação Acessível e proporcionando espetáculos com interpretação em Língua Gestual Portuguesa, outros com Audiodescrição, para pessoas cegas e/ou com deficiência visual, e ainda Sessões Descontraídas, adaptadas a vários públicos, entre eles pessoas neuro divergentes.

O Cineteatro Louletano é uma estrutura cultural da Câmara Municipal de Loulé no domínio das artes performativas, e um dos promotores da Rede Azul – Rede de Teatros do Algarve e da Rede 5 Sentidos.

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