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Brindisi, ora Futuro Nazionale è il primo partito della maggioranza: consigliere di FdI passa con Vannacci dopo i 3 di FI

10 June 2026 at 15:01

In tre arrivano da Forza Italia, un altro da Fratelli d’Italia. Così, in appena 24 ore, Futuro Nazionale entra nel Consiglio comunale di Brindisi e diventa il primo partito nella maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco Giuseppe Marchionna, eletto da indipendente per volere del deputato forzista Mauro D’Attis e con uno storico passato nel Partito Socialista Italiano. A capovolgere definitivamente gli equilibri ci ha pensato Cesare Mevoli, storico esponente della destra brindisina, che ha lasciato il partito di Giorgia Meloni per aderire a quello di Roberto Vannacci. La mossa è arrivata il giorno dopo lo strappo di tre consiglieri berlusconiani – Nicola Di Donna, Luca Tondi e Maria Ciaccia – che avevano dimezzato il gruppo di FI.

Il passaggio dell’ex meloniano ha un peso politico non indifferente. Già assessore, Mevoli era infatti vicesegretario provinciale di FdI e componente dell’assemblea nazionale. Da tempo in rotta con il resto del partito sul territorio, tanto da autosospendersi dal gruppo consiliare a marzo, vanta una storia tutta a destra. Il suo testimone di nozze è stato Gianni Alemanno e il nome del consigliere brindisino compare anche – da non indagato – nelle carte con le quali il Tribunale di Sorveglianza confermò il ritorno in carcere dell’ex sindaco di Roma: era ritenuto uno dei “soggetti compiacenti” che avrebbe aiutato Alemanno nella “artata costituzione di documenti giustificativi” degli spostamenti. Nel 2023 inoltre un suo post contro Elena Cecchettin, sorella della 22enne Giulia uccisa dall’ex fidanzato, provocò le proteste del Partito Democratico.

Al momento né i tre ex Forza Italia né Mevoli hanno rivendicato la necessità di riequilibrare gli assetti della giunta. Tuttavia lo spostamento a destra della maggioranza è destinato ad avere delle ripercussioni sulla coalizione. Al momento, per dire, con tre consiglieri in assise Forza Italia esprime tre assessori nella squadra di Marchionna, che governerà anche grazie al sostegno dei quattro esponenti di Futuro Nazionale nonostante la sua storia politica affondi le radici nel Psi.

Negli Anni Novanta, durante il suo primo mandato, il sindaco divenne famoso per la gestione impeccabile dell’esodo di albanesi che nel marzo 1991 si riversarono in città dopo il crollo del regime comunista. In assenza di supporto da parte del governo, riuscì a mobilitare gli abitanti nell’accoglienza di 25mila profughi arrivati in ventiquattr’ore a bordo delle carrette del mare. Da oggi dovrà anche confrontarsi con le idee sulla gestione dei migranti di ben quattro consiglieri di Futuro Nazionale, partito a favore della remigrazione.

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ANCE Brindisi, la transizione ecologica tra sostenibilità ambientale e sviluppo economico

10 June 2026 at 13:11

La sfida della transizione ecologica: imprese locali protagoniste ed equilibrio tra lavoro, ambiente ed economia per garantire il benessere sociale

Negli ultimi anni l’Europa ha perseguito obiettivi ambientali ambiziosi e necessari. Tuttavia, a Brindisi, in Puglia e più in generale in Italia, non si è compreso che la transizione ecologica non può realizzarsi senza una solida strategia industriale, energetica e infrastrutturale in grado di accompagnare imprese e territori verso il cambiamento. Ridurre le emissioni è un obiettivo non negoziabile, ma le politiche industriali avrebbero dovuto indirizzare il mercato valorizzando la capacità di innovazione delle imprese.

In questo contesto assume un ruolo fondamentale il settore delle costruzioni che, essendo il principale assemblatore di tecnologie, materiali e soluzioni innovative, può concretizzare l’implementazione delle politiche di sostenibilità e quindi l’effettiva transizione ecologica. In altre parole, è il settore che costruisce e dà forma fisica alla transizione. Senza una filiera dell’edilizia solida, che va ben oltre il falso mito dei cappotti termici, non esistono edifici efficienti, impianti rinnovabili, infrastrutture sostenibili o città intelligenti, perché è attraverso il costruire che ogni innovazione diventa realtà.

L’Italia e il Mezzogiorno dispongono di risorse naturali straordinarie che possono renderci protagonisti della nuova economia energetica europea. La Puglia, grazie alla sua conformazione geografica, ai porti, alle infrastrutture energetiche e alle competenze industriali presenti sul territorio, può diventare uno dei principali hub euro-mediterranei dell’energia pulita e delle nuove filiere produttive. Ma la Puglia e in particolare Brindisi, non può essere soltanto il luogo dove installare impianti: la vera sfida è trasformare la transizione energetica in un motore di sviluppo economico e sociale per i territori che la ospitano.

Per troppo tempo il rapporto tra grandi investimenti energetici e comunità locali è stato impostato su un modello distorto: da una parte chi investe utilizzando la leva occupazionale, dall’altra chi subisce. Per ottenere un reale beneficio economico, è necessario cambiare il paradigma: quando un’impresa investe in fonti energetiche alternative su un territorio, le imprese locali devono entrare a far parte dell’investimento, diventando partner strategici protagonisti dello sviluppo. Allo stesso modo è difficile immaginare che le royalty energetiche, se utilizzate prevalentemente per finanziare strade e marciapiedi, possano generare sviluppo. Le compensazioni derivanti dagli impianti energetici devono trasformarsi in strumenti di crescita economica permanente.

Serve un vero “patto sociale” tra istituzioni, imprese locali e investitori che vincoli una quota significativa delle royalty alla creazione di nuova economia. Quelle risorse potrebbero finanziare startup innovative fondate da giovani, sostenere progetti manifatturieri ad alto contenuto tecnologico, favorire l’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e accompagnare la nascita di nuove filiere industriali capaci di competere sui mercati nazionali e internazionali.

Per i costruttori di Ance Brindisi, la transizione ecologica deve coniugare sostenibilità ambientale e sviluppo economico. La decarbonizzazione può essere un’occasione se l’innovazione tecnologica genera valore e rafforza il sistema produttivo, l’occupazione e la capacità industriale. L’obiettivo non può essere solo ridurre le emissioni, ma creare un equilibrio tra lavoro, ambiente ed economia, condizione indispensabile per garantire il benessere sociale.

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Tre consiglieri di FI vanno con Vannacci: il sindaco di Brindisi con radici socialiste avrà l’appoggio de “l’unica destra”

9 June 2026 at 15:43

Vanno via da Forza Italia per ingrossare le file di Futuro Nazionale, tuttavia avvisano che resteranno in maggioranza per garantire “governabilità alla città”. A Brindisi il centrodestra fa un salto un po’ più a destra e da oggi ha tre esponenti del partito di Roberto Vannacci a supporto della giunta. Creando un piccolo paradosso politico: il sindaco Giuseppe Marchionna, infatti, ha profonde radici socialiste e durante il suo primo mandato alla guida del Comune, all’inizio degli Anni Novanta, accolse oltre 25mila profughi albanesi mobilitando la cittadinanza affinché aprisse le case per ospitarli mentre il governo latitava e non forniva alcun supporto.

Ora la campagna acquisti dell’ex vice-segretario della Lega ed europarlamentare lo porterà a governare con un partito che si definisce “l’unica destra” e che è sostenitore della remigrazione. Ad abbandonare il partito berlusconiano nella città del deputato Mauro D’Attis sono Nicola Di Donna, ex capogruppo di FI, Marika Ciaccia e Luca Tondi. Di Donna, già assessore e militante di destra, parla di una “decisione frutto di una profonda riflessione, giunta anche a seguito di un confronto con il generale Vannacci”. E annuncia che “resta invariato, in ogni caso, l’impegno a garantire governabilità alla città di Brindisi”. Insomma, non mancherà il sostegno alla maggioranza e Marchionna governerà anche grazie ai tre vannacciani.

Se D’Attis, tra i plenipotenziari pugliesi di Forza Italia, si dice “profondamente rattristato”, a esultare è Rossano Sasso, il deputato leccese eletto con Lega e ora responsabile per il Sud di Futuro Nazionale: “Sempre più cittadini aderiscono alle idee, alla visione, al programma di Futuro Nazionale e se tra questi ci sono anche amministratori con esperienza non posso che essere felice. Qualcuno dice ‘mai con Vannacci’ danneggiando il centrodestra, ma mentre lo dice i propri elettori, amministratori e deputati vanno da Vannacci”. In Puglia, secondo i dati dello stesso partito, sono stati superati i 10.000 iscritti, un numero che rappresenterebbe circa un decimo del totale nazionale.

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Caporalato a Brindisi, i verbali che hanno portato all’arresto: “Vivevamo in un tugurio, prendevamo l’acqua da un tubo d’irrigazione”

9 June 2026 at 06:33

Chi tagliava gli alberi era costretto a vivere in un tugurio, senza riscaldamento e prendendo l’acqua da un tubo per l’irrigazione. Una delle persone per le quali lavoravano, invece, postava video su TikTok per esaltare le sue attività ed era così diventata un’influencer con oltre 10mila follower. Ora è sotto inchiesta per caporalato insieme all’uomo finito ai domiciliari dopo l’arresto in flagranza. L’ultima storiaccia sullo sfruttamento di migranti nelle campagne arriva dalla provincia di Brindisi e vede protagonisti Daniele Argentieri e la sua coindagata.

Per svolgere i lavori della loro cooperativa specializzata nell’espianto di alberi e nella vendita di legna, secondo il pubblico ministero della procura di Brindisi Giuseppe De Nozza, approfittavano dello stato di bisogno di tre uomini originari dell’Africa “sottoponendoli a condizioni di sfruttamento”. Argentieri, 38 anni, è stato arrestato in flagranza lo scorso 21 maggio e il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi, ha convalidato il blitz dei carabinieri e ne ha disposto i domiciliari. La donna sotto inchiesta, invece, è indagata a piede libero con le stesse accuse mosse al 38enne.

I tre lavoratori, uno dei quali ha dato il via all’indagine del Nil dei carabinieri denunciando le sue condizioni a marzo, vivevano in un casolare abbandonato nelle campagne di Francavilla Fontana, al confine col Tarantino, e “venivano fatti lavorare per 9-10 ore al giorno”, nei campi a tagliare la legna, “con pausa di soli 10 minuti, occasionalmente estesa a 30, senza che nessuno di essi potesse usufruire del riposo settimanale”, si legge nelle carte che hanno portato Argentieri ai domiciliari. Alla luce dei verbali firmati dai braccianti e del sopralluogo dei carabinieri, il giudice parla di violazioni “sistematiche” dei contratti, di alcuna formazione sulla sicurezza nonostante maneggiassero anche seghe circolari e di un alloggio “degradante”.

La casupola di campagna presentava “pessime condizioni strutturali e igieniche”, “locali fatiscenti”, finestre “protette da soli teli di fortuna” e senza vetri. Un tugurio, senza riscaldamento, dove i migranti si riparavano dal freddo accendendo il fuoco in un caminetto, utilizzando anche la spazzatura. Il bagno? “Praticamente inagibile poiché vi è presente un lavandino in acciaio, otturato dalla presenza di rifiuti e solo delle vasche di fortuna precedentemente riempite di acqua per l’utilizzo”. Sentiti dagli investigatori, i migranti – originari del Marocco – hanno anche spiegato che la fornitura elettrica “non funziona sempre” e il frigorifero aveva “la porta rotta”. Un altro ha riferito che “per poter prelevare acqua necessaria usavamo un tubo da irrigazione”. Il terzo taglialegna ha invece raccontato: “Dormivamo in 5 in una sola camera da letto su materassi di fortuna recuperati per strada. Per ricaricare il cellulare consegnavamo un powerbank a Daniele, che ce lo ricaricava e poi ce lo restituiva carico, per collegarlo poi al cellulare”.

Gli stipendi? Il giudice Testi li definisce molto al di sotto dei minimi del contratto collettivo nazionale, uno dei migranti parla di “50, massimo 100 euro alla settimana”. Senza considerare che stando alla ricostruzione degli inquirenti, Argentieri – che ha respinto tutte le accuse nell’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari – chiedeva 5 euro per il trasporto nelle campagne e altrettanti per alloggiare nel casolare. I ritmi di lavoro sono stati così riassunti davanti ai carabinieri: “Vengono a prenderci alle 6 del mattino e arriviamo nel luogo di lavoro entro le 6.30-7 dipende da dove si trova il terreno – ha raccontato uno dei tre – Porto con me da mangiare e bere, cose a cui provvedo personalmente e questo perché lavoro normalmente fino alle 18-19, circostanza che dipende sempre dal lavoro e dal luogo di lavoro. Raramente ho finito di lavorare prima”.

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“Braccianti in nero costretti a vivere in un casolare senza bagni. Si scaldavano bruciando spazzatura”: arrestato caporale

8 June 2026 at 10:26

Lavoravano in nero, con una retribuzione inferiore alla metà dei minimi del contratto nazionale dell’agricoltura, ed erano costretti a dormire in un casolare rurale in una condizione “degradante” che dovevano anche pagare 5 euro al giorno, nonostante non fosse neanche bagni e riscaldamento. L’ultima storia di para-schiavismo arriva dalla provincia di Brindisi, dove i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro hanno arrestato in flagranza un caporale. I braccianti agricoli lavoravano in alcuni terreni al confine tra il Brindisino e il Tarantino.

Stando alla ricostruzione dei militari dell’Arma, attraverso una cooperativa, il caporale approfittava dello stato di bisogno di diverse persone, costringendole ad affrontare una giornata lavorativa di dieci ore fronte di una paga inferiore alla metà rispetto a quella prevista dal Contratto collettivo nazionale del lavoro di settore, decurtando ulteriori 5 euro giornaliere pro-capite per l’alloggio nella diponibilità dell’indagato.

Si trattava di un casolare rurale in condizioni igienico sanitarie degradanti, caratterizzato da presenza di muffe, con servizi igienici non funzionanti e privo di riscaldamento, al punto che i lavoratori sfruttati bruciavano la spazzatura in un caminetto per riscaldare gli ambienti, costretti così a respirarne fumi pericolosi e dormire su materassi sporchi, trovati nelle campagne vicine. I braccianti, due al momento quelli che si è riusciti a identificare, venivano impiegati in nero, senza contratto di lavoro, senza visite mediche e nessun corso di formazione, aumentandone così il rischio di subire infortuni gravi sul lavoro, poiché maneggiavano attrezzi pericolosi, come seghe circolari, senza averne acquisito competenze ed appreso modalità di utilizzo specifico.

Uno dei braccianti è risultato per altro privo di permesso di soggiorno per l’impiego lavorativo. L’indagine “lampo”, iniziata verso la fine di marzo con la denuncia sporta da un terzo bracciante anche lui vittima di sfruttamento, è stata coordinata dalla procura di Brindisi che ha chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari per il caporale. È stato anche posto sotto sequestro il mezzo con il quale i braccianti venivano trasportati e il casolare dove dormivano. Sono state elevate sanzioni amministrative ed ammende per totale 20.000 euro.

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