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Treni, nuovi lavori a Firenze a luglio: percorsi cambiati e tempi più lunghi in 9 giorni per chi viaggia tra Nord e Sud

10 June 2026 at 17:58

Quasi nove giorni di stop, divisi in due tranche, per rimuovere un ponte e varare quello nuovo. Non sarà una un luglio semplice per il nodo ferroviario di Firenze, a causa dei lavori di sostituzione del cavalcaferroviaria stradale Ponte al Pino. L’opera, realizzata da Rete ferroviaria italiana, rappresenta “un intervento significativo per il rinnovo e il potenziamento della sicurezza di un’infrastruttura” che collega il centro di Firenze con l’area di Campo di Marte, spiega l’azienda illustrando il piano di quei giorni che rientra in un più ampio quadro di interventi già illustrati nelle scorse settimane per preparare i passeggeri agli eventuali disagi ai quali andranno incontro a causa dei cantieri, in molti casi legati ai lavori previsti dal Pnrr.

Per quanto riguarda i lavori a Firenze, le attività entrano nella fase più complessa che richiederà due interruzioni della circolazione ferroviaria: dalle 23 del 5 luglio alle 4 del 10 luglio e dalle 23 del 26 luglio alle 11 del 30 luglio. Per garantire la continuità dei collegamenti, una parte dei treni a lunga percorrenza sarà deviata sulla linea Tirrenica, una parte avrà origine o destinazione a Firenze Santa Maria Novella per i collegamenti verso il Nord e a Firenze Campo di Marte per quelli verso il Sud, mentre alcuni collegamenti prevedranno un trasferimento in autobus tra le due stazioni.

Le modifiche di percorso si rendono necessarie per l’interruzione della circolazione sulle tratte Firenze Campo di Marte-Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte-Firenze Santa Maria Novella. La sospensione avrà effetti su tutta l’offerta di Trenitalia, dai Regionali fino all’Alta Velocità (anche di Italo) e, per tentare di restringere il perimetro dei disagi, sarà rimodulata con una riduzione di circa il 50% dei treni programmati. Nel dettaglio, spiega Ferrovie dello Stato, verranno instradati sulla linea Tirrenica due treni ogni ora tra quelli che coprono la tratta Roma-Milano-Torino; saranno inoltre garantiti quattro treni ogni ora da e per Firenze Santa Maria Novella verso il Nord e tre treni ogni ora da e per Firenze Campo di Marte verso il Sud.

I treni deviati sulla Tirrenica registreranno un incremento dei tempi di viaggio fino a circa 2 ore e 30 minuti, mentre per i collegamenti con trasferimento in autobus tra Santa Maria Novella e Campo di Marte l’allungamento sarà di circa un’ora e trenta minuti. Nel momento i cui si acquisterà un biglietto, il sistema di vendita sia di Trenitalia che di Italo indicherà già le modifiche di orario e di percorso così da permettere ai passeggeri di programmare gli spostamenti.

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Brindisi, ora Futuro Nazionale è il primo partito della maggioranza: consigliere di FdI passa con Vannacci dopo i 3 di FI

10 June 2026 at 15:01

In tre arrivano da Forza Italia, un altro da Fratelli d’Italia. Così, in appena 24 ore, Futuro Nazionale entra nel Consiglio comunale di Brindisi e diventa il primo partito nella maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco Giuseppe Marchionna, eletto da indipendente per volere del deputato forzista Mauro D’Attis e con uno storico passato nel Partito Socialista Italiano. A capovolgere definitivamente gli equilibri ci ha pensato Cesare Mevoli, storico esponente della destra brindisina, che ha lasciato il partito di Giorgia Meloni per aderire a quello di Roberto Vannacci. La mossa è arrivata il giorno dopo lo strappo di tre consiglieri berlusconiani – Nicola Di Donna, Luca Tondi e Maria Ciaccia – che avevano dimezzato il gruppo di FI.

Il passaggio dell’ex meloniano ha un peso politico non indifferente. Già assessore, Mevoli era infatti vicesegretario provinciale di FdI e componente dell’assemblea nazionale. Da tempo in rotta con il resto del partito sul territorio, tanto da autosospendersi dal gruppo consiliare a marzo, vanta una storia tutta a destra. Il suo testimone di nozze è stato Gianni Alemanno e il nome del consigliere brindisino compare anche – da non indagato – nelle carte con le quali il Tribunale di Sorveglianza confermò il ritorno in carcere dell’ex sindaco di Roma: era ritenuto uno dei “soggetti compiacenti” che avrebbe aiutato Alemanno nella “artata costituzione di documenti giustificativi” degli spostamenti. Nel 2023 inoltre un suo post contro Elena Cecchettin, sorella della 22enne Giulia uccisa dall’ex fidanzato, provocò le proteste del Partito Democratico.

Al momento né i tre ex Forza Italia né Mevoli hanno rivendicato la necessità di riequilibrare gli assetti della giunta. Tuttavia lo spostamento a destra della maggioranza è destinato ad avere delle ripercussioni sulla coalizione. Al momento, per dire, con tre consiglieri in assise Forza Italia esprime tre assessori nella squadra di Marchionna, che governerà anche grazie al sostegno dei quattro esponenti di Futuro Nazionale nonostante la sua storia politica affondi le radici nel Psi.

Negli Anni Novanta, durante il suo primo mandato, il sindaco divenne famoso per la gestione impeccabile dell’esodo di albanesi che nel marzo 1991 si riversarono in città dopo il crollo del regime comunista. In assenza di supporto da parte del governo, riuscì a mobilitare gli abitanti nell’accoglienza di 25mila profughi arrivati in ventiquattr’ore a bordo delle carrette del mare. Da oggi dovrà anche confrontarsi con le idee sulla gestione dei migranti di ben quattro consiglieri di Futuro Nazionale, partito a favore della remigrazione.

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Giochi del Mediterraneo, pioggia di fondi su Taranto: il governo mette altri 37 milioni

10 June 2026 at 14:55

Arrivano altri 37 milioni per i Giochi del Mediterraneo di Taranto. Il ministro Tommaso Foti annuncia 12 milioni per le opere e 25 milioni per l’organizzazione. Intanto proseguono i cantieri degli impianti sportivi, a partire dallo stadio del nuoto.

Foti visita i cantieri e avvia il riempimento delle piscine olimpioniche

“Le risorse per i Giochi del Mediterraneo saranno reintegrate oltre gli 8 milioni e mezzo di euro. Saranno 12 milioni di euro, piu’ altri 25 milioni di euro per quanto riguarda l’organizzazione”. Lo ha detto a Taranto il ministro della Coesione, Tommaso Foti, nella conferenza stampa seguita alla visita ai cantieri degli impianti sportivi dei Giochi del Mediterraneo e delle opere del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto.

Due progetti che attengono al dicastero della Coesione. In tutto quindi 37 milioni. Gli 8,5 reintegrano il plafond iniziale di 275 milioni assegnato dal Governo per le opere dei Giochi tra Taranto, Brindisi e Lecce, con Taranto sede principale. “Devo fare i complimenti – ha aggiunto Foti – a tutti coloro i quali a partire dalla maestranze stanno lavorando in modo veramente encomiabile per poter aprire alla grande i Giochi del Mediterraneo in una citta’ che se li merita tutti. Sono soddisfatto per quello che e’ stato fatto e soddisfatto per quello che ho visto rispetto al Cis dove l’onorevole Iaia – ha precisato Iaia in merito al responsabile unico del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto, Dario Iaia – ha fatto lavori enormi”.

Foti, che nella visita era accompagnato dal commissario di governo per i Giochi, Massimo Ferrarese, dal sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e dallo stesso Iaia, ha poi avviato l’immissione dell’acqua nelle due piscine olimpioniche da 50 metri ciascuna nello stadio del nuoto di Taranto, una delle opere piu’ importanti dei Giochi del Mediterraneo.

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Libia e Hormuz, la doppia mossa di Erdogan per rovesciare il tavolo

10 June 2026 at 14:17

Quali sono i piani turchi in Libia? Come si intrecciano le proiezioni di Ankara a Tripoli con la decisione di Turchia e Arabia Saudita di rilanciare la Ferrovia dell’Egira e, quindi, attraversare Siria e Giordania fino all’Arabia Saudita e all’Oman, collegando l’Europa al Medio Oriente? Il dossier energetico relativo alla crisi di Hormuz come potrà evolversi nel Mediterraneo, anche al fine di evitare l’influenza iraniana? Sono alcuni interrogativi che vanno posti alla luce dell’attivismo di Ankara che si mescola con le esigenze dei Paesi limitrofi, Italia in primis, in quella fascia di Paesi che va da Gibilterra al Bosforo. Punto di partenza, situazione in Libia, con la pianificazione tra Tripoli e Tobruk.

Della questione hanno discusso il capo dell’Alto Consiglio di Stato (Hcs), Mohammed Takala, assieme al direttore generale per il Nord e l’Est Africa presso il ministero degli Affari Esteri turco, Ali Onaner, alla presenza del primo vicepresidente Hassan Habib, del secondo vicepresidente Mousa Faraj e dell’Ambasciatore turco in Libia, Guven Begec. L’obiettivo è da parte di entrambi i soggetti rafforzare la cooperazione in vari settori, anche alla luce della situazione politica in Libia, che necessita di una maggiore stabilità e di un consenso nazionale globale che porti a conclusione le fasi di transizione.

Di contro, la pressione turca si manifesta anche a Tobruk, come dimostra l’incontro tra il comandante libico Saddam Haftar e la stessa delegazione turca per rafforzare i legami bilaterali e la ricostruzione. Onaner ha un chiaro mandato dal presidente Recep Tayyip Erdogan: trovare la quadra tra i vecchi nemici che sono di “stanza” a Tripoli e Tobruk e provare ad immaginare una formula che eviti contrasti e violenze. In questo senso la cooperazione congiunta per la ricostruzione è fondamentale, anche perché da questo elemento deriverebbe un impatto positivo sulla sicurezza regionale nel Mediterraneo.

Ma c’è dell’altro che si ritrova nel binomio energia e ferrovia. Lo storico progetto ferroviario dell’Hejaz è al centro dell’impegno turco grazie a un accordo con l’Arabia Saudita, dopo l’ok di Siria e Giordania. Così la cooperazione ferroviaria non solo potrebbe contribuire a rilanciare il progetto di collegamento dell’Hejaz, ma si candiderebbe a far diventare la Turchia il principale hub di transito tra il Golfo e l’Europa, tramite una base logistica ferroviaria che diventerebbe un crocevia fondamentale mentre la crisi nello stretto non accenna a stemperarsi.

Il ministro dei Trasporti turco Abdulkadir Uraloglu si è recato a Riyadh martedì per colloqui con i suoi omologhi sauditi, osservando che in questo momento delicato che la regione sta attraversando, il funzionamento ininterrotto del commercio e della catena logistica è diventato più critico che mai. “In questo periodo, rimuovere gli ostacoli che si frappongono al settore dei trasporti è una necessità strategica”, aggiungendo che Ankara mira ad attivare le vie di trasporto attraverso Siria, Giordania e Iraq. Infatti i due viaggi di prova, passando per l’Iraq, hanno dimostrato la fattibilità di questa rotta.

In prospettiva, la ferrovia potrebbe spingersi fino all’Oman e all’Oceano Indiano, così da creare un corridoio commerciale alternativo che aggiri lo Stretto di Hormuz.

Quale ruolo cerca l’Italia nell’Oms. Parla l’amb. Vignali

10 June 2026 at 14:15

Lo scorso mese, a margine della 79ª Assemblea mondiale della Sanità a Ginevra, l’Italia ha annunciato la propria candidatura all’Executive Board dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il mandato 2027-2030. Una scelta che si inserisce in una fase di profonda trasformazione della governance sanitaria internazionale, segnata da nuove sfide globali, crescenti tensioni geopolitiche e interrogativi sul futuro del multilateralismo. Ne abbiamo parlato con l’ambasciatore Luigi Maria Vignali, rappresentante permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra, per approfondire il significato della candidatura italiana, il ruolo che il nostro Paese intende svolgere all’interno dell’Oms e le principali priorità che oggi attraversano la salute globale.

Qual è il significato politico e strategico di questa candidatura nel contesto internazionale attuale?

L’Italia è da sempre molto attiva nell’Organizzazione mondiale della sanità: abbiamo già fatto parte del Consiglio esecutivo per sei volte, mentre nostri esperti collaborano regolarmente con l’Oms a livello globale e regionale. Soprattutto, tanti centri italiani mettono costantemente a disposizione dell’Organizzazione competenze, attività di ricerca, formazione, servizi di laboratorio e consulenza tecnica. Siamo insomma un attore di primo piano che agisce per la sicurezza sanitaria globale e che promuove la mobilitazione di risorse finanziarie a sostegno di importanti partenariati e meccanismi multilaterali, tra cui l’Alleanza per i vaccini – Gavi, il Fondo globale per la lotta contro Aifs tubercolosi e malaria, o ancora il Fondo per le Pandemie.

Nel suo intervento ha richiamato la necessità di “colmare lacune, evitare duplicazioni e rafforzare il coordinamento”. Dove individua oggi le principali criticità della governance sanitaria globale e quale ruolo può svolgere l’Oms in questa fase?

Mi riferivo in particolare al processo di riforma della cosiddetta “architettura” della salute globale: la posizione italiana sostiene un processo decisionale più efficiente e vincolato a precise scadenze temporali, anche con l’obiettivo di migliorare la responsabilità dell’Organizzazione – quella che inglese chiamiamo “accountability” – e ridurre il rischio di frammentazione nella programmazione sul terreno. Anche il raccordo con altri enti e donatori deve produrre un salto di qualità, in modo da ottenere risultati chiari e dimostrare il valore aggiunto del sistema sanitario multilaterale.

Negli ultimi anni la salute è diventata sempre più intrecciata con temi di sicurezza, resilienza industriale, approvvigionamenti strategici e competizione geopolitica. Quanto sta cambiando il peso della salute nelle relazioni internazionali e quale ruolo possono svolgere le organizzazioni multilaterali in un’epoca in cui il loro ruolo è talvolta messo in discussione?

Effettivamente la salute si declina ormai anche quale interesse strategico, del resto la pandemia del Covid ha reso evidente come la capacità di prevenire e gestire le crisi sanitarie incida su sicurezza nazionale, tenuta delle economie, continuità delle catene di approvvigionamento e persino sulla stabilità politica.

Oggi vaccini, farmaci essenziali, tecnologie biomediche, dati sanitari e capacità produttive sono diventati asset strategici – come dimostrano i dibattiti sulla sovranità sanitaria, sul cosiddetto “reshoring” delle produzioni critiche e sulla diversificazione delle filiere. La salute è quindi elemento di resilienza nazionale e, al tempo stesso, strumento di influenza internazionale. Ma nessun Paese può affrontare da solo grandi epidemie e resistenza antimicrobica, oppure le conseguenze sanitarie del cambiamento climatico e la sicurezza degli approvvigionamenti.

Occorre quindi mantenere una salda dimensione multilaterale, volta a conciliare le legittime esigenze di autonomia strategica con una solida collaborazione internazionale, perché le grandi minacce sanitarie continuano a essere, inevitabilmente, sfide condivise.

Guardando ai prossimi anni, quali saranno secondo lei le grandi priorità della salute globale sulle quali la comunità internazionale dovrà concentrare maggiormente i propri sforzi?

A livello globale come Italia ci concentriamo attualmente su tre temi principali: l’approccio cosiddetto One health, con focus sulla resistenza antimicrobica; la promozione dell’invecchiamento in salute per intero arco di vita, con enfasi su prevenzione, integrazione sociale e sanitaria nella continuità delle cure; il potenziamento della salute mentale, con particolare attenzione a bambini e adolescenti.

E quale contributo specifico può offrire l’Italia all’interno dell’Executive board dell’Oms? Ci sono priorità o approcci che il nostro Paese intende portare all’attenzione?

Crediamo che l’Italia possa sostenere l’Oms nella capacità di fornire agli Stati membri opzioni politiche sempre più coerenti con il suo mandato, da tradurre in schemi operativi nazionali in base a rispettive esigenze, priorità, capacità e contesti.

Lombardia, più salario e welfare con la contrattazione di secondo livello: via libera in consiglio

10 June 2026 at 13:09

Più premi di risultato, maggiore welfare aziendale, formazione collegata ai fabbisogni produttivi e incentivi per le imprese che creano occupazione stabile. È il percorso indicato dalla mozione presentata dalla consigliera regionale di Fratelli d’Italia Chiara Valcepina e approvata dal Consiglio regionale della Lombardia. Il provvedimento impegna la Giunta a predisporre un piano regionale per sostenere la contrattazione di secondo livello, da costruire insieme alle parti sociali, alle organizzazioni dei lavoratori e alle associazioni datoriali.

La Lombardia deve rafforzare la contrattazione di secondo livello come strumento concreto per aumentare l’attrattività del lavoro, sostenere il potere d’acquisto dei salari e aiutare le imprese a reperire competenze qualificate. Per questo chiediamo un piano regionale capace di valorizzare premi di risultato, welfare aziendale e territoriale, formazione continua, stabilità occupazionale e partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. Un percorso che si inserisce perfettamente in quanto messo in campo dal governo Meloni“, dichiara Valcepina.

Carenza di manodopera e perdita del potere d’acquisto

La mozione parte da due problemi che stanno condizionando il mercato del lavoro lombardo: la difficoltà delle aziende nel trovare personale qualificato e l’aumento del costo della vita, che ha ridotto il valore reale delle retribuzioni. “La nostra regione affronta due emergenze strettamente collegate: la carenza di manodopera e la riduzione del potere d’acquisto dei salari. Circa il 30% delle imprese lombarde segnala difficoltà nel reperire lavoratori qualificati, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiunge l’aumento del costo della vita, che rende meno attrattive molte opportunità lavorative”, precisa la consigliera di Fratelli d’Italia. L’obiettivo dichiarato è rendere più conveniente il lavoro stabile e migliorare le condizioni offerte dalle imprese, intervenendo non soltanto sulla retribuzione ma anche sui servizi e sulle prestazioni collegate alla vita quotidiana dei dipendenti.

Il rapporto tra contratto nazionale e secondo livello

Nell’impostazione della mozione, la contrattazione aziendale o territoriale non dovrebbe sostituire il contratto collettivo nazionale, ma adattarne e rafforzarne le tutele sulla base delle caratteristiche dei singoli settori, delle imprese e dei territori. “Il CCNL pone le fondamenta comuni di tutele, garanzie e retribuzioni. La contrattazione di secondo livello consente di costruire su quelle fondamenta risposte più vicine alla singola impresa e al singolo territorio, intervenendo su ciò che incide davvero nella vita quotidiana di chi lavora”, sottolinea Valcepina. Il piano regionale dovrebbe favorire qualità e regolarità del lavoro, sicurezza, continuità occupazionale, premi collegati ai risultati, formazione continua e strumenti di welfare aziendale e territoriale.

Premi alle imprese che assumono e investono nel welfare

Un capitolo della mozione riguarda le premialità per le imprese che aumentano il numero dei lavoratori a tempo indeterminato e investono in benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati. Gli interventi potrebbero riguardare la mobilità, la sanità integrativa, la conciliazione tra vita privata e lavoro e il costo dell’abitazione. Il testo punta inoltre a valorizzare le aziende che partecipano a programmi formativi costruiti su base territoriale e coerenti con le competenze richieste dal sistema produttivo. Particolare attenzione viene riservata alle Zone di innovazione e sviluppo, nelle quali la Regione dovrebbe sperimentare nuovi modelli di contrattazione territoriale e welfare aziendale, anche attraverso incentivi, interventi di sostegno e forme di fiscalità di vantaggio.

Il tavolo con il Governo per maggiori competenze regionali

La mozione impegna inoltre la Giunta e gli assessorati competenti ad avviare un tavolo tecnico-politico con il Governo nazionale. L’obiettivo è ottenere maggiori competenze regionali nella promozione della contrattazione territoriale di secondo livello.Valcepina sottolinea anche il confronto sviluppato in Aula con le forze di opposizione, che ha permesso di raccogliere consensi trasversali su diversi punti del documento.

“È importante sottolineare come in Aula si sia sviluppato un confronto proficuo con la minoranza, che ha consentito di arrivare a una sintesi positiva, tanto che anche gran parte dell’opposizione ha votato favorevolmente diversi punti della mozione. Consegniamo così alla Giunta un testo forte e ampiamente condiviso, dimostrazione che quando si parla di lavoro e welfare è possibile costruire convergenze serie nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori e delle imprese”, evidenzia la consigliera regionale.

Rafforzare i salari, sostenere i consumi interni, migliorare il welfare e rendere più attrattivo il sistema produttivo lombardo: la Lombardia ha sempre saputo anticipare i cambiamenti. Oggi può farlo ancora una volta, costruendo un modello di relazioni industriali fondato su partecipazione, qualità del lavoro e responsabilità, in perfetta sinergia con il governo Meloni”, conclude Valcepina.

La Uil approva: “Ora servono strumenti operativi”

La Uil Lombardia valuta positivamente l’approvazione della mozione, considerandola un primo passo per riportare al centro del dibattito il potere d’acquisto, le retribuzioni e il costo della vita. Per il sindacato, tuttavia, il sostegno regionale dovrà essere accompagnato da condizioni precise. Le risorse pubbliche dovranno favorire le imprese che applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, creano occupazione stabile e investono nella formazione e nella sicurezza. “La contrattazione di secondo livello – sottolinea il segretario confederale Salvatore Mondedurodeve rafforzare il sistema contrattuale, non indebolirlo. Deve migliorare le condizioni di lavoro, contrastare i contratti pirata e non diventare uno strumento per alimentare il dumping salariale. Il sostegno pubblico, comprese le risorse regionali, europee e gli strumenti collegati alle politiche di sviluppo, deve essere indirizzato a chi investe davvero nel buon lavoro: contratti a tempo indeterminato, applicazione dei CCNL rappresentativi, formazione, welfare, sicurezza, conciliazione vita-lavoro e partecipazione”.

Uil: nelle Zone di sviluppo le risorse non siano un assegno in bianco

Secondo la Uil, i criteri sulla qualità del lavoro dovranno essere applicati con particolare rigore nelle Zone di innovazione e sviluppo. Gli investimenti pubblici non dovranno premiare le imprese che competono riducendo salari e diritti, ma quelle che garantiscono legalità contrattuale, stabilità e relazioni sindacali corrette. “La mozione approvata – conclude Antonio Albrizio, segretario generale UIL Lombardia – è considerata un ottimo primo passo, ma non il punto di arrivo. Ora si apre la fase cruciale: tradurre l’indirizzo politico in strumenti operativi all’interno del Patto per lo Sviluppo. A questo proposito UIL Lombardia ha proposto emendamenti al testo finalizzati a rafforzare il rispetto dei CCNL più rappresentativi, il contrasto ai contratti pirata, la necessità di condizionare l’utilizzo di risorse pubbliche alla qualità del lavoro e la promozione di un Fondo regionale per la contrattazione di qualità. La competitività della Lombardia non si difende comprimendo i costi, ma investendo sul valore e sulla dignità di chi lavora“.

La Cgil: bene il tema, ma no alle scorciatoie fiscali

Più articolato il giudizio della Cgil Lombardia. Il sindacato considera positivo che la Regione voglia favorire una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello, ma esprime contrarietà rispetto ad alcuni strumenti e finalità contenuti nella mozione. Secondo la Cgil, la difficoltà delle imprese nel reperire lavoratori non può essere affrontata attraverso vantaggi fiscali o modificando gli equilibri tra Stato e Regione. Le cause principali sarebbero invece da ricercare nelle basse retribuzioni, nell’aumento del costo della vita e nella difficoltà di sostenere le spese per l’abitazione. Il sindacato contesta in particolare l’apertura di un tavolo con il Governo per ottenere maggiori competenze regionali in materia di contrattazione territoriale e fiscalità. Una strada che, secondo la Cgil, rischierebbe di alterare equilibri istituzionali delicati.

La stessa contrarietà riguarda la previsione di incentivi e fiscalità di vantaggio nelle Zone di innovazione e sviluppo. Per la Cgil, la competitività di queste aree dovrebbe dipendere dalla capacità delle imprese di investire nell’innovazione di processo e di prodotto, non dalla modifica delle regole fiscali.

Il nodo della partecipazione agli utili

Un altro punto contestato riguarda la possibilità di favorire forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, sulla base della legge numero 76 del 2025. Secondo la Cgil, la partecipazione agli utili rischia di trasformarsi in un’alternativa alla redistribuzione salariale negoziata attraverso la contrattazione. Il problema sarebbe particolarmente evidente nelle piccole e medie imprese, dove spesso non esiste una vera contrattazione aziendale e non sono previsti organi di sorveglianza o gestione nei quali garantire la rappresentanza dei lavoratori. Per il sindacato, le risorse pubbliche possono aiutare a diffondere la contrattazione, ma non devono sostituire la responsabilità delle imprese nella distribuzione della ricchezza prodotta.

Cgil: “Serve salario fresco, non soltanto benefit”

La distanza più evidente riguarda il peso attribuito ai benefit non monetari. Secondo la Cgil, welfare aziendale, agevolazioni e prestazioni defiscalizzate non possono rispondere da soli alle difficoltà economiche delle famiglie. “Per rispondere alla pandemia salariale ancora in corso serve salario fresco nella contrattazione. Benefit non monetari, deducibili o defiscalizzati, non rispondono all’urgenza concreta di lavoratrici, lavoratori e famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese.” La richiesta è quindi che qualsiasi intervento regionale abbia come priorità l’aumento delle retribuzioni e la redistribuzione della produttività e della ricchezza generata dalle imprese. “Non servono scorciatoie fiscali né strumenti che rischiano di sostituire il salario contrattato con benefit o partecipazione agli utili.”

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Eis a tripulação da Artemis III. O primeiro europeu é o italiano que quase se afogou no Espaço

By: ZAP
10 June 2026 at 09:30
O astronauta italiano Luca Parmitano será o piloto da missão Artemis III da NASA, tornando-se o primeiro europeu a integrar uma das missões do programa, anunciou esta terça-feira a agência espacial norte-americana. A NASA apresentou esta terça-feira, em comunicado, a tripulação internacional de quatro elementos da próxima missão Artemis, que deverá realizar-se já no próximo ano. A missão Artemis II é um voo de ensaio fundamental antes de uma missão tripulada à superfície lunar, que a agência descreve como “uma das missões mais complexas alguma vez realizadas pela NASA”. Embora seja essencial para futuras missões à Lua, a Artemis III

Supera cinco mil firmas en Italia carta abierta en defensa de Cuba

10 June 2026 at 09:21

Roma, 10 jun (Prensa Latina) Supera hoy las cinco mil firmas una carta abierta en apoyo a Cuba de médicos y científicos italianos, donde se critica la indiferencia y el silencio ante las afectaciones sanitarias causadas por el bloqueo norteamericano contra la isla.

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Concluye en Italia reunión del foro de Mujeres, Paz y Seguridad

10 June 2026 at 07:53

Roma, 10 jun (Prensa Latina) La VIII Reunión de la Red de Puntos Focales para la Agenda Mujeres, Paz y Seguridad, concluye hoy tras dos días de debates en la sede del Ministerio de Asuntos Exteriores de Italia, en esta capital, indica un comunicado.

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