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Il Lazio in costume tra storia, passioni e tradizioni

18 June 2026 at 12:00

Sbandieratori, signorotti a cavallo, soldati con armature, giullari dispettosi, tiratori con l’arco o la balestra, mercatini artigianali e cene tra le torri. Non siamo in Toscana, regina indiscussa della rievocazione storica, dove folklore e costumi medievali animano le antiche piazze e colorano rioni e contrade, creando ogni anno intrattenimento ed introito per il territorio.

Il weekend fuori porta, offre da diversi anni un ricco e sorprendente calendario di appuntamenti in costume e sagre culinarie, dalla Sabina ai Castelli Romani. Nulla a che invidiare, quindi, alle consolidate rievocazioni storiche estive, come il Balestro del Girifalco di Massa Marittima, nel grossetano, o la Torta dei Fieschi, l’evento da Guinness che anticipa il Ferragosto a Lavagna nel Golfo del Tigullio.  Il Lazio si prepara a raccontare storie di dame e cavalieri, tra giochi, aperture di antichi palazzi e banchetti evocativi realizzati con prodotti del territorio.

Il Lazio in costume tra storia, passioni e tradizioni

La gita fuori porta tra elmi e damaschi

Tra gli appuntamenti estivi più attesi, il Palio del Velluto a Leonessa in provincia di Rieti – quest’anno dal 26 al 29 giugno – che offre ogni anno una suggestiva parata in abiti medievali e rinascimentali, le gara tra sesti del borgo e degustazioni. Oltre seicento i figuranti in abito rinascimentale in corteo per commemorare l’ingresso solenne avvenuto nel 1541 di Margherita d’Austria – figlia dell’imperatore Carlo V e sposa di Ottavio Farnese – la quale ricevette Leonessa come feudo e ne divenne l’amata signora. Le contrade gareggiano per il “Palio”, un pregiato drappo di velluto, attraverso tre prove di abilità, anche a cavallo.

Ci spostiamo a Castel Madama, per il Palio della Madama Margherita, dove i primi due fine settimana di luglio si rievoca il matrimonio di Margherita d’Austria nel 1538, con il corteo che parte dal Castello Orsini ed attraversa le vie cittadine. Tornei e stand gastronomici con piatti tipici da gustare nei vicoli del paese.  

Protagonista la cucina locale “in salsa medievale” al Palio del Tributo a Priverno, in provincia di Latina, manifestazione in costume d’epoca che si tiene a luglio in cui gli imprenditori vinicoli e le attività di ristorazione presenti sul territorio dei Monti Lepini propongono prodotti e ricette della tradizione.

Tutti al lago a fine agosto, per Bolsena 1328 – Giornate Medievali a Bolsena, nel viterbese, dove viene ricreato un vero e proprio villaggio medievale affacciato sullo specchio d’acqua, per celebrare la resistenza dei bolsenesi. Un tutto nel XIV secolo, con centinaia di figuranti, tra spettacoli di falconeria e duelli. Immancabili i percorsi gastronomici nelle taverne allestite appositamente dove poter assaporare ricette antiche rivisitate.

Il Lazio in costume tra storia, passioni e tradizioni

Per il corteo, noblesse oblige

Abiti bicolore, mantelli, farsetti o costumi da cavaliere, corpetti e copricapo ornati da perle. Da sempre affidata ai volontari del luogo, la confezione degli abiti da parata viene realizzata, per lo più, a mano. Ogni cittadina, ogni borgo ha il suo comitato organizzativo che assegna i compiti, anche quello di custodire l’archivio degli abiti storici. Ci sia affida, a laboratori specializzati che non si ispirano, ma riproducono fedelmente questo o quel costume, dall’abito popolano alla creazione di corte. Sono rimasti in pochi a confezionare l’abito da soli, conservandolo con cura da un anno all’altro e rinnovandolo a seconda delle necessita. 

Ci si affida, per lo più, a laboratori specializzati che propongono cataloghi e costi di vendita e noleggio. Prezzi che variano a seconda del ceto sociale del personaggio interpretato nella manifestazione. 

Il Lazio in costume tra storia, passioni e tradizioni

Indossare la storia per un giorno

Il mercato del noleggio – e dell’acquisto – si conferma in crescita, grazie all’aumento degli eventi a tema. Per chi vuole acquistare l’abito realizzato presso un laboratorio specializzato, si parte da una cifra base per l’acquisto di 150 euro – per il costume da popolano o contadino – per arrivare a superare i 2500 ero per una creazione riferita ad un personaggio appartenente alla nobiltà. Costi destinati a salire in base ai materiali utilizzati, i dettagli e gli accessori che completano la creazione: da broccati e damaschi pregiati, al velluto di seta, dal cuoio per calzature e cinte, ai metalli delle armature, fino alle riproduzioni di gioielli e creazioni per le acconciature. Senza tener conto del prezzo della manodopera: molti abiti richiedono diverse ore – o giorni – per ricami e decorazioni. Da 80 a 200 euro i costi per il noleggio di costumi di prestigio presso un laboratorio teatrale romano. Il noleggio – da uno a cinque giorni – include piccole riparazioni sartoriali e la pulitura finale.

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Gli atenei italiani salgono nella Qs World University Rankings 2027: il Politecnico di Milano nella top 100 mondiale

18 June 2026 at 11:39

Mentre le università europee perdono punti, nella classifica del QS World University Rankings 2027, di QS Quacquarelli Symonds, è l’Italia a stupire scalando diverse posizioni. Dei 47 atenei italiani in lista, 26 hanno migliorato la propria posizione e solo 15 sono arretrati: è l’unico grande sistema dell’Unione Europea con più università in crescita che in calo. A trainare è il Politecnico di Milano, primo ateneo italiano per il dodicesimo anno di fila e che quest’anno sale di 11 posizioni rispetto alla passata edizione. Ha così raggiunto l’87esimo posto mondiale, ottenendo il miglior risultato della sua storia e il più alto piazzamento mai ottenuto da un ateneo italiano. Guardando alla classifica generale, l’Italia conta così 15 università nella top 500 mondiale, contro le 12 del 2017.

I valori misurati dalla classifica Qs sono molti e vanno dall’impatto della ricerca (Citation per faculty), in cui l’università Vita Salute San Raffaele è sesta al mondo, al feedback dei datori di lavoro (Employer reputation), in cui la Cattolica di Milano ha guadagnato sull’anno prima 37 posizioni. Ma se sommati tutti insieme, tutti gli indicatori danno risultati sorprendenti sulla classifica mondiale generale. I dieci atenei italiani meglio posizionati infatti avanzano tutti in classifica. Roma Sapienza ha raggiunto il suo record nella storia della graduatoria con il 111esimo posto mondiale: dal 2017 a oggi ha guadagnato 112 posizioni (+50,2%). C’è poi Bologna con il suo 123esimo posto, 85 posizioni in più in dieci anni, ma anche Padova che passa dal 336esimo al 204esimo posto mondiale (+132 posizioni, +39,3%). Segue il Politecnico di Torino che raggiunge il miglior piazzamento mai ottenuto, facendo 99 in un colpo solo (dal 305esimo al 206esimo posto, +32,5%).

L’Università degli Studi di Milano sale dal 370esimo al 270esimo posto mondiale (+100 posizioni, +27,0%), l’Università di Pisa passa dal 429esimo al 341esimo (+88 posizioni, +20,5%) e Roma Tor Vergata registra uno dei progressi più marcati dell’intera top 10 italiana, avanzando dal 479esimo al 342esimo posto (+137 posizioni, +28,6%). Anche l’Università di Napoli Federico II migliora sensibilmente rispetto al punto di partenza del decennio, passando dal 478esimo al 401esimo posto (+77 posizioni, +16,1%), mentre l’Università degli Studi di Firenze sale dal 451esimo al 409esimo posto (+42 posizioni, +9,3%).

I risultati sono ottimi ma siamo comunque lontani dai vertici della classifica mondiale. Al primo posto si trova il Mit di Boston, Stanford al secondo, parimerito con l’Imperial college di Londra. Seguono Oxford al quarto, Harvard al quinto, poi Cambridge e la California Institute of Technology. Nella top dieci domina quindi il duopolio Regno Unito – Stati Uniti: per trovare la prima università al di fuori di questi due Paesi in classifica bisogna arrivare all’ottavo posto, occupato dall’ETH di Zurigo.

Il confronto del nostro Paese si gioca dunque con le istituzione europee, a cui l’Italia, stando alla classifica Qs, non ha niente da invidiare. Nello stesso arco di tempo in cui le università italiane guadagnavano posizioni, la Germania ha visto peggiorare 38 delle sue istituzioni su 60, la Spagna 24 su 48, la Francia 19 su 38 e i Paesi Bassi 11 su 13. Tra i sistemi universitari europei con oltre dieci università classificate, solo Irlanda (+63%) e Austria (+75%) registrano un saldo tra atenei in miglioramento e in calo superiore a quello dell’Italia (+34%).

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Guasto sulla linea Av Napoli-Roma: “Furto di cavi da parte di ignoti”. Circolazione in ripresa ma ritardi fino a 90 minuti

18 June 2026 at 10:41

Ancora disagi, ritardi e treni cancellati per i pendolari italiani che giovedì 18 giugno hanno scelto di muoversi in treno. Dopo il guasto sulla linea elettrica nella tratta Milano-Piacenza di mercoledì, che ha provocato ritardi fino a due ore e mezzi sospesi, ora è il turno dell’Alta velocità Napoli Roma. La circolazione, ha fatto sapere Rfi, è stata rallentata da un furto di cavi da parte di ignoti avvenuto alle 6.50 del mattino vicino a Tora, in provincia di Caserta. I treni lungo il percorso interessato sono stati instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia con tempi di percorrenza aumentati fino a 90 minuti.

I tecnici Rfi sono intervenuti per ripristinare la funzionalità della linea e dalle 8.30 la circolazione ferroviaria sulla linea è tornata “regolare“, stando a Trenitalia. Rimangono però i ritardi accumulati in mattinata con alcuni treni Av direttamente coinvolti: quello partito alle 6 da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Napoli centrale e quello partito da Napoli centrale alle 7:45 con destinazione Milano.

È il secondo guasto in due giorni per le linee ferroviarie italiane. Ieri il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, si era detto irritato con i vertici di Trenitalia per i disservizi. Il leader della Lega aveva chiesto una relazione approfondita sull’accaduto nonché tempi certi per il ritorno alla normalità. Alla luce di quanto accaduto, il ministro aveva anche domandato aggiornamenti continui e verifiche su efficienza e puntualità per il periodo estivo ormai imminente. La replica è arrivata da tutta l’opposizione, anche dalla segretaria del Pd, Elly Schlein: “È ora che capisca che sono gli italiani a essere irritati”.

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Roma multata di sei 6 milioni, Inter e Milan in regola, Marsiglia a rischio esclusione dalle coppe: i provvedimenti Uefa per il fair play finanziario

18 June 2026 at 10:36

Sei milioni di euro di multa per la Roma di Ryan e Dan Friedkin, tutto ok per Inter e Milan. Rischio esclusione dalla coppe europee per il Marsiglia. La Uefa ha pubblicato i suoi provvedimenti per quanto riguarda il fair play finanziario dei club europei. Ai giallorossi – che erano già stati multati nel 2025 – due milioni di euro per aver leggermente superato l’obiettivo intermedio per l’esercizio finanziario concluso nel 2025 e altri quattro per aver riportato un rapporto tra costi e ricavi legati alla rosa superiore al 70% per quanto riguarda l’anno solare 2025. In sintesi, la Roma ha superato, anche se di poco, il target finanziario intermedio fissato per il bilancio chiuso nel 2025. Gli altri quattro milioni invece fanno riferimento al rapporto tra costi e ricavi legati alla rosa: in sostanza, la UEFA dice che il club ha speso troppo per la squadra rispetto a quanto ha incassato.

Milan, Monaco, Besiktas, Inter, Paris SaintGermain, Royal Antwerp e Trabzonspor hanno raggiunto l’obiettivo finale dell’accordo rispettando la regola dei guadagni calcistici nella stagione 2025/26 (ovvero coprendo i periodi di riferimento terminati nel 2023, 2024 e 2025) e quindi sono usciti dal regime di insediamento del fair play finanziario. L’Olympique Marsiglia è invece a rischio esclusione dall’Europa League.

L’Organo di Controllo Finanziario dei Club della Uefa ha riscontrato che il club marsigliese non ha rispettato l’accordo transattivo firmato nel 2022, in cui si impegnava a tornare a un bilancio in pareggio, secondo gli standard del fair play finanziario (un deficit non superiore a 60 milioni di euro in tre stagioni, con l’azionista che si fa carico di almeno 55 milioni di euro). I francesi non sono stati esclusi immediatamente dalla prossima Europa League soltanto perché la Uefa ha parzialmente tenuto conto delle argomentazioni del Marsiglia riguardo al calo dei diritti televisivi nel mercato francese.

Al Marsiglia è stata concessa una proroga di un anno per regolarizzare la propria situazione, altrimenti verrà automaticamente esclusa da tutte le competizioni europee nel 20272028 o negli anni successivi, qualora non riuscisse a qualificarsi al termine della prossima stagione. L’OM ha anche pagato più del dovuto i propri giocatori, violando le norme del fair play finanziario: “La Prima Camera dell’ICFC ha inoltre riscontrato che l’Olympique de Marseille ha violato la norma relativa ai costi della rosa, avendo dichiarato un rapporto costi della rosa superiore al 70% per l’anno solare 2025. Dato questo eccesso, il club è stato multato di ulteriori 4 milioni di euro“. Il Marsiglia ha così evitato il peggio, ma dovrà intraprendere un serio programma di rientro per salvarsi ed evitare l’esclusione dalle competizioni europee. Ciò comporterà anche il pagamento di multe per un totale di 10 milioni di euro, che graveranno ulteriormente sulle sue finanze.

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Campo largo e caccia aperta al ddl “sparatutto”: perché fa discutere

18 June 2026 at 10:04

Dopo quasi un anno di sosta ai box in commissione, il contestatissimo ddl sulla caccia approda in Aula. La sinistra chiama in causa la biodiversità e la tutela dall’ambiente e scende in piazza al Pantheon

Il ddl caccia, ribattezzato “sparatutto” ha come primo firmatario Lucio Malan di FdI è stato rivisto più volte durante l’iter parlamentare. Anche perché il dibattito è rovente. Il provvedimento modifica la legge 157 del 1992 che disciplina l’attività venatoria e recepisce le direttive europee in materia di tutela della fauna selvatica. La proposta promossa anche dal ministro Francesco Lollobrigida consentirebbe l’attività venatoria in altura e sui valichi montani, anche durante i periodi migratori. Sarebbero inoltre ammesse le braccate al cinghiale nel periodo invernale. Il testo attribuirebbe una maggiore autonomia alle Regioni, riducendo al tempo stesso il ruolo dell’Ispra nei processi decisionali.

DDL 1552, quali sono i punti più discussi del disegno di legge

I punti più discussi riguardano in primis, l’ampliamento delle aree destinate alla caccia. Si riducono le aree protette. Il nuovo decreto di legge ridimensiona anche il parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, perché demanda alla gestione delle regioni. In pratica, meno consulenza scientifica, più politica. L’Ente avrà maggiore autonomia sulla gestione del calendario venatorio e sull’estensione della stagione di caccia. Il ddl amplia inoltre l’utilizzo dei richiami vivi e permette lo svolgimento di attività venatorie anche dopo il tramonto e fino a un’ora dopo, limitatamente a specifiche tipologie.

Le critiche: nidificazioni e specie protette nel mirino

Le critiche non mancano: nel mirino, nel senso pieno del termine, delle opposizioni c’è il mancato rispetto dei tempi previsti per le nidificazioni, il rischio di aumentare in modo significativo il numero di specie catturabili e la facilità di concedere passi per il turismo venatorio internazionale. Insomma, il centrosinistra ritiene il decreto una sorta di “liberi tutti”. Fra le poche specie a salvarsi, c’è lo stambecco, tolto dalla lista dopo l’intervento di Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte. Un po’ meno bene è andata al lupo, che resta protetto ma rischia di finire nei piani di abbattimento regionali: questione di cap e latitudini, insomma.

Ambientalisti sulle barricate: flash mob al Pantehon

La mobilitazione del fronte animalista è totale. Enpa, Lav, Lipu, Legambiente, Lac e Wwf hanno organizzato conferenze stampa, campagne social e appelli pubblici per fermare quella che definiscono una vera e propria offensiva contro l’ambiente, nonché un sit in nei pressi del Senato, al Pantehon, per la precisione. L’obiettivo è sensibilizzare il più possibile quello che, secondo la LAV, pensa l’80% degli italiani. Ovvero il “no” alla caccia. La Lipu ha interessato Papa Leone XIV, che attraverso la Segreteria di Stato ha definito la questione “di grande rilevanza sociale e morale”, lodando chi si impegna per la tutela della natura. Dalla Cupola di San Pietro a Palazzo Madama il percorso è relativamente breve: occorre attraversare il Tevere. Il ponte, però, in questo caso, non sarà sufficiente per unire due sponde attraversate da correnti di pensiero profondamente differenti

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Esami di Maturità: quanto hanno preso i politici?

18 June 2026 at 08:00

Meloni e Schlein, due secchione ma con voti diversi in condotta. Conte e Renzi, studenti doc. Quanta fatica con la matematica per Tajani, Salvini e Valditara

Esami di maturità. La notte prima degli esami è appena trascorsa e c’è spazio per le curiosità. Per esempio, come se la cavavano sui libri i protagonisti della politica italiana? I voti raccontano storie diverse, tra secchioni riluttanti, studenti dell’ultimo minuto, rimandati illustri e futuri leader già abituati a primeggiare. E come per qualsiasi studente, anche i leader partitici avevano i loro bravi problemi: chi in condotta, chi di timidezza e chi, come moltissimi, con la matematica.

Il club dei 60 (che oggi vale 100): Meloni come  Schlein

Tra i leader politici più noti spiccano diversi diplomati con il massimo dei voti. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha concluso il liceo linguistico con un impeccabile 60/60, ma era una studiosa tutt’altro che secchiona. La Premier, per sua stessa ammissione, studiava all’ultimo momento, confidando in una buona memoria e in una naturale predisposizione per le interrogazioni. Le è servito evidentemente anche per quelle parlamentari. Complicato, invece, il rapporto con la disciplina: qualche 7 in condotta. Elly Schlein si è diplomata in Svizzera, con 6/6 equivalente di 100. La leader del PD si autodefinisce una studentessa poco organizzata che però riusciva a dare il meglio di sé alle corde. Perfetta, insomma, per il ruolo che è chiamata a ricoprire.

Il leader delle opposizioni: Conte e Renzi, studenti brillanti

Giuseppe Conte, prima di impegnarsi in politica, ha alle spalle una brillante carriera accademica come Professore di Diritto Privato all’Università di Firenze prima di essere nominato Presidente del Consiglio. Fra i banchi, uno studente brillante. 60/60 alla Maturità e 110 e lode all’Università Sapienza in Giurisprudenza. Non è da meno Matteo Renzi. L’ex Premier ha studiato con profitto al liceo classico, strappando 60/60 al termine di un percorso meno lineare rispetto ai colleghi. Ha accumulato qualche credito qua e là, specificatamente in Scienze, al quarto anno. Un incidente di percorso che non gli ha impedito di completare il percorso di studi ottenendo il massimo dei voti all’esame di Maturità.

Tajani, Salvini e Valditara e quel nemico chiamato matematica

C’è anche chi, da studente, ha ottenuto risultati più che dignitosi senza eccellere. Il caso accomuna il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani: entrambi hanno chiuso il ciclo di studi con 48/60, ovvero 80. Il leader di Forza Italia non brillava nelle materie scientifiche, soprattutto matematica. Amava invece letteratura italiana, storia, filosofia, latino e greco. Salvini non ha mai nascosto il suo rapporto tormentato con numeri e formule e non è riuscito a sottrarsi dall’esame di riparazione. Credito accumulato in matematica e colmato, ma che ha lasciato il segno. L’avversione verso la matematica lo accompagna ancora oggi. E il ministro dell’Istruzione? Giuseppe Valditara si è fermato a 56/60, lottando disperatamente con la matematica per essere ammesso e racimolare quel che attualmente sarebbe intorno al 93.

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Arsenal-Koné: gli inglesi hanno il sì del giocatore, la Roma può risolvere il problema plusvalenze. Le cifre

18 June 2026 at 07:46

Manu Koné è finito nei radar dell’Arsenal, ma la Roma parte da una valutazione vicina ai 50 milioni. Il contratto scade nel 2029 ma c’è la questione delle plusvalenze.

Arsenal-Koné: i Gunners accelerano, la Roma alza il muro

Manu Koné è uno dei nomi che possono accendere il mercato della Roma. Secondo CalcioNews24, l’Arsenal avrebbe lavorato sull’intesa con il centrocampista francese, mentre i giallorossi non vorrebbero scendere sotto una valutazione da 50 milioni di euro. Il francese è arrivato dal Borussia Mönchengladbach nell’estate 2024 e oggi è sotto contratto fino al 30 giugno 2029. Transfermarkt lo valuta 50 milioni, cifra che coincide con la soglia indicata per sedersi davvero al tavolo.

Arsenal-Koné: che cosa cambia per il bilancio della Roma

La Roma ha preso Koné per circa 18 milioni più 2 di bonus. Una cessione a 50 milioni porterebbe un incasso forte e una plusvalenza molto rilevante, anche considerando l’ammortamento già maturato. Per un club che deve tenere sotto controllo i conti, Koné è insieme una risorsa tecnica e un asset di mercato. Il francese piaceva poi anche all’Inter.

La pressione sui conti per i giallorossi arriva anche dalla Uefa. Virgilio Sport ha riportato di una sanzione da 6 milioni alla Roma e il peso delle plusvalenze nella gestione del mercato. In questo senso, la possibile uscita di Koné avrebbe un effetto immediato sui conti, ma toglierebbe alla squadra un centrocampista da Premier per passo, contrasti e conduzione. Restare nei vincoli europei, però, è una priorità per la società capitolina che sta valutando anche la cessione di Soulé. Con i soldi incassati dall’argentino si punta a Greenwood o, in alternativa, a Mathys Tel del Tottenham.

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La partita per il Campidoglio si gioca nel nuovo stadio della Roma: cosa prevede la norma anti Gualtieri e pro FdI nel decreto sport

18 June 2026 at 07:02

Lo stadio della Roma, nella Capitale, più che un semplice progetto era diventato quasi una creatura mitologica, che fa sognare mezza città (l’altra metà è appesa alle mire di Lotito sul Flaminio, ma questa è una storia diversa). E adesso che non è più soltanto una chimera, immaginate quanto possa diventare importante la sua realizzazione in piena campagna elettorale: per questo il centrodestra non ha alcuna intenzione di permettere al sindaco Gualtieri, che viaggia spedito verso la riconferma, di intestarselo indisturbato.

Nell’ultimo decreto Sport approvato dal Consiglio dei ministri c’è una piccola norma che sembra fatta apposta per questo. Il provvedimento preparato dal ministro Abodi riguarda per lo più i grandi eventi, dagli Europei di calcio all’America’s Cup di vela, ed è in realtà abbastanza deludente: si tratta per lo più di misure tecniche (come l’assegnazione gratuita delle frequenze radio per le imbarcazioni impegnate nelle gare, o gli sgravi fiscali per gli equipaggi), altri soldi per i Giochi del Mediterraneo di Taranto (15 milioni in più), personale e consulenti per rafforzare l’azione del commissario agli stadi Massimo Sessa, e la Commissione di vigilanza sui conti dei club presieduta da Massimiliano Atelli.

Non c’è traccia, invece, della riforma promessa dal ministro sui diritti tv e la Legge Melandri, che viene sì modificata, ma soltanto per un’inezia, spostando l’1% destinato al calcio femminile dalla FederCalcio al soggetto che organizza la competizione. Un piccolo sfregio alla Figc che perde centralità nella gestione della mutualità, probabilmente in vista della sgradita elezione di Malagò. Comunque un intervento talmente minimale su un tema così complesso da essere inspiegabile. A meno che il decreto non serva da cavallo di Troia, per far passare successivamente in fase di conversione delle modifiche sostanziali su cui oggi non c’era sufficiente copertura politica. Si vedrà.

Torniamo agli stadi, però, perché qui qualcosa invece è stato fatto. E non a caso. Il decreto, oltre a rafforzare la struttura commissariale con personale e consulenti, prevede che il commissario Sessa possa nominare come sub commissario non più soltanto il sindaco del Comune dove deve realizzarsi l’intervento, ma anche “il presidente della Regione interessata”. Questa modifica sembra essere cucita proprio su misura di Fratelli d’Italia e dello Stadio della Roma.

Negli ultimi giorni, il commissario Sessa ha adottato il suo primo provvedimento, dedicato appunto all’impianto di Pietralata, un’ordinanza che accelera e disciplina il procedimento, con tempistiche ridotte per arrivare al rilascio dell’autorizzazione unica entro 90 giorni complessivi. Con la normativa vigente, uno dei prossimi passi sarebbe stata la nomina di Gualtieri a sub-commissario, a cui si fa esplicito riferimento anche nella convenzione appena firmata dalla Regione.

Ma questo scenario è sempre stato visto come fumo negli occhi da Fratelli d’Italia, in particolare dalla base romana del partito: Gualtieri (e il suo assessore agli eventi Onorato) hanno impostato il loro mandato sulla narrazione del fare, in contrapposizione ai tanti “no” del passato. È chiaro che la possibilità di avere un ruolo di primo piano nello stadio, proprio ora che il progetto sembra essersi sbloccato in maniera definitiva, rischiava di essere il colpo del ko sulle prossime Amministrative, in cui Gualtieri già parte ampiamente favorito (il centrodestra ancora non ha un candidato). Il Decreto di Abodi fornisce un piccolo assist all’opposizione: con la modifica approvata, potrà essere della partita anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, fedelissimo della Meloni. I subcommissari a questo punto probabilmente diventeranno due, e il governatore proverà ad arginare Gualtieri. Anche sullo stadio si gioca la corsa al Campidoglio.

X: @lVendemiale

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Centrosinistra a tavola: indovina chi non viene a cena

18 June 2026 at 06:00

Una foto da campo ristretto più che largo. Al tavolo c’erano almeno due assenti. E quella di Matteo Renzi e Italia Viva fa rumore

Il campo largo a pranzo per un vertice strategico. Nel senso più pieno del termine. A pochi passi da Campo de’ Fiori, pranzo di lavoro fra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La foto postata insieme e contemporaneamente non ha bisogno di molte spiegazioni: il menù prevede la costruzione del programma del centrosinistra. Quello politico, invece, ha un piatto forte: mostrare chi c’è e chi non c’è. E Renzi, insieme a Magi e Calenda, non c’erano.

Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni: selfie da campo ristretto

Il selfie, apparso a reti web unificate sui social dei quattro leader rappresenta molto più di centinaia di comunicati. Al netto dei presenti, spiccano gli assenti. E se il defilarsi di Carlo Calenda e di Azione rientra più o meno nella logica di un rapporto compromesso soprattutto con i 5 Stelle, è evidentemente più rumorosa l’altra assente: Matteo Renzi. Dimenticato o non invitato? L’unica certezza è che non c’è una traccia, un riferimento, un qualsiasi cosa richiami IV nel post condiviso. Carlo Calenda non si è lasciato sfuggire l’assist per un rigore a porta vuota: “”Renzi era sotto il tavolo?”. Commento velenoso ma che rende l’idea di quanto sia fragile l’asse che possa unire Pd, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra  ad altri partiti.

Conte serve il conto a Italia Viva: “Niente accozzaglie”

Il “giallo” si lega alla pistola fumante. Resta da capire chi abbia deciso di estromettere Renzi e  Italia Viva e soprattutto quanto la decisione sia condivisa. Tutto lascia credere che la decisione sia del leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte. Del resto ci pensa anche lui a fugare ogni dubbio. L’alleanza con Italia Viva non è affatto scontata, come fra l’altro è stato ribadito in una nota dove, senza fare nomi, i riferimenti non appaiono assolutamente casuali. L’ex premier ha parlato della coalizione di centrosinistra introducendo due conditio sine qua non. Nessuna accozzaglia, né caravanserraglio. Anche evocare vecchi tradimenti e alcune delusioni è la ciliegina sul semifreddo evidentemente indigesto anche a Riccardo Magi e a + Europa.

Il programma: prima le piazze, poi il confronto

Mentre i leader si dividevano tra dichiarazioni e selfie, dal pranzo è uscita anche una decisione concreta: due manifestazioni pubbliche fissate per l’8 e il 15 luglio, una al Nord e una al Sud. L’idea è quella di coinvolgere cittadini e simpatizzanti nella costruzione di un programma alternativo al centrodestra. Prima le piazze, poi il confronto più ampio previsto per settembre. Ed è lì che arriveranno i nodi più complicati da sciogliere, allorquando sarà necessario trovare un accordo su candidature, leadership e rapporti di forza. E qualcuno, ordinerà l’amaro al posto del dolce, dovrà ingoiare e digerire anche qualche rospo. Renzi, intanto, incassa la sfiducia e rilancia. Ha liquidato la foto commentandola come istantanea di un gruppo che rappresenta una sinistra incapace di vincere senza la componente riformista. Tradotto con un senza di me non si vince. La sensazione è che  si sia solo all’antipasto di discussioni, ripicche e vendette. Piatto, che, appunto, si serve freddo.

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Mystery of Botticelli’s Venus May Be Solved After 500 Years

18 June 2026 at 02:03
Flora in The Birth of Venus by Sandro Botticelli
Flora in The Birth of Venus by Sandro Botticelli. Credit: Wikimedia Commons / Public Domain

The woman whose face inspired Sandro Botticelli’s “Birth of Venus” may have died of a tumor that grew inside her skull, a new study suggests. Simonetta Vespucci was only 23 when she died in 1476, and historians have puzzled over the cause for more than 500 years. Researchers now say a tumor on her pituitary gland likely ruptured and brought on her sudden death.

The study was led by Domiziana Nardelli of the Department of Endocrinology and Diabetes at Università Campus Bio-Medico in Rome. It was published in the journal Endocrinology, Diabetes & Metabolism.

The work builds on earlier research from 2019, when the same team first proposed that Vespucci suffered from a pituitary adenoma, a noncancerous growth on the small gland at the base of the brain.

How Botticelli’s muse died from a hidden tumor

Vespucci was born in Liguria in 1453. She later married into the wealthy Vespucci banking family and became a celebrated figure in Florence under the rule of the Medici family. Botticelli saw her as his muse, and her likeness appears in several of his paintings, including the famous Venus.

One of those works, the Allegorical Portrait of a Woman, shows milk flowing from her breast, even though she never had children. Her husband remarried after her death and went on to have nine children, which suggests he was not the reason for her childlessness.

Allegorical portrait of Simonetta Vespucci
Allegorical portrait of Simonetta Vespucci. Credit: Domiziana Nardelli / CC BY 4.0

Researchers say this detail points to a hormone problem. A facial analysis of five Botticelli portraits also found gradual changes in her features over time, matching the pattern seen in tumors that release extra hormones such as prolactin and growth hormone.

Inside her final days and the doctors’ dispute

Letters exchanged between the Medici and Vespucci families describe her final days. She suffered heavy nosebleeds, headaches, confusion, and high fevers, and at times she seemed to hallucinate.

Two physicians who treated her disagreed on what was wrong. One blamed her living conditions. The other believed she had tuberculosis and gave her medicine for it, which did nothing.

Researchers say her symptoms match a condition known as pituitary tumor apoplexy, in which a tumor suddenly bleeds or loses its blood supply and damages the surrounding tissue. They point to two possible triggers.

The first is the physical strain of the fast, jumping dances performed at Renaissance court balls. The second is a possible violent encounter with Alfonso II of Aragon, a nobleman known for his cruelty, who reportedly crossed paths with her along the Arno River.

Death, burial, and Botticelli’s lasting devotion

Vespucci died in April 1476 and was buried in the Church of Ognissanti in Florence. More than five centuries after he painted her, the study suggests Botticelli’s muse died from a tumor that went undetected in her lifetime.

Botticelli remained devoted to her memory, and when he died in 1510, he asked to be buried at her feet.

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