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Plus Ultra, indagate anche le due figlie di Zapatero: “Gestivano una società che facilitava i flussi di denaro”

Il caso di riciclaggio che ha coinvolto l’ex capo del governo socialista spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, ora rischia di travolgere anche la sua famiglia. Il giudice José Luis Calama che guida le indagini sul caso Plus Ultra ha deciso di convocare in qualità di indagate anche le figlie del politico accusato, tra le altre cose, di traffico di influenze e riciclaggio di denaro. Così nel registro degli indagati sono finite Alba e Laura Rodríguez Espinosa, insieme anche alla segretaria dell’ex leader socialista, Gertrudis Alcázar, che gestiva la sua posta elettronica.

Il coinvolgimento delle due figlie di Zapatero dipende direttamente dalla decisione di Calama di allargare l’inchiesta anche alla società di famiglia Whathefav, gestita dalle due donne, che secondo l’accusa ha svolto un ruolo determinante nelle operazioni di movimento di denaro, occultazione e agevolazione di operazioni per mettere in piedi il sistema per il quale il padre è stato indagato. Zapatero, sentito dagli inquirenti, ha dichiarato che la società è estranea ai fatti e che si occupava solo della redazione di report di consulenza o dello sviluppo di piani di comunicazione per alcune delle aziende con cui collaborava. Versione che non ha convinto però la Procura Anticorruzione secondo cui la società veniva usata per trasferire denaro a Zapatero. Convinzione che potrebbe essere maturata dopo la perquisizione della sede societaria e il sequestro di materiali del 19 maggio scorso.

Ciò che ha fatto insospettire chi indaga è il fatto che le fatture emesse dalla società Análisis Relevante, controllata dall’imprenditore amico di Zapatero, Julio Martínez Martínez, a quella gestita dalle figlie dell’ex capo di governo socialista riportino una dicitura generica senza specificare i servizi realmente forniti. Un modo, sostiene chi indaga, per coprire il fatto che si trattava di semplice trasferimento di denaro.

Per quanto riguarda la posizione della segretaria, Gertrudis Alcázar, la procura sostiene che la donna faccia parte del meccanismo che permetteva al sistema corruttivo di funzionare. Proprio come Cristóbal Cano, dipendente di Julio Martínez Martínez. In alcune email intercettate in cui una persona identificata come “Gertru” si consulta con Cristóbal in merito all’emissione di una fattura di 20mila euro “chiedendo espressamente se emettere un’unica fattura o più fatture e richiedendo indicazioni sulle voci da includere”.

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Droni su Mosca, le esplosioni e le fiamme: le immagini del raid ucraino sulla capitale russa

Una raffica di droni sui cieli di Mosca. Poi i boati. L’Ucraina ha sferrato un massiccio attacco su tutta la Russia, 555 droni secondo le stime, e tra i bersagli più colpiti c’è la capitale della Federazione. Fiamme e nubi nere e dense coprono l’orizzonte in direzione della raffineria di petrolio che si trova alle porte della città. Le persone sono scese in strada, anche perché alcuni dei velivoli senza pilota dell’esercito ucraino hanno preso di mira pure edifici civili. Si tratta del più potente attacco su Mosca dall’inizio della guerra e avviene proprio nei giorni in cui sia a Bruxelles che a Kiev si è parlato della possibile apertura di un negoziato diretto tra le parti per mettere fine alla guerra. “Questi bombardamenti non favoriscono un incontro tra Putin e Zelensky“, ha avvertito il Cremlino che, però, nelle stesse ore aveva ordinato un pesante attacco missilistico sulla capitale ucraina.

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Israele, il ministro degli esteri Saar: “Stop contatti con la rappresentante Ue Kallas, ci paragona all’apartheid”

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sàar, ha annunciato in un post su X l’interruzione di ogni contatto con l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas. “Agisce ormai da tempo in modo ossessivo e con palese ingiustizia nei confronti dello Stato di Israele. Recentemente è stato reso noto che, durante la sua visita in Messico, ha paragonato Israele al regime razzista dell’apartheid che esisteva in Sudafrica. Sono grato ai numerosi rappresentanti eletti europei che hanno condannato questa grave dichiarazione. Tuttavia, ad oggi, da parte sua non è stata rilasciata alcuna smentita, chiarimento o risposta in merito a questa grave dichiarazione”, ha scritto Saar. “Pertanto”, ha aggiunto, “in qualità di ministro degli Esteri dello Stato di Israele non ho altra scelta che interrompere ogni contatto con la signora Kallas fino a quando non ritratterà la calunnia di cui ha accusato l’unico Stato ebraico al mondo, che è anche l’unica democrazia del Medioriente”. “E questo è proprio ciò che sto facendo”, ha concluso.

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Usa-Iran, Trump firma l’accordo davanti alle telecamere a Versailles. Teheran conferma. Pakistan: “Hormuz subito riaperto”

Uno spettacolo immortalato dalle telecamere nella reggia di re Luigi XIV. Donald Trump ha firmato il “memorandum of understanding” per mettere fine alla guerra con l’Iran mentre era a cena con Emmanuel Macron a Versailles. La firma è avvenuta “digitalmente” e ora il memorandum è in vigore. “Il testo del memorandum d’intesa di Islamabad è stato finalizzato con le firme dei presidenti – ha confermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghai -. Ora è il momento di testare l’attuazione di questo accordo”.

La Casa Bianca ha pubblicato il video della firma. Il presidente è seduto a tavola fra il presidente francese e la moglie Brigitte. Una volta firmato il documento, si sente Macron dire “bravo” prima di applaudire e stringere la mano al segretario di Stato Marco Rubio, che si trovava in piedi alle spalle del capo della Casa Bianca. Il presidente ha quindi consegnato il documento a Rubio e Macron gli ha detto “great job“, “ottimo lavoro”, prima di applaudirlo nuovamente.

Sulle firma dell’intesa nelle ultime ore si erano rincorse diverse notizie. Nei giorni scorsi un funzionario americano aveva riferito che sia Trump che J.D. Vance avevano firmato virtualmente l’accordo, e lo stesso aveva fatto il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Ora invece l’amministrazione ha fatto sapere che ill tycoon non aveva firmato di persona ma che aveva solo assistito alla firma da parte del vicepresidente. “Domenica il memorandum of understanding è stato firmato digitalmente da Vance e Ghalibaf alla presenza di Trump. Ora è stato firmato da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian“, ha spiegato un funzionario.

Il Pakistan, con il sostegno del co-mediatore Qatar, ospiterà venerdì in Svizzera la cerimonia ufficiale di firma dell’accordo. Lo ha dichiarato – come riporta l’agenzia Anadolu – il primo ministro Shehbaz Sharif. Secondo Baghai tuttavia una cerimonia per la firma “non ha davvero senso“, dopo che è stata fatta digitalmente.

Nel confermare in un post su X che il “memorandum d’intesa di Islamabad è stato firmato elettronicamente” dai presidenti di “entrambi i Paesi”, il premier pachistano Shehbaz Sharif afferma che l’accordo “entrerà in vigore con effetto immediato e, come primo passo, la repubblica islamica dell’Iran riaprirà immediatamente lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti d’America revocheranno subito il blocco navale“.

I democratici al Congresso degli Stati Uniti chiedono che Rubio li informi sull’accordo con l’Iran. “Anche se diamo il benvenuto alla spinta verso la diplomazia, l’amministrazione deve offrire al Congresso ulteriori dettagli”, è la richiesta contenuta in una lettera di tre pagine inviata al capo della diplomazia Usa dai deputati Gref Meeks, Jim Haines e Adam Smith.

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Tregua anche in Libano, 300 miliardi Usa per la ricostruzione, il programma nucleare di Teheran: il testo integrale del memorandum Usa-Iran

Stop allo scontro bellico tra Usa e Iran, anche in Libano, graduale eliminazione delle sanzioni e sblocco dei beni congelati alla Repubblica Islamica, un piano per la futura gestione dello Stretto di Hormuz e, ovviamente, la questione del nucleare iraniano ancora da delineare completamente. Sono solo alcuni dei punti contenuti nel Memorandum of understanding che i rappresentanti di Washington e Teheran si apprestano a firmare venerdì. Un’intesa che rappresenta un punto di partenza per arrivare a un accordo di pace che ottenga l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che gli Stati Uniti hanno diffuso integralmente. Ecco il testo completo.

Paragrafo 1
Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran e i loro alleati nell’attuale guerra, con la firma del presente M.O.U. (Memorandum d’Intesa), dichiarano l’immediata e permanente cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, e si impegnano sin d’ora a non iniziare alcuna guerra o alcuna operazione militare l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza l’uno contro l’altro e dal garantire l’integrità territoriale e la sovranità del Libano. L’accordo finale confermerà la cessazione permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e le altre disposizioni del presente paragrafo.

Paragrafo 2
Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnano a rispettare reciprocamente la rispettiva sovranità e integrità territoriale e ad astenersi dall’interferire negli affari interni l’uno dell’altro.

Paragrafo 3
Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnano a negoziare e a raggiungere l’accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabili con mutuo consenso.

Paragrafo 4
Immediatamente dopo la firma del presente M.O.U., gli Stati Uniti d’America inizieranno la rimozione del proprio blocco navale e di qualsiasi disturbo o impedimento contro la Repubblica Islamica dell’Iran e porranno completamente fine al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico delle navi sarà proporzionato ai livelli di traffico precedenti alla guerra che verranno ripristinati dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti d’America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle vicinanze della Repubblica Islamica dell’Iran entro 30 giorni dall’accordo finale.

Paragrafo 5
Con la firma del presente M.O.U., la Repubblica Islamica dell’Iran adotterà, impiegando i propri migliori sforzi, disposizioni per il passaggio sicuro delle navi commerciali, senza alcun addebito, per soli 60 giorni dal Golfo Persico al Mare dell’Oman e viceversa. Il traffico delle navi commerciali inizierà immediatamente e, considerando la necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di effettuare lo sminamento da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, sarà ripristinato entro 30 giorni. La Repubblica Islamica dell’Iran condurrà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in discussione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, in conformità al diritto internazionale applicabile e ai diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz.

Paragrafo 6
Gli Stati Uniti d’America si impegnano, insieme ai partner regionali, a sviluppare un piano definitivo e concordato reciprocamente, con almeno 300 miliardi di dollari statunitensi, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell’Iran. Il meccanismo per l’attuazione di tale piano sarà finalizzato come parte dell’accordo finale entro 60 giorni. Tutte le licenze, deroghe e autorizzazioni necessarie per le pertinenti transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d’America.

Paragrafo 7
Gli Stati Uniti d’America si impegnano a porre fine a tutti i tipi di sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell’A.I.E.A. e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato nell’ambito dell’accordo finale. La Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America riconoscono l’importanza critica della questione della cessazione delle sanzioni sopra menzionata ed esprimono l’intenzione di affrontare immediatamente tali questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco su di esse.

Paragrafo 8
La Repubblica Islamica dell’Iran riafferma che non procurerà né svilupperà armi nucleari. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran hanno concordato di risolvere la destinazione del materiale arricchito immagazzinato secondo un meccanismo che sarà concordato reciprocamente in conformità con il calendario menzionato nel Paragrafo 7, con la metodologia minima consistente nella diluizione in loco sotto la supervisione dell’A.I.E.A. Le due parti hanno inoltre concordato di discutere la questione dell’arricchimento e altre questioni concordate reciprocamente relative alle esigenze nucleari della Repubblica Islamica dell’Iran, sulla base del quadro normativo che sarà concordato nell’accordo finale. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente paragrafo. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran riconoscono l’importanza critica delle questioni nucleari sopra menzionate ed esprimono l’intenzione di affrontarle immediatamente nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco su di esse.

Paragrafo 9
In attesa dell’accordo finale, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concordano di mantenere lo status quo. La Repubblica Islamica dell’Iran manterrà l’attuale status quo del proprio programma nucleare e gli Stati Uniti d’America non imporranno nuove sanzioni e non dispiegheranno ulteriori forze nella regione.

Paragrafo 10
Gli Stati Uniti d’America si impegnano affinché, immediatamente dopo la firma del presente M.O.U. e fino alla cessazione delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti emetta deroghe per l’esportazione del petrolio greggio iraniano, dei prodotti petroliferi e dei derivati, nonché di tutti i servizi associati, comprese le transazioni bancarie, le assicurazioni, i trasporti, ecc.

Paragrafo 11
Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rendere pienamente disponibili all’uso i fondi e i beni congelati o soggetti a restrizioni della Repubblica Islamica dell’Iran al momento dell’attuazione del presente M.O.U. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concorderanno reciprocamente le procedure relative allo sblocco di tali fondi durante i negoziati. Tali fondi, sia che restino nel conto originario sia che vengano trasferiti, dovranno essere resi pienamente utilizzabili per il pagamento a qualsiasi beneficiario finale designato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rilasciare tutte le licenze e le autorizzazioni necessarie a tal fine.

Paragrafo 12
Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concordano che sarà istituito un meccanismo esecutivo per monitorare l’efficace attuazione del presente M.O.U. e il futuro rispetto dell’accordo finale.

Paragrafo 13
Dopo la firma del presente M.O.U. e subordinatamente all’inizio dell’attuazione dei Paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11 del presente M.O.U., nonché alla continua attuazione di tali misure, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran avvieranno negoziati riguardanti l’accordo finale esclusivamente sugli altri paragrafi.

Paragrafo 14
L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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G7, Licheri (M5s): “Si conferma l’impalpabilità della Ue, non siamo contemplati nella riconfigurazione dell’ordine mondiale”

“È un vertice che continua a confermare l’impalpabilità dell’Europa. Non riusciamo a uscire da questa condizione di impercettibilità politica, nella consapevolezza che siamo davanti a una riconfigurazione dell’ordine mondiale e l’Europa non è contemplata“. Così il senatore del M5s Ettore Licheri, in una rilasciata a Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, commenta il G7 a Évian-les-Bains, in Francia. Al tavolo siedono i leader di Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Canada, Giappone e l’Unione Europea, in un contesto segnato dalle tensioni in Ucraina e dalle recenti evoluzioni nel Medio Oriente.

Licheri sottolinea che l’Europa resta ai margini del nuovo assetto globale: “Dobbiamo essere consapevoli di questo, l’Europa non fa parte di questo progetto di ricostruzione dell’ordine mondiale”..
Secondo il parlamentare, quando Trump ha ridotto l’attenzione sul conflitto russo-ucraino, anche a causa degli eventi nello Stretto di Hormuz, si è aperta una finestra di opportunità che l’Europa avrebbe potuto cogliere per riprendere un ruolo di protagonista inizialmente negato. “C’è stata una dichiarazione pubblica da parte di Putin che invitava l’Europa a trovare un inviato speciale – ricorda Licheri – Sapete da quanti anni il M5s cerca di sposare questa svolta negoziale, non accettando che la strategia bellicista del gonfiare l’Ucraina di armi e di soldi possa essere una strada che porti a una soluzione”.
Per il senatore serviva indicare un delegato di pace: “Noi non siamo riusciti ancora oggi a nominare come Unione Europea un inviato di pace, questo dà la cifra dell’irrilevanza internazionale che in questo momento ha l’Europa”.

Licheri invita a non illudersi su un appoggio incondizionato agli Stati Uniti, tenendo conto del rapporto tra Trump e Putin: “Se noi non capiamo che Trump è contro l’Occidente e riconosce come interlocutore Putin e se l’Europa invece è contro Putin, allora siamo dentro un fatto paradossale”.
E aggiunge: “Noi non possiamo pensare in questo momento di poter reggere solo ed esclusivamente sull’alleanza atlantica storica che pure deve essere mantenuta, deve essere difesa, deve essere conservata, perché l’America in questo momento è al suo punto più basso di influenza e di prestigio internazionale e siccome la politica estera è una scienza quasi esatta, questa perdita di influenza, questa perdita di prestigio americano la pagheremo anche noi occidentali, nel bene o nel male“.

Sul cambio di rotta di Trump rispetto all’Ucraina, Licheri mantiene cautela: “Vediamo se dura, aspettiamo domani, perché lui ci ha già abituato a questi saliscendi così vertiginosi”.
Ribadisce che non può esserci una pace giusta senza l’Europa al tavolo: “Dobbiamo considerare l’Ucraina parte del continente europeo, il che non significa ovviamente consentirle una procedura accelerata di ingresso all’Unione Europea, perché gli standard democratici valgono per tutti e anche per l’Ucraina. Però certamente, se noi riuscissimo a imboccare quella svolta negoziale, probabilmente potremmo salvare o comunque proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina molto meglio di quanto possa fare Trump“.

Sulla possibile missione italiana per sminare lo Stretto di Hormuz, Licheri esprime sostegno di principio ma invita alla prudenza: “L’iniziativa è sicuramente positiva, va in direzione di una stabilità di quel quadrante, tutto ciò che va in direzione della pace, il M5s lo accoglie con favore, anzi lo sostiene, però prudenza e cautela, perché stiamo andando in una zona di guerra, non abbiamo ancora una tregua, abbiamo semplicemente un’intesa temporale di soli 60 giorni”.
Il senatore pone domande concrete sulle garanzie: “È necessario capire se avremo una copertura internazionale, se saremo dentro una cornice internazionale, se ci sono le Nazioni Unite, se non ci sono, dobbiamo capire quali sono le catene di comando, quali sono le regole d’ingaggio. Tanto per essere chiari, se qualcuno spara contro una nave italiana, noi possiamo rispondere al fuoco? La risposta sarà concertata, a livello collegiale?”.

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Fonti Ue: “Il Consiglio europeo ha avviato canali diplomatici con la Russia per aprire un tavolo negoziale”

I messaggi velati, i tira e molla e gli ammiccamenti delle scorse settimane tra Russia, Unione europea e Ucraina hanno portato a dei risultati. Secondo un alto funzionario Ue, il Consiglio europeo, nella figura del suo presidente Antonio Costa, ha avviato “canali diplomatici” telefonici con il Cremlino nel tentativo di stabilire e mantenere contatti per arrivare alla fine del conflitto. “Nelle scorse settimane – dice – sono stati effettuati brevi contatti a livello diplomatico per aprire canali di comunicazione, ma non si è discusso nulla di sostanziale”.

I segnali che qualcosa nella postura dei vari attori protagonisti stesse cambiando lo si era capito già dalla lettera aperta di Volodymyr Zelensky con la quale si chiedeva a Vladimir Putin un incontro. La volontà di Kiev è stata messa nero su bianco, mentre rimaneva sospesa quella di Mosca. Che però, il 27 maggio, nel corso della visita di Stato del presidente ad Astana, in Kazakistan, si era esposta col portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. E il messaggio, questa volta, era diretto proprio alle cancellerie europee: “La Russia e il presidente Putin sono aperti ai negoziati con l’Ue, ma gli europei stanno iniziando solo ora a prepararsi”, aveva detto.

Per la fonte, “in qualsiasi scenario futuro l’Ue ha interessi specifici che dovranno essere difesi, pertanto è importante aver stabilito canali diplomatici con la Russia. L’Ue non è un mediatore. Sostiene l’Ucraina nei suoi sforzi per raggiungere una pace giusta e duratura”. Tradotto: l’Unione europea non può limitarsi a fare il padrone di casa in un ipotetico negoziato tra Mosca e Kiev, ma è parte interessata dalle conseguenze del conflitto e dai termini di un futuro accordo. Prima cosa perché si tratta di una guerra combattuta ai suoi confini, secondariamente perché l’Ucraina sta procedendo nel suo percorso di adesione all’Ue.

Zelensky ha capito che la presenza di Bruxelles al tavolo potrebbe facilitare il buon esito di futuri colloqui. Così “ha invitato l’Europa ad assumere un ruolo più attivo nel creare le condizioni per facilitare i negoziati di pace. Nelle scorse settimane, il presidente Antonio Costa si è coordinato strettamente con i leader europei su un possibile coinvolgimento con la Russia e sulle questioni da discutere al momento opportuno”.

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“I am the boss”, “Il capo sono io”: così Trump si presenta alla riunione del G7 di Evian

I am the boss“, “il capo sono io”: così stamattina ha esclamato Donald Trump avvertendo del suo arrivo al tavolo della riunione del G7 di Evian dedicata allo sviluppo internazionale. Il presidente americano, vedendo gli altri collleghi capi di stato e di governo già seduti, si è rivolto a loro con il suo “I’m the boss”, poi sorridendo si è seduto al suo posto. Nell’arrivare al tavolo, ha stretto la mano al presidente francese, Emmanuel Macron, che – in inglese – gli ha chiesto “come va?”. In un altro scambio con i leader, in mattinata, Trump si era lamentato che nella sala delle riunioni faceva troppo caldo.

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Iran-Usa, ecco i 14 punti dell’accordo: per Teheran via tutte le sanzioni, ok all’export del petrolio e fondi per 300 miliardi

L’emittente televisiva saudita Al Arabiya ha ottenuto la bozza del “memorandum d’intesa” raggiunto da Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. Il testo, sul quale ancora non sono giunte conferme da Washington e Teheran, contiene 14 punti e prevede un cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’impegno a non produrre armi nucleari e la revoca delle sanzioni statunitensi con un piano di sostegno economico da 300 miliardi di dollari.

1. La Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati nella guerra in corso, dichiarano, con la firma del presente Memorandum d’intesa, la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, e si impegnano a non intraprendere d’ora in poi alcuna azione ostile l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e dei restanti articoli.

2. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altro e ad astenersi dall’interferire negli affari interni dell’altro.

3. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo definitivo entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.

4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale e ad evitare qualsiasi interferenza o ostruzione nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni alla sua piena capacità; il traffico navale dovrà essere proporzionale al volume di traffico prebellico da parte della Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo definitivo.

5. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente le misure necessarie per garantire che il transito delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa riprenda entro 30 giorni ai livelli prebellici, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e di neutralizzare le mine da parte dell’Iran.

6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai loro partner regionali, a creare un piano globale concordato da entrambe le parti per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo un finanziamento di almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, nell’ambito dell’accordo finale, sarà definito entro 60 giorni.

7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le tipologie di sanzioni attualmente in vigore nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), nonché a tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie che secondarie.

8. La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che il destino del materiale arricchito e il destino di tutte le altre questioni nucleari di comune accordo, comprese le esigenze nucleari dell’Iran, saranno adeguatamente affrontati in un accordo finale; l’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo.

9. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa di un accordo definitivo, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul suo programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni all’Iran né rafforzeranno le proprie forze nella regione.

10. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data di revoca delle sanzioni, deroghe per le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi correlati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.

11. Gli Stati Uniti si impegnano a garantire che, alla luce dei progressi compiuti nei negoziati per raggiungere un accordo definitivo, i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica Islamica dell’Iran saranno sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, siano essi detenuti nel conto principale o trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento finale ai beneficiari determinato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari a tal fine.

12. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano sulla creazione di un meccanismo di attuazione per sovrintendere alla corretta implementazione e al futuro rispetto dell’Accordo finale.

13. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa e dopo aver ricevuto garanzie circa l’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa e la continua attuazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale esclusivamente in relazione ai restanti articoli.

14. L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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Cisgiordania, coloni israeliani incendiano due moschee a nord di Ramallah: sui muri scritte razziste

Un escalation di violenza senza fine quella dei coloni israeliani nei territori occupati palestinesi. Ieri un gruppo di loro ha dato fuoco all’ingresso di due moschee nei villaggi di Jaljulia e Mazràa al-Nubani, a nord di Ramallah, imbrattando poi i muri con slogan razzisti e incitanti all’odio come “vendetta”. Lo riferiscono i media palestinesi che pubblicano le immagini. Secondo fonti dell’agenzia di stampa palestinese Wafa, i residenti hanno affrontato i coloni mentre questi tentavano di incendiare la moschea, mentre le forze israeliane hanno successivamente fatto irruzione nella città sparando gas lacrimogeni e granate stordenti. A Beita, i coloni hanno anche aggredito i residenti, ferendo quattro persone.

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“Incontro chiarificatore” tra Trump e Meloni. Lui la provoca: “Sono stato abbandonato”. Lei replica: “Siamo sempre stati amici”

Sedotto e “abbandonato”? No, Donald Trump e Giorgia Meloni sono “sempre stati amici”. Il G7 in corso a Evian, dove i leader stanno affrontando i principali temi di politica ed economia globale, è stata anche l’occasione per un nuovo contatto tra il presidente americano e la presidente del Consiglio italiana. Il rapporto tra i due, ottimo fin da prima del ritorno del tycoon alla Casa Bianca, si era incrinato quando l’Italia aveva deciso di negare supporto militare agli Stati Uniti per sbloccare lo Stretto di Hormuz e, successivamente, quando si era esposta in difesa di Papa Leone XIV dopo gli attacchi di Washington: “Sono scioccato, non vuole aiutarci nella guerra – aveva commentato Trump – Io inaccettabile sul Papa? Lei lo è”.

Nella cittadina Svizzera, però, il clima appare più disteso, complice anche l’imminente firma del memorandum d’intesa tra Usa e Iran, il primo passo verso la fine della guerra alla Repubblica Islamica che si era trasformata per Trump in un mare di sabbie mobili che rischiava di risucchiarlo. Così, mentre il leader americano stava parlando col cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha buttato lì una battuta notando che nel frattempo si stava avvicindo Meloni: “Sono stato abbandonato“. Così il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, si è avvicinato a sua volta rivolgendosi alla premier italiana: “Siete di nuovo amici“, ha detto scherzando. Lei ha ribattuto: “Siamo sempre stati amici“.

Da quanto si apprende, però, c’è ben altro rispetto alle battute in pubblico. Fonti diplomatiche italiane fanno sapere che tra Meloni e Trump c’è stato un “incontro di chiarimento” senza “battute né scherzi”. Perché in fondo le cattive relazioni nuocciono a entrambi. All’Italia che aveva scommesso su una postura internazionale più sbilanciata su Washington che su Bruxelles e che, in caso di rottura, si troverebbe senza alleati di peso. A Trump perché il governo Meloni, dopo la fine dell’era Orbán in Ungheria, è quello con un minimo di peso rimasto tra gli Stati membri a poter rappresentare la posizione americana ai tavoli comunitari. In questo primo incontro, sostengono le fonti, non ci si è concentrati su singoli aspetti, ma ci si è limitati a un “utile scambio” nel corso del quale la premier italiana ha ribadito “quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”, principio chiarito “da entrambe le parti”. Nei momenti di pausa “ci saranno occasioni di approfondire ulteriormente”. E comunque, in futuro, sono previsti altri confronti.

Niente dichiarazioni pubbliche o esternazioni a effetto. Anzi, Meloni ha chiesto a Trump di mantenere buoni rapporti “senza lanciare segnali“, in maniera strategica. In questi mesi “c’era stata una certa chiarezza da parte di Meloni su alcune uscite pubbliche del presidente” Trump, in riferimento a quelle sul Papa, ed “è stato chiarito da parte di entrambi come è importante in questa fase il concetto di unità su cui” la premier “insiste sempre e crede realmente”.

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Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky: tre giorni fa era a Berlino con un quadro anti-Putin

L’artista russo dissidente Semyon Skrepetsky, 44 anni, è stato ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco in un parcheggio di Biala Podlaska, nella Polonia orientale. Era famoso per le sue satire contro il presidente Vladimir Putin e aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo. Come comunicato dal portavoce della procura distrettuale di Lublino, Macin Kozak, la polizia ha fermato due bielorussi che si presume siano collegati all’assassinio. Al momento però “non sono state mosse accuse” contro i due uomini arrestati, ha dichiarato Kozak, aggiungendo che “rimangono a disposizione della procura”.

Le autorità locali hanno sigillato le strade in uscita dalla città e hanno messo sotto protezione le scuole dove si trovano i figli della vittima. I due uomini fermati sono stati intercettati e arrestati vicino al consolato bielorusso di Biala Podlaska. Stando a quanto riportato dalla polizia, Skrepetsky è stato ucciso con una vera e propria esecuzione: prima lo hanno colpito con tre proiettili, poi, una volta a terra, l’aggressore si è avvicinato e ha sparato altri due colpi a distanza ravvicinata.

Skrepetsky, il cui vero nome era Robert Kuzovkov, era originario della regione di Altai, nella Siberia sud-occidentale. Dal 2021 si era rifugiato in Polonia ed era noto in Russia per le sue caricature satiriche di politici, tra cui il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, Ramzan Kadyrov, leader della Repubblica di Cecenia, ma anche la defunta guida dell’opposizione russa Alexei Navalny. L’artista non risparmiava però critiche anche nei confronti delle autorità ucraine al punto che era stato inserito da Kiev nel database Myrotvorest. Si tratta di un controverso sito web che raccoglie e pubblica i dati personali di individui considerati “nemici dell’Ucraina” o “traditori della patria”. Tre giorni prima di essere ucciso, Skrepetsky aveva passeggiato per le strade di Berlino tenendo in mano un suo quadro: la reinterpretazione di un’icona ortodossa in cui il leader sovietico Joseph Stalin tiene in braccio un Putin “bambino”, sostituendo i due alla Vergine con Gesù.

Anche la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, – da pochi giorni uscita dal Partito democratico in polemica – ha commentato: “Una notizia terribile. Il fenomeno delle aggressioni extraterritoriali ai danni di dissidenti e critici dei regimi autoritari rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza europea“.

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Huaweigate: l’Europarlamento revoca l’immunità a Martusciello, capodelegazione di Forza Italia. Salvo De Meo

L’Europarlamento ha votato la revoca dell’immunità al capodelegazione di Forza Italia, Fulvio Martusciello, accogliendo la richiesta della procura del Belgio nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate. Con 344 voti a favore , 234 contrari e 25 astenuti, la plenaria di Strasburgo ha quindi confermato la decisione della commissione Affari giuridici (Juri), che il 3 giugno si era ugualmente espressa a favore. Salvo invece l’altro azzurro, Salvatore De Meo: la plenaria ha deciso di mantenere la sua immunità, in linea con il parere della commissione Juri.

L’inchiesta, esplosa nel marzo 2025 con una serie di perquisizioni in Belgio, Portogallo e altri Paesi europei, riguarda presunte attività di lobbying illecito riconducibili al gruppo cinese Huawei. Secondo la procura federale belga, l’azienda avrebbe cercato di influenzare il processo decisionale delle istituzioni europee attraverso una rete di consulenti, lobbisti e intermediari incaricati di coltivare rapporti con eurodeputati e loro collaboratori. Gli investigatori ipotizzano che siano stati offerti vantaggi di diversa natura – tra cui inviti a eventi sportivi, viaggi, ospitalità e altre utilità – per favorire gli interessi del colosso delle telecomunicazioni all’interno del Parlamento europeo.

Nell’ambito di questo filone, la magistratura belga ha chiesto la revoca dell’immunità di Martusciello e De Meo per poter svolgere ulteriori accertamenti sul loro ruolo nella vicenda. I due eurodeputati non risultano formalmente imputati e hanno sempre respinto qualsiasi addebito. Per quanto riguarda Martusciello, gli inquirenti ritengono che alcuni collaboratori a lui vicini possano aver avuto un ruolo nei rapporti tra Huawei e il Parlamento europeo. Nel caso di De Meo, la procura intende approfondire il contesto di alcuni contatti e iniziative parlamentari che, secondo l’ipotesi accusatoria, potrebbero essere stati collegati alle attività di influenza contestate a Huawei. La richiesta di revoca dell’immunità non costituisce un giudizio di colpevolezza, ma consente alla procura di proseguire le indagini senza le limitazioni previste dallo status di europarlamentare.

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Usa, un bombardiere B-52 si schianta dopo il decollo da una base in California

Un bombardiere B-52 si è schiantato poco dopo il decollo lunedì mattina, intorno alle 11:20 ora locale, in una base dell’aeronautica militare statunitense nel deserto del Mojave, in California. Lo ha comunicato l’esercito Usa in un post su X, specificando che le squadre di soccorso sono intervenute subito dopo l’incidente. Il Boeing modello B-52, bombardiere a lungo raggio pensato per portare sia armi convenzionali sia nucleari, è entrato in servizio nel 1955 e in genere ha a bordo un equipaggio di cinque persone: nessuna informazione è stata fornita su eventuali feriti o vittime.

Il bombardiere era decollato dalla base di Edwards – circa 161 chilometri a nord di Los Angeles – dove Chuck Yeager superò la velocità del suono nel 1947.

Lo schianto si è verificato a quasi un anno di distanza dai fatti del luglio 2025, quando il pilota di un aereo di linea regionale in volo sopra il Nord Dakota effettuò una virata brusca e inaspettata per evitare una possibile collisione in volo con un bombardiere militare B-52 che si trovava sulla sua traiettoria.

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