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“Non più di 10 milioni di abitanti”: la Svizzera vota la stretta sull’immigrazione

Un referendum per limitare il numero degli abitanti prima che questo raggiunga quota 10 milioni. E’ la proposta di legge avanzata dal Partito Popolare Svizzero, corrente populista detentrice della maggior parte dei seggi parlamentari, su cui la popolazione dei cantoni sarà chiamata ad esprimersi questa domenica. I cittadini voteranno per decidere se limitare a 10 milioni il numero dei residenti permanenti entro il 2050, imponendo una stretta sull’immigrazione e rescindendo l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Ue e Svizzera entrato in vigore nel 2002. Un possibile punto di svolta che modificherebbe la Costituzione e, secondo il ministro della Giustizia, Beat Jans, potrebbe provocare una sorta di “Brexit svizzera”, isolando la Confederazione da Bruxelles.

Secondo i promotori, che sottolineano come gli stranieri rappresentino oltre un quarto dei cittadini, la priorità è contrastare “gli effetti negativi dell’immigrazione di massa“, tra cui la carenza di alloggi, l’aumento degli affitti, il sovraffollamento dei treni e la congestione del traffico. In caso di approvazione del testo referendario, se la popolazione dovesse superare i 9,5 milioni prima del 2050, il Consiglio federale e il Parlamento sarebbero obbligati ad adottare provvedimenti nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare, e ad invocare le clausole d’eccezione previste dagli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita demografica. L’attuazione di queste misure metterebbe in discussione la partecipazione svizzera agli accordi di Schengen e di Dublino con l’Ue, compromettendo la cooperazione su sicurezza e accoglienza.

Gli oppositori del progetto hanno soprannominato la proposta “iniziativa del caos“, sostenendo che il disegno anti-immigrazione potrebbe avere ricadute economiche gravi. In prima fila il mondo imprenditoriale, preoccupato per l’aggravarsi della carenza di manodopera e per un possibile deterioramento dei legami economici con l’Europa. Sulla stessa linea anche gli operatori sanitari, secondo cui una riduzione del numero di immigrati potrebbe compromettere i servizi, visto che quasi la metà dei medici che operano sul suolo svizzero è di nazionalità straniera. “È davvero questo il momento giusto per rompere con l’Europa?”, recita uno dei manifesti contro il quesito referendario, con il ritratto di Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping.

Stando agli ultimi sondaggi, la Svizzera sembra spaccata tra il fronte del No e quello del Sì. L’ultima rilevazione fatta dall’istituto gsf.bern dava il primo al 52%, preannunciando un testa a testa serrato. Ma le previsioni più recenti sono state effettuate prima del 28 maggio, giorno in cui un uomo turco-svizzero, armato di coltello, ha ferito tre persone in quello che le autorità hanno definito un atto terroristico. Un episodio che potrebbe mobilitare ulteriori sostenitori in favore di un referendum che potrebbe cambiare la storia elvetica.

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Usa-Iran, accordo mai così vicino. Washington ottimista all’85%, la firma in Svizzera. Teheran: “Un faccia a faccia? Un’illusione americana”

Medio Oriente, Washington neutralizza i droni iraniani nello Stretto di Hormuz. Ma la tregua tra Usa e Teheran è più vicina

Mentre le tensioni nel Golfo Persico restano elevate, si rafforzano i segnali di una possibile svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran. Nelle ultime ore il Comando centrale delle forze armate statunitensi (Centcom) ha reso noto di aver abbattuto diversi droni d’attacco lanciati da Teheran contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. Secondo Washington, il traffico marittimo prosegue regolarmente e il corridoio strategico rimane aperto. Sul fronte diplomatico, però, la prospettiva di un accordo appare più vicina che mai. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il memorandum d’intesa con gli Stati Uniti potrebbe essere firmato “nei prossimi giorni”, inizialmente in forma digitale. “Non siamo mai stati così vicini alla conclusione”, ha affermato, ribadendo che Teheran intende gestire internamente le proprie scorte di uranio altamente arricchito attraverso un processo di diluizione.

Le indiscrezioni indicano la Svizzera, e in particolare l’area del lago di Ginevra, come possibile scenario simbolico della firma. Secondo Reuters, il vicepresidente americano J.D. Vance potrebbe sottoscrivere l’intesa per conto di Washington, mentre l’Iran sarebbe rappresentato dal presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf. Tuttavia, da Teheran arrivano nuove smentite e l’agenzia Fars, vicina ai Pasdaran, definisce “un’illusione americana” l’ipotesi di un incontro faccia a faccia. Intanto il Pakistan, che sta svolgendo un ruolo di mediazione, ha annunciato di aver raggiunto un testo definitivo e condiviso dell’accordo di pace, invitando a non dare credito alle campagne di disinformazione che puntano a sabotare l’intesa. A Washington cresce l’ottimismo: secondo fonti citate da Bloomberg, le possibilità di una firma sarebbero comprese tra l’80 e l’85%.

Leggi anche: Iran-Usa, l’analista: “Possibile svolta in arrivo, ma servirà tempo per equilibrare gli interessi. Ma sul nucleare…”

Restano tuttavia profonde divergenze sui contenuti dell’accordo. Donald Trump rivendica di aver ottenuto lo smantellamento del programma nucleare iraniano, la distruzione del materiale arricchito e la garanzia che Teheran non sosterrà più gruppi armati nella regione. Una versione contestata dalla Repubblica islamica, secondo cui la questione nucleare resterebbe aperta e verrebbe affrontata soltanto nei sessanta giorni successivi alla firma del memorandum. Le tensioni coinvolgono anche Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari, assicurando piena sintonia con Trump, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha escluso un ritiro delle forze israeliane dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza.

Tra annunci, smentite e reciproche accuse, il negoziato resta appeso agli ultimi nodi politici. Ma, dopo mesi di escalation militare e diplomatica, la prospettiva di una tregua appare oggi più concreta che in passato.

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Mondiali, allarme serpenti nei ritiri: la Svizzera si allena accanto alla “Snake Area”, pericoli anche per la Norvegia. “Non provocateli”

Snake area“. È la scritta che compare nella mappa del ritiro della Svizzera a San Diego, dove la nazionale rossocrociata sta preparando i Mondiali in programma dall’11 giugno. A renderlo noto è stata l’Associazione svizzera di football (ASF), che sui social ha pubblicato una panoramica del centro sportivo indicando campi di allenamento, spogliatoi, palestra e una zona espressamente segnalata come off limits a causa della presenza di serpenti a sonagli. Il messaggio che accompagna il post è breve ma eloquente: “Attenzione ai serpenti“, con due emoji che raffigurano proprio un serpente e degli occhi spalancati.

La contea di San Diego, infatti, è considerata una delle zone statunitensi con la maggiore varietà di rattlesnake, che popolano colline, canyon e aree di vegetazione vicine anche a impianti sportivi e centri abitati. Tra le specie più diffuse figura il Southern Pacific rattlesnake (Crotalus oreganus helleri), un serpente generalmente schivo ma dotato di un morso potenzialmente pericoloso. La sua attività aumenta soprattutto durante i mesi più caldi, dalla primavera all’autunno.

Pur non essendo animali aggressivi, i serpenti a sonagli tendono a segnalare la propria presenza attraverso il caratteristico rumore del sonaglio quando si sentono minacciati. Per questo motivo vengono adottate precise misure di prudenza: restare sui percorsi segnalati, evitare di avvicinarsi a rocce e cespugli e ricorrere immediatamente all’assistenza medica in caso di morso. Per una delegazione europea, poco abituata a questo tipo di fauna, si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario.

Secondo quanto riferito da Cronache di Spogliatoio, le autorità locali avrebbero inoltre chiesto alla nazionale svizzera di effettuare gli spostamenti tra il centro sportivo e l’hotel Fairmont Grand Del Mar esclusivamente in autobus, scoraggiando l’utilizzo di mezzi alternativi come le biciclette. Se si avvista un serpente a sonagli, consigliano i siti specializzati, bisogna mantenere una distanza di almeno due metri. Il serpente può colpire a una distanza pari a circa la metà della sua lunghezza corporea.

Anche per la Norvegia c’è il “pericolo serpenti”

La Svizzera, però, non è l’unica squadra ad aver ricevuto raccomandazioni simili. Anche la Norvegia di Erling Haaland, in ritiro a Greensboro, nella Carolina del Nord, è stata avvertita della presenza di serpenti nell’area. Alle persone presenti è stato consigliato di non disturbare né provocare questi animali, particolarmente diffusi nella zona.

Sul sito ufficiale della città si legge infatti che i serpenti Copperhead sono molto comuni nell’est e nel sud-est degli Stati Uniti e particolarmente presenti a Greensboro. L’invito rivolto ai visitatori è chiaro: non tentare di catturarli, non avvicinarli e non interferire in alcun modo con loro, poiché qualsiasi comportamento diverso dal lasciarli indisturbati può risultare estremamente pericoloso. Una situazione che non ha lasciato indifferenti i giocatori norvegesi, tra cui il centrocampista del Sassuolo Kristian Thorstvedt, che avrebbe ammesso di non essere affatto felice di aver scoperto la presenza dei serpenti nei pressi del ritiro.

Campi rovinati, il Giappone cambia due volte sede di allenamento

Serpenti, ma anche fulmini, problemi con i visti e anche campi rovinati. I problemi logistici e organizzativi per le nazionali impegnate ai Mondiali sono diversi e tra quelle coinvolte c’è anche il Giappone che, arrivato in Messico questa settimana per prepararsi al torneo iridato, ha dovuto cambiare campo di allenamento due volte in due giorni a causa delle pessime condizioni del terreno di gioco. Lo riportano i media nipponici, spiegando che inizialmente, i “Samurai Blu” avrebbero dovuto utilizzare il campo del Tigres de Monterrey, ma le sue condizioni sono peggiorate per le piogge dei giorni scorsi, e la squadra si è quindi spostata su una struttura universitaria. Insoddisfatta anche di questa alternativa, la nazionale giapponese ha cambiato ancora, allenandosi infine presso il centro sportivo del CF Monterrey.

“È a causa del maltempo, non possiamo farci nulla. Vogliamo garantire una preparazione ottimale” per i Mondiali, ha dichiarato Masakuni Yamamoto, direttore tecnico della Federcalcio giapponese. Domani la nazionale si trasferirà nel suo ritiro pre-campionato americano a Nashville. “Ci è stato detto che i preparativi stanno procedendo senza intoppi“, ha aggiunto Yamamoto. Il Giappone, inserito nel gruppo F, affronterà l’Olanda nella prima partita il 14 giugno, a seguire Tunisia e Svezia.

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Charlie Chaplin da record: centinaia di sosia del celebre attore e regista sfilano in Svizzera – IL VIDEO

Ben 429 persone vestite con bombette nere, baffi a spazzolino e bastoni da passeggio, si sono riunite durante il decimo anniversario di Chaplin’s World, il museo dedicato alla vita di Charlie Chaplin, a Corsier-sur-Vevey, in Svizzera, il 7 giugno. Il precedente record, stabilito nel 2017, contava 662 persone vestite da “Il Vagabondo”.

La storia di “Il Vagabondo”

“Il Vagabondo”, conosciuto nel mondo anglofono come “The Tramp” e nel nostro Paese come “Charlot”, rappresenta la creazione cinematografica più iconica di Charlie Chaplin. Apparso per la prima volta nel febbraio del 1914, questo importante personaggio ha segnato per sempre la storia del cinema muto, riuscendo nell’impresa rara di unire una travolgente comicità fisica a una critica sociale.

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Crans, le chat di Jessica e Jacques Moretti: “Attenti alle stelline luminose, il Constellation può bruciare” e “L’uscita è bloccata?”

“Se vogliono le stelline luminose, stiano molto attenti. Restate finché non si spengono perché se cadono sul divano o sul pavimento e bruciano la schiuma sul soffitto, il Constel brucia”. È una delle frasi che più hanno colpito investigatori, avvocati e familiari delle vittime durante l’udienza tenutasi venerdì davanti alla procura di Sion sull’incendio del bar Le Constellation di Crans-Montana, la tragedia costata la vita a 41 persone nella notte di Capodanno. A pronunciarla, in una chat WhatsApp con un dipendente, è Jessica Moretti, proprietaria del locale insieme al marito Jacques. Un messaggio che per l’accusa rappresenterebbe un elemento importante per comprendere il livello di consapevolezza dei gestori riguardo al rischio incendio legato alla presenza della schiuma fonoassorbente installata nel locale.

Nel corso dell’interrogatorio è emerso anche un altro messaggio dal contenuto analogo. “Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla mousse, possono bruciare il Constellation”, scriveva ancora Jessica ai dipendenti. Per la procura quelle parole sembrano indicare una conoscenza precisa del pericolo rappresentato da fiamme libere, scintille e materiale infiammabile. Una lettura che i due imprenditori francesi hanno però respinto con decisione. “Si trattava semplicemente di un modo di dire”, hanno sostenuto davanti ai magistrati. Anche il riferimento alle fontanelle luminose utilizzate durante le feste sarebbe stato, secondo la loro versione, soltanto una battuta ironica e non il segnale di una reale preoccupazione. Una spiegazione che non ha convinto la procuratrice aggiunta del Cantone Vallese, Catherine Seppey. Durante l’udienza la magistrata ha infatti affermato di non ritenere “credibile” che i proprietari ignorassero il rischio di incendio connesso alla presenza della schiuma utilizzata nel locale.

Ma non sono soltanto i messaggi sul pericolo delle scintille a pesare sulla posizione dei coniugi Moretti. Tra le conversazioni esaminate oggi ce n’è una che riguarda una delle uscite di emergenza del Constellation. Jacques Moretti scrive a un dipendente: “L’uscita di emergenza del Constellation, di fronte ai bagni, è ancora bloccata?“. La risposta arriva poco dopo: “Sì, la porta è ancora bloccata. Ne abbiamo parlato e no, non lasciamo le porte aperte”.

Per gli inquirenti questo scambio potrebbe suggerire che quell’uscita fosse abitualmente tenuta chiusa, un elemento particolarmente delicato alla luce delle modalità con cui si è sviluppato il rogo e delle difficoltà incontrate da molte persone nel tentativo di mettersi in salvo. Anche su questo punto la difesa ha fornito una spiegazione diversa. Jacques Moretti ha sostenuto che il termine “bloccata” venisse utilizzato con un significato opposto rispetto a quello attribuito dall’accusa, ossia per indicare una porta che doveva rimanere aperta.

Successivamente ha aggiunto che alcuni dipendenti residenti nell’edificio soprastante lasciavano spesso aperta quella porta per accedere più facilmente agli appartamenti, provocando le proteste degli altri condomini. Da qui, secondo il gestore, la necessità di controllarne la chiusura. Resta poi aperto il capitolo relativo a un’altra porta, quella di servizio situata al piano superiore. Secondo quanto emerge dai filmati acquisiti dagli investigatori, sarebbe risultata chiusa in più occasioni, compresa la sera del 31 dicembre. Jessica Moretti ha però escluso di aver mai impartito disposizioni in tal senso.

Le chat mostrate in aula rappresentano uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta sulla tragedia di Capodanno. Per la procura contribuiscono a delineare un quadro di possibili sottovalutazioni dei rischi all’interno del locale. Per i proprietari, invece, si tratta di conversazioni estrapolate dal contesto e interpretate in modo errato. Sarà ora il prosieguo dell’istruttoria a stabilire quale peso attribuire a quelle parole scritte mesi prima della notte in cui il Constellation venne avvolto dalle fiamme, trasformandosi nel teatro di una delle più gravi tragedie avvenute negli ultimi anni in Svizzera.

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Strage di Crans, spunta una fattura sospetta sulla schiuma che alimentò il rogo: Jessica Moretti indagata anche per falso

A cinque mesi dalla tragedia del Constellation, l’inchiesta giudiziaria sul devastante incendio che nella notte di Capodanno ha provocato 41 morti e oltre cento feriti si arricchisce di un nuovo capitolo. Jessica Moretti, proprietaria insieme al marito Jacques del locale di Crans-Montana andato distrutto dalle fiamme, è ora indagata anche per falsità in documenti. La nuova contestazione formulata dalla Procura di Sion non riguarda direttamente le cause dell’incendio ma un documento considerato dagli inquirenti di particolare rilevanza: la fattura relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente che, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe preso fuoco provocando il rapidissimo propagarsi delle fiamme all’interno del sotterraneo del locale.

Secondo gli accertamenti effettuati dagli investigatori svizzeri, il documento presenterebbe anomalie tali da far ipotizzare una falsificazione. Gli inquirenti parlano di alterazioni riconoscibili, modifiche macroscopiche e incongruenze che riguarderebbero persino gli elementi fiscali riportati nella fattura. Il documento, che risulterebbe formalmente emesso da una società tedesca, porta la data del 3 settembre 2015 e indica un importo di 13.464 euro. Tuttavia, secondo la Procura, la fattura conterrebbe elementi incompatibili con la sua presunta origine. Tra questi, la presenza di un’aliquota Iva corrispondente a quella applicata in Francia e non in Germania, particolare che ha contribuito a far nascere i sospetti degli investigatori.

L’ipotesi investigativa è che il documento possa essere stato modificato per ragioni fiscali. Al momento, secondo quanto emerge dagli ambienti giudiziari, non vi sarebbero elementi che colleghino direttamente la presunta falsificazione alla dinamica dell’incendio. Tuttavia, per gli inquirenti il caso assume particolare rilevanza poiché riguarda proprio il materiale che si trova al centro dell’indagine tecnica sulle cause della tragedia.

La nuova accusa

La nuova accusa è emersa nella giornata in cui, a Sion, si è svolta la prima grande udienza di confronto tra Jacques e Jessica Moretti e le numerose parti civili coinvolte nel procedimento. I due coniugi sono arrivati poco dopo le otto del mattino a bordo di un veicolo della polizia senza contrassegni e hanno raggiunto l’edificio universitario dove si stanno svolgendo le audizioni. Si tratta della prima occasione in cui la coppia compare insieme davanti agli investigatori e agli avvocati delle vittime dopo le audizioni separate tenute nei mesi scorsi. L’attesa era particolarmente alta, non soltanto per il peso emotivo dell’incontro ma anche perché molte famiglie sperano di ottenere finalmente chiarimenti su aspetti che continuano a rimanere oscuri.

Tra i più duri nei confronti degli indagati c’è l’avvocato Romain Jordan, che assiste numerose famiglie delle vittime ed è stato incaricato anche dal Governo italiano di rappresentare gli interessi delle famiglie italiane coinvolte nella tragedia. “È stata indagata per una fattura falsa, non una fattura qualsiasi ma la fattura relativa all’acquisto della schiuma”, ha dichiarato il legale all’ingresso dell’udienza. “Ci chiediamo quando inizieremo a ricevere dichiarazioni sincere senza doverci confrontare con documenti falsi. Dove si trova il rispetto per le vittime? Stiamo perdendo un tempo prezioso e facendo giri inutili. Ora bisogna andare avanti e gli indagati devono collaborare”. Parole che riflettono il crescente malcontento delle famiglie, molte delle quali lamentano un atteggiamento considerato poco trasparente da parte dei proprietari del locale. Anche Alfredo Zampogna, legale dei genitori di Chiara Costanzo, una delle vittime italiane del rogo, ha espresso forti perplessità sulla documentazione esaminata dagli investigatori. Secondo l’avvocato, le modifiche presenti nella fattura apparirebbero evidenti e riconducibili ad alterazioni probabilmente apocrife.

Per Antonio Bana, che assiste la famiglia Barosi, la nuova contestazione rappresenta un elemento che potrebbe incrinare ulteriormente la posizione difensiva dei proprietari del locale. «Si stanno evidenziando delle piccole crepe», ha commentato il legale.

La madre della vittima

L’udienza si è svolta in un clima di forte tensione emotiva. Tra i presenti vi era anche Laetitia Brodard-Sitre (al centro della foto), madre di Arthur, il ragazzo di 16 anni morto nel disastro. La donna si è presentata vestita di bianco, con una fotografia del figlio appuntata sul petto. Le sue parole hanno rappresentato uno dei momenti più toccanti della giornata. “Ho perso mio figlio Arthur. Per questo oggi sono vestita di bianco e porto la sua foto sul cuore”, ha detto visibilmente commossa. “Ci sono stati 41 angeli che se ne sono andati. Ci sono ancora 115 feriti, alcuni ricoverati in terapia intensiva, gravemente ustionati, alcuni ancora in shock settico e in condizioni tali da non essere più riconoscibili”. Arthur era considerato una promessa del calcio giovanile svizzero e militava nell’FC Lutry, società del Canton Vaud.

La madre ha spiegato di essere presente non soltanto per lui ma anche per il fratello Benjamin e per tutte le famiglie che continuano a convivere quotidianamente con le conseguenze della tragedia. “Abbiamo bisogno di risposte – ha affermato – Sono passati cinque mesi. In questo periodo abbiamo scoperto molte cose ma voglio ancora capire quale fosse lo stato d’animo di Jacques e Jessica Moretti”. Le aspettative delle parti civili sono elevate, anche se alcuni legali invitano alla prudenza.

L’avvocato Gilles-Antoine Hofstetter ha sottolineato come la natura stessa dell’udienza possa limitare la spontaneità delle dichiarazioni rese dagli indagati. Secondo il legale, il fatto che Jacques e Jessica Moretti vivano insieme rende inevitabile ipotizzare che abbiano avuto modo di confrontarsi ampiamente sulla strategia difensiva e sulla ricostruzione dei fatti. “Siamo all’Everest della collusione”, ha osservato, precisando comunque che si tratta di una situazione del tutto normale per una coppia sposata. L’inchiesta continua intanto a coinvolgere un numero crescente di persone.

La chat sulle candele

Il corteo pirotecnico, andato in scena tante volte al Constellation, prima di Capodanno, non sarebbe stata un’iniziativa ‘spontanea’ dei giovani dipendenti del locale, ma una pratica dettagliatamente organizzata dalla stessa Jessica Moretti come sarebbe emerso oggi durante l’interrogatorio dei proprietari del locale, a cui sono stati fatti sentire degli audio tratti da una chat di Whatsapp in cui la titolare dà precise istruzioni ai camerieri sulla coreografia. Compresi due audio di questo tenore: “Avrei gradito che si facesse” o “potreste farlo”. Questi documenti, che hanno portato Jessica alle lacrime in ricordo della giovane Cyanne Panine, la ragazza che era stata indicata come colei che aveva inconsapevolmente generato l’incendio ed è poi deceduta, contrastano con la versione sempre sostenuta dagli imprenditori francese. “Non abbiamo mai obbligato nessuno”, ha ribadito oggi la donna. “Era una consuetudine, – ha ammesso – ma quando si svolgeva la sfilata c’erano sempre due camerieri che erano preparati a gestire la situazione”.

Il punto sulle indagini

Attualmente sono quattordici gli indagati nell’ambito del procedimento penale aperto dalla magistratura svizzera per omicidio colposo, lesioni personali per negligenza e incendio colposo. Tra loro figurano non soltanto i proprietari del locale ma anche funzionari pubblici, dipendenti comunali ed ex amministratori che, a vario titolo, avrebbero avuto responsabilità nei controlli e nelle autorizzazioni legate all’attività. Jacques Moretti era stato arrestato il 9 gennaio scorso e successivamente rimesso in libertà il 23 gennaio dopo il pagamento di una cauzione di 200 mila franchi svizzeri. Ora la nuova contestazione per falso documentale apre un ulteriore fronte giudiziario che rischia di complicare ulteriormente una vicenda già estremamente complessa.

Sul piano processuale la presunta falsificazione della fattura potrebbe non avere un impatto diretto sull’accertamento delle responsabilità per l’incendio. Sul piano investigativo e simbolico, però, il documento assume un peso molto diverso. Per le famiglie delle vittime rappresenta infatti un nuovo elemento che alimenta dubbi sulla trasparenza della ricostruzione finora fornita dai proprietari del locale. Ed è proprio questo il punto che emerge con maggiore forza dalla lunga giornata di Sion: mentre la magistratura continua a cercare le responsabilità della tragedia che ha sconvolto la Svizzera e gran parte dell’Europa, le famiglie delle 41 vittime chiedono soprattutto una cosa: la verità.

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Mondiali, Embolo bloccato al gate: “Non ha l’autorizzazione, servono altre verifiche”. la Svizzera parte per gli Usa senza di lui

La Svizzera è partita per i Mondiali negli Stati Uniti, ma senza uno dei suoi 26 convocati. L’attaccante Breel Embolo – giocatore di grande importanza per la selezione elvetica – non ha potuto imbarcarsi a causa di problemi con l’autorizzazione ESTA. L’attaccante all’ultimo momento è stato bloccato prima di salire sul volo Swiss LX 40, diretto a Los Angeles. Il motivo? A spiegarlo è la Federazione: “L’autorizzazione ESTA del giocatore – indica l’Associazione svizzera di football – risultava approvata in mattinata, ma alle 10.30 siamo stati informati che per il dossier si sono rese necessarie ulteriori verifiche“. Non è chiaro il motivo di tali approfondimenti. “Siamo in contatto con le autorità competenti e partiamo dal principio che Breel raggiungerà la squadra già oggi o al più tardi domani”, ha spiegato la Federazione.

La Federazione calcistica svizzera (SFV) ha comunicato la notizia, spiegando che l’ingresso del giocatore era stato inizialmente approvato, ma che le autorità statunitensi hanno successivamente comunicato che la richiesta è ancora in fase di valutazione. Il 21 aprile scorso l’attaccante era stato condannato in via definitiva dai tribunali svizzeri, con pena sospesa, per molteplici minacce proferite nel 2018 durante un alterco a Basilea, quando giocava ancora in Svizzera.

Nato in Camerun, l’attaccante del Monaco ha collezionato 85 presenze e segnato 23 gol con la nazionale elvetica. Il Mondiale del 2026 sarà il suo terzo. La Svizzera è inserita nel Gruppo B insieme a Canada, BosniaErzegovina e Qatar e punta a migliorare il suo miglior risultato di sempre, ovvero il raggiungimento dei quarti di finale. Intanto l’account ufficiale della nazionale svizzera ha postato una foto in aereo con tutti i giocatori, scrivendo: “Un posto vuoto, ma non per molto. Ci vediamo presto Breel Embolo”. Anche i suoi compagni hanno deciso di prenderlo in giro, in particolare il difensore dell’Inter Manuel Akanji, che ha pubblicato una foto nelle storie Instagram insieme a Xhaka e Okafor, disegnando a mano un omino e taggando proprio Embolo.

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