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Primeira-ministra da Itália conversa com líderes do G7 sobre parar de fumar

A primeira-ministra da Itália, Giorgia Meloni, conversou sobre parar de fumar com outros líderes do G7, enquanto se preparavam para se reunir para uma das reuniões da Cúpula na França.

No início de outubro de 2025, o presidente turco Tayyip Erdogan disse a Meloni que ela precisava parar de fumar, à margem de uma cúpula sobre Gaza.

O presidente francês Emmanuel Macron, que estava perto deles, disse que isso era impossível, enquanto Meloni respondeu dizendo que sabia que deveria abdicar do hábito.

O G7 é a abreviação de Grupo dos Sete, uma organização informal de líderes de algumas das maiores economias do mundo: Canadá, França, Alemanha, Itália, Japão, Reino Unido e Estados Unidos.

Os países integrantes do grupo se reúnem anualmente em uma cúpula para discutir questões urgentes no cenário global e coordenar políticas. A segurança internacional e a economia global são frequentemente tópicos de discussão. Este ano, o foco se dividiu entre o conflito no Oriente Médio e a guerra na Ucrânia.

Ao contrário das organizações internacionais formais, o G7 não possui qualquer estrutura administrativa permanente.

A Cúpula deste ano começou na segunda-feira (15) e vai terminar nesta quarta-feira (17).

Entenda o que é a Cúpula do G7

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Patriarch Bartholomew Meets President Erdogan on Halki Seminary Reopening

Meeting between Erdogan and Ecumenical Patriarch Bartholomew on the Halki Seminary reopening centered on concrete steps to revive the historic institution.
The meeting between Erdogan and Ecumenical Patriarch Bartholomew on the Halki Seminary reopening centered on concrete steps to revive the historic institution. Credit: Presidency of the Republic of Türkiye/X

Ecumenical Patriarch Bartholomew and Turkish President Recep Tayyip Erdogan held a highly anticipated meeting on Tuesday in Ankara to discuss the prospective reopening of the Holy Theological School of Halki.

According to an official statement from the Ecumenical Patriarchate, the discussions were held in a “cordial atmosphere,” focusing on long-standing issues concerning the Greek Orthodox community in Istanbul. Most notably, the dialogue centered on concrete steps to revive the historic seminary, a process now being actively negotiated among Turkey’s Ministry of National Education, the Council of Higher Education (YÖK), and the Patriarchate.

While the meeting marks a significant diplomatic thaw domestically, insiders note that the sudden momentum behind the talks is deeply tied to political pressure radiating from Washington, specifically via US President Donald Trump, who is expected to visit Ankara (and, perhaps, Athens) in July.

The Washington catalyst

The groundwork for Tuesday’s breakthrough was largely laid during a high-stakes, two-hour meeting at the White House between President Trump and President Erdogan last September. During their joint Oval Office press conference, the reopening of Halki was thrust into the international spotlight as a major bargaining chip in US–Turkey relations.

President Trump revealed that he had personally hosted Ecumenical Patriarch Bartholomew at the White House just days prior, when the leader of global Orthodoxy requested American intervention. “The Greek Orthodox Church was here and they would really like some help, and I said I would bring it up,” Trump told reporters with Erdogan sitting beside him.

Erdogan publicly acknowledged to reporters that the reopening of Halki was on the table, stating that Turkey was “ready to do whatever we can on our side” following direct coordination with Patriarch Bartholomew.

Halki Seminary: A decades-old wound

The Holy Theological School of Halki, perched atop a hill on the island of Heybeliada near Istanbul, has been a painful point of contention for over half a century. Established in 1844, it served as the main theological school for the Ecumenical Patriarchate of Constantinople, training generations of Orthodox bishops and Patriarchs.

However, in 1971, the seminary was forced to shut its doors after the Turkish parliament passed a law banning private institutions of higher education, effectively nationalizing or closing religious schools. For fifty-five years, the closure has throttled the Ecumenical Patriarchate’s ability to train new clergy locally, threatening the long-term survival of the spiritual center of the world’s three hundred million Orthodox Christians.

Related: Greek Orthodox Halki Seminary in Turkey Nears Inauguration Despite Uncertainty

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La represión de la oposición en Turquía amenaza con impedir cualquier alternativa a Erdogan

Dos líderes, dos portavoces, dos direcciones paralelas... La principal formación de la oposición en Turquía, el Partido Republicano del Pueblo (CHP), se ha sumido en la división tras la decisión de la Judicatura de deponer a su dirección y reinstaurar al anterior jefe de la organización socialdemócrata, Kemal Kiliçdaroglu. Supone una maniobra tras la que muchos analistas ven un paso más en la estrategia de reprimir toda alternativa viable al presidente Recep Tayyip Erdogan. Tras más de dos décadas rehaciendo el Estado a su imagen y semejanza, el mandatario busca ahora conformar una oposición leal y a su medida.

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© NECATI SAVAS (EFE)

Özgür Özel, líder del partido opositor CHP, durante un acto de la formación el 9 de junio en Ankara.
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Libia e Hormuz, la doppia mossa di Erdogan per rovesciare il tavolo

Quali sono i piani turchi in Libia? Come si intrecciano le proiezioni di Ankara a Tripoli con la decisione di Turchia e Arabia Saudita di rilanciare la Ferrovia dell’Egira e, quindi, attraversare Siria e Giordania fino all’Arabia Saudita e all’Oman, collegando l’Europa al Medio Oriente? Il dossier energetico relativo alla crisi di Hormuz come potrà evolversi nel Mediterraneo, anche al fine di evitare l’influenza iraniana? Sono alcuni interrogativi che vanno posti alla luce dell’attivismo di Ankara che si mescola con le esigenze dei Paesi limitrofi, Italia in primis, in quella fascia di Paesi che va da Gibilterra al Bosforo. Punto di partenza, situazione in Libia, con la pianificazione tra Tripoli e Tobruk.

Della questione hanno discusso il capo dell’Alto Consiglio di Stato (Hcs), Mohammed Takala, assieme al direttore generale per il Nord e l’Est Africa presso il ministero degli Affari Esteri turco, Ali Onaner, alla presenza del primo vicepresidente Hassan Habib, del secondo vicepresidente Mousa Faraj e dell’Ambasciatore turco in Libia, Guven Begec. L’obiettivo è da parte di entrambi i soggetti rafforzare la cooperazione in vari settori, anche alla luce della situazione politica in Libia, che necessita di una maggiore stabilità e di un consenso nazionale globale che porti a conclusione le fasi di transizione.

Di contro, la pressione turca si manifesta anche a Tobruk, come dimostra l’incontro tra il comandante libico Saddam Haftar e la stessa delegazione turca per rafforzare i legami bilaterali e la ricostruzione. Onaner ha un chiaro mandato dal presidente Recep Tayyip Erdogan: trovare la quadra tra i vecchi nemici che sono di “stanza” a Tripoli e Tobruk e provare ad immaginare una formula che eviti contrasti e violenze. In questo senso la cooperazione congiunta per la ricostruzione è fondamentale, anche perché da questo elemento deriverebbe un impatto positivo sulla sicurezza regionale nel Mediterraneo.

Ma c’è dell’altro che si ritrova nel binomio energia e ferrovia. Lo storico progetto ferroviario dell’Hejaz è al centro dell’impegno turco grazie a un accordo con l’Arabia Saudita, dopo l’ok di Siria e Giordania. Così la cooperazione ferroviaria non solo potrebbe contribuire a rilanciare il progetto di collegamento dell’Hejaz, ma si candiderebbe a far diventare la Turchia il principale hub di transito tra il Golfo e l’Europa, tramite una base logistica ferroviaria che diventerebbe un crocevia fondamentale mentre la crisi nello stretto non accenna a stemperarsi.

Il ministro dei Trasporti turco Abdulkadir Uraloglu si è recato a Riyadh martedì per colloqui con i suoi omologhi sauditi, osservando che in questo momento delicato che la regione sta attraversando, il funzionamento ininterrotto del commercio e della catena logistica è diventato più critico che mai. “In questo periodo, rimuovere gli ostacoli che si frappongono al settore dei trasporti è una necessità strategica”, aggiungendo che Ankara mira ad attivare le vie di trasporto attraverso Siria, Giordania e Iraq. Infatti i due viaggi di prova, passando per l’Iraq, hanno dimostrato la fattibilità di questa rotta.

In prospettiva, la ferrovia potrebbe spingersi fino all’Oman e all’Oceano Indiano, così da creare un corridoio commerciale alternativo che aggiri lo Stretto di Hormuz.

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