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Morto a novant’anni il giurista Natalino Irti: avvocato e accademico, è stato maestro del diritto civile

11 June 2026 at 17:30

È morto a novant’anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e una delle voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano (L’Aquila), avvocato e professore ordinario, è stato accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e dal 1977 docente all’Università La Sapienza di Roma, dove ha insegnato istituzioni di diritto privato, diritto civile e teoria generale del diritto, contribuendo alla formazione di generazioni di magistrati, avvocati e accademici. È stato anche presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio d’amministrazione dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale) e del Comitato per le privatizzazioni. Il nome di Irti resta legato soprattutto a “L’età della decodificazione”, opera con cui ha interpretato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi, governati da logiche e principi propri. Una riflessione che ha segnato in profondità il modo di leggere il diritto privato nell’Italia contemporanea, aprendo un confronto sul ruolo della dottrina, sulla certezza del diritto e sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.

“Con Natalino Irti scompare uno dei protagonisti assoluti del pensiero giuridico italiano”, lo ricorda il presidente del Consiglio nazionale forense (l’organismo di vertice dell’avvocatura) Francesco Greco. “La sua riflessione ha attraversato il diritto nella sua dimensione più profonda, interrogandosi non solo sugli istituti ma sul senso stesso dell’ordinamento. Ha ridefinito il modo di leggere il codice civile e il diritto privato contemporaneo ed è stato sempre un osservatore attento alle trasformazioni profonde della società. Il Consiglio nazionale forense tutto lo ricorda con gratitudine e reverenza e si stringe al dolore della famiglia”. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, “ricorda commosso la limpida figura di Natalino Irti, che è stato anche banchiere e che fino alla scomparsa era proboviro” dell’associazione: “Di Natalino ho sempre ammirato la profonda cultura giuridica dell’insigne docente, le grandi e poliedriche sensibilità culturali e l’impegno professionale rigoroso. Con lui già negli anni Ottanta parlavamo di privatizzazioni bancarie, in anticipo rispetto a quanto poi sarebbe avvenuto”, dichiara in una nota.

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Investì più volte e uccise il ladro con il Suv a Viareggio: l’imprenditrice Cinzia Dal Pino condannata a 18 anni. La pm aveva chiesto l’ergastolo

11 June 2026 at 11:43

Investì e uccise, inseguendolo con il suo Suv, il ladro che le aveva rubato la borsa. L’imprenditrice Cinzia Dal Pino, 65 anni, è stata condannata a 18 anni di carcere dalla Corte di Assise di Lucca. La donna è ritenuta colpevole di omicidio volontario per la morte del 52enne di origini marocchine, Noureddine Mezgui, ucciso l’8 settembre 2024 nel quartiere Darsena di Viareggio. Le telecamere di videosorveglianza immortalarono gli ultimi minuti della dinamica particolarmente violenta: nella clip, diventata centrale nel processo, si vedeva il suv guidato dalla donna inseguire il ladro, raggiungerlo e investirlo più volte fino a schiacciarlo contro una vetrina e contro i piloni di un edificio.

La pm, Sara Solino, aveva chiesto per l’imprenditrice la pena dell’ergastolo perché la 65enne non avrebbe “solo” tentato di fermare l’uomo, ma di aggredirlo e sopraffarlo, agendo con “volontà omicidiaria” e con l’intento di “punirlo come forma di giustizia privata”. L’impianto accusatorio ha sempre sostenuto la sussistenza dell’omicidio volontario, aggravato da crudeltà, futili motivi, uso del mezzo insidioso e approfittamento della minorata difesa della vittima.

La difesa di Dal Pino, i legali Enrico Marzaduri e Alberto Gargani, aveva chiesto invece di riformulare il reato contestato, ridimensionandolo a eccesso colposo di legittima difesa o a eccesso preterintenzionale. Secondo gli avvocati la donna voleva recuperare la borsa con effetti personali, ma senza l’intenzione di vendicarsi. Per la difesa, inoltre, quella era una “rapina” perché Mezgui avrebbe minacciato la donna, aggredendola con un coltello mai ritrovato. Nel corso del processo una perizia psichiatrica aveva escluso qualsiasi vizio di mente per l’imputata, ritenendola pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

In attesa della sentenza definitiva, Dal Pino resterà in custodia cautelare ai domiciliari. L’imprenditrice, come affermato dai suoi legali, “sperava in una soluzione meno pesante” ma “poteva andare anche peggio”. Non è ancora chiaro se la difesa farà appello. “Aspettiamo le motivazioni, ma penso di sì”, ha detto Marzaduri.

Intanto le parti civili costituite hanno annunciato che presenteranno ricorso in appello. “È stata accolta la tesi dell’accusa sull’omicidio volontario, che ha retto”, ha dichiarato l’avvocato Enrico Carboni, legale dei familiari della vittima, aggiungendo che la Corte ha riconosciuto la componente della volontarietà. Nonostante ciò, la sentenza verrà comunque impugnata.

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Dà fuoco al padre e lo lascia morire tra le fiamme: arrestato 47enne nel Milanese

11 June 2026 at 08:00

Ha cosparso il padre 73enne di liquido infiammabile, poi gli ha dato fuoco lasciandolo morire tra le fiamme. È successo nelle prime ore del mattino a Cinisello Balsamo, nel Milanese, dove un uomo di 47 anni italiano è stato arrestato dai carabinieri. Gli agenti erano intervenuti nell’abitazione per un incendio in corso, ma una volta arrivati sul luogo hanno scoperto cosa lo avesse provocato.

I carabinieri, con il personale della Sezione Radiomobile di Sesto San Giovanni, hanno cercato di domare le fiamme con gli estintori prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco. Intanto hanno fermato il 47enne che si trovava sul posto: l’uomo, pare affetto da disturbi della personalità, avrebbe prima colpito il padre con un corpo contundente e poi gli avrebbe dato fuoco non lasciandogli scampo. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Monza per cercare di ricostruire l’intera dinamica dell’accaduto e accertare possibili moventi.

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“Voglio dire addio alla mia bambina”: la mamma di Beatrice potrà partecipare ai funerali della bimba di due anni

10 June 2026 at 18:32

“Voglio dire addio alla mia bambina”. Ci sarà anche Emanuela Aiello, la mamma di Beatrice, la bambina di due anni morta lo scorso febbraio a Bordighera (Imperia), ai funerali della piccola. La donna, in carcere con l’accusa di maltrattamenti alla figlia aggravati dalla morte, come anticipa il Secolo XIX, ha chiesto e ottenuto di poter partecipare alle esequie la cui data non è ancora stata fissata.

Per poter organizzare la cerimonia, infatti, la procura di Imperia sta attendendo la relazione definitiva del medico legale che ha voluto eseguire ulteriori accertamenti sul Dna trovato sul corpo della piccola.

Aiello, per poter partecipare, dovrà essere trasferita dal carcere Cotugno Lorusso di Torino dove si trova in isolamento da circa tre mesi. La donna è accusata della morte della piccola insieme al compagno, Emanuel Iannuzzi.

Alle esequie parteciperà anche il padre biologico della piccola a sua volta detenuto per altri reati.

Intanto la zia di Beatrice ha chiesto di ottenere l’affidamento delle due sorelle della vittima, oggi in una struttura protetta: è anche grazie ai loro racconti che è stato possibile ricostruire quanto avvenuto alla piccola che sarebbe stata picchiata quasi quotidianamente nei due mesi precedenti alla morte.

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Treni, nuovi lavori a Firenze a luglio: percorsi cambiati e tempi più lunghi in 9 giorni per chi viaggia tra Nord e Sud

10 June 2026 at 17:58

Quasi nove giorni di stop, divisi in due tranche, per rimuovere un ponte e varare quello nuovo. Non sarà una un luglio semplice per il nodo ferroviario di Firenze, a causa dei lavori di sostituzione del cavalcaferroviaria stradale Ponte al Pino. L’opera, realizzata da Rete ferroviaria italiana, rappresenta “un intervento significativo per il rinnovo e il potenziamento della sicurezza di un’infrastruttura” che collega il centro di Firenze con l’area di Campo di Marte, spiega l’azienda illustrando il piano di quei giorni che rientra in un più ampio quadro di interventi già illustrati nelle scorse settimane per preparare i passeggeri agli eventuali disagi ai quali andranno incontro a causa dei cantieri, in molti casi legati ai lavori previsti dal Pnrr.

Per quanto riguarda i lavori a Firenze, le attività entrano nella fase più complessa che richiederà due interruzioni della circolazione ferroviaria: dalle 23 del 5 luglio alle 4 del 10 luglio e dalle 23 del 26 luglio alle 11 del 30 luglio. Per garantire la continuità dei collegamenti, una parte dei treni a lunga percorrenza sarà deviata sulla linea Tirrenica, una parte avrà origine o destinazione a Firenze Santa Maria Novella per i collegamenti verso il Nord e a Firenze Campo di Marte per quelli verso il Sud, mentre alcuni collegamenti prevedranno un trasferimento in autobus tra le due stazioni.

Le modifiche di percorso si rendono necessarie per l’interruzione della circolazione sulle tratte Firenze Campo di Marte-Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte-Firenze Santa Maria Novella. La sospensione avrà effetti su tutta l’offerta di Trenitalia, dai Regionali fino all’Alta Velocità (anche di Italo) e, per tentare di restringere il perimetro dei disagi, sarà rimodulata con una riduzione di circa il 50% dei treni programmati. Nel dettaglio, spiega Ferrovie dello Stato, verranno instradati sulla linea Tirrenica due treni ogni ora tra quelli che coprono la tratta Roma-Milano-Torino; saranno inoltre garantiti quattro treni ogni ora da e per Firenze Santa Maria Novella verso il Nord e tre treni ogni ora da e per Firenze Campo di Marte verso il Sud.

I treni deviati sulla Tirrenica registreranno un incremento dei tempi di viaggio fino a circa 2 ore e 30 minuti, mentre per i collegamenti con trasferimento in autobus tra Santa Maria Novella e Campo di Marte l’allungamento sarà di circa un’ora e trenta minuti. Nel momento i cui si acquisterà un biglietto, il sistema di vendita sia di Trenitalia che di Italo indicherà già le modifiche di orario e di percorso così da permettere ai passeggeri di programmare gli spostamenti.

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“Ha fatto cose che non volevo, poi sono arrivati i suoi amici”: la studentessa spagnola violentata a Milano racconta la mezz’ora del terrore

10 June 2026 at 16:53

“Ha iniziato a fare cose che non volevo” poi “ho visto arrivare altri suoi amici“. È il racconto della studentessa spagnola di 20 anni, a Milano per uno stage nell’ambito del programma Erasmus, che ha denunciato di essere stata violentata da un gruppo di ragazzi fuori da un locale la notte tra il 22 e il 23 maggio scorso.

Come riporta il Corriere della Sera, la ragazza ha ricostruito davanti agli investigatori la mezz’ora, definita “brutale” dagli inquirenti, vissuta con quei ragazzi.

Tutto comincia alla discoteca The Beach, in zona Ortica. La giovane è lì con un’amica, una connazionale, per la serata “Fu…ing Beach”. A un certo punto perde di vista l’amica, anche se non ricorda l’ora esatta, e si va a “sedere sui divanetti presenti su una pedana in un angolo del locale”.

Lì viene avvicinata da dei ragazzi, due all’inizio. Sono coetanei, ricostruisce il Corriere, e italiani. “Non ricordo chi si è avvicinato per primo ma abbiamo iniziato a parlare”, racconta. Una situazione normalissima per una serata tra giovani. Poco dopo arriva l’invito di uno dei due ad accompagnarlo fuori. Lì, però, per la 20enne inizia l’incubo. Il coetaneo prima la porta lontano dal locale, tra le auto parcheggiate. Dietro di loro c’è l’altro amico che li sta seguendo. Iniziano così le violenze, “cose che non volevo” fare, racconta ancora la studentessa, descrivendo l’arrivo di altri amici dei due ragazzi. “Ricordo che avevo paura – dice ancora – non so se mi hanno spinto o preso per il braccio”. Il branco la strattona e si sposta in un posto ancora più appartato: l’auto di uno degli aggressori. Lì proseguono gli abusi.

Alla fine la ragazza viene buttata fuori dall’auto. Lei arriva all’ingresso del locale e racconta tutto prima al buttafuori, poi all’amica. Da lì la catena per l‘attivazione del codice rosso, la visita in ospedale, alla Mangiagalli, la denuncia in questura, e poi il rientro in Spagna.

Ora gli investigatori, coordinati dalle pm Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro, stanno cercando di incrociare dati dei telefoni e immagini per risalire agli aggressori.

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Nessy Guerra: “Mio ex marito arrestato? Ora ho paura di ritorsioni, non posso ancora lasciare l’Egitto”

10 June 2026 at 16:20

Dopo l’arresto dell’ex marito, Nessy Guerra, la cittadina italiana che da mesi si trova bloccata nel Paese insieme alla figlia di tre anni, accusata di adulterio e condannata a sei mesi di detenzione con divieto di espatrio, non si sente ancora al sicuro.

L’uomo è stato arrestato dalle autorità egiziane dopo una serie di denunce e segnalazioni che lo riguardavano, comprese quelle presentate da rappresentanti della rete diplomatica italiana, ma per Guerra, dice in una lunga intervista al Corriere della Sera, “non è cambiato quasi nulla”. “Lui è stato arrestato – spiega – io sono ancora qui. Non posso uscire di casa, non posso prendere un aereo, non posso tornare a Sanremo”.

La donna, infatti, vive in un posto sicuro a Hurghada con la figlia, ma “non è vita”, dice ancora. Alla piccola, che ha tre anni, racconta spesso dell’Italia ma, spiega, ha “paura di prometterle qualcosa che non dipende da me”.

Per l’italiana l’auspicio è che l’arresto del marito sia una “leva” per la giustizia egiziana. “Non cancella la condanna per adulterio né il blocco dell’espatrio di mia figlia, però dimostra che non siamo davanti soltanto a una lite familiare“, ribadisce, sottolineando poi di avere quasi più paura di lui che di una condanna in cassazione. “Finora non sono stata ascoltata – racconta ancora – La sentenza d’appello sembra la copia di quella di primo grado. Non è stato considerato che sono vittima di violenza, che lui è stato condannato in Italia, che il testimone indicato come mio presunto amante ha ritrattato. Invece sono stati ritenuti credibili tre testimoni portati da lui”.

Ora Guerra teme “ritorsioni” e anche di “essere arrestata” e che la figlia “continui a crescere senza una vita normale”. L’appello è anche all’Italia per fare un “atto politico”, vale a dire “un rimpatrio per motivi di sicurezza” e “protezione per me e per mia figlia”.

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Camionista fa inversione al casello di Bologna e imbocca l’autostrada A1 contromano: la manovra pericolosa ripresa dalle telecamere

10 June 2026 at 14:38

Manovra pericolosa per un camionista, un autotrasportatore ungherese di 44 anni, al casello di Bologna Casalecchio. L’uomo ha imboccato contromano l’autostrada A1 dopo aver effettuato un’inversione di marcia al casello. L’episodio è avvenuto nella prima mattina di venerdì 5 giugno e si è concluso con la denuncia del conducente da parte della Polizia di Stato.

Il camionista guidava una bisarca carica di autovetture quando, anziché uscire regolarmente dal casello, ha invertito il senso di marcia percorrendo contromano lo svincolo di immissione. Una manovra ad alto rischio soprattutto per gli altri automobilisti che però, fortunatamente, non ha provocato incidenti. A immortalare la scena in tempo reale sono state le telecamere del Centro Operativo della Polizia Stradale. Così le pattuglie della Sottosezione di Bologna Sud della Polstrada sono subito intervenute fermando il veicolo e contestando al conducente la violazione dell’articolo 176, comma 20, del Codice della Strada. Per il camionista sono scattati la revoca della patente e il fermo amministrativo del mezzo per tre mesi.

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Sciopero dei treni l’11 giugno: i confederali sospendono la protesta ma i sindacati di base vanno avanti

10 June 2026 at 11:45

I sindacati confederali hanno fatto dietro front sullo sciopero di 8 ore indetto per l’11 giugno. Le sigle Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl trasporti, Orsa trasporti e Fast hanno deciso la marcia indietro dopo un tavolo di confronto il 9 giugno con il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Lo stop di 23 ore, in protesta contro il frazionamento in tre lotti della gara per i servizi Intercity, è stato però confermato dai sindacati di base. I lavoratori aderenti a Cub Trasporti e Sgb sciopereranno dalle 3 di notte dell’11 giugno alle 2 di notte del 12 giugno, nel settore ferroviario e trasporto merci su rotaia, “a sostegno della piattaforma per un Ccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri”, affermano le due sigle. I sindacati di base si schierano contro “il buco nero delle gare e dello spacchettamento in ferrovia e contro il sistema azienda/firmatari che sta demolendo Mercitalia”, si legge in una nota di Cub Trasporti e Sgb.

“Il risultato di oggi è un risultato di impegno ministeriale che ci consente di sospendere, non revocare lo sciopero – fa sapere il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, dopo l’incontro al Mit -. La distinzione non è solo tecnica ma anche di valore perché dice che è un percorso che va accompagnato, bisogna seguire il percorso per poi valutare alla fine che cosa accadrà”. Dello stesso parere il segretario generale della Uiltrasporti, Marco Verzari, secondo cui si tratta di “un’apertura di credito” verso il governo che ha dialogato con le sigle sindacali. Per il segretario la priorità è garantire tutele per i lavoratori e le lavoratrici interessati a questo servizio Intercity. A questo si aggiunge “la questione di una clausola sociale che sia esigibile e c’è una questione che apriremo al ministero del lavoro che riguarda il Ccnl”.

Anche Rixi si è detto soddisfatto: “Abbiamo aperto una interlocuzione anche con la Commissione europea per arrivare a rendere possibile il lotto unico, che oggi non è possibile inserire a gara a causa del decreto Pnrr, che prevedeva solo il termine lotti al plurale”, ha spiegato il viceministro. “Noi ci siamo mossi dentro quello che sono i regolamenti e le maglie che ci hanno impedito ad oggi di intraprendere una gara unitaria – ha concluso -. Nel frattempo andrà avanti il tavolo di lavoro e le interlocuzioni con la Commissione europea e con l’Art”. L’obiettivo, ha detto Rixi, “è importante per tutti, non solo per le parti sociali, ma anche per garantire un servizio universale a livello di paese. I sindacati ci hanno chiesto anche conforto sull’intenzione di continuare a investire sulla rete, sia in termini passeggeri che di merci. Abbiamo detto che siamo disponibili anche a interloquire col ministero del lavoro per capire quali tutele, in fase di gara, saranno disponibili per i lavoratori” .

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Dassilva assolto per l’omicidio di Pierina Paganelli. La moglie: “È stata fatta giustizia” – Video

10 June 2026 at 09:29

Louis Dassilva assolto e immediatamente liberato dopo oltre 16 ore di camera di consiglio della Corte di assise di Rimini: per i giudici, non è lui l’assassino di Pierina Paganelli, anziana vicina di casa dell’unico imputato, uccisa il 3 ottobre del 2023. Dassilva rischiava la condanna all’ergastolo, chiesta dal pm Daniele Paci, ed era in carcere da luglio 2024. “Penso che sia veramente una giornata molto importante per lui. Non solo perché riacquista la libertà, ma perché finalmente una corte accoglie quello che lui ci ha sempre detto”, ha dichiarato l’avvocato Riario Fabbri, legale di Louis Dassilva. La moglie del senegalese, Valeria Bartolucci si è detta “felice perché è stata fatta un po’ di giustizia”.

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Beatrice Venezi impugna la risoluzione del contratto con La Fenice: “Provvedimento nullo e discriminatorio”

10 June 2026 at 09:22

Contesta la decisione resa pubblica nelle scorse settimane e ribadisce la volontà di proseguire regolarmente l’attività professionale prevista dal contratto sottoscritto tra le parti. La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha formalmente impugnato il recesso dal rapporto di collaborazione con il Teatro La Fenice, dove era stata nominata dal sovrintendente Nicola Colabianchi, con incarico di quattro anni a partire dal 1° ottobre 2026. Secondo quanto si legge nella lettera inviata dagli avvocati della musicista alla Fondazione lirico-sinfonica veneziana, di cui l’Adnkronos ha preso visione, Venezi sarebbe venuta a conoscenza attraverso gli organi di stampa della comunicazione rilasciata il 26 aprile scorso di Colabianchi, che annunciava l’interruzione del rapporto di lavoro “per presunte e apodittiche ‘dichiarazioni’, in alcun modo precisate, rese dal maestro Beatrice Venezi ad una non meglio individuata e precisata ‘stampa internazionale’ e che in ragione di tali presunte ed imprecisate dichiarazioni sarebbe stata lesa l’immagine della Fondazione”. Nella lettera si puntualizza inoltre che il rapporto di lavoro è stato “costituito con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, decorrente dal 1° ottobre 2026 al 5 marzo 2030”.

A fare scattare il provvedimento di licenziamento, era stata l’intervista rilasciata il 23 aprile scorso al giornale argentino La Nación, in cui Venezi ha accusato l’orchestra di nepotismo: “Non vengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio”, le sue parole. Per il sovrintendente, “tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’orchestra”. La Fondazione, conclude, “ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.

Nella comunicazione, i legali di Venezi contestano la legittimità del provvedimento, definendolo “nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio”. La direttrice sostiene, inoltre, che le dichiarazioni contestate non siano state specificate e che le motivazioni addotte dalla Fondazione risultino generiche. La musicista manifesta la propria disponibilità a rispettare gli impegni contrattuali assunti, confermando l’intenzione di mettere a disposizione della Fondazione le proprie competenze artistiche e professionali e di svolgere tutte le attività preparatorie, organizzative e produttive necessarie all’esecuzione dell’incarico. Nella lettera, Venezi scrive, infatti, che da parte sua “conferma che – in ossequio all’impegno contrattuale assunto – intende continuare a mettere a disposizione della stessa Fondazione le proprie energie e prestazioni artistiche professionali e compiere tutte le attività professionali, organizzative e produttive preliminari ed essenziali al rapporto lavorativo siglato tra le parti, nonostante le numerose attività ostative ad oggi poste in essere dalla dirigenza apicale al fine di limitare ed impedire l’esecuzione delle stesse prestazioni lavorative”. I legali concludono riservandosi l’adozione dei ”provvedimenti ritenuti più opportuni e prudenziali a tutela dei diritti e degli interessi della propria assistita”.

Secondo quanto risulta all’Adnkronos, la lettera è stata trasmessa dai legali di Venezi alla Fondazione Teatro La Fenice tramite posta elettronica certificata nella tarda serata di martedì 9 giugno. La direttrice d’orchestra è assistita dallo Studio Legale Andretta di Napoli, specializzato in diritto del lavoro. La comunicazione è firmata oltre che da Venezi anche dall’avvocata Maria Cristina Lanero e dall’avvocato Francesco Andretta. La lettera sarà oggi all’attenzione della Fondazione, nel giorno in cui, alle ore 11.30, il sovrintendente e direttore artistico Nicola Colabianchi presenterà la nuova stagione 2026/2027 del Gran Teatro La Fenice.

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Louis Dassilva assolto e liberato: per la Corte di Assise di Rimini non ha ucciso Pierina Paganelli. Era l’unico imputato

10 June 2026 at 07:43

Rischiava la condanna all’ergastolo, ma dopo oltre 16 ore di camera di consiglio della Corte di assise di Rimini, Louis Dassilva è stato assolto per l’omicidio di Pierina Paganelli e immediatamente liberato. La donna era l’anziana vicina di casa dell’unico imputato, assassinio avvenuto a Rimini il 3 ottobre del 2023.

Dassilva rischiava la condanna all’ergastolo, chiesta dal pm Daniele Paci, ed era in carcere da luglio 2024. Era arrivato in aula poco prima della lettura del dispositivo, accolta da un boato dei tanti amici e conoscenti, anche connazionali senegalesi, oltre che dalla moglie Valeria Bartolucci, ed è uscito dall’aula scortato dalla Penitenziaria. Tutto era iniziato quando il corpo di Pierina venne rinvenuto dalla nuora Manuela Bianchi, la mattina del 4 ottobre 2023, nel garage di via del Ciclamino: nell’immediatezza la polizia pensò ad un femminicidio. L’ex marito, però, un albergatore riminese, era in Germania da mesi e la pista venne subito abbandonata. La scena del crimine si presentava con il corpo adagiato su un giocattolo, i capelli bagnati e tirati indietro, la gonna sollevata e la biancheria tagliata. Pierina, fervente testimone di Geova, non sembrava una vittima a caso.

Le indagini coordinate dal pm Paci, lo stesso che 30 anni fa fermò la banda della Uno bianca, si concentrarono subito sui vicini di casa di Pierina. A pochi metri vivono Louis e la moglie Valeria Bartolucci, il figlio Giuliano Saponi e la nuora Manuela con la figlia 16enne. Frequentava la casa, Loris Bianchi fratello di Manuela che con Pierina non aveva mai avuto un buon rapporto. Un passo avanti l’indagine lo aveva compiuto quando la telecamera di un garage captò le urla di Pierina mentre veniva uccisa, fissando l’orario certo della morte alle 22.13. Per la Procura Dassilva per quell’ora non ha un alibi. L’intercettazione del 4 ottobre, nella sala d’attesa della Questura, rivelò la relazione con Manuela. In quella che il gip Vinicio Cantarini definirà la “presunta confessione”, Dassilva, incalzato dalla Bianchi, rispose dopo un lungo silenzio “non cambia niente tra di noi”. Emersero allora i particolari dell’amore extraconiugale, le foto al mare, le scritte sui muri e i messaggi in codice. Diventarono di dominio pubblico gli incontri in garage dove Pierina era stata uccisa. In un’escalation, la moglie e l’altra donna si accapigliarono in diretta tv pochi giorni prima dell’arresto, 16 luglio 2024, confermato da tre sentenze di Riesame e due di Cassazione sulla custodia cautelare.

Il processo si è aperto il 15 settembre 2026 con Dassilva detenuto. La Corte d’Assise, in nove mesi, ha acquisito migliaia di atti tra cui intercettazioni su riti voodoo che l’imputato chiese allo stregone senegalese contro i poliziotti e il pm. Migliaia di pagine anche le perizie tecniche tra cui l’esame del Dna eseguito dal professor Emiliano Giardina che non troverà nulla di riconducibile a Dassilva e la Cam3, la telecamera delle farmacia di via del Ciclamino. Per la Procura ha ripreso l’assassino dopo il delitto. Per il perito del Tribunale invece l’uomo è in un altro condomino. È stata dunque principalmente la confessione della nuora Manuela ad inchiodare il senegalese. Interrogata per tre giorni, indagata per favoreggiamento, alla fine ha confessato tra le lacrime di aver incontrato Louis in garage prima di scoprire il corpo di Pierina. Manuela ha detto che fu Louis a dirle cosa fare e cosa dire alla polizia. Sulla credibilità della nuora, su cui la Procura ha presentato ampi riscontri, si è giocato gran parte del processo e nonostante le parti non si siano mai opposte, un confronto diretto tra Louis e Manuela non è mai stato fatto. In Assise Dassilva, lungamente interrogato, ha ribadito la sua innocenza e rinnegato l’amore per Manuela, ammettendo due ulteriori relazioni oltre alla compagna in Senegal con cui ha due figli. “Valeria mi ha sempre perdonato lo avrebbe fatto anche stavolta”. Valeria ha atteso fino all’ultimo, gioendo per l’assoluzione, insieme ai suoi avvocati.

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Scontro tra tir e furgone sulla superstrada Sora-Avezzano: morti tre operai edili. La dinamica dell’incidente

9 June 2026 at 20:04

Un violento scontro tra un tir e un furgone. E le tre persone a bordo di quest’ultimo che hanno perso la vita. È successo nel pomeriggio all’altezza dello svincolo per Sora Nord della superstrada Sora-Avezzano, nel Frusinate. L’incidente ha coinvolto un autoarticolato Renault Truck 480 e un furgone cassonato Fiat 250 con a bordo alcuni lavoratori di un’impresa edile.

La dinamica è in fase di accertamento da parte dei carabinieri della compagnia di Sora. Da quanto si apprende, l’autoarticolato ha centrato il pieno lo sportello del conducente del furgone che, stando alla posizione dei mezzi, viaggiava nella sua stessa direzione. Due persone sono morte sul colpo, un cittadino nigeriano di 29 anni alla guida e il passeggero alla sua destra, un operaio edile di 66 anni. Il terzo operaio che era con loro è stato portato all’ospedale Santissima Trinità di Sora ma anche lui è deceduto e non è stato ancora identificato. Alla guida del tir, invece, c’era un uomo di 57 anni residente a Raiano, in provincia de L’Aquila. Illeso ma sconvolto.

Sul posto sono intervenute tre pattuglie dei carabinieri della compagnia di Sora, personale sanitario del 118, i vigili del fuoco e squadre dell’Anas. La statale 690 “Sora-Avezzano” è stata provvisoriamente chiusa al traffico in direzione del confine con la Regione Abruzzo, in corrispondenza del km 40 e deviato con uscita obbligatoria allo svincolo di Sora Nord al km 42. L’autoarticolato appartiene alla società Di Nino Trasporti con sede a Pratola Peligna, il furgone è dell’impresa edile Edil Pe. Costruzioni di Frosinone.

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Arrestato in Egitto l’ex marito di Nessy Guerra: era stato denunciato per minacce anche al console italiano

9 June 2026 at 14:10

Una svolta arriva dall’Egitto nella vicenda di Nessy Guerra, la cittadina italiana che da mesi si trova bloccata nel Paese insieme alla figlia di tre anni, al centro di una complessa battaglia giudiziaria con l’ex marito. L’uomo è stato arrestato dalle autorità egiziane dopo una serie di denunce e segnalazioni che lo riguardavano, comprese quelle presentate da rappresentanti della rete diplomatica italiana. Secondo quanto riferito da fonti informate, l’uomo era già stato condannato in via definitiva dalla magistratura italiana per diversi reati commessi in Italia, tra cui atti persecutori e lesioni personali, oltre a furto e truffa. Negli ultimi mesi il suo nome era tornato al centro dell’attenzione anche per presunti episodi intimidatori avvenuti in Egitto.

L’arresto arriva infatti dopo una denuncia presentata alla polizia egiziana dal console onorario d’Italia a Hurghada per minacce e tentativo di aggressione. Stando alle ricostruzioni emerse nei giorni scorsi, Hamouda si sarebbe presentato insieme alla madre presso il resort che ospita il consolato onorario, dove avrebbe rivolto pesanti intimidazioni nei confronti del rappresentante italiano. La vicenda era stata raccontata pubblicamente dalla stessa Nessy Guerra in un video diffuso sui social network. La donna aveva denunciato che l’ex marito e la suocera avrebbero minacciato il console chiedendo denaro e prospettando gravi conseguenze fisiche in caso di rifiuto.

La storia di Nessy Guerra è diventata un caso diplomatico e giudiziario seguito con attenzione anche in Italia. La donna è infatti sottoposta a un divieto di espatrio che le impedisce di lasciare l’Egitto insieme alla figlia. Nei mesi scorsi è stata inoltre condannata a sei mesi di detenzione e lavori forzati con l’accusa di adulterio, una sentenza che ha suscitato forte attenzione mediatica e sulla quale la difesa continua a contestare la fondatezza delle accuse. Parallelamente è in corso il contenzioso relativo all’affidamento della bambina, cittadina italo-egiziana, che vede contrapposti i due genitori davanti ai tribunali egiziani. In attesa delle decisioni della magistratura locale, Nessy Guerra ha più volte dichiarato di vivere nascosta insieme alla figlia e ai propri genitori per timore di possibili aggressioni o ritorsioni da parte dell’ex marito.

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Coltivazione piante di papavero da oppio in zona vietata per la frana di Niscemi: due denunciati

9 June 2026 at 13:20

La scoperta ha sorpreso anche i carabinieri. In un’area impervia di Niscemi (Caltanissetta), sottoposta a interdizione dopo la frana del gennaio scorso, c’era una intera piantagione di piante di papavero da oppio. I militari dell’Arma hanno trovato una coltivazione di circa 720 piante di Papaver somniferum.

Il ritrovamento è avvenuto nel corso di un’operazione condotta dai militari dello squadrone eliportato Cacciatori Sicilia, con il supporto dei carabinieri della Stazione locale. La zona, caratterizzata da fitta vegetazione e condizioni di difficile accesso, è risultata completamente isolata e rientra tra quelle interdette per motivi di sicurezza legati al dissesto del terreno.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le piante si trovavano in avanzato stato di maturazione e sarebbero servite alla produzione di sostanze stupefacenti. I carabinieri hanno denunciato alla Procura di Gela un uomo di 57 anni e una donna di 48 anni, entrambi residenti a Niscemi, ritenuti responsabili della coltivazione. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, l’intera piantagione è stata sequestrata.

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Siri Ia non sarà rilasciato in Europa, scontro Apple-Commissione Ue. “Bruxelles rifiuta di collaborare”. “No, regole valgono per tutti”

9 June 2026 at 13:06

E’ scontro aperto tra Apple e la Commissione Europea, dopo la decisione di Cupertino di bloccare la disponibilità per gli utenti europei di Siri Ai, l’intelligenza artificiale già installata sui dispositivi della “mela”. La multinazionale fondata da Steve Jobs non ha neppure dato una tempistica per il rilascio del servizio nel Vecchio continente, giustificando la scelta con l’incompatibilità del suo prodotto rispetto alle regole europee del Digital markets act (Dma). Cupertino ha espresso delusione per l’approccio di Bruxelles al negoziato, votato al “rifiuto di collaborare in modo costruttivo”. La Commissione europea ha respinto al mittente le accuse: “La decisione di non lanciare Siri Ai nell’Ue spetta esclusivamente ad Apple – afferma il portavoce della Commissione per il Digitale Thomas Regnier – perché assolutamente nulla nel Dma vieta ad Apple di introdurre nuovi prodotti nell’Ue”.

La Commissione europea accusa Apple: “Vuole una deroga alle regole e limitare la libertà degli utenti”

La Commissione europea ha difeso le regole in vigore e accusato Apple di voler limitare la concorrenza, obbligando gli utenti dell’iPhone ad usare solo l’Intelligenza artificiale predefinita. Quello che Apple “non può fare – ha proseguito Regnier – è chiudere il mercato, proprio come qualsiasi altro operatore. Non spetta a loro decidere chi può innovare, né scegliere quali strumenti di intelligenza artificiale i cittadini dell’Ue possono utilizzare. Ed è proprio qui che entra in gioco il Dma e il suo obbligo di interoperabilità. Perché se vogliamo nuove soluzioni innovative e più scelta per i nostri utenti, abbiamo bisogno di una concorrenza equa e aperta per gli sviluppatori”.

Ora, prosegue il portavoce, “qual è la vera storia dietro Siri AI? Abbiamo avuto alcuni contatti con Apple su questo argomento. Ma Apple non è stata in grado di sviluppare soluzioni di interoperabilità conformi. Invece di cercare soluzioni di conformità adeguate, Apple ha semplicemente chiesto alla Commissione di essere esentata dai suoi obblighi di interoperabilità ai sensi del Dma, e questo per almeno 18 mesi“. Per la Commissione, “questa non è un’opzione. Perché significherebbe che nessun altro agente di intelligenza artificiale, a parte Siri AI (per inciso, sviluppata da Google), avrebbe le stesse possibilità di essere scelto dagli utenti iPhone. E, cosa ancora più importante: il diritto dell’Ue non è negoziabile”. “La Commissione non concederà alcuna esenzione, proprio come un agente di polizia non esenterebbe un automobilista dal rispettare il limite di velocità”, conclude Regnier.

Cupertino: l’Ue “rifiuta di collaborare”

La casa di Cupertino ha annunciato questa notte che “purtroppo, a causa del Digital Markets Act (Dma), non potrà rendere disponibile Siri Ai nell’Unione Europea con il rilascio di iOS 27 e iPadOS 27. Negli ultimi mesi, le autorità di regolamentazione dell’Ue – sottolinea l’azienda – non hanno accettato nessuna delle soluzioni proposte da Apple per portare Siri Ai nell’Ue garantendo al contempo la compatibilità con altri assistenti virtuali”. “Siamo profondamente delusi dal fatto che i nostri utenti europei non potranno utilizzare Siri Ai su iPhone o iPad con i nuovi aggiornamenti software che rilasceremo entro la fine dell’anno”, ha dichiarato Craig Federighi, vicepresidente senior di Software Engineering di Apple. “La nostra speranza è di poter rendere disponibile Siri AI nell’Ue in futuro e continueremo a collaborare con le autorità di regolamentazione europee per trovare una soluzione. Tuttavia, il loro rifiuto di collaborare in modo costruttivo su soluzioni che tutelino la privacy e la sicurezza significa che al momento non siamo in grado di fornire una tempistica per la disponibilità di Siri AI su iOS e iPadOS nell’Ue”, ha concluso Federighi.

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“Ringrazia che non ti ho ucciso”, spara all’unica gamba rimasta a un disabile per un like alla fidanzata: fermato

9 June 2026 at 13:05

Prima il colpo di pistola esploso a distanza ravvicinata contro l’unica gamba che gli era rimasta. Poi la minaccia: “Ringrazia perché non ti ho ucciso”. Infine la fuga in scooter e la sottrazione di un Rolex Daytona. È il quadro ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile di Napoli che hanno sottoposto a fermo un giovane accusato di aver ferito gravemente un disabile di 29 anni nel quartiere Arenaccia nei giorni scorsi. Secondo quanto emerso dalle indagini, all’origine dell’aggressione ci sarebbe un motivo ritenuto dagli investigatori del tutto futile: un “like” che la vittima avrebbe lasciato sul profilo social della fidanzata del ragazzo fermato. Un gesto che avrebbe scatenato la reazione del giovane, legato da vincoli di parentela a un presunto esponente della criminalità organizzata locale.

La vicenda risale a circa una settimana fa. Il ventinovenne, già segnato da una grave disabilità, sarebbe stato attirato in strada con una scusa. L’aggressore gli avrebbe dato appuntamento telefonicamente e si sarebbe presentato sul posto a bordo di uno scooter insieme a un altro giovane. Quando la vittima è scesa in strada, il ragazzo avrebbe estratto una pistola e fatto fuoco, colpendolo alla gamba sinistra, l’unico arto inferiore che il ventinovenne poteva ancora utilizzare. Nel 2019, infatti, l’uomo aveva subito l’amputazione dell’altra gamba in seguito a un grave incidente stradale. Dopo lo sparo, l’aggressore la rapina: si sarebbe impossessato prima del telefono cellulare e poi di un prezioso orologio Rolex Daytona appartenente alla vittima. Entrambi gli oggetti sarebbero stati successivamente restituiti dopo una trattativa avvenuta attraverso conoscenti e familiari. L’orologio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, è stato recuperato in una salumeria dopo contatti intercorsi tra la moglie del ferito e la madre del giovane fermato.

In un primo momento il ventinovenne, ricoverato in ospedale, aveva raccontato di essere stato vittima di una rapina. Solo successivamente, convinto dal proprio legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha fornito agli investigatori una ricostruzione completa dei fatti. Una versione che nel frattempo trovava riscontro nelle immagini dei sistemi di videosorveglianza e negli elementi raccolti dalla Squadra Mobile. Sentito dagli investigatori in presenza del suo avvocato, il giovane ha ammesso le proprie responsabilità, confermando di avere sparato al culmine di una lite maturata proprio per quel “like” sui social network. Agli agenti avrebbe anche riferito di essersi pentito del gesto.

La procura ha quindi disposto nei suoi confronti un provvedimento di fermo contestandogli i reati di lesioni gravi, rapina, porto e detenzione illegale di arma da fuoco. Il ventinovenne è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per cercare di salvare l’arto colpito dal proiettile. I medici non hanno ancora sciolto la prognosi funzionale: al momento non è possibile stabilire se riuscirà a recuperare l’uso della gamba oppure se sarà costretto a vivere su una sedia a rotelle.

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Perde il bambino durante la gravidanza e viene licenziata: “Troppe assenze dal lavoro”

9 June 2026 at 12:19

Prima il dolore per la perdita del bambino, poi la comunicazione che nessun lavoratore o lavoratrice vorrebbe ricevere. Una dipendente di 36 anni di Taranto, assente dal lavoro dopo un aborto spontaneo avvenuto nel corso della gravidanza, si è vista recapitare una lettera di licenziamento perché avrebbe superato il cosiddetto periodo di comporto, ossia il limite massimo di giorni di assenza per malattia oltre il quale il datore di lavoro può interrompere il rapporto. A raccontare la vicenda è il quotidiano La Repubblica.

La donna lavora per una multinazionale tedesca operante nel comparto calzaturiero. Dopo l’interruzione della gravidanza è rimasta lontana dal posto di lavoro per il tempo necessario alle cure e al recupero fisico. Al termine del periodo di assenza, però, ha ricevuto una comunicazione formale con cui l’azienda le notificava il licenziamento, allegando il conteggio delle giornate non lavorate. Secondo la società, la lavoratrice avrebbe accumulato 211 giorni di assenza, superando il limite di 180 giorni previsto dal contratto collettivo nazionale del Terziario per la conservazione del posto di lavoro in caso di malattia. Proprio su questa base sarebbe stata adottata la decisione di interrompere il rapporto di lavoro.

La vicenda è ora destinata a spostarsi nelle aule giudiziarie. La donna, attraverso il proprio legale Fabrizio Del Vecchio, ha infatti deciso di impugnare il licenziamento sostenendo che le assenze collegate all’aborto spontaneo non possano essere assimilate a una comune malattia e, di conseguenza, non debbano essere conteggiate nel periodo di comporto. Secondo la tesi difensiva, la normativa che tutela la maternità prevederebbe una disciplina differente rispetto alle ordinarie assenze per motivi di salute. Per questo motivo il provvedimento viene definito “ingiurioso e illegittimo” e sarà contestato davanti al Tribunale del Lavoro di Milano, competente per territorio in ragione della sede della società.

Al centro del futuro contenzioso ci sarà dunque la qualificazione giuridica dell’assenza dal lavoro successiva all’interruzione della gravidanza. Da un lato l’azienda rivendica l’applicazione delle norme contrattuali sul comporto; dall’altro la lavoratrice sostiene che la sua situazione rientri nell’ambito delle tutele riconosciute alla maternità e non possa essere trattata come una semplice malattia. Sarà ora il giudice a stabilire se il conteggio effettuato dall’azienda sia conforme alla normativa e se il licenziamento possa essere considerato legittimo.

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Beatrice morta a 2 anni, la zia chiede l’affido delle sorelline. Il legale di Iannuzzi: “Foto e video erano nei cellulari delle bambine”

9 June 2026 at 11:57

Mentre la famiglia prova a ricostruire il futuro delle due sorelline di Beatrice, la bambina di due anni morta lo scorso febbraio a Bordighera (Imperia), l’inchiesta continua ad arricchirsi di nuovi elementi. In queste ore a muoversi è stata la zia della piccola, che ha chiesto di ottenere l’affidamento delle due sorelle della vittima e oggi collocate in una struttura protetta. La richiesta arriva in una fase delicatissima dell’indagine che vede in carcere Emanuela Aiello, madre della bambina, e il suo compagno Emanuel Iannuzzi. Entrambi sono accusati di maltrattamenti pluriaggravati dai quali, secondo la Procura di Imperia, sarebbe derivata la morte della piccola Beatrice.

Parallelamente, la difesa di Iannuzzi ha scelto di intervenire pubblicamente su uno degli aspetti più discussi dell’inchiesta: le fotografie e i video richiamati nell’ordinanza cautelare che descrivono le condizioni della bambina nei giorni e nelle settimane precedenti alla morte. “Le foto e i video richiamati nell’ordinanza di custodia cautelare sono stati rinvenuti non nel cellulare di Iannuzzi ma nei cellulari riferibili alla Aiello, di cui uno era in utilizzo alle minori e quindi erano foto e registrazioni fatte dalle due sorelle”, ha dichiarato a Uno Mattina News l’avvocato Cristian Urbini, che assiste il compagno della madre. Si tratta di una precisazione che riguarda la provenienza del materiale acquisito dagli investigatori e utilizzato per ricostruire il contesto familiare in cui viveva la bambina. Le immagini e i filmati restano comunque parte integrante del fascicolo dell’accusa e vengono considerati dagli inquirenti uno degli elementi che documenterebbero le condizioni della piccola nei mesi precedenti al decesso.

Secondo quanto emerge dagli atti depositati dalla Procura, Beatrice avrebbe subito per lungo tempo violenze e vessazioni. L’ordinanza descrive una bambina con ecchimosi diffuse, segni sul corpo e lesioni che gli investigatori ritengono incompatibili con semplici incidenti domestici. Tra gli elementi richiamati figurano anche i capelli tagliati a ciocche e diversi episodi di presunti maltrattamenti ricostruiti attraverso testimonianze e riscontri investigativi. Particolarmente rilevanti, per gli inquirenti, sono le dichiarazioni rese dalle due sorelline maggiori. Le bambine avrebbero raccontato episodi di violenza e descritto le ultime ore di vita della sorella più piccola. Dalle loro testimonianze emerge anche il tentativo di chiedere aiuto quando si erano rese conto dell’aggravarsi delle condizioni di Beatrice.

La Procura contesta a Iannuzzi comportamenti violenti diretti nei confronti della bambina. Alla madre, invece, viene attribuito un ruolo omissivo: secondo l’accusa non avrebbe impedito le violenze né avrebbe garantito alla figlia le cure necessarie nonostante le sue condizioni fossero sempre più compromesse. Entrambi gli indagati respingono le accuse. Durante gli interrogatori di garanzia, Iannuzzi si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Aiello ha negato di avere mai maltrattato le figlie e di essere stata a conoscenza delle presunte violenze contestate al compagno.

Nel frattempo restano attesi alcuni accertamenti considerati decisivi. Gli investigatori attendono il deposito della relazione completa del Ris sugli esami eseguiti nell’abitazione di Perinaldo, dove secondo la ricostruzione accusatoria la bambina sarebbe morta prima del successivo trasferimento del corpo a Bordighera. È inoltre atteso il referto definitivo dell’autopsia, che dovrà chiarire in modo conclusivo le cause del decesso e l’origine delle numerose lesioni riscontrate.

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Camionista ubriaco guida un tir in contromano per 10 chilometri sull’A26: denunciato e revocata la patente

9 June 2026 at 11:08

Stava guidando ubriaco contromano in autostrada, la polizia è riuscito a fermarlo prima che ferisse qualcuno. È successo nei giorni scorsi sulla A26 Voltri-Sempione: il camionista alla guida di un tir ha proseguito la sua corsa per circa 10 chilometri.

Quando la polizia stradale lo ha fermato è risultato positivo all’etilometro, con un valore di 2,18 g/l. È stato denunciato per guida in stato di ebrezza e sanzionato amministrativamente per il contromano con patente revocata e fermo amministrativo dell’autoarticolato per tre mesi.

Intorno alle 22.00, le pattuglie della polstrada della sezione di Novara hanno ricevuto la segnalazione di un tir in contromano nel tratto Romagnano Sesia – Vercelli Est. Una volta raggiunto il punto, avvicinandosi al mezzo, le due pattuglie hanno usato il dispositivo safety-car per rallentare e bloccare i veicoli che sopraggiungevano nel senso di marcia corretto, al fine di evitare collisioni. Nei 1o chilometri percorsi, il conducente ha urtato più volte il guard-rail. L’autoarticolato è quindi stato intercettato all’altezza dell’intersezione con l’A4 Torino-Milano e, grazie alle manovre di interruzione del traffico messe in atto, è stato posto in sicurezza fuori dalla carreggiata.

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