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Morto a novant’anni il giurista Natalino Irti: avvocato e accademico, è stato maestro del diritto civile

11 June 2026 at 17:30

È morto a novant’anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e una delle voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano (L’Aquila), avvocato e professore ordinario, è stato accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e dal 1977 docente all’Università La Sapienza di Roma, dove ha insegnato istituzioni di diritto privato, diritto civile e teoria generale del diritto, contribuendo alla formazione di generazioni di magistrati, avvocati e accademici. È stato anche presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio d’amministrazione dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale) e del Comitato per le privatizzazioni. Il nome di Irti resta legato soprattutto a “L’età della decodificazione”, opera con cui ha interpretato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi, governati da logiche e principi propri. Una riflessione che ha segnato in profondità il modo di leggere il diritto privato nell’Italia contemporanea, aprendo un confronto sul ruolo della dottrina, sulla certezza del diritto e sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.

“Con Natalino Irti scompare uno dei protagonisti assoluti del pensiero giuridico italiano”, lo ricorda il presidente del Consiglio nazionale forense (l’organismo di vertice dell’avvocatura) Francesco Greco. “La sua riflessione ha attraversato il diritto nella sua dimensione più profonda, interrogandosi non solo sugli istituti ma sul senso stesso dell’ordinamento. Ha ridefinito il modo di leggere il codice civile e il diritto privato contemporaneo ed è stato sempre un osservatore attento alle trasformazioni profonde della società. Il Consiglio nazionale forense tutto lo ricorda con gratitudine e reverenza e si stringe al dolore della famiglia”. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, “ricorda commosso la limpida figura di Natalino Irti, che è stato anche banchiere e che fino alla scomparsa era proboviro” dell’associazione: “Di Natalino ho sempre ammirato la profonda cultura giuridica dell’insigne docente, le grandi e poliedriche sensibilità culturali e l’impegno professionale rigoroso. Con lui già negli anni Ottanta parlavamo di privatizzazioni bancarie, in anticipo rispetto a quanto poi sarebbe avvenuto”, dichiara in una nota.

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Ponte sullo Stretto, l’ex magistrato Miele (indagato per corruzione) lascia la presidenza del collegio dei revisori al Csm

11 June 2026 at 11:26

Tommaso Miele, l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti indagato per corruzione nell’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto, si è dimesso dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Consiglio superiore della magistratura. Come riportato da alcuni quotidiani, Miele aveva assunto l’incarico ad aprile del 2025, prima a titolo gratuito e poi, dopo il pensionamento dello scorso febbraio, dietro un compenso di 27mila euro lordi annui. La presenza di due magistrati contabili nel collegio è prevista dal regolamento interno del Csm.

Secondo l’accusa dei magistrati romani, Miele è stato avvicinato dall’imprenditore Vincenzo Virgiglio e dall’avvocato Francesco Saccomanno al fine – si legge in un comunicato emesso dalla Procura – di “condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione” del Ponte sullo Stretto. L’ex magistrato, ipotizzano i pm, si è messo a disposizione dei presunti corruttori fornendo continui aggiornamenti e informazioni riservate, “in cambio del loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento”.

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Can Aging Cells Be Made Young Again? New Human Trial Seeks Answers

11 June 2026 at 02:15
A genetic disorder of the nervous system
A genetic disorder of the nervous system. Credit: NIH Image Gallery / Flickr / CC BY-NC 2.0

A highly anticipated gene therapy human trial is now testing whether scientists can make aging cells behave like younger ones, a development that could open a new chapter in regenerative medicine. The study, focused on keeping cells young through a process known as partial reprogramming, has treated its first patient with a form of glaucoma that can lead to blindness.

The trial is being conducted by Life Biosciences, a biotechnology company based in Boston. Researchers are testing a gene therapy designed to activate three specific genes inside cells. The goal is to restore some of the traits of younger cells without changing their identity or normal function.

Scientists have long been interested in the possibility of reversing some effects of aging at the cellular level. The new trial marks one of the first major efforts to test that idea in people.

Scientists test partial reprogramming in humans

Glaucoma was chosen as the first target because the disease damages neurons in the optic nerve, which carries visual information from the eye to the brain. Once injured, these nerve cells normally do not regenerate. Researchers hope the treatment will encourage damaged neurons to repair themselves and restore lost function.

The approach is based on a concept called partial reprogramming. Scientists discovered years ago that four genes could transform adult cells into stem-cell-like cells. While that breakthrough created powerful research tools, it also raised concerns because fully reprogrammed cells lose their specialized roles.

The new strategy takes a more controlled approach. Instead of using all four genes, researchers activate only three. The aim is to roll back some signs of aging while allowing cells to remain the specialized cells they were meant to be.

Mouse studies sparked interest

Interest in the field grew after a 2020 study led by geneticist David Sinclair. His team reported that activating the three genes in mice with damaged optic nerves promoted nerve regeneration and improved vision. The treatment also appeared to reverse vision loss in older mice and animals with glaucoma.

Scientists have launched the first human trial of a gene therapy designed to make aging cells act young again. The treatment uses three genes to partially reprogram cells and is being tested in glaucoma patients. pic.twitter.com/A7nVv2vmdi

— Tom Marvolo Riddle (@tom_riddle2025) June 10, 2026

Those findings generated excitement among scientists studying aging and longevity. They suggested that some effects of aging might not be permanent and that cells may retain the ability to recover youthful functions under the right conditions.

Since then, Life Biosciences has carried out additional studies in rodents and monkeys. According to the company, those experiments did not reveal serious safety problems. The human trial is now intended to determine whether the treatment can be used safely in patients.

Safety concerns remain

Although several animal studies have reported promising results, some researchers worry that changing a cell’s biological age could have unintended consequences. One concern is that reprogrammed cells might begin dividing uncontrollably, increasing the risk of cancer.

Matt Kaeberlein said the technology offers enormous potential if it can be shown to work safely in people. At the same time, he noted that the field remains in its early stages and that researchers must carefully watch for serious side effects.

Experts say the eye may be one of the safest places to begin testing the approach. Any unexpected effects are likely to remain localized, reducing the risk of widespread damage elsewhere in the body.

A key milestone for longevity research

Researchers view the trial as an important milestone for a field that has largely been confined to laboratory and animal studies. Success could eventually lead to treatments for diseases linked to aging and tissue degeneration. Failure, however, could reinforce concerns about the risks of altering cellular identity.

For now, scientists are watching closely as the first participants receive a therapy designed to answer one of medicine’s most ambitious questions: Can aging cells truly be persuaded to act young again?

Achille Lauro apre le porte del suo paradiso ai 60mila all’Olimpico. Gavetta e successo: “Il mio primo concerto? Nessuno mi faceva suonare, mi affittavo il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”

10 June 2026 at 23:01

Il paradiso terrestre, una bellissima Eva circondata dalle divinità, il diavolo tentatore nei panni del serpente, il morso della mela, la caduta negli inferi per poi risalire e purificarsi alla Fontana di Trevi nella città eterna, con un chiaro riferimento alla iconica scena del bagno di Anita Ekberg in “La dolce vita” di Fellini. Benvenuti nel Paradiso di Achille Lauro (suddiviso in 4 atti) che ha così aperto le porte ai 60mila, come dichiarato dall’organizzatore, accorsi allo Stadio Olimpico di Roma. Non è un caso che la frase conclusiva del cortometraggio proiettato sui mega schermi (nato da una idea di Lauro e del suo team, che lascia presagire anche una incursione nel cinema prossimamente) siano le parole: “E così persero il cielo e con esso il diritto all’eterno condannati a vivere una vita soltanto. Comuni Immortali”. Un omaggio alla sua gente, al popolo composto da nonne, mamme, nipoti e coppie di fidanzati.

“Più che un concerto ho realizzato per gli stadi un film narrativo, legato allo spettacolo, tenuto in piedi dalle canzoni. – ci ha raccontato l’artista poche ore prima dello show – Per mia fortuna ho molti brani che sono diventati, in qualche modo, parte della storia della mia fanbase. Vengo dalla data zero di Rimini e ancora prima dai 15 palazzetti, sull’onda di una magia bellissima perché si vede quanto le canzoni poi siano entrate nelle vite delle persone. Questo è un anno davvero fortunato con questi tre stadi (7 e 10 giugno allo Stadio Olimpico di Roma e il 15 giugno allo Stadio San Siro di Milano, ndr) che mi aspettano e il prossimo anno ce ne saranno altri dieci che stanno andando benissimo. Posso dire che con un anno di anticipo l’Olimpico è già sold out mentre questa sera aggiungiamo una data il primo luglio 2027. Anche le altre date del 2027 sono molto vicine alla chiusura dei biglietti”.

Una delle sorprese della serata è stata la presenza di Antonello Venditti con “Che tesoro che sei” (esce il 12 giugno; ndr): “Io, come tutti gli italiani, siamo cresciuti con lui. – ha detto il cantautore – Gli ho chiesto anche di suonare insieme ‘Notte prima degli esami’. Se c’è un ospite che ho voluto fortemente è Antonello per tutto quello che ha rappresentato nella nostra adolescenza e poi è anche il simbolo della mia città”.

Lauro anche all’Olimpico – dopo le date nei palazzetti – conferma di essere in una fase felice della sua carriera e ha messo a segno un traguardo importante nella sua città. Un traguardo che però viene da lontano, dalla gavetta fatta di porte sbattute in faccia: “Il mio primo concerto? – ha confessato Lauro – Nessuno mi faceva suonare, mi affittavo il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”.

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Achille Lauro e Antonello Venditti all’Olimpico di Roma duettano in anteprima su “Che tesoro che sei”. Poi i cori per “Notte prima degli esami” – IL VIDEO

10 June 2026 at 22:40

Sul palco dello stadio Olimpico di Roma di Achille Lauro, mercoledì 10 giugno, davanti a 60mila spettatori come dichiarato dall’organizzatore, è apparso Antonello Venditti. I due artisti hanno duettato in anteprima su “Che tesoro che sei”, brano del 1999 di Venditti, che uscirà nelle piattaforme dal 12 giugno. Al termine dell’esecuzione Venditti ha intonato “Notte prima degli esami” con un coro fortissimo da tutto lo stadio.

“Antonello è veramente come questa città. – ha detto Lauro – Quando ero piccolo andavamo al mare e con gli amici ascoltavamo le canzoni di Venditti. Devo ringraziarlo per aver deciso di duettare con me ‘Che tesoro che sei’. E oggi veramente stiamo realizzando qualcosa incredibile”.

E ancora: “Una sorpresa per questo brano che uscirà venerdì 12 giugno. E poi ho chiesto ad Antonello un altro regalo. Non potevamo andare via così. Quindi adesso ragazzi mi tolgo le cuffie e chiedo un applauso al maestro Venditti”.

I due si sono salutati affettuosamente al termine dell’esibizione. Un vero attestato di stima e di amicizia tra due artisti romani.

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Terapia CAR-T Cell mostra resposta de 87,5% em pacientes com linfoma

Logo Agência Brasil

Um estudo com a terapia celular CAR-T Cell para o tratamento de linfoma e leucemia conseguiu obter uma resposta de 87,5% em pacientes com linfoma não Hodgkin que já haviam passado por outros tratamentos sem sucesso, como quimioterapia, radioterapia e transplante. 

A pesquisa foi desenvolvida no Hemocentro de Ribeirão Preto, em parceria com o Instituto Butantan e o Ministério da Saúde. 

Notícias relacionadas:

Os resultados são preliminares e foram apresentados nesta quarta-feira (10) pelo Ministério da Saúde, que investiu R$ 100 milhões na pesquisa.

“Os resultados são muito animadores e trazem uma esperança para os pacientes que precisam desse tratamento. O Comitê de Inovação, formado pelos diretores da Anvisa [Agência Nacional de Vigilância Sanitária] reforçou que vai tratar desse produto como um dos produtos inovadores e, com isso, acelerar a avaliação e o acompanhamento que já são feitos permanentemente pela equipe técnica da Anvisa”, disse o ministro da Saúde, Alexandre Padilha.

O ministro explicou que, como o estudo ainda está em andamento, novos pacientes continuarão sendo recrutados, seguindo os padrões internacionais.

“É preciso acompanhar o paciente por pelo menos um ano a partir da data de aplicação da terapia para analisar os marcadores de segurança e eficácia”, disse Padilha. Como o último paciente foi incluído em maio, estima-se um prazo de cerca de um ano e meio para a conclusão das análises e a possível aprovação do registro.

Atualmente, um tratamento similar na rede privada custa R$ 2,5 milhões. A expectativa do governo é que, ao ser incorporado ao SUS, o tratamento seja oferecido de forma totalmente gratuita. 

O custo de aquisição pelo Ministério da Saúde também deve ser reduzido devido à escala de produção e ao fato de envolver instituições públicas e sem fins lucrativos. A fábrica em Ribeirão Preto, apontada como a maior da América Latina e do Sul Global, tem capacidade para produzir até 1 mil terapias desse tipo.

Foco no público infantojuvenil

A pesquisa clínica da CAR-T Cell também contempla crianças e adolescentes. No caso da leucemia linfoide aguda, o câncer mais comum na infância, responsável por 70% a 80% dos casos infantis, os pacientes recrutados têm entre três e 25 anos de idade. 

Embora mais de 90% das crianças respondam bem à quimioterapia convencional, a terapia celular surge como uma alternativa vital para os 10% que não apresentam resposta ao tratamento padrão. Já para os linfomas, cuja prevalência é significativamente menor em crianças, o recrutamento é voltado para maiores de 18 anos.

Programa Genomas

Padilha disse ainda que o governo federal fez um aporte de R$ 180 milhões para a segunda fase do programa Genomas Brasil. O projeto, que existe desde 2020 e tem a USP de Ribeirão Preto como uma de suas bases, agora incluirá novas universidades, como a Universidade de Brasília (UnB), que terá o primeiro laboratório do gênero na região Centro-Oeste, e mais hospitais do SUS.

“O projeto Genomas é um orgulho para o país. O Brasil é um dos países com maior diversidade genômica, segundo dados do projeto. Isso faz com que o Brasil seja um país com grande potencial para o desenvolvimento de medicamentos”, destacou o ministro.

Ele destacou ainda que a nova lei de pesquisa clínica, sancionada pelo presidente Luiz Inácio Lula da Silva, desburocratizou e encurtou os prazos de aprovação de estudos no país, o que aumentou a participação do Brasil no cenário internacional de pesquisas clínicas em 30%, no ano de 2025.

“O mapeamento do exoma, viabilizado por laboratórios parceiros do projeto, passou a ser garantido pelo Ministério da Saúde para todos os centros de especialidades do SUS. Essa tecnologia permite que o diagnóstico de doenças raras em crianças, que antes demorava cerca de sete anos, seja realizado nos primeiros seis meses de vida, antecipando tratamentos e melhorando a qualidade de vida dos pacientes”, afirmou Padilha.

Terapia CAR-T Cell mostra resposta de 87,5% em pacientes com linfoma

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Um estudo com a terapia celular CAR-T Cell para o tratamento de linfoma e leucemia conseguiu obter uma resposta de 87,5% em pacientes com linfoma não Hodgkin que já haviam passado por outros tratamentos sem sucesso, como quimioterapia, radioterapia e transplante. 

A pesquisa foi desenvolvida no Hemocentro de Ribeirão Preto, em parceria com o Instituto Butantan e o Ministério da Saúde. 

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Os resultados são preliminares e foram apresentados nesta quarta-feira (10) pelo Ministério da Saúde, que investiu R$ 100 milhões na pesquisa.

“Os resultados são muito animadores e trazem uma esperança para os pacientes que precisam desse tratamento. O Comitê de Inovação, formado pelos diretores da Anvisa [Agência Nacional de Vigilância Sanitária] reforçou que vai tratar desse produto como um dos produtos inovadores e, com isso, acelerar a avaliação e o acompanhamento que já são feitos permanentemente pela equipe técnica da Anvisa”, disse o ministro da Saúde, Alexandre Padilha.

O ministro explicou que, como o estudo ainda está em andamento, novos pacientes continuarão sendo recrutados, seguindo os padrões internacionais.

“É preciso acompanhar o paciente por pelo menos um ano a partir da data de aplicação da terapia para analisar os marcadores de segurança e eficácia”, disse Padilha. Como o último paciente foi incluído em maio, estima-se um prazo de cerca de um ano e meio para a conclusão das análises e a possível aprovação do registro.

Atualmente, um tratamento similar na rede privada custa R$ 2,5 milhões. A expectativa do governo é que, ao ser incorporado ao SUS, o tratamento seja oferecido de forma totalmente gratuita. 

O custo de aquisição pelo Ministério da Saúde também deve ser reduzido devido à escala de produção e ao fato de envolver instituições públicas e sem fins lucrativos. A fábrica em Ribeirão Preto, apontada como a maior da América Latina e do Sul Global, tem capacidade para produzir até 1 mil terapias desse tipo.

Foco no público infantojuvenil

A pesquisa clínica da CAR-T Cell também contempla crianças e adolescentes. No caso da leucemia linfoide aguda, o câncer mais comum na infância, responsável por 70% a 80% dos casos infantis, os pacientes recrutados têm entre três e 25 anos de idade. 

Embora mais de 90% das crianças respondam bem à quimioterapia convencional, a terapia celular surge como uma alternativa vital para os 10% que não apresentam resposta ao tratamento padrão. Já para os linfomas, cuja prevalência é significativamente menor em crianças, o recrutamento é voltado para maiores de 18 anos.

Programa Genomas

Padilha disse ainda que o governo federal fez um aporte de R$ 180 milhões para a segunda fase do programa Genomas Brasil. O projeto, que existe desde 2020 e tem a USP de Ribeirão Preto como uma de suas bases, agora incluirá novas universidades, como a Universidade de Brasília (UnB), que terá o primeiro laboratório do gênero na região Centro-Oeste, e mais hospitais do SUS.

“O projeto Genomas é um orgulho para o país. O Brasil é um dos países com maior diversidade genômica, segundo dados do projeto. Isso faz com que o Brasil seja um país com grande potencial para o desenvolvimento de medicamentos”, destacou o ministro.

Ele destacou ainda que a nova lei de pesquisa clínica, sancionada pelo presidente Luiz Inácio Lula da Silva, desburocratizou e encurtou os prazos de aprovação de estudos no país, o que aumentou a participação do Brasil no cenário internacional de pesquisas clínicas em 30%, no ano de 2025.

“O mapeamento do exoma, viabilizado por laboratórios parceiros do projeto, passou a ser garantido pelo Ministério da Saúde para todos os centros de especialidades do SUS. Essa tecnologia permite que o diagnóstico de doenças raras em crianças, que antes demorava cerca de sete anos, seja realizado nos primeiros seis meses de vida, antecipando tratamentos e melhorando a qualidade de vida dos pacientes”, afirmou Padilha.

Valerio Bianchini: “Saremo pronti per Serie A e Nba Europe con la nuova squadra, si chiamerà Roma Basket Club”

10 June 2026 at 16:43

“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia. Settima puntata

Prima puntata: Datome
Seconda puntata: Capobianco
Terza puntata: Sottana
Quarta puntata: Bufacchi
Quinta puntata: Linton Johnson
Sesta puntata: Luca Banchi

——————

Valerio Bianchini, 80 anni il prossimo 22 luglio, è sempre proiettato al futuro con una tenacia che, mentre parla, pare ancora di vederlo a bordo parquet mentre dirige come un direttore d’orchestra il suo quintetto. É talmente proiettato al futuro che è stato scelto per “posare la prima pietra” della nuova società che si propone di riportare Roma in Serie A (con il titolo sportivo acquisito dalla Vanoli Cremona dalla cordata americana di Donnie Nelson e Luka Doncic) e, soprattutto, di aprirle le porte della nuova massima competizione continentale Nba Europe che dovrebbe cominciare nell’autunno 2027. Infatti, è una sorta di senior advisor della nuova compagine, proprio Bianchini che da coach negli anni Ottanta tra Cantù e Roma (Virtus) vinse ben due volte la vecchia Coppa dei Campioni.

Come si chiamerà la nuova squadra di Roma?
Roma Basket Club. Forse ci sarà un suffisso, un nickname, come da tradizione americana. Ma siccome non vogliamo neppure fare un’americanata, può anche essere che rimanga solo Roma Basket Club, è allo studio. In ogni caso il 25 giugno ci sarà la presentazione e sarete invitati. Saranno svelati anche i colori delle canotte.

I colori? Giallorossi? Biancocelesti? Lupi? Aquile?
Assolutamente no. Niente di questo. É tutto ancora allo studio, ma ci siamo quasi.

C’è un po’ di affollamento attorno all’idea di Nba Europe per Roma: c’è anche il progetto di Paul Matiasic che si è aggiudicato già il PalaEur per giocare…
La differenza è che il nostro gruppo è tutto di gente di sport. Donnie Nelson, figlio di Don, è stato il general manager dei Mavericks che ha portato a Dallas prima Dirk Nowitzki e poi Luka Doncic. Insomma, uno che se ne intende sia di Nba sia di pallacanestro europea direi… e quel che mi ha convinto a partecipare e metterci il mio impegno è l’interesse primario per approdare a Nba Europe, ma soprattutto un’idea di sviluppo della pallacanestro romana e di tutte le sue risorse che condivido e sposo in pieno. Faremo un accordo con una realtà esistente e di pregio per far crescere anche un settore giovanile. Rispetto al PalaEur che dire… è stato fermato con cifre vertiginose dall’avvocato Matiasic per una squadra che presto sapremo se ci sarà veramente o no. Noi partiremo al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano.

Dove adesso gioca la Virtus Roma, la storica squadra della capitale, che sta provando a risalire dalla B nazionale alla A2 proprio in questi giorni con le finali dei playoff. Non ci sarebbero poi troppe squadre?
Tre sarebbero troppe, due sarebbe perfetto e l’altra per quel che mi riguarda dovrebbe essere la Virtus con il nome e la storia che porta avanti. E sarebbe preziosa, anzi, una collaborazione di ampio livello tra noi e la Virtus.

Avete già pensato al coach? Matiasic, si legge, cerca Ettore Messina…
Mi auguro che ci riescano… Il mio preferito in assoluto sarebbe Luca Banchi, ma è il ct della nazionale. Bisogna vedere se arriverà dal bacino americano o da quello europeo. Probabile alla fine sia un italiano, che conosca bene l’ambiente. Anche se ricordatevi di Dan Peterson, è vero che prima di venire qua ebbe un’esperienza in Cile, ma era pur sempre americano. E che allenatore è stato…

Per Nba Europe si parla di due squadre per nazione, quindi Milano e Roma. Certo alla Virtus Bologna avrebbero di che lamentarsi, no?
Io penso che se la città produce pallacanestro e infrastrutture per la pallacanestro gli americani capiranno che potranno essere anche più di due per paese. Anche a Napoli, proprietà americana per altro, stanno provando a perseguire questo progetto e fanno bene. Il punto è non solo sognare più l’Nba, ma averla qui. Come richiamo e immaginario, perché il livello della pallacanestro in Italia e in Europa è già altissimo. Eppure provate a chiedere ai ragazzini delle scuole nomi di giocatori italiani, risponderanno Bargnani, Datome, Gallinari, Fontecchio… quelli che sono stati o sono in Nba, insomma.

A Milano si è parlato anche dei club di calcio ma alla fine dovrebbe essere l’Olimpia?
L’Olimpia è molto legata all’Eurolega. Ma sarà importante un accordo di Nba con Eurolega e Fiba per avere una sola competizione europea di massimo livello e credo che ormai il tempo sia maturo perché ciò avvenga.

L’Olimpia Milano vincerà lo scudetto o ci sarà la sorpresa Reyer Venezia? (Gara 1 è giovedì 11 giugno).
Venezia è stata una mina vagante per tutta la stagione. Ha rotto il duopolio Milano-Bologna. Ha Amedeo Tessitori, per cui stravedo e non a caso recuperato in ottica nazionale dal ct Banchi. Un pivot che sa giocare la pallacanestro con intelligenza, sapendo cosa fare, in un’epoca in cui in quel ruolo conta soprattutto la fisicità. Infatti, una delle cose più belle della finale sarà la sfida tra i due pivot, tra il talento di Tessitori e la fisicità di Josh Nebo.

Qual è il valore che il basket le ha dato?
Enormi valori. Ero un ragazzino che si nascondeva dietro ai libri. Vivevamo a Milano. Avevo difficoltà ad avere amici, non volevo andare in cortile a giocare a calcio con gli altri, odiavo giocare a calcio. Invece, un giorno, verso i 10 anni credo, mia mamma mi portò in parrocchia dove c’era un campetto di pallacanestro. É stato subito amore. Poi arrivarono gli anni Sessanta, l’American Dream, prima fui un modesto giocatore e poi un allenatore, ma non è stata Milano ma Roma a farmi diventare un grande allenatore. Prima con la Stella Azzurra, in Serie B, quando la società ebbe il coraggio di riportare il basket al PalaEur. Ricordo di aver portato i ragazzi a vedere il parquet e ricordo cosa dissi loro: “Qui ci sono ancora le impronte di Jerry West” (la leggenda dei Lakers, l’uomo-logo dell’Nba, che a Roma nel 1960 vinse l’oro olimpico con la nazionale statunitense). E uno dei miei ragazzi ruppe la poesia rispondendo: “Per forza coach, non hanno più spazzato qui”. Luciano e Alberto Acciari, proprietari della Stella Azzurra, erano secoli avanti, s’inventarono gli spettacoli tra primo e secondo tempo, rivitalizzarono il movimento della pallacanestro a Roma. Poi arrivò la Serie A e poi, per me, anche scudetti e coppe Campioni prima con il passaggio a Cantù e poi col ritorno nella capitale alla Virtus.

Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli?
Pensare che nel basket sia più importante una prospettiva da professionista rispetto alla capacità formativa straordinaria che questo sport ha. Un giocatore timido impara a prendersi le sue responsabilità tirando quando è nella posizione migliore rispetto ai compagni e viceversa il cestista egoista per giocare bene deve imparare a passarla quando ha compagni in posizione migliore per il tiro. E s’impara il rispetto per l’avversario che nella pallacanestro comincia dall’essere un no contact game per definizione.

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Robotaxi a Londra entro pochi mesi. Uber accelera sulla guida autonoma

By: F. Q.
9 June 2026 at 11:15

Londra si prepara ad accogliere i primi robotaxi. Uber ha annunciato che gli utenti britannici potranno registrarsi per provare il nuovo servizio di trasporto autonomo sviluppato insieme a Wayve, la startup specializzata in AI applicata alla guida. Il debutto potrebbe avvenire nei prossimi mesi, dopo il via libera delle autorità competenti.

E’ senza dubbio un passaggio importante per il mercato continentale. Mentre negli Stati Uniti e in Cina i taxi senza conducente operano già in diverse città, in Europa la diffusione della guida autonoma procede con più cautela, complice un quadro normativo complesso e un contesto urbano meno prevedibile.

In questo scenario, Londra rappresenta una sfida impegnativa. Tra traffico intenso, strade strette, autobus, ciclisti e pedoni, la capitale britannica è considerata un banco di prova ideale per verificare la maturità della tecnologia. Non a caso Uber e Wayve vedono questo progetto come un passaggio fondamentale per dimostrare che la guida autonoma può funzionare anche in una delle metropoli più congestionate d’Europa.

I veicoli scelti per il servizio saranno Ford Mustang Mach-E equipaggiate con telecamere e radar che raccolgono continuamente dati sull’ambiente circostante. Le informazioni vengono elaborate in tempo reale da un sistema di intelligenza artificiale sviluppato da Wayve. Nella fase iniziale, tuttavia, a bordo sarà comunque presente un operatore qualificato seduto al posto di guida, pronto a intervenire se necessario.

Secondo l’azienda britannica, la tecnologia viene testata sulle strade londinesi dal 2018. L’obiettivo è creare veicoli capaci di adattarsi alle situazioni del traffico in modo naturale, senza dipendere esclusivamente da mappe dettagliate o percorsi preimpostati. Un approccio che, nelle intenzioni della società, dovrebbe rendere più semplice l’espansione del servizio in altre città.

Per gli utenti l’esperienza sarà simile a quella di una normale corsa Uber. Quando l’app proporrà un veicolo autonomo, il cliente potrà decidere se accettarlo oppure richiedere un’auto tradizionale con conducente. Uber ha inoltre precisato che il costo del servizio non sarà superiore a quello delle corse convenzionali.

La corsa alla guida autonoma, nel frattempo, si fa sempre più affollata. A Londra sono già in fase di sperimentazione anche i veicoli di Waymo, società controllata da Alphabet, mentre Uber e Lyft hanno annunciato collaborazioni con la cinese Baidu per testare i robotaxi Apollo Go. La capitale britannica si candida così a diventare uno dei principali laboratori europei per la mobilità autonoma.

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Violenze sulla Flotilla: il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir indagato dalla procura di Roma per sequestro e tortura

La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir per le violenze nei confronti degli attivisti della Global Sumud Flotilla a fine maggio. Il titolare del ministero di Gerusalemme che controlla la polizia e la penitenziaria, ma anche responsabile di aver schernito gli attivisti della Flotilla in arresto al porto di Ashdod, dopo l’abbordaggio in acque internazionali, e di aver colpito una donna al volto, immortalato da un video.

La procura di Roma ha iscritto Ben-Gvir per il reato di sequestro di persona e tortura, le ipotesi su cui si è mossi gli accertamenti dei pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, coordinati da Francesco Lo Voi. È il primo indagato nel procedimento aperto dopo i fatti del 29-30 aprile e del 18-19 maggio di quest’anno, i due abbordaggi in acque internazionali lanciati dalla marina israeliana contro le barche della Flotilla a ovest di Creta a sud di Cipro, e sui maltrattamenti documentati successivamente, quando gli oltre 430 attivisti della missione politica e umanitaria per Gaza sono stati detenuti prima su due navi prigione al largo, poi in un hangar militare del porto di Ashdod, gestito dai militari dell’Idf insieme alla polizia di Ben-Gvir, e poi ancora nel carcere di Ketziot prima dell’espulsione da Israele il 21 maggio.

Con ogni probabilità Ben-Gvir non sarà l’unico iscritto. Sono ancora al vaglio le responsabilità di altre figure dell’establishment politico e militare israeliano. Ci sono altri otti dei nove nomi comunicati alla procura dalla fondazione Hind Rajab, che apre casi giudiziari in vari Paesi del mondo contro singoli israeliani che ritiene responsabili di crimini di guerra contro i palestinesi. Ci sono almeno altre sei figure, già rivelate da Haaretz, tra il direttore (passato e presente) del carcere di Ketztiot al comandante il comandante dell’unità Nachson, che ha operato i sequestri in mare.

Il quadro delle iscrizioni degli indagati sarà completato solo dopo che in procura arriveranno, tra martedì e mercoleì, i verbali delle deposizioni raccolte dai carabinieri, incluse quelle dell’inviato del Fatto Alessandro Mantovani e del parlamentare M5S Dario Carotenuto, e le testimonianze dirette degli attivisti raccolte dai legali della Flotilla.

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Tim Summer Hits 2026 torna con Carlo Conti e Andrea Delogu per lanciare la musica dell’estate: ecco le date

8 June 2026 at 16:39

Carlo Conti e Andrea Delogu per il terzo anno consecutivo tornano al timone di Tim Summer Hits che apre l’estate 2026 a Roma. Quattro serate-evento nel cuore della Capitale: sul palco di Piazza del Popolo si alterneranno le star della musica per cantare insieme al pubblico i loro successi del momento, dando vita a performance live.

Gli appuntamenti sono fissati per domenica 21, lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 giugno. Una delle piazze di Roma tra le più conosciute al mondo si trasformerà così nel più grande palcoscenico a cielo aperto di questa stagione, accogliendo i gli artisti e le artiste delle classifiche, le icone pop con le canzoni che si candidano a diventare tormentoni dell’estate.

Le serate (ad ingresso gratuito) saranno registrate e trasmesse prossimamente in prima serata su Rai1, in contemporanea su Rai Radio2 e disponibili anche su RaiPlay.

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“Qui con 1.480 euro non riesco più a vivere”. Carovita, salari bassi e nessun aiuto familiare: continua l’esodo dei docenti dalle grandi città | I nuovi dati

8 June 2026 at 07:05

“La Gran Milano non me la posso permettere. Mi dispiace lasciare questa città ma qui con 1.480 euro non riesco più a vivere. Non mi vergogno a dirvi che spesso il cinque del mese, il mio stipendio è già prosciugato. Torno a Battipaglia dove vive la mia famiglia”. Mariangela Bukne, 52 anni, tarantina di nascita ma nomade per lavoro, è una dei 46.826 docenti che hanno ottenuto la mobilità, ovvero che a settembre si trasferiranno in un’altra scuola. Di questi poco più di 11mila hanno chiesto di andare in un’altra provincia, spesso dal Nord al Sud. Il fenomeno si registra ogni anno. È una vera e propria emorragia che colpisce soprattutto le scuole Settentrionali, mettendo in crisi la cosiddetta continuità didattica. In parole povere: chi vive in Campania, Sicilia, Calabria spesso diventa di ruolo a Milano, a Torino, Venezia o Bologna (e zone limitrofe), ma dopo il triennio obbligatorio in quella sede, lascia baracca e burattini perché con uno stipendio netto intorno ai 1.480 euro al mese non ce la fa a sostenere le spese di affitto ma non solo.

I numeri dell’esodo

La vita di queste persone si limita obtorto collo al tragitto casa-scuola-casa. Nulla di più. Diventa proibitivo andare a cena fuori, fare un viaggio, andare al cinema. L’esercito dei maestri e dei professori scappa dalle grandi città del Nord per tornare a casa così da avere il sostegno del welfare famigliare. A parlare sono i dati raccolti dalla Flc Cgil. Sia pur con numeri maggiori per la primaria e la secondaria di secondo grado, ma in percentuale il numero dei docenti che si spostano di provincia si attesta intorno al 20%. Quest’anno nella scuola dell’infanzia ci sono stati 1.444 movimenti verso un’altra provincia su un totale di 6.918 domande. Le province che hanno “ceduto” più docenti sono state Roma (153 movimenti), Milano (140), Firenze (62), Torino (53), Catania (43). Passando alla primaria i trasferimenti territoriali e professionali tra province diverse sono stati 3.358 su 16.363 richieste. Nel dettaglio ci sono in uscita 493 docenti dalla provincia di Roma, 334 da Milano (di cui 101 trasferiti in Sicilia), 110 da Firenze, 108 da Torino, 93 da Modena.

Anche la scuola secondaria di primo grado ha la sua porzione di trasferimenti interprovinciali: sono 2.795 su 13.579 richieste. In questo caso il primato dei docenti in uscita lo conquista Milano (231), Roma è al secondo posto (134), seguono Bergamo (89), Varese (85) e Monza-Brianza (82). Infine, la secondaria di secondo grado che ha il volume più alto di movimenti in assoluto e anche di movimenti interprovinciali. Il primato se lo contendono Roma e Milano che registrano entrambe 238 docenti in uscita, segue Napoli con 116 docenti e ancora un parimerito tra Varese e Torino con 108 docenti in uscita. Entrando nei dettagli sono i grafici forniti al nostro giornale dalla Uil Scuola a far comprendere la questione ancor più in profondità. Nel capoluogo milanese sono quasi 5.500 i docenti che hanno presentato domanda per lasciare Milano e la sua provincia e trasferirsi in altre regioni italiane. Poco meno di mille hanno ottenuto esito positivo: ad andarsene saranno 334 maestri della primaria, 140 dell’infanzia, 231 delle mede e 238 delle superiori. Non cambia la musica nella capitale dove a far le valige sono 1.018 insegnanti: 493 della primaria, 153 dell’infanzia, 134 della secondaria di primo grado e 238 di quella di secondo grado.

Le proposte dei sindacati

Ad analizzare questi dati è il segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Quando migliaia di insegnanti chiedono di lasciare le grandi città emerge una questione che merita attenzione – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – il rapporto tra retribuzioni e costo della vita. Un docente a inizio carriera percepisce mediamente circa 1.480 euro netti al mese e nelle grandi aree metropolitane una quota rilevante di questo reddito viene assorbita da affitti, trasporti e spese quotidiane. I dati della mobilità evidenziano che, accanto alle esigenze di ricongiungimento familiare, nella scelta di trasferirsi, cresce il peso delle condizioni economiche. È un tema che riguarda non solo Milano ma interessa, con intensità diverse, anche altre grandi città del Paese. Le risorse stanziate negli ultimi contratti producono un beneficio netto in busta paga solo se si interviene sulla tassazione. Oggi gli aumenti contrattuali sono tassati a volte anche al 35%. Un primo segnale, per il settore privato, è arrivato con la legge di bilancio 2026: è necessario estendere la detassazione anche alle retribuzioni del personale della scuola statale. Si tratta di una misura “non più procrastinabile che richiede un intervento politico”. Il numero uno della Uil Scuola conosce bene lo stato dell’arte del fenomeno.

D’Aprile ha anche una proposta chiara, necessaria: “Accanto agli interventi sulle retribuzioni, è necessario sviluppare strumenti di welfare contrattuale che aiutino concretamente il personale della scuola ad affrontare i costi legati all’abitare, alla mobilità, alla genitorialità e alla formazione. Soprattutto nelle grandi aree urbane, investire nel welfare può rappresentare un supporto importante per migliorare la qualità della vita e del lavoro del personale della scuola”. Anche Vito Castellana, coordinatore nazionale Gilda Scuola punta il dito contro il Governo: “I docenti tendono a trasferirsi dove c’è la famiglia di origine che fa da ammortizzatore sociale. Nella Scuola a parità di titolo di studio si guadagna 30-40% in meno degli altri dipendenti della pubblica amministrazione”. Secondo il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani tra i settori più colpiti da questa fuga dalle cattedre c’è quello del sostegno: “La mancanza di stabilità didattica penalizza duramente gli alunni e le loro famiglie, che avrebbero diritto a figure competenti e presenti in modo continuativo. Ogni cattedra non coperta stabilmente rappresenta una possibile lesione del diritto all’inclusione e un arretramento rispetto agli obblighi costituzionali e internazionali in materia di tutela delle persone con disabilità”, spiegano.

Le storie e il disagio

“Dal 2020 sono entrata in ruolo a Milano dopo una vita trascorsa in un’azienda lasciata dopo la morte di mio marito – spiega Mariangela Bukne a ilfattoquotidiano.it –. I primi tempi sono arrivata a Novate Milanese dove insegno senza figli andando ad abitare in una camera che affittavano le suore per 420 euro. Avevo il bagno privato ma la cucina in comune con molte colleghe. Poi mi son giocata tutto facendo venire i miei figli qui per frequentare l’università. Abitare a Milano o nell’hinterland con uno stipendio come il nostro non è vita – ha aggiunto – Gli affitti di un monolocale sono attorno ai 600-700 euro. Qui se ho bisogno di una visita medica devo pensarci ben due volte. Da anni non viaggio. Le mie vacanze sono a Battipaglia, dalla mia famiglia perché non posso permettermi altro. A Milano nel momento in cui vai in un supermercato ti accorgi che il tuo stipendio non vale nulla. Non potevo più stare in questo luogo…”.

Lo sa bene Federico Blanco, docente di scuola secondaria di secondo grado prossimo ai 50 anni che ha richiesto e ottenuto la mobilità. Originario di Catania, vive e lavora in provincia di Cuneo da nove anni. “Mi sono trasferito al Nord, a Savigliano, per la quasi impossibilità di trovare – racconta – una posizione stabile in Sicilia. Anche la mia compagna mi ha seguito e entrambi abbiamo ottenuto il ruolo. In quest’ultimi anni l’aumento esponenziale del costo di affitti e case a Savigliano ha reso la situazione economica difficile. L’affitto per un piccolo appartamento (camera da letto e servizio) supera i 600 euro mensili, escluse le bollette, a fronte di uno stipendio da docente di circa 1600 euro. Ad incidere sono anche le spese di riscaldamento. Se poi hai i genitori al Sud devi calcolare che almeno due-tre volte l’anno devi scendere…”. Blanco ha la valigia pronta ma la sua compagna dovrà restare in Piemonte perché non ha ottenuto la mobilità: “Speriamo in un’assegnazione provvisoria per il ricongiungimento in Sicilia ma è un “salto nel buio”.

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Uso indiscriminado de corticoides pode causar glaucoma e cegueira

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O uso de corticoides de forma inadequada e adquiridos sem receita médica pode levar ao desenvolvimento e aumento de casos de glaucoma. O alerta é do presidente da Sociedade Brasileira de Glaucoma (SBG), Roberto Murad Vessani.

O glaucoma é uma doença que afeta o nervo óptico, provocada pela elevação da pressão ocular e não tem cura. Quando não é tratada, pode levar à cegueira. 

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Estima-se que pelo menos 1,7 milhão de brasileiros convivam com a doença. Segundo Vessani, cerca de 2,5% a 3,5% dos indivíduos acima dos 40 anos já têm glaucoma. 

Tanto colírios usados para aliviar irritação ocular como outros medicamentos que contenham corticoides como pomadas ou comprimidos podem provocar glaucoma quando utilizados sem acompanhamento médico.

Os corticoides são medicamentos usados para reduzir inflamações do organismo, como nos casos de irritações nos olhos, alergias, crises respiratórias, sinusites e dores inflamatórias. O alívio costuma ser rápido e isso faz com que muitas pessoas passem a reutilizar essas medicações por conta própria sempre que os sintomas reaparecem.

Mas, com o uso prolongado, os corticoides também podem alterar o funcionamento natural dos olhos. Eles dificultam a drenagem do líquido que circula dentro do globo ocular, que acaba acumulando e aumentando a pressão intraocular. Quando essa pressão permanece elevada por muito tempo, pode provocar lesões irreversíveis no nervo óptico e levar ao glaucoma.

A utilização indiscriminada dessas substâncias pode provocar outros problemas no organismo. Entre eles, aumento da glicose no sangue e descontrole do diabetes, ganho de peso, retenção de líquido, hipertensão, enfraquecimento dos ossos e maior risco de infecções e alterações hormonais.

Alerta

A SBG, em conjunto com o Conselho Brasileiro de Oftalmologia (CBO) e a Sociedade Brasileira de Oftalmologia Pediátrica (SBOP) encaminharam uma nota pública à Agência Nacional de Vigilância Sanitária (Anvisa), ao Ministério da Saúde, ao Congresso Nacional e a entidades médicas de diversas especialidades chamando a atenção para os perigos relacionados ao uso indiscriminado de fórmulas com corticoides pela população.

“É muito grave. Na verdade, é um problema de saúde pública”, destacou Roberto Vessani.

Além da discussão junto aos órgãos reguladores, foi feita uma reunião para tentar sensibilizar políticos em busca de solução. A ideia é buscar o mesmo caminho de rigor que existe atualmente para o antibiótico, mencionou Vessani. 

Vessani destacou que diversas especialidades médicas como ortopedia, reumatologia, pediatria e geriatria prescrevem corticoides para tratar o problema de um paciente que, eventualmente, já pode ter glaucoma.

Sensibilidade

O presidente da SBG lembrou que cerca de 90% dos pacientes que já têm glaucoma são sensíveis ao uso de corticoide e isso faz com que a pressão do olho suba de maneira significativa, “comprometendo mais ainda a situação do glaucoma desse paciente”.

No caso de crianças alérgicas que, muitas vezes, têm história de alergia ocular, os pais, por falta de conhecimento, podem usar colírios com corticoides de forma crônica, o que pode levar ao aumento da pressão do olho ou ao desenvolvimento da catarata precocemente. 

Na área oftalmológica, Roberto Vessani esclareceu que o uso de colírio de antibiótico acaba sendo menos perigoso do que o de colírio de corticoide de forma indiscriminada. 

“Para nós, é muito importante que o uso de corticoides nas diversas formas tenha o mesmo rigor que ocorre em relação aos antibióticos”.

Para os antibióticos, são exigidas duas vias da receita médica, uma que fica retida pela farmácia para informar os órgãos reguladores que aquela medicação foi prescrita para aquele paciente. 

“Tem um controle dessa prescrição médica. Esse seria um caminho para que a gente tenha um pouco mais de segurança na hora que isso seja prescrito pelo médico e, também, bloqueando as pessoas que compram essas medicações, fazendo um autotratamento sem passar por um médico”.

Campanhas

Por meio de campanhas de informação, a SBG, o CBO e a SBOP vêm buscando informar as outras especialidades médicas sobre o risco para os olhos do uso crônico de corticoides. 

“Isso ajuda a diminuir riscos e a evitar situações que possam causar problemas maiores para a visão das pessoas que estão sendo tratadas de condições crônicas de saúde das diferentes especialidades”.

Ao fim de algumas semanas do uso crônico de corticoides, podem acontecer elevações na pressão dos olhos. “E essas pessoas, se continuarem usando essas medicações, podem acabar desenvolvendo o glaucoma e perder a visão”.

Em muitos países desenvolvidos do mundo ocidental, o uso de corticoides tem um controle maior, disse Vessani. Existe, segundo ele, uma melhor troca de informações entre as várias especialidades médicas do que ocorre no Brasil.

“A grande preocupação é com a informação e a conscientização da população e dos profissionais da área da saúde que prescrevem essas medicações”, reforçou.

Grupos de risco

Segundo Roberto Vessani, a partir dos 40 anos, a cada década, a prevalência de glaucoma quase dobra. 

“As pessoas têm outras condições de saúde que, frequentemente, podem precisar do uso crônico de corticoides. Há muitos pacientes de 70, 80 anos que, muitas vezes, têm glaucoma e, devido a um problema de saúde que exige o uso crônico de corticoides, estes medicamentos podem trazer problemas para os olhos dessas pessoas. São situações que acabam levando ao aumento do risco e do perigo”, apontou Vessani.

As três entidades médicas do setor oftalmológico recomendam o monitoramento da pressão intraocular em pacientes que utilizam essas medicações com corticoides por períodos prolongados, especialmente crianças e grupos de risco. 

“Abbiamo pagato 44 euro per due gelati. È stato uno choc. Ci hanno servito cannoli e macaron senza dirci che erano extra”: il racconto di una turista americana in vacanza a Roma

7 June 2026 at 11:09

Quarantaquattro euro per due coppette di gelato e alcuni extra che, secondo lei, credeva fossero inclusi. È quanto racconta Nicole Ann, turista della Florida in vacanza a Roma con il marito, che sui social ha definito l’episodio una vera e propria “trappola per turisti”. La sua storia, pubblicata nel gruppo Facebook “Rome Travel Tips – Italy – Sistine Chapel – Colosseum – Vatican“, è stata rilanciata da Repubblica.

Tutto è accaduto il 3 giugno in una gelateria a due passi da piazza Navona. Nicole racconta di aver ordinato due coppette piccole, salvo poi trovarsi davanti a uno scontrino molto più salato del previsto. Il motivo, spiega, è una serie di aggiunte che aveva interpretato come omaggi del locale.

“Abbiamo chiesto due coppette e ci è stata proposta la misura più piccola”, scrive nel post. “Poi sono stati aggiunti cannoli e macaron, facendoci pensare che fossero inclusi“. La turista sostiene di aver capito soltanto alla cassa che quelle aggiunte avevano un costo. “Pensavo avesse detto 14 dollari”, racconta, spiegando di essersi resa conto dell’importo reale solo dopo aver controllato lo scontrino: 44 euro.

Le immagini pubblicate online mostrano però che il conto non riguarda esclusivamente il gelato. Oltre alle due porzioni compaiono infatti panna, due macaron e due cannolini al pistacchio. È proprio qui che nasce la contestazione: non tanto sul prezzo finale in sé, quanto sul fatto che la coppia sostiene di non aver compreso che quei prodotti sarebbero stati addebitati separatamente.

La vicenda ha acceso il dibattito tra gli utenti del gruppo Facebook. C’è chi parla di un costo sproporzionato rispetto a quanto consumato e chi, al contrario, osserva che lo scontrino comprende diversi extra oltre alle coppette di gelato. “È un prezzo altissimo per quello che avete ricevuto”, commenta un’utente.

Altri invitano invece i turisti a chiedere sempre il costo di ogni aggiunta prima di confermare l’ordine. E Nicole Ann, proprio a questo proposito, ha precisato di non voler contestare il conto: “Avrei dovuto controllare il costo dei gelati“. Poi aggiunge: “In Italia abbiamo mangiato gelati eccellenti e non abbiamo mai speso più di 10 dollari, nemmeno per una porzione grande. Per questo è stato uno shock. Succede, ma è scoraggiante“.

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Cesare Cremonini al Circo Massimo: il cantautore trascina, dedica alla madre “Vorrei”, accoglie Jovanotti, Elisa, Carboni e Valentino Rossi – La scaletta

6 June 2026 at 23:01

Ha voluto metterci un bel punto (e che punto) Cesare Cremonini con CremoniniLive26 al Circo Massimo di Roma davanti a 65mila presenze sabato 6 giugno (si replica il 7 giugno). Cremonini è l’ultimo dei divi della nostra musica italiana: occhiali neri sempre presenti, sempre all’erta contro “il gossip”, meglio parlare degli strumenti come metafora di vita, disponibile sì ma con il giusto distacco, a ricreare l’aurea volutamente “alta” per certificare la patente del cantautore duro e puro. Guardare ma non toccare.

L’artista si è calato nei panni del perfomer per trascinare il suo “popolo”, ancora una volta, in uno dei suoi spettacolari show che hanno caratterizzato l’ultima parte della sua carriera live e musicale. Ma forse sarà l’ultima, prima di un ulteriore cambio di passo, come lui stesso ha preannunciato poco prima del concerto, verso il rock and roll e lontano dagli stadi.

Lo spettacolo – 2 ore e 30 minuti che racchiude oltre venticinque anni di carriera – ricalca in qualche modo il tour dello scorso anno, che si è tenuto nei principali stadi italiani tra giugno e luglio 2025, ma ci sono degli elementi importanti di novità. Soprattutto negli arrangiamenti e nella perfomance di tutto il rinnovato team musicale con Alessandro “Doc” De Crescenzo (chitarra e direzione musicale), Nicola “Ballo” Balestri (basso), Andrea Fontana (batteria), Andrea Morelli (chitarra), Giovanni Boscariol (pianoforte/tastiere), Alessio Natalizia (polistrumentista), Roberta Granà (coro), Yuri “Jury” Magliolo (coro), Daniele D’Alessandro (clarinetto, sax e arrangiamento fiati), Gabriele Polimeni (tromba), Federico Pierantoni (trombone) e Matteo Valentini (sax e arrangiamento fiati).

Sax e tromboni sottolineano diversi momenti dello show e non è un caso perché i fiati avranno parte preponderante nel nuovo album in uscita entro l’anno. Quindi è stata una sorta di anticipazione già subito evidente con il secondo brano in scaletta “Alaska Baby”, dove anche il corpo di ballo si trasforma in angeli serafini con la tromba, disposto ai lati del palco. Piccola chicca per i fan romani, Cremonini prima di “Latin Lover” alla chitarra intona “Roma Capoccia” di Antonello Venditti. Poi la dedica alla madre Carla presente a Roma. “Quando andavamo in vacanza tutti assieme a Maratea d’estate – ha ricordato -, il tempo non passava mai. Così ho scritto questa canzone ‘Vorrei’, a quindici anni che dedico a mia madre, ma anche a tutte le persone che amano”.

Tra i momenti più “caldi” dello show i duetti con Jovanotti su “Mondo” e “L’ombelico del mondo”, dove le percussioni travolgono il Circo Massimo. Se Cremonini definisce il collega “il numero uno”, Jovanotti lo “incorona” con gli occhiali da sole “imperatore” di Roma. A sorpresa tra i due spunta Valentino Rossi, direttamente dalla prima fila della transenna. Poi ancora la magica “Aurore Boreali” dove con un effetto di laser e fumo si ricrea il fenomeno atmosferico che si adagia sulla voce di Cremonini ed Elisa. Applausi ed ovazioni a Luca Carboni apparso per duettare su “San Luca”. E poi ancora la potentissima “Poetica”, il karaoke colletivo su “50 Special” e “Nessuno vuole essere Robin”. Chiusura affidata a “Un giorno migliore”.

Due i punti di forza il progetto e la regia luci di Mamo Pozzoli, lighting designer che collabora con Cremonini da diversi anni, e i contenuti video realizzati dallo studio creativo londinese NorthHouse, assieme alla direzione creativa e lo stage design dello spettacolo che portano la firma di Claudio Santucci, dello studio Giò Forma.

Insomma si chiude un cerchio, adesso c’è da scommettere che Cremonini torni per il prossimo disco e progetto live ad una dimensione più “intima”, forse anche una residency per più serate in una location suggestiva.

A tutto rock and roll.

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“A gennaio ero in una difficoltà personale molto grande, il sax mi ha ‘rubato’ dall’autodistruzione. Sarò rock ‘n’ roll nel nuovo disco. Ho detto basta (per ora) con gli stadi”: così Cesare Cremonini

6 June 2026 at 23:01

Punto e capo, poi nuovo inizio. Così Cesare Cremonini con una battuta ha definito il CremoniniLive26, le cinque tappe, dopo la data zero a Gorizia, al Circo Massimo di Roma (6 e 7 giugno) all’Ippodromo Snai La Maura di Milano (10 giugno), alla nuova area all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena di Imola (13 giugno) per chiudere alla Visarno Arena di Firenze (17 giugno). Oltre 350 mila persone attese. Il concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo sarà trasmesso il 2 settembre in prima serata su Rai1. Abbiamo incontrato il cantautore poche ore prima dell’inizio dello show romano.

“Questa è la prima volta per me al circo Massimo. – ha affermato poche ore prima dello show – Mi ha dato subito la sensazione di calma e di tranquillità e di sicurezza in me stesso. Mi sento grato, è un momento molto fortunato anche della mia carriera È tutto frutto di un percorso. Ma poi c’è una comunicazione importante che mi preme fare”. Poi arriva la sorpresa.

Cosa succede?
Ho pronto un album che ho fatto in questo periodo e che uscirà entro l’anno. È stato un lavoro particolarissimo per me. Anche se non credo che venderà 1.800.000 copie. Il presidente di Universal conferma (ride, ndr). Non mi era mai successo di interrompere questa ruota che gira da quando sono ragazzino: pausa, album nuovo tour, pausa, album nuovo tour.

Da dove nasce questa esigenza?
Ho forzato la mano perché la discografia mi chiamava più forte di qualunque altra cosa. A 46 anni è stata una scoperta, nel senso che la vita mi ha portato a vivere qualcosa che mi ha segnato molto.

In che modo?
La musica mi è venuta in soccorso e o forse io sono andato verso di lei. Ho creato questo disco negli ultimi quattro mesi e rappresenta un cambio di passo anche nel live. Quindi questi concerti di questa estate non si possono spiegare, senza parlare anche del futuro. Siamo a un punto a capo per me che ho suonato dal 1999 a oggi praticamente in tutte le location possibili dai club ai teatri, ai palasport piccoli tipo l’Alcatraz fino a quelli grandi, per arrivare ai primi stadi. Poi la pandemia che ha diviso un po’ le acque del mondo del live e poi sette stadi, poi 13, Imola e oggi siamo qua al Circo Massimo, un punto di arrivo dei sogni. Ma c’è un’altra cosa…

Cosa?
C’è una ossessione, quella dei numeri. Nel mio caso devo dire che vince e vincerà la voglia di evolvermi dal punto di vista umano, artistico e dal punto di vista discografico. Cosa che oggi sembra un po’ stramba da dire, ma nel mio caso è un orgoglio. Per il prossimo progetto ho chiesto di non suonare negli stadi perché non c’entrano niente con quello che sto per fare. Credo nella coerenza con quello che fai artisticamente e musicalmente. Chiudo coi lustrini e apro al rock ‘n’ roll.

Il prossimo anno dove ti esibirai?
Di certo non farò un tour piano voce. Mi sono appassionato al sassofono e l’ho portato anche in questi cinque appuntamenti. Queste sono le mie piccole, grandi, sfide personali.

Qual è la tua prospettiva?
Sono poco allineato anche alle discussioni quotidiane sulla discografia, però sento che c’è un po’ di tensione in questi ragazzi. Una certa imprenditoria del live italiano cerca di spingere questi ragazzi a un percorso quasi omologato che è quello di ‘prima fai gli stadi e prima esisterai’, ma non è non è così ovviamente. Io ho fatto il mio primo Forum 12 anni dopo il primo disco e ci ho messo una vita.

Perché ripartire dal sax?
Me lo dicevano anche i miei amici ‘perché ti metti in gioco adesso puoi andartene tranquillamente in vacanza, invece, vai a disturbare le tue ossessioni con uno strumento così complesso?’. Ho cercato di studiare per avere la decenza di portare uno strumento in modo da soffiarci dentro, senza sembrare un deficiente (ride, ndr). E poi il sassofono mi ha soccorso in un momento complesso della mia vita privata, mi ha dato un metodo ed è stata un’ossessione che ha ‘rubato’ le ossessioni negative per molti mesi. Era gennaio ed ero in una difficoltà personale molto grande. Più si cresce e più le difficoltà non è che siano più facili, pesano di più perché hai meno muscoli. Pensavo che questa fase mi avrebbe rubato anche il tempo della scrittura, invece è stato esattamente il contrario.

Cosa è accaduto?
Il sax mi ha rubato la parte ‘autodistruttiva’ perché l’ho messa tutta lì nello studio. Ho iniziato a produrre, come sinceramente credo non mi capitasse da un po’ di tempo, senza più pensare a quale fosse il mio percorso. Queste nuove canzoni sono testimonianza di quello che ho vissuto. Mi hanno tolto dai guai e quindi è un disco molto potente, rock and roll nel senso più letterale del termine. Un ‘incidente’ lo devi fare. Secondo me, l’incidente mi è servito. Se non ci fosse stato, forse non sarei qua.

In che misura studiare musica ti ha salvato?
Il mio sassofonista Matteo aveva smesso di suonare da qualche anno per motivi legati alla sua vita. Siccome il dolore non è un affare privato, è una cosa comune, lo aveva stoppato e non riusciva più a prendere in mano lo strumento. Quando mi sono ritrovato col sax in mano gli ho detto ‘guarda, inizia a darmi lezioni tu, non importa cosa succede l’importante è che ci facciamo del bene a vicenda, vediamo dove arriviamo’.

E dove siete arrivati?
Siamo arrivati che il sassofono sicuramente ha avuto un ruolo molto importante nella mia vita privata al punto da farmi fare un nuovo disco mentre Matteo l’ho portato su questo palco con me ed è tornato a suonare.

Hai parlato di un momento difficile, di un incidente. A cosa ti riferivi?

È preferibile lasciarlo nelle leggende perché è un tema, quello della vita personale, che io preferisco non affrontare in maniera così approfondita. Anche perché tutte le volte che ho provato a farlo, ho sbagliato… Per cui alla fine credo che il disco parlerà molto bene di quello che che ho attraversato. Avrà la stessa forza rock ‘n’ roll di ‘…Squérez?’ anche se non ho più la storia del 17enne, visto che oggi di anni ne ho 46.

Hai paura del futuro?

Ne ho vissute abbastanza di situazioni, anche mediaticamente improvvise, come tanti altri miei colleghi. Se pensi che mi sveglio la mattina e controllo se va tutto bene sui social, no proprio, non lo faccio.

In tutto questo che ruolo ha nella tua vita l’amore?
L’amore si impara tutti i giorni per cui non è una cosa di cui io posso parlare. Ad amare si impara piano piano, giorno dopo giorno, quindi non è una questione di definizione per me, non è un argomento per me.

Cosa vorresti che rimanesse di te?
Mi piacerebbe lasciare di me il ricordo delle persone che vengono non tanto e soltanto per lo spettacolo in quanto grandioso, straordinario e ben curato. Mi piacerebbe che la gente portasse a casa me come anima, come persona con le mie sofferenze, le mie gioie, le mie sfide personali.

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I mezzi pesanti visti al Circo Massimo? Come non si dovrebbe utilizzare un monumento

5 June 2026 at 17:17

Le immagini dei mezzi pesanti parcheggiati all’interno del Circo Massimo, a Roma, hanno fatto il giro del web. Immagini diffuse dai residenti delle aree circostanti e finite su Adnkronos. Ma lo spettacolo goduto anche dai tanti romani di passaggio, come dai molti turisti che visitano la Città.

(Adnkronos) – A pochi giorni dal concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo, esplode la protesta dei residenti dell’Aventino. I comitati di quartiere denunciano che l’area storica è stata trasformata in un maxi parcheggio per tir, des #Cronaca #TopNewhttps://t.co/k4ttpXx0FP

— Notiziaok (@notiziaok) June 3, 2026

E’ in preparazione il concerto del 6 e del 7 giugno di Cremonini. Ma in realtà, accade frequentemente che il Circo Massimo venga trasformato. Anzi, stravolto. Per concerti, appunto. Come quelli che terranno a luglio Riccardo Cocciante, Edoardo Bennato, Patti Smith e poi a settembre Jovanotti e Mobrici. Ma anche lirica e danza, cinema e spettacoli-lezioni. Perfino l’equitazione, grazie al Longines Global Champions Tour, il circuito internazionale di salto a ostacoli soprannominato la “Formula 1 dell’equitazione”. Un villaggio globale per la prevenzione, nell’ambito della Race for the Cure, la più grande maratona al mondo per la lotta ai tumori del seno. Con l’aggiunta di kermesse politiche.

Da un paio di anni si è provveduto a stabilizzare il fondo dell’invaso, così da renderlo pianeggiante e non più soggetto a piccoli allagamenti, in alcune porzioni. Una scelta motivata dagli eventi che vi si svolgono. Esclusivamente dalla possibilità che le strutture mobili che di volta in volta sono necessarie, possano realizzarsi con minori difficoltà. In compenso passeggiarvi è sempre possibile, ma forse un po’ meno suggestivo. Invece è ormai impossibile tirare due calci al pallone. Magari organizzare una partitella tra amici. Con lo stabilizzante è più che evidente che risulti impossibile.

Il Circo Massimo rappresenta un luogo di cultura, evidentemente. Per decenni utilizzato dai romani. Tutti, indistintamente. A differenza di quel che accade da anni. Ed è un peccato. Oltre che una discutibile sottrazione. Alla città, prima di tutto. Senza contare la questione della discutibile scelta di utilizzare un monumento, come si trattasse di una fiera. Di fare di una struttura antica uno spazio per tutte le occasioni. Non è snobismo archeologico. E neppure eliteratismo culturale. Piuttosto l’osservazione di politiche culturali dettate troppo spesso dal profitto. Piuttosto la consapevolezza che a dispetto di sindaci e sovraintendenti, ministri della Cultura e Presidenti del consiglio, sia diventata opinione comune che i Beni culturali siano petrolio. Da consumare. Anzi da s(vendere). A Roma, come in qualsiasi angolo d’Italia.

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Golden Gala 2026, Roma pronta per lo spettacolo: faccia a faccia tra Jacobs e Lyles al Colosseo | Programma, orari e diretta tv

4 June 2026 at 14:38

Roma si prepara a una serata di grande atletica. Oggi, giovedì 4 giugno, lo stadio Olimpico ospita il Golden Gala Pietro Mennea, quarta tappa della Diamond League 2026 dopo gli appuntamenti disputati in Cina e a Rabat. L’attesa è soprattutto per la sfida regina dei 100 metri tra Marcell Jacobs e Noah Lyles, ma il meeting vedrà in gara anche numerosi campioni olimpici e mondiali, con diciotto azzurri pronti a confrontarsi con alcuni dei migliori atleti del panorama internazionale. L’antipasto dello spettacolo è andato in scena davanti al Colosseo, dove Jacobs e Lyles si sono ritrovati per una suggestiva anteprima della gara più attesa della serata. L’americano, campione olimpico a Parigi 2024, arriva nella Capitale forte di un 9”95 stagionale che conferma il suo ottimo stato di forma. Dall’altra parte c’è Jacobs, oro olimpico a Tokyo, chiamato a misurarsi con il rivale davanti al pubblico di casa nell’ultima prova del programma.

Gli azzurri protagonisti all’Olimpico

Riflettori puntati sui tanti protagonisti dell’atletica azzurra. In pista e in pedana ci saranno Nadia Battocletti, Andy Diaz, Leonardo Fabbri e Zane Weir, oltre a Elisa Molinarolo, Ayomide Folorunso, Alice Muraro, Matteo Sioli, Francesco Pernici, Giada Carmassi, Alessia Succo, Gabriele Chilà, Giovanni Frattini, Anna Polinari, Elisa Valensin, Ludovica Cavalli e Gaia Sabbatini. Oltre ovviamente al già citato Jacobs.

Tra gli ospiti internazionali più attesi figurano invece Lyles, Miltiadis Tentoglou, Julien Alfred, Letsile Tebogo, Ryan Crouser, Melissa JeffersonWooden, Jordan Anthony e Keely Hodgkinson.

Il programma: si parte con il giavellotto, chiusura con i 100 metri

Il sipario sul Golden Gala si alzerà alle 19.10 con il lancio del giavellotto maschile, che vedrà impegnato Giovanni Frattini. Alle 19.15 spazio al salto con l’asta femminile con Elisa Molinarolo, mentre alle 19.48 sarà la volta del triplo maschile con Andy Diaz.

Dalle 21 entrerà nel vivo il programma: i 400 ostacoli femminili con Folorunso e Muraro, l’alto maschile con Sioli, gli 800 metri di Pernici e il peso con Fabbri e Weir. In successione andranno in scena anche i 100 ostacoli femminili, il lungo maschile, i 5000 metri femminili con Nadia Battocletti, i 110 ostacoli maschili, i 400 e i 200 femminili e i 1500 metri con Cavalli e Sabbatini.

La chiusura, come da tradizione, sarà affidata alla gara più attesa: alle ore 22.52 sono in programma i 100 metri maschili, con Jacobs e Lyles pronti a infiammare lo stadio Olimpico in una delle sfide più prestigiose dell’intera stagione.

Dove vedere il Golden Gala 2026 in tv

Il Golden Gala “Pietro Mennea” 2026 viene trasmesso dalle ore 21 in diretta tv in chiaro su Rai 2. Si può inoltre seguire integralmente in diretta streaming su Rai Play.

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Abusa per anni la figlia minorenne della compagna: 49enne condannato a quattro anni e mezzo di carcere a Roma

4 June 2026 at 10:17

Palpeggiamenti, abbracci non richiesti e mani che toccano le parti intime della figlia minorenne della compagna. Per anni la giovane ha subito le violenze senza raccontare nulla, fino a quando la madre non ha colto sul fatto l’uomo denunciandolo. Il 3 giugno, come riporta il Messaggero, dopo oltre tre anni di abusi i giudici della V sezione collegiale di piazzale Clodio, hanno condannato a 4 anni e mezzo di carcere F.D.G. con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

Il 49enne aveva da diversi anni una relazione con la madre di Maria, nome di fantasia, e i due abitavano insieme. Nel corso del tempo l’uomo aveva iniziato ad assumere atteggiamenti sempre più molesti nei confronti della giovane, interrotti solo nel 2022 quando la compagna lo ha sorpreso mentre metteva la mano destra al di sotto del pigiama della figlia. Maria, che fino a quel momento era riuscita a confidarsi solo con un’amica, racconta ogni cosa. L’imputato, come si legge nelle carte del processo, costringeva la minorenne a “subire atti sessuali subdoli e repentini”. In molti casi, quando si trovavano sul divano, lui le metteva un braccio intorno alle spalle per poi arrivare alle parti intime. O ancora, la palpeggiava in cucina “nonostante lei si spostasse per evitarlo, finché non se ne andava nella propria camera”.

La giovane non aveva mai raccontato le molestie perché, come spiegato, si sarebbe sentita in colpa nei confronti della madre se, per colpa sua, la relazione tra i due fosse finita. Come ha ricostruito la sostituta procuratrice Barbara Trotta nella sua requisitoria, a poco a poco la ragazzina aveva capito che le attenzioni che il 49enne aveva nei suoi confronti non erano affatto normali. Come spiega il Messaggero, a causa delle violenze subite, Maria aveva sviluppato alcuni disturbi alimentari. Per tutti questi motivi, la pm aveva inizialmente chiesto sette anni di carcere per l’imputato. L’avvocata di parte civile, la penalista Patrizia Perugini, all’uscita dell’aula dopo il processo si è detta soddisfatta: “Tutti i bambini dovrebbero avere un’infanzia e un’adolescenza felice e protetta. Oggi può essere molto difficile, ma ancora una volta la giustizia ha riconosciuto una giusta tutela alle fasce più deboli”.

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Roma taglia 30mila alberi, il Campidoglio: “Ne abbiamo piantati il doppio”. Gli esperti: “Non basta mettere piante giovani”

3 June 2026 at 18:32

“Trovo sbagliato e profondamente riduttivo il racconto per cui ‘abbiamo piantato più alberi di quanti ne abbiamo tagliati’. Anche se fosse vero numericamente non basterebbe, perché il tema non è quanti alberi entrano o escono dal bilancio comunale, ma quale patrimonio arboreo resta alla città. Quale ombra resta ai cittadini. Quale paesaggio ai quartieri. Abbattere alberi e ripiantarne non è un’operazione neutra. E comunque trentamila alberi abbattuti sono un’enormità”. Daniele Zanzi, agronomo di fama internazionale, commenta così i numeri del Bilancio Arboreo del Comune di Roma. Tra il novembre 2021 e il dicembre 2025, ha spiegato l’amministrazione presentando il Bilancio, gli abbattimenti sono stati 29.842 (di cui 706 schianti) – numeri altissimi rispetto a tutte le amministrazioni precedenti – mentre le piantagioni effettuate sarebbero pari a 67.640. Sono entrati nel computo anche alberi esistenti ma non censiti prima, ben 36.372, che tuttavia fornivano i loro servizi ecosistemici anche prima.

Critiche le associazioni in difesa degli alberi di Roma: per Italia Nostra mancano dati essenziali quali abbattimenti e messa a dimora per ogni municipio, strada, specie arboree, attecchimento e sopravvivenza delle nuove piante. A sua volta Curaa, Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e Abitanti, parla di un conteggio senza possibilità di verifica e di un bilancio arboreo positivo ma solo sulla carta, mentre denuncia la distruzione di alberi monumentali: dai cipressi del “bosco sacro” del Mausoleo di Augusto, alle paulonie di Piazza della Chiesa Nuova, al bosco dei lecci di Castel Sant’Angelo, al dimezzamento dei pini ai Fori Imperiali. “Solo alcuni esempi di una furia che non sta risparmiando gli alberi nemmeno in periodo di nidificazione. E in ogni caso 30.000 abbattimenti significa 6.000 tonnellate di ossigeno in meno”, denuncia la presidente Jacopa Stinchelli.

Getta acqua sul fuoco Paola Muraro, presidente degli Agronomi di Roma. “È ovvio che la struttura di un albero di 20-30 anni non è la stessa rispetto a una pianta giovane, ma Roma aveva la necessità di un ricambio. Ricordiamo che gli effetti di queste nuove piante non sono mai visibili subito, ma dobbiamo lavorare con un senso di responsabilità ambientale futura”. Muraro ammette che “nel breve periodo si registra una perdita di servizi ecosistemici, ma nel medio-lungo termine il rinnovo porta a un patrimonio arboreo diversificato, meglio adattato agli stress urbani per una funzione vegetazionale più efficiente, più gestibile riguardo al rischio. Non siamo quindi di fronte a una riduzione sistemica del patrimonio arboreo, ma a una sua trasformazione”.

Nel dibattito interviene anche Nathalie Naim, Consigliera del Primo Municipio per la Lista Civica Gualtieri e da sempre in prima linea su decoro urbano e cura del verde. Per Naim “il bilancio arboreo, che è stato redatto secondo quando previsto dal Regolamento del Verde è un atto positivo, ma sarebbe auspicabile, ai fini di una migliore trasparenza per i cittadini, ma anche della comprensione dello stato del verde della città, realizzarlo in modo più circostanziato. Invece di declinare genericamente il numero totale di alberature abbattute e piantate, occorrerebbe indicare la tipologia e il luogo in cui ricadono perché la differenza ecosistemica fra un albero di prima grandezza e uno di piccola specie è enorme, la differenza fra un albero adulto e una pianta molto giovane o un germoglio anche”.

La questione, anche per Naim, riguarda il paesaggio: “Un albero non vale un altro. Un paesaggio tipico di Roma caratterizzato da filari di pini o da platani ad esempio, non può e non deve essere sostituito da altre specie. Infine è importante verificare i giovani alberi piantati dalle ditte e conteggiati nel bilancio perché troppo spesso questi non ottemperano al loro dovere di accudirli per due anni e molti non sopravvivono”. In generale, dunque rilievi critici mossi all’amministrazione convergono sul tema della qualità del verde. “Il valore non è nel fusto contato, ma nella funzione esercitata”, nota sempre Zanzi. “Per questo la legge che considera l’albero come oggetto di arredo urbano ed equipara un albero di trenta metri a uno appena nato andrebbe modificata”.

Resta comunque un problema radicale: l’incomprensione, sul tema del verde, tra l’amministrazione romana e i cittadini, che ormai da mesi e mesi manifestano tutta la loro frustrazione sui social media dove denunciano i continui abbattimenti senza preavviso e senza coinvolgere i residenti, che spesso si trovano all’improvviso privati dei loro alberi e della relativa ombra. “A Roma esiste una forte azione collaborativa da parte dei cittadini e questo è un vantaggio per il bene della città, ma non esiste una visione cosiddetta ‘anti-verde’, spiega Muraro. “Credo sia necessario un dialogo continuo per far comprendere che l’abbattimento di alberi arrivati a fine ciclo vita o rischiosi non è di per sé un fallimento della tutela”. “Certamente la sicurezza è un tema serio, ma non si può fare di ogni grande albero un potenziale imputato”, conclude Zanzi. “Credo che la buona amministrazione del verde si misuri anche con la qualità degli alberi salvati, con la capacità di dire no a un abbattimento evitabile, con la competenza degli interventi, con la cura silenziosa che non finisce nel giorno della piantumazione ma comincia proprio lì. Il problema non è politico, ma culturale”.

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